Difendersi dall'ambiguità delle pulsioni

Follia controllata - Diciottesima parte

La filosofia del divenire della Religione Pagana

di Claudio Simeoni

Filosofia Pagana

 

Difesa scissione

Tutti i fenomeni che noi viviamo suscitano sentimenti positivi o negativi a seconda di come quei fenomeni vengono percepiti ed usati dai soggetti nelle proprie strategie adattative.

Non esistendo un valore assoluto di riferimento, l'individuo dovrebbe basare il suo giudizio sui suoi bisogni e sulle sue necessità. Solo che l'individuo non educato a misurare il mondo partendo da sé stesso, ma è educato a misurare il mondo all'interno di una morale imposta.

In questo modo si crea la scissione fra ciò che l'individuo vuole e ciò che la morale imposta consente all'individuo di volere.

In questa condizione si inserisce il concetto cristiano di peccato ottenuto mediante la rinuncia dell'individuo a soddisfare i suoi bisogni e le sue necessità.

L'uomo costretto a soddisfare le necessità di dio e le necessità di dio distruggono le necessità dell'uomo di soddisfare sé stesso.

In psicologia: difesa dall'angoscia determinata dall'ambivalenza dell'oggetto che viene scisso in "buono" e "cattivo" in modo da poter dirigere sulle parti scisse gli opposti sentimenti che esso ispira.

Questo tipo di patologia porta alla nascita delle idee duali. Le idee duali (buono-cattivo; alto-basso; giusto-ingiusto; ecc.) sono la base dell'attuale stato sociale che si nutre della competizione fra opposti "semplificati". Spesso non tollera idee intermedie o idee complesse in cui lo schema duale non è applicabile nella formazione del giudizio.

La contrapposizione fra opposti che si trasforma in competizione capace di coinvolgere le emozioni è all'interno di un percorso educazionale di sradicamento di un individuo da sé stesso e dalla complessità concettuale attraverso la quale guardare il mondo. Anziché attrezzare l'individuo a finalizzare la sua azione partendo da sé stesso lo si induce a finalizzare la sua azione partendo da un coinvolgimento emotivo, ottenuto mediante il condizionamento educazionale, su oggetti competitori all'interno di uno schema duale. Un esempio classico può essere quello della "partita di calcio": buoni e cattivi per cui tifare mentre si contendono un pallone.

Non è solo la dualità "bene-male", che in sé è generica, ma la qualità e i modi con cui il soggetto è indotto a veicolare le sue emozioni all'interno della dualità stessa. La sua incapacità di estraniarsi e di mediare fra le infinite sfaccettature dell'esistenza e dell'umana rappresentazione.

Si tratta di una patologia imposta ai bambini per poterli controllare e da adulti attraverso il controllo delle loro emozioni. Le persone tendono ad aggregarsi per "tribù sociali", per gruppi così da formare veri e propri ghetti di tifosi entro i quali confinare i simili. Quel tipo di ghettizzazione è, da un lato, facilmente manovrabile da un potere esterno e, dall'altro lato, facilmente controllabili perché circoscritti o per spazio o per simboli culturali.

Chi non appartiene alla "tribù" e non soggettiva le regole interne imposte, viene ulteriormente ghettizzato dalla "tribù" stessa diventando un vero e proprio "paria" umano. E' il caso di Spinoza emarginato dal ghetto ebreo in una società cristiana nel 1600. La patologia può indurre l'individuo alla depersonalizzazione attraverso una totale identificazione nel dualismo che attanaglia le sue emozioni (il suo tifo, le sue passioni!) fino a manifestare delle vere e proprie forme di fanatismo. In questo caso le società agiscono per contrapporre fanatismi e poterli gestire; come nel caso della violenza degli stadi.

Come ci si libera?

Spesso non ci si libera perché vengono spacciate delle "idee" il cui scopo è, al contrario, quello di fissare la scissione nell'individuo. Come il "cercare di comprendere le ragioni dell'altro" metodo applicato spesso in campo politico e in campo religioso. Solo che né io, né altro "abbiamo delle ragioni", ma abbiamo un "sentire emotivo". Proprio perché è una "partecipazione emotiva" è priva di ragioni. Non c'è nulla di più folle che cercare ragioni cove c'è espressione emotiva. L'espressione emotiva ha delle giustificazioni, sia di ordine soggettivo che come effetti della sua espressione, ma non ha delle ragioni. Non è oggettivabile razionalmente. Le sue "ragioni" sono di ordine emotivo e hanno la loro validità soltanto nel ghetto o nella "tribù". Fori dal ghetto o dalla tribù non esistono ragioni sufficienti, ma solo giustificazioni soggettive.

Siamo davanti ad una patologia psichica di ordine emotivo il cui comportamento è socialmente approvato, se no ambito, dalla tribù di appartenenza. Come l'impotenza di Paolo di Tarso. Era un attributo ambito fra i cristiani, ma visto con disprezzo dai vari popoli. Questo finché i cristiani non lo imposero con la violenza. Le "ragioni" esposte sono solo giustificazione dello stato psichico-emotivo. Pertanto, non tentate di comprendere le "ragioni" dell'altro, non si può discutere l'oggetto che muove quelle emozioni. Si può solo discutere sugli effetti che ha quell'oggetto una volta imposto nell'oggettività sociale.

La pratica della Follia Controllata, per incidere nella manifestazione di questa patologia quando agisce nella società, consiste nel nascondere la propria struttura emozionale e il proprio intento sotto motivazioni e giustificazioni anche contrapposte alle morali duali correnti. La Follia Controllata per incidere nell'espressione di questa patologia quando viene estesa al sistema sociale o alle "tribù", di cui ha il controllo, non si fonda sul finto assenso o su un'accettazione formale del dualismo imposto, ma sulla trasformazione delle giustificazioni in ragioni sociali. Le giustificazioni si trasformano in ragioni all'interno del contesto culturale chiuso (ad es. il dio creatore diventa oggetto di ragioni soltanto all'interno di un contesto culturale delimitato dai credenti del dio; fuori da tale contesto, tali ragioni, diventano espressione folle di giustificazioni soggettive della credenza!). Sul passaggio da giustificazione a ragione è lo spazio in cui la pratica della Follia Controllata può agire.

Nel gioco delle ragioni viene occultato l'intento soggettivo e la struttura emozionale. Non sempre per proteggere una consapevolezza è necessario nasconderla. E' necessario sapere che un'idea, come un oggetto o un'intenzione, per trovarla è necessario:

1) Concepirne l'esistenza:

2) Diventare consapevoli che esiste qualche cosa che noi ignoriamo;

3) E' necessario conoscere la collocazione dell'oggetto che cerchiamo nelle dualità socialmente imposte;

4) E' necessario che ci formiamo la cultura (o l'attrezzatura) sufficiente per poterlo cercare;

5) E' necessario che conosciamo gli adattamenti che quell'oggetto, quell'idea, quell'intento, una volta scoperto e acquisito, comporta;

Pertanto, ci sono cose che si possono dire ai quattro venti, urlare forte, perché, tanto, chi vive per scissione non ha Potere di Essere sufficiente per cogliere il significato di quanto si va dicendo.

Ci si libera dalla patologia di scissione agendo e pescando da sé stessi, fornendoci gli strumenti culturali per poter analizzare le nostre scissioni e usiamo la Follia Controllata per difenderci dall'imposizione della "tribù".

Nello stesso modo si agisce per contrastare chi vuole imporre la scissione nella società!

 

04 marzo 2007 data di fine ricopiatura del testo

 

Il libro si può ordinare all'editore Youcanprint

Oppure, fra gli altri anche su:

Feltrinelli

Ibs

Cod. ISBN 9788891170897

Vai all'indice degli argomenti trattati nel libro: La Stregoneria raccontata dagli Stregoni

 

Per approfondimenti vedi Il Crogiolo dello Stregone

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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