Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling

Le biografie dei giocatori - ventiduesima biografia

Capitolo 105

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Le biografie dei filosofi che partecipano alla partita di calcio

 

La biografia di Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling

 

Schelling è uno dei fondatori del romanticismo Tedesco. Schelling avverte l'urgenza di distruggere ogni pensiero diverso dal cristianesimo. La sua aggressione, mediante l'interpretazione, della mitologia greca è quanto di più violento e diffamante abbia fatto la filosofia. Seguendo Orosio, Schelling fa del mito greco la propedeutica del cristianesimo.

Scrive Schelling:

"E' inevitabile che quest'idea del dio che non risparmia il figlio unigenito per il bene dell'umanità richiami un'altra idea, che appartiene a una sfera più ampia e più sacra, e sarebbe stolto negare la connessione che ha qui effettivamente luogo, è però importante comprenderla nella sua verità. Ricordo da ultimo nuovamente l'unità necessariamente universale di ogni religione effettiva. Poiché effettiva religione non può esser separata da effettiva religione e poiché la mitologia è effettiva religione, in essa non possono esservi altre forze o potenze di quelle che vi sono anche nella religione rivelata; solo che in quella si trovano in modo diverso che in questa. Quando si dice che il paganesimo è falsa religione, appunto in ciò è compreso che esso non è del tutto privo di verità, ma è solo la vera religione rovesciata. Le rappresentazioni mitologiche contengono concetti la cui verità, la cui vera figura ed essenza è data per la prima volta nel Nuovo Testamento. Infatti come il paganesimo - ma considerato nel suo intero corso e continuità - è solo un cristianesimo che si produce naturalmente (come avrebbe potuto altrimenti essere in parte così facile il passaggio da quello in questo e con tanto successo tra le masse), cosi il giudaismo è solo cristianesimo non sviluppato. La stessa personalità che apparve ai popoli pagani come liberatore e salvatore è nell'Antico Testamento il messia. Gli esseri mitologici non sono semplici rappresentazioni, sono anche esseri effettivi."

Tratto da Schelling, Filosofia della mitologia, lezione quattordicesima, Mursia, 1990, p. 139

La guerra contro il paganesimo condotta da Schelling costruirà quella degenerazione del mito che verrà usata nella nazismo per la costruzione del Volk. In realtà, si tratta di cristianesimo rivestito da forme esteriori e superficiali della mitologia classica.

Come ha costruito queste idee Schelling?

Nel 1775, il 27 gennaio, nasce a Leonberg, nel Wurttemberg, Friedrich Wilhelm Joseph Schelling. Il padre è un pastore protestante che avrà altri quattro figli. Il padre studia i testi orientali e come prete protestante pratica l'analisi della bibbia. In questa attività coinvolge Friedrich che inizierà a conoscere il "mondo antico".

Compie i primi studi a Bebenhausen e Nurtingen. In quegli anni, ancora ragazzo, conosce Holderlin. A 15 anni viene ammesso al collegio religioso dello "Stift" di Tubinga. Diventa compagno di camera di Hegel e di Holderlin.

Nel 1792 termina i due anni di filosofia e nella sua dissertazione finale dimostra un approccio razionalistico alla bibbia.

Nel 1793 applicherà l'approccio razionalistico anche alla mitologia nel testo "Sui miti, le leggende storiche e i fenomeni del mondo antico". Anche se lo "Stift" è un ambiente religioso cristiano, Schelling ha modo di conoscere le idee di Fichte e percepisce il rinnovamento ideale che giunge dalla Rivoluzione Francese anche se più come forma che come ideologia.

Nel 1794 Schelling pubblica "Sulla possibilità di una forma della filosofia in generale".

Nel 1795 Schelling pubblica "Sull'io come principio della filosofia". Nel 1795 Schelling conclude i tre anni di teologia. Diventa collaboratore del "Philosophisches Journal". Su quel giornale, fra il 1795 e il 1796, pubblica le "Lettere filosofiche sul dogmatismo e il criticismo". Decide di non iniziare la carriera ecclesiastica e preferisce fare da precettore dei figli del barone von Riesedel. Seguirà i ragazzi prima a Stoccarda, dove risiederà fra il 1795 e il 1796, e poi a Lipsia.

Nel 1796, seguendo gli studi di legge dei ragazzi, scrive "Nuova deduzione del diritto naturale". Nel 1796 inizia a scrivere "Trattati per la chiarificazione dell'idealismo della dottrina della scienza" in cui riprende le idee di Fichte. Terminerà di scrivere i trattati nel 1797. Intanto lavora alle "Idee per una filosofia della Natura" e "Sull'anima del mondo".

Nel 1798 Schelling lascia il lavoro di precettore e si trasferisce a Jena per sostituire all'università Fichte. Fichte incorre in una polemica sull'ateismo e l'università decide di dargli il benservito. Goethe si interessa e procura la cattedra a Schelling. A Jena, Schelling inizia a frequentare i circoli del nascente romanticismo.

Pubblica la rivista "Zeitschrift fur spekulative Physik" con cui Schelling intendeva diffondere la "filosofia della natura". Nel 1802, in collaborazione con Hegel, pubblica il "Kritisches journal der Philosophie". Entrambi i giornali non dureranno a lungo. Schelling su quei giornali pubblicherà nel 1799: "Primo abbozzo di un sistema di filosofia della natura"; nel 1800 "Il Sistema dell'idealismo trascendentale"; nel 1800 "Deduzione universale del processo dinamico"; nel 1801 "l'Esposizione del mio sistema di filosofia"; nel 1802 "Il dialogo Bruno"; nel 1803 "Ulteriori esposizioni del mio sistema di filosofia"; "Lezioni sul metodo dello studio accademico" tenute nel 1802 e pubblicate nel 1803.

Nel 1803 Schelling sposa Carolina Michaelis, già sposata al defunto Bòhmer e risposata a August Wilhelm Schlegel dal quale aveva divorziato nel 1803. Intanto i rapporti con gli amici a Jena cominciano a farsi difficili e Schelling preferisce andarsene da Jena accettando l'incarico di professore a Wurzburg.

Nel 1804 Schelling pubblica "La filosofia nel suo passaggio alla non-filosofia". Pubblica inoltre, "Propedeutica filosofica" e "Sistema dell'intera filosofia".

Nel 1805 Schelling pubblica "Aforismi sulla filosofia della Natura". Nel dicembre di quell'anno Wurzburg diventa austriaca in seguito alla pace di Presburgo.

Nel 1806 Schelling decide di trasferirsi a Monaco entrando a far parte dell'Accademia delle Scienze di Jacobi. Pubblica uno scritto contro Fichte "Esposizione dei veri rapporti della filosofia della natura con la dottrina migliorata di Fichte".

Nel 1807, dopo che Hegel ha pubblicato "Fenomenologia dello spirito" Schelling rompe l'amiciza.

Nel 1808 Schelling viene nominato Segretario Generale dell' Accademia delle Arti Figurative, sembra più per allontanarlo da Jacobi che non come vera e propria funzione.

Nel 1809 muore la moglie Carolina. Schelling si trasferisce per qualche mese a Stoccarda. Fra l'altro pubblica "Ricerche filosofiche sull'essenza della libertà umana" e scrive il dialogo "Clara", una sorta di riflessione sulla morte. Quando torna a Monaco si trova immerso in polemiche.

Nel 1811 Jacobi, contro Schelling, pubblica "Sulle cose divine e la loro rivelazione" a cui risponde Schelling con "Monumento dello scritto sulle cose divine" che verrà pubblicato nel 1812. Nel frattempo prepara lo scritto "Età del mondo" di cui usciranno due versioni, la prima nel 1811 e la seconda nel 1813.

Nel 1812 Schelling si risposa con Paulina Gotter. Da Paulina Gotter Schelling avrà sei figli.

Nel 1813 Schelling dà vita ad una nuova rivista, ma avrà una vita molto breve.

Nel 1815 Schelling pubblica "Lezione sulle divinità di Samotracia".

Nel 1820 viene chiamato come professore di storia della filosofia e di filosofia della mitologia a Erlangen. Rimarrà a Erlanger sette anni.

Nel 1827 Schelling torna a Monaco. Viene nominato professore di filosofia presso l'università e Presidente dell'Accademia delle Scienze.

Nel 1827 1828 Schelling scrive "Sistema delle età del mondo (1827 -28);

Nel 1830 Scrive "Introduzione alla filosofia" (1830);

Nel 1831 1832 Filosofia della Rivelazione (1831-32);

Nel 1832 1833 Sistema della filosofia positiva e Sistema delle età del mondo;

Nel 1835 1836 Filosofia della Mitologia;

Nel 1836 1837 Sistema della filosofia positiva;

Nel 1837 1838 Filosofia della Mitologia;

Nel 1839 "Introduzione nella filosofia".

Nel 1841 Schelling viene invitato da Guglielmo IV di Prussia a diventare libero docente all'università di Berlino. I problemi di un conflitto, mai sedato, fra protestanti e cattolici in Baviera sicuramente suggerisce a Schelling di accettare l'invito. Sembra che l'invito sia stato fatto per opporre la filosofia di Schelling agli effetti della filosofia di Hegel che, una decina d'anni dalla morte, ancora aveva un forte impatto fra i giovani. Durante le lezioni a Berlino, fra i suoi uditori si trovano Kierkegaard, Feuerbach e Engels.

Del periodo Berlinese di Schelling ci rimangono gli scritti delle sue lezioni.

Nel 1841 1842 "Filosofia della Rivelazione";

Nel 1843 1844 "Principi della filosofia - Esposizione del processo naturale";

Nel 1845 1846 "Filosofia della Mitologia";

Nel 1847-1854 "Introduzione filosofica alla filosofia della Mitologia"; "Origine delle verità eterne"; "Osservazioni preliminari alla questione sull'origine del linguaggio" del 1850.

Poi si ritirerà dall'insegnamento. Il clamore suscitato dalla sua filosofia in contrapposizione alla filosofia idealistica di Hegel si spense a poco a poco e fu presto dimenticato.

Nel 1854 Schelling muore mentre era in vacanza, il 20 agosto, in Svizzera a Bad Ragaz.

Quando Schelling muore, non esiste nessuna "guerra" del paganesimo contro il cristianesimo. Sono i cristiani che si avventano l'uno contro l'altro fra cattolici e protestanti.

In questo modo la propaganda e la diffamazione contro i Pagani in Schelling diventa "fatto provato" fatticità in un'esistenza che, secondo la tradizione di Orosio e Agostino d'Ippona, impongono l'idea che il cristianesimo metta ordine nelle "barbarie" delle antiche società.

Ma non c'erano barbarie prima dell'arrivo del cristianesimo. Il cristianesimo portò le barbarie fra gli uomini che non dovevano più essere cittadini in una società, ma servi di dio contro quella società per la gloria del loro dio.

In questo modo, la menzogna in Schelling diventa fatto che si trasforma in filosofia, ma la menzogna, trasformata in filosofia, è artefice di grandi disastri sociali.

Scrive Schelling:

"Torno ora all'insieme della ricerca che ci sta dinnanzi. In tutto questo svolgimento siamo partiti dall'usanza confermata da testimonianze concordi e inconfutabili, di sacrificare a Crono i fanciulli, anzi, i primogeniti o gli unigeniti, in parte in circostanze straordinarie di estrema calamità generale, in parte anche in un giorno fisso dell'anno. Conseguentemente all'esperienza precedente, per cui tali azioni non sono altro che mimesi delle azioni o degli accadimenti del dio stesso, fummo costretti a sostenere preliminarmente che questi sacrifici erano offerti al dio che non aveva risparmiato il proprio figlio unigenito per il bene dell'umanità. (Da qui era dunque sorta la necessità di dimostrare che Crono aveva un figlio unigenito: lo abbiamo trovato in Melkarth). Tuttavia per rappresentarvi più definitamente il senso di quel sacrificio, pensate il rapporto casi: Crono è il dio crudele per natura, maligno verso il genere umano, ma la sua essenza viene mitigata per la coscienza dal fatto che egli esclude la seconda potenza dalla sua divinità, la pone in figura di servo; infatti proprio casi essa è donata all'uomo, e per suo tramite è donato al genere umano ogni bene, che Crono stesso non gli avrebbe garantito."

Tratto da Schelling, Filosofia della mitologia, lezione quattordicesima, Mursia, 1990, pag. 143 -144

E ancora scrive Schelling:

"Senza questa forza superiore sarebbe del resto assolutamente impossibile capire perché, dato che quella seconda personalità, il dio relativamente spirituale veniva all'essere solo in quanto il dio che prima era esclusivo e assolutamente centrale si era fatto periferico, perché questa seconda personalità non venga immediatamente esclusa di nuovo dall'essere, allorché il dio fattosi relativamente potenziale di nuovo assurga alla virilità e attualità, come accade con Crono. Dunque solo grazie ad una forza che si trova al di fuori della coscienza stessa e che appunto per questo le è incomprensibile, si può spiegare come ciò nonostante la seconda personalità continui a sussistere nella coscienza presente assieme a quella prima che si è di nuovo fatta esclusiva, e venga esclusa sì dalla divinità ma non dall'essere.
Se ora definiamo naturale ciò che giace all'interno della coscienza, diremo: in modo naturale, ovvero per la stessa coscienza era anche possibile che quell'altra personalità fosse scacciata del tutto, ossia anche dall'essere, e poiché per la coscienza Crono è il dio geloso della sua unicità, che essa si rappresenta come fuoco distruttore, poiché per la coscienza Crono è naturalmente inclinato a distruggere completamente quell'altra personalità che pretende la divinità o la partecipazione alla divinità (siamo al primo momento, in cui A si trova in opposizione), perciò l'esistenza di questa personalità che aiuta e serve appare come concessa da Crono, anzi, concessa a condizione che questa personalità rinunci ad essere effettivamente dio, si spogli di ogni sua maestà e assuma figura di servo. Ma poiché nella coscienza mitologica nulla è assolutamente stabile, in quiete, ma tutto è colto in un eterno dischiudersi e divenire, anche Melkarth è colui che è continuamente dato da Crono, ovvero Crono è sempre ancora nella sua disposizione naturale di annientarlo, e di ripresentarsi non solo quale dio esclusivo, ma quale dio assolutamente esclusivo che tutto distrugge (come Urano). L'angoscia che ciò accada si esterna soprattutto nelle grandi calamità pubbliche. Allora è perciò tempo di placare l'ira di Crono, affinché egli non inghiotta di nuovo Melkarth apportatore di pace e di salvezza, non lo elimini totalmente dall'esistenza. E cosa potevano offrire al dio di più efficace che i loro propri figli unici, che essi gli davano, affinché egli lasciasse loro il figlio, e che per questo essi bruciavano nel fuoco, affinché non scoppiasse il fuoco di Crono (propriamente di Urano) distruggendone l'unico figlio, ma Crono continuasse a donarlo e concederlo al mondo e all'umanità."

Tratto da Schelling, Filosofia della mitologia, lezione quattordicesima, Mursia, 1990, pag. 146

Queste deduzioni di Schelling dalle menzogne che alimentano l'immaginario cristiano, avevano lo scopo di legittimare l'odio che emerge dalla bibbia dei cristiani. In fondo, vuole dire Schelling, nel Mito precristiano si è sempre fatto così, ma il cristianesimo porta la civiltà. Il mito greco non ha relazioni con la bibbia e i popoli antichi non hanno mai ammazzato i loro figli per compiacere un padrone, tanto meno un dio padrone.

Schelling deve legittimare la distruzione dell'uomo in funzione del dio padrone della bibbia. Deve legittimare il fatto che il dio padrone della bibbia ammazza i bambini perché lui vuole ammazzarli come ha macellato i bambini egiziani per il suo divertimento (Esodo 11, 4-10), ma anche i bambini che non si mettono in ginocchio davanti ai suoi delegati (II Re 2, 23-25). Schelling deve giustificare l'assassinio come diritto del suo dio e per farlo ricorre alla forma del mito che giustifica, a suo avviso, i delitti commessi o vantati dal suo dio.

Questa interpretazione del Mito è solo cristianesimo. Cristianesimo riproposto in una veste formale diversa. Questo cristianesimo, che di fatto legittima il genocidio, diventerà parte della base ideologica con cui verrà legittimato il genocidio dei campi di sterminio nazisti.

 

Marghera, 16 ottobre 2018

 

 

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Claudio Simeoni

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