La partita di calcio fra filosofi, azione n.28
Fondamentalisti contro Rinascimentali n. 6

Capitolo 59

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

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Fondamentalisti e Rinascimentali n. 6

 

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Il calcio d'inizio del secondo tempo è fatto dai Rinascimentali contro i Fondamentalisti. La palla viene calciata da Marsilio Ficino.

"Ciò che spetta per sé a una cosa non si separa mai da essa. La rotondità inerisce per sua natura al cerchio e perciò non vi è mai nessun cerchio che non sia rotondo. Ma la rotondità inerisce talvolta al legno, non perché è legno (ogni legno infatti sarebbe rotondo), ma perché riceve dall'artefice una forma circolare che è accompagnata dalla rotondità, perciò in questo caso deve assumere la rotondità. Il legno talvolta cessa di essere rotondo, innanzi tutto quando non ha più la forma circolare, resta però legno, seppure non rotondo. Invero la figura circolare è rotonda in modo tanto necessario che, se cessa di essere tonda, cessa pure di essere circolare. Allo stesso modo, il calore per sé appartiene a fuoco, l'umidità all'acqua, la luce al sole. Non diversamente anche l'essere spetta alla forma per se stessa, infatti ciascun individuo di una specie, è ciò che è in virtù di una forma, che gli conferisce l'appartenenza a quella specie."

Marsilio Ficino, Teologia Platonica, Bompiani, 2011, p. 349

Il tiro di Ficino viene intercettato da Galilei che così, per la prima volta, entra in partita toccando la sua prima palla:

"Ma perché, dove s'hanno i decreti della natura, indifferentemente esposti a gli occhi dell'intelletto di ciascheduno, l'autorità di questo o di quello perde ogni autorità nel persuadere, restando la podestà assoluta alla ragione, però passo a quello che vien nel secondo luogo prodotto, come assurdo conseguente alla dottrina d'Archimede, cioè che l'acqua dovesse essere più grave della terra. Ma io veramente non trovo che Archimede abbia detta tal cosa, né che ella si possa dedurre dalle sue conclusioni; e quando ciò mi fusse manifestato, credo assolutamente che io lascerei la sua dottrina, come falsissima."

Galilei, Opere vol 1, Utet, 2005, p. 444 445

Galilei, dopo qualche passo, passa la palla a Giamblico.

"I Pitagorici chiamavano l'1 "intelligenza", perché pensavano che questa è siile all'Uno: infatti tra le virtù essi assimilavano l'1 alla prudenza, perché ciò che è corretto è uno. Lo chiamavano anche "essere", "causa di verità", "semplicità", "modello", "ordine", "concordia", "l'uguale che sta tra maggiore e minore", "la medianità che sta tra tensione e allentamento", "la misura della molteplicità", "l'istante del tempo"; lo chiamavano anche "nave", "carro", "amico", "vita", "felicità". Dicono inoltre che al centro dei quattro elementi c'è come un cubo unitario infuocato, la cui posizione centrale, essi dicono, conosce anche Omero quando dice: "tanto al di sotto dell'Ade, quanto il cielo dista dalla Terra."

Giamblico, Il numero e il divino, Rusconi, 1995, p. 401

Su Giamblico interviene Socrate nella sua prima azione.

"Della mia sapienza, se pure è sapienza e quale sia, io vi porterò come testimone il Dio di Delfi. Certamente voi conoscete Cherefonte. Costui fu mio amico dalla giovinezza e fu amico del vostro partito popolare e in quest'ultimo esilio venne in esilio con voi e con voi ritornò. E sapete anche che tipo era Cherofonte, e come era risoluto in ogni cosa che intraprendeva. Ebbene, un giorno, recatosi a Delfi, ebbe l'ardire di interrogare l'oracolo su questo. Come ho detto, o cittadini ateniesi, non fate chiasso. Cherofonte domandò, infatti, se c'era qualcuno più sapiente di me. La Pizia rispose che più sapiente di me non c'era nessuno. Di queste cose vi farà da testimone suo fratello che è qui, dal momento che Cherofonte è morto."

Socrate, Tutti gli Scritti, Apologia di Socrate, Bompiani, 2014, p. 27

Socrate in difficoltà per essere circondato da tre giocatori Rinascimentali passa la palla a Gesù detto "figlio di Yahweh".

"Gesù gli rispose: "lascia fare per ora, poiché ci conviene adempiere così ogni giustizia". Allora accondiscese. Appena battezzato, Gesù uscì subito dall'acqua ed ecco, si aprirono i cieli e vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire sopra di sé. Ed ecco, una voce dei cieli che diceva: "Questo è il mio figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto"."

Vangelo di Matteo 3, 15 17

Gesù detto "figlio di Yahweh", passa la palla a Maometto detto "profeta di Allahu Akbar".

"Quando venne loro imposto d'autorità: "Dovete credere come solo sanno credere gli esseri umani!" se ne infischiarono: "Proprio noi? Credere alla maniera dei pazzi?". In realtà i pazzi sono loro, e senza rendersene conto, per giunta."

Maometto, Corano, Sura II La vacca, versetto 13, Oscar Mondadori, 1980, p. 87

Su Maometto detto "profeta di Allahu Akbar" interviene Locke nel tentativo di fermare l'attacco dei Fondamentalisti.

"Ogni uomo è autorizzato ad ammonire, esortare, convincere un altro dei suoi errori e, attraverso il ragionamento, a condurlo alla verità; ma il promulgare leggi, ricevere obbedienza, obbligare con le armi è peculiare del magistrato. Pertanto affermo che il suo potere non può giungere fino a stabilire, per mezzo dell'autorità delle leggi, gli articoli della fede o del culto divino. Le leggi infatti non rivestono alcun valore se prive di sanzioni, ed esse, in questo caso, sarebbero del tutto vane, in quanto non servono a convincere le menti."

John Locke, Lettere sulla tolleranza, Demetra, 1995, p. 17

 

Continua...

 

Marghera, 11 giugno 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

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e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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