Razza, religione e morale

di Silvano Lorenzoni

Filosofia Pagana

 

Capita di incontrarsi con certi scritti, anche di gente abbastanza colta (01), nei quali viene affermato che la 'religione' sta scomparendo ed è giusto che sia così, in quanto essa non avrebbe in alcun modo contribuito a rendere l''uomo' migliore. Chi fa questo tipo di discorsi (a) non si è mai soffermato a considerare che cosa sia l''uomo', un concetto ma si può anche dimostrare carente di senso; (b)quando si parla di migliorare o peggiorare, si deve fare riferimento a qualcosa. Questi due punti saranno analizzati nel prosieguo; ma sia comunque subito detto che non è compito della religione quello di rendere chiunque 'migliore' o 'peggiore'.

Già Oswald Spengler, ma anche il cattolico Alexis Carrel (02), avevano affermato che il concetto di 'umanità', quindi l''uomo' in astratto, è un concetto esclusivamente zoologico. Secondo i criteri zoologici standard, due gruppi di individui, magari anche morfologicamente diversissimi, ma che siano geneticamente compatibili (quindi quando il meticciato, e non soltanto l'accoppiamento, sia possibile; e il meticcio sia a sua volta fecondo), appartengono alla stessa specie zoologica o botanica. Ne segue che il concetto, puramente zoologico, di 'umanità' (specie umana), è valido è valido solo ed esclusivamente se per 'umanità' si intende l'insieme degli individui geneticamente compatibili con un individuo standard, che per definizione sia umano (03).

Ma quando, abusivamente, questo si volesse estrapolarlo alla religione o alla morale, che non sono fatti zoologici, ne risulterebbe che il concetto di 'umanità' è vuoto. Nello stesso modo che esistono razze inferiori e razze superiori (04), ci sono religioni (e anche morali; religione e morale sono due cose diverse) che in via di normalità sono proprie delle une o delle altre razze.

Le razze superiori, senza volere entrare in dettagli in questa sede, sono essenzialmente due (le 'due grandi razze' di cui parlava il prof. Gaston Amaudruz [05]): quella europide/bianca e quella mongolide/centro ed est-asiatica/'gialla'. – La razza europide, ormai da non pochi secoli, di più o di meno a seconda dei luoghi (06), soggiace a una forma religiosa di importazione, di origine semitica (ma più esattamente: ebraica, vedi il prosieguo), che poi si è ramificata in varietà diverse (cattolicesimo, ortodossia, protestantesimi di vario genere, islam, marxismo).

Che cosa possa essere la religione nel senso superiore della parola (e quindi, dal punto di vista della sensibilità religiosa propriaazze superiori), è stato descritto nel migliore dei modi dallo studioso Karl Heim (07): "der Gott gehört also nicht zum Wesen der Religion; jede Ehrfurcht vor etwas Erhabenem ist 'Religion', und religionslos im stengen Sinne kann man nur solche Menschen nennen, die überhaupt nichts Grosses anerkennen wollen … Die Eigenart jeder Religion liegt ja darin wie sich der mensch zu dem Überlegenen, zum Erhabenen verhält. Religion ist keine Lehre sondern eine Haltung. Welchen Vorzug sollte eine der religionsformen vor dem übrigen haben, aussen diesem, dass sie einem Menschen artgemäss ist? [Il dio non ha a che fare con la natura della religione; ogni forma di venerazione per qualcosa di sublime è 'religione'; e 'areligioso' in senso stretto può essere detto solo di colui che non vuole riconoscere alcunché di grandioso e superiore … La specificità di ogni religione sta nel contegno che l'uomo adotta davanti al sublime. La religione non è una dottrina ma un contegno. Quale vantaggio potrebbe avere una data forma religiosa rispetto a qualsiasi altra, che non sia il fatto di essere appropriata per un determinato tipo umano?". La religione, nel senso superiore della parola, è dunque la percezione esistenziale del sacro (08).

Invece, per un gruppo di 'intellettuali' alla moda che si sono riuniti in un simposio sulla religione tenutosi a Venezia recentemente (09), una religione è un elenco di dogmi (sic) e la libertà di religione consiste nel potere scegliere a propria discrezione l'elenco che più ci aggrada: questo è del tutto tipico dell'andazzo 'religioso' dei nostri tempi, improntato di ebraismo, quando una 'religione' senza dogmi è diventata qualcosa di inimmaginabile, anzi di irreale.

L'ebraismo i suoi derivati sono quindi, da un punto di vista religioso superiore, delle pseudo-religioni e delle non-religioni che, se fossero state prese alla lettera e adottate pandemicamente dalle popolazioni europidi, non avrebbero potuto avere altro risultato che tarpare del tutto il senso religioso europeo. E qui sia fatto un appunto per rendere chiaro che, almeno secondo lo scrivente, questi sviluppi nel campo del religioso non hanno da vedersi come un'intrusione 'semitica' nella religiosità europea (indipendentemente dal fatto che l'ecumene semitico è sempre stato qualcosa di psicologicamente sospetto), ma propriamente ebraica (10). – La pratica religiosa normale, il culto, presso le popolazioni razzialmente superiori è sempre stata (e continua a essere) di tipo politeista, gli dèi essendo visti come delle nude forze insite nella natura – della quale costituiscono l''anima' -; forze con le quali dei rapporti con gli umani potevano comunque averli. Ma questo richiedeva da parte umana una 'qualità' diversa e superiore dalla tutta animale grossolanità ebraica (11). Il monoteismo (di monoteismi ce n'è uno solo: l'ebraismo, che poi ha dato origine a diverse derivazioni) è il contratto notarile con un (inesistente) 'dio unico' ed è un'invenzione non genericamente semitica ma specificamente ebraica (se pure è vero che il monoteismo è un fenomeno semitico, resta il fatto che i paleosemiti non erano monoteisti).difficile immaginarsi qualche forma religiosa più lontana dal sentire genuinamente europeo che l'ebraismo e i suoi derivati, che hanno sostituito alla percezione esistenziale del sacro l'appena menzionato contratto con un inesistente 'mostro metafisico' dalla mentalità ebraica. Per fortuna l'adozione di prodotti religiosi neoebraici in Europa non ha putrefatto completamente la psiche europea, fatte alcune personali eccezioni.

Anche la morale è, come la religione, un fatto razziale ed etnico – questo è stato messo molto in chiaro dal recentemente scomparso filosofo francese Pierre Chassard (12). Per ogni data etnia la morale può avere un andamento parallelo a quello religioso, ma la morale non si confonde mai, sotto circostanze normali, con la religione. La morale è un fatto associativo e ha a che vedere con il comportamento sociale, familiare, comunitario delle persone e non con il sacro. Una persona di una data razza e cultura ha un suo a?d?? (per dirla con la terminologia degli antichi elleni), per cui un suo specifico comportamento diviene disdicevole anche e soprattutto quando esso comporti il dovere vergognarsi davanti a sé stessi. Invece il monoteismo ha introdotto il castrante concetto di 'colpa' (che deve essere 'espiata') e di peccato, per cui il giudizio morale come tale viene a cadere: colpevoli si è non per il male che si possa avere fatto, ma per avere contraddetto la volontà di quel tale dio unico e inesistente, volontà codificata in quella serie di proibizioni che sono quei famosi dieci comandamenti. La cosiddetta morale e i cosiddetti valori cristiani vengono a essere soltanto le norme morali razziali degli europei e degli est-asiatici, adesso ammantate di paludamenti ebraici, un paludamento che, nonostante tutto, non poté non comportare un certo peggioramento nelle medesime – non a caso Emil Cioran scrisse una volta che la cristianizzazione causò un peggioramento nella morale degli europei, che ne risultò 'annacquata'. In riguardo vale la pena di dare un'occhiata alla Storia criminale del cristianesimo di Deschner (13). Il che ci fa ritornare a quanto proposto all'inizio di questo breve saggio: la 'religione' (cioè il cristianesimo, secondo quelli che non conoscono altra 'religione' che il giudeo-criatianesimo) non ha fatto certamente niente per rendere l''uomo' (leggi: l'europeo) 'migliore' (quindi: più in risonanza con la sua propria natura) – se mai, lo ha peggiorato.

Vale un appunto riguardo alle razze di infimo livello nell'ecumene zoologico 'umano'. La teologia monoteista ebraica e neoebraica – cristianesimi, islam, marxismo – dichiara che anche queste razze sono 'carne da conversione', tanto come europei ed est-asiatici, con risultati spesso caricaturali (14). In che cosa consista la morale (proprio morale e non 'morale' fra virgolette) di quegli abitatori dell'Africa nera e della Papuasia, detrrminata dalla loro costituzione psicologica razziale, è desumibile da alcuni testi seri di antropologia culturale (15). E non a caso già un secolo e mezzo fa il cattolicissimo Arthur de Gobineau (16) aveva scritto che che la conversione al cristianesimo non 'migliorava' in niente quelle popolazioni, né intellettualmente né 'moralmente' (da un punto di vista europeo) – il che gli attrasse gli strali dei preti.

L'importanza e il valore della razza, anche per il lato morale e religioso della vita, e non solo in quello intellettuale, dovrebbe dunque essere chiaro.

Pubblicato il 24 aprile 2017

Bibliografia:

 

(01) Due libri che presentano questo punto di vista sono, fra i tanti, Dietrich Bronder, Christentum in Selbstauflösung, Pfeiffer, Hannover, 1956 e Gerhard Szczesny, Die Zukunft des Unglaubens, List, München, 1958.
(02) Oswald Spengler, Der Untergang des Abendlandes, Beck, München, 1981 (orig. 1917); Alexis Carrel, L'Homme, cert inconnu, Plon, Paris, 1935.
(03) Un libro di utile lettura su questo argomento à Vincenzo Tagliasco, Dizionario degli esseri umani fantastici e artificiali, Mondadori, Milano, 1999.
(04) Sia indicato provvisoriamente che le razze superiori si distinguono perché hanno un'acuta intelligenza, misurabile in via approssimativamente obiettiva e scientifica per mezzo del quoziente di intelligenza. Vedasi Silvio Waldner, La deformazione della natura, Ar, Padova, 1997.
(05) Gaston Amaudruz, Nos autres racistes, ?ditions celtiques, Ottawa (Canada), 1971.
(06) Per ultima la Lituania nel 1387.
(07) Karl Heim nel bimestrale Volk in Bewegung (Fretterode), aprile 2014.
(08) Vedi Silvano Lorenzoni, Contro il monoteismo, Ghenos, Ferrara, 2006.
(09) Vedi Silvano Lorenzoni, La figura mostruosa di Cristo e la convergenza dei monoteismi, Primordia, Milano, 2011.
(10) Vedi Silvano Lorenzoni, La figura mostruosa, cit.; e anche idem. Patologie astrali in Itinerarti d'oltretomba e altri cinque saggi sciolti, Primordia, Milano, 2016.
(11) Vedi Silvano Lorenzoni, Contro il monoteismo, cit.
(12) Pierre Chassard, Clairvoyances, Mengal. Bruxelles, 2008. Vedi anche Giorgio Guzzoni, Zur Verwindung der Metaphysik, Bouvier, Bonn, 2002.
(13) Karlheinz Deschner, Kriminalgeschichte des Christentums, un'opera enciclopedica della quale fino adesso sono usciti i primi 8 volumi presso l'editore Rowohlt, Reinbeck bei Hamburg, a partire dal 1988. A seconda che escono i volumi sono anche tradotti in italiano e pubblicati da Ariele, Milano.
(14) Uno sfizioso esempio fu quello di Steven Tari , alias Gesù nero, in Nuova Guinea. Siccome Gesù Cristo aveva detto che bisognava mangiare la sua carne e bere il suo sangue e questo Tari asseriva di essere Gesù Cristo, fu ucciso e divorato dai suoi cannibaleschi conterranei. Vedi il quotidiano Die Welt (Berlin) del 3 settembre 2013.
(15) Testi seri che dimostrino questo argomento ce ne sono pochi: John Baker, Race, Oxford University Press, Oxford (Inghilterra), 1974; Ewald Volhard, Der Kannibalismus, Strecker und Schröder, Stuttgart, 1939; Boris de Rachewiltz, Sesso magico nell'Africa nera, Basaia, Milano, 1983; Maurizio Maggioni, Gnosi, vudù, e fenomeni licantropico-vampirici di Haïti, Primordia, Milano, 1999; Silvano Lorenzoni, Il selvaggio,Ghenos, Ferrara, 205; idem. Patologie astrali, cit.
(16) Arthur de Gobineau, Essai sur l'inégalité des races humaines, Belfond, Paris, 1967 (orig. 1853 – 1855).

Pubblicato il 24 aprile 2017

 

 

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