Il mondo sopravvive ai deliri dei malati di mente; ma gli uomini sono costretti a rimuovere le macerie per poter costruire un futuro possibile.
Purtroppo c'è sempre un malato di mente che vuole trasformare i loro sforzi in macerie per trarne profitto.
Luglio 2026: la Religione Pagana fra filosofia metafisica, psicologia, problemi sociali e cronaca quotidiana.
Argomenti del sito Religione Pagana
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19 luglio 2026

Nel 1996 era in atto, e continuerà per vari anni, una campagna di terrore da parte dell'occidente che finanzia i movimenti terroristi del Dalai Lama al fine di destabilizzare la Cina.
L'obbiettivo dell'occidente, nel finanziare e supportare il Dalai Lama, era quello di ripristinare il regime schiavista in Tibet che imperversava, ad opera dei monaci buddisti, prima della fuga del Dalai Lama dal Tibet con tutte le ricchezze che aveva accumulato sottraendole alla popolazione tibetana.
Si tratta di una campagna feroce che durerà molti anni volta a diffamare la Cina e a paragonare il regime cinese all'hitlerismo occidentale.
L'articolo del quotidiano La Repubblica, su cui voglio riflettere oggi, ha il titolo: Gere, "apostolo" per il Tibet", con un sovra titolo che recita: La massima autorità spirituale buddista incontrerà il Papa. "Il mio paese sta vivendo un periodo tragico". Inoltre, c'è un sottotitolo che dice: Il divo a Palermo con il Dalai Lama contro la repressione cinese.
In realtà, si tratta di più articoli a pag. 23 del giornale La Repubblica del 17 maggio 1996 e quasi tutti a firma di Marco Politi salvo un trafiletto centrale che ha la funzione di "provare" l'attività di repressione della Cina che manca di firma e dal titolo: Scontri tra polizia e buddisti chiuso il monastero Garden.
Dal 1950 lo Stato cinese ha emanato una serie progressiva di decreti che ha posto fine alla teocrazia del Dalai Lama promuovendo l'emancipazione dei servi della gleba sfruttati dal Dalai Lama.
La schiavitù e la servitù della gleba in Tibet terminano nel 1959, in seguito alla rivolta del Dalai Lama. I buddisti del Dalai Lama volevano staccare il Tibet dalla Cina mantenendo lo stato di schiavitù sociale. La rivolta fu repressa. Il Dalai Lama fuggì in India e la regione divenne sotto il pieno controllo da parte della Repubblica Popolare Cinese.
Il termine repressione, se non è definito nella sua qualità, è un termine ambiguo che evoca nel lettore la violenza del più forte contro il più debole.
Nella storia della repressione non esiste l'immagine della repressione di qualcuno più forte che reprime i più deboli al fine di liberare i soggetti deboli della società dalla sua repressione.
Liberare i servi della gleba tibetani dall'oppressione del Dalai Lama richiede la limitazione, per cui repressione, del diritto di dominio dei monaci del Dalai Lama sui servi della gleba. La repressione del più forte per liberare i più deboli che quel forte reprime.
Il Dalai Lama, finanziato dalla Cia USA per destabilizzare la Cina, fugge dal Tibet non potendo più praticare la schiavitù. Ora gira per il mondo, finanziato da mecenati, che desiderano tanto ripristinare la schiavitù dell'uomo sull'uomo, e supportato da schiavisti mancati, uno dei quali Richard Gere.
La propaganda contro la Cina avanza per immagini assemblate, orchestrate, presentate, nascoste e negate.
Scrive Marco Politi:
Nell'ex convento dello Spasimo, dove Richard Gere inaugura con il sindaco Orlando una sua mostra di foto dedicate al Tibet e alla sua lotta per l'indipendenza, si odono sussurri da harem che rimbalzano lungo i pilastri della splendida chiesa a cielo aperto, recuperata dalla giunta palermitana: «E sornione», «è dolce», «ha quello sguardo che prende in giro», «è morbido », «femminile», «quei capelli da pony irlandese». La poliziotta gli stringe la mano estasiata, la vigilessa si nasconde sul petto l'autografo, la ragazzina urla: «Gli ho sfiorato la testa ». L'apparizione del divo, le sue foto in bianco e nero con volti e paesaggi tibetani, monaci dallo sguardo misterioso e alte colonne di templi da cui piove una luce irreale, fanno da testimonial a una mostra più forte: una serie di fotografie sulla repressione e le violenze dell'esercito cinese in Tibet. Corpi abbattuti, statue decapitate, folle di manifestanti incalzati dalle truppe. Gere, fervente buddista, fa da battistrada all'arrivo del Dalai Lama, giunto a Palermo per una settimana di solidarietà per il Tibet. Il Tibet come Palermo, la Cina come la mafia, dirà il sindaco Orlando accomunando simbolicamente due violenze da cui riscattarsi.
La Cina che liberava il popolo tibetano dalla schiavitù imposta dal Dalai Lama è, secondo il sindaco Olando, adoratore del Macellaio di Sodoma e Gomorra, come la mafia. E' un'affermazione talmente aberrante che può essere pronunciata solo da un nemico della Costituzione della Repubblica Italiana.
Non solo la manifestazione, ma in tutto l'articolo Marco Politi finge di confondere la solidarietà al Tibet, che le persone percepiscono come solidarietà al popolo tibetano, con la solidarietà alla teocrazia e all'assolutismo schiavista dei monaci tibetani.
E' indubbio che allora, alcuni tibetani, servi della gleba dei monaci, abbiano manifestato con i monaci per la propaganda assolutista dei monaci che incutevano paura alla popolazione, ma la violenza dell'esercito cinese non era rivolta contro la popolazione tibetana. Era rivolta contro i terroristi buddisti il cui scopo era quello di trafficare con la popolazione trasformata in bestiame umano.
Un attore si fa propaganda con un dittatore e il dittatore si fa propaganda con un attore. Della vita sociale dei tibetani, non frega loro assolutamente nulla.
L'ipocrisia nell'articolo di Marco Politi raggiunge vette eccelse quando scrive:
Nel pomeriggio il Dalai Lama riceve la cittadinanza onoraria del comune di Palermo e con sobrietà perora la sua causa. «Il mio paese - afferma - sta vivendo un periodo tragico. La Cina non sembra disposta a stringere un nuovo patto con il popolo tibetano. Eppure il Dalai Lama ha offerto un accordo che potrebbe accontentare tutti: al Tibet l'autogoverno e a Pechino la gestione della politica estera e della difesa della regione himalaiana.
Il Tibet non sta vivendo un periodo tragico. E' l'oligarchia che viveva di schiavitù, rappresentata dal Dalai Lama, che sta vivendo un periodo di allontanamento dal dominio sul popolo tibetano. La tragedia è percepita dai dominatori che hanno perso il loro dominio, non dal popolo tibetano. La Cina ha stretto un patto col popolo Tibetano. Oggi, nel 2026 osserviamo i progressi economici e sociali di cui gode il Tibet dopo che la Cina ha tolto ai monaci il diritto di trasformare i suoi abitanti in schiavi.
Il Dalai Lama farnetica. Finanziato dalla Cia come terrorista destabilizzatore della Cina, il Dalai Lama è fuggito dal Tibet per organizzare il terrorismo e ripristinare il proprio dominio.
Quanto avrebbe "offerto" il Dalai Lama alla Cina è un'offesa per il popolo tibetano perché alla Cina ha chiesto, in pratica, il ripristino del regime schiavista attraverso la pretesa dell'autogoverno. Non è mai esistita, nelle parole del Dalai Lama, la condanna alla pratica schiavista che lui ha praticato nel Tibet.
Non è un caso che il Dalai Lama si incontri con il suo "amico" Wojtyla, il nazista che beatifica Schuster e omaggia lo stragista Pinochet. Tendono a mettersi d'accordo fra dominatori per stuprare i cittadini anche se entrambi hanno progetti diversi e non vogliono, incontrandosi, compromettere i propri progetti.
Sull'incontro tra il Dalai Lama e Wojtyla, scrive Marco Politi in un articolo dal titolo Il dramma del Tibet in Vaticano, con un sottotitolo Lunga chiacchierata a quattr'occhi tra il Papa e il Dalai Lama sulla stessa pagina dell'articolo precedente:
E' avvenuto, ma non è avvenuto. L'incontro tra Giovanni Paolo II e il quattordicesimo Dalai Lama, Tenzia Gyatso, è stato gestito in Vaticano con un protocollo di tipo cinese. L'udienza c'è stata - ieri a mezzogiorno - ma è una non udienza perché non è stata registrata sul bollettino quotidiano della Santa Sede. Il papa e il Dalai Lama si sono parlati, ma nessun comunicato è stato diffuso.
L'amico Wojtyla si è guardato bene dal compromettere i propri interessi con la Cina incontrando il Dalai Lama. Wojtyla ha mire di espansionismo religioso in Cina e la Cina non tollera che Wojtyla possa usare la sua religione per destabilizzare la Cina. Qualche volta, preti cattolici che praticano l'eversione sociale in nome dell'assolutismo vengono arrestati anche se la Cina ha sempre rifiutato di indicare il cristianesimo come organizzazione eversiva. La Cina si è limitata a imporre delle regole distinguendo fra pratica religiosa permessa e proibizione nell'uso della religione per intervenire nella società.
Wojtyla ha incontrato il Dalai Lama, ma ha relegato l'incontro nel privato emarginando, di fatto, il Dalai Lama.
Marco Politi scrive un altro articolo, sulla medesima pagina del giornale La Repubblica. Un articolo-intervista a Richard Gere dal titolo "Se cambi mente cambi il mondo".
In questo articolo abbastanza lungo, fra l'altro, Marco Politi chiede:
Come pensa di aiutare il Tibet?
«Il mondo è un posto violento, ma ciò che mi colpisce maggiormente è l'indifferenza. Se torturassero i cani e i gatti come trattano i tibetani, sentiremmo ovunque un urlo di protesta. Non possiamo permettere che vada persa un'esperienza spirituale di millecinquecento anni, che vale per tutti. Io voglio salvare il Tibet, perché voglio salvare me stesso». Nel codazzo dei gorilla e delle segretarie Gere fa per andarsene.
Il Tibet è stato salvato dalla Repubblica Popolare Cinese di cui il Tibet è parte integrante. Richard Gere vuole salvare il diritto del Dalai Lama e dei monaci buddisti di trasformare il popolo tibetano in schiavi. Sotto il controllo dello Stato cinese, diventare monaco lamaista non costituisce più una promozione sociale. Non ti fa più diventare padrone di schiavi. Puoi fare il monaco, ma non il padrone di schiavi.
Col tempo, la carriera di monaco buddista diventa meno appetibile. Le ragioni religiose vengono ricondotte nell'ambito religioso e perdono quella giustificazione del dominio sociale che era la vera forza dei buddisti tibetani.
Questo è il primo momento che io ho assunto della propaganda occidentale contro la Cina. A questo momento ne seguiranno altri con scontri, anche violenti, messi in atto dai monaci lamaisti contro la Cina in particolare in occasione delle Olimpiadi di Pechino. Ma di questo intendo parlarne più avanti, ora sto trattando il 1996.
Pagina specifica dell'argomento
18 luglio 2026

Modificare le regole della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana. Non si tratta di proposte fatte da un giurista, ma si tratta di una serie di osservazioni di chi ha vissuto le regole della Costituzione Italiana e, per averlo fatto, è stato torturato dalle Istituzione che ancora applicavano il diritto assolutista dell'Italia fascista nonostante la Costituzione democratica.
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.
All'elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d'Aosta ha un solo delegato.
L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.
Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale e diretto dagli elettori su una rosa di quattro nomi, tre indicati dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri e uno indicato dalla Corte Costituzionale.
La designazione dei candidati alla Presidenza della Repubblica in Parlamento partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d'Aosta ha un solo delegato.
I possibili Presidenti della Repubblica saranno indicati in Parlamento dai Deputati e Senatori in seduta comune dei suoi membri. Dopo dieci giorni, e non oltre 15 giorni, dalla seduta comune che ha determinato la rosa dei candidati, il Parlamento, in seduta comune, con una sola votazione, determinerà i tre candidati che concorreranno alla carica di Presidente della Repubblica.
Contemporaneamente, la Corte Costituzionale proporrà il proprio candidato alla carica di Presidente della Repubblica.
L'indicazione dei possibili Presidenti della Repubblica avverrà per scrutinio segreto i candidati che avranno più voti concorreranno alle elezioni popolari per il Presidente della Repubblica con la personalità indicata dalla Corte Costituzionale.
Le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica avrà luogo entro trenta giorni dalla designazione in Parlamento e alla Corte Costituzionale.
Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d'età e goda dei diritti civili e politici.
L'ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.
L'assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.
Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquantacinque anni d'età e non abbia superato i settanta anni d'età.
L'ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.
L'assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.
Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.
Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.
Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.
Sessanta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali per elencare le proposte di Deputati e Senatori. Dopo dieci giorni e non oltre i quindici giorni, procederà per l'elezione dei tre candidati che andranno al voto popolare col membro designato dalla Corte Costituzionale.
Sessanta giorni prima che scada il termine, la Corte Costituzionale si riunirà per eleggere a maggioranza il candidato da proporre all'elezione popolare.
Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, l'elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.
Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.
In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.
Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato e dal Presidente della Camera congiuntamente.
In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati procede alla convocazione del Parlamento iniziando l'iter che porta all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.
Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.
Può inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Può concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale garantita nei principi della Costituzione della Repubblica.
Può inviare messaggi alle Camere e sollecitare dibattiti nella nazione su temi di interesse Costituzionale.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
E' responsabile del carattere Costituzionale dei disegni di legge che il Governo presenta al Parlamento. Qualora insorgano dei dubbi, il Presidente della Repubblica può chiedere il parere della Corte Costituzionale che entro trenta giorni motiverà le sue osservazioni.
Promulga le leggi votate dal Parlamento ed è responsabile della loro corrispondenza ai principi fondamentali della Costituzione.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate di cui è responsabile della condotta Costituzionale; presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge del quale ha la responsabilità della condotta secondo i principi Costituzionali; dichiara la necessità di difesa dello Stato deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura di cui ha la responsabilità giuridica della condotta dei magistrati secondo i principi Costituzionali.
Può concedere grazia e commutare le pene.
E' dovere del Presidente della Repubblica far presente al Governo e ai vari ministri le istanze e le lamentele dei cittadini e pretendere dal Governo e dai Ministri risposta scritta entro e non oltre novanta giorni comunicando tale risposta ai cittadini che hanno lamentato.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.
Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.
Il Presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere.
Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica è responsabile per i suoi atti e se ne assume ogni responsabilità etica e morale. Nessun ministro può rifiutarsi di controfirmare gli atti del Presidente della Repubblica. Qualora si verifichi un conflitto, la Corte Costituzionale è chiamata a redimerlo. Il soccombente deve dimettersi.
Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
Il Presidente della Repubblica è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni.
Qualora si tratti di reati comuni è di competenza la magistratura ordinaria. Qualora la natura dei reati implichi la violazione dei principi Costituzionali, è di competenza della Corte Costituzionale che proclamerà la decadenza del Presidente della Repubblica per attentato alla Costituzione.
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
I cittadini possono mettere sotto accusa il Presidente della Repubblica, qualora ritengano che abbia violato la Costituzione, davanti alla Corte Costituzionale raccogliendo un milione di firme e depositandole presso la Corte di Cassazione. Entro sei mesi dal deposito, la Corte Costituzionale è chiamata a decidere.
Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.
Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservare la Costituzione, davanti al Parlamento in seduta comune.
Da quel momento i suoi atti devono essere conformi ai principi della Costituzione della Repubblica Italiana.
Nella Costituzione della Repubblica Italiana la figura del Presidente della Repubblica è una figura anomala. Se non può esistere un cittadino che non sia responsabile delle proprie azioni, decisioni o scelte, perché mai si deve accettare la condizione secondo cui il Presidente della repubblica è un irresponsabile? Che significa, giurare fedeltà alla Costituzione e poi essere irresponsabile dei propri atti quando, sempre e comunque i suoi atti, devono rientrare nelle norme costituzionali?
Si tratta di un retaggio del regime monarchico in cui il re non è sottoposto alle leggi: come ha tentato di fare Silvio Berlusconi con il Lodo Alfano. Inoltre, non è accettabile che colui che dovrebbe essere il garante della Costituzione per i cittadini, si rivolga ai cittadini dicendo: "Non ho strumenti per agire sull'incostituzionalità dei provvedimenti; e li debbo firmare!". E' come se firmasse un provvedimento relativo alla ricostruzione dello Stato fascista! Bella garanzia per i cittadini. Sarebbe così che si osserva la Costituzione?
Modificare il modo di eleggere il Capo dello Stato lasciando, in primo luogo, la scelta del Parlamento che designi una rosa di nomi scegliendo fra i partiti maggiormente rappresentati nel Parlamento o fra tre nomi di individui che possano garantire una gestione del ruolo di Capo dello Stato coerente, in secondo luogo concedere ai cittadini, in alternativa, la possibilità di una personalità designata dalla Corte di Costituzionale. Infine, lasciare ai cittadini la scelta fra i designati con un'unica elezione. In questo modo si coinvolgono Parlamento, Corte Costituzionale ed elettori.
Stabilire una serie di norme più chiare attraverso le quali il Capo dello Stato può agire per preservare la Costituzione da leggi che ne violano i principi costituzionali e i diritti fondamentali dei cittadini.
Inoltre, si tratta di togliere il Capo dello Stato dalla posizione di "finto monarca" separato dai cittadini e nascosto in una reggia. E' necessario riportarlo fra i cittadini e rendere le sue azioni oggetto di critica e di discussione. Il Capo dello Stato è l'ultima persona che si possa, sia dal punto di vista della sua funzione che dal punto di vista morale, sottrarre alle critiche, anche feroci, da parte dei cittadini.
I comportamenti, come quelli di Gronchi e Segni, Saragat e Leone, per non parlare dei Presidenti della Repubblica più recenti (Cossiga, Pertini e Scalfaro), sono in aperto conflitto con la Costituzione della Repubblica. Troppo spesso si sono configurati come attività esersiva nei confronti dei cittadini.
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17 luglio 2026

La società civile tenta di resistere all'attacco sovranista e diffamatorio del Vaticano.
Il Vaticano, come il Macellaio di Sodoma e Gomorra, accusa le persone di "malvagità". Le diffama, con l'intenzione di emarginarle, per poi colpirle lontano dagli occhi dell'opinione pubblica che potrebbe qualificare il Vaticano come "malvagio" e terrorista.
Il 16 maggio 1996 appare la notizia che uno degli agenti del Vaticano, che opera nella società italiana, è stato condannato per diffamazione. Scoperto nel tentativo di diffamare Severino Antinori accusandolo di "traffico degli ovuli nelle sue pratiche di fecondazione artificiale".
L'accusa serviva per attivare l'indignazione sociale contro una pratica scientifica che voleva correre in aiuto ai desideri delle donne che avevano qualche problema di fecondazione. Tonini voleva suscitare indignazione per un'attività in cui, secondo lui, potenziali Esseri Umani venivano trasformati in bestiame da comperare e vendere richiamando nell'immaginario collettivo un'attività di traffico di persone propria dell'attività storica, e anche nel presente, della Chiesa Cattolica.
Il giorno 16 maggio 1996 il giornale La Repubblica pubblica un articolo, privo di firma, dal titolo Condannato il cardinale Tonini "ha diffamato Severino Antinori" con un sovra titolo che recita Aveva accusato il ginecologo di "commerciare ovuli" per la fecondazione artificiale.
L'articolo del giornale La Repubblica vuole minimizzare le responsabilità criminali di Ersilio Tonini rendendo quasi irrilevante la condanna per il reato di diffamazione commesso contro Antinori.
Il giornale La repubblica, nella sua azione di propaganda, dice chiaramente da che parte sta: disprezzo per le persone della società civile italiana e complicità con l'attività eversiva del Vaticano.
Scrive nell'articolo del 16 maggio 1996 il giornale La Repubblica:
ROMA - Il Cardinale Ersilio Tonini è stato condannato ieri dal tribunale di Monza a un milione di lire di multa per diffamazione a mezzo stampa. Tonini è accusato di aver diffamato Antinori in un articolo pubblicato sull'«Avvenire», in cui sosteneva che il professor Severino Antinori sarebbe ricorso al commercio degli ovuli nelle sue pratiche di fecondazione artificiale. Tonini non era presente al processo. Per omesso controllo è stato invece condannato a 800 mila lire di multa l'ex direttore del quotidiano l'«Avvenire» L. R. I due imputati sono stati poi condannati in solido al risarcimento dei danni per circa 80 milioni di lire. A querelarli era stato lo stesso Severino Antinori, che ieri era presente al processo e ha affermato che gli ovuli citati nell'articolo sono invece frutto di donazioni spontanee.
Il comportamento processuale appare chiaro. Antinori si presenta con la sua faccia, il criminale cattolico, adoratore del Macellaio di Sodoma e Gomorra, scappa sprezzante come un topo di fogna dopo aver usato la stampa per insultare e denigrare. Non ha nemmeno la dignità di assumersi la responsabilità delle sue affermazioni. Come, del resto, fa il Dio dei cristiani.
Diffondere notizie false è un'attività propria dei cristiani. Diffamare le persone è un'attività propria dei cristiani.
Il giornale La Repubblica si affretta a pubblicare le autogiustificazioni del condannato Ersilio Tonini. Il giornale La Repubblica usa deferenza per il condannato Ersilio Tonini mentre, in un numero infinito di casi, ha usato disprezzo nei confronti di persone che non avevano la possibilità di difendersi.
Scrive nell'articolo del 16 maggio 1996 il giornale La Repubblica dando ampio spazio alle giustificazioni del diffamatore:
«Sono perfettamente sereno, rispetto alla sentenza, ma non avevo alcuna intenzione di diffamare: mi sono limitato a scrivere che una donna che non aveva gli ovuli era costretta a comprarli e vederci una diffamazione mi sembra una forzatura» è stato il commento del cardinale alla notizia della condanna. Tonini ha precisato anche di voler continuare ad affrontare temi importanti della bioetica, e in particolare le tematiche che riguardano la fecondazione di donne in età già avanzata «Sono un po' amareggiato - aggiunge - ma tranquillo e sereno sul valore della causa per cui ci battiamo: credo di avere fatto il mio dovere e continuerò a farlo, con semplicità. Certo non mi sento un martire e il valore della causa implica che si sopporti qualche piccolo inconveniente».
Ovviamente, il giornale La Repubblica si guarda bene dal pubblicare le ragioni di Antinori. Ragioni riconosciute dal tribunale come legittime condannando Ersilio Tonini.
Non c'è onestà civile nei cattolici.
Si servono di furbate con cui aggirare e truffare le persone oneste e hanno soldi con cui comprano la stampa che, anziché condannare i loro delitti, si precipita a mettere in evidenza le giustificazioni che loro danno a discolpa delle loro atrocità.
Poi, quando le persone si ribellano alle atrocità, quella stessa stampa si precipita a trasformare i cattolici in martiri al solo fine di salvaguardare il loro diritto alla violenza sociale davanti alla quale i cittadini sono disarmati.
Il Prof. Antinori ha potuto ricorrere in tribunale e aveva un certo spessore culturale da costringere il magistrato ad analizzare la causa che gli era stata sottoposta. Ma spesso, quelle persone che non dispongono della stessa forza di Antinori e ricorrono per giustizia in Tribunale, vengono derisi, offesi e denigrati dagli stessi giudici al fine di garantire al più prepotente di continuare con la sua prepotenza contro i cittadini in nome del crocifisso dietro il quale i magistrati si nascondono (mia esperienza diretta).
Pagina specifica dell'argomento
16 luglio 2026

Modificare le regole della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana. Non si tratta di proposte fatte da un giurista, ma si tratta di una serie di osservazioni di chi ha vissuto le regole della Costituzione Italiana e, per averlo fatto, è stato torturato dalle Istituzione che ancora applicavano il diritto assolutista dell'Italia fascista nonostante la Costituzione democratica.
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.
Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.
L'iniziativa delle leggi appartiene ai singoli componenti delle Camere, ai gruppi parlamentari e alle proposte di legge di iniziativa popolare che abbiano raggiunto le 200.000 firme. Il governo può proporre le leggi solo se queste sono sostenute dal 40% dei parlamentari di una singola camera.
I cittadini esercitano l'iniziativa legislativa, mediante la proposta da parte di almeno duecentomila elettori, di un progetto redatto in articoli e le camere non si potranno esimersi dal discuterlo, dibatterlo e votarlo entro sei mesi dalla presentazione.
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza.
Può altresì stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.
La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che lo discute votandolo sia articolo per articolo che con votazione finale segreta. La commissione deve esaminare il disegno di legge entro e non oltre i sei mesi dalla presentazione, introdurre le modifiche votate in commissione e presentarlo alla camera per il dibattimento. Nessuna proposta di legge può essere archiviata o ignorata. L'ordine di presentazione dei disegni di legge al dibattito delle Camere deve rispondere a requisiti predeterminati di oggettività e non è consentito, nemmeno in via eccezionale, il sovvertimento di tale ordine.
Il regolamento può stabilire procedimenti urgenti per i disegni di legge dei quali è dichiarata e motivata l'urgenza dal Governo, ma il ricorso a tali procedure deve essere limitato e sporadico. Tali necessità non possono interferire nei normali lavori della Camera e del Senato.
Il Parlamento può stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono delegati a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari.
Tali commissioni non possono essere costituite quando il provvedimento verte sui principi Costituzionali. Fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Un quinto dei componenti delle singole camere può chiedere un arbitrato alla Corte Costituzionale qualora ritenga che il provvedimento in discussione violi dei principi sanciti dalla prima parte della Costituzione. Il voto deve essere espresso sempre in maniera segreta. Tutti i lavori delle commissioni, della camera e del senato, come della camera e del senato, devono essere pubblicizzati; i documenti resi pubblici e aperti al controllo dei cittadini. Vanno proposte condanne e pene detentive per il Presidente del Senato e per il Presidente della Camera che impedisca o renda difficoltosa la visione degli atti ai normali cittadini.
La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.
Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall'approvazione.
Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l'urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.
Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall'approvazione.
Se le Camere, ciascuna a maggioranza dei due terzi dei propri componenti, ne dichiarano l'urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.
Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.
Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge può, con messaggio motivato alle Camere, chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.
Il Presidente della Repubblica, qualora ne ravvisi la possibilità, può sospendere la firma ed inviare la legge alla Corte Costituzionale che ne esamini i criteri di costituzionalità. La Corte Costituzionale ha trenta giorni di tempo per dirimere la questione.
E' indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.
E' indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono settecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata raggiungendo la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.
L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.
L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegata al Governo.
Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.
I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.
Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
Il Governo non può, senza la delega delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. Quando ciò dovesse avvenire il governo dovrà dimettersi e il Primo ministro dovrà rimettere l'incarico. Il Presidente della Repubblica nominerà un nuovo capo del Governo.
I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.
Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.
Le Camere non possono deliberare lo stato di guerra in quanto ciò è in contrasto con l'articolo 11 della Costituzione.
E' compito del Presidente della Repubblica, nella sua qualità di garante della Costituzione e capo delle forze armate, impedire abusi di urgenza e di necessità di pace per mascherare aggressioni contro i popoli. E' compito della Corte Costituzionale controllare i provvedimenti che indicano azioni di guerra mascherate da azioni di pace che violino la Costituzione. La Corte Costituzionale deve intervenire e delegittimare gli eventuali provvedimenti qualora questi non rispondano a reali esigenze di pace. I responsabili dei provvedimenti dovranno essere allontanati permanentemente dall'occupazione di cariche elettive e Istituzionali.
L'amnistia e l'indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.
La legge che concede l'amnistia o l'indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.
In ogni caso l'amnistia e l'indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.
L'amnistia e l'indulto sono concessi con legge, sono esclusi dall'amnistia i reati contro la pubblica amministrazione e i reati commessi da dipendenti delle Istituzioni nell'esercizio delle loro funzioni o favoriti dalla loro funzione Istituzionale: si tratta di una questione di sicurezza nazionale.
La legge che concede l'amnistia o l'indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.
In ogni caso, l'amnistia e l'indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.
Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.
OK
Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.
Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.
OK
Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.
A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'Autorità giudiziaria.
Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.
Le inchieste devono essere pubbliche, in ogni sua parte, e non può essere imposta loro nessuna forma di segreto di Stato.
A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'Autorità giudiziaria.
Le leggi sono fatte dal Parlamento, ma riguardano i cittadini.
Il Parlamento è delegato dai cittadini affinché possa esercitare l'azione giuridica negli interessi dei cittadini: non negli interessi dei membri del Parlamento.
I parlamentari non sono i padroni dei cittadini, ma coloro che sono delegati dai cittadini a legiferare per essi. Se da un lato è necessario creare una certa autonomia del Parlamento dal Governo per salvaguardare l'autonomia legislativa, dall'altro lato è necessario avvicinare il Parlamento alle esigenze dei cittadini. E' necessario che il Parlamento risponda alle sollecitazioni dei cittadini. Deve essere aumentato il controllo della Corte Costituzionale sulle leggi del parlamento per la salvaguardia dei diritti fondamentali dei cittadini e deve essere favorito il ricorso al referendum abrogativo da parte dei cittadini.
Pagina specifica dell'argomento
15 luglio 2026

Nel maggio del 1996 il Vaticano beatifica, elevando agli altari, il regime fascista.
Il fascismo è incarnato nella figura di Ildefonso Schuster che, cardinale cattolico di Milano dal 1929 al 1954, fu grande sostenitore del fascismo e uno degli sponsor della supremazia della razza bianca attraverso l'esaltazione delle guerre, per la superiorità, orchestrate dal fascismo.
Già Wojtyla, con molti atti, aveva celebrato il binomio chiesa cattolica e fascismo come una cosa sola accollandosi la responsabilità dei genocidi messi in atto dal fascismo come genocidi fatti in nome di Dio.
Il 02 aprile 1987 Wojtyla incontra Pinochet. L'approvazione di Wojtyla per il genocidio degli oppositori politici messi in atto da Pinochet doveva rimanere riservato. Poi, invece, accettò di apparire con Pinochet sul balcone rendendo pubblica la sua vicinanza di pieno appoggio alla dittatura di Pinochet, come a tutte le altre dittature che in quel momento imperavano nel mondo in nome del cristianesimo per opprimere i popoli.
Il 12 maggio 1996 Wojtyla beatifica il fascismo nelle vesti di Schuster.
La stampa scrisse numerosi articoli di esaltazione del cardinale Schuster e, a seconda dell'indirizzo delle singole testate, si misero in luce gli aspetti che maggiormente interessavano per favorire la propaganda di questa figura fascista.
Il giornale La Repubblica del 12 maggio 1996 pubblica un articolo a firma di Gianni Corbi dal titolo La vita e i miracoli del cardinale nero.
L'articolo ha il pregio di mettere a fuoco le prese di posizioni sociali di Schuster e di inquadrare la sua attività di nemico della società e del progresso sociale in nome dell'oscurantismo e dell'assolutismo fascista.
Per quanto Wojtyla voglia mascherare la beatificazione con una qualche opera caritativa di Schuster, non può nascondere che Schuster altro non è, come Wojtyla, un adoratore del Macellaio di Sodoma e Gomorra e, in quanto tale, non può far altro che esaltare l'opera meritoria del fascismo le cui stragi sono stragi ad imitazione e per la gloria del Macellaio di Sodoma e Gomorra.
Gianni Corbi scrive nel suo articolo il 12 maggio 1996:
Ma l'operoso benedettino non è dedito solo agli alti studi storici e teologici. E' anche molto interessato agli avvenimenti che negli anni convulsi del primo dopoguerra hanno portato al potere il fascismo. Il 30 marzo del 1924 i romani vedranno un allampanato abate Schuster« con paramenti solenni, in piviale e mitra gemmata, sul piazzale della basilica di San Paolo» impartire «la benedizione al gagliardetto del fascio del quartiere Ostiense». Poche settimane dopo - il 10 giugno - Giacomo Matteotti sarà rapito e ucciso da un commando fascista.
La comunione fra cattolicesimo e fascismo, era chiara. Schuster era fascista come i fascisti erano cattolici. Del resto, è stato chiaro Mussolini sull'Enciclopedia Italiana alla voce "fascismo" nel 1932 ed era stato chiaro, nella stessa voce, Gentile.
Non può esistere il principio di uguaglianza nel cristianesimo: nessuno può pensarsi uguale a Dio e pretendere doveri da parte di Dio. E' finito il tempo di Roma antica dove gli uomini stipulavano patti con gli Dèi e gli Dèi erano tenuti a rispettare la loro parte del patto come gli uomini.
Come avrebbe detto Pietro Calogero nei suoi deliri: "Schuster è corresponsabile dell'omicidio Matteotti perché all'interno dello stesso sodalizio ideologico!" E un altro pubblico ministero avrebbe detto: "A me non interessa quale ruolo ha nella banda fascista Schuster, non mi interessa se si è formata organicamente una banda, per me la banda esiste e ogni componente va condannato alla medesima pena".
Il Vaticano teme quello che negli anni '20 e '30 era il comunismo e aveva organizzato il Partito Popolare nel 1919. Dal 1922 il Vaticano iniziò ad appoggiare il Partito Fascista e, per favorirlo, sciolse il Partito Popolare nel 1926.
L'azione di Schuster non è anomala, è la posizione del Vaticano. Il Vaticano riconosce nel fascismo l'ideologia cristiana e appoggia incondizionatamente il regime fascista. Con esso appoggia l'attività squadrista, il razzismo contro zingari ed ebrei e la superiorità della razza italica col diritto di sterminare gli "sporchi slavi" o convertire gli etiopi idolatri.
Scrive Gianni Corbi nel suo articolo il 12 maggio 1996:
Con questi precedenti di studioso, di diplomatico, e di esaltatore del duce, Schuster è avviato ad una rapida carriera. Nessuno infatti si meraviglia quando - il 26 giugno del 1929 - nel clima euforico della «conciliazione» e dei Patti Lateranensi - papa Pio XI nomina Schuster cardinale arcivescovo di Milano. E Schuster, scrive Garzonio, sarà anche il primo alto prelato a «prestare giuramento di fedeltà allo Stato nelle mani di Vittorio Emanuele III presso la tenuta di San Rossore». Schuster e Milano. Per venticinque anni un binomio inscindibile. Ma anche un rapporto complesso e ambiguo. E' vero che Schuster avrà qualche motivo di polemica col regime, soprattutto a causa degli attacchi all'Azione cattolica. E che per polemica, nel luglio del 1931, si rifiuterà di inaugurare la nuova stazione di Milano. Ma è anche vero che il cuore del cardinale continua a battere per il fascismo e per il duce. Un cuore che batterà fortissimo il 28 ottobre del 1935 quando, dal duomo di Milano, Schuster pronuncerà l'omelia più appassionata per il regime trionfante. Inneggia alla «guerra che reca il trionfò della croce di Cristo, spezza le catene, spiana le strade ai missionari del Vangelo». E benedice l'esercito valoroso che «a prezzo di sangue apre le porte di Etiopia alla fede cattolica e alla Civiltà romana».
E' un bugiardo Prevost quando afferma che il macellaio di Sodoma e Gomorra è contro la guerra. La sua organizzazione ha beatificato il cardinale cattolico Schuster che esaltava la guerra che reca il trionfo della croce di Cristo. Prevost non ha condannato la beatificazione. Prevost, non condannando Schuster, si fa complice di Schuster e cambia la narrazione proprio per affermare la legittimità delle affermazioni di Schuster che però non vuole associarle a Trump nel momento presente. Si chiama opportunismo menzognero che funge da base a ben altre violenze e atti di terrorismo da parte del Vaticano. Se Schuster è santo, e ha parlato per volontà di Dio, Prevost è un delinquente bugiardo allo stesso livello di Trump.
E il fascismo manda una massa di delinquenti a macellare gli slavi al fianco dei delinquenti hitleriani: uccideranno, distruggeranno, stupreranno, in nome della superiorità della razza italica come in nome della razza ariana.
Poi succede che questa massa di delinquenti, che si identificavano con la razza superiore, razza italica o razza ariana, viene sconfitta da quelle che consideravano "razze inferiori" che il Vaticano voleva convertire.
E mentre i partigiani stanno costruendo l'Italia democratica, il Vaticano tenta di riposizionarsi. Da un lato aiuterà i nazisti a fuggire e dall'altro lato riorganizzerà il fascismo sotto nomi diversi, ma con la stessa ideologia cattolica, al fine di impedire la costruzione del futuro dell'Italia.
Gianni Corbi scrive il 12 maggio 1996 nel suo articolo:
Il distacco dal fascismo si accentua nei tormentati mesi della Repubblica di Salò. Si manifesta soprattutto quando Roberto Farinacci tenta di mettere in piedi, con don Tullio Calcagno una chiesa ultrafascista. A Schuster che protestava per quell'azione scismatica Farinacci replicò: «Non è lecito che un principe della chiesa si ricordi o si dimentichi di essere italiano, secondo le circostanze [...]. Man mano che si avvicina il giorno della liberazione il ruolo di Schuster diventa sempre più importante. La sua ambizione non nascosta è di emulare Pio XII che era riuscito a salvare dalla distruzione la capitale della cristianità. Il 13 febbraio del 1945 scrive a Mussolini: «Eccellenza, mi risulta che si stia disponendo ogni cosa perché, in un supremo momento di emergenza, l'estrema difesa venga compiuta entro la città di Milano. A nome della religione e della cittadinanza, permettetemi di supplicarvi che ciò non avvenga...». Infine la famosa scena madre drammatica e risolutiva. L'incontro - il 25 aprile del '45 - nell'arcivescovado tra un Mussolini che cerca una via di scampo e i rappresentanti di un Cln che esigono una resa senza condizioni. E in mezzo ai contendenti il cardinale conciliante che offre al duce un rifugio che, stranamente per ragioni ancora non ben chiarite, sarà rifiutato.
Schuster è consapevole della sconfitta del fascismo e della sua ideologia assolutista e tenta di salvare il duce dai partigiani. Offre al duce, in nome della comunanza ideale, un rifugio sicuro che il duce rifiuta.
Il 27 aprile 1945 il Comandante Pier Luigi Bellini delle Stelle ferma un convoglio nazista e arresta Mussolini, travestito da soldato nazista, e l'amante Claretta Petacci. Il 28 aprile 1945 entrambi vengono fucilati e con essi crolla la supremazia della razza italica.
Schuster tenta di salvaguardare il primato fondativo sovranista della chiesa cattolica contro Farinacci e Tullio Calcagno che tentano uno scisma in nome dell'ultradestra. Un po' come oggi succede per Prevost che si è opposto allo scisma dei Lefevriani. C'è sempre qualcuno più fascista di chi è fascista. C'è sempre un trafficante di carne umana più abile e più feroce degli attuali trafficanti di carne umana.
In quel momento, l'intero Vaticano e Schuster si stanno preparando per affrontare le nuove emergenze: la fine del fascismo e l'incognita di una nuova Italia.
Qual è l'ultima azione sociale di Schuster?
Gianni Corbi scrive il 12 maggio 1996 nel suo articolo:
Nel dopoguerra il pendolo di Schuster prendere ad inclinare ancora una volta verso l'estrema destra. Sarà lui a prendere posizione contro don Primo Mazzolari, il coraggioso prete di Cremona accusato di sostenere posizioni progressiste non in linea con la curia di Roma. E sarà lui - il 18 aprile del 1948 - la punta di lancia, insieme al cardinale Giuseppe Siri, di una drammatica campagna elettorale. Oltranzista al punto di ordinare ai suoi sacerdoti di non impartire l'assoluzione ai comunisti o ad altri aderenti contrari alla religione cattolica.
Come se i comunisti di Togliatti fossero stati contrari alla religione cattolica.
Il secondo Governo Bonomi, con Togliatti come vicepresidente, emise il decreto che concesse per la prima volta il voto alle donne. Fino ad allora il cristianesimo e il fascismo aveva relegato le donne come soggetti privi di diritti sociali.
Non si sa se la decisione fu un calcolo o se fu una necessità. Sta di fatto che questo fu il primo atto che sconfisse la chiesa cattolica anche se i risultati elettorali, proprio per la concessione del voto alle donne, furono sfavorevoli ai partiti che liberarono l'Italia dal nazi-fascismo.
Il fascismo continuerà a dominare l'Italia che fra i manganellatori di Scelba e i tentativi di colpo di Stato, fra De Lorenzo, Leone, Segni, la P2, le mafie, i depistaggi Istituzionali in nome del Cristo re, tendeva a far dimenticare agli italiani i principi che hanno fondato la Costituzione.
Costringeranno i cittadini a rivendicare il primato della Costituzione che le Istituzioni vogliono ignorare. Cittadini aggrediti con la diffamazione fatta da giornalisti e la derisione dei cittadini da parte dei magistrati che, anziché onorare i loro doveri imposti dalla Costituzione, rivendicheranno i loro privilegi identificandosi col crocifisso con cui minacciano i cittadini.
Pagina specifica dell'argomento
14 luglio 2026

Modificare le regole della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana. Non si tratta di proposte fatte da un giurista, ma si tratta di una serie di osservazioni di chi ha vissuto le regole della Costituzione Italiana e, per averlo fatto, è stato torturato dalle Istituzione che ancora applicavano il diritto assolutista dell'Italia fascista nonostante la Costituzione democratica.
Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.
OK
La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i venticinque anni di età.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Sono eleggibili a deputati tutti coloro che nel giorno della elezione hanno compiuto i trentacinque anni d'età
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.
La ripartizione dei seggi fra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.
La ripartizione dei seggi fra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il cinquantacinquesimo anno di età e che siano residenti da almeno 7 anni nella regione in cui si candidano.
E' senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.
E' senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.
La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.
La Camera dei deputati è eletta per quattro anni, mentre il Senato della Repubblica è eletto per cinque anni.
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata né per legge, né in caso di guerra.
Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.
Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.
Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.
Finché non siano riunite le nuove Camere le Camere precedenti non possono legiferare.
Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.
Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l'altra.
Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.
Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l'altra.
Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l'Ufficio di presidenza.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l'Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.
Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l'Ufficio di presidenza.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l'Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.
Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.
I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.
Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.
Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite non possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale. L'assenza dei componenti per più di tre volte nel corso della legislatura che non sia giustificata da impegni Istituzionali o da malattia grave, comporta la sospensione del parlamentare dallo stipendio e dalla funzione la prima volta per un mese; dopo altre tre assenze per sei mesi e così via fino alla fine della legislatura.
I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Qualora non ottemperino all'obbligo sono automaticamente dimessi. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.
La legge determina i casi di ineleggibilità e incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore.
Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.
Sono ineleggibili chiunque detiene una carica elettiva in altre amministrazioni (comunali, provinciali e regionali) qualora non si sia dimesso prima di presentare la sua candidatura; sono ineleggibili gli appartenenti ai corpi militari, alla magistratura e ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni col grado di dirigente, a meno che non si dimettano definitivamente prima di presentare la candidatura; sono ineleggibili coloro che controllano banche, industrie e organi di informazione, a meno che non abbiano cessato la loro attività da almeno cinque anni prima della presentazione della candidatura. Sono ineleggibili coloro che hanno commesso reati mentre erano nella pubblica amministrazione.
Nessuno può ricoprire più di una carica elettiva.
Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.
La Corte Costituzionale è chiamata a dirimere il conflitto di inammissibilità dei componenti della Camera e del Senato, qualora si sollevino cause di incompatibilità o ineleggibilità.
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Qualora, un deputato o un senatore, per essere presentati dal loro partito politico hanno firmato documenti che li obbligavano, sia nel condizionare i loro comportamenti che nel versare parte del loro stipendio al partito, tali documenti sono automaticamente nulli e, costituendo ricatto, possono essere impugnati dal deputato o dal senatore, citando per danni il proprio partito politico.
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Gli insulti, le denigrazioni e le diffamazioni, che i Parlamentari mettono in atto nei confronti dei cittadini senza incarichi Istituzionali, vengono punite per legge e la pena, a deputati e senatori, va aumentata di tre volte.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. Un parlamentare, accusato di reati la cui pena massima supera i tre anni viene sospeso dal parlamento fino alla prima sentenza. Ciò comporta l'obbligo da parte del Pubblico Ministero di consegnare le accuse al Tribunale del Riesame entro tre mesi e questi deve esaminare le prove ed emettere sentenza di reintegro o di sospensione del parlamentare, entro un mese. Ai processi contro i Parlamentari va data una corsia preferenziale in quanto si tratta di questioni di sicurezza nazionale.
Non serve nessuna autorizzazione per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni. Un deputato e un senatore devono essere limpidi, senza segreti e senza interessi terzi da nascondere ai cittadini.
I membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge.
I membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge.
Ogni variazione di quell'indennità, comprensiva di benefit, deve essere sottoposta a referendum e ad approvazione dei cittadini. Il referendum che ratifichi le eventuali variazioni può essere proposto in concomitanza della tornata elettorale. Nel quesito deve essere chiaro qual è l'indennità, comprensiva di benefit percepita, e qual è la variazione dell'indennità comprensiva di benefit che si vuole riconoscere loro.
Fine della proposta di modificazione Costituzionale del Titolo I, sezione 1 della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana.
Il Parlamento è uno dei poteri fondamentali dello Stato e come tale deve osservare delle regole importanti. Innanzi tutto le leggi devono rispondere alle necessità dei cittadini e del buon governo. In secondo luogo le leggi devono essere assolutamente rispettose dei principi fondamentali della Costituzione. Si considera offensivo che il Parlamento voti sulla legittimità Costituzionale di provvedimenti di legge che non rispondono alle norme Costituzionali, ma solo ai desideri di prevaricazione di alcuni membri del Parlamento che hanno la forza per imporre un proprio punto di vista incostituzionale.
Non è possibile che a fare provvedimenti che hanno forza di legge siano chiamati ragazzini e ragazzine che non hanno un vissuto o un'esperienza minima delle condizioni della società civile. Non è possibile che seggi della Camera possano costituire pagamento per prestazioni sessuali, né è ammissibile che ai cittadini possa sfiorare il sospetto che questo possa avvenire.
Non è accettabile che persone elette al Parlamento mantengano per anni doppi incarichi, come non è possibile che i Parlamentari decidano in proprio il loro stipendio.
Non è accettabile che deputati e senatori firmino obblighi a partiti politici venendo meno a quella funzione di indipendenza personale che è una condizione indispensabile per esercitare con onore il proprio mandato. Non è possibile che il deputato o il senatore si assenti ingiustificatamente dai lavori della Camera e del Senato senza pagare le conseguenze del disprezzo che manifestano per il loro mandato.
Non è possibile che i Senatori, eletti su base regionale, non siano residenti da un tempo significativo nella regione nella quale vogliono essere eletti. Inoltre, appare offensivo e criminale che il Governo possa disporre a proprio piacimento delle camere che vengono chiamate a ratificare quasi esclusivamente la sua volontà. Infine, è da chiarire che il ruolo di Deputato e di Senatore è un ruolo nella società, non è un "potere", né legittima comportamenti criminali di offese e aggressione nei confronti dei cittadini.
Se da un lato va tutelato il deputato che esercita soggettivamente il proprio mandato, dall'altro lato vanno tutelati i cittadini da aggressioni che possono essere messe in atto da chi occupa il ruolo di deputato o di senatore usando tale ruolo in maniera impropria.
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13 luglio 2026

Nell'aprile del 1966 la chiesa cattolica inizia una revisione al suo catechismo. Il catechismo della chiesa cattolica è il manuale attraverso il quale la chiesa cattolica manipola la struttura emotiva dei ragazzi imponendo loro idee preconcette attraverso le quali dominare l'intera loro vita e le relazioni che intratterranno col mondo.
La centralità del catechismo della chiesa cattolica sta nella legittimazione del diritto del dominio assoluto del suo Dio e, per estensione, della chiesa cattolica stessa. La chiesa cattolica è la padrona degli uomini, per volontà di Dio, dispone a piacimento gli uomini e su di essi, lei ritiene di avere un diritto assoluto, di vita e di morte.
Il problema per la chiesa cattolica è sapere fino a che punto può esercitare il proprio dominio sugli uomini senza che questi si ribellino o si ribelli una parte consistente di uomini detronizzando il suo dominio.
In 2000 anni la chiesa cattolica ha esercitato l'arte del dominio attraverso una propaganda capillare che oscillava fra la diffamazione, le ingiurie e la condiscendenza, la collaborazione e il tradimento, difendendo sempre il suo diritto di dominio assoluto in nome di Dio.
Il catechismo della chiesa cattolica è il manuale che serve per costruire i suoi adepti, fin dalla primissima infanzia.
Nel 1996 sembrava che le idee di uguaglianza del "comunismo" si stessero dissolvendo in nome del fascismo e del dominio dell'uomo sull'uomo incarnato da Silvio Berlusconi. Anche i socialisti e i resti comunisti in politica erano sempre più restii a contrastare idee razziste e spesso pronti a cogliere principi di disuguaglianza al fine di emarginare strati sempre maggiori di popolazione.
Il catechismo della chiesa cattolica è costruito sull'idea che l'uomo sia creato ad immagine e somiglianza del suo Dio pazzo, cretino e deficiente. Come tale, il male, l'azione che la chiesa cattolica ritiene come male (quanto è in contrasto con i suoi interessi), non nasce dalle condizioni nelle quali gli uomini e le donne sono costrette a vivere, ma nasce da loro: il male che è in loro.
Il concetto secondo cui l'uomo si costruisce rispondendo alle condizioni nelle quali vive, non è solo un concetto estraneo ai cristiani, ma è il concetto che condanna la chiesa cattolica e il cristianesimo ad essere l'infamia immorale dell'umanità.
Sterminare gli uomini è il principio ideologico a fondamentale dei cristiani e della chiesa cattolica che imita il genocidio dell'umanità messo in atto dal suo Dio per il suo piacere col Diluvio Universale.
La domanda che si fa la chiesa cattolica è: quanto devo limitare la mia pretesa di genocidio nella società moderna affinché la società moderna possa continuare ad accogliere il mio assolutismo?
Il genocidio è sempre messo in atto dalla chiesa cattolica. Tutta la storia del cristianesimo è una storia di strage e di genocidio, e solo di strage e di genocidio, di uomini che non potevano difendersi. La storia del colonialismo è una storia di genocidio messa in atto dai cristiani e dalla chiesa cattolica in particolare.
La chiesa cattolica continuerà a mettere in atto il genocidio, anche nei confronti dei suoi stessi adepti, qualora il genocidio dei suoi stessi adepti può servire ad alimentare la gloria del suo Dio e il suo potere sugli uomini. Le stragi, messe in atto recentemente dagli Usa, dagli Inglesi e dagli italiani in medio oriente, in Africa e in Afganistan, sono tutte stragi per la gloria del Dio dei cristiani con la partecipazione attiva della chiesa cattolica.
Il 20 aprile 1996 esce un articolo privo di firma sul giornale La Repubblica dal titolo Dal nuovo catechismo il no alla pena di morte, Il titolo è preceduto da un sovra titolo che dice Sarà riformato il testo del 1992, secondo le nuove indicazioni del papa.
Il principio assolutista è chiaro: io come Dio ho il diritto di uccidere, ma è bene che limiti tale diritto in questa fase storica.
L'articolo è un articolo di propaganda che tende a veicolare il concetto secondo cui la chiesa cattolica sarebbe contraria alla pena di morte che, nell'immaginario delle persone suona come "La chiesa cattolica non vuole uccider nessuno!"
Scrive La Repubblica nell'articolo:
ROMA — Sarà ulteriormente ristretta, fino quasi a essere esclusa, l'ammissibilità della pena di morte da parte della Chiesa cattolica. Si tratterà del cambiamento più importante della «editto typica», ossia della versione definitiva del Nuovo catechismo della Chiesa, pronta nei primi mesi del '97. Il catechismo, pubblicato in prima stesura nel 1992, dovrebbe infatti recepire quanto affermato da Giovanni Paolo II nella enciclica «Evangelium vitae» dello scorso anno. L'avanzato stato di preparazione della «editio typica», dopo quattro anni di «sperimentazione» del Catechismo del '92 nelle Chiese locali, e sulla scorta delle osservazioni presentate da vescovi e teologi, è stato annunciato a Roma a conclusione di un convegno sulle prospettive della catechesi.
La chiesa cattolica deve adattare la sua strategia di dominio ad una società in modificazione. La manipolazione della struttura emotiva dei ragazzi, per essere efficace, non deve stridere eccessivamente con gli stimoli provenienti dalla società. Il "catto-comunismo" sembra al tramonto, ma nella società si muovono ancora tensioni che tendono all'uguaglianza dell'uomo anche se queste assumono sempre più l'aspetto di nazional-socialismo che non di uguaglianza democratica.
Lo Stato del Vaticano è stato uno degli ultimi Stati occidentali ad aver abolito la pena di morte. Abolire la pena di morte significava limitare l'assolutismo di Dio che domina il Vaticano.
Scrive ancora l'articolo di La Repubblica:
Nell'enciclica il Papa restringe l'applicabilità della pena di morte a casi particolari talmente rari da renderla impensabile nelle società moderne. «La misura e la qualità della pena - afferma la "Evangelium vitae" - devono esser attentamente valutate e decise, e non devono giungere alla misura estrema della soppressione del reo se non in casi di assoluta necessità». «Oggi però - aggiunge - a seguito dell'organizzazione sempre più adeguata dell'istituzione penale, questi casi sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti».
Secondo il Vaticano, la pena di morte può essere limitata perché l'organizzazione penale degli Stati è funzionale nel rinchiudere le persone. Pertanto, per il Vaticano, la pena di morte viene accettata in casi eccezionali, in altre parole, quando fa comodo.
Il catechismo cristiano non cambia la propria visione sulle dinamiche della violazione nelle regole sociali. Chi si ribella a Dio va ucciso. Ma dal momento che lo si può tenere in cella per tutta la vita, si può propagandare una forma contenuta di condanne a morte in cambio di una carcerazione a vita. Che equivale, in cambio di una tortura a vita.
La domanda che ci si deve fare è questa: quanto è responsabile il Dio dei cristiani, il Vaticano, la manipolazione cristiana dell'infanzia, nella commissione dei reati? Quanto è responsabile l'ambiente nella commissione di reati? Quanto le autorità sociali sono responsabili nella commissione di reati?
Scrive ancora l'articolo di La Repubblica:
Sulla pena di morte l'attuale Catechismo afferma invece: «Difendere il bene comune della società esige che si ponga chi aggredisce in condizione di non nuocere». «Per questo l'insegnamento tradizionale della Chiesa ha riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte. Per analoghi motivi, i detentori dell'autorità hanno il diritto di usare le armi per respingere gli aggressori della comunità civile». Ma «se i mezzi incruenti sono sufficienti» l'autorità «si limiti a questi mezzi».
Macellare gli uomini è sempre stato l'ideale cristiano. La Bibbia cristiana parla del diritto del più forte di macellare il più debole. Il più forte è colui che è nella grazia di Dio e, pertanto, non può essere accusato per i suoi delitti in quanto nessuno può accusare Dio.
Il bene comune della società, di cui parla il catechismo, è il bene di chi domina la società, non dei cittadini della società.
E' il bene di Dio, non delle persone.
La chiesa cattolica ha sempre riconosciuto il diritto del più forte di macellare il più debole nella società e tutt'ora riconosce quel diritto al più forte in nome di Dio.
Fino a poco tempo fa, le società non erano democratiche e anche se qualche società definiva sé stessa "democratica", in realtà era retta da dittature mascherate da compartecipazione popolare. Basta pensare agli USA come democrazia. Negli USA la discriminazione dei neri altro non era che il proseguimento dello schiavismo che ha caratterizzato quello Stato che, pur praticando un feroce schiavismo, si definiva "democratico". Oppure, basta pensare alla pratica del colonialismo dove il genocidio dei popoli colonizzati era una pratica costante.
Oggi che nei cittadini c'è una maggior consapevolezza secondo cui ogni azione è il risultato degli adattamenti soggettivi alle condizioni sociali imposte, la chiesa cattolica è costretta a "stemperare" la sua posizione per continuare a predicare l'assolutismo.
Questo è il senso della modifica al catechismo della chiesa cattolica: i cattolici devono continuare a condannare a morte chi non si sottomette perché questo è il diritto di Dio che è il diritto dell'autorità, investita da Dio, per preservare sé stessa. Per ora, dice la chiesa cattolica, mascheriamo il nostro assolutismo con un po' di buonismo.
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12 luglio 2026

Il 1996 è un anno di deliri vaticani. Il delirio di onnipotenza che si sono autocostruiti, quali interpreti della realtà, divina porta i prelati a sparlare pur di truffare le persone e rendere misera e povera la loro vita.
E' il 28 febbraio 1996 e il giornale il giornale Il Gazzettino, sempre al servizio dell'odio sociale del Vaticano, si preoccupa di dare ampio spazio alle farneticazioni deliranti di Christoph Shoenborn per permettergli di combattere la realtà culturale in cui vivono le società.
In quella data, il giornale Il Gazzettino pubblica un articolo a firma Arcangelo Paglialunga dal titolo "Il mondo non nasce dal Caos, ma da Dio" e un sovra titolo che recita: L'arcivescovo di Vienna al Papa: «Non aver paura di contraddire la scienza»".
E' un argomento che, sotto vari aspetti e per diversi fini, ricorrerà spesso nel corso degli anni. L'evoluzione come divenire e diversificazione delle specie, è un argomento che brucia alla chiesa cattolica e ai cristiani in generale.
Non si tratta solo di mettere in discussione un principio fondamentale della loro bibbia, si tratta di mettere in discussione un principio di fantasia razionalizzato fondamentale che viene usato dai cristiani per manipolare la percezione emotiva dell'infanzia al fine di costruire adulti disadattati. Opporre un argomento alternativo alla genesi biblica, significa ridurre le possibilità di manipolazione della struttura emotiva infantile.
Scrive Angelo Paglialunga nell'articolo citato sopra del 28 febbraio 1996:
«Viviamo nel secolo dei lupi...» Così il predicatore degli esercizi spirituali in Vaticano, monsignor Christoph Shoenborn, arcivescovo di Vienna, che ha invitato il Papa e i prelati della Curia a meditare sul «peccato originale», dal quale deriva il problema del male nel mondo in tutte le epoche e anche, dunque, nella moderna.
Per il Vaticano è necessario aggredire le persone e demonizzare chiunque pensi a cose diverse da quelle farneticate dalla chiesa cattolica. Di queste farneticazioni, Arcangelo Paglialunga si fa portavoce e diffusore: le verità della chiesa cattolica contro i dubbi e la ricerca che la cultura mette in atto per conoscere la realtà del mondo.
I lupi voraci, nemici della vita, stanno in Vaticano e Shoenborn ne è un esempio con i suoi deliri assolutistici.
Il problema del male nel mondo si chiama "cristianesimo", si chiama "Dio dei cristiani", si chiama "Gesù".
Da questi insiemi criminali derivano tutti i mali del mondo. La necessità di sottomettere gli uomini ad un delirio farneticato, che offre loro risposte rapide, semplici e assurde a problemi complessi della loro esistenza, finisce per alimentare la criminalità sociale, il bisogno di sopraffare, il bisogno di controllare uomini sottomessi ed obbedienti. Nello stesso tempo, costruisce negli uomini l'incapacità di lavorare per costruirsi un futuro soddisfacente.
Il "peccato originale" lo commette il Dio dei cristiani contro gli uomini. Pretende di rubare la conoscenza dell'uomo per poterlo dominare. Il "peccato originale" lo commette la chiesa cattolica che, costruendo la miseria e la povertà nelle società, ruba agli uomini la loro possibilità di conoscenza e la loro consapevolezza nella complessità del mondo in cui vivono.
La volontà di Christoph Shoenborn è quella di allontanare la consapevolezza delle persone del ruolo che la chiesa cattolica svolge nella distruzione della società e conoscenza delle conquiste che gli uomini hanno fatto contro il suo assolutismo e la sua miseria morale.
La Bibbia dei cristiani è chiara: il Dio di ebrei e cristiani odia l'uomo. Esattamente come odia tutti gli Esseri della Natura che vuole farli dominare da un uomo privo di coscienza, consapevolezza e cultura affinché distrugga tutta la Natura.
L'unica certezza che si ricava dalla Bibbia dei cristiani è l'odio di Dio nei confronti dell'umanità. Un'umanità che la chiesa cattolica marchia con un "peccato originale" che altro non è che il crimine d'odio che la chiesa cattolica mette in atto contro l'umanità.
Scrive Angelo Paglialunga nell'articolo citato sopra del 28 febbraio 1996:
La vicenda del peccato di Adamo ed Eva - ha detto l'oratore - non è accessibile alla ricerca storica né alla penetrazione filosofica, ma è verità di fede, verità rivelata: con esso l'uomo è diventato «il distruttore della terra che avrebbe dovuto dominare e custodire».
Certo che la vicenda del peccato di Adamo ed Eva è accessibile alla ricerca storica e alla definizione della filosofia. Lo è allo stesso modo della favola di Cappuccetto Rosso salvo che, mentre in quest'ultima non esiste il principio di sottomissione dell'uomo all'uomo, la vicenda biblica ha il solo scopo di sottomettere l'uomo per criminalizzarlo e poterlo dominare.
La ricerca storica della sottomissione dimostra come questa è stata possibile mediante l'imposizione violenta all'infanzia dell'idea che l'uomo nasce è come peccatore in virtù di una sorta di "peccato originale". Un'invenzione razionale per soddisfare uno stato psicologico di dominio dell'uomo sull'uomo. E' accessibile alla ricerca filosofica in quanto, la vicenda, si colloca nel delirio farneticante di uomini che si sono separati dalla realtà nella quale vivono.
Chi ha inventato il sistema di criminalizzazione dell'uomo mediante il "peccato originale" si è trasformato in dominatore e distruttore del pianeta dal momento che tutto si deve sottomettere alle sue esigenze e ai suoi desideri.
Scrive Angelo Paglialunga nell'articolo citato sopra del 28 febbraio 1996:
Tra le tante ombre della nostra epoca ha indicato i tanti morti dell'«Arcipelago Gulag», costo inaudito per la edificazione del socialismo. E, nei tempi di pace, «la fatica del lavoro e la perdita del posto di lavoro, dura e amara da sopportare» e il travaglio della cultura. Ci sono poi - ha continuato monsignor Shoenborn - «lo sconvolgimento dei rapporti tra uomo e donna, le situazioni di solitudine, la lotta tremenda con il potere del Maligno, che "nell'ora dei lupi" si deve combattere con l'aiuto della grazia di Dio».
Siamo nel 1996 e per la chiesa cattolica, il nemico è il comunismo. Quel desiderio delle persone di conquistare l'uguaglianza sociale contrastato in maniera violenta dalla chiesa cattolica che alimenta la discriminazione, il razzismo e la sottomissione dell'uomo all'uomo.
Tutti coloro che, educati dalla chiesa cattolica, agiscono sottomettendo gli uomini e traendo profitti dalla loro sottomissione hanno in odio i pezzenti che alimentano la tensione di uguaglianza sociale che chiamano "comunismo". In questo modo, gli sfruttatori del lavoro umano e i loro lacchè che credono fermamente di avere la grazia di Dio, combattono il principio di uguaglianza, disarticolano le società civili, portano il genocidio forte di armi fornite dai paesi stranieri. Pensano che non sia un diritto di quello Stato imprigionarli per sovversione come se la chiesa cattolica non avesse macellato milioni di persone per legittimare il proprio diritto di sottomettere l'uomo e di dominarlo in nome del suo Dio padrone come sta facendo il criminale Shoenborn.
Il principio di uguaglianza ha i suoi nemici. Educati fin dall'infanzia dalla chiesa cattolica e dai cristiani a vivere di sopraffazione in nome di Dio, sono disarmati davanti all'uguaglianza sociale che impedisce loro di sopraffare altri uomini per i loro profitti. I Gulag non hanno sterminato persone come ha fatto la chiesa cattolica con Hitler. I Gulag hanno incarcerato, in condizioni dure, gli agenti con cui la chiesa cattolica e i cristiani volevano contendere il potere politico a chi professava l'uguaglianza fra gli uomini.
E' il cristianesimo che ha sconvolto i rapporti uomo-donna trasformando la donna nella vacca per fare figli per la gloria di Dio sottomettendola privandola dei diritti sociali di uguaglianza fra uomo e donna. Paolo di Tarso è uno di questi criminali. L'entrata in vigore del divorzio nel 1970 e del "nuovo diritto di famiglia" del 1975 sta dando alla testa alla chiesa cattolica che vede perdere il proprio controllo sulla famiglia: l'organizzazione dell'odio con la quale la chiesa cattolica controllava le persone legittimando i rapporti di forza e di dominio nella famiglia e, attraverso essa, nella società.
"Non siamo noi della chiesa cattolica dei criminali" sembra dire Shoenborn nella propaganda di Paglialunga "è il maligno che si deve combattere con la grazia di Dio!". Che, in altre parole, significa che si devono sottomettere gli uomini a Dio, rappresentato dalla chiesa cattolica perché se gli uomini non si sottomettono all'odio di Dio significa che sono influenzati dal Maligno che, come nei confronti dell'Eva biblica, li stimola a cercare la loro libertà dalla sottomissione all'odio di Dio.
Scrive Angelo Paglialunga nell'articolo citato sopra del 28 febbraio 1996:
L'uomo, infatti, «ha bisogno della grazia per guarire le profonde ferite del peccato originale, al quale vanno imputate anche le devastazioni gravissime, che si sono realizzate, sul piano umano e sociale, nei paesi ex comunisti come nell'opulento occidente.
L'uomo ha la necessità di liberarsi dalla chiesa cattolica che impone ferite nella struttura emotiva all'uomo per poterlo sottomettere. Quelle ferite, imposte dalla chiesa cattolica, costruiscono il conflitto che attraversa gli uomini, come singoli e la società nel suo insieme. Un conflitto fra necessità di espansione soggettiva, propria dell'individuo, e la prigione morale che impone obbedienza e sottomissione alla chiesa cattolica per dominare l'uomo.
I giuristi cattolici si sono precipitati nei "paesi ex-comunisti" dell'est Europa per imporre loro la morale e la sottomissione al loro Dio. Una morale che hanno imposto non solo alle persone, ma l'hanno imposta anche a livello giuridico attraverso la definizione di Costituzioni di cui, quei cittadini, non ne comprendevano il significato né le conseguenze.
L'opulento occidente è pieno della miseria costruita dalla chiesa cattolica che continua a farsi sovvenzionare dagli Stati, appropriandosi del denaro dei cittadini che in quei paesi pagano regolarmente le tasse.
Conclude l'articolo Angelo Paglialunga del 28 febbraio 1996:
Quanto alla Chiesa cattolica, l'arcivescovo l'ha esortata ad una fedeltà senza mezzi termini e a non aver paura di entrare in conflitto con la scienza. «Il rischio è - ha spiegato - che la paura di un possibile "nuovo caso Galilei" o il desiderio di distanziarsi del "fondamentalismo", possano portare a concepire la narrazione del primo libro della Genesi come "immagine di un mondo passato e non come primo linguaggio di Dio". Pare che a ciò indulga anche qualche catechesi. Ma la Bibbia dice una cosa fondamentale: il mondo è stato creato da Dio e non nasce da un caos anonimo».
La chiesa cattolica, secondo Shoenborn, non dovrebbe aver paura delle farneticazioni con cui contraddice la ricerca scientifica che tenta di descrivere la realtà del mondo e il venir in essere dello stesso.
Galileo non fu condannato per aver detto qualche cosa di contrario di quanto affermava la Bibbia, è stato condannato perché ha preteso di dare un valore teologico alle sue scoperte e i teologi, come Shoenborn che farneticano attorno alle sciocchezze della Bibbia, non tollerano che qualcuno provi, oltre ogni dubbio, che le affermazioni della Bibbia sono solo farneticazioni deliranti di persone malate che, attraverso quelle farneticazioni, giustificano la pedofilia e la pederastia in nome di Dio.
Le farneticazioni del passato, rimangono farneticazioni. Oggi come allora.
La Bibbia dice una cosa fondamentale: Dio ha il diritto di sturare gli uomini perché lui si ritiene creatore e padrone del mondo e questo diritto lo cede alla chiesa cattolica che lo esercita per "la gloria di Dio". La chiesa cattolica continua il genocidio di Dio col diluvio universale trasformando la forma narrativa in uno strumento di manipolazione della struttura emotiva dell'uomo caricando la forma narrativa di enfasi e di aspettativa. Tutto per spargere terrore e costringere l'uomo a considerare Dio il suo padrone.
Il mondo non è stato creato da nessun Dio. Solo il farneticante, che si identifica con Dio, si attribuisce le prerogative di essere superiore, padrone del mondo, come il suo Dio creatore.
Il mondo è divenuto in sé e per sé. Trasformazione dopo trasformazione. Nessun Dio, collocato al di fuori del mondo, per quanto sia forte il desiderio di molti uomini di immaginarlo, può determinare le trasformazioni della vita dell'uomo come di ogni altro Essere della Natura.
Osserviamo come in questo 1996 i deliri cattolici si sommano a deliri cattolici nel tentativo di fermare e controllare le trasformazioni in corso nella società civile. L'organizzazione dell'Ordine dei Giornalisti è tutta tesa a favorire le farneticazioni cattoliche per disarticolare la società civile italiana in nome dell'assolutismo nazi-fascista che con Berlusconi si sta facendo strada in tutto l'occidente.
Nessuno poteva ribattere a queste farneticazioni della chiesa cattolica. I quotidiani non accettavano repliche. Non ospitavano contraddittori. In nome dell'ideologia nazi-fascista impedivano di controbattere a chi deteneva il potere.
Sarà necessario attendere il 21 novembre 1996 perché dai microfoni di una piccola radio locale del Veneto si levasse una voce critica nei confronti delle farneticazioni della chiesa cattolica.
La prima trasmissione del 21 novembre 1996 ebbe per argomento:
Sigla della trasmissione Magia, Stregoneria e Paganesimo (prima edizione).
[0'58"] La trasmissione si chiama: "Paganesimo Magia e Stregoneria".
[5'30"] Monoteismo è uno strumento di potere (potere di avere).
[10'14"] Le tre scoperte della Stregoneria.
[15'50"] Differenze fra il Paganesimo e il cristianesimo.
[21'10"] Sacrificio di Isacco.
La trasmissione di un'ora dette via ad un putiferio fra ascoltatori sgomenti e increduli. Le chiamate telefoniche erano libere anche se per i 30 minuti restanti della trasmissione.
Riporto l'elenco delle telefonate della prima trasmissione e il loro tenore:
[23'00"] Giampaolo: "E' come aveste sempre trasmesso".
[24'44"] Giovanna: "Cosa cercate?".
[27'18"] Mustafà: "Differenze con ateismo e Paganesimo?".
[28'18"] "La chiesa parla di vita..."
[31'42"t.]. [32'54"] "Perché utilizzate la Bibbia?" Il monoteismo è sorto contro il Paganesimo.
[37'42"]. Giampaolo
[41'14"] Anna: "Un bel vespaio avete mosso...".
[50'50"t.] [51'48"t.] "Chi ti ha creato tu?".
[54'50"t.]. [55'14"t.] "Siete partiti troppo in avanti...".
[60'34"t.] "La Madonna fa preferenze con i segreti".
[65'56"t.] Spiegare Dio è indefinibile.
[68'42"] Giovanna: "Stregoneria... la vostra concezione?" Una risposta: Il crogiolo dello Stregone
[71'04"] Antonio da Treviso "A che età avete stabilito che siete apprendisti Stregoni?"
Il cristianesimo conosce solo i linciaggi e furono aggressioni e linciaggi per oltre 20 anni. Questi linciaggi sono ascrivibili al modo di comunicare dell'Ordine dei Giornalisti di cui Angelo Paglialunga era un membro. Vedremo nel seguito dell'analisi quante altre osservazioni verranno fatte nei confronti degli articoli di propaganda nazi-fascista.
Pagina specifica dell'argomento
11 luglio 2026

L'insieme è qualche cosa che noi delimitiamo soggettivamente e al quale attribuiamo un certo equilibrio.
Quando un elemento dell'insieme si modifica, o introduce una variazione, grande o piccola che sia, l'insieme viene squilibrato e l'intero insieme, attraverso i soggetti che lo compongono, tende a ricostruire un nuovo e diverso equilibrio.
Il nuovo equilibrio non è mai un ritorno all'equilibrio precedente, ma viene costruito un diverso equilibrio. Quando quell'equilibrio non soddisfa tutti i soggetti di quell'insieme, i soggetti di quell'insieme, cercando soddisfazione, introducono variabili che creano nuovi squilibri a cui i soggetti dell'insieme intervengono per cercare nuovi equilibri.
E' il meccanismo dell'evoluzione mediante una continua trasformazione del presente in sui i soggetti vivono.
11 luglio 2026

La Stregoneria è l'arte di abitare quello spazio della trasformazione che sta fra il prima e il dopo, senza considerare né il prima né il dopo, ma solo la trasformazione di un adesso che non è né un prima né un dopo.
"Ho agito". C'è un prima e c'è un dopo come risultato dell'azione.
Questo è facile da comprendere.
C'è anche un durante che la razionalità cancella dall'orizzonte del pensiero.
Faccio un esempio semplice e banale.
Dal piatto prendo del cibo e lo porto alla bocca.
C'è un prima, prendo il cibo, e c'è un dopo, il cibo in bocca.
Su questi due momenti esercito la mia attenzione. Sono noti.
Ma che cosa è accaduto fra i due momenti?
Il cuore ha continuato a battere? Ho respirato o ho trattenuto il fiato? La mia bocca salivava nell'attesa del cibo? Il mio sistema "gran simpatico" come ha agito? E così via per decine di altre situazioni che sono accadute o non accadute nello spazio fra il prima e il dopo.
Noi non siamo in grado di porre l'attenzione su avvenimenti prodotti da soggetti, o parte di noi come soggetti, fra il prima e il dopo, ma li possiamo abitare.
Significa che non entrano nella nostra coscienza attraverso la nostra attenzione, ma entrano nella nostra consapevolezza come insieme di azioni in atto che contribuiscono a modificare, nel caso in esempio, noi stessi. Il Dopo non è il prodotto esclusivo della nostra azione, ma anche di un numero, non determinato, di altri soggetti che hanno agito o non hanno agito. La nostra ragione non descrive un dopo prodotto dalla sua azione, ma descrive un dopo a cui hanno concorso molte azioni che la ragione tende ad ignorare.
Da un esempio così semplice, passate ad un esempio più complesso. Un'azione in campo lavorativo, in campo sociale, in campo politico, in campo economico.
Quando si mette in atto un'azione, in questi campi sociali, quante infinite variabili concorrono per raggiungere un dopo? Quanti di questi dopo, immaginati da chi ha messo in atto le azioni, hanno subito modificazioni che non erano previste per l'intervento di variabili o di soggetti di cui non si è tenuto conto?
La consapevolezza e la coscienza sono due cose distinte. Se sei consapevole della modificazione diventi consapevole anche delle modificazioni che concorrono intervenendo sulla tua modificazione (o interferendo in essa) e ti consentono di adattarti a quelle modificazioni mettendo in atto risposte che ti consentono di passare dal prima al dopo con un dopo simile a quanto hai immaginato prima.
L'arte della Stregoneria è l'arte dell'agire. Spesso la coscienza non sa cosa succede fra il prima e il dopo e, spesso, non lo vuole nemmeno sapere. La coscienza è legata alla razionalità, la consapevolezza è una sorta di ponte fra la conoscenza emotiva della realtà e la riduzione della conoscenza della realtà operata dalla coscienza.
Quando spostiamo la nostra attenzione dal modello di forma, proposto dalla nostra coscienza, allo spazio esistente fra il prima e il dopo, modifichiamo anche il nostro corpo, la nostra organizzazione neuronale, la nostra percezione e alla fine anche la coscienza stessa impara a far affluire fenomeni e condizioni che prima scartava o relegava in una sorta di rumore di fondo affinché non perturbassero la sua descrizione del mondo.
11 luglio 2026
Nell'Inno Omerico a Demetra, 51-63, si legge della disperazione di Demetra che si sentiva sola e abbandonata nella sua ricerca. Né Dèi, né animali, né uomini, venivano in suo soccorso. La disperazione era grande.
Lei, la Dea della libertà, colei che si esprimeva in tutte le trasformazioni, manifestate dalla volontà di ogni vivente, era stata, dai viventi, abbandonata.
Per nove giorni la Dea vagava sulla terra stringendo fiaccole ardenti, rinunciando a mangiare, a bere e a lavarsi. Non ne aveva il tempo, la ricerca coinvolgeva tutta sé stessa.
Alla fine Ecate sentì i lamenti di Demetra e le venne incontro reggendo una torcia e desiderando di informare Demetra.
Ecate dice a Demetra di aver sentito le grida di Persefone, ma di non essere riuscita a vedere chi fosse il rapitore suggerendo a Demetra di rivolgersi ad Elio che tutto vede.
Quando si parla dei misteri di Eleusi, l'associazione di Demetra ed Ecate è uno di questi.
Demetra è la crescita, la trasformazione, Ecate è la nascita di ciò che la crescita e la trasformazione di un corpo fisico della Natura ha costruito e si appresta a generare dopo la sua morte.
Passato, presente e futuro sono riassunti nelle trasformazioni di un corpo fisico che si fa Ecate dopo essersi fatto Demetra, trasformazione dopo trasformazione.
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10 luglio 2026

Nel 1996 la mia analisi critica del Gesù di Nazareth (alla fine pubblicai il libro "Gesù di Nazareth: l'infamia umana") stava circolando attraverso internet anche in ambienti cattolici.
Biffi era a capo di un'organizzazione criminale che si definiva "anti sette" e il cui compito era quello di aggredire, accusandoli di satanismo, ogni individuo e ogni associazione non cristiana per impedire loro di fruire dei diritti religiosi sanciti dalla Costituzione.
Era il 1996 e di lì a poco il Ministero degli Interni, a guida Giorgio Napolitano, avrebbe favorito l'aggressione ad ogni sentimento religioso in nome dell'assolutismo cristiano pur di farsi perdonare il fatto di essersi fatto chiamare "comunista", lui che ideologicamente è sempre stato nazional-socialista.
Mentre io scrivevo di quanto infame e anticostituzionale è la figura del Gesù dei Vangeli analizzando i vngeli cristiano-cattolici, Biffi volle opporre una figura di Gesù attuale, giovane e gagliarda.
Il 18 gennaio 1996, il giornale La Repubblica pubblica un articolo dal titolo "Gesù? per i parenti era matto" con un sovra titolo che recita "Inventore delle ferie", "cavalleresco con le lucciole": ecco Cristo presentato da Biffi. L'articolo è firmato da Michele Smargiassi.
Scrive Smargiassi nell'articolo:
BOLOGNA — Un «bel tipo», Gesù. Un originale, un «matto» per i suoi parenti. Un libero pensatore. Assai belloccio, per a verità, perfino «affascinante». Intelligente: disubbidiva all’autorità. Generoso: inventò il diritto sindacale alle ferie. Cavalleresco: redimeva le prostitute con un sorriso. Proprio un bel tipo, e guai a chi non ci crede, perché «è tutto documentato ». Garantisce, Vangeli alla mano, Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna e cardinale. I parrocchiani di Granarolo non sapevano fino a che punto potevano azzardarsi a sorridere, l’altra sera nella sala consiliare del comune dell'hinterland bolognese, mentre il porporato più tradizionalista dell’episcopato italiano descriveva in modo così eccentrico la figura del Figlio di Dio. «Figlio unico, intendiamoci: perché lui è il vero Figlio, anche se tutti siamo figli di Dio, anche la farfalla della Vispa Teresa, ricordate: deh lasciami, anch’io son figlia di Dio...». Vispa la Teresa e vispo l'arcivescovo, ammutoliti dallo stupore il sindaco e tutto il consiglio comunale in seduta d’onore per la visita pastorale attesa da 62 anni e trasformata in una disinvolta e ammiccante «apologia di Cristo».
Alla gente che si è letta i vangeli non resta che ridere delle sciocchezze, offensive, che Biffi sta dicendo.
Un truffatore, un millantatore può passare, per chi fa comodo le sue millanterie, per un matto o un eccentrico. Ma quando quelle millanterie insanguinano le società civili per 2000 anni, non c'è più da sorridere, ma da essere indignati.
Gesù che disobbediva all'autorità. Viene affermato da uno la cui organizzazione si è divertita a bruciare vive le persone che "disobbedivano all'autorità della chiesa cattolica". Che poi l'azione di Gesù nei Vangeli non era di "ribellione all'autorità", ma era eversiva per sostituirsi all'autorità e diventare lui l'autorità. Le ingiurie e le offese ai farisei fatte da Gesù non avevano lo scopo di criticare i farisei, ma indicarli al disprezzo per favorirne il linciaggio.
Buffo l'articolista quando afferma "Garantisce, Vangeli alla mano, Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna e cardinale.".
Cosa significa "garantisce"? O citi o non citi. Se garantisci significa che stai inventando.
E gli ascoltatori?
riprendo dalla citazione sopra:
"ammutoliti dallo stupore il sindaco e tutto il consiglio comunale in seduta d’onore per la visita pastorale attesa da 62 anni e trasformata in una disinvolta e ammiccante «apologia di Cristo»."
Amministratori, persone delle Istituzioni, talmente vigliacchi da non dare del buffone a Biffi consentendogli di ingannare e di truffare i loro concittadini.
Scrive Smargiassi nell'articolo:
Un racconto «di prima mano», però: «Diffidate da chi fa film o scrive libri su Gesù inventandosi le parole. Gli unici testi che parlano di lui sono i Vangeli, perciò o si sta ai Vangelo o non si parla di Gesù», e invece «c’è sempre qualcuno che sui giornali fa gli scoop su Cristo, con roba vecchia di anni o secoli».
E' Biffi che si inventa un personaggio immaginario con cui sostituire il personaggio del Gesù dei Vangeli cristiani. Nella sua farneticazione, nessuna citazione, solo deliri. Come molti film che tendono a presentare un Gesù immaginario diverso da quanto i vangeli descrivono. I Vangeli descrivono un pederasta arrestato con un bambino seminudo. I vangeli descrivono il suo odio criminale, tanto da inventarsi i forni crematori. I vangeli descrivono il suo delirio di onnipotenza che ordina di scannare, sgozzare, chi non si mette in ginocchio davanti a lui. I vangeli descrivono un individuo avido che condanna il ricco, ma non condanna la ricchezza accumulata da lui e dai suoi adepti. I vangeli descrivono un individuo spietato che getta gli emarginati "là dove c'è pianto e stridor di denti". Un individuo avido che dà a chi già ha e toglie anche il poco a chi non ha.
Parlare del Gesù dei vangeli significa parlare del terrore che quel Gesù sparge affinché le persone si mattano in ginocchio davanti a lui. Un personaggio che disprezza chi lavora (Marta) mentre si compiace dell'adulazione della fannullona Maria.
Com'è che Biffi immagina Gesù nel suo delirio?
Scrive Smargiassi nel suo articolo riportando le parole di Biffi:
«Secondo me Gesù era bello... Doveva essere un tipo affascinante». Ed era anche «uno con le idee straordinariamente chiare», anche troppo, tanto da poter «sembrare irritante». Invece era solo «straordinariamente libero», libero «dalle apparenze», libero dal «timore dell’autorità», libero dalla «tentazione del compromesso», capace di resistere ai nemici ma «anche agli amici, che è cosa molto più difficile». Un ribelle che fa ammattire i parenti, «quando a un tratto, lui che era tutto bottega e sinagoga, si mette ad andare in giro e a parlare sempre di quei due argomenti, il Padre e il Regno dei Cieli». Niente di strano se il clan dei suoi parenti lo giudica «un po’ matto». Di sicuro era un tipo «speciale», quell’ebreo che osava frequentare Zaccheo, «capo dei pubblicani, che erano i capi delle imposte, e rubavano... Parlo di quelli di allora, in Palestina, per carità, non fatemi dire...».
Appare evidente che Biffi stava delirando. Si potrebbe dire che non ha mai letto i suoi vangeli e che si è limitato ad immaginare quello che lui desiderava.
Dove sta scritto nei vangeli della chiesa cattolica che Gesù era "tutto bottega e sinagoga"? Si può delirare attorno al termine falegname, ma dal momento che Gesù non è mai esistito e il termine non è supportato da altri indizi rimane un'illazione. Indubbiamente chi ha scritto un vangelo gli ha applicato quell'appellativo, ma tutto si ferma a quell'appellativo mentre, il di più appartiene a forme deliranti.
E' da mentecatti e ignoranti affermare, come fa Biffi, prima che gli unici testi che parlano di lui sono i vangeli e poi parlare di un film immaginario che gira solo nella sua testa.
Per quanto è scritto nel Vangelo di Luca, non è detto che Zaccheo rubasse. Certamente a Biffi fa comodo alimentare l'immaginario sociale di bassa lega secondo cui pagare le tasse è un essere derubati. Sicuramente le monarchie cristiane erano percepite come ladri quando imponevano balzelli e decime.
Quella che Biffi chiama "predicazione" non è altro che la descrizione di un lungo delirio chiamato Gesù che si riassume con: "io sono figo, io sono bello, io sono il figlio del vostro Dio, io verrò con grande potenza sulle nubi, io siederò alla destra del vostro Dio, io sono la verità, voi non siete nessuno e dovete mettervi in ginocchio davanti a me! "
A differenza di quanto dice Biffi, il Gesù dei vangeli nutriva un assoluto disprezzo per i propri parenti. L'idea proposta dagli evangelisti era funzionale per separare gli adepti dalla famiglia di provenienza e aggregarli nella setta.
Scrivono i vangeli:
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre».
Vangelo di Marco 3, 31-35
Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti». Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».
Vangelo di Matteo 12, 46-50
Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fu annunziato: «Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
Vangelo di Luca 8, 19-21
I vangeli della chiesa cattolica raccontano il disprezzo di Gesù per i suoi parenti (in primis per la così detta vergine Maria), ma non ci dicono che cosa i parenti pensavano di lui. Ci dicono che cosa disero chi lo avrebbe conosciuto.
Scrivono i Vangeli:
Terminate queste parabole, Gesù partì di là e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?». E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.
Vangelo di Matteo 13, 53-58
Avrebbero potuto dire: era un bambino intelligente. Invece hanno detto: "Ma che stai farneticando, noi ti conosciamo bene!". E, dice l'evangelista, davanti a loro non ha potuto usare i soliti trucchi da saltimbanco spacciandoli per miracoli.
Conclude Smargiassi la descrizione del delirio di Biffi dicendo:
Altro che matto, era un uomo tutto intero, «ecce homo disse Pilato, e non si sbagliava». Umano e premuroso, così preoccupato del benessere dei suoi apostoli che «un giorno li portò fuori dalla Palestina per farli riposare: e così inventò il principio delle ferie, che oggi è dunque un diritto sacrosanto...».
L'Ecce homo di Pilato significa "ecco il vostro uomo" che si è voluto caricare di un significato mistico. Il vangelo di Giovanni non ha una visione mistica o esoterica. Tutto è parola e, al di là che Giovanni credesse in ciò che scriveva, ciò che scriveva aveva un significato letterale né simbolico né astratto.
Il diritto alle ferie fu una conquista dei lavoratori socialisti e comunisti nel XX secolo ed è "sacrosanta" proprio perché conquistate contro l'assolutismo dei cristiani che facevano dello sfruttamento dell'uomo manifestazione della volontà del loro Dio.
In ogni caso, le ferie furono inventate da Cesare Augusto nel 18 d.c. e non hanno nulla di cristiano.
Smargiassi non commenta i deliri di Biffi, si limita a farne propaganda. Chi conosce un po' i vangeli cristiani si fa due risate, ma le farneticazioni di Biffi erano rivolte a rafforzare le convinzioni di quei cristiani che vorrebbero che il loro Gesù non fosse un criminale, ma quel super-uomo descritto da Biffi.
E poi ci si meraviglia se il super-uomo dei nazisti era proprio il Gesù dei cristiani. Questo è il delirio di Biffi come i nazisti avevano i loro deliri e nessuno li ha mai contestati per le loro bestialità.
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09 luglio 2026

E' proprio del cristianesimo imporre alle vittime di perdonare il loro aguzzino. L'aguzzino ha agito in nome di Dio.
La cosa nasce dall'idea cristiana secondo cui Dio ha il diritto di macellare l'umanità.Gli uomini non hanno il diritto di chiedere conto a Dio delle sue azioni perché, secondo l'ideologia cristiana, "Dio è buono" e non gli può essere attribuita Dio nessuna azione o intenzione malvagia.
Per i cristiani, macellare l'umanità col diluvio universale non è un'azione malvagia, è un diritto di Dio.
Applicando lo stesso modello di pensiero, per i cristiani il genocidio degli zingari dei gay e degli ebrei da parte di Hitler non è un'azione malvagia perché è un diritto di Hitler poterli sterminare.
Lo stesso modello lo applicano gli ebrei nei confronti dei palestinesi. Considerano un loro diritto poterli sterminare.
Va da sé che, di volta in volta, il malvagio non è lo sterminatore, il genocida, ma malvagi sono gli uomini sterminati col Diluvio Universale; gli zingari i gay e gli ebrei sterminati da Hitler; i palestinesi sterminati dagli ebrei.

L'aguzzino può continuare a vessare le vittime in nome di Dio e il Dio cristiano si nutre di quel dolore.
Non condannando chi detiene il potere che mette in atto azioni malvage nei confronti del più debole, viene garantita l'impunità dell'aguzzino. Un'impunità che viene sottolineata dall'invito morale alla vittima affinché perdoni il suo aguzzino.
In questo modo, gli sterminati dal Dio ebreo e cristiano devono perdonare il loro Dio. Devono ritenere che il loro Dio ha esercitato un suo diritto. Devono ritenerlo "buono" e continuare a sottomettersi alle sue decisioni.
In questo modo, i torturatori della Polizia di Stato chiedono, e a volte oltre a chiedere violentano per ottenere, di essere perdonati per le torture inflitte e poter continuare a torturare.

Adorare Dio permette a Dio di gettare l'adoratore nel letamaio dell'esistenza. Si tratta di un rapporto fra cristiani.
E' evidente che i sovranisti non conoscono il concetto di sovranismo e non conoscono nemmeno la radice della parola "sovranista" che deriva dal termine "sovrano", "re".
Il sovranista immagina sé stesso come re, sovrano del proprio mondo e cerca relazioni con altri sovranisti per combattere un nemico comune: coloro che mettono in discussione il suo diritto ad essere loro sovrano.
Ne segue che, quando i sovranisti non hanno un nemico comune da combattere, combattono fra loro al fine di affermare il loro sovranismo, l'uno rispetto all'altro.
E' il caso di Giorgia Meloni che dopo aver esaltato Trump e il suo sovranismo, Trump ha capito di essere il sovranista di Giorgia Meloni e ha deciso che Giorgia Meloni si deve prostrare e non chiedergli a lui un attestato di uguaglianza.
Giorgia Meloni chiese di dare a Trump il Nobel per la pace?
Trump ha ipotizzato di dare un ordine restrittivo per Giorgia Meloni.
Non lo ha fatto con nessun altro leader Europeo e questo, a mio avviso, è dovuto agli atteggiamenti, poco Istituzionali, che il Presidente del consiglio Italiano ha tenuto nei confronti di Trump.

Solo chi intende fare guerra parla di Pace. Oggi come oggi, il concetto di Pace sta a significare "addomesticamento".
L'invocazione alla pace può essere rivolta solo ai Governi, agli Stati, alle Istituzioni, mai ai cittadini.
Se il concetto di pace viene rivolto ai cittadini, che vengono invitati alla pace, significa che si vuole trasformare quei cittadini in bestiame da condurre in una guerra.
I cittadini non fanno mai guerra, al massimo i cittadini posso fare azioni per chiedere giustizia nei confronti di Istituzioni che hanno tradito il loro mandato Costituzionale aggredendo le persone.
Secondo i cristiani, i cittadini devono essere in pace, sottomessi, a chi fa loro violenza.
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08 luglio 2026

Che il tema della sessualità abbia sempre eccitato i cattolici come tentazione peccaminosa da fare in segreto, che nessuno sappia, è un dato di fatto. Una condizione psicologica che risponde alla storia del cristianesimo. Il cristianesimo da un lato reprime la sessualità delle persone in nome della morale e, dall'altro lato, alimenta la pratica della sessualità come strumento di controllo e di dominio dell'uomo sull'uomo.
Ogni tanto, il tema della sessualità, della verginità (come se pene e vagina fossero delle saponette che si consumano o si deteriorano) viene usato come arma di terrore morale con cui disarticolare la società civile in nome della morale repressiva e assolutista cattolica.
Va da sé che, quando si parla di sesso, i cattolici sono tutti eccitati.
Se la cronaca racconta di un prete che stupra un bambino, i cattolici sono tutti eccitati identificandosi col prete nel desiderio, a loro volta, di stuprare bambini. Le notizie di cronaca della violenza sessuale solo apparentemente suscitano scandalo, psicologicamente tendono a suscitare approvazione e complicità. Per questo motivo, la stampa che racconta fatti di cronaca di violenza, col suo stile, altro non fa che fare propaganda alla violenza stessa alimentando nelle persone l'eccitazione affinché, anche loro, possano, in qualche modo, usare violenza (o immaginano di poterlo fare). La vera ed incisiva propaganda alla violenza viene fatta esecrando la violenza come atto, ma descrivendo la violenza come azione e come possesso del più forte sul più debole.
Siamo nel 1996 e a fianco di Wojtyla e Ratzinger si schiera un altro terrorista sociale, adoratore del Macellaio di Sodoma e Gomorra, il cardinale cattolico di Bologna Biffi.
Il 04 gennaio 1996 il giornale La Repubblica pubblica un articolo a firma di Maria Novella De Luca dal titolo " "Riscoprite la verginità" L'ultima sfida di Biffi". Il titolo è corredato da un soprattitolo che dice: Il cardinale: "L'astinenza contro il degrado contemporaneo". C'è, inoltre, un sottotitolo che recita: "Cattolici non cercate la fede nei sondaggi".
Scrive su La Repubblica Maria Novella De Luca:
ROMA - Il cardinale parla e seduce la sua platea, religiosi e religiose di tutta Italia applaudono convinti, poi nei corridoi continuano a parlare, a discutere. Il tema della verginità appassiona, e come non potrebbe, anche chi della verginità ha fatto una scelta di vita. E da questo pulpito, la grande «Domus Mariae» di Roma che l'arcivescovo di Bologna, Giacomo Biffi, lancia la sua ultima provocazione, una vera «sfida al mondo contemporaneo», e chiede, senza parafrasi, che l'uomo e la donna di oggi riscoprano il valore della «verginità totale e assoluta», come categoria sia fisica che spirituale, contro il degrado che attanaglia la società, che «spinge le ragazze a volersi liberare della propria verginità come fosse una specie di disonore congenito». Ma Biffi si spinge ancora più in là, e inaugurando a Roma un convegno di tre giorni dal titolo «Verginità per il regno: vocazione all'amore», infiamma gli animi quando ricorda l'origine «rivoluzionaria» del concetto di astinenza come dedizione alla Chiesa, «che sconvolse e mise in crisi la cultura ebraica del tempo, offrendo alle donne la stupefacente prospettiva di un'esistenza verginalmente consacrata al signore Gesù».
Vagina, pene, ano, piacciono molto al "signore Gesù" di Wojtyla e Biffi. Controllare la sessualità e l'uso del sesso delle persone consente alla chiesa cattolica di controllare le persone esercitando quel dominio che riduce le persone ad oggetti di possesso.
E' la risposta dell'oscurantismo cristiano alla rivoluzione sessuale del 1968. Riportare le persone a negare la propria sessualità per averne il controllo.
Si tratta di un atto di terrorismo sociale a cui nemmeno i cattolici intendono sottomettersi.
Biffi ricorda, come si dice nell'articolo, il "concetto di astinenza come dedizione alla Chiesa". Che, in altre parole, significa negazione di sé stessi per essere sottomessi alla chiesa cattolica.
Il conflitto fra necessità biologiche ed emotive soggettive e la violenza morale imposta dalla chiesa cattolica, non sempre si risolve a favore della chiesa cattolica.
Il sottotitolo dell'articolo citato: "Cattolici non cercate la fede nei sondaggi" è la censura, fatta probabilmente da Biffi, al risultato di un sondaggio fra i cattolici sull'obbedienza alla morale cattolica riportato nella stessa pagina del giornale La Repubblica.
Questo piccolo articolo in riquadro, privo di firma, dal titolo "Ma i cattolici non obbediscono", chiarisce molto bene i rapporti fra gli adepti della chiesa cattolica e la morale imposta dalla chiesa cattolica.
Scrive La Repubblica in questo riquadro:
ROMA - Sì ai rapporti prematrimoniali, sì al preservativo e alla masturbazione. Il popolo cattolico è elastico nei confronti della morale ufficiale. Un sondaggio dell'istituto Cimi realizzato per il «II Venerdì» di Repubblica in edicola domani rivela che i cattolici sono poco fedeli alle regole. Infatti l'ultimo documento del Pontificio consiglio per la Famiglia aveva ribadito il divieto ai rapporti prematrimoniali, ai profilattici e all'autoerotismo ma la maggioranza degli intervistati che si definiscono cattolici ammette di disobbedire a queste indicazioni. Dai dati risulta che i più contrari ai rapporti prematrimoniali sono gli abitanti delle isole, e che tra i giovani l'80 per cento ha avuto rapporti prematrimoniali.
Siamo nel 1996 e la rivoluzione sessuale del 1968 sta attecchendo anche fra i "ferventi" cattolici. Da qui la disperazione di Biffi che, per contrastare le trasformazioni sociali e ricondurre all'obbedienza il proprio gregge, si fa aiutare dalla stampa che non trova di meglio che riportare le sue parole socialmente offensive quando, nell'articolo su citato di Maria Novella De Luca, Biffi viene scritto:
L'arcivescovo di Bologna, dalla sede della «Domus Mariae», chiede a tutti, compreso il popolo della Chiesa, una spinta alla purificazione. Così Biffi mette alla berlina l'uso, anzi la mania dei sondaggi, e la voglia, di molti cattolici, religiosi e no, di «essere apprezzati e capiti nella nostra insolita scelta di vita da chi non possiede il pensiero di Cristo». «C'è qualcosa di comico - sottolinea Biffi - nella propensione dell'odierna cristianità di andare ad esplorare chi non ha fede a proposito di ciò che può essere attinto solo nella conoscenza della fede». Ma c'è un punto in particolare che ha movimentato il dibattito sulle parole del cardinale. Biffi ha esplicitamente detto che la verginità è una dimensione squisitamente femminile, perché si riferisce alla «condizione fisica della donna che non ha mai avuto un rapporto sessuale, e in questo senso è qualcosa di corporeo e di femminile». Biffi ha anche citato il celibato dell'uomo, ma come condizione differente, più spirituale e meno fisico. Sconcertate le reazioni di molte donne.
E' un palese attacco alla libertà della donna. Al suo diritto di possedere il proprio corpo e di disporne a piacimento.
La discriminazione che fa Biffi è in difesa del diritto di stupro da parte dell'uomo nei confronti della donna. Se la chiesa cattolica impone alla donna il dovere di verginità e allo stesso modo non lo impone all'uomo: come può l'uomo non essere coerente con la propria verginità fisica se non sverginando una donna dal momento che la masturbazione viene proibita dalla chiesa cattolica come vengono proibiti i rapporti omosessuali? Quello di Biffi è un chiaro invito allo stupro. Ed è quanto troppo spesso e quasi comunemente avviene nella Società civile come effetto della manipolazione mentale dell'infanzia operata dai cristiani.
Con questa uscita del gennaio del 1996 il cardinale Biffi fa il suo ingresso (già lo faceva, ma io inizio da qui) sulla scena sociale alimentando il terrore e la violenza sui cittadini Italiani. Questo perché le parole di Biffi non hanno molta presa sui singoli cittadini, ma hanno presa su uomini delle Istituzioni alla ricerca continua di appoggi da parte della chiesa cattolica. Uomini sempre pronti a piegare i loro doveri Istituzionali alle esigenze di controllo sociale da parte della chiesa cattolica.
Le parole di Biffi hanno ricevuto molte critiche sociali, come scrive anche nel suo articolo Maria Novella De Luca, ma vengono ignorati gli "apprezzamenti" alle parole di Biffi. Apprezzamenti che si traducono in controlli del tipo poliziesco da parte dei cattolici sulla vita privata delle persone. In sostanza, si traducono in dolore sociale. Un dolore che non entra nella cronaca perché circoscritto in azioni di bullismo.
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07 luglio 2026

All'inizio del 1996, sulla cronaca dei quotidiani, appare una notizia dai contenuti drammatici. I quotidiani trattano questa notizia con assoluta superficialità per non compromettere le relazioni di dominio ideologico che il Vaticano esercita sull'Italia.
Nel 1944, il papa cattolico Pio XII voleva ampliare i confini del Vaticano fino al mare.
Il tentativo di espansione del Vaticano si verifica fra l'aprile e il settembre del 1944.
E' il periodo in cui l'esercito USA sta occupando l'Italia. Il fascismo al governo è allo sfascio. La resistenza comunista sta tentando di cambiare il regime della dittatura fascista e il vaticano teme una de-cristianizzazione dell'Italia.
In Vaticano molti prelati, lo stesso Pio XII, stanno sognando uno Stato del Vaticano più forte e un'Italia più debole.
Ampliare i confini del Vaticano fino al mare e poter disporre di un aeroporto e di un porto sul mare controllato direttamente dal Vaticano.
Era il sogno di molti prelati all'interno del Vaticano.
Sul quotidiano Il Gazzettino del 03 gennaio 1996 viene pubblicato un articolo, privo di firma, dal titolo: "Nel '44 Pio XII voleva ampliare i confini del Vaticano fino al mare".
Scrive Il Gazzettino nell'articolo:
Sarebbe stata la rivincita di Porta Pia, il ritorno ad una espansione non esattamente spirituale a spese dello Stato che, quasi un secolo prima, era nato proprio sulle ceneri del dominio temporale dei pontefici. Nel 1944, in una situazione di estrema debolezza del governo italiano. Pio XII ed alcuni elementi della Curia pensarono ad un allargamento dei confini dello Stato Vaticano, che avrebbe dovuto estendersi verso il mare fino a comprendere un porto ed un aeroporto. Il Papa sarebbe stato anche sul punto di inviare una nota alle potenze che si preparavano a vincere la Seconda Guerra Mondiale per sollecitare l'assegnazione alla Chiesa di alcune fette di territorio italiano. Un’idea nata già nei 10 mesi dell'occupazione di Roma da parte dei nazisti.
Il Vaticano, dopo essere stato il maggior sostenitore del fascismo, ora, visto lo sfascio del fascismo decide, in nome del fascismo, di aggredire l'Italia non solo per sottrargli territorio e cittadini ma per diventare più forte in vista della vittoria dei comunisti. La vittoria di quel principio di uguaglianza fra gli uomini che il fascismo, come il Dio dei cristiani, nega e che sarà combattuto con ferocia dall'organizzazione fascio-clericale della Democrazia Cristiana di cui, il fascista riverniciato De Gasperi diventerà capo e maggior oppositore della Costituzione della Repubblica.
Il 03 gennaio 1996 il quotidiano La Repubblica, sulla stessa vicenda, pubblica un articolo dal titolo "1944 il Vaticano si allarga" a firma di Francesco Erbani in cui dice fra l’altro:
«In quel periodo», spiega Oraziani, «si fronteggiano in Vaticano due "partiti", uno favorevole alla formazione in Italia di uno stato di tipo franchista, a forte componente religiosa, un altro, che fa capo al cardinale Montini, che invece sostiene uno sviluppo democratico e che patrocina la Democrazia cristiana e Alcide De Gasperi. Il disegno di una espansione appartiene al primo schieramento: ma è il secondo a prevalere».
De Gasperi appoggiò apertamente il regime nazista. Giustificò l'annessione dell'Austria al Reich accusando il Partito Socialdemocratico Austriaco di mettere i cattolici in secondo piano. Appoggiò le posizioni della chiesa cattolica favorevoli al nazismo. Appoggiò il futuro Pio XII che il 30 gennaio 1933 aveva firmato con Hitler il trattato detto Reichskonkordat (trattato tutt'ora in vigore).
De Gasperi, filo nazista e antiebraico (a quei tempi) era l'arma del Cardinale Montini per controllare una nuova Italia fascista.
Il progetto di quella parte del Vaticano che voleva sottrarre territorio all'Italia in nome del fascismo, non si realizzò. In compenso, si realizzò il progetto Vaticano di fascistizzare l'Italia. L'ideologia fascista che, anziché essere chiamata fascista, si chiamava Democrazia Cristiana. Cambia il nome, ma i contenuti ideologici erano gli stessi.
Questo fermò per oltre cinquanta anni la realizzazione dei diritti Costituzionali ai cittadini che, vessati da Magistrati e da Istituzione, furono costretti a grandi lotte per veder realizzati i loro diritti Costituzionali. Per oltre 40 anni la Chiesa Cattolica godette di privilegi giuridici, alcuni dei quali rimossi dalla Corte Costituzionale, e ancor oggi continua ad esercitare terrore sociale pretendendo privilegi che per la Costituzione non gli competono.
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06 luglio 2026

Nel settembre del 1995 si conclude la Conferenza delle Donne di Pechino in cui si ribadisce il diritto all'aborto e alla dignità della donna che nel mondo, sotto molti aspetti, è stata negata.
In quella conferenza lo sconfitto è il Vaticano con Wojtyla.
Il Vaticano, come sempre succede, impossibilitato di opporre concetto morale a concetto morale, principio etico a principio etico, passa alla diffamazione diretta della Cina responsabile, ai suoi occhi, di essere stata la nazione che ha permesso alla libertà della donna di prevalere sull'oscurantismo morale e ideologico della chiesa cattolica.
Il quotidiano La Repubblica del 12 settembre 1995 pubblica un articolo a firma di Marco Politi dal titolo "Il Vaticano cede sull'aborto - Svolta al vertice delle donne di Pechino la chiesa accetta la depenalizzazione", usa l'articolo come contorno ad un altro articolo, messo in evidenza con una foto centrale che sovrasta l'articolo di Marco Politi, a firma di Renata Pisu dal titolo: "Il potere che odia le bambine - Le rivelazioni di "Der Spiegel" sul brefotrofio-lager di Harbin, frutto della politica del figlio unico di cui le femmine sono le prime vittime".
E' un articolo con l'intento di diffamare la Cina in pieno stile cattolico-cristiano.
Mentre in Italia (vedi l'uso dei manicomi), in Inghilterra, Irlanda, Francia si continuava a criminalizzare le donne, spesso incarcerandole in istituti e sequestrando bambini alle famiglie indigenti, sempre ignorati dalla stampa occidentale finché non scoppieranno gli scandali del sequestro delle donne ad opera dei cristiani e dello stupro dei bambini ad opera dei preti cattolici, la Cina, nazione sovrappopolata che cercava di contenere lo sviluppo di una natalità che sembrava inarrestabile, diventava il nemico del cristianesimo perché, secondo i cristiani, sottraevano bestiame umano al loro Dio e possibilità, da parte dei missionari cristiani, di stuprare quei bambini.
Sul giornale La Repubblica, Renata Pisu inizia il suo articolo parlando dell'infelicità dei bambini rappresentata da immagini pubblicate da Der Sèiegel che sarebbero correlate da un articolo che parla di brefotrofi-lager visitati dai giornalisti di quella testata giornalistica.
I cinesi avrebbero gestito dei brefotrofi-lager e avrebbero consentito a giornalisti occidentali di entrare e di fotografare ben sapendo che cosa ne avrebbero fatto di quel materiale il giornale notoriamente cristiano-fascista Der Spiegel?
Che questi giornalisti siano entrati ed abbiano fotografato situazioni tristi, non c'è dubbio. Gli ospedali psichiatrici in Italia o la situazione del Provolo di Verona, dove la chiesa cattolica con l'aiuto delle Istituzioni stuprava bambini e bambine, in quell'epoca, potevano essere definiti lager perché, date le possibilità sociali, le persone erano detenute per un uso specifico, per fini di potere e di dominio della chiesa cattolica, pur essendoci mezzi economici che potevano essere usati dallo Stato Italiano per migliorare la situazione.
Nel 1995 le condizioni della Cina non erano brillanti, era un paese uscito dal colonialismo dei missionari cristiani la cui unica attività era quella di costruire la miseria e l'indigenza in Cina (oltre che riempire la Cina di oppio).
Dopo aver descritto le deformazioni di alcuni bambini e aver rilevato che ci sono dei bambini con problemi psichiatrici, l'articolo si lancia nelle ipotesi e nelle invettive dicendo:
Di maschi deformi, o che richiedano troppe cure, la Cina non sa cosa farsene; e i genitori non li vogliono tenere in casa perché vige la politica del figlio unico, anche se ti è nato un figlio disgraziato non puoi pretendere di fame un altro, non ne hai il diritto. Così i bambini riusciti male vengono buttati via. La maggior parte dei bambini che gli inviati di Der Spiegel hanno visto nel brefotrofio di Harbin sono però femmine, anche sane ma ormai ridotte allo stremo e affette da «malattie da ospedalizzazione». Le femmine si buttano via anche se il loro unico difetto è di «genere». Sull'ultimo numero del settimanale Time, a illustrare un lungo servizio sulla Conferenza dell'Onu dedicata alle donne ancora in corso a Pechino, si vede una foto scattata nella ricca città di Shenzen, la prima Zona Economica Speciale della Cina: quattro donne vestite alla moda, di indubbia professione, scendono la scala di un cavalcavia: ai piedi della scala giace per terra una bambina di pochi mesi con accanto una ciotola per raccogliere le elemosine: ha la camiciola sollevata perché si veda bene il sesso, piccola e tenera anatomia che è il suo destino.
Il Der Spiegel conosce molto bene il funzionamento dei lager hitleriani e ne proietta l'immagine sulla Cina. Ne proietta il principio hitleriano della purezza della razza sollecitando i lettori ad associare l'idea della purezza della razza hitleriana alla Cina.
Dopo di che, serve la diffamazione della politica in favore delle donne fatta dalla Cina.
La maggior parte dei bambini, sono bambine. Der Spiegel e La Repubblica si affrettano a spiegare che è l'effetto della politica del figlio unico perché le femmine, secondo La Repubblica, verrebbero buttate via dalle famiglie per poter avere un figlio maschio. Ovviamente, Der Spiegel e La Repubblica omettono di dire che la sottomissione della donna in Cina è stata imposta dai regimi assolutisti imperiali e che, una volta fissata come tradizione, è stata usata e accentuata dai missionari cristiani per reprimere la condizione della donna sia in famiglia che nella società. Usavano fasciare i piedi delle bambine affinché non crescessero. Anche se le leggi in Cina definiscono, dalla Rivoluzione cinese, l'uguaglianza uomo-donna, l'imposizione della tradizione imperiale, confuciana e cristiana, costruisce, come in Italia, individui che ritengono normale la violenza in famiglia, la prevaricazione e lo stupro come loro diritto voluto da Dio. Come in Italia dove Individui educati dai cristiani che ignorano le leggi nazionali preferendo i principi religiosi cristiani come quelli del sanguinario Paolo di Tarso.
Dopo di che, il giornale La Repubblica si lancia nella descrizione di una foto pubblicata dal settimanale Time in cui si vedrebbe una bambina cinese che chiede l'elemosina esponendo al pubblico la propria vagina sottolineando che la foto è stata scattata nella città di Shenzen che viene definita, nel 1995, una città ricca.
Va da sé che la cosa ha il solo scopo di incitare il lettore all'odio contro la Cina distraendolo dai risultati della Conferenza Mondiale delle Donne tenuta a Pechino.
La Repubblica e Der Spiegel devono difendere i cristiani dai numerosi scandali che stanno emergendo. Bambini sottratti alle madri in Inghilterra; bambini sottratti alle madri dai cristiani per alimentare il loro traffico di pedofilia.
Scandali e violenze che nessun giornalista ha mai documentato mentre erano in atto e che solo i cimiteri stavano portando alla luce, come il caso dei lager Magdalene in Irlanda nel 1993. Fosse comuni in cui venivano gettate le detenute uccise dalle suore cattoliche che le sfruttavano.
Ed ecco La Repubblica e Der Spiegel lanciarsi in difesa dell'"iniziativa privata" contro questi "sporchi comunisti".
Dicono nell'articolo:
Stanno sorgendo ovunque in Cina associazioni benefiche finanziate da privati, tra i nuovi ricchi dell'improvviso miracolo economico cinese ce ne sono tantissimi che aprono asili, scuole, elargiscono borse di studio a studenti poveri. Le madri adorano i loro figli, specie se sono maschi, ma non bisogna credere che ovunque le femmine siano disprezzate; anzi, specie in città, le madri in attesa sperano davvero che sia femmina e ti dicono che l'amore materno non dipende mica dal sesso del figlio, è un sentimento universale. Solo che in Cina, evidentemente, sono ancora al potere quelli che all'epoca della Rivoluzione culturale negavano che potesse esistere un amore materno a prescindere dall'origine e dalle connotazioni di classe. Dicevano che una madre capitalista ama i suoi figli di amore materno capitalista, una madre socialista di amore materno socialista.
Si tratta di affermazioni palesemente diffamatorie nello stile di giornali come La Repubblica e Der Spiegel.
Che l'iniziativa privata cinese sia più sensibile, proprio per la solidarietà diffusa dal Partito comunista, rispetto ai paesi occidentali è un dato di fatto, ma non al punto da interferire con l'organizzazione sociale che è sotto il diretto controllo dello Stato Cinese.
Che piaccia o meno all'ideologia fascista di Scalfari o di Der Spiegel, la "Rivoluzione Culturale" cinese ebbe lo scopo, in parte riuscì ed in parte fallì, di rimuovere nella società l'ideologia cristiana della gerarchia di dominio dell'uomo sull'uomo e promuovere l'uguaglianza degli uomini nella diversità di funzioni e ruoli. La violenza fatta dall'impero prima e dal cristianesimo poi in Cina, fu una violenza così profonda da essere interiorizzata dalla popolazione e per rimuovere la dipendenza da sottomissione era necessaria una vera e propria rivoluzione anche con atti di violenza, anche se molti di quegli atti potevano essere evitati se il cristianesimo non si fosse presentato con le armate inglesi, francesi, americane e italiane.
L'affetto delle madri per i figli è una cosa; l'uso dell'"amore materno" per condizionare e ricattare la vita del figlio è un atto di violenza dei cristiani contro gli uomini. Una madre capitalista si presenta ai suoi figli come Dio davanti al quale i figli si devono prostrare per diventare padroni di uomini a loro volta; una madre "socialista" fornisce ai suoi figli gli strumenti per essere cittadini in un mondo di uguali.
Poi, Repubblica continua con le sue farneticazioni deliranti e i suoi insulti alla Cina:
Adesso che la Cina non è più socialista e nemmeno capitalista e si è data come nuova dottrina di governo un materialismo che non è nemmeno più dialettico, come deve amare i propri figli una madre cinese? Materialisticamente? Così vorrebbero coloro che tre anni fa hanno approvato la legge «Eugenetica e Protezione della salute» che rivelò un inedito significato dello slogan «meno nascite, più qualità» in voga da oltre un decennio e interpretato nel senso che se si hanno meno figli si può accudirli meglio, procurando loro una migliore qualità di vita. La nuova legge esortava invece apertamente a «evitare nascite di qualità inferiore».
Il ministro della Sanità si affidò alla forza dei numeri: dieci milioni di handicappati mentali, altri dieci milioni di fisicamente inabili, dai trecentomila ai quattrocentomila bambini di qualità inferiore che nascono ogni anno. «Se non si pone limite a questa situazione, il fardello per la costruzione economica risulterà troppo gravoso» disse. Non si può essere più materialisti di così. Da allora chi ha avuto l'epatite, una malattia venerea, oppure in famiglia annovera casi di parenti affetti da turbe psichiche, difficilmente riesce a ottenere una licenza matrimoniale a meno che non acconsenta a farsi sterilizzare. Ma i bambini di qualità inferiore e soprattutto, ostinatamente, le femmine, continuano a nascere. Le madri vorrebbero amarli ma al potere c'è ancora chi non glielo permette. Salvano addirittura i loro figli non denunciandoli all'anagrafe, sottraendoli così al Moloch.
Proviamo a legge in dettaglio la legge che La Repubblica afferma essere chiamata "Eugenetica e Protezione della Salute" e confrontiamola con i provvedimenti, in materia di salute e prevenzione, adottati negli ultimi 20 anni in occidente.
Riporto da una fonte internazionale:
La salute materno-infantile in Cina è giunta all'attenzione internazionale nel 1995 con la promulgazione della legge sulla salute materno-infantile. In Cina, questa legge è stata vista come un mezzo per dare priorità alle risorse e migliorare la qualità dei servizi, ma in Occidente è stata ampiamente descritta come una legge di eugenetica.
Il miglioramento del tenore di vita, le misure di sanità pubblica e il buon accesso ai servizi sanitari hanno permesso alla Cina di compiere grandi progressi nel miglioramento della salute di donne e bambini negli ultimi due generazioni.
(fonte:https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9224139/)
La legge cinese sulla Cura della Salute Materna e del Bambino è entrata in vigore nel 1995. Concepita per migliorare l'assistenza prenatale e ridurre la mortalità infantile, ha suscitato forti dibattiti internazionali per via di alcune disposizioni.
Con la legge del 1995 vengono istituiti esami prematrimoniali per stabilire se i contraenti sono portatori di malattie ereditarie, oggi nei paesi occidentali si fa normalmente e chi non li fa si assume la responsabilità di quanto accade.
Gli articoli della legge del 1995 obbligano i medici a fornire consulenza medica sulla contraccezione a lungo termine o sulla sterilizzazione alle coppie a cui è stata diagnosticata una malattia genetica non specificata di grave entità, a seguito di una visita medica prematrimoniale obbligatoria.
E' evidente che con questa legge i cinesi hanno voluto proteggere il futuro della loro popolazione. La legge stessa è stata successivamente modificata al fine di migliorare le condizioni sociali ma, a differenza di quanto vuole far apparire La Repubblica, non si tratta di eugenetica in stile hitleriano, ma della consapevolezza che deformazioni gravi hanno un'origine ereditaria e si possono prevenire. Le coppie responsabili lo fanno anche in Italia.
A differenza di quanto afferma nell'articolo La Repubblica, la Cina è un paese marxista ed è un paese comunista, come indicato da Marx ed Engels, e non in senso di cattocomunista quale ideale lenitivo per i disperati occidentali.
Mentre i cristiani e i fascisti hanno necessità di una massa di emarginati da poter usare per disarticolare e gestire le società civili, la Cina non ha bisogno di emarginati sociali, ma di cittadini consapevoli del proprio ruolo sociale. Questo non significa che una popolazione di un miliardo e trecento milioni di persone non genereranno una percentuale di emarginati, ma lo sforzo della Cina è quello di limitarli al minimo, al contrario delle nazioni occidentali cristiane che alimentano e favoriscono in tutti i modi possibili l'emarginazione e la miseria sociale.
Non viene vietata la licenza matrimoniale, si fa in modo di non creare dolore sociale; solo ai cristiani piace tanto veder soffrire le persone: Eluana Englaro, insegna.
Infine, il giornale La Repubblica, preso dalla foga della sua campagna d'odio, non trova nulla di meglio che sputare sullo Stato cinese che "non permette alle madri di amare i loro figli" costringendole a salvare i loro figli dal mostro, inventato dall'odio cristiano: Moloch (quello su cui i cristiani immaginavano che i Cartaginesi bruciassero i loro figli).
La guerra di Wojtyla contro la Cina passa anche attraverso La Repubblica mascherando le finalità di propaganda nazista contro i cittadini messo in atto da questo quotidiano.
Mao Tse Tung ha lanciato la rivoluzione dell'"altra metà del cielo" e come tutte le rivoluzioni non basta cambiare le leggi, devono cambiare anche gli uomini e le condizioni sociali. Le leggi stesse devono essere modificate per comprendere le problematiche che inizialmente non sono state prese in considerazione e a mano a mano che si modificano i comportamenti sociali si modicano ulteriormente le leggi per raggiungere l'obbiettivo prefissato.
Una cosa è certa, la Cina non pensa che l'uomo sia stato creato ad immagine e somiglianza di un Dio pazzo, cretino e deficiente a differenza di troppi paesi occidentali.
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05 luglio 2026

Ora sono anni che non guardo più la TV, né la RAI né Mediaset o quant'altro.
La TV è sempre stata un organo di propaganda di quanto è contrario ai diritti Costituzionali che i cittadini dovrebbero fruire.
In nome della "fede" esaltano il macellaio di Sodoma e Gomorra, ne fanno propaganda per il solo fine di propagandare il genocidio fatto dal più forte contro il più debole. E con questo attentano al diritto Costituzionale.
Propagandano il Gesù di Nazareth al fine di propagandare i forni crematori. Condannano l'uso dei forni crematori di Hitler, ma non quelli di Gesù al fine di consentire al più forte, che ritiene il più debole "malvagio", di infilarlo nei corni crematori di un'esistenza dolorosa. E con questo attentano al diritto Costituzionale permettendo ai magistrati di deridere i cittadini quando chiedono giustizia e loro, invece, vogliono infilarli nei forni crematori dell'esistenza.
La TV offende, ingiuria, denigra, diffama in nome della libertà di parola tanto, i diffamati, i derisi, gli offesi non saranno mai in grado di chiedere giustizia per la sua violenza criminale.
Alcuni dicono che "molte persone guardano la TV e la TV è in grado di orientare l'opinione pubblica a favore o contro qualche cosa".
In realtà, chi guarda i programmi di propaganda politica o sociale della TV è già politicamente e socialmente orientato. Cerca quei programmi che, per quanto sia culturalmente ignorante, gli dimostrano che lui è intelligente o, comunque, non diverso dalla massa di persone (come gli altri, creato ad immagine e somiglianza di Dio).
E' come per i tifosi di calcio che cercano altri tifosi della propria squadra per non sentirsi emarginati.
Guardare la TV indica una volontà precisa di diventare oggetti della propaganda dei partiti che detengono il controllo del mezzo. Tanto più quei partiti hanno la necessità di seguaci privi di cultura e pieni di illusioni e preconcetti, tanto più i programmi della TV alimenteranno quelle illusioni e quei preconcetti. Tanto più le persone si indigneranno per la diffusione di illusioni e preconcetti fatta dalla TV, tanto più la TV funzionerà per diffondere illusioni e preconcetti.
Buona visione se qualcuno ancora desidera illudersi.
05 luglio 2026
L'Italia è un paese fascista.
Quando si parla di destra e di sinistra, si deve parlare di destra fascista e di sinistra fascista.
Se qualcuno conosce un modo diverso dal fascismo attraverso cui veicolare le sue idee sul mondo, è pregato di farmelo sapere.
Ma, oggettivamente, socialmente non esiste.
Si recita la sceneggiata di "sinistra" cercando di farsi pagare dalla destra per fare la destra perché la destra paga meglio. Mastella ha dichiarato di essere malato. Ma è sempre stato malato: adora il Macellaio di Sodoma e Gomorra e spera nell'intervento salvifico del criminale che macellò gli uomini con il Diluvio Universale. Un povero disperato che ha commesso crimini sociali come Berlusconi e la Bonino. Tutti muoiono, ma di molte persone resta solo il fango con cu hanno violentato la società civile.
Purtroppo sono giochi a cui troppi italiani hanno deciso di non giocare perché disgustati e non si rendono conto che il disgusto che provano è una pulsione fascista che li induce ad alimentare il disastro sociale.
Buona notte Italia: la Costituzione muore nell'oscurità culturale delle coscienze.
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04 luglio 2026

La prima considerazione religiosa che distingue un Pagano da un cristiano, in generale da un monoteista come un ebreo, un musulmano o un buddista, è il riconoscimento che il mondo in cui viviamo è composto da un infinito numero di intelligenze che progettano la loro realtà.
Questo riconoscimento costruisce l'idea degli Dèi nella religione pagana: ogni intelligenza del mondo è un Dio.
E' un Dio nella misura in cui modifica e trasforma sé stesso modificando, al contempo, il mondo in cui vive.
Va da sé che per un Pagano il termine Dio può essere usato per definire tutto ciò che trasformandosi, trasforma la realtà in cui viviamo.
Non è applicabile il termine Dio, come usato nel Paganesimo, al cristianesimo, all'ebraismo, all'islamismo o al buddismo. Se si applicasse il termine Dio agli oggetti del mondo in campo cristiano, ebreo, musulmano o buddista, il significato è che l'oggetto, che viene definito Dio, viene paragonato a Yavè (Jahvè/Yahweh)o YHWH, Allah, o Buddha. In sostanza, in ambito di queste religioni non Pagane, è proibito paragonarsi al loro Dio assoluto nei confronti del loro Dio assoluto, ma non è proibito riprodurre l'assolutezza del loro Dio, anche esercitando violenza, nei confronti delle persone socialmente più deboli.
Il Pagano vive in un mondo di Dèi e considerare sé stesso un Dio. Questo non significa attribuire a sé stesso un diritto di dominio, ma solo l'intento di operare e agire in un mondo di Dèi. In un mondo fra uguali pur nelle diversità di specie e di funzioni.
Non è possibile essere un Pagano quando si riproducono i modelli ideologico-religiosi di altre religioni in cui è previsto che gli uomini si sottomettono ad un'autorità, che chiamano Dio, con tutto il loro cuore e con tutte le loro emozioni.
Il secondo principio che caratterizza la religione Pagana è la consapevolezza del Pagano di vivere una perenne trasformazione dove la verità di oggi viene negata e superata dalla verità del presente che vivrà domani. Come l'oggi, sia in termini soggettivi che in termini oggettivi, ha negato la verità percepita ieri, così il domani negherà la verità percepita oggi. Il singolo soggetto, l'individuo, si trasforma continuamente e la stessa realtà in cui l'individuo vive si modifica continuamente per il concorso di un infinito numero di soggetti che progettano la loro esistenza.
Il cristiano crede che l'uomo sia stato creato da Dio ed è convinto che nessuno possa modificare la creazione di Dio. Per il cristiano l'uomo è schiavo del suo creatore che ne dispone a piacimento. Per il cristiano non esiste la negazione della realtà vissuta perché nessuno può negare, modificandola, la creazione del suo Dio.
Si tratta di due diverse visioni soggettive. Due diversi modi di abitare il mondo e di agire in esso. Il cristiano confida nel suo Dio; il Pagano confida in sé stesso.
Questo porta a considerare che Yavè (Jahvè/Yahweh)o YHWH, Allah, o Buddha non vivono le emozioni, ma solo un calcolo materialista di uso dell'uomo per la propria gloria. Non avendo sentimenti, non hanno né emozioni né passioni. Sono liberi da ogni passione e da ogni emozioni. In questo modo loro, o i loro seguaci che si identificano in essi, possono massacrare e macellare gli uomini perché non provano né passioni né emozioni. Soprattutto, i seguaci di cristiani, ebrei, musulmani e buddisti si sentono liberi di ammazzare chi non adora la loro stessa forma di Dio perché, nei confronti di altri uomini e donne, non provano né sentimenti né emozioni: hanno solo la gioia di rendere gloria al loro Dio.
Il Pagano abita il mondo e vive con gli altri soggetti del mondo. Al di là di come un Pagano chiama le intelligenze del mondo che incontra, è il modo di porsi davanti ad esse che caratterizza l'essere pagano.
Il cristiano dice: "L'uomo è umile e sottomesso davanti a Dio!" e lo stesso fa il musulmano, l'ebreo e il buddista.
Il Pagano dice: "L'uomo è un frammento dell'esistenza che deve costruire sé stesso nella sua esistenza!"
Trovare una mediazione fra il pagano e il cristiano significa voler ricondurre il pagano nelle categorie di pensiero cristiane. Significa che il pagano deve rinunciare a confidare in sé stesso per confidare in un potere che ne governa la sua vita. Al contrario, non è possibile applicare le categorie di pensiero pagano ad un cristiano. Un cristiano non rinuncerà mai alla sottomissione e alla dipendenza esattamente come non rinuncerà mai, quando potrà, a sottomettere e rendere le persone più deboli dipendenti dal suo dominio.
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03 luglio 2026

Davanti ai cristiani, che ritengono che il loro Dio abbia diritto di commettere ogni delitto, è difficile far comprendere che i reati di bullismo rientrano nella tipologia dei reati mafiosi a cui lo Stato garantisce l'impunità.
Alle vittime viene rubata tutta la loro vita.
I loro famigliari sono costretti ad attraversare una vera e propria odissea giudiziaria. Spesso non ascoltati e spesso sottoposti, essi stessi, ad indagine giudiziaria ad opera di carabinieri, poliziotti, psicologi e magistrati che, attraverso una propria soggettiva interpretazione della legge e delle condizioni, favoriscono alcuni e condannano altri per il medesimo reato.
Il bullismo è squadrismo. Le vittime di bullismo sono come le persone picchiate dagli squadristi fascisti. Spesso, non solo picchiate, ma lungamente vessate e derise dai loro stessi aguzzini.
Io, quando devo portare degli esempi, pescati dalla cronaca giudiziaria per supportare le mie affermazioni, preferisco pescare da esempi lontani nel tempo. Eppure, sono consapevole che la situazione oggi è infinitamente peggiore da quanto l'esempio può dimostrare.
L'esempio che riporto è di un fatto avvenuto in quelle terre che oggi sono dominate dai leghisti e dai fascisti, dove non esiste la dignità delle persone, ma solo lo strapotere del più forte sul più debole e i carabinieri sono attenti affinché le persone vessate non si ribellino ai loro aguzzini "commettendo, con ciò, dei crimini".
L'articolo appare sul quotidiano Il Gazzettino del 22 marzo 1999 è a firma di Paola Bozzini. L'articolo titola "Violentata a 8 anni - Nel veronese da 4 ragazzini" e continua col sottotitolo Ma l'intero paese volta le spalle alla famiglia della vittima
Già questo ci dice che l'attività non sia stata quella del "bullo" ma di un'organizzazione mafiosa che coinvolge l'intero paese di cui, lo stupro alla bambina, altro non è che la chiave rivelatrice di una criminalità diffusa e vessatoria che i "così detti ragazzini" hanno voluto imitare e riprodurre.
Scrive nell'articolo Paola Bozzini:
Verona
E' stata violentata a otto anni dai sui compagni di giochi undicenni nel bagno di una colonia. Ora i suoi genitori hanno avviato un procedimento civile. Chiedono cinquecento milioni di risarcimento per il danno morale e biologico subito dalla loro figlioletta. La prima udienza è fissata per il 7 ottobre 1999.
L'orribile episodio è avvenuto in un paesino della Valdalpone, Castelvero - 250 anime, una frazione di Vestenanova - nell'estate del 1996. Per oltre un anno la piccola ha tenuto per sé questo tremendo segreto subendo gli schemi e le allusioni dei suoi giovanissimi violentatori. Poi nel novembre del 1997 ha deciso di confessare tutto alla mamma e lo ha fatto silenziosamente scrivendo ogni cosa su un foglio di quaderno e lasciandolo, più volte ripiegato, sulla lavatrice di casa perché la madre lo trovasse.
La mamma dapprima non voleva credere a quel biglietto. Pensava, e si augurava, che fosse frutto di una fantasia della piccola, magari suggestionata da qualche notizia data per televisione. Poi però si era rammentata che pochi giorni prima la sua bambina le aveva chiesto che cosa significava «essere violentata» e aveva perciò deciso di parlarle per cercare di capire che cosa in realtà fosse accaduto.
E così fra i singhiozzi la piccola aveva raccontato tutto alla mamma. Le violenze si erano ripetute due volte nei bagni della colonia, dove - mentre un ragazzo stava di guardia alla porta - tre suoi compagni la tenevano ferma e la violentavano; e una terza volta invece in un campetto circondato da case disabitate.
Oltre alla violenza fisica i ragazzini non avevano esitato a minacciare la loro vittima imponendole il silenzio pena ritorsioni peggiori.
Dopo avere cercato di consolare e rincuorare la sua bambina, la donna ne ha parlato con il marito e insieme i genitori hanno deciso di andare fino in fondo denunciando l'accaduto ai carabinieri del luogo. E per la famigliola è iniziato così un calvario di dolore per la vergognosa emarginazione attuata nei loro confronti dalla maggior parte dei compaesani.
«Invece di sostenerli e aiutarli - ha detto il loro avvocato difensore E. P. - li hanno lasciati soli con il loro pesante fardello».
I medici dell'Ulss 20 hanno affermato che la bimba è perfettamente equilibrata, intelligente e attendibile. I quattro ragazzini accusati, due dei quali hanno ammesso tutto difendendosi affermando che la piccola «era consenziente», sono comparsi lo scorso febbraio davanti al Tribunale dei minorenni di Venezia dove il giudice li ha interrogati, ma - data la loro minore età (oggi sono quattordicenni) - i non ha potuto far altro che stabilire il «non luogo a procedere».
E' il fondamento del terrorismo.
Il magistrato si è assunto la funzione di legittimare l'atto di violenza nei confronti della bambina e ha diffuso la convinzione che fare violenza ai più deboli non è reato come non sono reati gli atteggiamenti complici con i violentatori dell'intero paese.
Si tratta del concetto mafioso secondo cui chi subisce violenza non deve denunciare il suo violentatore perché il violentatore gode della complicità dell'intera comunità che ritiene legittima la violenza del più forte sul più debole.
Quante volte le persone sono andate a denunciare violenza domestica e spesso sono state, quando non derise, quanto meno invitate a parlare, a discutere anziché procedere per violenza privata e mettere in sicurezza la vittima?
E così viene costruita la criminalità.
La criminalità sociale è il prodotto voluto e costruito da Ministero degli Interni per fini di controllo sociale. Ministero degli Interni che si caratterizza per essere violento con i deboli e complice con torturatori, bulli e prepotenti.
Eppure, se li accusi, dicono tutti: "Noi abbiamo fatto il nostro dovere come da legge!".
No! Non è vero. Voi avete applicato la legge secondo come voi avete interpretato la legge e l'interpretazione che avete dato alla legge serve a favorire quei criminali e a danneggiare ulteriormente le vittime. Criminali che non sono solo i violentatori, ma le loro famiglie che a quei violentatori hanno fornito l'esempio sociale e morale. Vittima non è solo la persona stuprata. Vittima è la sua famiglia che viene aggredita dall'intero paese in nome della morale mafiosa.
Tutta la vicenda delinea contorni di terrorismo. Fintanto che viviamo in una democrazia, l'atto di terrorismo non consiste nel danneggiare le Istituzioni, ma consiste nel privare il singolo cittadino della propria sicurezza sociale e della possibilità di fruire dei propri diritti Costituzionali che i delinquenti hanno tolto alla bambina violentandola.
03 luglio 2026

La serie su Neflix fa discutere sul come "affrontare il bullismo".
Solo che, a mio avviso, le persone dovrebbero discutere in che cosa consiste il bullismo. Vengono chiamati bullismo atti criminale del più forte sul più debole ed è l'anticamera della criminalità sociale.
Dello squadrismo e della prevaricazione.
I crimini, definiti dalla stampa "bullismo", non vengono trattati come crimini per un preciso scopo della Polizia di Stato e della Magistratura: consentire la diffusione della delinquenza sociale per creare allarme e gestire con la paura la popolazione.
Quante campagne politiche sono state fatte alimentando un allarme criminale da chi quell'allarme criminale lo ha sempre alimentato?
Le situazioni descritte dalla serie sono atti di violenza che la legge condannerebbe quando fatti dagli adulti mentre è benevola quando tali atti sono fatti da minori dimenticando che quei minori stanno imitando l'ambiente parentale in cui sono cresciuti.
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02 luglio 2026
La domanda che voglio fare e della quale attenderò la risposta sociale fra 10 anni, se sarò ancora vivo, è: quale delle due posizioni sarà più utile alla propria nazione?
La necessità di lavorare e di essere regolarizzati da parte degli immigrati o l'odio contro di loro da parte di Musk?
La Spagna, nei limiti del possibile, accoglie; Musk ha guidato la guerra dell'ICE contro lavoratori che, pur non essendo regolari, negli USA pagavano le tasse e aiutavano l'economia USA.
Questa è la posizione della Spagna:

Per contro, questa è la campagna d'odio di Musk:

Io che abito a Marghera, un quartiere della terraferma veneziana, vivo fra l'oltre 35% di immigrati o figli di immigrati nazionalizzati. Quando assisto all'apertura delle scuole vedo bambini provenienti da un incredibile numero di nazioni.
Per quanto la Lega e la destra nazi-fascista tenta di seminare odio e conflitto nel tessuto sociale, queste persone sono la garanzia del futuro della società italiana.
Che piaccia o meno ai nazi-fascisti e alla Lega.
Oltretutto, se queste persone aggredite dalla Lega e dai nazi-fascisti ricevono solidarietà da partiti che si definiscono "di sinistra", domani, quando saranno integrati, appoggeranno Lega e nazi-fascisti veicolando il delirio di onnipotenza che hanno costruito nel lungo sforzo di farsi socialmente accettare.
L'esperienza storica degli ebrei dimostra questo. Il delirio di onnipotenza, imposto all'infanzia, non si rimuove nelle persone. Quando l'individuo è socialmente debole e fragile, il delirio di onnipotenza si presenta come lamentazione e supplica; quando l'individuo diventa socialmente più forte immediatamente mette in atto azioni di prevaricazione su chi ritiene più debole.
NOTA: Foto e notizie prese dal The Guardian-on line del 30-07-2026
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01 luglio 2026

Democrito - Museo Archeologico di Napoli
E' difficile parlare dei filosofi che hanno assistito gli uomini nel loro cammino.
C'è un modo di percepirli soggettivamente, con la mia soggettività, e un modo per descrivere ciò che appare il loro essere stati nel mondo
Nella storia della filosofia antica, per quanto ho potuto constatare, c'è un solo filosofo che può essere considerato "sapiente".
Non tanto per quante cose poteva sapere, di lui ci è rimasto poco, ma per un bisogno insaziabile di conoscere, di viaggiare e di capire ogni cultura. Lui è Democrito il filosofo di cui Platone voleva bruciare tutti i libri.
Osservare, analizzare, cercare di spiegare le cause senza ricorrere a farneticazioni ontologiche.
Un sapiente mi si affiancò lungo il cammino. Buffo, sollevava ogni pietra del percorso per capire che cosa si nascondeva sotto quella pietra. A volte ero infastidito perché rallentava il mio andare, ma costui mi disse "Se non guardi sotto ogni pietra perdi il conoscere che quella pietra, sotto la quale non hai guardato, poteva fornirti. Finisci col rimpiangere di non aver osservato quello che avresti potuto osservare."
Nella storia della filosofia, un filosofo molto osteggiato è Esopo.
La sua filosofia riprende un antico filone dove il principio espresso è raccontato per simboli all'interno delle sue favole.
Sono simboli di difficile interpretazione. Non tanto per il significato, quanto perché il significato non nasce dal simbolo, ma dall'individuo che interpreta il simbolo.
Se una persona disprezza le persone, come Jean de La Fontaine che deve rendere omaggio al re di Francia, coglie significati derisori e denigratori nei confronti dei più deboli. Se una persona vive con passione, coglierà l'aspetto dell'"assalto al cielo" di chi vuole migliorare le proprie condizioni sociali.
Esopo può essere considerato il primo filosofo sociale, privo di mire e di interessi per il potere sociale.
Lungo quel cammino, uno zoppo mi si affiancò. Camminava a fatica trascinando la sua gamba destra che appariva quasi un peso. Durante il cammino mi raccontava storie di animali, spesso buffe. Gli chiesi: "Perché fai parlare corvi, lupi, agnelli e altri animali come se avessero il dono della parola?". Così mi parlò lo zoppo: "Fintanto che si ride del lupo o del corvo, i lupi e i corvi umani che ci circondano non capiscono che parlo di loro. Se lo capissero mi sbranerebbero e io non potrei seminare la conoscenza per coloro che dalla terra danno l'assalto al cielo."
Nella filosofia antica c'è un filosofo di cui sono rimaste poche citazioni, ma dal quale, in positivo o in negativo, dipende tutta la filosofia antica che oggi passa anche come "filosofia ufficiale".
Questo filosofo era detto "l'oscuro" perché la sua filosofia appariva incomprensibile.
Questo filosofo non trattava le cose per ciò che le cose erano, o si immaginava che fossero, ma trattava della trasformazione, del mutamento.
Trattando del mutamento e della trasformazione delle cose negava l'esistenza di ogni "principio di verità" perché ogni verità veniva negata dalla trasformazione che generava una nuova e diversa verità.
Il filosofo era Eraclito che dedicò il suo libro al Dio Sole che muta continuamente la propria posizione nel cielo.
La sua filosofia è la filosofia dell'oscurità; l'unica oscurità capace di fare luce sul divenire delle cose. Platone ha tentato di stuprare il pensiero di Eraclito dopo averlo prima deriso e poi denigrato.
Lungo quel cammino, un oscuro Caos mi si affiancò ed io lo osservavo perplesso e gli chiesi: "Perché il buio che nega la luce vuole essere compagno del mio cammino?" E l'oscuro Caos così rispose: "Perché il cammino che percorri è oscuro. Sai forse qual è la meta che raggiungerai? Tu puoi sapere della meta che desideri raggiungere, ma non la meta che raggiungerai. È un cammino. Tu sei diverso da quando iniziasti il cammino e non sapevi come saresti cambiato lungo il cammino. Il cammino che tu percorri non è il cammino che hai iniziato a percorrere. Il cammino è cambiato e a sua volta ha cambiato altri cammini. Tutto è oscuro, tutto scorre e la luce che il tuo andare porta nel cammino è altra oscurità per cammini di cui non hai consapevolezza."
Nella storia della filosofia, ci sono dei filosofi che hanno influenzato grandemente il pensiero filosofico, eppure non vengono nemmeno indicati come filosofi e non vengono studiati nei corsi universitari di filosofia.
Alcuni di questi, fautori del male e del terrore sociale, come i Vangeli che descriverebbero l'opera filosofica di un certo Gesù, o Paolo di Tarso, pur avendo un ruolo fondamentale nella filosofia del dominio dell'uomo sull'uomo, vengono studiati solo, dal punto di vista della filosofia sociale, in ambito religioso cristiano. Poi, le soluzioni criminali che indicano Gesù o Paolo di Tarso vengono veicolate in ambito filosofico, deprivate della fonte e trasformate in principi assolutistici attribuiti a vari filosofi.
Analizzando la storia della filosofia mi sono accorto che la maggior parte dei filosofi assolutisti non fanno altro che ripetere principi appresi durante il catechismo cristiano, mentre erano bambini, e li ripropongono come se fossero delle scoperte filosofiche.
Poi, quando ti accorgi di questo, c'è una "levata di scudi" o, se volete, proteste da parte di chi campa, tirando uno stipendio e pretendendo di essere riconosciuto come filosofo (certamente laureato in filosofia, ma fra un laureato in filosofia e un filosofo c'è un titolo, ma non i contenuti).
Inizi a dire: Nietzsche è un povero delirante che, al di là delle droghe di cui faceva uso, veicola il delirio di onnipotenza proprio di Gesù nei vangeli con cui è stato indotto ad identificarsi; Schopenhauer ha preso il delirio di autodistruzione del buddismo e lo ha trasformato in volontà di autodistruzione, in quel pessimismo che nega la volontà d'esistenza con cui l'uomo abita il mondo, veicolando in maniera apparentemente diversa i vangeli cristiani che vogliono l'uomo umile e sottomesso a Dio.
E questo per non parlare di Pascal, Rosmini, Cattaneo, Heidegger e quasi tutti i moderni come Popper e Habermas.
Non discutere in filosofia i vangeli cristiani o Paolo di Tarso significa non sottoporli a critica evitando di attribuire le responsabilità ideologiche, devastanti alla fonte che produce la devastazione sociale.
Il concetto di "incorruttibilità" è un concetto estraneo alla vita sociale e alla vita politica.
Poter essere corrotti garantisce al politico, o a chi occupa ruoli istituzionali, quel profitto da commercio di favori che è il vero obbiettivo della sua carriera politica o Istituzionale.
Esistono molti modi per corrompere. Esiste la corruzione morale, la corruzione giuridica, la corruzione finanziaria e altre forme di corruzione.
La corruzione ha lo scopo di indurre chi detiene il potere a venir meno ai propri doveri d'ufficio o alle promesse attraverso le quali ha ottenuto l'affidamento di quell’incarico. Per contro, il corrotto chiede qualche cosa in cambio di ciò che avrebbe dovuto fare nell'ambito delle sue mansioni.
Il corrotto viene esaltato da Gesù nella sua attività di assicurarsi dei vantaggi in cambio di elargizione di favori (l'amministratore infedele).
Solo l'individuo "incorruttibile" è in grado di modificare il corso della storia. L'incorruttibile antepone gli interessi della collettività ai propri interessi personali e tratta il proprio ufficio Istituzionale con la moralità di chi deve compiere il proprio dovere anche oltre il momento contingente.
Oggi che viviamo nella condizione di "Stato Mafia", l'incorruttibilità sembra quasi un'utopia. Eppure, l'incorruttibile cambiò la storia dell'umanità e, per la prima volta in quasi 1800 anni, impose dei doveri al Dio cristiano dopo avergli tagliato la testa nella figura del re di Francia.
In questo modo l'umanità ebbe il concetto di Costituzione e, al di là di come le Costituzioni sono formulate nelle diverse nazioni e nelle diverse epoche storiche, segnano il confine fra la democrazia e la dittatura. Questo cambiò la storia della filosofia. Robespierre è il padre della democrazia moderna.
Lungo quel cammino l'incorruttibile mi si affiancò, mi prese per mano, ed io chiesi: "Perché?" Ed egli mi rispose: "Il cammino è fatto di scelte. Le scelte costruiscono il cammino. Scegliere fra ciò che conviene e ciò che deve essere perché il deve essere coincide con i nostri desideri e le nostre passioni, con i nostri ideali e con i nostri intenti. La qualità delle scelte determina la qualità del cammino anche quando questo ti può portare alla ghigliottina."
Il timoniere cresce giorno dopo giorno e costruisce la propria conoscenza e il proprio sapere partendo da sé stesso, per sé stesso e lo elabora in funzione della situazione quotidiana in cui il sé stesso naviga.
La conoscenza del timoniere è la conoscenza dell'attimo presente in cui vive, ma i suoi occhi sono puntati su un orizzonte in cui scorge altri presenti e altre possibilità.
Il timoniere non si può adulare, corrompere o circuire. Tiene salda la nave della sua vita verso il futuro.
Può essere che, qualche volta, gruppi di individui, popoli o nazioni salgano su quella nave per farsi condurre dal timoniere. Ma loro non sono timonieri della propria esistenza. Non sono partiti da sé stessi per sé stessi fissando l'orizzonte di una possibile meta. Loro sono costruiti da altri, Si sono adattati alle condizioni della loro esistenza. Sono saliti sulla nave del timoniere perché la loro esistenza era in pericolo.
Solo che il timoniere non elimina i pericoli in cui loro vivono. Il timoniere conduce la nave verso il futuro e in quel futuro, quando arriveranno, si renderanno conto di non essere più quelli che sono saliti sulla nave.
Il mondo attorno a loro è cambiato. Loro stessi sono cambiati. Hanno sofferto, hanno dovuto rinunciare alle vecchie abitudini, molti di loro sono morti nel tentativo di ritornare alla situazione di partenza. Il timoniere ha condotto la nave fra tempeste, bonacce e tsunami che si infrangevano sulla sua nave.
Sono saliti sulla nave del timoniere sognando luminosi avvenire e sono stati costretti a trasformarsi giorno dopo giorno. Il luminoso avvenire non arrivava, loro erano costretti ad adattarsi a nuove situazioni mentre il timoniere continuava a condurre la nave. Scrutavano l'orizzonte, ma il loro luminoso avvenire era la nave su cui viaggiavano.
Quella nave era il loro "luminoso avvenire", non per sé stessi, ma per i loro figli e per i figli dei loro figli. Mao Tse Tung ha condotto la nave Cina verso un orizzonte inimmaginabile dai suoi contemporanei. Molti timonieri ignoti hanno condotto la loro nave.
Lungo quel cammino il timoniere mi si affiancò dicendo: "Dura è la rotta per seguire questo cammino. Devi studiare e conoscere le leggi relative alla strada che vuoi percorrere. Sotto ogni pietra hai guardato; degli uomini hai osservato le azioni; hai aggiunto oscurità al Caos; hai agito in te stesso per i tuoi intenti. Sì, hai retto il timone della tua esistenza."
Nota: Le citazioni sono tratte dall'ottavo volume della Teoria della Filosofia Aperta dal capitolo "Il cammino"
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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