Il terrorismo ebreo, che macella Gaza, il Libano e l'Iran, è arrivato anche in Italia?
Maggio 2026: la Religione Pagana fra filosofia metafisica, psicologia, problemi sociali e cronaca quotidiana.

Maggio 2026
cronache della religione pagana

Claudio Simeoni

Argomenti del sito Religione Pagana

Questo sito web non usa l'intelligenza artificiale, ma solo l'intelligenza umana (con i suoi limiti, i suoi errori e le sue imperfezioni).

20 maggio 2026

Costruire e definire la Religione Pagana

Costruire la Religione Pagana è un atto di assoluta volontà e determinazione.

Un lavoro che sembra iniziare casualmente, per alcune "strane intuizioni", nel marzo del 1980 e apre un cammino, di riflessione sulla realtà umana, che appare come infinito.

Non si è Pagani perché si "adora un Dio diverso" da quello delle religioni rivelate. Lo si è perché si abita in modo diverso il mondo da come viene indicato dalle religioni rivelate.

I siti web che sto costruendo, giorno dopo giorno, hanno lo scopo di tentare di affrontare gli infiniti aspetti che la Religione Pagana indica nelle condizioni quotidiane vissute da uomini e donne.

Alcune di queste pagine web ho voluto pubblicarle e costituiscono capitoli di libri in edizioni cartacee. Fino ad oggi ho pubblicato 24 libri nel tentativo di dare un'idea in che cosa consiste la Religione Pagana.

La teoria della filosofia aperta Vol. 7 seconda parte

 

Cristianesimo, nazi-fascismo, razzismo, l’assolutismo fra ieri ed oggi. La guerra fra eleatici e ionici continua ancor oggi. Seconda parte fra pensiero antico e pensiero del XX secolo. La storia non si ripete, ma le analogie sono impressionanti.

 

La teoria della filosofia aperta - Vol. 7- Prima parte

 

Cristianesimo, nazi-fascismo, razzismo, l’assolutismo fra ieri ed oggi. La guerra fra eleatici e ionici continua ancor oggi. Prima parte fra pensiero antico e pensiero del XX secolo. La storia non si ripete, ma le analogie sono impressionanti.

 

Il sentiero d'oro

 

La religione di Roma Antica era una religione di mutamento e di trasformazione. La relazione fra l'uomo, che abita il mondo, e gli Dèi, che lo abitano a loro volta, è in una continua condizione di mutamento e di trasformazione.

 

La partita mondiale di calcio della filosofia - volume 2

 

Gli Dèi intervengono nella Partita Mondiale di Calcio della Filosofia per spiegare agli arbitri Yahweh, Allahu Akbar, Fanes e Beppi di Lusiana, le azioni di gioco dei 60 filosofi alle quali hanno assistito.

 

La partita mondiale di calcio della filosofia - volume 1

 

Sessanta filosofi si affrontano nella Partita Mondiale di Calcio della filosofia. Ad ogni tocco di palla, una loro citazione. Filosofi Esistenzialisti, Materialisti dialettici, Fondamentalisti religiosi e Filosofi rinascimentali, si contendono la vittoria in uno scontro organizzato da un operaio.

 

La filosofia e il pensiero filosofico nelle biografie dei suoi protagonisti - volume 3

 

Le biografie irriverenti dei sessanta filosofi che partecipano alla Partita Mondiale di Calcio della Filosofia. Le biografie sono tese a rispondere alla domanda: perché quei filosofi avevano quelle idee? come hanno vissuto, cos'era per loro importante, per manifestare quelle idee? - Terza parte.

 

La filosofia e il pensiero filosofico nelle biografie dei suoi protagonisti - volume 2

 

Le biografie irriverenti dei sessanta filosofi che partecipano alla Partita Mondiale di Calcio della Filosofia. Le biografie sono tese a rispondere alla domanda: perché quei filosofi avevano quelle idee? come hanno vissuto, cos'era per loro importante, per manifestare quelle idee? - Seconda parte.

 

La filosofia e il pensiero filosofico nelle biografie dei suoi protagonisti. Vol. 1

 

Le biografie irriverenti dei sessanta filosofi che partecipano alla Partita Mondiale di Calcio della Filosofia. Le biografie sono tese a rispondere alla domanda: perché quei filosofi avevano quelle idee? come hanno vissuto, cos'era per loro importante, per manifestare quelle idee? - Prima parte.

 

La religione di Roma antica nella Religione Pagana moderna

 

Riflessione su una parte della Religione di Roma Antica prima dell'arrivo della filosofia greca a Roma. La Religione di Roma era una religione di trasformazione, di mutamento. Una Religione a forti connotati sciamanici.

 

La teoria della filosofia aperta Vol. 6

 

Il viaggio della Teoria della Filosofia Aperta, nel sesto volume affronta alcuni dialoghi di Platone fra cui il Parmenide, il Protagora, il Fedone, gli Amanti, ecc. Alcune tesi di Galimberti sul cristianesimo e alcune riflessioni su Mao Tse Tung. più altro ancora.

 

La Teoria della Filosofia Aperta. Volume 5

 

Dal significato di Artefice e Demiurgo in Platone ad alcune idee di Marx, dall'oppressione alla coscienza, per giungere agli idealisti e agli spiritualisti. Continua il testo con alcune riflessioni su Heidegger e Sartre. Alcune riflessioni su Engels più altro ancora.

 

Il Crogiolo dello Stregone

 

Che cos'è la Stregoneria e come funziona. La Stregoneria altro non è che un tentativo di descrivere l'uomo che si pone davanti ai mutamenti del mondo e che sta mutando a sua volta. La consapevolezza del mutare porta l'uomo a pensare il mondo in un modo diverso da quanto affermano le "verità rivelate" riconoscendo nel mondo le forze della trasformazione. Questo permette all'uomo di abitarle per poter giungere a realizzare i propri intenti.

 

Gesù di Nazareth: l'infamia umana. Volume 1

 

L'arroganza e il delirio di onnipotenza creano un fascino particolare sull'uomo privo di cultura e di conoscenza del mondo in cui vive. L'analisi dei vangeli cristiani porta a definire il Gesù di Nazareth un povero pazzo e arrogante il cui unico scopo è distruggere la vita degli uomini per il proprio delirio di onnipotenza che assume l'aspetto di criminalità sociale.

 

La formazione della percezione e la qualità dei fenomeni percepiti

 

La percezione si costruisce. Ogni individuo costruisce il proprio modo di percepire la realtà in cui vive. La sua coscienza seleziona i fenomeni che provengono dal mondo costruendo il suo modo di descrivere la realtà del mondo. Troppo spesso le illusioni e le allucinazioni, nella testa delle persone, sostituiscono la percezione della realtà.

 

La teoria della filosofia aperta Vol.4

 

Il quarto volume della Teoria della Filosofia Aperta va a definire la guerra ideologica che il Vaticano ha messo in atto contro la società italiana. Le tre encicliche di Ratzinger (l'ultima pubblicata con Bergoglio) sulle tre "Virtù teologali" sono un atto di guerra ideologico contro la Costituzione della Repubblica Italiana. Il libro si concentra essenzialmente sulla Spe Salvi e marginalmente sulle altre due encicliche.

 

La teoria della filosofia aperta Vol.3

 

Il terzo volume della Teoria della Filosofia Aperta si apre con riflessioni su "L'apologia di Socrate" di Platone per passare immediatamente a Bakunin, Feuerboch, Marx, sul valore d'uso, Engels, sul principio di uguaglianza, Bernardo Spaventa, De Sanctis. Dopo di che il libro si ferma a riflettere in modo esteso su "Forza e Materia" di Buchner. Il libro si conclude con riflessioni su Karl von Clausewitz e le prime riflessioni su Jung, Freud e Hillman.

 

La teoria della filosofia aperta Vol.2

Il secondo Volume della Teoria della Filosofia Aperta continua il viaggio iniziato dal primo volume. Riflette su filosofi come Hamilton, Mill e gli italiani Romagnosi, Galluppi, Rosmini. Tratta i positivisti come Vogt, Jakob Moleschott, Lombroso, Ferrari, Gioberti, Mazzini, Cattaneo. Arriva poi agli esoteristi ottocenteschi e le prime riflessioni su Nietzsche.

 

La teoria della filosofia aperta Vol.1

Il primo Volume della Teoria della Filosofia Aperta l'ho iniziato chiedendomi: quali sono le idee filosofiche che io non apprezzo e che reputo insane? Doveva essere un percorso di filosofia che, partendo dalla fine della Rivoluzione Francese arrivava fino ad oggi. Usavo le idee elencate nel Bignami di Filosofia per maggior praticità. Poi, la Teoria della Filosofia si è sviluppata in maniera diversa.

 

I dieci comandamenti di ebrei e cristiani

I Dieci Comandamenti sono l'ordine del dittatore affinché gli uomini siano sottomessi. Sudditi che hanno rinunciato ad essere dei cittadini. Il libro analizza i dieci comandamenti negli effetti distruttivi che hanno sulle società democratiche in funzione dell'assolutismo. Del dominio dell'uomo sull'uomo.

 

La stirpe dei titani

La Stirpe dei Titani è un'analisi, dal punto di vista della Religione Pagana, della Teogonia di Esiodo. Ricordo come Esiodo fosse odiato da filosofi come Pitagora e Platone che vedevano i poeti portatori di quella libertà, religiosa e sociale, contro la loro ideologia filosofica che imponeva la dittatura e la sottomissione dell'uomo.

 

Lo stregone e l'arte della stregoneria

E' il primo libro in cui ho trattato aspetti della Stregoneria come mutamento e trasformazione delle persone. La Stregoneria come arte attraverso cui articolare e veicolare la propria struttura emotiva nel mondo.

 

La stregoneria raccontata dagli stregoni

Ho discusso pubblicamente, in quasi 40 conferenze, i vari aspetti del Crogiolo dello Stregone raccontando come e perché, attraverso scelte consapevoli l'uomo, ci si modifica e ci si trasforma, trasformando la propria percezione nel mondo in cui si vive, riempiendo di potere e intento le proprie strategie d'esistenza. Questo libro presenta i testi di quelle conferenze.

 

La creazione nella religione pagana

In questo piccolo libro su "La creazione nella Religione Pagana" ho analizzato e confrontato varie idee sulla creazione dalle religioni monoteiste alle Antiche religioni compresa la Sumera e l'Egiziana. Il filo conduttore è la visione del venir in essere del mondo e della vita come esposto nel "Libro dell'Anticristo" e confermata dall'attuale ricerca scientifica.

 

Il libro dell'anticristo

Il Libro dell'Anticristo è il riassunto delle idee che avevo sul mondo e sulla vita quando intrapresi il mio cammino di Apprendista Stregone che mi ha portato a definire la Religione Pagana. Io ero, e sono, un individuo immerso nella società in cui vivo e le mie idee, al di là di come le espongo, sono le idee che ho maturato nella società in cui vivevo e vivo. Poi, sono arrivate le "visioni" e allora mi sono chiesto quali siano le relazioni che queste hanno con la percezione della realtà che appaiono "altre". Il Cristo dei cristiani impone la sottomissione degli uomini. La libertà dell'uomo dalla sottomissione si chiama "Anticristo".

 

 

Pagina specifica dell'argomento

 

18 maggio 2026

Le domande fondamentali dell'esistenza umana
La Religione di Roma Antica e la filosofia metafisica

Cosa

sono io ora?
è il mondo in cui vivo?

Come

sono diventato ciò che sono ora?
è diventato il mondo in cui ora vivo?

Quando

io sono diventato ciò che sono ora?
il mondo è diventato ciò che è ora?

Dove

sono avvenuti i cambiamenti che mi hanno portato ad essere ciò che sono ora?
sono avvenuti i cambiamenti che hanno portato il mondo ad essere ciò che è ora?

Perché

è stato necessario che io cambiassi per essere ciò che sono?
è stato necessario che il mondo cambiasse per essere ciò che è ora?

Quali

sono le tappe, principali e secondarie, attraverso le quali sono cambiato?
sono le tappe, principali e secondarie, attraverso le quali il mondo in cui vivo è cambiato?

Chi

ha immesso nell'oggettività condizioni per le quali io avevo la necessità di cambiare?
ha agito affinché il mondo in cui vivo si modificasse?

La risposta a queste domande apre la strada ad una nuova sequenza di domande alle quali è necessario cercare di dare delle risposte. Anche se quelle risposte non esauriscono la domanda, consentono alla persona di avere una "sua risposta" da confrontare con altre risposte nel mondo in cui vive.

Cosa

devo fare io ora, adesso?
sta facendo il mondo, ora, adesso?

Come

posso fare io ora, adesso?
sta facendo il mondo, ora, adesso?

Quando

posso agire io, ora, adesso?
il mondo agisce, ora, adesso?

Dove

posso agire io, ora, adesso?
il mondo agisce, ora, adesso?

Perché

posso agire io, ora, adesso?
il mondo agisce, ora, adesso?

Quali

sono le azioni che posso mettere in atto io, ora, adesso?
sono le azioni che il mondo mette in atto, ora, adesso?

Chi

subirà le azioni che posso mettere in atto io, adesso?
subirà le azioni che il mondo mette in atto, ora, adesso?

Questa serie di domande riguarda l'adesso vissuto. La precedente serie tentava di capire il passato che ha costruito l'adesso. Questa serie chiede risposte sulla situazione di adesso.

Solo dopo queste domande l'individuo può pensare al "che fare" nel momento presente in cui sta vivendo.

Cosa

sarò io dopo aver agito?
sarà il mondo durante e dopo le trasformazioni?

Come

mi sto trasformando per le azioni che metto in atto?
si sta trasformando il mondo per le azioni che avvengono in esso?

Quando

le azioni che metto in atto giungeranno al termine?
il processo di trasformazione del mondo raggiungerà un suo equilibrio?

Dove

riuscirò a raggiungere quanto mi sono prefisso? Se lo raggiungerò.
modificheranno gli equilibri le modificazioni in atto nel mondo?

Perché

riuscirò a raggiungere l'equilibrio attraverso le trasformazioni che ho messo in moto?
il mondo giungerà ad un equilibrio dopo le modificazioni in atto?

Quali

equilibri riuscirò a raggiungere nel rapporto fra la mia azione e le modificazioni del mondo?
equilibri il mondo presenterà ai soggetti che hanno agito in esso?

Chi

ha agito per sollecitare la mia necessità d'azione nel mondo?
ha agito nel mondo sollecitando il mondo ad agire per ripristinare equilibri perduti?

Queste sono le domande, forse ce ne sono delle altre, che una persona si dovrebbe fare, sempre e continuamente, nella propria esistenza.

Sono domande che si fa il neonato e che articola in modo diverso a mano a mano che cresce.

Normalmente, le persone adulte hanno cessato di farsi queste domande. Ritengono che non servano. Ritengono di avere già le risposte per quanto riguarda la loro esistenza. Ritengono di non essere più dei bambini che non hanno paura di esporre la propria curiosità al mondo.

Le persone hanno dei bisogni e delle necessità ed agiscono, intuendo il mondo partendo da una conoscenza molto parziale della realtà in cui vivono, cercano di soddisfare i propri bisogni e le proprie necessità.

Le persone non conoscono il mondo in cui vivono, lo immaginano. Immaginandolo si fanno delle idee preconcette e anche quando la realtà dimostra loro che tali idee sono "sbagliate", troppo spesso le persone si ergono a difesa delle loro idee errate cercando di giustificarle o di trovare pecche negli argomenti o nelle situazioni che dimostrano i loro errori.

In ballo c'è la loro immaginazione che, per la loro coscienza dominata dalla loro ragione, è il loro essere "soggetti astratti" che pensano il mondo, la realtà in cui vivono e un futuro desiderato.

Che piaccia o meno, la razionalizzazione del rapporto fra soggetto, realtà, modificazione del soggetto, modificazione della realtà e formazione del futuro, sia del soggetto che della realtà, è una condizione infantile che costruisce l'individuo adulto e che l'individuo adulto abbandona perché ritiene che non vi sia un'ulteriore possibilità di crescita e di trasformazione soggettiva.

I bambini fanno domande, o dovrebbero fare domande, pensando che gli adulti sappiano rispondere coerentemente alle loro domande.

Invece, i bambini non hanno risposte da parte degli adulti alle domande che fanno. Ricevono delle affermazioni apodittiche che non stimolano la loro ricerca di risposte, ma bloccano il chiedere dei bambini attraverso verità rivelate, semplici, deliranti, arroganti, presuntuose.

Eppure, quelle domande hanno la capacità di liberare il potere emotivo presente nelle persone costruendo la necessità in una "realtà d'azione" che l'individuo vive sospendendo sia il giudizio sul mondo che la descrizione del mondo. La necessità d'azione, e l'azione che ne segue, disgrega la coscienza dell'individuo; costruisce una frazione di silenzio della ragione; permette l'insorgenza emotiva funzionale all'azione; permette la riaggregazione della sua coscienza a un livello diverso dalla coscienza che aveva prima di disgregarla.

Quelle domande, più probabilmente altre o, oltre a queste, altre diverse, costituiscono il senso dell'azione nel presente in cui gli Esseri della Natura vivono.

L'azione, sorretta dalla volontà soggettiva, libera la veicolazione dell'emozione attraverso la necessità di percepire coerentemente il mondo in cui l'individuo agisce.

Va da sé che nessuno è in grado di dare una risposta completa o, anche, appena sufficiente, a quelle domande perché come nessuno conosce la complessità di un individuo, allo stesso modo nessuno conosce la complessità della realtà in cui vive formata da centinaia di milioni di soggetti che agiscono in essa.

Per questo motivo, nessuno è in grado di dare risposte a quelle domande. Lo sforzo che l'individuo fa per razionalizzare sia sé stesso che la realtà in cui vive in tutti i suoi mutamenti, è lo sforzo con cui l'individuo plasma la sua energia emotiva, la sua energia vitale.

L'individuo costruisce il suo corpo emotivo e, ogni volta che vive le necessità d'azione sospendendo il dialogo interno che occupa la sua coscienza, disgrega la sua coscienza, permettendo il giungere alla sua coscienza le peculiarità del corpo emotivo che ha costruito e libera la consapevolezza degli input che giungono da dentro di lui e da fuori di lui. Sono input emotivi che gli permettono di intuire la realtà del mondo e la realtà di sé stesso senza doverla razionalizzare.

Si tratta del potere della conoscenza che la ragione ha contribuito a costruire, ma che l'individuo non ha permesso alla ragione di impossessarsene perché quel potere è relativo alle necessità della sua vita e non all'esercizio di possesso dell'uomo sul mondo.

Nell'antica Religione di Roma, questo è il significato di essere Giano Bifronte.

E' uno dei misteri dell'antica religione di Roma. Troppo difficile per i cristiani che confidano nella verità e nella provvidenza del loro Dio.

 

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17 maggio 2026

La pace del Tempio del cielo e il fondamentalismo militare della bibbia

Che indicazioni ha fornito il vertice fra Trump e Xi?

Innanzi tutto, che cosa voleva ottenere Trump da Xi dopo che Trump ha imposto alla Cina dazi astronomici lo scorso anno?

Cosa Trump ha scoperto della Cina che prima non sapeva?

Xi cosa voleva ottenere da Trump dopo che la Cina ha risposto ai dazi di Trump allo stesso livello?

Cosa Xi ha scoperto degli USA che prima non sapeva?

Ho guardato i giornali nazionali e internazionali. Hanno scritto decine di pagine, ma non hanno detto nulla.

Genericamente, si dice che la Cina abbia chiesto la riapertura del canale di Hormuz e che Trump abbia chiesto alla Cina di aprire il suo mercato agli USA.

Sicuramente hanno parlato di vari argomenti che interessano i due paesi. Si sono osservati.

Quanto è credibile Trump quando dice che hanno fatto "accordi fantastici"?

Da parte cinese, questi accordi non sono stati confermati.

Sta di fatto che Xi e Trump hanno visitato il "Tempio del Cielo" un tempio costruito da un imperatore nel 1400 e oggi in uso per i rituali dei confuciani.

Quanto è simbolica questa visita? Il Trump, che sventola la bibbia e che si fa benedire dai preti evangelici, va al "Tempio del Cielo" che, per quanto simbolo dell'imperatore, è il riconoscimento del cielo come divinità. Un po' come il tempio di Zeus che celebra l'atmosfera generatrice in contrapposizione all'idea di un creatore ad immagine e somiglianza dell'uomo.

Ho l'impressione che sia stato un gesto simbolico, profondamente religioso, per riaffermare un'idea, dei principi, in antitesi alla pretesa statunitense di essere benedetti da Dio.

Da un po' di tempo la propaganda di Trump sottolinea l'aspetto cristiano della politica USA. La stessa aggressione all'Iran veniva presentata come l'attuazione della volontà di Dio.

Se oggi come oggi gli statunitensi vengono percepiti come uno Stato guerrafondaio, è percepito come guerrafondaio anche il cristianesimo nonostante Prevost si stia sforzando di contrapporsi a Trump. D'altro canto, fu Wojtyla ad invocare la guerra per il genocidio in nome della "guerra giusta" nel 1995. Non mi risulta che Prevost ne abbia condannato le idee.

L'ebraismo e il cristianesimo ha messo in atto il genocidio di Gaza e aggredito l'Iran; Il tempio del Cielo sta promuovendo il commercio mondiale e la cooperazione fra i popoli.

Il cristianesimo, per volontà di Trump, ha imposto dazi a tutti i paesi del mondo; il Tempio del Cielo ha eliminato dazi per favorire lo sviluppo di paesi africani.

Non penso che la visita al "Tempio del Cielo" di Pechino sia stata casuale. Questi comunisti cinesi conoscono il simbolismo e il pensiero astratto cosa che non è conosciuta dai lettori della bibbia. Xi lo ha detto a Trump citando il lavoro di uno storico USA su Tucidide.

Penso che questo sia il messaggio al mondo: o la pace del Cielo o il fondamentalismo cristiano che porta al militarismo, alla guerra e alla sottomissione.

 

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16 maggio 2026

1995 giugno-luglio:
La guerra di Wojtyla contro gli omosessuali

La guerra dei cristiani contro gli omosessuali è una guerra condotta da sempre.

La bibbia stessa giustifica il genocidio di Sodoma e Gomorra come una punizione divina contro la pratica omosessuale o, comunque, a pratiche sessuali non approvate dall'autorità, da Dio.

Paolo di Tarso è anche peggio:

Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento.

Paolo di Tarso, Lettera Romani 1, 26-27

Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v'illudete: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.

Paolo di Tarso, 1 Corinti 9-10

Noi sappiamo che la legge è buona, se uno ne fa un uso legittimo; sappiamo anche che la legge è fatta non per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e gli irreligiosi, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i mercanti di schiavi, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina, secondo il vangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato.

Paolo di Tarso, Prima lettera a Timoteo 1, 8-11

Se fino a prima del 1995 c'era una ricerca di tolleranza, negli anni '90 gli omosessuali iniziano a rivendicare l'uguaglianza come estensione del diritto sociale già presente nella Costituzione della Repubblica Italiana.

Wojtyla, che sta facendo guerra al principio di uguaglianza sociale degli uomini nel terrore che gli uomini gli imputino i delitti del suo Dio, sta muovendo la mafia sociale cattolica al fine di contrastare i diritti sociali possibili.

Il sacerdozio della chiesa cattolica è il rifugio di omosessuali e pederasti. I sacerdoti omosessuali sono una forte percentuale e si sentono protetti in quanto obbligati a non sposarsi. Per contro, la chiesa cattolica è costretta a vivere tensioni di sacerdoti cattolici eterosessuali spesso alla ricerca di una compagna o di relazioni affettive in conflitto con la morale cattolica loro imposta.

Nel luglio del 1995 viene indetta una manifestazione dell'"Orgoglio gay" a Bologna e, immediatamente, l'attività di terrore della chiesa cattolica si intensifica.

Sabato, 01 luglio 1995, il giornale La Repubblica pubblica un articolo a firma di Mauro Alberto Mori dal titolo "Il cardinale contro i gay" con un sottotitolo: "Biffi: "volete distruggere la cultura e la famiglia"."

Scrive Mauro Alberto Mori nell'articolo:

BOLOGNA - Di nuovo, muro contro muro. Uno contro diecimila. Il cardinale di Bologna Giacomo Biffi contro il corteo dei diecimila gay attesi oggi sotto le Due Torri. Il tema è il matrimonio gay. «Favorisce la dissoluzione della cultura nazionale» spara la Curia bolognese. «Noi omosessuali siamo convinti di essere portatori di valori morali non meno degni della cultura e della morale cattolica» replica, a stretto giro di posta, l'Arci-gay. Tuoni, fulmini e scintille com'è ormai tradizione tra l'inflessibile successore di San Petronio e gli omosessuali che hanno eletto Bologna come capitale. Così la manifestazione nazionale per la giornata dell'orgoglio gay (l'anno scorso furono in diecimila a Roma e oggi pomeriggio per le strade bolognesi ne sono attesi altrettanti) viene «lanciata» e pubblicizzata dal match dialettico tra Biffi (che però non parla in prima persona) e Franco Grillini (il presidente dell' Arci-gay).

E' difficile far capire alle persone che i gay sono essenzialmente cristiani. Una delle maggiori riserve di fedeli che dispone la chiesa cattolica.

Per la chiesa cattolica, questi fedeli dovrebbero vivere sottomessi, umili e alimentare il loro senso di colpa per i loro sentimenti e per le loro tendenze sessuali. Secondo la chiesa cattolica, dovrebbero chiedere perdono al suo Dio, cioè a sé stessa, per essere come sono.

Il paradosso ideologico consiste nel fatto che i gay, secondo la chiesa cattolica, sono stati creati in questo modo da Dio e dovrebbero chiedere perdono a Dio di come Dio li ha creati.

Per giustificare il paradosso, chiese cristiane, compresa la cattolica, si sono inventate che esiste una cultura sociale che costringe uomini e donne a diventare gay e che è possibile curare "l'essere omosessuali delle persone" con terapie psichiatriche coercitive.

Per l'ennesima volta i cristiani troveranno giustificazione per violentare persone nei loro ospedali psichiatrici.

I gay sono, come "categoria", fra i maggiori sostenitori del Gesù dei cristiani. La chiesa cattolica, che ha esaltato l'impotenza sessuale di Paolo di Tarso e la condanna sociale della donna, appare agli omosessuali maschili come una sorta di garanzia della lotta contro le donne e la loro emancipazione sociale. Il "macismo" è una componente psicologica che si costruisce attraverso l'ideologia cristiana del possesso degli individui e la veicolazione di pulsioni omosessuali, più o meno latenti, di prevaricazione presente nelle persone. L'unica difesa sociale degli omosessuali, sia maschili che femminili, è la totale liberazione sessuale e la totale liberazione dei rapporti interpersonali. Solo in questo modo gli omosessuali possono sottrarsi alla chiesa cattolica, ai cristiani in generale, liberandosi dalla necessità ideologica del possesso dell'altro.

Quando l'Arci-gay dice:

«Noi omosessuali siamo convinti di essere portatori di valori morali non meno degni della cultura e della morale cattolica»

E' assolutamente vero. Non c'è differenza fra i valori morali degli omosessuali e i valori morali della chiesa cattolica. Entrambi sono parte della società ed entrambi provocano effetti nella società [che non voglio, ora, commentare].

Sta di fatto che la chiesa cattolica ha dichiarato guerra agli omosessuali vedendo minacciato il suo potere di controllo della società e degli uomini che, in essa, chiedono il rispetto dei loro diritti Costituzionali.

Il terrorismo sociale è l'azione della mafia cattolica. Qui non si tratta di combattere idee diverse dal cristianesimo, si tratta di terrorismo contro delle persone che rivendicano diritti Costituzionali. Si tratta di azione di repressione, calunnia, diffamazione, denigrazione messa in atto da Wojtyla per alimentare il suo odio sociale.

L'attacco alla manifestazione omosessuale di Bologna ha in Biffi il capobastone della mafia cattolica, ma gli esecutori, dei suoi squallidi anatemi, sono bande di cattolici che agiscono nella società civile in nome della monarchia assoluta contro la democrazia.

Scrive Mauro Alberto Mori nell'articolo:

In un articolo senza firma che apparirà domani sulle pagine dell'Avvenire e che esprime il pensiero del Cardinal Biffi, l'anatema: «Dietro la mobilitazione dell'Arcigay non c'è solo la difesa o la rivendicazione di questo o quel diritto, il progetto è più ambizioso: punta alla distruzione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». E ancora: «Dai gay, ma soprattutto dai "maestri del pensiero" che li sobillano, traspare l'obiettivo finale: quello di favorire la dissoluzione della cultura nazionale dalle forti radici cattoliche». Ma l'anonimo portavoce di Biffi non si limita alle bacchettate ai gay. Ce ne anche per i cattolici da poco entrati, con il Pds, nella stanza dei bottoni di palazzo d'Accursio. «Dove sono? - si chiede provocatoriamente l'Avvenire. - Perché tacciono? Non vorremmo che il pensiero cattolico, a contatto con il pensiero debole, diventasse un debole pensiero».

Le radici fasciste del cristianesimo (e viceversa: le radici cristiane del fascismo), il suo assolutismo in nome della monarchia assoluta riferita al suo Dio assassino, sono quanto sta distruggendo la società italiana la cui morale e la cui etica è costituita dalla Costituzione della Repubblica i cui principi vengono spesso negati ai cittadini in nome del diritto dell'assolutismo di reprimerne le richieste di libertà personale.

Gli omosessuali chiedono l'uguaglianza sociale. Il diritto a non essere discriminati.

La chiesa cattolica, nemica dell'uguaglianza sociale, vuole discriminarli, emarginarli, criminalizzarli, per i propri progetti di distruzione sociale in nome di una famiglia che fino a poco tempo fa si reggeva sul delitto d'onore, la criminalizzazione dell'adulterio, la disuguaglianza in famiglia, la discriminazione della donna, l'asservimento dei figli ai genitori, lo stupro e la pederastia come "delitti contro la morale", anziché delitti contro la persona.

La tradizione che Biffi vuole difendere è il diritto della chiesa cattolica di bruciare vive le persone per la gloria del suo Dio. Quella tradizione dell'inquisizione che tanto male ha fatto alla storia dell'uomo e alla cultura umana.

"Dove sono i cattolici che sono entrati al governo della città di Bologna con il PDS?" Forse, quei cattolici, anziché interpretare il loro ruolo di novelli Torquemada, preferiscono interpretare il ruolo di novelli Giordano Bruno. Oppure, quei cattolici, anziché imporre i dogmi cattolici agli altri preferiscono essere coerenti e applicarli a sé stessi lasciando libere le altre persone di applicare a sé stessi principi diversi.

L'attacco dell'Avvenire non è l'esposizione di un modo di pensare, è una vera e propria aggressione alle persone. La richiesta di linciaggio. Un'aggressione che invoca la repressione da parte di politici cattolici che occupano le Istituzioni.

Non ci sono "maestri di pensiero gay" che sobillano qualcuno. Ci sono solo cristiani che invocano il linciaggio contro chi non si sottomette al loro Dio. Cristiani che, in nome dell'ideologia nazista, combattono la Costituzione della Repubblica e i diritti Costituzionali dei cittadini. Come per 50 anni ha fatto la Democrazia Cristiana alleandosi con la mafia.

Il 03 luglio 1995 il giornale La Repubblica pubblica un piccolo articolo, privo di firma, dal titolo "Amo una donna, non sarò più prete" dove dice:

Vienna - Per confessarlo ha scelto la platea di sempre, quella dei suoi fedeli. Un annuncio shock: da oggi rinuncerò alle mie funzioni di prete e di parroco per potere finalmente vivere alla luce del sole con la donna che amo da molto tempo. E' accaduto ieri in Austria, in una località a cinquanta chilometri da Vienna dal nome impronunciabile: Scheiblingkirchen. Ha spiegato Leonhard Lechner, il sacerdote di trentacinque anni, durante la sua ultima omelia: «Il celibato non è la forma di vita che poteva rendermi felice. Non potevo continuare a vivere clandestinamente la mia storia d'amore». La sua decisione e l'annuncio dato in chiesa assumono un peso particolare, poiché proprio in questi giorni sono giunti a quota 400 mila cattolici austriaci che hanno firmato per un referendum promosso da laici che punta all'abolizione del celibato obbligatorio per i preti e si esprime a favore del sacerdozio delle donne.

Questo tipo di scelte è frequente fra i sacerdoti cattolici eterosessuali. Quasi mai questo accade fra i sacerdoti omosessuali che tendono a nascondere la loro omosessualità consapevoli che, per la chiesa cattolica che servono, la loro stessa omosessualità costituisce peccato e motivo di scomunica.

Il giornale La Repubblica del 03 giugno 1995, pubblicava un articolo a firma di Franco Zantonelli dal titolo "Confessa una relazione il prelato di Basilea - Il vescovo si dimette "Aspetto un figlio"."

Scrive l'articolista:

LUGANO - «Da quando ho assunto la carica di vescovo ho avvertito una forte pressione psicologica. Ho quindi cercato conforto nella relazione con una donna che già conoscevo da tempo. Questa relazione ha portato a una gravidanza». Così, ieri, con una lettera di una pagina e mezzo, tanto stringata quanto sofferta, si è rivolto, ai propri fedeli, il giovane vescovo di Basilea, monsignor Hansjòrg Vogel. E' stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno che ha lasciato di sasso non poche persone.

E' evidente come i prelati cattolici con tendenze eterosessuali sono maggiormente inclini ad abbandonare la chiesa cattolica, qualora non aspirino al potere per il potere, che non prelati omosessuali. A memoria, non ricordo di un sacerdote che abbia abbandonato la tonaca dicendo "amo un altro uomo". Però, ho assistito io stesso al comportamento di un cappellano militare innamorato di un maggiore dell'esercito.

Il 28 luglio 1995 il giornale La Repubblica pubblica un articolo, a pag. 12, a firma di Orazio La Rocca dal titolo "Il vescovo di Vienna è gay" - Un nuovo scandalo travolge il clero austriaco"

Scrive Orazio La Rocca:

CITTA' DEL VATICANO - Nuovi guai sessuali per la Chiesa d'Austria. Lo scorso aprile il vescovo austriaco Christoph Schonbom fu chiamato dal Papa a sostituire in fretta e furia con i gradi di "coadiutore" l'arcivescovo di Vienna, il Cardinal Hans Hermann Groer, travolto dall'accusa di aver molestato sessualmente in gioventù alcuni seminaristi. Ad appena quattro mesi da quella nomina- tappa buchi, ora è lo stesso monsignor Schonbom che sta per essere travolto da un nuovo scandalo a sfondo sessuale: una organizzazione di omosessuali, secondo quanto pubblica il settimanale austriaco Afetvs, ha inserito il suo nome in una lista di alti prelati austriaci ritenuti gay e che presto saranno resi di pubblico dominio. Non c'è pace, dunque, per la Chiesa cattolica austriaca, sulla quale sta per abbattersi un altro gigantesco scandalo politico-sessuale, le cui conseguenze potrebbero essere ancora più gravi del precedente caso-Groer, anche se l'ex arcivescovo di Vienna ha sempre respinto ogni addebito.

La rivelazione di essere gay, nella chiesa cattolica, è uno scandalo. Per la chiesa cattolica non è scandaloso violentare bambini, ma avere delle tendenze gay anche se, pur avendo queste tendenze, sono state rispettate le norme morali imposte dalla chiesa cattolica ai suoi adepti.

Scrive La Rocca che le conseguenze di essere gay di Christoph Schonbom potrebbero essere ancora più gravi dell'attività da pedofilo e pederasta di Groer.

Come si può notare, i valori morali della chiesa cattolica sono opposti ai valori morali della società italiana.

La guerra che la chiesa cattolica fa alla libertà dei gay è una guerra finalizzata a mantenere l'esclusività sul controllo dei gay che si fanno sacerdoti e nascondono la loro natura di gay perché convinti di peccare e di subire condanne se la loro natura viene scoperta.

Nella stessa pagina di La Repubblica, che contiene l'articolo di Orazio La Rocca del 28 luglio 1995, c'è un altro articolo, privo di firma, dal titolo "Le suore italiane "Gli omosessuali sono un pericolo per la società"."

Si legge in questo articolo:

ROMA - Per le suore gli omosessuali «costituiscono un pericolo» sociale, specie per gli adolescenti. A sostenerlo è una religiosa, suor Anna Riva che sull'ultimo numero di "Consacrazione e Servizio", il mensile deU'Usmi, l'Unione delle superiori maggiori italiane, ha pubblicato un ampio studio sul comportamento gay nel quale analizza le possibili cause del fenomeno e il rapporto «di carità» che la Chiesa deve instaurare con loro.

Il termine "carità", usato dalla chiesa cattolica, nasconde il termine "omicidio".

Le suore invocano un'azione criminale di repressione dell'omosessualità perché gli omosessuali sono visti dai cattolici come un pericolo sociale.

Il termine "carità" è il termine con cui il Dio dei cristiani giustifica la macellazione dell'umanità col Diluvio Universale e riprodurre il termine "carità", cioè l'arbitrio del più forte sul più debole, in questo caso gli adolescenti, significa giustificare atti criminali contro di loro.

Questo è terrorismo sociale, con qualunque linguaggio lo si voglia esprimere.

L'articolo 3 della Costituzione recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La chiesa cattolica sta combattendo l'articolo 3 della Costituzione Italiana in nome dell'assolutismo monarchico.

Vedremo più chiaramente negli anni che seguono al 1995 come si svilupperà questa guerra sociale e quante vittime la chiesa cattolica farà in nome dell'assolutismo del Macellaio di Sodoma e Gomorra.

 

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15 maggio 2026

L'interpretazione del Mito e l'infantilismo ebreo e cristiano

Quando si interpreta il Mito, sia della Grecia che di tutti i sistemi che oggi chiamiamo genericamente "religioni" dei popoli prima dell'avvento della filosofia, non si possono applicare al Mito i modelli ebraici o i modelli platonici, ma si devono interpretare all'interno di modelli propri di tali sistemi "filosofico-religiosi".

Fu Filone di Alessandria che applicò alla bibbia ebraica i modelli interpretativi allegorici usati per il mito greco da stoici e platonici. Poi, i cristiani, ai miti greci applicarono i sistemi interpretativi sia della bibbia, prima di Filone, che di Platone e dei medio-platonici.

La bibbia narra della creazione del mondo ad opera del suo Dio mediante la parola. Una parola che descrive la forma del mondo creato dove l'uomo è ad immagine e somiglianza di Dio per cui il Dio degli ebrei e dei cristiani ha la forma dell'uomo. La bibbia, ebrea e cristiana, narra delle imprese di Dio e delle relazioni che Dio intrattiene con gli uomini. Per questo motivo, sia ebrei che cristiani, affermano che la bibbia è stata scritta da Dio attraverso gli uomini e la parola di Dio ha solo quel significato. La bibbia, come i vangeli, sono "la parola che descrive la verità" e, secondo la bibbia, non può esserci altra verità se non quella definita dalla parola della bibbia. Quando la bibbia dice che Dio ha ammazzato tutta l'umanità col Diluvio Universale, intende che Dio l'ha ammazzata fisicamente. L'insegnamento è letterale, come è letterale l'ordine del Dio biblico di ammazzare chi si ritiene, soggettivamente e arbitrariamente, delle persone malvage.

La bibbia e i vangeli non sono interpretabili individuando un significato recondito alle parole e alle narrazioni: Dio è parola e quelle parole, secondo ebrei e cristiani, definiscono la verità di Dio. Una verità che deve essere immediata, fatta di "sì, sì, o, no, no" e privata delle infinite sfaccettature che il cristiano vorrebbe attribuirgli per renderla meno violenta.

Stoici e Platone applicano al mito significati allegorici.

Quando i concetti astratti vengono rappresentati attraverso descrizioni verbali assumono un doppio significato, quello letterale e quello simbolico.

L'allegoria racconta un'azione, una forma, un fatto per dare l'idea di un concetto astratto non verbalizzabile direttamente. In altre parole, secondo gli stoici e i platonici, il mito consisterebbe in metafore.

Lo sforzo di stoici e platonici è quello di ricondurre il Mito prefilosofico alla dimensione verbale. Presuppongono che la cultura degli antichi, che elaborarono il Mito, rispondesse alle stesse categorie culturali dei platonici, degli ebrei e dei cristiani, ma, secondo loro, gli antichi erano più ignoranti in quanto erano dei "primitivi". E' lo stesso concetto che ha Aristotele nella Metafisica.

Pitagora e Platone, col loro odio contro Omero ed Esiodo, fecero una rivoluzione nel pensiero umano. Ad una democrazia, con la quale l'uomo osservava il mondo considerandolo altro da sé, ma uguale a sé, sostituirono l'assolutismo di un creatore dominatore del mondo a cui tutto il mondo si doveva sottomettere.

Questa rivoluzione fu contemporanea alla nascita dei modelli della bibbia ebraica in cui, i capi dei deportati ebrei in Babilonia, per impedire che i provenienti dalla Palestina si mescolassero con le altre persone di altre provenienze, inventarono l'idea razzista del "popolo eletto" nelle grazie di un dittatore che, secondo loro, avrebbe creato il mondo e, per questo, padrone e dittatore del mondo.

Il modo di pensare al Mito di Pitagora e Platone, come il modo di descrivere l'attività di Dio nella bibbia di ebrei e dei cristiani, appartiene all'infantilismo che, emerso dall'emozione che ha portato il feto a diventare un bambino, guarda stupito il mondo che gli fornisce risposte sulla realtà del mondo prima ancora che il bambino inizi ad analizzare la nuova realtà nella quale sta vivendo.

Tutte le religioni prefilosofiche e il Mito, altro non erano che emozioni che si veicolano nel mondo. Le emozioni non si veicolano come oggetto in sé, ma ogni soggetto interpreta soggettivamente la propria veicolazione delle proprie emozioni riportando alla coscienza razionale, che si forma da quando nasce a mano a mano che cresce, proprie descrizioni e proprie qualità con cui interpreta la realtà del mondo.

Sia Platone che gli ebrei sviluppano la necessità di manipolare la struttura emotiva dell'infanzia per adattare l'infanzia ai modelli dittatoriali dei platonici, degli ebrei e dei cristiani.

La manipolazione dell'infanzia è la linea di confine che separa le concezioni del Mito dalle concezioni filosofiche che si trasformano in religioni assolutiste.

Si tratta, in sostanza, di fornire al nuovo nato le risposte sulla realtà del mondo prima che il nuovo nato inizi ad esplorare la realtà del mondo in cui è nato ed elaborare proprie risposte capaci di intervenire sulla formazione della sua coscienza.

La bibbia cristiana parla molto della necessità della manipolazione dell'infanzia. Nel Deuteronomio ordina ai padri di incidere i comandamenti sulle stipiti delle porte e di recitarli, sempre, comunque e dovunque, al figlio affinché vengano inculcati nel figlio. Nello stesso tempo, la bibbia invita i padri che amano i loro figli a bastonarli affinché si sottomettano e non si ribellino. Lo stesso insegnamento, sulla necessità del dominio dei padri sui figli lo troviamo nella parabola cristiana del "figliol prodigo".

In Platone i figli sono come gli animali che vanno allevati affinché funzionino per la dittatura della Repubblica e devono essere eugeneticamente selezionati per ottenere gli individui funzionali alla dittatura. L'odio di Platone per i poeti, Orfeo, Omero ed Esiodo, che cantano le emozioni capaci di liberare l'uomo dalla sottomissione, è un tema fondamentale della filosofia platonica.

La dittatura ha la caratteristica di fornire risposte al neonato sul mondo in cui sta vivendo prima che il neonato, con le proprie capacità sviluppate come feto, si fornisca una propria descrizione del mondo partendo dalle relazioni che riesce a costruire con il mondo.

Va da sé che il conflitto psicologico che si presenta nel bambino crescendo altro non è che il conflitto fra ciò che emotivamente il bambino percepisce del mondo e la necessità di soggettivare le risposte sulla realtà del mondo che il sistema sociale gli impone al fine di essere accolto come membro della società e non venir emarginato da essa.

 

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14 maggio 2026

Il desiderio nella Religione Pagana

Desiderio è una divinità fondamentale nella religione Pagana.

Eros, chiamato anche Intento o Desiderio, è la prima divinità che emerge dall'Uovo Luminoso all'inizio del tempo e dello spazio.

E' la forza della vita propria della materia.

Ma io voglio riflettere sul desiderio umano. Il desiderio che si esprime fin dal momento della nascita dell'uomo come necessità di esistenza e porta alla trasformazione del presente. Il presente dell'uomo che da feto si trasforma in bambino e in un essere umano adulto. Gli Esseri della Natura vivono desiderando.

Il desiderio d'esistenza si veicola in mille modi perché mille e mille sono le condizioni e le necessità della vita.

Tutte le religioni rivelate combattono Desiderio perché solo distruggendo il desiderio nell'uomo è possibile dominare l'uomo. L'uomo deve essere sottomesso a morali e a obblighi etici che distruggano la sua vita nel presente in cui vive.

Quale ruolo ha Desiderio in una religione che vede i soggetti divenire, trasformandosi, giorno dopo giorno?

 

14 maggio 2026

Il settimo volume, tomo II, della "Teoria della Filosofia Aperta"

Ho rinunciato a tentare di far capire alle persone come lo scontro fra eleatici e ionici è ancora in corso al di là di come le persone veicolano tale scontro.

Mi sono un po' stancato.

Il settimo volume della Teoria della Filosofia Aperta inizia trattando un'antica contrapposizione di filosofia metafisica fra l'abitare il mondo, che costruisce il sentimento religioso dell'uomo, e possedere il mondo, che costringe l'uomo a vivere secondo i dettami di chi ritiene sé stesso in diritto di possedere gli uomini.

Non ha una struttura omogenea.

Provate a immaginare un individuo che corre trafelato dal momento della nascita al momento della morte, attraversando le contraddizioni di un'esistenza che non cessa mai di proporre mille condizioni dopo una condizione superata.

La filosofia metafisica è la definizione trascendentale di un reale che, affrontato come una condizione immanente, pone alla persona la necessità di individuare l'insieme di cui quell'immanente è espressione.

Corri, uomo, corri.

Corri nella realtà quotidiana e nella filosofia metafisica che di quella realtà è madre generatrice, radice ideologica e fonte delle conseguenze comprensibili nella filosofia metafisica, ma impossibili da individuare nella razionalità quotidiana.

Se qualcuno volesse leggere un lavoro ben strutturato, con una sua logica razionale, ha solo scordato che la vita non ha nulla di razionale, ma tutto è Caos in cui un uomo abita e che l'impresa di mettere ordine in Caos è fallimentare. Nel Caos si può solo correre, attraversando condizione dopo condizione e ignorando la meta, perché colui che vive nel Caos è inizio e fine di sé stesso.

[Tratto dall'introduzione del VII volume della "Teoria della Filosofia Aperta" tomo II]

 

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13 maggio 2026

Giugno 1995: menzogne e ipocrisia di Wojtyla sulle donne

Tutta l'attuale discriminazione della donna, che è la base della discriminazione sociale per numerosi gruppi sociali, classi, settori economici, è opera dei cristiani e della chiesa cattolica in primis.

La discriminazione consiste nella negazione del principio di uguaglianza.

Nel cristianesimo, come nella chiesa cattolica, la discriminazione avviene perché nei vangeli, il Vangelo di Luca, Dio stupra Maria senza chiederle il consenso e induce Maria a cantare le lodi del suo stupratore che l'ha scelta fra tutte le donne che avrebbe potuto stuprare.

Il Dio cristiano si appropria del corpo e della volontà di Maria; siamo davanti ad un'appropriazione del corpo per fini che quel corpo non contemplava. Siamo davanti alla maledizione di Dio per Eva che ha raggiunto la conoscenza di Dio. Siamo davanti al desiderio sadico con cui Paolo di Tarso sottomette e maledice la donna dall'alto della sua impotenza sessuale.

Il 26 giugno 1995 appare su La Repubblica a pag. 16, un articolo a firma di Maria Stella Conte dal titolo "Wojtyla chiede scusa alle donne" con un sottotitolo che recita "Anche la chiesa a volte le ha discriminate".

Si sta avvicinando il Giubileo del 2000 e troppe voci stanno accusando la chiesa cattolica di atti criminali nei confronti delle donne. Si sta avvicinando la Conferenza sulle donne di Pechino organizzata dall'ONU.

Scrive Maria Stella Conte nel suo articolo:

Lo fa dal balcone di piazza San Pietro, con ai piedi ventimila fedeli, nell'ultima domenica di giugno. Parla di «cultura dell'uguaglianza», Wojtyla, e si «rammarica» che le donne siano state vittime di discriminazioni da parte della stessa Chiesa immemore delle parole di Cristo, il quale ebbe - in un tempo in cui «pesava sulle donne il retaggio di una mentalità che le discriminava profondamente» - un atteggiamento di «coerente protesta contro ciò che offende la dignità della donna».

Sono parole oltraggiose.

Quando il Pederasta di Nazareth avrebbe protestato contro "ciò che offende la dignità delle donne"?

Gesù umilia le donne, chiamandole "peccatrici", e verso le quali, non si sa con quale diritto, afferma di esercitare "comprensione" che, di fatto, è malvagità in quanto le umilia per essere sopravvissute nelle condizioni sociali imposte.

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

Vangelo di Luca 10, 38-42

Maria lo sta adulando, lo omaggia, lo venera. Gesù si compiace di questa sottomissione e rivolge il suo disprezzo per Marta che, anziché adularlo, gli sta preparando il pranzo. Si tratta di disprezzo per la donna che lavora e apprezzamento per l'adulazione.

Questo non è rispetto, ma disprezzo.

E ancora:

Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito";

Vangelo di Giovanni 4, 11-17

Con una donna gentile, Gesù fa lo sborone, il gradasso, delira di onnipotenza al solo fine di stupire quella donna salvo umiliarla per non essere sottomessa ad un marito. La umilia perché, in quel momento, non è posseduta da qualcuno. Si tratta sempre di un atteggiamento di disprezzo. Quel disprezzo che i cristiani hanno sempre avuto per le donne non sposate che definivano "zitelle".

E ancora:

Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti». Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».

Vangelo di Matteo 12, 46-50

In questo passo osserviamo il disprezzo di Gesù per sua madre. Per Gesù, sua madre è una serva di nessun valore. Questo è il ruolo della donna nei vangeli cristiani.

E ancora:

Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «E' lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra commette adulterio».
Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Matteo 19, 3-12

La disgrazia dell'uomo che si sposa. Secondo Gesù l'uomo non può divorziare, tanto meno la donna. Secondo Gesù la donna castrerebbe l'uomo perché non la può ripudiare se non nel caso di "concubinato". Nessuno si chiede se la donna può ripudiare l'uomo in caso che l'uomo ha rapporti con altre donne? La discriminazione sociale nasce da questo.

E ancora:

Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.

Luca 7, 37-38

In Luca la donna viene bollata come peccatrice che si affanna ad omaggiare Gesù. Gli bacia i piedi in segno di autoumiliazione, li lava e li profuma. Gesù si compiace di questa sottomissione. Si tratta del principio cristiano di imporre il senso di colpa per ciò che è naturale nella vita. A questa donna hanno imposto tanti sensi di colpa che è disposta ad umiliarsi per un po' di comprensione.

Tutto questo deriva dalla dottrina ebrea e cristiana.

E' il loro Dio che ordina:

Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».

Genesi 3, 16

E chi sei tu donna per andare contro all'ordine di Dio?

La sottomissione della donna è un aspetto sociale su cui insiste l'impotente Paolo di Tarso.

Dice Paolo di Tarso:

In Efesini 5,22-24:

"Mogli, siate sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.

In Colossesi 3,18:

"Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore."

In 1 Corinzi 11,3:

"Voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l'uomo, e che il capo di Cristo è Dio."

Se Wojtyla voleva davvero discolparsi delle atrocità che ha ideologicamente commesso, doveva condannare il suo Dio, il pederasta in croce e Paolo di Tarso (oltre a qualcun altro).

Quando Maria Stella Conte scrive il suo articolo, si sta avvicinando la data della Conferenza Internazionale sulla Donna organizzata dall'ONU che non si terrà in uno Stato cristiano, ma in uno Stato "comunista", dove i cristiani non potranno spacciare la loro ideologia emarginante.

Maria Stella Conte cita Wojtyla nell'articolo:

«Egli infatti - dice il papa - stabilisce con le donne un rapporto improntato a grande libertà e amicizia. Se ad esse non attribuisce il molo degli apostoli (è il motivo per il quale la Chiesa cattolica non ammette donne al sacerdozio, ndr), le fa tuttavia prime testimoni della sua Risurrezione e le valorizza per l'annuncio e la diffusione del Regno di Dio».

La discriminazione delle donne fatta da Gesù ha le caratteristiche della pulsione di dominio propria del macismo omosessuale. Il dominio dell'uomo sulla donna che deve obbedire accusando la donna di essere una peccatrice se non obbedisce agli schemi morali imposti.

La ricerca della libertà della donna, come richiesta di uguaglianza, è una lunga storia che ha come nemico la chiesa cattolica e i cristiani in generale. Tutti leggono la bibbia e i vangeli; tutti fanno proprio il principio attraverso il quale la donna deve essere sottomessa.

Scrive ancora Maria Stella Conte nell'articolo su citato:

E di più ancora. Il papa ricorda che il «rispetto dell'uguaglianza tra uomo e donne in ogni ambito della vita è una grande conquista della civiltà. Ad essa hanno contribuito le donne stesse con la loro sofferta e generosa testimonianza quotidiana, ma anche con i movimenti organizzati che, soprattutto nel nostro secolo, hanno posto questo tema all'attenzione universale». Certo, il pontefice sa che ci sono donne che vivono ancora «una condizione di inferiorità».

Il nemico delle donne era la chiesa cattolica che provvedeva a bruciarle sul rogo, qualora non si sottomettessero, anche se spesso torture e roghi erano dettati esclusivamente dal desiderio di riaffermare il dominio da parte della chiesa cattolica.

Non è che ci sono donne che vivono ancora una condizione di inferiorità. Le donne vivono in condizioni di inferiorità nei paesi dominati dalla chiesa cattolica e da tutte le religioni rivelate. Le donne vivono in condizioni di uguaglianza giuridica là dove la chiesa cattolica è stata sconfitta.

L'uguaglianza della donna è stata conquistata dai "comunisti": dal diritto all'aborto al diritto al divorzio fino all'indipendenza economica e sociale delle donne. Nei paesi cristiani, fino a qualche decennio fa, la donna non poteva ereditare ed era proprietà privata di padri e di mariti che spesso combattevano la loro ribellione alla sottomissione con i manicomi.

Sofferenze in nome del cristianesimo e della chiesa cattolica.

Scrive ancora Maria Stella Conte nell'articolo su citato:

Questo, però, non deve distogliere dal ricercare quell'uguaglianza «affermata fin dalla prima pagina della Bibbia, nello stupendo racconto della creazione. Dice il libro della Genesi: Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò».

Solo che nello scrivere l'articolo, Maria Stella Conte, si dimentica di citare Genesi 3, 16 dove Dio ordina la sottomissione della donna all'uomo.

Nello stesso articolo, Maria Stella Conte, cita Ida Magli e dice:

non convince l'antropologa Ida Magli: «Questo è un pontefice abile nell'accettare con disinvoltura quelle che sono le conquiste delle società laica. Lui sostiene ogni volta, per giustificare la Chiesa, che ci sono errori dovuti al tempo. E allo stesso momento accusa il mondo moderno di essere relativista nei valori. E' una contraddizione inaccettabile. O esistono valori assoluti, o l'unico valore assoluto è che non esistono valori assoluti. Delle due l'una». Wojtyla umilmente porge l'altra guancia alle donne? Macché. E' un altro il papa che ha davanti agli occhi Ida Magli: è quello che «si batte ad ogni piè sospinto contro il divorzio, la contraccezione, l'aborto, che porta ad esempio le donne che muoiono per dare al mondo un figlio, o che vengono stuprate, e che arriva buon ultimo a riconoscere valori illuministi come quello dell'uguaglianza . . .».

Non si tratta del concetto di uguaglianza, ma del concetto di tutti uguali in ginocchio davanti a me. Il concetto di uguaglianza è quello dell'uguaglianza giuridica di tutti gli uomini con Dio dove, Dio deve essere condannato per delitto, per tutti i delitti contro l'umanità che si è attribuito nella bibbia. Solo dopo quella condanna giuridica, che coinvolge tutti i suoi adoratori, si può parlare del concetto di uguaglianza.

Il Gazzettino del 26 giugno 1995 pubblica un articolo dal titolo "Il papa chiede perdono alle donne: "Si la chiesa vi ha discriminato"." Con un sottotitolo: «Ma ora rispetto della piena uguaglianza con l'uomo»

Scrive Paglialunga:

Giovanni Paolo II è tornato a parlare della donna perché, evidentemente, è molto interessato alla Conferenza promossa dall'Onu e che si terrà a Pechino a settembre. E, quasi a prevenire la prevedibile accusa secondo cui la Chiesa, di fatto, discrimina le donne quando non le ammette al sacerdozio, ribadisce che Cristo stesso non ha voluto dare loro il ruolo proprio degli apostoli, ma ha stabilito con esse «un rapporto improntato a grande libertà ed amicizia, le ha volute prime testimoni della Resurrezione e le ha valorizzate per l'annuncio e la diffusione del Regno di Dio».

La domanda che deve essere fatta è: come ci si può difendere da giornalisti che usano il loro ruolo per fini di propaganda fingendo ignoranza e asservendosi al più forte contro i cittadini?

Non c'è libertà della donna senza la libertà di abortire quando e come la donna vuole. Il corpo della donna è sempre un corpo a disposizione della società che per dominare la donna usa medici, mariti, amanti, servizi sociali, poliziotti e magistrati privi di dignità morale come intesa dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

La conferenza promossa dall'ONU a Pechino prenderà delle decisioni e, ancora una volta, contro quelle decisioni sarà schierato il terrorismo della Chiesa Cattolica.

 

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12 maggio 2026

L'ambito sociale della filosofia metafisica

La filosofia è la scienza delle relazioni fra l'Essere Umano e il mondo in cui vive. La filosofia trae il senso dalla relazione non dal soggetto o dall'oggetto della relazione, ma dalla relazione stessa. E solo dalla relazione.

In un dato momento della sua esistenza, un soggetto può essere descritto. Non è importante se la descrizione del soggetto è coerente o se la descrizione dell'oggetto può essere reale o immaginaria. La filosofia prende atto dell'uno, il soggetto, per come il soggetto pensa sé stesso e prende atto dell'oggetto per come il soggetto immagina l'oggetto (o l'oggettività).

Ciò che alla filosofia interessa è come l'uno si relaziona con l'altro. Gli altri o il mondo in cui vive. La filosofia metafisica mette l'attenzione sulle dinamiche della relazione e le possibili conseguenze. Queste sono l'oggetto di studio della filosofia.

Quando Eraclito dice che il sole è grande come lo si vede. Sta dicendo una verità filosofica. Se Eraclito avesse fatto il "fisico nucleare" avrebbe detto una sciocchezza, ma Eraclito definiva la relazione fra l'Essere Umano e il Sole e a lui non interessavano le dimensioni del Sole, ma solo come l'Essere Umano si rapporta col Sole.

Il discorso filosofico assume una maggiore importanza quando si parla di "oggetti ontologici".

La filosofia è davanti ad un soggetto che immagina l'esistenza di oggetti ontologici. Noi non possiamo sapere come e perché un soggetto immagina oggetti ontologici né, tanto meno, siamo in grado di definire la qualità dell'oggetto ontologico (in quanto prodotto della sua immaginazione).

Siamo però in grado di osservare gli effetti prodotti dal soggetto che definisce l'oggetto ontologico.

Questo è l'ambito della filosofia.

Quando affermo che gli effetti delle relazioni sono l'oggetto della filosofia, posso riflettere anche sul fatto che gli effetti che voglio ottenere richiedono una filosofia adeguata, relazioni adeguate.

Può una relazione capace di generare una filosofia alimentare delle relazioni che producano effetti in ambienti sociali?

Quali effetti produce una relazione fra un soggetto e un oggetto ontologico nella società in cui viviamo?

L'oggetto ontologico è un oggetto dell'immaginazione. Fintanto che il soggetto racchiude l'oggetto ontologico in sé stesso, gli effetti che produce è il sé stesso che agisce nel mondo attraverso la relazione con l'oggetto ontologico che esiste nella sua testa.

Questa condizione è oggetto di trattazione della psichiatria. L'oggetto ontologico condiziona l'azione del soggetto solo se il soggetto non considera l'oggetto ontologico un oggetto della sua immaginazione, ma lo pensa e lo immagina come un oggetto reale. Come sono reali le sue azioni nel quotidiano che dipendono dalla relazione che lui intrattiene con l'oggetto ontologico immaginato.

E' il motivo per il quale la psicoanalisi e la psicologia rientrano nell'ambito della filosofia metafisica.

La necessità di definire la soggettività e la necessità di definire l'oggettività per interpretare la relazione, è una procedura che ha a che fare con l'oggettività sociale, non con la filosofia metafisica che interpreta l'azione in quanto azione. Allo stesso modo, la filosofia metafisica interpreta la soggettività, per ciò che è nel momento in cui l'attenzione osserva la relazione, in un'oggettività interpretabile solo per ciò che appare all'osservatore.

Non è compito della filosofia metafisica individuare la realtà oggettiva dell'oggettività. Questo appartiene alla ricerca scientifica che, nel suo processo di sviluppo, cerca di definire sempre meglio e con sempre maggior precisione il mondo in cui gli uomini vivono.

Allo stesso modo, non è compito della filosofia metafisica definire il soggetto che partecipa alla relazione in quanto, il divenuto del soggetto è avvenuto attraverso un numero "infinito" di relazioni che poco hanno a che vedere con la relazione di "ora" che rientra nelle riflessioni della filosofia metafisica.

La filosofia metafisica tratta la relazione. Una relazione che diventa oggetto di discussione filosofica.

Se un soggetto, che si presenta ora, è divenuto attraverso un numero infinito di trasformazioni, ogni sua trasformazione è oggetto di discussione di filosofia metafisica. Se la realtà oggettiva è divenuta attraverso un numero infinito di relazioni, ogni relazione del suo divenuto è oggetto di discussione metafisica.

Infine, per concludere questo discorso, ogni possibile relazione è oggetto di discussione della filosofia metafisica perché, il futuro che dovremmo affrontare, è una decisione di filosofia metafisica.

Le trasformazioni dell'uomo sono trasformazioni, oggetto di discussione della filosofia metafisica; i processi di divenire dell'oggettività sono da sottoporre alla discussione di filosofia metafisica. Da qui si deduce che tutto il presente rientra nelle riflessioni della filosofia metafisica.

 

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11 maggio 2026

Maggio 1995: Enciclica «Ut unum sint...» («Che siano una cosa sola...»)
e il fallimento sociale di Wojtyla

Il primo passo per veicolare le affermazioni dell'enciclica potrebbe essere verso gli ortodossi. Solo che gli ortodossi sono chiese nazionali. Dove la religione ortodossa, specifica in ogni nazione, è sempre suprematista, è Dio stesso, e non può tollerare sottomissione ad un'altra chiesa.

La necessità di Wojtyla di controllare tutti i cristiani, al di là di come ognuno di loro intende il vangelo e il potere sociale che a loro darebbe il vangelo, è la necessità di combattere quel fantasma che si agita nella mente di Wojtyla e che lui chiama "comunismo", ma che i popoli chiamano "principio di uguaglianza e di cittadinanza".

Il 20 maggio 1995 il giornale Il Gazzettino pubblica un articolo a firma di Arcangelo Paglialunga dal titolo "In una Polonia diversa si parlerà dei difficili rapporti fra Stato e Chiesa".

Nell'articolo si sottolineano alcune condizioni delle trasformazioni sociali che hanno messo in crisi il modello ideologico cristiano veicolato da Wojtyla.

Scrive in quell'articolo Paglialunga:

Il viaggio nella Repubblica Ceca si preannuncia difficile e delicato, ben diverso da quello che il Papa compì nel 1990, quando il Paese era in piena euforia per la liberazione dal comunismo. Il cardinale Vik, arcivescovo di Praga, ha parlato di una situazione «caratterizzata da una mescolanza di ateismo, anticlericalismo e nazionalismo», mentre è in atto una campagna anticattolica quasi un «nuovo Kulturkampf».
Basti pensare che fino ad oggi, per la pressione di gruppi politici, lo Stato non ha ancora restituito alla Chiesa la cattedrale storica di Santo Stefano. E ancora: contro la maggioranza cattolica si accanisce la minoranza protestante, molto radicata nel Paese. Il fatto che il Papa procederà nella città di Olomuc alla canonizzazione del sacerdote Jan Sarkander che, nel 1600 fu torturato ed ucciso per la sua fedeltà alla Chiesa ha scatenato i seguaci del riformatore Jan Huss (gli hussiti) che accusano apertamente il Papa di voler riaprire uno spirito di crociata antiprotestantico.

Wojtyla ha già dichiarato che "Il mondo è mio" quando dichiarava guerra al fantasma di un "comunismo" cristiano che poco aveva a che vedere con il marxismo. All'inizio poteva anche star bene a chi anelava a prendere il potere in quelle nazioni, ma poi, quelli stessi che furono favoriti, hanno visto un Wojtyla minacciare i loro interessi nazionali e questo, a loro, non stava bene.

E' indubbio che il "comunismo" ha una caratteristica: di fatto non esiste!

Esiste una tradizione marxista coniugata in vari modi nei diversi Stati, ma non esiste una dottrina unitaria nella quale, chi si dichiara "comunista", fa riferimento.

Per parlare di "comunismo", generalmente si citano vari autori oltre a Marx e a Engels, ma nessuno di essi può essere considerato "marxista" fuori dal contesto sociale in cui ha agito. Nemmeno Lenin o Stalin. Tutti hanno caratteri marxisti e antimarxisti contemporaneamente. Spesso sono le necessità storiche contingenti a modificare i principi.

Una teoria sociale, economica o esistenziale può essere "perfetta" nella testa delle persona che la elaborano, ma poi deve misurarsi con una realtà sociale in continuo mutamento. Solo l'assolutismo, il dominio dell'uomo sull'uomo, ha i suoi libri sacri perché l'ideologia del dominio dell'uomo sull'uomo è sempre espressa e veicolata nel medesimo modo e giustificata da assolutismi del passato.

C'è una pulsione comune a tutte le necessità degli uomini che non anelano all'assolutismo. E' il principio di uguaglianza degli uomini che, nella storia contemporanea, in numerosi paesi, ha assunto il nome di "comunismo". Il principio di uguaglianza dell'uomo con Dio. L'uomo che deve chiedere conto a Dio dei suoi delitti. L'uomo che deve chiedere conto all'autorità, a Wojtyla, di rispondere dei suoi delitti.

Spesso, nella storia, è successo che percepire uno stato di "ingiustizia" porta gli uomini a seguire altri uomini nelle loro scelte. Questi uomini sembrano marciare trionfanti, fra masse plaudenti. Poi, quelle masse cominciano ad infastidirsi per le loro scelte e gli applausi calano, iniziano le critiche, si osservano le scelte. Molti leader finiscono nella polvere e, qualche volta, nel disprezzo.

E' anche il caso di Wojtyla.

Il 31 maggio 1995 il giornale Il Gazzettino pubblica un articolo a firma di Arcangelo Paglialunga dal titolo "Enciclica di fratellanza" in cui l'articolista si fa portavoce della propaganda di Wojtyla per sottomettere le chiese cristiane, diverse dalla cattolica, alla chiesa cattolica: tutti in ginocchio davanti a Wojtyla.

L'occasione è quella di un'enciclica di Wojtyla in cui Wojtyla invoca l'unità delle chiese cristiane sotto il dominio della chiesa cattolica.

Scrive nell'articolo Arcangelo Paglialunga:

E' il fatto nuovo, il punto certamente più importante del documento, nel quale non c'è un compromesso o un cedimento sulla autorità papale, ma un invito a discutere, con tutte le varie confessioni cristiane, perché «si apra una situazione nuova». «Compito immane - dice il Papa - che non possiamo rifiutare e che non posso portare a termine da solo. La comunione reale, sebbene imperfetta, che esiste tra noi non potrebbe indurre - si chiede il Pontefice - i responsabili ecclesiali e i loro teologi a instaurare con me, su questo argomento, un dialogo fraterno, paziente, nel quale potremmo ascoltarci, al di là di sterili polemiche avendo a mente soltanto la volontà di Cristo per la sua Chiesa?».

Le sterili polemiche altro non sarebbero che l'indipendenza dei protestanti e degli ortodossi che Wojtyla vuole negare in nome del dominio assoluto, in nome del "Primato di Pietro". Solo che alle chiese protestanti, che Wojtyla bolla come torturatrici di cattolici, e alle chiese nazionali ortodosse, questo "Primato di Pietro" è assolutamente blasfemo.

Non siamo più di fronte al Wojtyla che, legato alle manovre di destabilizzazione della CIA, è il paladino di un "anti-comunismo", che altro non è che forme diverse di "catto-comunismo" che spesso, ideologicamente, sconfinano nel territorio del nazional-socialismo. Siamo difronte ad un Wojtyla costretto a confrontarsi con forme reali e interiorizzate di marxismo sociale che non porta più il nome di marxismo, se non in ambito culturale elevato, ma di Democrazia e di diritti dell'uomo.

La stella di Wojtyla si sta spegnendo. A Wojtyla servono altre strade, altre motivazioni attraverso le quali riaffermare il ruolo di leader mondiale che qualcuno vuole attribuirgli.

Scrive ancora Paglialunga nell'articolo sopracitato:

Su questo tema, in sede di conferenza stampa per la presentazione dell'Enciclica, si sono avute precise puntualizzazioni. «Non si tratta - ha detto il cardinale Cassidy, presidente del Consiglio per l'unità dei cristiani, di rinunciare al Primato di Pietro perché sarebbe come rinunciare al Vangelo, ad un punto essenziale di fede. Tuttavia è avviata la discussione sul modo con cui esercitare tale primato». E monsignor Pierre Dupray, segretario del Dicastero «La parola "primato" ha preso spesso il significato di potere su tutti gli altri; un potere che non c'é e non deve esserci; e su questo esiste uno spazio enorme di dialogo». Ed ha aggiunto: «Nel Primo Millennio il primato è stato esercitato in funzione di unità e comunione tra le Chiese sorelle, nel senso che quando fossero sorti dissensi sulla fede e la disciplina interveniva la sede romana. Ed è questo lo spirito in cui il primato potrebbe essere riproposto oggi a ortodossi e protestanti, che manterrebbero così grandi spazi di autonomia per quanto riguarda la disciplina e la struttura gerarchica delle loro Chiese».

In sostanza, dicono i vescovi cattolici, protestanti e ortodossi rinuncino all'indipendenza e diventino vassalli del "Primato di Pietro".

Si tratta di affermazioni ridicole. Quando mai un cristiano, in qualunque modo interpreti il cristianesimo, rinuncia al potere che gli dà l'indipendenza per farsi servo di qualcuno volontariamente? Ogni cristiano considera sé stesso rappresentante di Dio in terra e sono gli altri che si devono prostrare davanti a lui che interpreta correttamente la parola di Dio.

Ovviamente, questo progetto, più che un progetto era un'intenzione, fallirà.

La chiesa cattolica si troverà a scontrarsi con protestanti e ortodossi. In Italia la chiesa cattolica perseguiterà i Testimoni di Geova, in Brasile la chiesa cattolica, per favorire i protestanti dichiarerà guerra alla teologia della liberazione. Tutto ciò che potrebbe favorire gli uomini, qualche frammento di libertà, viene soffocato dalla chiesa cattolica in nome dell'assolutismo religioso e politico.

Il 04 giugno 1995 il giornale La Repubblica pubblica un articolo a firma di Marco Politi dal titolo: "Niente folle per il papa - Anche il Belgio ignora la visita di Wojtyla"

L'articolo fornisce alcuni dati statistici che ci permettono di comprendere il tramonto di Wojtyla. Masse di persone, anche cattolici, lo abbandonano e aumentano le proteste contro il terrore che la chiesa cattolica sparge nel mondo contro le necessità dei cittadini. Più che l'opposizione alla chiesa cattolica, viene coltivata l'indifferenza.

Wojtyla pensava che, sconfitto quello che lui definiva "comunismo", le masse avrebbero soggettivato la morale e le indicazioni della chiesa cattolica. Ma non è stato così: gli Esseri Umani desiderano vivere, non essere sottomessi.

Scrive Marco Politi nel suo articolo:

BRUXELLES — Un aspirante assassino che gli augura «morte rapida», un congresso di atei che deplora il predominio della religione, una riunione di preti operai che gli sono estranei, una città che lo ignora: Giovanni Paolo II è arrivato ieri in Belgio quasi inosservato. Ospite riverito dei sovrani, Alberto e l'italiana Paola, ma circondato dall'indifferenza della popolazione. Il 70 per cento dei cattolici, secondo un sondaggio del giornale Le Soir, non si interessano alla sua visita. Solo il 16 per cento la ritiene molto importante. Deve essere strano per un papa, che ha percorso il mondo accolto per anni da folle osannanti, trovarsi in una situazione così. Non un manifesto, non un segno qualsiasi della sua presenza. Essere un evento mescolato agli altri nell'atmosfera confusa di una metropoli occidentale, invasa da turisti e pronta ad un grande esodo per il ponte di Pentecoste. A Praga, a maggio, il pontefice aveva già vissuto un'esperienza simile. Sconcertante.

Il re è nudo!

E' quanto la gente sta gridando. Prima era un sussurrare. Poi, il sussurro si è trasformato in una discussione e, ora, Wojtyla cade nell'indifferenza. Il male che ha fatto, l'assolutismo che ha predicato, diventa insopportabile per le persone della società civile. Solo i politici, che pretendono di dominare la società civile, enfatizzano Wojtyla perché dall'ideologia di Wojtyla procede il loro potere politico.

Non sono solo gli atei che chiedono libertà dallo strapotere della chiesa cattolica. E' tutta la società civile, diventata stanca di una religione assolutista, che rivendica continuamente il vivere civile delle persone.

Wojtyla a Praga è stato accolto dall'indifferenza. Avrà pensato che, essendo Praga una città "protestante", ciò fosse abbastanza plausibile. Il Belgio è uno Stato cattolico, in cui il re è re per volontà di Dio. Di quel Dio che Wojtyla rappresenta e che lo sta accogliendo, nonostante l'indifferenza della popolazione belga.

Non si tratta di un'indifferenza dovuta alla mancanza di interesse. Si tratta di un atteggiamento di protesta nei confronti di Wojtyla e del suo odio sociale.

Marco Politi nel suo articolo pubblica dei dati che sottolineano il perché a Wojtyla viene a mancare il consenso. Finché accusava il "comunismo" di cose più o meno vere, ma che la gente pensava vere, veniva applaudito e osannato. Quando ha iniziato a dire alle persone quali comportamenti sociali dovevano tenere, la gente gli ha detto: "Macché, sei scemo?".

E ancora scrive Marco Politi:

La cosa più allarmante per il Vaticano è il calo di consensi, che Giovanni Paolo II registra proprio nel nucleo dei cattolici praticanti. A costoro Wojtyla piaceva "molto" (54 per cento) nell'84, adesso solo al 26 per cento. è cresciuto il numero dei tiepidi, coloro a cui piace moderatamente: dal 38 al 58 per cento. L'adesione al pontefice in molte questioni, in cui ha detto "no", è fra gli stessi praticanti estremamente bassa: questione dei divorziatici 9 percento), delle donne prete (22), dei contraccettivi (25), del preservativo in caso di Aids (24), caso Gaillot (21 per cento).

I cattolici protestano più di altre confessioni sociali o religiose. Le persone cattoliche dicono: "Tutti usano i contraccettivi e tu vuoi che noi non li usiamo? Ma sei scemo? I figli che nascono li mantieni tu?" . E così per il divorzio, per l'AIDS, per i risposati.

Il "comunismo" garantiva preservativi, divorzio, aborto, contraccettivi. Garantiva la libertà nella sfera personale mentre Wojtyla pretende l'assolutismo in campo politico contro il principio di uguaglianza e obbedienza ai dettami morali della chiesa cattolica nella sfera privata.

Il giornale Il Gazzettino del 05 giugno 1995 in un piccolo articolo privo di firma e dal titolo "Il papa esalta Baldovino, il re anti-abortista".

Ricordo che il re Baldovino dette le dimissioni da re per 48 ore affinché fosse il suo sostituto a firmare la legge sul diritto d'aborto che per secoli la chiesa cattolica ha negato alle donne del Belgio.

L'esaltazione di quel gesto di Baldovino da parte di Wojtyla fu uno schiaffo a tutta la società civile belga. Un insulto alla libertà dell'uomo.

L'azione di Wojtyla equivale all'ordine evangelico di manifestazione di disprezzo nei confronti di una città o di un popolo. Quello "scuotere la polvere dai propri sandali" in segno di maledizione per quella popolazione che non ha voluto sottomettersi al grande Dio Wojtyla che inizia ad intravvedere il fallimento della propria esistenza.

 

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10 maggio 2026

Maggio 1995: esempi di violenza sociale della chiesa cattolica

E' difficile elencare le violenze e le prepotenze che i cittadini subiscono da parte della chiesa cattolica in Italia. Nel maggio del 1995 la cronaca ci presenta alcuni esempi di violenza che sono giunti all'attenzione dei magistrati o della cronaca. Anche se la cronaca ha tentato di minimizzare le violenze per emarginalizzarle, sono esempi di una violenza diffusa messa in atto da una chiesa cattolica che vede sfuggirgli il controllo delle persone nella società civile.

Si tratta di aggressioni a singoli cittadini. Nella cronaca, queste aggressioni, appaiono fatti singoli, ma milioni di cittadini subiscono aggressioni e angherie che non arrivano né all'attenzione giudiziaria né alla cronaca. Il principio, che la cronaca imputa ai cittadini che si sentono offesi, è "E tu che cosa hai fatto? Non è che te la sei voluta?".

Si tratta di giornalisti corrotti, spesso partigiani dell'odio cristiano che, violando i principi sociali di uguaglianza, pretendono che i cittadini non abbiano diritti e si sottomettano alle violenze subite.

Il 25 maggio 1995 appare un piccolo articolo sul giornale Il Gazzettino dal titolo "Mons. Groer va dal Papa per dimissioni?" a firma di Ar. Pa. che dice:

Improvvisa visita in Vaticano dell'arcivescovo di Vienna Hans Hermann Groer, sul quale pesano, dallo scorso marzo le accuse di molestie sessuali a minorenni, avvenute venti anni fa. Il prelato aveva visto il Papa ad Olomuc, in Polonia, domenica scorsa, ed aveva concelebrato la Messa per la canonizzazione di Jan Sankander. Evidentemente Giovanni Paolo II, che ha avuto con lui un semplice incontro, lo ha invitato a Roma per un colloquio definitivo che chiuda il caso. E da ritenere che la conclusione sarà l'accettazione delle dimissioni che l'arcivescovo Groer aveva presentato nell'ottobre 1994, al compimento dei 75 anni. Il Papa poteva accettarle subito appena scoppiato lo scandalo in seguito alle rivelazioni, sulla rivista «Profil», di certo Josef Hartman, oggi trentasettenne, e di altre persone. Ha preferito attendere, anche perché il cardinale Groer, in una dichiarazione, affermò che «si trattava di accuse infamanti».

I due soggetti, la persona violentata e il cardinale Groer, non erano sullo stesso piano: Groer deteneva il potere sulla sua vittima e poteva schernire la vittima dicendo che si trattava di accuse infamanti. Come si permetteva la vittima di accusare Dio? Pretendere che Dio si dimetta è una cosa inconcepibile per l'ideologia della chiesa cattolica.

La pratica della pederastia cattolica sta emergendo in tutta la sua drammaticità. Si sapeva, ma la stampa taceva. Le voci correvano. Molti preti erano indicati come stupratori. Le madri stesse dicevano ai loro figli e alle loro figlie di tacere.

Le persone si rinchiudevano nella vergogna senza essere consapevoli di essere vittime di sporchi e squallidi abusi.

Anche quando gli abusi emergevano, la stampa si preoccupava di minimizzarli. Chiamava "molestia" lo stupro e la violenza sessuale; presentava la violenza e lo stupro come "fatti vecchi", roba di "tanti anni fa" sia per allontanare il sospetto di stupri più recenti ad opera dei preti cattolici, sia per criminalizzare le vittime per non aver denunciato subito le violenze subite.

Inoltre, l'attività di terrorismo sociale dei giornalisti consisteva nell'allontanare le responsabilità collettive della chiesa cattolica. Fingevano che tale attività fosse da attribuire ai singoli preti pervertiti e non ad un'attività organizzata, fondamento ideologico ad imitazione dell'attività di Gesù dei vangeli.

In un altro articolo del giornale Il Gazzettino del 29 maggio 1995 dal titolo "Il Signore faccia cessare la guerra nella Bosnia" (articolo privo di firma), viene scritto:

Un'intensa accorata preghiera al Signore perché cessi la guerra in Bosnia-Erzegovina è stata elevata ieri dal Patriarca, all'inizio dell'omelia, nella solenne messa celebrata in Basilica di San Marco e trasmessa in diretta televisiva da Raiuno. Il card. Cè ha esortato tutti gli spettatori italiani «riuniti in comunione, grazie alla Tv» a pregare perla pace. «Da questa guerra siamo tutti sconfitti» ha annotato, ed ha aggiunto: «Nelle popolazioni travolte dalla tragedia rischia ormai di spegnersi anche la speranza: che non sia la nostra indifferenza a spegnere la speranza di tanti fratelli, donne, uomini, anziani, ammalati, bambini innocenti».

La guerra, voluta dal Vaticano contro la Jugoslavia, ha prodotto migliaia di morti. Con l'operazione Vaticana di Medjugorje si è voluto destabilizzare il principio di uguaglianza fra tutti i cittadini della Jugoslavia (al di là delle etnie e delle credenze religiose).

La storia delle apparizioni mariane a Medjugorje ha inizio il 24 giugno 1981, quando sei giovani in Bosnia-Erzegovina riferirono di vedere una figura femminile luminosa sulla collina del Podbrdo, identificata come la Vergine Maria, presentatasi come la "Regina della Pace".

E' proprio del Vaticano e della chiesa cattolica usare il termine "pace" per indicare la guerra più feroce contro i cittadini di questa o quella nazione. La "pace", secondo il Vaticano, consiste nel mettersi in ginocchio davanti ad un Dio assassino di cui lui detiene il controllo.

Medjugorje fu, ed è, una truffa che portò al macello di popoli iniziando con il distacco della Slovenia dalla Jugoslavia favorita delle minacce che la Germania cristiana fece contro l'uguaglianza dei popoli della Jugoslavia.

Gli Jugoslavi hanno pagato caro il delirio di supremazia dei cattolici e degli ortodossi che si scontrarono con i musulmani jugoslavi, ma nei cittadini italiani la sensazione che l'intervento NATO fosse un atto di devastazione civile in nome della supremazia era chiaro, come erano chiare le intenzioni Vaticane.

Il cardinale cattolico di Venezia Cè vuole banalizzare il ruolo della chiesa cattolica. Invoca la pace: tutti gli uomini in ginocchio davanti al suo Dio, il Macellaio di Sodoma e Gomorra che si vanta di aver macellato l'umanità col Diluvio Universale.

Il 31 maggio 1995 il giornale Il Gazzettino pubblica un articolo dal titolo "Non si fa il segno della croce: punito bimbo ebreo" (articolo privo di firma).

Scrive Il Gazzettino:

Non si è voluto fare il segno della croce e la maestra, per punizione, lo ha mandato dietro la lavagna. E accaduto ad un bambino ebreo di 3 anni, durante l'ora di insegnamento religioso in una scuola materna del comune di Roma. A denunciare l'episodio è stato il presidente della comunità israelitica romana, l'avvocato Claudio Fano, che ha partecipato, con il vescovo Clemente Riva, alla presentazione del libro «Ebreo fratello nostro..», dedicato ai rapporti tra cristianesimo e ebraismo.

Un bambino di 3 anni punito da un adulto perché non si è sottomesso alla violenza che nei suoi confronti voleva fargli l'adulto.

E' una cosa infame. Se questa fosse una società democratica, questo adulto avrebbe dovuto essere arrestato per violenza ad un minore attentando al diritto Costituzionale. Questa società democratica permette l'esercizio della pedofilia e della pederastia rispetto a minori che non si possono difendere proprio tollerando atti che appaiono marginali.

Va da sé che questo articolo ci dice un'altra cosa: gli asili sono spesso dei lager in cui si costringono bambini piccolissimi alla sottomissione religiosa mediante violenza fisica.

Apparentemente si può dire che non è stato il Vaticano ad ordinare di punire un bambino di 3 anni; ma la violenza educazionale imposta all'insegnante nella sua infanzia ha alimentato il suo "fuoco della conversione" che ha imposto al bambino una punizione a maggior gloria del suo Dio.

Scrive ancora l'articolo su citato:

Capita ad esempio, ha raccontato ancora l'avv. Fano, che «quando i bambini ebrei escono dalla classe di materna, durante l'ora di religione, le maestre spiegano ai loro compagni che questi bambini sono diversi, e che forse si ritroveranno all'inferno». «Vi potete immaginare - ha osservato il presidente della comunità israelitica- che razza di 'shock' ciò può generare in bimbi dai tre ai cinque anni».

La violenza della chiesa cattolica è una violenza diffusa. Non solo come violenza diretta, come quella fatta dai preti, ma spesso è una violenza per procura dove i cattolici, nelle loro mansioni sociali, violentano il pensiero, le convinzioni, le credenze dei cittadini per la gloria del loro Dio assassino.

Il 01 giugno 1995 il giornale Il Gazzettino, in un piccolo articolo dal titolo "Anche il non cristiano va in paradiso" a firma di Arcangelo Paglialunga, a differenza di quanto affermato dall'avvocato della comunità ebraica di cui sopra, riporta affermazioni di Wojtyla che dicono:

Il Papa ha così spiegato: «L'assioma significa che per quanti non ignorano che la Chiesa è stata fondata da Dio per mezzo di Cristo, c'è l'obbligo di entrare e perseverare in essa per ottenere la salvezza. Per coloro che, invece, non hanno ricevuto l'annuncio del Vangelo, la salvezza è accessibile attraverso vie misteriose, in quanto la Grazia divina viene conferita in virtù del sacrificio redentore di Gesù Cristo, senza adesione esterna alla Chiesa, ma sempre, tuttavia, in relazione con essa». Il Papa ha fatto altre precisazioni: «Tutte le religioni possono esercitare un influsso positivo sul destino di chi ne fa parte e ne segue le indicazioni con sincerità di spirito».

Apparentemente c'è uno stridere fra le affermazioni di Wojtyla e l'azione dell'aguzzina contro il bambino ebreo di 3 anni. In realtà c'è continuità. Questo perché le affermazioni di Wojtyla sono affermazioni di propaganda rivolte alla cultura al mondo sociale per mostrare magnanimità; quella dell'aguzzina contro il bambino ebreo, è il lato violento e criminale contro il singolo individuo che la propaganda di Wojtyla legittima nell'azione e copre con la propaganda apparentemente magnanima.

Non c'è differenza fra la violenza delle parole con cui Wojtyla maschera secoli di violenza della chiesa cattolica, per giustificarla e legittimarla, e l'azione dell'aguzzina nei confronti del bambino ebreo che continua la pratica della violenza della chiesa cattolica.

Saranno necessarie altre trasformazioni sociali prima che la società civile, separandosi ulteriormente dalla chiesa cattolica, riesca a sviluppare forme migliori di tolleranza sociale veicolando i valori della sua Costituzione.

Sul giornale La Repubblica del 28 maggio 1995 viene pubblicato un articolo a firma (d. c.) e dal titolo "La Cassazione "Quella madre testimone di Geova fu discriminata"." con la presentazione dell'articolo che dice: "Dopo la separazione le erano stati tolti i figli. La Corte ha accolto il suo ricorso."

BARI (d.c.) - A. C., di Martina Franca (uno dei più grossi centri in provincia di Taranto) dopo la separazione dal marito non ha più riabbracciato Albino 14 anni e Titti di 13, i figli. Perché? Perché il marito non ha accettato la conversione di Angela divenuta testimone di Geova. Da allora, dal 26 aprile dell'88, la crociata: Geova nella mente, i figli nel cuore e la carta bollata nella mani. Ieri, la notizia: la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza emessa dalla Corte d'appello di Lecce, con la quale veniva disposto l'affidamento di due ragazzi agli zii paterni.

A quali principi etici e morali si è ispirata la Corte d'Appello di Lecce per togliere i figli alla donna?

Ai principi dell'assolutismo Vaticano contro il diritto Costituzionale dei cittadini Italiani.

Non importa se io sono contro l'ideologia dei Testimoni di Geova, sono affari miei e combatto quell'ideologia opponendo un diverso pensiero ideologico. Non per questo posso tollerare la discriminazione delle persone partendo dal loro modo di pensare. Non si possono privare le persone dei diritti civili perché non piace, a forme di potere, come quelle persone esercitano i loro diritti civili.

Vedremo in seguito come le aggressioni alla società italiana, messe in atto dal Vaticano, si moltiplicheranno a mano a mano che la società civile si allontana dall'ideologia cristiana.

Le aggressioni, spesso, assumeranno il carattere di clandestinità rispetto ad Istituzioni che si girano dall'altra parte o sono addirittura complici dell'aggressore in nome dell'assolutismo che sostituiscono al concetto di Democrazia.

 

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09 maggio 2026

Maggio 1995: Wojtyla e la dittatura del Dio creatore sulla cultura

I sondaggi dicono che gli italiani, anche quando si dicono cattolici, non seguono la morale sessuale della chiesa cattolica. Allo stesso modo, gli italiani hanno varie idee sulla religione che non coincidono con le idee della chiesa cattolica.

Abbiamo visto che "i vescovi sono preoccupati" per la perdita del controllo sugli uomini in Italia.

Il 26 maggio 1995 il giornale Il Gazzettino, pubblica un articolo a firma di Arcangelo Paglialunga dal titolo "Il Paese sta attraversando emergenze economiche, sociali e politiche". In questo articolo, il Gazzettino si fa portavoce della propaganda asociale di Wojtyla. Il Gazzettino si fa portavoce dell'odio di Wojtyla per la cultura italiana.

Paglialunga, nel suo articolo fa alcune citazioni delle affermazioni di Wojtyla che ci permettono di comprendere la drammaticità della guerra che Wojtyla sta combattendo contro l'Italia.

Scrive Paglialunga:

«In Italia molte incognite permangono e le difficoltà sono tutt'altro che superate. La crisi può essere vinta solo con il contributo dei valori cristiani che vanno quindi rilanciati con forza». Lo ha detto il Papa nel discorso rivolto, ieri, ai 250 vescovi riuniti in Assemblea generale.

Certo che ci sono delle difficoltà in Italia. Queste difficoltà sono provocate dalla chiesa cattolica in guerra continua contro i diritti Costituzionali dei cittadini.

In difficoltà sono quelli che Wojtyla chiama i "valori cristiani": valori di sottomissione, di obbedienza, di stupro dei bambini, di odio contro la Costituzione in nome della monarchia assoluta.

Il rapporto sociale fornito ai vescovi cattolici appare chiaro: i cittadini italiani, per la loro vita quotidiana, non obbediscono alla chiesa cattolica, preferiscono scegliere in base ai loro bisogni e alle loro necessità. Sono i cittadini italiani che hanno deciso di farsi Dio e dettare a sé stessi la giusta morale capace di decidere della propria vita.

Riporta ancora le parole di Wojtyla, Arcangelo Paglialunga nel suo articolo:

«Più volte - ha detto ancora Giovanni Paolo II - ho avuto occasione di esprimere la mia ammirazione per le tante qualità del popolo italiano, e per la ricchezza del suo patrimonio civile e religioso. Oggi, di fronte alle difficoltà economiche, sociali e politiche che il Paese attraversa, esprimo il mio cordiale incoraggiamento e, nello spirito della "Grande Preghiera" sottolineo, ancora una volta, quanto prezioso sia l'apporto dei valori cristiani per edificare una società veramente degna dell'uomo».

L'imposizione alla società dei valori della monarchia assoluta propri del cristianesimo e del cattolicesimo, nel caso dell'Italia, è la priorità che Wojtyla si è dato e fa il pari con la dichiarazione di Tettamanzi secondo cui tutti i politici cattolici devono imporre alla società i valori sociali cattolici. Come se la società italiana fosse un campo di prigionia in cui gli aguzzini dettano leggi e regole a seconda dei propri comodi.

La crisi, dice Wojtyla, nasce dall'assenza di valori nella società italiana quando, proprio lo stridere fra la violenza cristiana che impone i propri valori assolutistici alla società democratica è la fonte del disagio sociale e delle crisi esistenziali che gli italiani stanno vivendo.

Il patrimonio, civile e religioso, a cui Wojtyla si riferisce, è quella tradizione di sottomissione e di violenza che il cristianesimo ha sviluppato in Italia per controllare la vita delle persone e dalla quale gli italiani, faticosamente, tentano di liberarsi.

I politici cristiani faticano a controllare le persone. Sono costretti a ricorrere all'inganno, alla spettacolarità del nulla che presentano come la promessa divina a persone rese incapaci a costruire il loro futuro. Promettono, minacciano, ricattano. Solo in questo modo mantengono il controllo del paese. Il vuoto, nel politico cristiano, si riempie con denaro rubato e con sesso rapinato.

Non saranno le menzogne dei politici cristiani ad isolarli dal paese, ma la continua necessità di denaro che fra tangenti corruttori e corruzione, sia diretta che indiretta, alimenterà in Italia crisi economica dopo crisi economica.

Sempre riportando le parole di Wojtyla, Arcangelo Paglialunga, nel suo articolo dice:

E, in quanto al rapporto tra fede e cultura, il Papa ha sottolineato la necessità «che sia riproposta all'uomo di oggi la piena verità su se stesso, quella di essere creato ad immagine di Dio e chiamato, pertanto, a trovare in Lui soltanto piena risposta alla fame e alla sete di libertà e di solidarietà presenti nel suo cuore».

La guerra alla cultura e alla ricerca scientifica è in atto. Le persone devono aderire alla verità wojtylana: "pensarsi create ad immagine di Dio". Le persone non hanno diritto alla libertà del proprio essere nel mondo, ma hanno diritto alla libertà di sottomettersi e di obbedire a Dio, cioè a Wojtyla.

E' la logica dell'ideologia schiavista della quale Arcangelo Paglialunga, in nome dell'Ordine dei Giornalisti, si fa paladino nel giornale Il Gazzettino affinché nessuno abbia il diritto di pensare che il Dio dei cristiani sia solo un criminale.

La fame e la sete di libertà dell'uomo italiano è la sete e la fame di libertà dall'oppressione di Dio e delle sue organizzazioni che stuprano e violentano le persone in nome di una dittatura che la Costituzione della Repubblica ha cacciato dal sistema giuridico, ma che la violenza sociale cristiana ripropone continuamente attraverso politici traditori della patria.

 

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08 maggio 2026

Maggio 1995: Come gli italiani si difendono dalla dittatura della chiesa cattolica

Alla violenza criminale della chiesa cattolica, gli italiani si difendono.

Si tratta di una difesa silenziosa.

Niente manifestazioni.

Solo scelte di vita contrarie alla morale cattolica anche se, ufficialmente, troppi italiani si dicono ancora cattolici.

Il 24 maggio 1995 appare un articolo sul giornale La Repubblica a firma di Orazio La Rocca dal titolo: ""la doppia morale" degli italiani, dai vescovi un grido d'allarme". La presentazione dell'articolo recita: Uno studio della CEI disegna un paese cattolico che su aborto e contraccezione non segue la chiesa".

Sono i sintomi del distacco della popolazione dal delirio morale della chiesa cattolica. Il distacco avviene in modo silenzioso, sotto traccia, tanto che i vescovi appaiono non solo stupiti, ma fortemente allarmati.

Scrive l'articolo:

CITTà DEL VATICANO - In Italia la «grandissima maggioranza» si dichiara cattolica; quasi tutti fanno battezzare i figli; il 94,4 per cento degli studenti sceglie la religione cattolica nella scuole pubbliche; la metà degli italiani, però, ritiene «moralmente lecito» l'aborto, la maggioranza non condanna il divorzio, i rapporti prematrimoniali, la convivenza, i contraccettivi. E' il controverso quadro sulla pratica religiosa italiana presentato dal sociologo Franco Garelli alla assemblea Cei in corso in Vaticano.

Fin che si tratta di aderire "pro forma" alla religione cattolica, gli italiani si mettono in fila; quando la chiesa cattolica tenta di interferire nella vita delle persone, queste si sottraggono.

La chiesa cattolica controlla tutto in Italia. Dai posti di lavoro pubblici alle università, dagli ospedali all'assistenza sociale, dai comuni alla Polizia di Stato e i Carabinieri. I parroci cattolici schedano le persone e quella schedatura non può essere controllata.

La chiesa cattolica esercita un controllo militare sulla popolazione. Non esiste un solo partito politico che si dichiara non-cattolico. Nessun partito politico accusa il Dio dei cristiani per malvagità. Tutti a porgere omaggi ed ossequi al cattolicesimo.

Quando il cattolicesimo esce dalla rappresentazione formale ed entra a gamba tesa nella vita delle persone, queste "glissano", preferiscono scegliere quanto conviene loro e non quanto conviene al Dio dei cristiani.

Si tratta di una spaccatura che allarga la distanza fra religione cristiana cattolica e persone che vivono nella società italiana.

D'altro canto, siamo nel 1995 e le notizie sull'attività dello stupro sistematico dei bambini ad opera della chiesa cattolica stanno arrivando sulla stampa. I cittadini iniziano a chiedersi: "E' questa la morale che sto seguendo?".

Scrive ancora Orazio La Rocca nel suo articolo:

E' un quadro in cui emerge una doppia morale (fede in Dio e disobbedienza alla Chiesa) destinato a non far dormire sonni tranquilli ai vescovi, già alle prese con un altro rompicapo: come convincere, cioè, i cattolici di tutti i partiti ad essere «coerenti», sulle scelte politiche, alla dottrina sociale della Chiesa. Così ieri due vescovi, il segretario generale della Cei Dionigi Tettamanzi e Pietro Nonis, presidente della commissione cultura, hanno persino invocato lo Spirito Santo affinché «illumini» i cattolici presenti in tutti i gruppi politici, da Rifondazione comunista all'estrema destra («Bertinotti sarà contento», ha commentato Nonis).

Si tratta di una dichiarazione di guerra ai cittadini italiani.

In sostanza, Tettamanzi ha invocato "l'intervento dello spirito santo", l'eufemismo col quale i cattolici chiamano il loro killer sociale, affinché costringa i politici di tutti i "gruppi", da rifondazione comunista all'estrema destra, a mettersi in ginocchio davanti alle politiche sociali della chiesa cattolica.

Certamente il catto-comunista Bertinotti sarà onorato da Tettamanzi e Nonis. Infatti, il Partito di Rifondazione Comunista inizierà il suo processo di disintegrazione politica dovuto proprio al suo catto-comunismo che altro non è che una versione popolare del catto-fascismo inviso proprio a chi poneva fiducia nel partito di Rifondazione Comunista.

La reazione della popolazione italiana alla dittatura cattolica andava sostenuta dai politici.

Dice Tettamanzi, dall'articolo citato di Orazio La Rocca:

«Non è la maldestra richiesta di un nuovo partito cattolico - ha puntualizzato - ma di forme di collegamento e intese tra chi, di fronte a determinate scelte, è moralmente tenuto a seguire gli insegnamenti della Chiesa perché cattolico».

E' il momento in cui si sta avvicinando la scadenza referendaria del 1995. Dodici quesiti sottoposti a referendum.

Ai vescovi interessa l'orario dei negozi che vengono aperti anche la domenica. Secondo loro, il fatto che i cittadini possano fare gli acquisti la domenica, anziché partecipare alle funzioni religiose dei cattolici, allontanano i cittadini dalla chiesa cattolica.

Nel referendum dell'11 giugno 1995, solo la Lista Pannella Riformatori e la lista del Partito Repubblicano Italiano chiedono di abolire la liberalizzazione dell'orario di lavoro per gli esercizi commerciali, tutti gli altri Partiti Politici chiedono di mantenere anche l'orario domenicale per consentire ai cittadini di fare acquisti anche la domenica.

Oltre il 64 per cento dei cittadini voterà per il mantenimento dell'orario degli esercizi commerciali anche la domenica contro le indicazioni della CEI, mentre solo il 34 per cento dei cittadini ne chiederà l'abrogazione come chiesto dal Vaticano.

La chiesa cattolica vede sfuggire il suo controllo sui cittadini. In compenso, mantiene il controllo sui politici attraverso il controllo delle strutture sociali territoriali. I partiti politici tendono a favorire il controllo cattolico sulle strutture sociali territoriali al fine di garantirsi i voti della chiesa cattolica.

Il giornale Il Gazzettino del 25 maggio 1995, in un articolo privo di firma (o forse io non ce l'ho) dal titolo "Gli italiani credono in Dio, ma disobbedirono sul sesso", dice:

La maggior parte della gente non è certa che, dopo la morte, vi sia un'altra vita. Ed è più propensa a credere al Paradiso che all'Inferno». Inoltre, meno della metà degli italiani è convinto che la religione vera sia una sola e che le altre o sono false o contengono verità parziali.

E ancora:

Così la maggioranza della popolazione non condanna il divorzio, i rapporti prematrimoniali, la convivenza, l'utilizzo dei contraccettivi. Circa la metà della popolazione ritiene illecito l'aborto e lo ammette soltanto di fronte al pericolo della vita della donna.

L'articolista non dice che "metà della popolazione ritiene legittimo l'aborto!". Si tratta della forma della propaganda clericale. Dove si mette l'accento è dove si vuole concentrare l'attenzione del lettore. La chiesa cattolica per centinaia di anni ha violentato le persone criminalizzando l'aborto. Allora il cento per cento delle persone era con la chiesa cattolica e ora solo la metà. E questa metà contraria all'aborto è ottenuta con la violenza sociale che la chiesa cattolica esercita nella società.

La vita dei cittadini si sta allontanando dai dettami della chiesa cattolica che si vede costretta a rinunciare a molti dei suoi deliri di onnipotenza. In compenso, la chiesa cattolica chiede di parificare le sue scuole private con le scuole statali. Scuole private che ha costruito derubando i cittadini italiani dei loro soldi, delle loro tasse. Con le scuole private, come asili e asili nido, la chiesa cattolica alimenterà la manipolazione mentale dei bambini costringendoli in ginocchio davanti al suo Dio assassino. Li costruisce come persone timorose dell'autorità e privi di consapevolezza dei loro diritti civili. Spesso la violenza sui bambini è di casa nelle scuole cattoliche (anche quella fatta dai cattolici nelle scuole pubbliche). Con le altre scuole, la chiesa cattolica trasforma l'istruzione in un diplomificio che riempirà la società civile di certificati di competenza nelle mani di incapaci sociali che agiranno per devastare le Istituzioni democratiche.

 

08 maggio 2026

Guerra Israele, USA contro Iran

Fare la guerra non conviene mai.

Puoi anche tacere sui danni che ricevi in guerra, ma il prezzo che si paga è sempre alto.

Gli USA hanno sterminato, ma hanno pagato un prezzo che non si attendevano.

Non appaiono i danni morali e di credibilità. Gli USA hanno compromesso i rapporti con paesi amici. Hanno usato la loro amicizia per trasformarli in servi. E questo non è stato gradito dai paesi nel mondo.

Lo stesso Israele è stato indicato come "nemico dell'umanità". Dal momento che Israele è uno stato fondamentalista ebreo, tutti gli ebrei sono corresponsabili del genocidio israeliano dei popoli medio orientali. Questo è il sentimento della maggioranza dei paesi che aderiscono all'ONU.

 

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07 maggio 2026

Prevedere il futuro

Se vuoi prevedere il futuro, analizza le dinamiche del presente.

Dal momento che non esiste un Dio creatore, non esiste nemmeno un "disegno divino" e, pertanto, non esiste un futuro determinato che si possa interpretare o comprendere.

Gli uomini sono tutti in balia del presente.

Il presente riassume tutto l'infinito (miliardi di anni) passato le cui azioni e le cui trasformazioni hanno prodotto il presente.

Il presente non è in grado di interpretare il passato che lo ha prodotto.

La storia che viene raccontata (e anche quella storia che viene ignorata) è una storia di forme, di quantità. Una storia di trasformazione delle forme.

Solo che quelle forme non erano mute; spesso erano forme intelligenti. Con una cultura forgiata in milioni di anni. Una cultura che si è espressa in infiniti modi e che non hanno lasciato traccia nella forma e nella quantità.

La storia della forma e delle sue trasformazioni ha cancellato la cultura del passato. Che ne è della cultura e della conoscenza di quando gli uomini erano dei piccoli rettili o dei piccoli mammiferi?

Eppure, quella conoscenza, è tutta dentro di noi.

La vita delle persone è nel presente. Le loro emozioni abitano il presente. Percepiscono le tensioni del presente. I bisogni delle persone nel presente. Conoscono i rapporti di forza delle persone nel presente.

Ampliare questa conoscenza permette di conoscere il futuro immediato. Una conoscenza tanto più precisa quanto più riusciamo a penetrare il presente in cui viviamo.

 

07 maggio 2026

Paganesimo e cristianesimo

L'Ulivo sul Partenone di Atene

Una delle differenze maggiori fra Religione Pagana e tutte le altre religioni sta nel rapporto fra gli uomini e gli Dèi.

Mentre le altre religioni parlano della volontà del loro Dio a cui gli uomini devono obbedire, la Religione Pagana parla delle necessità degli uomini attraverso le quali riconoscere gli Dèi.

Per questo motivo la Religione Pagana è una "religione senza fede" ed è per questo motivo che la Religione Pagana considera "cristiani" ogni forma religiosa che sottomette gli uomini ad una divinità che pretende obbedienza da essi.

La Religione Pagana sottolinea le conseguenze che ogni azione, degli uomini o del mondo, comporta ed implica.

Per questo nella Religione Pagana, non serve una morale, serve la conoscenza che gli uomini devono avere, prima di mettere in atto azioni, affinché le conseguenze siano loro favorevoli e non distruttive.

I cristiani dicono: "Dio dice!" e nessuno chiede loro di dimostrare cosa il loro Dio dice e se a dirlo è effettivamente il loro Dio.

I pagani dicono: "L'uomo dice!" e la dimostrazione è in sé come volontà degli uomini che affermano le loro necessità. L'uomo, ogni uomo, è un prodotto sociale. Un soggetto costruito dalle dinamiche della società in cui vive e se la società impone all'uomo di veicolare le proprie pulsioni attraverso la violenza e la prevaricazione, non è che l'uomo è così, ma è stato costruito così dalla società.

Tuttavia, non si possono ammazzare gli uomini che la loro società ha costruito in un modo che riteniamo non consono al vivere civile. Serve modificare le dinamiche sociali attraverso le quali si manipola l'infanzia degli uomini futuri.

E nel presente?

Nel presente, si può solo far in modo che un'educazione distruttiva che ha manipolato l'infanzia provochi il meno danni possibili all'interno della società.

"L'uomo dice!" è il fondamento della Religione Pagana perché da ciò che dice e fa si costruiscono le relazioni col mondo in cui l'uomo vive; si incontrano gli Dèi sotto forma di necessità degli Esseri che abitano il mondo.

In una società cristiana in cui si insegna che rubare è l'unico modo per avvicinarsi al suo Dio, essere onesti ed agire per il benessere sociale appare, quanto meno, un'azione autodistruttiva perché le dinamiche cristiane tendono a trasformare in servo la persona emotivamente disponibile in una società di ladri e di arraffatori.

Quando si parla di immoralità, non è l'immoralità dell'uomo. E' l'immoralità di una società che necessita di riprodurre la propria immoralità in ogni nuovo nato per riprodurre sé stessa e, quando qualche nuovo nato non cede alla sua immoralità, agisce per trasformarlo in un servo affinché l'immoralità lo possa indicare come il fesso da deridere e schernire.

Tuttavia, il Pagano trae la certezza da sé stesso, dagli Dèi che ha dentro di sé, e li esprime nelle sue scelte e nelle sue azioni.

L'unica cosa che un Pagano dovrebbe avere è l'intelligenza per individuare le conseguenze delle sue scelte.

 

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06 maggio 2026

1995: Le guerre di Wojtyla contro i protestanti

"Non cattolici, vi chiedo perdono", scrive a caratteri cubitali il giornale Il Gazzettino del 22 maggio 1995.

Viaggia in Cecoslovacchia Wojtyla per tentare di allearsi con i protestanti contro il "comunismo", ma le guerre di religione fra il 1400 e il 1600 pesano sulla sua strategia di riunire l'ideologia cristiana contro il principio di uguaglianza degli uomini.

Distruggere il principio di uguaglianza, l'uguaglianza giuridica degli uomini con Dio, come previsto dalle Costituzioni occidentali e da quella Italiana in particolare, è il nemico che Wojtyla sta combattendo in nome della monarchia assoluta.

La strategia di Wojtyla entra in difficoltà per le idee di John Wycliffe e Jan Hus, padri del protestantesimo, che contestavano principi di dominio dell'uomo sull'uomo da parte della chiesa cattolica.

Wojtyla cerca alleati religiosi per affermare il suo dominio mentre, i suoi possibili alleati religiosi, tendono a riaffermare il loro dominio.

Nell'articolo presentato da Il Gazzettino, non si parla mai dei delitti dei cattolici. Genericamente Wojtyla chiede perdono, ma la richiesta è generica nel senso che non cita i fatti, le torture, gli stupri di donne e bambini messi in atto dai cattolici per la gloria del loro Dio assassino. Gli assassinati dai cattolici non hanno un nome e un cognome, sono solo numeri che si presentano genericamente sul fronte della storia.

Al contrario, ai protestanti Wojtyla rimprovera di aver torturato e ucciso Jan Sarkander come se costui non avesse fatto politica favorendo il macello dei protestanti da parte dei re cattolici.

Scrive Il Gazzettino del 22 maggio 1995 (articolo senza firma):

«Oggi, io, Papa della Chiesa di Roma, a nome di tutti i cattolici, chiedo perdono dei torti inflitti ai non cattolici nel corso della storia turbolenta di queste genti; e assicuro il perdono della Chiesa cattolica per quello che di male hanno patito i suoi figli». Un grande applauso dei 250 mila fedeli riuniti all'aeroporto di Olomouc, sotto la pioggia, ha accolto le parole di Giovanni Paolo II. Il suo è stato un gesto di pacificazione senza precedenti tra i cristiani, in vista dell'Anno Santo Duemila. Il Papa, con tale formula solenne ha voluto coronare l'omelia della messa di santificazione della madre di famiglia Zdislava di Lemberk, e del sacerdote martire Jan Sarkander, torturato a morte da protestanti a Olomouc nel 1620 (guerra dei Trent'anni).

Wojtyla sta seminando odio e non necessita solo dell'alleanza con i protestanti, ma necessita che i protestanti riconoscano la sua posizione di re dei cristiani. Non è un gesto di pacificazione, è un atto di violenza ideologica.

Il giornale Il Gazzettino si lancia in una feroce propaganda del "sacrificio del cristiano Jan Sarkander" senza menzionare i suoi delitti, la sua violenza e la sua ferocia nel contesto storico in cui questo è avvenuto.

Scrive Il Gazzettino del 22 maggio 1995 (articolo senza firma):

Jan Sarkander, gesuita di Slesia (che oggi e parte della Polonia) fu martire a 44 anni, dopo lunghe torture nel castello di Olomouc, in Moravia nei tempi più bui delle guerre di religione del '600. Dopo la rivolta dei nobili boemi, passati al protestantesimo in odio all'impero d'Asburgo, con la defenestrazione di Praga (1618), il principe Ladislav Popel di Lobkowitz fu spogliato di ogni incarico e imprigionato;

Tutti i supplizi a cui erano stati sottoposti i non cattolici, processo o non processo, da parte dei vari monarchi cattolici, vengono ignorati. L'articolista, chiunque egli sia del giornale Il Gazzettino, parla di "odio dei nobili boeri" e non parla dell'odio dei cattolici; non parla dell'odio dell'imperatore d'Austria. E' chiaramente un articolo di propaganda Wojtyliana che rivendica il diritto dei cattolici di macellare e torturare i non cattolici attraverso affermazioni generiche di richiesta di perdono attraverso Wojtyla. Wojtyla che, in questo contesto, si fa responsabile e complice di genocidio e tortura dei non cattolici chiedendo ai non cattolici di perdonarlo affinché possa reiterare gli omicidi e le torture.

A differenza dell'articolista de Il Gazzettino, il giornale La Repubblica del 22 maggio 1995, in un articolo dal titolo "Io, papa, vi chiedo perdono", col sottotitolo: "mano tesa ai non cattolici per i torti subiti in passato", a firma di Marco Politi, mette in rilievo le contraddizioni storiche che Wojtyla ha voluto nascondere santificando un criminale.

Nell'articolo scrive:

In una terra dove più aspra è stata la violenza delle guerre di religione, papa Wojtyla ha chiesto per la prima volta pubblicamente perdono ai fratelli non cattolici. Durante la messa in cui ha fatto santo Jan Sarkander, ucciso dai protestanti, il pontefice ha proclamato a gran voce; «Oggi io, papa della Chiesa di Roma, a nome di tutti i cattolici chiedo perdono dei torti inflitti ai non cattolici nel corso della storia turbolenta di queste genti. Al tempo stesso assicuro il perdono della chiesa cattolica per quello che di male hanno patito i suoi figli. Possa questo giorno segnare un nuovo inizio nello sforzo comune di seguire Cristo». Arrivare in Cechia per la canonizzazione di Jan Sarkander poteva sembrare una missione impossibile Il prete cattolico, torturato e ucciso dai protestanti nel Seicento, potrebbe a rigore diventare il santo degli 007, perché sotto l'accusa di spionaggio fu imprigionato e giustiziato. Comunque si giri la sua storia terrena, è un groviglio di contraddizioni.
Era un campione della ricattolicizzazione, quando la Controriforma significava repressione della libertà di culto. Non si capisce perché i nobili polacchi in rivolta contro l'imperatore russo siano patrioti e i nobili protestanti ribelli all'imperatore d'Austria non meritino lo stesso appellativo. Sarkander era ovviamente sospettato di tradimento, perché fautore dell'intervento polacco e austriaco contro la Boemia protestante. Quando le truppe polacche misero a ferro e fuoco la Moravia, risparmiarono solo il villaggio di Holesov, il cui parroco - Sarkander - era andato incontro alle truppe invasori in solenne processione con l'ostensorio. «Intelligenza con il nemico» sarebbe il verdetto di qualsiasi tribunale militare. Trasformare la sua tragica vicenda in martirio, a molti sembra tirato per i capelli. Dunque, meglio non farlo santo: poteva essere la migliore soluzione. Tanto più che la «Chiesa evangelica dei fratelli ceki e moravi» si è duramente risentita.

L'articolo di Marco Politi sottolinea come i protestanti ceki e moravi non hanno preso bene l'iniziativa di Wojtyla che da un lato chiede "perdono" invitando gli altri a chiedergli perdono a loro volta e, dall'altro lato, santifica un personaggio che ceki e moravi considerano un criminale, torturatore e assassino.

Wojtyla non sta chiedendo di essere perdonato per i delitti, sta chiedendo di riconoscere il suo diritto di delinquere in nome dell'assolutismo che incarna con la sua persona.

Questo meccanismo dell'assolutismo che pretende di essere riconosciuto come legittimo, è il meccanismo attraverso il quale ogni dittatura pretende l'impunità per i delitti che vengono commessi contro i cittadini. Tutti delitti in nome del Dio cristiano di cui ogni dittatura si fa rappresentante.

Vedremo in seguito come questa tecnica verrà reiterata da Wojtyla per legittimare ogni atrocità messa in atto dai cattolici contro le società civili e il diritto degli uomini di costruire il loro futuro.

E' la guerra di Wojtyla contro le società civili e già in queste decisioni assistiamo alle strategie ideologiche di Ratzinger che non è estraneo a queste tecniche criminali.

 

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05 maggio 2026

La Stregoneria, gli uomini e gli Dèi


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Che cos'è la Stregoneria? L'ho raccontata molte e molte volte. Dovrò continuare a raccontarla molte e molte altre volte.

La differenza fra Stregoneria e buffoneria, chiamata stregoneria, sta nel fatto che mentre la prima modifica la percezione dell'uomo nel mondo in cui vive, la seconda, la buffoneria, racconta di poter modificare il mondo in funzione dell'uomo.

Spiegare che cos'è la Stregoneria, significa raccontare un'intera esistenza vissuta attraversando fuochi sociali che richiedono attenzione per non farsi bruciare.

Le persone alla ricerca di cose facili, di vincite all'enalotto, al premio, non possono capire il lavoro necessario per trasformare la percezione del mondo e costruire una diversa idea del mondo in cui si vive.

Eppure, la Stregoneria non è altro che lavoro con cui si trasforma sé stessi. Il sé stessi come fosse una merce da plasmare affinché possa agire come prodotto attivo e propositivo nella società umana.

 

05 maggio 2026

Marghera, la citta delle mille Genti

Ti affacci dalla finestra e vedi una madre cinese che passeggia con due bambini che mangiano il gelato; contemporaneamente incrociano una famiglia, penso araba. che sta passeggiando.

Secondo l'anagrafe a Marghera il 30 per cento della popolazione è "straniera", ma io penso che quel 30% non comprenda quelli che un tempo erano stranieri e oggi sono italiani.

Marghera è una città di persone anziane con molte fabbriche che avrebbero chiuso senza l'arrivo dei nuovi italiani.

La percentuale di crimini popolari a Marghera è molto bassa e questo perché, sia la Lega che i fascisti, sono sempre stati marginali e non hanno potuto creare quell'emarginazione sociale che in altri contesti ha fornito manodopera agli spacciatori di droga italiani e mafiosi.

Grazie agli immigrati, a Marghera si vive bene. Ci sono ovviamente problemi, ma tutto sommato meno che nelle zone del Veneto dove domina la Lega o il razzismo cristiano.

 

05 maggio 2026

Chi fa propaganda elettorale per Trump?

Se non si tenta di capire le dinamiche della realtà in cui si vive, si è dei falliti: accattoni che elemosinano!

Un po' come Trump che deve ricorrere all'intelligenza artificiale per ingannare gli elettori USA.

L'intelligenza artificiale, ancora una volta, si dimostra uno strumento per falliti.

 

05 maggio 2026

Il genocidio degli ebrei continua: la distruzione del Libano

Continua il genocidio ebreo fra gli applausi dell'occidente!

L'odio che gli ebrei hanno per gli uomini non si era visto nemmeno nel nazismo. E tutto in nome del Macellaio di Sodoma e Gomorra.

Quanti ebrei italiani hanno versato soldi a Israele affinché Israele macellasse i popoli in nome della supremazia del "popolo eletto"?

Quanti ebrei hanno umiliato l'Italia finanziando il genocidio? In una società democratica come la nostra, il terrorismo è quello di Dio che ammazza gli uomini; gli ebrei, che agiscono in nome del Macellaio di Sodoma e Gomorra, in questa società democratica, sono qualificati come terroristi; ciò che non sarebbe in una società fascista.

 

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04 maggio 2026

L'attesa come inganno

La condizione psicologica di attesa è una condizione psicologica imposta dall'educazione cristiana.

Se notate, nella società, tutto è organizzato per attendere qualche cosa. Dalle cose più banali alle situazioni più complesse.

La parola d'ordine è "dopo". Dopo è ciò che deve venire, ora è ciò che si pretende da me.

Dopo è il vantaggio che io avrò mentre si pretende che, per quel vantaggio possibile, io agisca ora.

Ora faccio, dopo avrò.

Solo che "l'avrò" costruisce ansia. Ciò che faccio permette di avere, dopo, quanto promesso?

In campo fisico la questione appare semplice: io giro l'interruttore e, dopo, la luce si accende. Non creo ansia nel girare l'interruttore perché certamente la luce si accende e se la luce non si accende, vado alla ricerca del guasto sulla linea elettrica.

Se io avrò, coltivo, semino un campo, la mia attesa per la crescita di quanto ho seminato è abbastanza certa e, se non avviene, significa che sono arrivate delle cause, come maltempo o aggressione di parassiti, che hanno interrotto la crescita.

L'ansia del contadino, per il buon fine della sua attività, è ben conosciuta.

L'ansia del contadino viene sostituita dalla certezza dell'operaio.

L'operaio lavora e, dopo un determinato tempo, riceve il salario.

La differenza fra il contadino e l'operaio, per il discorso che sto facendo, è legato alle aspettative: il contadino per il buon esito dipende da fattori di cui spesso non ha il controllo (parassiti, condizioni atmosferiche, ecc,) l'operaio dovrebbe avere la certezza che, dopo quel tempo di lavoro, riscuoterà il salario.

Non pagare il salario all'operaio, dopo l'attesa, suscita ansia, apprensione. L'operaio diventa come il contadino: non sa se il suo lavoro gli può permettere di vivere.

Questo meccanismo di "tu fai ora che dopo avrai" è parte del meccanismo della manipolazione mentale che deve costruire "fiducia" nelle persone per poterle ingannare.

L'inganno ha alla base il concetto fideistico secondo cui "tu dai ora che dopo ti darò". Il "dopo ti darò" può essere accettato per fede, come premessa alla mancanza del "dopo ti darò" come elemento centrale dell'inganno.

Costringere le persone nell'attesa, significa costringere le persone a farsi ingannare.

Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli.
Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è proprio alle porte. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Vangelo di Matteo 24, 30-35

Costringere le persone nell'attesa per poterle ingannare.

"Voi ora mi date la vostra vita obbedendo a quello che voglio io; vi sottomettete a me e poi io raduno i miei eletti mentre tutti gli altri soffriranno!". "Vuoi essere un mio eletto o vuoi soffrire?" Allora obbedisci e attendi la mia venuta che ti trasforma in eletto.

L'attesa è l'inganno. La generazione passa. Le persone muoiono. Tutti attendevano di diventare gli eletti e, invece, hanno buttato via la loro vita impoverendo sé stessi e la loro società.

L'attesa è fondamentale per costruire l'inganno e ogni inganno ha lo scopo di rubare la vita e l'esistenza delle persone sia come comportamenti che come oggetti o valori sottratti.

Nessuno degli ipotetici spettatori, all'ipotetico discorso di Gesù, ha affermato "prima dammi i vantaggi di essere un tuo eletto, poi vedo se vale la pena sottomettermi alle tue affermazioni o ai tuoi deliri.".

Se un individuo va in un'osteria e chiede un vino buono, l'oste gli versa il vino, ma per dire che quel vino è buono il cliente lo assaggia. Questo vale per ogni imposizione d'attesa; assaggiare l'oggetto che si attende verifica l'attendibilità dell'attendere. Qualora si richieda troppa fede nell'attendere, o farsi dare un anticipo o girarsi ed andare via.

I miei muscoli si rafforzano come risultato del mio allenamento fisico; non sto attendendo il rafforzamento fisico, mi sto allenando.

L'unica attesa che ha valore è quella del risultato del proprio lavoro. L'uomo confida in sé stesso e non in altre persone o negli interessi degli altri.

Se confidi negli altri, è come chi attende la venuta del pazzo di Nazareth sulle nubi con grande potenza. Gli altri possono soddisfare le attese, ma dipende dagli interessi e dalle condizioni.

Sempre l'attesa, quando riguarda condizioni di fede o di credenze, si trasforma in inganno e, spesso, quell'inganno lo si paga con la vita di sé e delle persone care.

 

04 maggio 2026

Speranza produce attesa per essere ingannati

La speranza nella vittoria costringere le persone ad attendere. Continuano a pagare nella speranza di vincere.

Il gioco non prevede nessuna vittoria, solo il banco vince. Il banco, il social, prende il denaro dai giocatori e non lo restituisce mai.

Non c'è possibilità di vincere, ma il giocatore alimenta la propria illusione.

Il giocatore è come il cristiano. Sa perfettamente che il suo Dio non esiste, ma vuole riporre la speranza nella sua esistenza. Punta il suo denaro sull'esistenza di Dio. I cristiani, la chiesa cattolica, prende il suo denaro e alimenta la sua attesa che, comunque, lo porta al fallimento della sua esistenza.

Il cristianesimo funziona come il gioco d'azzardo: punta e perde la vita in cambio di un'illusione che gli è stata imposta nell'infanzia.

 

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03 maggio 2026

Lavoro e concetto cristiano di lavoro

Passato il Primo maggio, passata anche l'idea che il lavoro, il lavoro come trasformazioni di merci in prodotti atti al consumo umano, sia l'elemento centrale della Costituzione della Repubblica.

Purtroppo, l'idea generale è quella di derubare chi lavora.

Lo fa l'imprenditore, la finanza internazionale, il mafioso e in generale molte categorie di parassiti sociali che vivono del lavoro di altri senza pagare quel lavoro con "salari dignitosi" come previsto dalla Costituzione.

Il concetto è che "Io sono il padrone e faccio quello che voglio".

Scrive il vangelo di Matteo:

"Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi".

Vangelo di Matteo 20, 1-15

Per il pederasta in croce, il tempo di vita delle persone non ha nessun valore. Certo, dice il padrone, io ti do quanto pattuito, ma nel darglielo lo ha umiliato perché ha pattuito con i primi ma non ha pattuito con gli altri.

Non ha dato valore al loro tempo di vita. Non ha pagato il loro lavoro, la loro fatica.

Ha pagato solo l'azione di sottomissione. Sia i primi che si sono sottomessi che gli ultimi a sottomettersi, hanno messo in atto la medesima azione, sottomettendosi. Ciò che Gesù paga, non è il lavoro, ma la sottomissione che è uguale sia nei primi che si sono sottomessi che negli ultimi che accettano di sottomettersi andando nella vigna.

La sua vigna sarebbe stata abbandonata se non avesse offerto denaro ai primi che ha ingaggiato. Agli altri non ha offerto denaro, ha fatto loro la "bontà" di offrirgli un lavoro a discapito dei lavoratori con cui aveva preso accordi. Infatti, i lavoratori con cui ha preso accordi sono stati privati del lavoro. Avrebbero potuto lavorare anche il giorno dopo, o altri dieci giorni. Invece, per poterli pagare per un solo giorno, ha ingaggiato altre persone e ha umiliato coloro che avevano contrattato reiterando il principio che "nessuno si deve permettere di imporre a Dio dei doveri".

Questo "umiliare gli uomini" che lavorano, che hanno ingegno, che studiano, che si impegnano per il benessere sociale, è quanto il cristianesimo deve fare perché nulla dipende dall'uomo, ma tutto dipende da Dio.

Nel cristianesimo è importante umiliare gli uomini che sanno lavorare, che sono saggi, che si impegnano per il benessere sociale, in quanto tutto deve derivare dalla volontà del loro padrone (e nessuno si deve vantare davanti a Dio). Il libero arbitrio, per i cristiani, è solo quello di Dio che, per estensione, è quello del padrone sociale, dell'imprenditore, della grande finanza internazionale, del mafioso. Tutti si fanno Dio per umiliare l'operaio affinché non si vanti del proprio lavoro nella società in cui vive.

 

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02 maggio 2026

1995: Wojtyla e il chiedere perdono per poter continuare a delinquere

Wojtyla chiedere perdono per crimini messi in atto dai cristiani nel passato (in cui lui personalmente non si ritiene coinvolto) per continuare a delinquere nel presente.

La tecnica viene pensata da Wojtyla al fine di non essere accusato dei delitti commessi dai cristiani in vista del Giubileo del 2000.

Come può la chiesa cattolica, che è stata la macellaia, l'aguzzina, il boia, dell'intera umanità in nome del suo Dio presentarsi al Giubileo del 2000 regalando il paradiso a stupratori, come il suo Dio, ladri, come il suo Dio, assassini, come il suo Dio, vigliacchi sociali, come il suo Dio, se il suo Dio può essere accusato di tutti i delitti messi in essere dalla chiesa cattolica in ottemperanza alla volontà del suo Dio?

Secondo l'ideologia cristiana, cattolica nel nostro caso, le vittime devono perdonare i loro aguzzini al fine di permettere agli aguzzini di continuare a delinquere e a costruire altre vittime.

Su La Repubblica del 17 maggio 1995, Marco Politi scrive un articolo dal titolo "Mea culpa del Papa per tutte le guerre" dove il sovratitolo recita "Wojtyla 50 anni dopo il conflitto mondiale invita tutti i cristiani a chiedere perdono".

A chi? Alle loro vittime? Quando mai i cristiani chiedono scusa alle vittime? Piuttosto chiedono scusa al loro Dio, come se il loro Dio non fosse il mandante dei genocidi fatti dai cristiani per la sua gloria.

Hanno ucciso, massacrato, torturato, violentato distrutto quanto nessun cristiano ha costruito e non hanno né ricostruito, né pagato i danni che hanno fatto all'umanità in nome dell'assassino del loro Dio. In terra d'Europa echeggia ancora il grido dei macellai "Dio è con noi!" o "Dio lo vuole".

Tutto il dolore di ogni singolo individuo che compone decine di milioni di uomini, donne e bambini, macellati dai cristiani in nome della razza superiore, che sia "razza ariana" o "popolo di Dio" o, ancora "razza italica", il macello delle persone è avvenuto in nome del crocifisso e quelli che usano il crocefisso si sono preoccupati di diffamare, ingiuriare, calunniare chi opponeva i diritti dell'uomo al diritto di Dio di macellare l'uomo.

Che ne è di quel dolore? La richiesta di perdono di Wojtyla è puro disprezzo, dileggio delle vittime, richiesta di continuare a spargere dolore e morte per la gloria di Dio.

Scrive il 17 maggio 1995, Marco Politi:

CITTÀ DEL VATICANO — A nome dei cristiani papa Wojtyla pronuncia un mea culpa per gli orrori della seconda guerra mondiale. «I cristiani d'Europa — afferma in una lettera indirizzata ai capi di stato e di governo del mondo - chiedono perdono, pur riconoscendo che diverse furono le responsabilità nella costruzione della macchina bellica».
Ricordando i cinquant'anni trascorsi dalla fine del conflitto, Giovanni Paolo II scrive che «la Chiesa si pone in ascolto del grido di tutte le vittime. Di fronte a ogni guerra siamo tutti chiamati a meditare sulle nostre responsabilità, chiedendo perdono e perdonando».
Per il papa non va mai dimenticato che le mostruosità della seconda guerra mondiale si manifestarono proprio in un'Europa fiera della propria cultura e «rimasta più a lungo nel raggio del Vangelo e della Chiesa». Nel suo messaggio Giovanni Paolo II ricorda i campi di sterminio, dove trovarono la morte milioni di ebrei e centinaia di migliaia di zingari e altri esseri umani colpevoli soltanto di appartenere a popoli diversi.

I cristiani si stanno preparando ad aggredire altri popoli, altre nazioni, in nome della supremazia di razza. Wojtyla ha la necessità di essere perdonato per i delitti passati perché, in questo modo, attenua l'attenzione delle nazioni sull'odio che manifesta rispetto al mondo che lo circonda. Il suo Dio è il padrone di uomini e in diritto di macellare uomini.

Nel suo atteggiamento vile, Wojtyla vuole coinvolgere altri nella ferocia che i cristiani hanno messo in atto contro il desiderio di benessere e libertà dei popoli. Solo che non esistevano altri. Solo i cristiani sono i macellai, al di là di come ogni singolo cristiano interpreta e veicola il cristianesimo. Solo la guerra di dominio di Dio sulle altre persone è una guerra d'infamia mentre, la guerra delle persone per liberarsi dal dominio di Dio, qualunque azione per questo venga fatta, è una guerra per l'onore del genere umano contro la vigliaccheria di Dio e dei suoi accoliti.

La propaganda cristiana, che passa attraverso la manipolazione mentale dell'infanzia per costringerla a sottomettersi al Macellaio di Sodoma e Gomorra, è quanto di più infame la società ha assistito fino ad oggi.

Solo il delinquente Platone e il desiderio di omicidio degli ebrei ha fatto della manipolazione mentale dell'infanzia arte della guerra di dominio dell'uomo sull'uomo.

Wojtyla deve nascondere, all'attenzione delle persone, la sua propaganda monarchica di eversione dell'ordine democratico italiano.

Scrive 17 maggio 1995, Marco Politi nell'articolo su citato:

Secondo il pontefice, tra i fenomeni più deleteri di quell'epoca va annoverato il martellamento incessante della propaganda, di cui si servirono i regimi totalitari. La propaganda spinse «a cedere al richiamo della violenza e delle armi», finendo per «demolire il senso di responsabilità dell'essere umano». Non bisogna dimenticare, sottolinea papa Wojtyla, bisogna riflettere su ciò che permise «ai capi di indurre le masse alla scelta fatale (della violenza e della guerra) mediante l'affermazione del mito dell'uomo superiore, l'applicazione di politiche razziste o antisemite, il disprezzo della vita di quanti erano considerati inutili perché malati o asociali, la persecuzione religiosa o la discriminazione politica, il soffocamento progressivo di ogni libertà attraverso il Controllo poliziesco e il condizionamento psicologico derivante dall'uso unilaterale dei mezzi di comunicazione».

Ovviamente sono menzogne di Wojtyla che Marco Politi, per odio sociale e con fini di propaganda assolutista, riporta senza nessuna critica. L'incessante propaganda fu quella cristiana e la propaganda nazista e fascista altro non era che propaganda cristiana di superiorità di razza che procede dall'idea del "popolo eletto", "popolo di Dio" che si riassume nel "Dio è con noi mentre ammazziamo tutti gli altri".

Il richiamo delle armi è proprio del Dio della bibbia che stermina e ordina di sterminare per la sua gloria.

Non mi risulta che Wojtyla lo abbia condannato né ha condannato le sue atrocità.

L'uomo superiore nazista altro non è che il Gesù dei cristiani, il super uomo a cui i cristiani evitano di addebitare la responsabilità della sua ideologia di morte e di sottomissione dell'umanità. Come se i forni crematori non li avesse inventati Gesù per bruciare quelli che lui indica come "malvagi". L'assurda logica cristiana: "Gesù ordina di buttare nei forni crematori la gente che indica come malvagia e i cristiani, in questo, non vedono la malvagità di Gesù!"

Il mito dell'uomo superiore, il super uomo dei nazisti, è il Gesù dei cristiani!

E chi era che emarginava e uccideva i malati e gli asociali affermando che la miseria e la malattia era la condanna che Dio mandava per i loro peccati?

Chi incitava all'odio contro gli ebrei, generazione dopo generazione, per gli ultimi 20 secoli della storia umana?

Basta citare Bernardo Gui o lo sterminio di varie comunità ebree fatte dai crociati cristiani.

Scrive Bernardo Gui:

L'intollerabile bestemmia dei giudei contro Cristo e la fede in lui e il popolo dei cristiani

Va peraltro notato che fra le altre preghiere che i Giudei recitano, insegnano e conservano scritte, vi è la seguente, tradotta dall'ebraico: «Sia tu benedetto, Dio nostro Signore, re nel mondo, per non avermi fatto né cristiano né pagano». Del pari: «Non abbiano alcuna speranza i perduti, ossia i convertiti alla fede in Cristo, e per tutti gli eretici o atei, i denigratori e gl'ipocriti, ossia per tutti i traditori giunga quel momento, ossia siano dannati in un momento, e siano presto uccisi tutti i nemici d'Israele tuo popolo, e il regno dell'ingiustizia precipiti presto nella follia, ovvero venga presto e rapidamente, già ai giorni nostri, abbattuto e distrutto fino alla rovina, anzi peggio che alla rovina. Sia tu benedetto, o Dio, che opprimi i nemici e pieghi i perversi». Con tutto quanto detto sopra, recitato in ebraico, essi si riferiscono con giri di parole al popolo e al regno dei cristiani, che considerano eretici, infedeli e propri nemici e persecutori.

Bernardo Gui, Manuale dell'inquisitore, Claudio Gallone editore, 1998, pag. 185

Piaceva tanto la ferocia di Bernardo Gui a Umberto Eco che nel suo libro, Il nome della rosa, costruisce un falso storico facendo perire il suo modello di Bernardo Gui ucciso in una rivolta popolare mentre, il personaggio storico ha continuato a macellare le persone in nome della supremazia del "popolo di Dio". Perché non terminare il romanzo col trionfo dell'inquisitore che per la gloria di Dio continua a bruciare le persone? Umberto Eco si vergognava del suo cristianesimo e sognava qualche cosa che abitava solo nelle sue fantasie malate.

Sulla stessa pagina del giornale La repubblica del 17 maggio 1995 in cui ha scritto Marco Politi, c'è un altro articolo a firma Stefania Di Lellis dal titolo "Nel Ruanda i figli dell'odio ultima tragedia" dove il sovratitolo recita "Almeno cinquemila donne tutsi stanno per dare alla luce bambini generati da stupratori hutu".

Scrive Stefania di Lellis nel suo articolo:

In questi giorni sono circa cinquemila le tutsi ruandesi - fra i 12 e i cinquanta anni - che stanno per dare alla luce bambini vittime di stupri perpetrati dagli hutu lo scorso anno. Molte non sanno chi possa essere il padre del piccolo che portano in grembo, sono state violentate da più uomini, ripetutamente. Altre hanno avuto invece un solo aguzzino. Le accomunano gli stessi sentimenti: odio per i violentatori, vergogna di fronte alla propria famiglia e disgusto per le creature che si vedono crescere in pancia. «Il novanta per cento di queste donne non vuole far nascere i figli di uomini che hanno massacrato le loro famiglie», racconta Catherine Bonnet, una psichiatra francese che si è occupata del dramma degli stupri etnici in Bosnia e ultimamente in Ruanda. Ma nel paese - dove il settanta per cento della popolazione è cattolica - l'aborto è illegale. «Forse avremmo potuto intervenire se ci fossimo resi conto prima delle dimensioni del fenomeno, ma nei mesi scorsi abbiamo dovuto affrontare altre emergenze, come la mancanza di cibo e il dramma dei rifugiati e ora è troppo tardi», dice Odette Murara, ministro ruandese della Famiglia e della promozione femminile.

La responsabilità del genocidio ricade tutta sui cristiani, preti e suore hanno partecipato al genocidio come processi successivi dimostreranno. Come dimostrerà la fattura di 8.000 machete forniti dalla Caritas.

Wojtyla, mentre chiede scusa, sta procedendo al genocidio di interi popoli attraverso la sua "Armata delle tenebre". Uccide, massacra e devasta per la gloria del suo Dio.

Wojtyla non sta chiedendo scusa per quanto ha fatto in Ruanda, né paga i danni e risarcisce le persone. Preferisce deridere le persone che ha contribuito a macellare e chiede che vanga dimenticato l'odio che la chiesa cattolica ha spanto della storia in nome del suo Dio.

Wojtyla non condanna il macellaio di Sodoma e Gomorra per il suo delitto; non condanna il Gesù di Nazareth per aver inventato i forni crematori. Non condanna i cristiani che hanno macellato popoli per la gloria di Dio.

Chiede ai macellati di perdonarlo per consentirgli di macellare altre persone per la gloria di Dio: dal 1995 ad oggi, 2026, i cristiani continueranno a macellare le persone per la gloria del loro Dio chiedendo perdono ai macellati per poter continuare a macellarli.

 

Il terrorismo ebreo sta agendo anche in Italia?

 

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01 maggio 2026

Il cristianesimo violenta bambini e bambine

Che i Gesuiti siano stupratori di bambini, mi sembra notorio.

La violenza dello Stato Italiano costringe i cittadini di attendere il magistrato, il giudice, l'istituzione, il giornalista prima di esprimere le nostre opinioni perché, in caso contrario, si viene denunciati per il reato di "lesa maestà".

Non esiste dibattito sociale perché ogni dibattito viene represso con la violenza (vedi l'AGICOM nei miei confronti) perché solo la violenza Istituzionale permette ai criminali di reiterare continuamente i loro delitti.

Una società che ha bisogno di delinquenti e che se li fabbrica con complicità evidenti fra inquirenti che dovrebbero tutelare la giustizia e criminali lasciati liberi di vessare i cittadini in nome della monarchia assoluta rappresentata dal crocifisso contro la democrazia Costituzionale.

I cristiani, i cattolici nel nostro caso, continueranno a stuprare bambini e poi, come fa l'eurodeputata Annalisa Corrado si lamenterà per gli abusi ricevuti, ma, in onore del crocifisso non aggredirà le cause della violenza diffusa ad opera dei preti cattolici permettendo che gli abusi continuino.

"Lasciate che i bambini vengano a me!" dice il pederasta in croce!

 

01 maggio 2026

Le responsabilità sociali dei giornalisti

Fatemi capire bene la logica dei giornalisti di La Repubblica:

Se un individuo accoltella due ebrei a Londra è terrorismo (lo dice Starmer, ma La Repubblica lo riporta mettendolo in evidenza); Se un ebreo spara a due manifestanti a Roma non sarebbe terrorismo?

I giornalisti, poverini, hanno solo riportato. Riportare senza critica significa far proprio quanto si vuole riportare. Riportare sempre senza criticare, commentare, come se fossero le parole di Dio è un atto di offesa ai cittadini.

Che ciò che viene riportato sia la logica di inquirenti o sia la logica dei giornalisti di La Repubblica non importa, riportare acriticamente è affermare!

E in questi casi significa prendere il principio di uguaglianza della Costituzione e, ancora una volta, gettarlo nel cesso!

I giornalisti fingono di non distinguere quando un atto è terrorista da quando un atto non è terrorista: credono di vivere ancora in un regime giuridico fascista. E questo è offensivo.

 

01 maggio 2026

Il popolo eletto

Gli ebrei, aiutati dalla sinistra contro il negazionismo della destra fascista, oggi, per "supremazia del popolo eletto", si sono fatti fascisti, come il loro Dio, per combattere il principio di uguaglianza come espresso dalla Costituzione Italiana.

Sparare a chi ricorda la nascita della Costituzione, che nasce dalla resistenza, è un attentato alle Istituzioni, alla nostra Democrazia, alla Costituzione della Repubblica Italiana.

Non per nulla rivendicano il diritto di trasformare Gaza in un campo di concentramento e sterminio.

 

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