Prometeo e i filosofi Rinascimentali e Dialettici n.3
azione 17

Capitolo 18 della seconda fase

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Prometeo e i filosofi Rinascimentali e Dialettici n.3
azione 17

 

Continua dal precedente...

 

Mentre la nebbia era diventata quasi nera, una debole fiamma iniziò ad illuminare un mondo quasi avvolto dal buio.

Dal profondo nebbioso avanzava il figlio di Giapeto e Climene che stringeva la ferula nella quale era custodito il fuoco sacro della conoscenza. L'ingannatore di Dèi si muoveva con passo lento verso gli arbitri che iniziarono a guardarlo con curiosità. Zeus lo aveva incatenato e a lungo aveva sofferto per il suo fegato divorato dall'aquila finché Ercole, figlio di Zeus, non lo liberò.

Leggendo i loro pensieri Prometeo disse: "Sì, la conoscenza è nemica della ragione perché la ragione descrive mentre la conoscenza è azione che precede ogni descrizione del mondo. Io sono un Titano figlio di Titani che non ha combattuto contro il mutamento di Cronos per formare il mondo della forma e della quantità. Quando Zeus costruì il mondo della forma e della quantità, io rubai la conoscenza che si costruisce attraverso il mutamento, la trasformazione imposta di Cronos, e la donai ai nati nella forma affinché potessero divenire nei mutamenti. Senza il mutamento, senza la libertà della trasformazione, la verità della forma è solo illusione che appare in un tempo capace di imprigionare il divenire dell'uomo."

"E accade anche che coloro che hanno una grande e falsa opinione della propria saggezza, si arrogano il diritto di biasimare le azioni di chi governa e di mettere in discussione l'autorità, sconvolgendo le leggi con i loro pubblici discorsi come se nulla sia crimine se non ciò che i loro piani prevedono che tale sia. A ciò si aggiunga che questi uomini, ritenendo i loro piani troppo sottili per essere scoperti, sono inclini a commettere tutti quei crimini che consistono nella manipolazione e nell'inganno dei loro simili. Sono questi, come dico, gli effetti della falsa presunzione della loro saggezza."

Hobbes, Leviatano, Laterza, 1989, p. 244

"E' proprio dei venditori di verità" continua Prometeo "riempire di aggettivi le loro affermazioni per farle apparire vere. Dicono "Questo è buono!" oppure, "Questo è cattivo!" e tu devi accettare di pensare a questo come buono e a quello come cattivo. Non ti presentano i fatti, ma ti presentano la loro opinione come il fatto che tu devi accettare. Loro hanno "falsa opinione della propria saggezza" e tu pensi a ciò che tu immagini sia la falsa saggezza che attribuisci ad altri partendo dal tuo conosciuto. Non ti chiedi qual era il conosciuto di Hobbes e non collochi il concetto di "falsa opinione della propria saggezza" in ciò che Hobbes pensa sia saggio, ma pensi alla "falsa opinione della propria saggezza" in base a ciò che tu pensi questa sia. Quando, in base a ciò che tu pensi, le tue emozioni si eccitano perché comprendono che cosa voglia dire Hobbes con "falsa opinione della propria saggezza" attribuita ad altri, fai tua l'affermazione di Hobbes e non ti chiedi quale sia la sostanza della saggezza degli altri che Hobbes afferma sia falsa."

"Con questo meccanismo" continua Prometeo "tu diventi schiavo di un'opinione elevata a realtà fattuale che finisce per guidare e controllare le tue scelte nella tua esistenza. E' sufficiente che tu abbia stima di una persona perché questa ti possa imporre le sue opinioni. Magari non vuole veramente ingannarti, ma piega il tuo giudizio perché tu non distingui la persona dal suo agire nel mondo o il suo agire nel mondo dalle opinioni che questa persona esprime. In questo gioco, la tua capacità critica si è ritirata dal mondo e con essa la percezione che il tuo corpo ha del mondo e delle condizioni nelle quali vivi. In altre parole, hai spento il fuoco della conoscenza che arde dentro di te."

"Cosa che mostrano gli astrologi quando, leggendo l'oroscopo di qualcuno, menzionano moltissime cose che riguardano i padri e gli avi ed i fratelli, le mogli, gli amici ed i nemici, la cui fortuna non dipende ma è solo indicata dall'oroscopo di un altro. Se dunque le realtà corporee, come anche precedentemente abbiamo mostrato, non sono né propriamente né completamente sottoposte agli strumenti celesti dei motori superiori, molto meno vi è assoggettata la mente; e se talvolta gli astrologi predicono i comportamenti che essa avrà o le abilità di cui sarà dotata, ciò viene fatto sulla base di semplici indizi, non perché se ne conoscano le cause."

Marsilio Ficino, Teologia Platonica, Bompiani, 2014, p. 755

"Chiamarono sé stessi "astrologi" e anche in altri modi" continuò Prometeo "coloro che rubarono la conoscenza agli uomini affermando di leggere la volontà e la conoscenza di un Dio che dominava le loro vite e la loro esistenza. E' arte della conoscenza propria del Dio che cresce dentro ogni uomo, leggere i segnali del mondo in cui si viveva e rispondere, mediante l'azione, a quei segnali prima che i problemi si presentassero alla vita dell'uomo. Questa capacità divina degli Esseri della Natura venne rubata e stuprata da chi si fece detentore della volontà del Dio padrone della vita dell'uomo. Io ho rubato la capacità di conoscere la realtà al Dio che pretende di essere il padrone degli uomini e l'ho nascosta nel cuore degli uomini. Sta ora a loro il dovere di alimentare quel fuoco in una costante analisi critica della realtà in cui vivono alimentando la conoscenza e la consapevolezza del loro essere nel mondo."

"C'è una stanza, una stanza chiusa ed un tavolo. A due lati del tavolo stanno seduti due uomini. Un uomo dice all'altro: "Dimmi, dimmi il destino che Dio ha preparato per me!". Nel farlo quest'uomo "racconta Prometeo "prende le sue emozioni e le pone sul tavolo offrendole in pagamento per il responso. L'altro uomo, prende quelle emozioni, se ne appropria, le manipola e risponde: "Dio ti offre un grande destino, sii fedele alla sua parola!". Poi, l'uomo che dette il responso e che ha preso le emozioni dell'uomo che ha chiesto, separa il sentire dalla volontà, brucia la volontà d'esistenza col suo volere di possesso, e restituisce le emozioni prive di volontà all'uomo che chiese il responso. Ed ecco costui attendere la realizzazione del suo "glorioso destino", mentre è diventato cieco alle occasioni che il mondo gli presenta giorno dopo giorno. Privato della volontà d'esistenza, può solo attendere la propria morte perché non c'era nessun destino come non c'era nessun Dio padrone da servire se non il suo padrone: l'uomo che dette il responso. Ingrandite la stanza, fatela per mille persone, piazzate un crocifisso per costringere le persone ad identificare in esso il loro dolore e le avrete private della volontà d'esistenza rendendole supplici nell'attesa di una provvidenza che, non realizzandosi, li porta vuoti alla fine della loro vita. Questa è l'arte del governare persone ridotte a "pecore di un gregge" private della conoscenza."

"Dico adunque che la giusta pretesa di dar costituzioni non versa sulla sostanza del diritto dell'impero, ma solamente sulla forma del di lui esercizio. Non confondiamo il potere assoluto col dispotico. Il primo altro non è, che il potere di eseguire e far eseguire il sociale contratto accordato fiduciariamente, ossia senza altre cauzioni che la presunta buona volontà o la parola data dal principe. Il poter dispotico per lo contrario, è la facoltà d'imporre tutto quello che all'imperante piace. Egli è propriamente il diritto del più forte, considerato nel principe, cioè un assurdo in termini come in qualunque altro uomo. L'impero assoluto considerato rispetto al temperato non varia la competenza, ma sol la libertà di esercitarla. «Governaci in pace e giustizia, noi confidiamo in te». Ecco la formola dell'atto costituente l'impero assoluto. L'impero dispotico per lo contrario varia tanto la competenza quanto il libero esercizio."

Giandomenico Romagnosi, "Della Costituzione di una monarchia nazionale rappresentativa" (La scienza delle costituzioni), Reale Accademia d'Italia, tomo II, 1937. Appendice "Teoria Speciale", 1937, p. 885

"Il fuoco della conoscenza, quando inizia a bruciare nelle società degli uomini, inizia sempre così." continua Prometeo "Si tratta di un leggero sussulto che manifesta delle necessità. Un sussulto timido che dice, al Dio padrone della società, come sia per lui più conveniente un atteggiamento più rispettoso ad un atteggiamento assolutista. L'uomo sottomesso a Dio, nel cui cuore arde il fuoco della conoscenza, non è in grado di ergersi davanti a Dio, di guardarlo negli occhi e di esprimere condanna per i suoi delitti. L'uomo sottomesso a Dio è timido, intimidito dal suo stesso ardire che le sue necessità soggettive gli impongono. " Dico adunque che la giusta pretesa di dar costituzioni non versa sulla sostanza del diritto dell'impero, ma solamente sulla forma del di lui esercizio. Non confondiamo il potere assoluto col dispotico." Si tratta dell'uomo intimidito da un'educazione violenta che lo ha sottomesso al "potere assoluto" e che vuole distinguere fra un "potere assoluto" gestito con lungimiranza da un "potere assoluto" gestito con arroganza. Probabilmente quest'uomo sa perfettamente che il "potere assoluto" e il "potere dispotico" sono espressione di impunità vissuta da chi esercita l'imperio, ma non osa ardire oltre. Critica l'uso "cattivo" del regime assolutista, ma non osa criticare il regime assolutista in quanto tale. Quest'uomo supplica il regime assolutista, da pecora che vive nel gregge, dicendo " Governaci in pace e giustizia, noi confidiamo in te". Eppure, la supplica è eversione in sé stessa. L'uomo che supplica ha riconosciuto che qualche cosa non funziona nell'esercizio del dispotismo di Dio. La supplica che non viene accolta accumula rabbia nelle aspettative dell'uomo risvegliando le Erinni represse dalla sottomissione dentro di lui. Il fuoco della conoscenza che ho portato all'uomo, è un bruciore che si rivela sempre più forte dentro all'uomo. Una tensione che si accumula ad altre tensioni e che spinge il singolo uomo, o gruppi di uomini, a modificare le relazioni in cui si svolge la loro esistenza."

"Ma la teoria leninista della rivoluzione non si limita, com'è noto, a questo solo aspetto della questione. Essa è in pari tempo la teoria dello sviluppo della rivoluzione mondiale. La vittoria del socialismo in un solo paese non è fine a sé stessa. La rivoluzione vittoriosa in un paese deve considerarsi non come una entità a sé stante, ma come un contributo, come mezzo per affrettare la vittoria del proletariato in tutti i paesi."

Stalin, Questioni del leninismo, L'Unità, 1945, p. 127

"Che cos'è una rivoluzione?" inizia il nuovo discorso Prometeo "E' la modificazione del rapporto di forza fra le persone e coloro che hanno il potere di obbligare le persone agendo sulle condizioni educative nella loro prima infanzia."

Dopo questa definizione, Prometeo si ferma, come per riflettere. Poi aggiunge: "La rivoluzione non è la sostituzione di una descrizione della realtà con una diversa descrizione della realtà. La rivoluzione non è la sostituzione di una verità con un'altra verità. La rivoluzione è in atto quando una realtà si apre al cambiamento verso un futuro in cui vengono diminuiti gli ostacoli alla vita degli uomini. Un futuro in cui la vita è meno faticosa e dolorosa rispetto al presente vissuto. La rivoluzione è il passaggio da una verità concepita come assoluta, da qui il "potere assolutista", ad una verità suscettibile di modificazione, da qui la ricerca del vero e dell'ottimale che modifica la verità in essere. E' il mio fuoco che brucia nel cuore degli uomini come una costante ricerca della libertà dell'uomo dall'assolutismo. Più l'uomo cerca la libertà dall'assolutismo e più i profeti dell'assolutismo chiedono la libertà di essere assolutisti e padroni di uomini. Il mio fuoco che brucia dentro il cuore di uomini e donne non vi permetterà di dare nulla per scontato perché la forma illusoria occulterà sempre le intenzioni e gli intenti di coloro che dicono agli uomini che gli altri hanno una "falsa opinione della propria saggezza"."

"Ma quale patria sceglierebbe un uomo saggio, libero, un uomo con un mediocre patrimonio, e senza pregiudizi? Un membro del consiglio di Pondichéry, alquanto dotto, tornava in Europa per via di terra con un bramino, più istruito dei comuni bramini. "Come trovate il governo del Gran Mogol?" disse il consigliere. "Abominevole" rispose il bramino. "Come volete che uno Stato sia felicemente governato dai Tartari? I nostri Rajà, i nostri Omrà, i nostri nababbi sono contentissimi, ma i cittadini non lo sono, e milioni di cittadini saranno pur qualche cosa."

Voltaire, Dizionario filosofico in Tutti i romanzi e i racconti e Dizionario Filosofico, Newton, 1995, p. 698

Riprese la parola Prometeo "Quando si parla si dimenticano sempre le condizioni dell'altro. Io posso scegliere una nazione in cui stare, ma quella nazione, con le altre nazioni, ha vissuto conflitti che hanno limitato i suoi confini e hanno determinato le sue condizioni d'esistenza. Fra queste nazioni, un uomo può scegliere? Ci fu un tempo in cui a Babilonia vennero portati molti uomini di molte nazioni per rendere grande la città. Un po' alla volta, gli uomini di quelle nazioni si integrarono formando un solo popolo. Solo i padroni di un gruppo di persone ebbero paura di perdere il loro gregge di uomini e provvidero a marchiarli affinché non partecipassero a costruire il popolo di Babilonia. Non ha senso la domanda " Ma quale patria sceglierebbe un uomo saggio, libero, un uomo con un mediocre patrimonio, e senza pregiudizi?" perché per gli uomini non esiste questo tipo di scelta se non quando le condizioni, in cui si svolge la vita dove sono nati, rendono la vita dolorosa e loro sono costretti alla fuga. Fuggire non è una scelta, è una necessità che spinge l'uomo a fuggire dal dolore. Oggi possiamo fare la stessa domanda al Bramino di Voltaire. "Com'è il paese dominato dai bramini?" e la risposta sarebbe sempre la stessa: "abominevole" e " i nostri nababbi sono contentissimi, ma i cittadini non lo sono, e milioni di cittadini saranno pur qualche cosa"."

"Abbiamo detto che gli operai non potevano ancora possedere una coscienza socialdemocratica. Essa poteva essere loro apportata soltanto dall'esterno. La storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia con le sue sole forze è in grado di elaborare soltanto una coscienza tradunionista, cioè la convinzione della necessità di unirsi in sindacati, di condurre la lotta contro i padroni, di reclamare dal governo questa o quella legge necessaria agli operai."

Lenin, Che fare, Opere scelte in 6 volumi, Vol 1, Editori Riuniti e Edizioni Progress, p. 268

"Ogni singolo uomo può solo organizzare in sé stesso il fuoco della conoscenza che io ho acceso nel suo cuore." Continua Prometeo "Ogni singolo uomo può affrontare il mondo partendo dai suoi bisogni e da come crede si possano risolvere i suoi problemi. Un gruppo di uomini può fare lo stesso anche se la loro forza è proporzionale al numero di uomini e alla qualità della loro capacità di incidere nella società. Uno degli effetti della sottomissione dell'uomo consiste nel costringere l'uomo a guardare alla propria quotidianità come l'unica quotidianità possibile. La sottomissione costringe l'uomo ad abbassare lo sguardo e a restringere il proprio orizzonte. Il fuoco che ho acceso dentro all'uomo ha il potere di alimentare il bisogno di conoscenza e di consapevolezza, ma non quello di modificare il suo modo di pensarsi nell'esistenza. Il fuoco alimenta la necessità di rispondere ai propri bisogni e alle proprie necessità, non dice come soddisfare necessità e bisogni. Il mio fuoco brucia nel cuore degli uomini e più il fuoco brucia, più gli uomini sollevano lo sguardo e allargano l'orizzonte dove la propria necessità non è conchiusa nel proprio quotidiano, ma emerge come risposta alla condizioni imposte dall'oggettività. Quest'uomo non pone più la soddisfazione dei propri bisogni come motivo del proprio agire, ma agisce per modificare le condizioni oggettive alle quali egli, con le altre persone, si è adattato."

"Dare al governo la forza necessaria per ottenere che i cittadini rispettino sempre i diritti dei cittadini e che neppure il governo stesso possa violarli; ecco, a mio avviso, il doppio problema che il legislatore deve cercare di risolvere. Il primo mi sembra molto facile. Quanto al secondo, si sarebbe tentati di considerarlo insolubile se si consultassero solo gli avvenimenti passati e presenti senza risalire alle loro cause. Percorrete la storia, troverete dappertutto i funzionari opprimere i cittadini e il governo divorare il potere. I tiranni parlano di sedizione quando il popolo osa lamentarsi di come vanno le cose, quando l'eccesso di oppressione gli restituisce la sua energia e la sua indipendenza. Piacesse a dio che potesse conservarla per sempre! Ma il regno del popolo dura un giorno; quello dei tiranni abbraccia la durata dei secoli. Dopo la rivoluzione del 14 luglio 1789 e soprattutto dopo quella del 10 agosto 1792, ho sentito parlare molto spesso di anarchia; io affermo che la malattia dei corpi politici non è l'anarchia, bensì il dispotismo e l'aristocrazia. Io trovo, qualunque cosa ne abbiano detto, che solo a partire da quest'epoca tanto calunniata abbiamo avuto un inizio di legge e di governo nonostante i torbidi che sono soltanto le ultime convulsioni della regalità moribonda e la lotta di un governo sleale contro l'eguaglianza.

Massimiliano Robespierre, La scalata al cielo, Essedue, 1989, p.99-100

"Alzare lo sguardo verso il cielo" continuò Prometeo "significa cogliere la relazione fra ciò che si è diventati e le forze che nell'oggettività vissuta ci hanno costretto a diventare ciò che oggi siamo comprendendo che cause diverse avrebbero potuto produrre un diverso noi stessi. Io ho rubato il fuoco agli Dèi per accendere il Dio che potrebbe diventare ogni singolo Essere della Natura, ma se gli Dèi non avessero trattenuto il fuoco della consapevolezza per sé stessi, io non lo avrei rubato anche se il mio furto non impoverì gli Dèi ma contribuì affinché nuovi Dèi potessero accede all'Olimpo. La conoscenza e la consapevolezza sono le sole cose che si debbono rubare perché l'atto del rubare sottolinea il valore che hanno per chi le ruba. Rubare la conoscenza non impoverisce il derubato, ma lo arricchisce perché vivrà in un mondo di soggetti consapevoli. Comprendere che le cause nell'oggettività sono coloro che costruiscono la soggettività, significa poter dare l'assalto al cielo della conoscenza perché modificando le cause si modifica un futuro possibile. Se tu non condanni quel Dio per aver macellato l'umanità col diluvio universale, tu non modifichi nel mondo la tensione che porta a risolvere i problemi mediante il genocidio. Alzare lo sguardo significa capire come Yahweh, Allahu Akbar, siano l'origine del male. Quel male che " Percorrete la storia, troverete dappertutto i funzionari opprimere i cittadini e il governo divorare il potere. I tiranni parlano di sedizione quando il popolo osa lamentarsi di come vanno le cose, quando l'eccesso di oppressione gli restituisce la sua energia e la sua indipendenza". Quel male che indica nelle persone il popolo e non i cittadini, che pensa alle persone come oggetti creati e non adattati all'oggettività sociale, che gestisce le persone non per i loro bisogni, ma ruba loro un futuro possibile."

Triste e perplesso Prometeo scosse la testa a destra e a sinistra più volte sussurrando: "Non basta che io abbia messo il fuoco nel cuore dell'uomo, alzare lo sguardo dalla propria condizione di pecora del gregge è un atto di volontà che appartiene ad ogni singolo uomo. Purtroppo, "sospira Prometeo "gli uomini e le donne che lo fanno si sentono soli in un mondo di uomini e donne ridotte a pecore di un gregge e spesso finiscono per sacrificare sé stessi sbranati dalle stesse pecore. Come me, incatenato ad una roccia con l'aquila che mi divora il fegato, per aver portato il fuoco dell'eternità agli uomini. Nessun uomo è salito su quella roccia a tentare di spezzare le mie catene. Ero solo finché non arrivò Ercole, l'uomo col quale ho fatto alcuni passi verso l'eternità. Nessuno insegna agli uomini, che alzano lo sguardo verso il cielo, a proteggere sé stessi. Il gregge pensa gli uomini come sé stesso o come il loro pastore-padrone. Non tollera la pecora che fugge dal gregge e cerca la sua vita. Quando questo succede, i padroni e i cani abbandonano il gregge e danno la caccia a quella singola pecora perché se la singola pecora impara a saltare sulle rocce, altre pecore possono abbandonare il gregge. Per questo Yahweh e Allahu Akbar, ordinano di uccidere chi non si mette in ginocchio davanti a loro. Loro temono, hanno paura solo della pecora che usa la volontà per percorrere il proprio sentiero. Temono la pecora che coglie dall'albero della vita per mangiarne e vivere in eterno."

La nebbia fitta descrisse un mondo nuovo che apparve agli occhi degli arbitri sbigottiti. Il mondo non era ciò che appariva, ma appariva per quello che chi guardava voleva che fosse e quanto loro volevano era quanto a loro appariva: l'oscuro della conoscenza che si esprimeva come nebbia. Nebbia sempre più fitta.

 

Continua...

Il significato della partita di calcio della filosofia spiegate dagli Dèi.

 

Marghera, 18 febbraio 2020

 

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Claudio Simeoni

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Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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della Federazione Pagana

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