"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa."
Vangelo di Matteo 10, 34-36. Questa è la missione dei cristiani!
Ottobre 2026: la Religione Pagana fra filosofia metafisica, psicologia, problemi sociali e cronaca quotidiana.

Ottobre 2026
cronache della religione pagana

Claudio Simeoni

Argomenti del sito Religione Pagana

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09 ottobre 2026

Commento agli Oracoli Caldaici
Frammento n. 22: Dividere le cose in tre

Il frammento 22 è tratto dal commento di Proclo al Parmenide. Il frammento vuole definire il processo di divenire del presente. Il concetto non è creazionista, alla Platone, tanto per intenderci, ma è il fondamento dell'evoluzionismo. Quella tensione verso la trasformazione propria degli Oracoli Caldaici.

Il frammento afferma che il "padre" ha pensato che il movimento dell'universo (tutte le cose) fossero divise in tre. Come avrebbe pensato questo, tutta la realtà sarebbe stata immediatamente divisa in tre.

Questo ci porta a riflettere sul meccanismo di trasformazione del mondo in cui viviamo e di noi stessi nel mondo. I meccanismi dell'esistenza.

Il fondamento dell'esistente e della vita è l'Energia Vitale, o, come preferisco chiamarla oggi, Energia Emotiva. L'Energia Emotiva è il fondamento di quanto esiste, sia quando è percepito soggettivamente in forma di materia che quando è percepito, o immaginato, in forma di energia.

Come l'ovulo fecondato dallo spermatozoo si sviluppa in quella e solo in quella direzione, così l'Energia Emotiva può muoversi in quella e solo in quella direzione. Data la sua qualità specifica, lo sviluppo è solo quello determinato dal suo adattamento alle condizioni che incontra lungo il suo movimento. Lo sviluppo è dato soltanto dal movimento e il movimento non produce le cose, ma sposta sé stessa, riempiendo lo spazio della staticità consapevole di cui è portatrice. La staticità consapevole non è oggetto. E' parte indistinguibile del tutto. Di un tutto che non ha consapevolezza, non ha intelligenza, non ha scopo. Il silenzio, come assenza di coscienza, costituisce il tutto silente. Incontrate condizioni favorevoli, l'Energia Emotiva acquista consapevolezza; la consapevolezza permette a quella frazione di Energia Emotiva di pensare la propria esistenza. La consapevolezza unisce sé stessa alla qualità propria dell'energia vitale che ne costituisce il fondamento e a questa unisce il proprio desiderio. L'Energia Vitale inconsapevole non desidera; l'Energia Vitale consapevole desidera.

La coscienza è il Dio che si separa dal tutto. La sostanza che la regge, la necessità che la conduce e la volontà soggettiva che sceglie tempi e modi per le proprie trasformazioni. Corpo-energia, desiderio e intelligenza.

L'energia emotiva è la fonte della vita. La vita è solo perché l'universo di materia-energia che noi abitiamo è formato di energia emotiva. Elemento base di ogni oggetto nell'universo e artefice di ogni coscienza.

Necessità, come presenza del "padre primigenio", spingendo l'energia emotiva la induce a trasformarsi in Coscienza di Sé modificando la propria vibrazione interna. Volontà, come capacità del soggetto venuto in essere di determinare la direzione delle proprie trasformazioni. Volontà soggettiva che si sovrappone al "padre", Necessità, per determinare le scelte che lo porteranno nell'infinito dei mutamenti.

La coscienza riconosce sé stessa e determinando le proprie trasformazioni, date le condizioni oggettive in cui è venuta in essere, davanti all'infinito afferma: "Io esisto!" "Io sono un Dio!" "Io rivendico il mio diritto all'infinito!"

Il diritto all'infinito è l'Intento.

E' l'Intento in ogni Essere che riconoscendolo lo abita con le proprie scelte e le proprie azioni dilatando sé stesso. E' l'Intento dell'Energia Emotiva che, espandendosi attraverso Necessità, si trasforma in Coscienza proprio per raggiungere e rivendicare il diritto all'infinito. Ogni "Io" è Energia Emotiva, Necessità e Intento che manifesta la propria volontà.

L'intento, espressione e qualità del "padre", si somma, amplia e modifica, attraverso l'intuire dell'intuibile. Questo viene trasformato dal soggetto in conoscenza per un nuovo intuire attraverso il quale trasformare continuamente sé stesso intuito dopo intuito. E' il soggetto che determina la qualità del suo intuire, scegliendo nell'immenso dell'intuibile, attraverso il suo desiderio e mediante la sua volontà.

Come nello spermatozoo e nell'ovulo, il "padre", cessa per trasformarsi nel figlio, pur tuttavia essenza base dalla quale il figlio costruisce sé stesso, così Necessità e Intento sono l'essenza base dalla quale nasce il Dio nella misura in cui, esercitando la propria volontà e le proprie determinazioni, il soggetto tende ad espandersi.

Tutte le cose sono rette dal "Nous del primissimo eterno padre". Il che significa che tutte le cose sono rette da Necessità e Intento. Il volere di Necessità e Intento è il loro permanere in esistenza, qualità intrinseche della materia-energia che forma l'universo. Tutte le cose sono rette da questa diade. Diade statica e inconsapevole che si muove in modo "caotico" nel cosmo attraverso l'Energia Emotiva fintanto che le condizioni del suo movimento non permettono il germinare di una Coscienza che, facendola propria mediante la sua volontà d'esistenza, le veicola nell'inconsapevole in cui vive. La Coscienza è un frammento di Energia Emotiva che riconosce sé stessa diversa dal circostante, si separa dall'oggettività che la contiene e, alla diade che l'ha generata, somma la propria volontà.

Tutte le cose sono divise in tre perché noi, soggettivamente, vogliamo pensarle divise in tre nella misura in cui le nostre intenzioni sono quelle di costruirci il meccanismo del passaggio dall'universo inconsapevole alla formazione delle infinite Coscienze che ora lo abitano con i loro percorsi nell'infinito dei mutamenti.

NOTA: I commenti agli Oracoli Caldaici si riferiscono, come numero di riferimento, alla serie degli Oracoli Caldaici pubblicata da Angelo Tonelli per l'edizione Biblioteca Universale Rizzoli nel 1995.

 

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08 ottobre 2026

Riflessione sui meccanismi della sofferenza sociale

I nobili del 1700, alla Reggia di Caserta si rappresentavano in questo modo l'Autunno. Si tratta di una rappresentazione di Dioniso-Bacco con in mano l'uva.

I nobili, a differenza della gente comune, godevano maggiormente delle stagioni e maggiormente sentivano il peso delle costrizioni morali imposte dal cristianesimo.

Mentre la diffusione dell'eroina e della cocaina è stata fatta fra i poveri delle metropoli per poi diffondersi fra i ricchi e i benestanti sociali; la rimozione dalla costrizione morale inizia dai nobili, i borghesi, per diffondersi fra la popolazione.

Si tratta di percorsi sulla formazione della sottomissione e della liberazione.

La costruzione della sottomissione e della coercizione parte dai settori sociali più poveri e disagiati per diffondersi nei settori sociali più ricchi che trovano conveniente l'uso delle idee diffuse fra i poveri per controllarli. I poveri, desiderando di essere ricchi, aiutano i ricchi a sottometterli meglio.

Poi la sottomissione e la coercizione si diffonde fra i settori sociali ricchi che iniziano a provare insofferenza quando quei principi vengono applicati a loro. In questa situazione i ricchi iniziano a rimuovere la coercizione. Anche se spesso la rimozione della coercizione avviene solo per sé stessi e non per tutti.

La rimozione della sottomissione e della coercizione si espande progressivamente per diffondersi fra i settori della popolazione più poveri e disagiati che iniziano a rivendicare diritti sociali che, loro stessi, hanno negato a sé stessi.

Questo vale sia in campo sociale che in campo religioso.

Tutte le religioni che predicavano la sottomissione ad un'entità esterna agli uomini, iniziano ad aggregare persone sempre dalle classi sociali emarginate, povere e, pertanto, più piene di desideri e pronte ad accogliere chi promette loro un futuro diverso.

Dopo di che, il comando sociale si appropria di quell'ideologia religiosa e la usa per dominare le persone povere ed emarginate della società.

Per povere ed emarginate si intende anche, e soprattutto, persone culturalmente povere ed emarginate. Queste persone non sanno collocare quanto succede nel più ampio insieme sociale e ignorano le conseguenze di quanto hanno deciso di aderire.

Per persone ricche, si intendono quelle persone che governano le Istituzioni dello Stato e controllano l'apparato economico dello stesso. Sono persone con una cultura sufficiente per conoscere l'uso di quell'ideologia religiosa e i possibili benefici nel controllo della popolazione.

Al contrario, una religione o un'ideologia che intende rimuovere aspetti della realtà ideologica che sottomette le persone nasce da persone culturalmente preparate. Tale ideologia si sviluppa in persone culturalmente preparate, ma emarginate nella cultura ufficiale che gestisce il controllo della popolazione.

Può succedere che le persone si ribellino alla coercizione e facciano propria l'ideologia delle persone culturalmente preparate, ma culturalmente emarginate.

Ci sono due tipi di ribellione che può essere messa in atto dalla popolazione. Due tipi di ribellione che vanno ben distinti.

Il primo tipo di ribellione è il tentativo di uscire dalla coercizione e dalle imposizioni morali che vengono percepite come il nemico da rimuovere per costruire il futuro sociale.

Il secondo tipo di ribellione è quello degli arrampicatori sociali falliti che tentano di derubare la società civile della sua ricchezza per non voler contribuire al benessere sociale.

Oggi assistiamo a questo secondo tipo di ribellione sociale. Dal basso sale via via agli strati più ricchi della popolazione e le Istituzioni se ne appropriano per rafforzare il loro potere di controllo sulle persone.

Ci sarà sempre un Dioniso che indica la rimozione degli ostacoli a donne e uomini della società. Pochi uomini riusciranno a cogliere quelle indicazioni che rimangono oscure per i più che sognano il Gesù che venga con grande potenza sulle nubi mentre le stelle, cadendo sulla terra, aprono a loro, proprio a loro, un luminoso avvenire.

Non vogliono sapere che le stelle li bruceranno e di loro non rimarrà che cenere.

 

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07 ottobre 2026

Agostino d'Ippona: elogio alla dittatura filosofica e religiosa.

Tutti i filosofi assolutisti elogiano la dittatura perché essi si identificano nel ruolo del dittatore. Quando si parla del ruolo del dittatore, si parla dell'identificazione del "filosofo" con il Dio padrone della bibbia e dei vangeli cristiani.

Il filosofo assolutista ha la caratteristica di dire che cosa Dio vuole, che cosa Dio fa, che cosa Dio pensa.

Quest'azione del filosofo è possibile perché il filosofo si identifica con Dio; lui è Dio che detta le condizioni morali, le condizioni comportamentali, i diritti civili, le condizioni sociali delle persone.

L'unico Dio padrone che esiste sta solo nella testa del filosofo. Se chiedi a quel filosofo di dimostrarne l'esistenza di Dio o di dimostrare che quanto afferma proviene da quel Dio, il filosofo fugge come è fuggito il sanguinario Ratzinger quando proclamò che "Non si può discutere con chi considera il nostro Dio un Dio padrone!". E, se non ci si può discutere perché non si hanno argomenti per sostenere la realtà di quel Dio che l'altro chiama "padrone", allora, chi chiama "Dio padrone" il Dio dei cristiani deve essere, dai cristiani, ammazzato. Come è avvenuto nel corso della storia.

Questo principio è espresso da Agostino d'Ippona ne "La città di Dio contro i Pagani". Agostino d'Ippona condanna la democrazia del pensiero filosofico e religioso. In una città come Atene sussistono diverse correnti filosofiche e il governo di Atene non entra nelle dispute di quei filosofi. Non condanna le "idee eretiche" e, per questo, Agostino d'Ippona, denigra ed offende Atene con l'appellativo di "città dei demoni".

Scrive Agostino d'Ippona denigrando Atene:

Chi è stato il fondatore di qualche scuola, talmente accettato nella città dei demoni al punto da far rifiutare tutti gli altri che nutrivano opinioni diverse e contrarie? Ad Atene non si segnalavano forse gli epicurei, per i quali gli dèi non si curano delle cose umane, e gli stoici, che al contrario sostenevano che queste cose sono guidate e difese grazie all'aiuto ed alla protezione degli dèi? Perciò mi meraviglio che Anassagora sia stato ritenuto colpevole per aver detto che il sole è una pietra infuocata e non un dio, mentre nella stessa città conduceva una vita onorata e sicura Epicuro, che non solo non riteneva dèi il sole e le stelle, ma non accettava neppure in nessun modo che Giove e gli altri dèi avessero la dimora in questo mondo, ricevendo le preghiere e le suppliche degli uomini. In quella stessa città Aristippo riponeva il sommo bene nel piacere corporeo, e Antistene asseriva invece che l'uomo diventa felice in virtù dell'anima; si trattava di due illustri filosofi, entrambi seguaci di Socrate, e tuttavia riponevano la perfezione della vita in fini così diversi e contrari. Di loro, l'uno affermava che il sapiente deve essere estraneo alla vita politica, l'altro che deve frequentarla, attirando ciascuno discepoli alla propria scuola. Così dunque alla luce del giorno, nel celebre e notissimo portico, nei ginnasi, nei giardini, in luoghi pubblici e privati, in gruppetti sparsi difendevano polemicamente le proprie opinioni, gli uni sostenendo l'esistenza di un unico mondo, gli altri di innumerevoli; gli uni riconoscevano un inizio a quell'unico mondo, gli altri lo negavano; gli uni ne sostenevano la fine, gli altri no; per gli uni esso era retto da una intelligenza divina, per gli altri dal caso e dalla sorte; per gli uni le anime erano immortali, per gli altri mortali; tra i primi alcuni ritenevano che esse passassero negli animali, altri lo negavano; tra quelli che le consideravano mortali, alcuni ne sostenevano la morte immediatamente dopo quella del corpo, altri la sopravvivenza per poco o tanto tempo, ma non per sempre. Gli uni riponevano il bene supremo nel corpo, altri nell'anima, altri ancora in entrambi; altri aggiungevano al corpo ed all'anima dei beni esteriori; per alcuni si doveva credere sempre ai sensi corporei, per altri non sempre, per altri mai.
Quale popolo, quale Senato, quale potere o carica pubblica dell'empia città si sono mai preoccupati di giudicare queste e tutte le altre dispute, pressoché innumerevoli, dei filosofi, per approvarne ed accoglierne alcune, per disapprovarne e ripudiarne altre? Non hanno forse accolto in maniera indiscriminata e confusa, senza alcun discernimento, al loro interno, tutte le controversie tra nomini in dissenso e che non riguardavano le terre o le case o qualche altra questione economica, ma ciò che permette di condurre una vita misera o felice? Dove si diceva qualche verità, era ugualmente possibile che si dicessero anche delle falsità; perciò non senza ragione quella città ricevette il nome simbolico di Babilonia! Babilonia infatti significa "confusione", come ci ricordiamo d'aver detto. Né il diavolo, loro re, si preoccupa troppo degli errori opposti che li dividono, poiché egli li possiede ugualmente per le loro numerose e varie empietà.

Agostino d'Ippona, "La città di Dio contro i Pagani", Editore Bompiani, 2015, pag. 911-912

Messa in questa forma, appare evidente che Agostino d'Ippona condanna la pluralità del pensiero filosofico e religioso. In questo contesto si è dimenticato di citare la diversità delle opinioni religiose che fungevano da base alle idee filosofiche e ne alimentavano il dibattito.

Per Agostino d'Ippona la diversità delle idee filosofiche significa "confusione". Quando si usa il termine "confusione" per definire una situazione sociale, si evoca la necessità del ripristino di un ordine. La "confusione" è sinonimo di subbuglio, baraonda, caos. Richiama la necessità di ordine, silenzio e quiete. Richiama la necessità che tutti coloro che pensano diversamente vengano messi a tacere.

Agostino d'Ippona ha oggettivamente paura. Agostino d'Ippona non è in grado di argomentare sulla realtà del suo Dio. Ne afferma l'esistenza mediante la violenza, ma non ha argomenti sufficienti per dimostrare quanto sia utile agli uomini quel suo Dio padrone. Certamente, davanti alla strage e al genocidio agli uomini conviene sottomettersi al suo Dio padrone se non vogliono essere scannati, sgozzati.

Qual è dunque l'ideale di Agostino d'Ippona?

L'ideale per Agostino d'Ippona è il terrore ebraico esercitato in nome di Dio per rapinare ogni uomo e ogni popolo che non si sottomette al suo Dio padrone.

Scrive Agostino d'Ippona:

Al contrario quella nazione, quel popolo, quella città, quello Stato, quegli Israeliti ai quali fu affidata la parola di Dio non misero mai sullo stesso piano, confondendoli, i falsi profeti con quelli veri; in piena concordia e senza alcun dissenso essi riconoscevano e ritenevano autentici gli autori delle Sacre Scritture. Questi per loro erano i filosofi, questi gli amanti della sapienza, i loro sapienti, i loro filosofi, i loro profeti, i loro maestri di rettitudine e di pietà.
Tutti coloro che orientarono il loro pensiero e la loro vita secondo quegli autori, l'orientarono non secondo gli uomini, ma secondo Dio, che per loro tramite parlò, pensò e visse. Se fu proibito il sacrilegio, Dio lo proibì; se fu detto: Onora tuo padre e tua madre, Dio lo comandò; se fu detto: Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare, ed altre cose simili, ciò non scaturì dalla bocca dell'uomo, ma dall'oracolo divino. Tutto quanto di vero alcuni filosofi poterono conoscere in mezzo a false opinioni e si sforzarono di accreditare con dispute faticose, che Dio cioè ha prodotto questo mondo e lo governa con infinita provvidenza; tutto quello che poterono dire sull'onestà della virtù, sull'amore della patria, sulla fedeltà dell'amicizia, sulle buone opere e su quel che riguarda i buoni costumi, anche senza sapere a chi e come dovesse essere riferito, fu raccomandato al popolo nella città di Dio con parole profetiche, cioè divine, anche se attraverso gli uomini, non inculcate con argomentazioni competitive, perché conoscendole si temesse di calpestare non tanto l'ingegno dell'uomo, bensì la parola di Dio.

Agostino d'Ippona, "La città di Dio contro i Pagani", Editore Bompiani, 2015, pag. 912-913

Ovviamente Agostino d'Ippona vorrebbe dire che i filosofi di Atene, qualunque sia il loro indirizzo filosofico, dissero forse alle persone di "disonorare il loro padre e la loro madre"? Oppure le loro filosofie incitavano ad uccidere, a stuprare o a rubare? Incitavano forse a commettere sacrilegio?

Quali dispute faticose fecero gli ebrei per legittimare il loro Dio?

Scrive la bibbia di ebrei e cristiani:

Quando si fu avvicinato all'accampamento, vide il vitello e le danze. Allora si accese l'ira di Mosè: egli scagliò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello che quelli avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell'acqua e la fece trangugiare agli Israeliti.
Mosè disse ad Aronne: "Che ti ha fatto questo popolo, perché tu l'abbia gravato di un peccato così grande?". Aronne rispose: "Non si accenda l'ira del mio signore; tu stesso sai che questo popolo è inclinato al male. Mi dissero: Facci un dio, che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l'uomo che ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che cosa sia capitato. Allora io dissi: Chi ha dell'oro? Essi se lo sono tolto, me lo hanno dato; io l'ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello".
Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne il ludibrio dei loro avversari. Mosè si pose alla porta dell'accampamento e disse: "Chi sta con il Signore, venga da me!". Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi.
Gridò loro: "Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell'accampamento da una porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente".
I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. Allora Mosè disse: "Ricevete oggi l'investitura dal Signore; ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché oggi Egli vi accordasse una benedizione".
Il giorno dopo Mosè disse al popolo: "Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa".
Mosè ritornò dal Signore e disse: "Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d'oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!".
Il Signore disse a Mosè: "Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. Ora va', conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato".
Il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello fabbricato da Aronne.

Esodo 32, 19-35

Di quali dispute faticose parla Agostino d'Ippona? Stragi ed omicidi caratterizzano il Dio degli ebrei e dei cristiani. Di quali dispute parla Agostino d'Ippona dal momento che la storia ancora arde dei roghi sui quali i seguaci di Agostino d'Ippona hanno bruciato quelli che lui definiva "eretici"?

Solo con le armi e l'odio per gli uomini i profeti di Israele hanno imposto il loro Dio padrone agli uomini. Hanno imposto agli uomini di stuprare i loro figli affinché anch'essi stuprassero a loro volta i loro figli.

Quando Agostino d'Ippona dice: "non inculcate con argomentazioni competitive", nasconde lo stupro che gli ebrei fanno ai loro figli affinché si sottomettano al loro Dio. Inculcare è violentare, stuprare. Agostino d'Ippona avrebbe dovuto conoscere Deuteronomio 6.

Scrive la bibbia di ebrei e cristiani:

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Quando il Signore tuo Dio ti avrà fatto entrare nel paese che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti; quando ti avrà condotto alle città grandi e belle che tu non hai edificate, alle case piene di ogni bene che tu non hai riempite, alle cisterne scavate ma non da te, alle vigne e agli oliveti che tu non hai piantati, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guardati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile. Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome.

Deuteronomio 6, 4-13

Ogni principio religioso ebreo e cristiano viene imposto all'infanzia mediante la violenza. Mediante lo stupro della struttura emotiva dei ragazzi affinché costoro rinuncino a sé stessi e si sottomettano a quel Dio padrone elevando sé stessi a padroni di altri uomini.

Agostino d'Ippona è solo un volgare ciarlatano che offende ed ingiuria per la sua incapacità a confrontarsi con le persone. Come tutti i dittatori ciarlatani sa solo uccidere, torturare e stuprare per la gloria del proprio delirio di onnipotenza elevato a portavoce del suo Dio padrone.

Il cristianesimo, come l'ebraismo, è costruito sulla schiavitù dell'uomo. L'uomo schiavo di Dio e di chi pretende di rappresentarlo.

Non è un caso che l'attuale capo dei cattolici sia un seguace del dittatore Agostino d'Ippona. In questo modo può reiterare il diritto alla dittatura dell'uomo sull'uomo in nome del suo Dio padrone. Ogni dittatore si identifica nell'ideologia della dittatura di Platone e di Agostino d'Ippona. Ogni dittatore ha in odio la Democrazia e, in particolare, il principio di uguaglianza che, rendendo gli uomini uguali nei diritti e nei doveri al Dio padrone cristiano, possono pretendere di processare il Dio padrone cristiano ed ebreo per i suoi delitti.

I delitti contro l'umanità non cadono mai in prescrizione!

 

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06 ottobre 2026

Il trionfo di Apollo nella Reggia di Caserta

C'è una relazione fra la scoperta di Pompei e Ercolano, sommersi dalla lava del Vesuvio nel 79 d.c., e l'ulteriore uscita dal medioevo assolutista cristiano.

Carlo di Borbone dette il via agli scavi di Ercolano nel 1738 e di Pompei nel 1749.

Siamo nell'epoca in cui il libertinismo aveva partorito l'illuminismo e, parallelamente all'illuminismo, si facevano strada i concetti di democrazia che avranno il loro massimo esponente in Robespierre.

Dal 1750 si inizia a recuperare le statue sepolte a Ercolano e a Pompei. La nobiltà d'Europa inizia a modificare i propri costumi mettendoli in relazione con i vestiti delle statue romane e greche.

Il cristianesimo aveva distrutto tutto ciò che gli era stato possibile distruggere. La lava conservava un ricordo del passato che il cristianesimo non era riuscito a cancellare.

Inizialmente fu la rivoluzione dei costumi. Iniziarono a sparire le parrucche, sempre piene di pidocchi, le persone iniziarono a lavarsi e si accentuava la necessità di maggiori rapporti sessuali. Ovviamente fra i nobili, gli unici che avevano forza sufficiente per rigettare l'assolutismo cattolico e cristiano. Poi, a poco a poco, la morale cristiana fu messa da parte anche da masse maggiori di cittadini.

Con la scoperta di Pompei e di Ercolano riemerge il passato. Lentamente, un po' alla volta, e inizia a modificare il modo di pensare e di essere delle persone: il suddito, un po' alla volta, prede coscienza di essere un cittadino.

Il Trionfo di Apollo (spesso indicato anche come Il Regno di Apollo o La Reggia di Apollo) è un celebre affresco di Girolamo Starace Franchis dipinto nel 1769. Non siamo molto lontani dalla Rivoluzione Francese e il trionfo idi Apollo, il principio maschile della vita, è il trionfo sul dolore e sulla sottomissione imposta da Gesù attraverso l'odio cristiano per i cittadini.

 

06 ottobre 2026

Ancora riflessione sul concetto di verità

Un conto è dire che 1+1=2 è sempre oggettivamente e necessariamente vero; un altro conto è attribuire ai numeri degli astratti soggettivi e dichiarare oggettivamente vero il risultato immaginato.

Il concetto di verità è proprio della matematica elementare. Chi studia davvero matematica affronta problemi complessi e le soluzioni non sono date, ma sono frutto di una continua ricerca. Tuttavia, il risultato matematico, dimostrato, è una realtà indiscussa, una verità. Una verità che non ammette altre verità perché altre verità sono indimostrabili.

La verità va dimostrata.

Se non dimostri l'oggetto che chiami verità, quanto esce dalla tua bocca non è verità, ma menzogne che pretendono di essere accolte come verità. Che tu menta volontariamente o affermi per fede quanto ritieni "vero", sempre di menzogne si tratta.

Il concetto di verità, spostato dalla matematica o dalla fisica-matematica è un concetto puramente militare.

Il comandante dice: questa è la verità. Se non consideri quanto affermato dal comandante come verità, devi essere fucilato.

Fuori dal contesto fisico-matematico, la verità è uno strumento con cui il più forte domina il più debole costringendolo a far proprie idee a lui estranee.

"Io sono la verità!" dice Gesù. In questa situazione Gesù violenta la struttura psico-emotiva degli uomini affinché accettino le sue affermazioni come verità, ma non dimostra le sue affermazioni.

Da questo nascono gli inganni sociali, le truffe ideologiche, i raggiri religiosi delle persone credulone (in realtà impotenti o incapaci a risolvere i loro problemi esistenziali), le truffe dei commercianti, della maggior parte dei politici, gli inganni nei confronti dei cittadini messi in atto da magistrati vili e codardi.

Tutti tendono ad affermare la loro verità, ma evitano di dimostrarla. Da qui nascono i comportamenti di terrorismo nei confronti dei cittadini e la violenza che, una volta subita, chiede vendetta.

 

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01 ottobre 2026

Ercolano

Sono stato ad Ercolano circa dieci anni fa. Ercolano non mi aveva entusiasmato, preferivo Pompei. Tuttavia, ci sono parecchie cose da vedere come questa immagine che, come altre, vengono lasciate in loco per la difficoltà di staccarle dai muri.

Molte statue rinvenute ad Ercolano sono presso il Museo Archeologico di Napoli, altre statue sono state portate nei palazzi nobiliari del napoletano e anche a Roma.

Vicino ad Ercolano c'è la Villa dei Papiri, un vero tesoro culturale. La villa conteneva 1800 rotoli di papiri carbonizzati.

 

01 ottobre 2026

Paestum

Paestum fu chiamata dai greci Poseidonia in onore di Poseidone, ma dei suoi templi, oltre a quello attribuito a Poseidone, ce ne sono due attribuiti ad Atena ed Era. la città greca fu conquistata dai lucani cambiando il nome in Paistom. Solo dopo la conquista romana assunse il nome di Paestum.

L'attribuzione dei templi alle divinità è sempre oggetto di discussione fra gli studiosi.

Nell'area archeologica sono rimasti visibili gli imponenti templi che emozionano fortemente i visitatori.

 

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