Galileo Galilei

Le biografie dei giocatori - quindicesima biografia

Capitolo 98

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Le biografie dei filosofi che partecipano alla partita di calcio

 

La biografia di Galileo Galilei

 

Galileo Galilei nasce a Pisa il 15 febbraio 1564. Suo padre Vincenzo era un teorico della musica.

Galileo Galilei ha iniziato a studiare nel convento di S. Maria in Vallombrosa a Pisa dove fu mandato come novizio.

Oltre a qualche nozione di matematica, ricevette una feroce educazione cattolica che lo sottometterà all'idea religiosa impedendogli, per tutta la vita, di emanciparsi da essa. Tutta la vita di Galileo sarà una dura lotta per permettere a Dio di dominare le sue scoperte scientifiche e dimostrare alla chiesa cattolica l'esistenza di una verità che lei negava.

La violenza dell'educazione cattolica subita sarà il marchio, il tatuaggio della sua psiche, che porterà per tutta la vita. Rimase novizio fino all'età di 14 anni.

Settembre 1581 fu iscritto nello Studio di Pisa, fra gli "scolari artisti", frequentando lezioni di medicina.

Nell'estate del 1584 fu avviato allo studio della matematica da Ostilio de' Ricci da Fermo, allievo di Nicolò Tartaglia e amico del padre di Galilei.

1586 pubblica il trattato "La bilancetta" dove riprende il metodo di Archimede per la bilancetta idrostatica.

Nel 1587 pubblica "Theoremata circa centrum gravitatis solidorum".

Nel 1589 cercherà di essere chiamato presso lo Studio di Bologna, ma non ci riuscirà. Con la raccomandazione del cardinale Guidobaldo del Monte avrà l'incarico triennale di lettore di matematica a Pisa.

Nel 1589 Galilei risolse il problema della corona di Erone costruendo uno strumento per la determinazione del peso specifico dei corpi immersi in un fluido.

Nel 1591 muore il padre di Galileo Galilei e Galileo si addossa sulle spalla il mantenimento della famiglia facendo debiti per pagare la dote alle sorelle.

Nel 1592 il cardinale Guidobaldo del Monte raccomandò Galileo Galilei allo Studio di Padova.

Nel 1592 la Repubblica di Venezia emise il decreto di nomina alla cattedra per Galileo Galilei che il 7 dicembre 1592 tenne il discorso di insediamento. A Padova rimarrà fino al 1610. Due mesi prima dell'arrivo a Padova di Galileo Galilei era stato arrestato Giordano Bruno.

A Padova Galileo Galilei intrattiene rapporti con circoli culturali la cui attività è favorita dalla "tolleranza religiosa" della Repubblica Veneta. Frequenta Cesare Cremonini, il "nobile" Gianfrancesco Sagredo (il protagonista del dialogo sopra i massimi sistemi) e il teologo Paolo Sarpi, l'uomo che metterà fine all'uso della scomunica per distruggere le nazioni usato dalla chiesa cattolica.

Con Marcantonio Mazzoleni costruisce un laboratorio dove costruisce delle macchine che vende per arrotondare lo stipendio.

Nel 1593 brevetta una macchina per portare l'acqua ai livelli più alti e di questa invenzione la Repubblica Veneta gli concederà il brevetto e il diritto di sfruttamento.

Dà anche lezioni private che vengono seguite, fra gli altri, dai futuri cardinali Guido Bentivoglio e Federico Cornaro

Nell'ottobre del 1604 c'è la polemica attorno alla "mutabilità dei cieli" che Galileo Galilei ipotizzò contro le teorie aristoteliche e in polemica con altri. Secondo Galilei il cielo ha una profondità e le stelle avevano distanze diverse. La polemica è attorno alla Supernova di Keplero.

Baldassarre Capra accusa Galileo Galilei di averlo plagiato a proposito dell'uso del compasso, ma nel 1607 Galileo Galilei vinse la causa presso i riformatori dello Studio di Padova.

Nel 1604, in seguito all'apparizione della supernova di Keplero, Galileo Galilei si mise a fare oroscopi che vendeva per 60 lire venete. Nello stesso periodo un suo collaboratore lo accusò di fare oroscopi a pagamento affermando che Galileo Galilei andava dicendo che le stelle determinano il destino dell'uomo. L'accusa fu insabbiata dal senato della Repubblica di Venezia e l'Inquisizione cattolica non fu informata dell'accusa.

Sagredo e Morosini si fecero fare gli oroscopi e la fama di astrologo di Galileo Galilei crebbe moltissimo tanto che mantenne corrispondenza con Raffaello Gualterotti, astrologo del granduca di Toscana, e con l'astrologo veronese Ottavio Brenzoni. Galileo Galilei credeva profondamente nell'astrologia tanto che fece l'oroscopo anche alle sue figlie.

E' del 1597, in una lettera di Galileo a Keplero, l'affermazione di essere "copernicano da molti anni".

Nella primavera del 1609 Galileo Galilei presentò il cannocchiale che aveva costruito, come se fosse una sua invenzione, al governo veneziano che gli aumentò lo stipendio.

Nel marzo del 1610 Galileo Galilei pubblica le sue osservazioni sui monti della Luna, i crateri e le orbite di quattro satelliti di Giove chiamati ancor oggi "pianeti medicei" per il tentativo di Galilei di attribuirli alla casa toscana della quale voleva garantirsi i benefici per tornare a Firenze.

Nel giugno del 1610 Galileo viene assunto dal governo fiorentino come primo matematico nello Studio di Pisa e primo filosofo del granduca senza obbligo di insegnamento.

Nel trasferimento da Padova a Firenze, Galileo Galilei si sbarazza dei figli e dei parenti. Abbandona la convivente che ha avuto durante il suo soggiorno a Padova, tale Marina Gamba che morirà nel 1612, e dei tre figli avuti da lei. Solo il figlio maschio sarà riconosciuto come suo nel 1619. Poi, costrinse le figlie ad entrare in convento ad Arcetri e a prendere i voti.

Nel marzo del 1610 Galileo Galilei pubblica il Sidereus nuncius in cui descrive le sue osservazioni col telescopio della Luna e di Giove e dei pianeti medicei.

Scrive Galileo Galilei:

Queste sono le osservazioni sui quattro Pianeti Medicei, di recente e per la prima volta da me scoperti; e sebbene da esse non ancora sia dato ricostruire in dati numerici i loro periodi, è lecito almeno mettere in evidenza alcuni fatti degni di attenzione. E anzitutto, poiché ora seguono, ora precedono Giove con intervalli consimili, e da esso, solo di ridottissime e1ongazioni si allontanano sia verso oriente che verso occidente, e lo accompagnano nel suo moto retrogrado allo stesso modo che nel diretto, nessuno può mettere in dubbio che essi compiano i loro giri intorno ad esso, nello stesso tempo che effettuano tutti insieme i periodi dodecennali intorno al centro del mondo. Si volgono inoltre in circoli disuguali, il che manifestamente si ricava da ciò, che nelle maggiori digressioni da Giove non è mai possibile vedere due Pianeti congiunti; mentre invece in vicinanza di Giove se ne trovano riuniti due, tre, e a volte tutti insieme. Si rileva inoltre che sono più veloci i giri dei Pianeti che descrivono circoli più stretti intorno a Giove; poiché le Stelle più vicine a Giove si vedono per lo più ad oriente quando il giorno prima siano apparse ad occidente, e viceversa: ma il Pianeta che traccia l'orbita più grande, a chi esamina accuratamente i su notati ritorni, sembra avere periodi semimensili. Abbiamo inoltre un ottimo ed eccellente argomento per togliere di scrupolo coloro che, pur accettando con animo tranquillo nel Sistema Copernìcano la rivoluzione dei Pianeti intorno al Sole, sono però casi turbati dalla rotazione della sola Luna intorno alla Terra, mentre intanto ambedue compiono l'annuo giro intorno al Sole, da ritenere che si debba respingere questa struttura dell'universo come impossibile; perché ora, non più abbiamo un solo Pianeta rotante intorno ad un altro, mentre ambedue percorrono una grande orbita intorno al Sole, bensì quattro Stelle l'esperienza sensibile ci mostra erranti intorno a Giove, a somiglianza della Luna intorno alla Terra, mentre tutte insieme con Giove, nello spazio di 12 anni, tracciano un gran giro intorno al Sole. E finalmente non si deve tralasciare, per qual ragione accada che gli Astri Medicei, mentre compiono rotazioni assai ristrette intorno a Giove, sembrino a volte più grandi del doppio. Non possiamo minimamente ricercarne la causa nei vapori terrestri, poiché essi appaiono accresciuti o diminuiti, mentre le moli di Giove e delle vicine fisse non si scorgono affatto mutate

p. 317 – 318

La difficoltà, per le persone del suo tempo, era quella di "guardare attraverso il telescopio". Toccare di persona per modificare le idee aprioristiche che tanta sicurezza dava al loro presente. Era come toccare di persona Dio e verificare che Dio non esisteva. E che avrebbero fatto le persone?

Per questo Cesare Cremonini, che tanta fede aveva in Aristotele, e Giovanni Antonio Magini decisero di attaccare le tesi di Galileo Galilei.

Christoph Clavius, astronomo del Vaticano, e Giovanni Antonio Magini, in un secondo tempo si ricredettero eppure, avevano affermato che quanto Galileo Galilei aveva visto era frutto di imperfezioni delle lenti.

Nel marzo del 1611 Galileo Galilei si reca a Roma per conferire con i Gesuiti. Incontrò il papa Paolo V, i cardinali e il principe Federico Cesi e si convinse che i Gesuiti avevano riconosciuto la sua scoperta.

Nell'aprile del 1611 il cardinale Bellarmino chiese ai matematici una relazione e, nel frattempo, si rivolse all'Inquisizione di Padova per conoscere la posizione di Galileo Galilei.

Nel 1612 Galileo Galilei scrive "Discorso intorno alle cose che stanno in su l'acqua o che in quella si muovono". In sostanza Galileo Galilei prese posizione sulle tesi di Archimede contro le tesi di Aristotele. Era pericoloso a quei tempi prendere posizione contro Aristotele che, attraverso Tommaso d'Aquino, era diventato il nuovo punto di riferimento ideologico della chiesa cattolica. Affermare che i corpi galleggiano in base al loro peso specifico, come asseriva Archimede, e non per la loro forma, come asseriva Aristotele, era estremamente pericoloso.

Scrive Galileo Galilei:

Lascia il Buonamico la dottrina d'Archimede, prima, come non concorde con l'opinion d'Aristotile; soggiungendo, parergli cosa ammiranda che l'acqua debba superar la terra in gravità, vedendosi, in contrario, crescer la gravità nel- l'acqua mediante la participazion della terra. Soggiugne appresso, non restar soddisfatto delle ragioni d'Archimede, per non poter con quella dottrina assegnar la cagione, donde avvenga che un legno e un vaso, che per altro stia a galla nell'acqua, vada poi al fondo se s'empierà d'acqua; che, per essere il peso dell'acqua, che in esso si contiene, eguale all'altr'acqua, dovrebbe fermarsi al sommo nella superficie; tuttavia si vede andare in fondo. Di più aggiugne che Aristotile chiaramente ha confutato gli antichi, che dicevano i corpi leggieri esser mossi all'insu, scacciati dalla 'mpulsione del- l'ambiente più grave; il che se fusse, parrebbe che di necessità ne seguisse, che tutti i corpi naturali fussero di sua natura gravi e niuno leggiere, perché 'l medesimo accadrebbe ancora dell'aria e del fuoco, posti nel fondo dell'acqua.

p. 443

Fra il 1611 e il 1612 inizia la polemica sulle macchie solari. A parte il discorso di chi le ha viste per primo, rimane il fatto che Galileo Galilei le attribuiva a deformazioni della superficie del Sole che, per questo, veniva pensata come fluida mentre, altri, pensavano che le macchie solari fossero l'effetto del passaggio di sciami di asteroidi davanti al Sole.

Nel 1612 Galileo Galilei scrive "Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti".

Scrive Galileo Galilei:

Io non nego già i movimenti circolari intorno alla Terra e sopra altro centro che quello di lei, né tanpoco gli altri moti circolari separati totalmente dalla Terra, cioè che non la circondano e riserrano dentro i cerchi loro; perché Marte, Giove e Saturno, con i loro appressamenti e discostamenti, mi accertano di quelli, e Venere e Mercuri: e più i quattro pianeti Medicei mi fanno toccar con man questi, e per conseguenza son sicurissimo che ci sono moti circolari che descrivono cerchi eccentrici ed epicicli: ma che per descriverli tali la natura si serva realmente di quelli . faragine di sfere ed orbi figurati da gli astronomi, ciò .reputo io casi poco necessario a credersi, quanto accomodato all'agevolezza de' computi astronomici; e sono d'un parer medio tra quegli astronomi li quali ammettono non solo i movimenti eccentrici delle stelle, ma gli orbi e le sfere ancora' eccentriche, le quali le conduchino, e quei filosofi che parimenti negano e gli orbi e i movimenti ancora intorno ad altro centro che quello della Terra. Però, mentre si tratta d'investigar il luogo delle macchie solari, avrei desiderato che Apelle non l'avesse scacciate da un luogo reale che si trova tra gl'immensi spazii nei quali si raggirano i piccioli corpicelli delle Luna di Venere e di Mercurio, scacciate, dico, in virtù d'una immaginaria supposizione, che tali spazii sieno interamente occupati da orbi eccentrici epicicli e deferenti, disposti, anzi necessitati, a portar con loro ogn'altro corpo che in essi venisse situato, si ch'ei non potesse per sé stesso vagare verso niun'altra banda, se non dove con troppo dura catena il ciel ambiente gli rapisse: e tanto meno vorrei questo, quanto io veggo il medesimo Apelle a canto a canto conceder questo stesso che prima avea negato. Avea detto che le macchie non possono essere in alcuno de gli orbi della Luna di Venere o di Mercurio, perché se in quelli fossero, seguiterebbro il movimento loro; suppone, dunque, che elleno movimento alcuno proprio aver non vi potessero: concludendo poi che le siano nell'erbe del Sole, ammette che le vi si muovino con revoluzioni proprie, sì che le sia potenti a vagar per la solare sfera: ma se mi sarà conceduto che le passino muoversi per il cielo del Sole, non doverà essermi negato che le passino similmente discorrer per quel di Venere; e se mi vien conceduto il muoversi un poco ed il non ubbidire interamente al rapimento della sfera continente, io non averò per inconveniente il muoversi molto e 'l non ubbidir punto.

p. 336 – 337

E da qui inizia la contestazione della chiesa cattolica mediante l'Inquisizione.

Nel maggio del 1612 Galileo Galilei ribadisce a Federico Cesi la teoria eliocentrica di Copernico. Federico Cesi è un principe della chiesa cattolica.

Fra il 1612 e il 1615 Galileo Galilei ribadì la sua visione copernicana in alcune lettere che spedì al prete Benedetto Castelli, due al prete Pietro Dini e una a Cristina di Lorena, granduchessa madre.

Scrive Galileo Galilei nella lettera al prete Benedetto Castelli:

I particolari che ella disse, referitimi dal signor Arrighetti, m'hanno dato occasione di tornar a considerare alcune cose in generale circa 'l portar la Scrittura Sacra in dispute di conclusioni naturali, ed alcun'altre in particolare sopra 'l luogo di Giosuè , propostoli, in contradizione della mobilità della Terra e stabilità del Sole, dalla Gran Duchessa Madre, con qualche replica della Serenissima Arciduchessa. Quanto alla prima domanda generica di Madama Serenissima, parmi che prudentissimamente fusse proposto da quella e conceduto e stabilito dalla Paternità Vostra, non poter mai la Scrittura Sacra mentire o errare, ma essere i suoi decreti d'assoluta ed inviolabile verità. Solo avrei aggiunto, che, se bene la Scrittura non può errare, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de' suoi interpreti ed espositori, in varii modi: tra i quali uno sarebbe gravissimo e frequentissimo, quando volessero fermarsi sempre nel puro significato delle parole, perché cosi vi apparirebbero non solo diverse contradizioni, ma gravi eresie e bestemmie ancora; poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi e mani e occhi, e non meno affetti corporali e umani, come d'ira, di pentimento, d'odio, e anco talvolta l'obblivione delle cose passate e l'ignoranza delle future.

Pag. 526

Nel 1614 tentò di determinare il peso dell'aria che fino a quel tempo era considerato nullo.

Nel 1614 il frate dominicano Tommaso Caccini lanciava accuse, contro "matematici moderni", in particolare Galileo Galilei, di contraddire le sacre scritture con la loro teoria copernicana.

Tommaso Cacciarini a Roma nel 1615 nel palazzo del Santo Uffizio in presenza dei cardinali Bellarmino, Galamini, Millini, Sfondrati, Taverna, Verallo e Zapata, denunciò Galileo in quanto sostenitore del moto della Terra intorno al Sole. Inoltre il Cacciarini si faceva forza delle frequentazioni di Galileo Galilei col teologo Paolo Sarpi che nel 1606 appoggiava Venezia che aveva rifiutato la scomunica di Paolo V e cacciato i Gesuiti da Venezia. I veneziani dimostrarono che i Gesuiti si erano portati via l'oro delle chiese. Paolo Sarpi subì un attentato nel 1607 da assassini inviati dal Vaticano che dopo l'attentato si rifugiarono presso il nunzio di Venezia. Paolo Sarpi morì nel 1623.

Fra il 1623 2 il 1633 seguono le vicende di Galileo Galilei in relazione con il sistema inquisitori del Vaticano. Galileo viene ammonito. Gli si chiede di condannare la teoria copernicana. Di non difenderla né di insegnarla. Lo stesso teologo carmelitano Paolo Antonio Foscarini viene per breve tempo incarcerato per aver difeso la teoria copernicana e il suo libro in cui intendeva armonizzare la teoria copernicana con la bibbia, verrà proibito e censurato. Il papa ordina al cardinale Bellarmino di ammonire Galilei affinché abbandoni la teoria copernicana. Galilei accetta e firma davanti ad un notaio la sua abiura. La congregazione dell'Indice proibisce il De revolutionibus orbium coelestium di Niccolò Copernico e lo scritto di Didaco Stunica su Giobbe, proibendo la lettera di Paolo Antonio Foscarini, frate carmelitano.

Galileo Galilei, si sente sconfitto, ma non abbandona e cerca ancora di convincere la chiesa cattolica della teoria copernicana.

Intanto c'è la polemica sulle comete nel Il Saggiatore.

Nel 1624 Galileo Galilei incontra alcune volte il papa chiedendogli clemenza e tolleranza. Ma dal papa ha solo assicurazioni vaghe. Urbano VIII non ha nessuna intenzione di accogliere le tesi di Galileo Galilei.

Nel 1632 pubblica "Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo" un lavoro cominciato nel 1624. I due massimi sistemi del mondo sono quello Tolemaico e quello Copernicano.

Scrive Galileo Galilei in "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo":

Simplicio: Io non so quello che si facesse né dicesse Aristotile, che era padrone delle scienze, ma so bene in parte quello che fanno e dicono, e che conviene che facciano e dicano, i suoi seguaci, per non rimaner senza guida senza scorta e senza capo nella filosofia. Quanto alle comete, non soneglino restati convinti quei moderni astronomi, che le volevano far celesti, dall'Antiticone, e convinti con le loro medesime armi, dico per via di paralassi e di calcoli rigirati in cento modi, concludendo finalmente a favor d'Aristotile che tutte sono elementari? e spiantato questo, che era quanto fondamento avevano. i seguaci delle novità, che altro più resta loro per sostenersi in piedi?
Sal. Con flemma, signor Simplicio. Cotesto moderno autore che cosa dice egli delle stelle nuove del 72 e del 604 e delle macchie solari? perché quanto alle comete, io, quant'a me, poca difficultà farei nel porle generate sotto o sopra la Luna, né ho mai fatto gran fondamento sopra la loquacità di Ticone, né sento repugnanza alcuna nel poter credere che la materia loro sia elementare, e che le possano sublimarsi quanto piace loro, senza trovare ostacoli nell'ìmpenetrabilità del cielo peripatetico, il quale io stimo più tenue più cedente e più sottile assai della nostra aria; e quanto a i calcoli delle paralassi, prima il dubbio se le comete sian soggette a tale accidente, e poi l'inconstanza delle osservazioni sopra le quali son fatti i computi, mi rendono egualmente sospette queste opinioni e quelle, e massime che mi pare che 1'Antiticone talvolta accomodi a suo modo, o metta per fallaci, quelle osservazioni che repugnano al suo disegno.

Pag. 75 volume II

Niccolò Riccardi scrisse all'Inquisitore di Firenze Clemente Egidi che per ordine del papa il libro andava proibito. Il papa stesso accusò Galilei di aver ingannato chi ha autorizzato la pubblicazione del libro.

Nel 1633 Galileo Galilei malato, parte per Roma e si presenta al sant'uffizio. Qualche mese dopo inizia il processo. Fra minacce di tortura e intimidazione, Galileo Galilei dice di non aver mai sostenuta la teoria copernicana.

I cardinali emettono la sentenza contro Galileo Galilei dopo che Galileo ha abiurato. Sono i cardinali cattolici Gaspare Borgia, Felice Centini, Guido Bentivoglio, Desiderio Scaglia, Antonio e Francesco Barberini, Laudivio Zacchia, Berlinghiero Gessi, Fabrizio Verospi e Marzio Ginetti, inquisitori contro l'eresia. Imposta l'abiura Galilei fu condannato al carcere e alla lettura dei salmi penitenziali per tre anni.

Galileo Galilei non andrà mai in galera.

Galileo Galilei rimarrà prigioniero di questa o di quella tenuta fino al 1642 quando morirà assistito da Torricelli e da Viviani. In prigionia manterrà relazioni con corrispondenti in una lunga agonia della sua vita che si spegne lentamente. Scriverà un trattato sulla meccanica che verrà pubblicato all'estero. Tutto sommato, credeva nella chiesa cattolica e la chiesa cattolica lo ha pagato con la sua moneta. Il resto, è solo retorica.

 

Marghera, 28 settembre 2018

 

NOTA: Le citazioni sono tratte da Galileo, Opere, Edizioni Utet in 2 volumi, 2005. I numeri delle pagine sono relativi a questa edizione.

 

 

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Claudio Simeoni

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