La biografia di Plotino

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Capitolo 93

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Claudio Simeoni

 

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La biografia di Plotino

 

Plotino nasce a Licopoli nel 205 d. c. e muore in Campania nel 270 d. c.

La vita di Plotino ce la racconta Porfirio. Tutti i dati su Plotino li desumo dalla vita di Plotino raccontata da Porfirio e, dal momento che Porfirio vuole divinizzare il proprio "maestro", negli scritti di Porfirio appare una costante tensione volta a ad elogiare e divinizzare il proprio maestro. Io non mi chiedo come si stato davvero Plotino, ma assumo come regola, quanto dice Porfirio.

Parlare di Plotino significa parlare di un altro uomo Dio anche se, nel caso di Plotino, siamo più vicini alla santificazione di tipo cattolico.

Scrive Porfirio:

"Infatti Apollo, interrogato da Amelio sul luogo ove dimorasse l'anima di Plotino, Apollo che ha detto di Socrate: "Di tutti gli uomini Socrate è il più saggio", ascoltate che cosa ha risposto riguardo a Plotino:

p.37

[]
Ma ora, liberato dalla tua spoglia, hai abbandonato la tomba
della tua anima demoniaca e già arrivi nella schiera
dei demoni spiranti di auree delizie:
colà domina l'amicizia, colà domina il mite desiderio
pieno di gioia pura, sazio perennemente
dell'ambrosia che viene dagli Dèi; colà ci sono le persuasioni
dell'amore, colà l'aura è soave e senza nubi il cielo;
colà abitano Minosse e il fratello Radamanto
dell'aura razza del grande Zeus, ed Eaco il giusto;
colà abitano Platone, anima santa, e il bel Pitagora
e quanti compongono il coro dell'immortale Eros,
e quanti hanno in sorte la parentela
con i demoni beati e il loro cuore è sempre allietato
in feste gioconde. O beato, quanto numerose battaglie
hai sostenuto!, ed ora te ne vai con i demoni puri
armato del possente slancio della vita.
Ed ora cessi il nostro canto e l'ordinato giro della vostra danza,
Muse gioconde, in onore di Plotino. Ecco quanto
sull'aurea mia cetra volevo dire a quest'uomo eternamente felice."

p. 39

Il pensiero filosofico di Plotino è tutta una giustificazione dell'odio che prova per il suo corpo e per la natura.

Plotino vive una profonda sofferenza e un profondo disprezzo per il suo corpo tanto da ritenerlo la prigione della propria anima. Plotino non pensa a sé stesso come un corpo che abita la natura, ma come un corpo di materia che imprigiona il vero Plotino quale espressione della sua anima.

Tutta la filosofia Plotiniana è una continua esternazione della sua anima e del suo desiderio di essere il Tutto di cui sente di rappresentare le istanze ideologiche fra gli uomini. Plotino ci dice che cosa vuole il Tutto; Plotino ci spiega, non si sa bene attraverso quale vissuto e quale esperienza, la qualità dell'intelligenza del Tutto universale. Ci spiega i suoi desideri e le sue azioni che Plotino ritiene siano tutte rivolte al "bene". Sono rivolte al "bene" non perché Plotino ha indagato sulla qualità delle azioni e le ha definite "bene", ma perché, essendo azioni del Tutto altro non possono che essere rivolte al "bene" a prescindere dagli effetti che provocano sulla vita degli uomini.

Dunque, Plotino è un'anima, un demone, che abita un corpo e non è un corpo che abita il mondo.

Plotino fu allievo di Ammonio Sacca (175 242) filosofo di Alessandria d'Egitto che è vissuto fra platonismo e cristianesimo. Non a caso la necessità che Plotino manifestava di abbandonare il proprio corpo la troviamo in Paolo di Tarso quando, ormai vecchio, si disilluse di poter ascendere col corpo in cielo. La fine del mondo e l'avvento del Cristo tardavano oltre la sua pazienza spingendolo a desiderare la morte.

Plotino soffriva di molti disturbi fisici, disturbi intestinali. Non si lavava, non mangiava carne, però si faceva massaggiare.

Quando infierì una sorta di peste e tutti i massaggiatori morirono fu assalito da una forma di angina, la voce divenne rauca, gli si indebolì la vista, e mani e piedi si coprirono di ulcere. Gli amici evitarono di incontrarlo avendo lui l'abitudine di abbracciarli.

Plotino frequentò Ammonio Sacca per 11 anni fino a 38 anni, ad Alessandria d'Egitto, dopo di che pensò di andare ad apprendere la filosofia dai Persiani e dagli Indiani.

Anziché prendere e partire per la Persia e arrivare all'India come uno studioso, preferì seguire un esercito che partiva per conquistare la Persia. Si aggregò all'esercito di Gordiano III. Gordiano III fu sconfitto in Mesopotamia e Plotino fuggì per rifugiarsi ad Antiochia. Una volta che Filippo conquistò il trono, non gli rimase che andare a Roma.

Plotino aveva quasi 40 anni.

Plotino, Erennio e Origene si erano accordati per non diffondere nulla degli insegnamenti di Ammonio. Poi, dice Porfirio, Origene e Erennio ruppero l'accordo e, allora, anche Plotino si mise a scrivere sugli insegnamenti ricevuti da Ammonio. Dal momento che Ammonio Sacca non scrisse nulla, come nel caso di Socrate e Platone, è difficile distinguere quanto è proprio del pensiero di Ammonio e quanto è proprio del pensiero di Plotino.

La figura di Ammonio Sacca è una figura ambigua nell'orizzonte filosofico del III secolo d. c. Appare come una di quelle figure che coniuga l'assolutismo platonico con l'assolutismo cristiano dove il minimo comune denominatore dell'idea filosofica non è il platonismo o il cristianesimo, ma la legittimazione dell'assolutismo a prescindere dallo strumento, platonismo o cristianesimo, adottato per imporre l'assolutismo. Plotino e Origene, allievi di Ammonio Sacca veicolano l'ideologia di Ammonio Sacca in due modelli apparentemente diversi, ma sostanzialmente uguali. Un'assoluta indifferenza nei contenuti ideologici fra l'affermazione dell'assolutismo operata da Origene nella rappresentazione ideologica cristiana e l'assolutismo operato da Plotino sul versante ideologico neoplatonico.

Plotino visse a Roma 26 anni praticando magia e astrologia. Come nel caso riferito da Porfirio dell'invidia di Olimpo di Alessandria che tentò, con la magia di attirare su Plotino la malasorte mediante le stelle, ma dovette accorgersi che la magia cattiva che mandava a Plotino si rivolgeva contro di lui.

Dice Porfirio:

"Plotino aveva fin dalla nascita una superiorità su altri uomini. Un sacerdote Egiziano, venuto a Roma, avendo fatto la sua conoscenza per mezzo di un amico, per fare sfoggio della sua scienza volle condurre Plotino a contemplare il proprio demone che lo assisteva e che egli avrebbe evocato. Plotino acconsentì e l'evocazione avvenne nell'Iseion: infatti l'Egiziano diceva che a Roma soltanto quel luogo era puro. Il demone fu evocato alla sua presenza, ma apparve un Dio che non era della razza dei demoni; sicché l'Egiziano disse: "O te beato, che hai per demone un Dio, e non un essere di grado inferiore"."

p. 20 21

Continua Porfirio:

"Plotino era dunque assistito da uno di quei demoni che sono più vicini agli Dèi ed a lui si rivolgeva continuamente il suo occhio divino. Per questo motivo egli [Plotino] scrisse il trattato "Il demone che ci è toccato in sorte", dove cerca di esporre le cause della differenza dei demoni che assistono gli uomini. Amelio era amante dei sacrifici e non tralasciava nessuna cerimonia della Luna nuova e nessuna festa; un giorno volle condurre con sé Plotino, ma questi gli disse: "Devono essi venire da me, non io da loro". Che cosa intendesse dire pronunciando queste parole così fiere, noi non potremmo comprendere e neppure osammo interrogarlo."

p. 21

Dal momento che l'imperatore Gallieno e sua moglie Solonina onoravano e stimavano Plotino, riferisce Porfirio:

"Plotino chiese di dar vita, per i filosofi, ad una città che si diceva fosse esistita in Campania ma che era completamente distrutta; chiese che a questa restaurata città fosse aggiunto il territorio circostante; i suoi abitanti dovevano obbedire alle leggi di Platone ed essa venir chiamata Platonopoli; egli prometteva di ritirarvisi con i suoi amici."

p.21

Anche se li chiese, Plotino non ebbe mai i finanziamenti dall'imperatore per la sua folle impresa.

In Plotino non c'è un pensiero che giustifica sé stesso e che, entrando negli uomini, espanda la vita degli uomini. In Plotino c'è il pensiero che pretende di essere accettato perché Plotino è in relazione con "Dio". Dal momento che Plotino è in relazione con "Dio" il suo pensiero e la sua azione è santa in quanto legittimata dal "Dio". Pertanto, il pensiero di Plotino deve essere accettato, per fede, dai suoi seguaci e non deve essere argomentato o criticato perché, in quel caso, si critica il "Dio" che parla attraverso Plotino.

Questo metodo di agire e di fare filosofia lo troveremo nel cristianesimo, nell'ebraismo e nell'islam.

Scrive a tal proposito di Plotino, Porfirio:

" egli era sempre vigilante e che la sua anima era pura e sempre anelante al Divino che amava con tutto il suo cuore; e ch'egli fece di tutto per liberarsi e per fuggire "ai flutti amari di questa vita avida di sangue". E così specialmente per mezzo di questa luce demoniaca che sale col pensiero sino al primo Dio che è al di là, seguendo la via additata da Platone nel "Simposio" egli contemplò quel Dio che non ha né forma né essenza, poiché si trova sopra l'Intelligenza e l'intellegibile. A questo Dio, lo confesso, io, Porfirio, mi sono accostato e con esso mi sono unito una sola volta: ed ora io ho 68 anni. A Plotino apparve la visione della fine vicino. Questo fine e questo scopo era per lui l'unione intima con Dio che è sopra tutte le cose. Finché io fui con lui, egli raggiunse questo fine quattro volte con un atto ineffabile e non potenzialmente."

p. 39

Il neoplatonismo di Ammonio Sacca, letto attraverso le Enneadi di Plotino. è una rielaborazione del pensiero platonico in funzione di un nuovo assolutismo. Un assolutismo elitario che usa la cultura per legittimare il proprio potere e che, mediante la cultura, si aliena dalla società degli uomini.

Il pensiero di Plotino non si regge sulle argomentazioni del pensiero, ma sul fatto che Plotino è in contatto diretto con la divinità.

E' lo stesso discorso per Socrate, per Platone, per la figura di Gesù o per la figura di Maometto ed altri. Tutta la loro filosofia è un delirio di onnipotenza che eleva il filosofo al di sopra degli uomini in intimità col il Dio dal quale il filosofo riceve la patente di dominio sugli uomini.

Nessuno può dire che il Dio dica delle cazzate. Nessuno si deve permettere di argomentare contro il Dio che è descritto sempre con una intelligenza superiore agli uomini. Gli uomini devono essere umili, devono essere umiliati, davanti al Dio.

 

NOTA: le citazioni di Porfirio sulla vita di Plotino sono tratte da; Plotino, Enneadi, a cura di Giuseppe Faggin, che contiene, Porfirio, La vita di Plotino e l'ordine dei suoi scritti, Bompiani, 2000, i numeri delle pagine si riferiscono a questa edizione.

 

Marghera, 16 settembre 2018

 

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Claudio Simeoni

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