La partita di calcio fra filosofi, azione n.10
Esistenzialisti e Rinascimentali n.2

Capitolo 41

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

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Esistenzialisti e Rinascimentali n.2

 

Continua dal precedente...

Kant, lanciato nell'area degli Esistenzialisti si trova a dover affrontare Kierkegaard che oppone la necessità della disperazione al bisogno di felicità:

"Questa forma di disperazione (ignoranza della disperazione) è la più comune nel mondo: anzi, ciò che si chiama il mondo o, più precisamente, ciò che il cristianesimo chiama il mondo, cioè il paganesimo e l'uomo naturale nella cristianità, il paganesimo storico del passato e del presente, e il paganesimo nella cristianità, è proprio questa specie di disperazione; è disperazione, ma non lo sa."

Soren Kierkegaard, La malattia mortale, Se, 2008, p. 45

Scartato Kant, passa la palla Schelling che riceve con grande classe:

"Dioniso, e cioè quello che è l'immediato soggiogatore del dio reale, si trova nella coscienza ellenica così come in quella egizia, e cooperava all'ultimo risultato della coscienza ellenica così come a quello della coscienza indiana o egizia. Solo che questo Dioniso – Dioniso nel contrasto e nella tensione – nella coscienza ellenica giunta a compimento era già subordinato, e l'intera, la completa idea lo superava, come lascia intendere lo stesso Erodoto quando dice che Melampo ha insegnato agli Elleni Dioniso e le processioni dionisiache, ma che non ha compreso tutto o il tutto, quale è stato definito più tardi: il tutto (e cioè l'idea di Dioniso) si è rivelato più grandiosamente, soltanto più tardi."

Schelling, Filosofia della Rivelazione, Rusconi, 1997, p. 709

Schelling tenta il passaggio a Nietzsche che, afferrata la palla al volo, sembra a suo agio in un mondo dionisiaco:

L'estasi dello stato dionisiaco, abolendo le abituali barriere e i confini della vita, ha un fattore letargico in sé per tutta la sua durata, fattore in cui va sommerso tutto quello che è stato individualmente vissuto nel passato, e questo abisso d'oblio scinde il mondo d'ogni giorno dalla realtà dionisiaca. Ma non appena la realtà giornaliera riaffiora alla coscienza, viene sentita con disgusto per quello che è in realtà: una disposizione ascetica dell'animo a negare la volontà è il frutto di quella circostanza. In questo senso l'uomo dionisiaco assomiglia ad Amleto: entrambi hanno gettato un giorno uno sguardo lucido alla realtà delle cose, e ormai provano ripugnanza all'azione; poiché la loro azione non può mutar nulla dell'eterna sostanza delle cose, sentono che è ridicolo o insultante che si chieda loro di rimettere a posto un mondo uscito dai cardini.

Friedrich Wilhelm Nietzsche, La nascita della tragedia, Orsa Maggiore Editrice, 1993, p. 49

E' Hobbes che si lancia sui piedi di Nietzsche ricordandogli che cosa sia o non sia onorevole:

"La buona fortuna, se è duratura, è onorevole come segno della benevolenza divina. La cattiva fortuna e le sconfitte sono disonorevoli. Le ricchezze sono onorevoli perché costituiscono potere. La povertà è disonorevole. La magnanimità, la liberalità, la speranza, il coraggio, la sicurezza sono onorevoli poiché procedono dalla consapevolezza del potere. La pusillanimità, la parsimonia, il timore, la diffidenza sono disonorevoli."

Hobbes, Leviatano, Laterza, 1989, p.73

Hobbes in possesso di palla passa a Spinoza libero al centrocampo:

"Le cose che conducono alla convivenza sociale degli uomini, ossia fanno sì che gli uomini vivano in concordia, sono utili, e sono, al contrario, cattive quelle che suscitano nella società discordia."

Spinoza, Etica, Fratelli Melita, 1990, p. 300

Spinoza a sua volta, passa la palla a Kant che si libera con arguzia dagli avversari:

"Dunque la differenza tra le leggi di una natura alla quale la volontà sia soggetta, e una natura che sia soggetta ad una volontà (rispetto a ciò che è in relazione con le sue azioni libere), poggia sulla necessità che, nella prima, gli oggetti siano cause delle rappresentazioni che determinano la volontà, mentre nella seconda la volontà ha da essere causa degli oggetti, di modo che qui la causalità ha il suo motivo determinante esclusivamente nella facoltà razionale pura, che quindi può anche essere chiamata "ragione pura pratica".

Kant, Critica della ragion pratica, BUR, 1992, p. 201

E assistiamo ancora ad un tentativo di Kant di portarsi avanti nell'area avversaria….

 

Continua...

 

Marghera, 30 aprile 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
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