La partita di calcio fra filosofi, azione n.41
Fondamentalisti contro Esistenzialisti n. 8

Capitolo 72

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Fondamentalisti ed Esistenzialisti n. 8

 

Continua dal precedente...

 

Proclo passa la palla a Tommaso d'Aquino.

"Le cose che essi prevedono non le predicono illuminando la mente, come avviene nella rivelazione divina: poiché essi non hanno l'intenzione di perfezionare l'anima umana con la conoscenza delle verità, ma piuttosto di sviarla dalla verità. Essi invece, fanno queste predizioni talora alterando l'immaginativa, o nel sonno, mostrando nel sogno alcuni indizi del futuro; o nella veglia com'è evidente nel caso degli ossessi e dei pazzi, i quali predicono delle cose future; oppure mediante certi segni esterni, come il volo o il canto degli uccelli, le figure trovate nelle viscere degli animali, quelle risultanti da determinati punti, e con altre cose del genere, che sembrano dipendere dal caso; talora poi apparendo visibilmente, e predicendo a parole le cose future."

Tommaso d'Aquino, Somma contro i gentili, Mondadori, 2009, p. 947

Tommaso d'Aquino passa a Giamblico che riceve la palla e tenta di liberarsi di Schopenhauer e Gadamer che tentano di attaccarlo.

"Ma in questi tre ambiti, nei quali vengono misurate tutte le cose divine, la preghiera prepara la nostra amicizia con gli Dèi e ci procura i tre vantaggi della teurgia che provengono da loro: quello che tende all'illuminazione, quello che tende ad un'azione comune e quello che, muovendo dal fuoco del sacrificio, tende ad un perfetto riempimento della nostra anima. E ora la preghiera precede i sacrifici, ora invece interviene durante il rito sacro, ora conclude i sacrifici, e nessuna opera sacra è compiuta senza le suppliche contenute nelle preghiere."

Giamblico, I misteri degli egiziani, BUR, 2003,p. 377

Giamblico, con un corto passaggio, serve Paolo di Tarso.

"Che diremo dunque? Che la legge è peccato? No, certo! Ma io non ho conosciuto il peccato se non per mezzo della legge. Difatti, avrei ignorato la concupiscenza se la legge non mi avesse detto: "Non desiderare". Ma il peccato, poi, approfittando dell'occasione di questo precetto, ha suscitato in me ogni sorta di cupidigie; poiché senza legge il peccato è morto. Un tempo, senza legge, io vivevo; ma venuto il precetto, il peccato si ridestò ed io morii: sicché il precetto che doveva darmi la vita, diventò occasione di morte. Poiché il peccato, colta l'occasione del precetto, mi sedusse e per mezzo di esso mi uccise. Sicché la legge è santa, e santo, giusto e buono è il precetto."

Paolo di Tarso, Lettera ai Romani 7, 7-12

Paolo di Tarso serve immediatamente Gesù, detto figlio di Yahweh.

"Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi"."

Vangelo di Matteo 20, 8 – 16

Gesù, detto figlio di Yahweh, vistosi attaccato da Jaspers e Gadamer, preferisce lasciare la palla a Platone.

"Inoltre gli Altri non sono né simili né dissimili rispetto all'Uno, né la somiglianza e la dissomiglianza sono in loro: se infatti fossero simili e dissimili o avessero in sé somiglianza e dissomiglianza, gli Altri dall'Uno in qualche maniera avrebbero in se stessi due affezioni opposte tra loro"

Platone, Tutti gli scritti, Parmenide, Bompiani, 2014, p. 409

Su Platone interviene Schopenhauer.

"Va qui notato di sfuggita, che taluni spiriti trovano piena soddisfazione solo in ciò che viene conosciuto intuitivamente. Causa ed effetto dell'essere nello spazio, intuitivamente manifestato, è ciò che essi cercano: una dimostrazione euclidea, o una soluzione aritmetica di problemi geometrici non li attira. Altri spiriti all'opposto domandano concetti astratti, che soli si prestano all'applicazione e alla comunicazione; essi hanno pazienza e memoria per i principi astratti, formule, dimostrazioni in lunghe serie di sillogismi, e calcoli, i segni dei quali rappresentando le più complicate astrazioni. La differenza è caratteristica."

Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione vol. 1, Laterza, 1986, p. 98

Lancio lungo di Schopenhauer per Heidegger.

"Offrire, di fronte ad Essere e tempo, la dimostrazione che in esso il "popolo" e la "comunità del popolo" non sono affatto posti e nominati come centri di senso, è come, di fronte a un abete, dimostrare che esso non sa offrire le stesse prestazioni di una macchina da corsa. Alla fine l'abete, in quanto abete, è sempre capace di compiere ciò di cui un'automobile da corsa non sarà mai capace, per quanto chiassoso e imponente possa essere il suo arrivo. Allo stesso modo Essere e tempo vuole qualcosa che, restando in silenzio, percorre di gran lunga tutto ciò che si può dire del "popolo" nella "filosofia apparente" che nel frattempo è diventata quanto mai smaniosamente "nazionalista"."

Martin Heidegger, Quaderni neri, Bompiani, 2015, p. 383

Con la palla al piede Heidegger punta dritto su Bernardo Gui…

 

Continua...

 

Marghera, 13 luglio 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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