Esprimere le emozioni nel Sistema Sociale

Giudizio di necessità - Terza parte

La filosofia del divenire della Religione Pagana

di Claudio Simeoni

Filosofia Pagana

 

Il giudizio di Necessità, espresso nel Sistema Sociale, obbedisce alla rappresentazione di espressioni emozionali dell'individuo. Diverse per intensità e importanza espresse nei vari momenti della nostra vita nel NOSTRO Sistema sociale. Ogni emozione, presa singolarmente, è una rappresentazione di noi stessi e nel momento in cui ne esprimiamo l'esigenza è come se il tutto noi stessi (il sentire e la necessità d'intuizione) sia rappresentato in quel momento in quella emozione. A volte l'espressione di quell'emozione, nel Sistema Sociale in cui viviamo, è tutta la nostra vita. Sia per l'intensità con cui esprimiamo quell'emozione che per le necessità che emergono dentro di noi spingendo all'urgenza di quella rappresentazione. A volte può diventare una questione di vita o di morte.

E nel Sistema Sociale le emozioni si esprimono (o vengono sollecitate dal mondo sociale) mediante un GIUDIZIO DI NECESSITA'!

Proviamo a considerare alcune di queste emozioni:

1) Vuole;
2) Gradisce;
3) Incollerisce;
4) Fa paura;
5) Dà fiducia;
6) Dà felicità;
7) Dà divertimento;
8) Che interessa;

Per contro:

1) Non vuole;
2) Non gradisce;
3) Lo calma;
4) Lo rassicura;
5) Lo sfiducia;
6) Lo rende triste;
7) Gli dà noia;
8) Crea disinteresse;

 

Ciò che voglio e ciò che non voglio

E' la sensazione che determina il mio giudizio di necessità in base ai miei bisogni e in base ai miei desideri.

Chi ascolta quel giudizio, per comprenderlo davvero, deve conoscere ciò che voglio o ciò che non voglio al di là della mia formulazione del giudizio. Il mio interlocutore non si deve far abbagliare da come io manifesto il giudizio di necessità.

Questo vale per ognuno di noi.

Non dobbiamo farci abbagliare dai giudizi espressi alle persone, in special modo se quel giudizio soddisfa le nostre aspettative. Solo quando sentiamo ciò che vogliamo sentire (o ciò che sentiamo si allinea con le nostre aspettative) siamo pronti per essere ingannati da un giudizio di necessità espresso affinché lui possa, nei miei confronti, avere ciò che lui vuole.

Ciò che io voglio o non voglio è manifestazione del mio intento trasferito nel sistema sociale mediante una serie di giudizi funzionali a raggiungere ciò che io voglio CHE STANNO PERO' TENENDO CONTO DELLE SITUAZIONI OGGETTIVE CHE POTREBBERO OSTACOLARE IL RAGGIUNGIMENTO DI CIO' CHE IO VOGLIO!

Il giudizio emesso in funzione di ciò che "io voglio o non voglio" è un giudizio di Necessità che risponde alle regole dell'Arte dell'Agguato: è finalizzato all'ottenimento dell'oggetto desiderato o non desiderato.

Se il giudizio di Necessità, in questo caso è ingannatore, la sua realtà sta nell'oggetto desiderato o nel rifiuto dell'oggetto non desiderato. De Crescenzo un giorno disse: "Quando sono invitato a casa di qualcuno, la prima cosa che faccio è andare a guardare la sua libreria dalla quale capisco i suoi interessi! E se a casa non ha una libreria comincio subito ad allarmarmi. Chissà che cosa vuole!"

Ciò che gradisco e ciò che non gradisco

Il gradire è un "gradino" più basso nel coinvolgimento delle emozioni che non il volere.

Se in ciò che voglio o non voglio non ammetto mediazioni, nel gradire o non gradire il giudizio di Necessità tiene conto della mediazione: "Sei ciò che sei!" Il mio giudizio media, chiude un occhio; per dividere il principale dal secondario. Divide ciò che si gradisce da ciò che non si gradisce, ma manifesta un certo grado di tolleranza. Non gradisco, ne potrei fare a meno, ma non mi disturba più di tanto. Lo gradisco, mi piacerebbe, ma non sono disposto a tutto pur di averlo.

Qual è il grado di coinvolgimento delle mie emozioni in ciò che gradisco? E quanto in ciò che non gradisco? Qual è il tuo gradimento? O il tuo non gradimento?

Ciò che io gradisco o non gradisco è manifestazione del mio Intento che media fra principale e secondario all'interno di quanto si presenta proveniente dal Sistema Sociale.

Io so che alcuni mi sopportano distinguendo fra principale e secondario!

Il giudizio di Necessità espresso all'interno di quanto si gradisce o non si gradisce ha sempre lo scopo di stimolare nell'interlocutore uno stato d'animo favorevole, una predisposizione ad ascoltare e ad essere condiscendente.

Questo tipo di giudizio di necessità è espresso, all'interno dell'arte dell'agguato sociale, con la finalità di non allarmare l'interlocutore. Dargli la sensazione che in questa situazione si può discutere e mediare. In questo modo si predispone l'interlocutore ad accondiscendere quando emetto in giudizio su ciò che voglio o su ciò che non voglio.

Ciò che mi incollerisce e ciò che mi rende tranquillo

Questa situazione psichico-emozionale è relativa a due tipi di persone: il Costruttore e il Sottomesso!

Solo queste due tipologie di individui possono emettere giudizi di necessità che manifestano la collera nei confronti di chi danneggia un processo di costruzione o la collera nei confronti del padrone che umilia il servo non tenendo conto della sua fedeltà!

I "rabbiosi" sono solo i servi offesi o i costruttori di futuro.

Quando assistiamo ad un giudizio di necessità che consideriamo "rabbioso" dobbiamo essere in grado di distinguere se il giudizio di necessità "rabbioso" , "calmo", "intelligente", "pesato", "soppesato" ecc. è emesso dal servo sottostimato dal padrone o dal costruttore!

Il giudizio di necessità "rabbioso" è spesso portatore di messaggi importanti. L'individuo che lo manifesta fa' coincidere le parole con le emozioni e i suoi intenti! La capacità di indignarsi e indignarsi ancora, è una capacità rara in questo Sistema Sociale.

Siate accorti e guardinghi nei confronti di chi manifesta giudizi di necessità calmi e rassicuranti.

Sono espressi come i giudizi di Necessità su ciò che si gradisce o non si gradisce; servono per fermare un interlocutore che non si può fermare in altro modo, oppure per costruire una vibrazione di timore e predisporre l'interlocutore ad accettare o predisporsi per accettare altri tipi di giudizio. Ciò che mi incollerisce è un'esplosione di energia, una vera e propria bomba a mano emozionale gettata in faccia all'altro e questo mi rende tranquillo solo se si "apre ai miei giudizi" o se arretra dall'emettere i suoi giudizi di Necessità.

I giudizi di necessità frutto della mia collera o che mi incolleriscono sono espressi da "trafficanti di schiavi" (qualunque sia il grado di possesso degli individui che si vuole ottenere) quando il sottomesso non è disposto ad accettare le sue ragioni di superiorità o proprietà. Il giudizio di necessità portatore di collera viene spesso rafforzato dalla minaccia. Sta a colui cui questo giudizio è rivolto sapere se la minaccia può essere attuata o non attuata.

Questo tipo di giudizi manifestano la necessità di intimidire, intimorire, al fine di riaffermare la sottomissione all'individuo cui è rivolto. Costringere ad accettare acriticamente, significa sottomettere!

Se volete vedere espressi questo tipo di giudizi mettete un monoteista con le spalle al muro assieme al suo dio e al suo pazzo profeta e lo scoprirete ad inveire e minacciare: magari solo con le fiamme dell'inferno, visto che non può, oggi, alzare roghi come nell'inquisizione.

In questo tipo di giudizi di Necessità è importante imparare a distinguere cosa incollerisce, perché e quale sfogo può avere quella collera o quella calma e le opportunità di intervento mediante i nostri giudizi.

In ogni caso si tratta sempre di giudizi legati a situazioni di possesso o di dipendenza mal corrisposta e mal gestita, un classico nel nostro Sistema Sociale dove spesso si esprime:

Ciò che mi impaurisce e ciò che mi da' sicurezza

Giudizi di necessità dettati dalla paura e dall'insicurezza hanno attraversato e spesso determinato la storia dell'umanità.

Imparate, e nessuno ve lo insegnerà, a distinguere i giudizi di necessità dettati dalla paura e dall'insicurezza dal giudizio di necessità finalizzato al raggiungimento di un intento. Imparate a capire il giudizio di necessità degli Esseri Umani vuoti. Imparate ad osservare e comprendere coloro che agiscono per paura in una ossessiva ricerca di sicurezza dalla propria immaginazione quale espressione della loro impotenza e scoramento davanti al mondo.

Relativamente al giudizio di necessità costoro nascondono la loro impotenza con:

1) Accuse nei confronti di giudizi di necessità di altri al fine di difendere quanto lo attraversa e manifestazioni di giudizi di necessità ai quali chiedono deferenza e accettazioni aprioristica, cioè senza portare motivazioni sufficienti per cui quei giudizi dovrebbero essere accettati da altre persone.

2) Queste persone manifestano degli intenti al fine di rassicurare le loro paure tentando di trovare, nell'accettazione ad opera di altri del proprio giudizio di necessità, pacificazione del proprio stato ansioso: sicurezza!

Si deve sempre individuare l'emozione che sta dietro il giudizio di necessità; ci si deve sempre chiedere: "Cosa spinge ad emettere quel giudizio o quella sentenza?" Ricordo che in giurisprudenza le sentenze vanno sempre motivate. Perché dunque non cercare i motivi per il giudizio di necessità che comunemente viene emesso dalle persone?

Dobbiamo sapere che cosa spinge chi emette quei giudizi che noi subiamo.

Chi emette giudizi di necessità dettati dalla paura per una ricerca di sicurezza è un folle che obbedisce ad emozioni proprie della pulsione di morte. Giudizi di necessità che, pur di ottenere sicurezza o conferme dal mondo di sé stessi, possono arrivare a distruggere lo stesso individuo che li ha emessi.

Autodistruzione attraverso il giudizio di necessità.

Nel dibattito sulla Follia Controllata dimostro come tutti i divenuti delle persone nella società siano caratterizzati da patologie psichiche. Che non è la patologia come malattia, ma è il risultato dell'adattamento delle emozioni dell'individuo nell'ambiente famigliare e sociale che lo ha forgiato. Le persone rivelano la loro condizione psico-patologica come se fosse una condizione normale emettendo dei giudizi che per loro sono del tutto naturali ed ovvi. Tali giudizi di Necessità non hanno lo scopo di raggiungere uno scopo fuori dal soggetto, nel mondo. Si tratta di giudizi di necessità il cui scopo è difendere chi li emette dall'ansia che avvolge l'individuo quando il mondo mette in discussione i fondamenti delle credenze di cui la sua patologia è espressione. Vi potete trovare ad emettere dei giudizi politici basati su analisi razionali in contrasto con delle persone che vedono i vostri giudizi minacce alla loro sicurezza psicologica: che ci discutete a fare?

Da qui si ha:

Ciò che mi da' fiducia e ciò che mi sfiducia

I giudizi di necessità che rassicurano chi gli emette. Giudizi di necessità senza emozioni. Giudizi di necessità che rassicurano l'interlocutore. Adeguamento alle regole imposte. Giudizi che invitano ad adeguarsi. Giudizi che invitano ad accettare, a non modificare la razionalità

Sfiducia che manifesta giudizi dettati dal panico e dall'insicurezza davanti al dover affrontare la vita. E' importante se riusciamo a riconoscere un giudizio di necessità quale manifestazione di un simile atteggiamento. La comprensione, da un lato ci consente di comprendere cosa genera il giudizio e la direzione in cui conducono gli inviti che da tale giudizio ci giungono e reagire adeguatamente, dall'altro lato, qualora ne siamo capaci, dobbiamo chiederci (se mai fosse possibile) cosa mi rende incapace e sfiduciato al punto tale da cercare la fiducia nella rassicurazione della staticità emozionale (nella normalità sociale?)?

Il giudizio di necessità che rassicura l'insicurezza può essere modificato solo accendendo i motori dentro di noi: ma noi dobbiamo diventare consapevoli da dove arriva quel giudizio!

E accendere i motori si ottiene individuando:

Ciò che mi da' felicità e ciò che mi da' tristezza

I giudizi di necessità dettati da felicità o tristezza sono effimeri. Appartengono al momento contingente e sono circoscritti alla manifestazione del nostro stato d'animo o indirizzati direttamente alla persona che ci sta davanti nei confronti della quale manifestiamo il giudizio di necessità.

Quante volte abbiamo mandato a quel paese un amico o una persona cara. Non era la persona che si mandava a quel paese, ma la situazione che si viveva in quel momento esponendo lo stato d'animo contingente.

Anche nei momenti di felicità i giudizi di necessità erano larghi e generosi. A volte troppo larghi e generosi. Giudizi di necessità che lasciano il tempo che trovano e sui quali noi non possiamo costruire delle strategie o dei giudizi diversi dal momento contingente.

Però dobbiamo saper riconoscere l'origine di quel giudizio di necessità. Sia nei confronti di chi emette quel giudizio, sia quando noi, in quello stato psichico, emettiamo quel giudizio di necessità.

Non si richiede all'individuo un giudizio fermo e definitivo. E' un giudizio relativo al nostro stato d'animo, uno stato d'animo che varia a seconda dei momenti che stiamo vivendo e delle condizioni che incontriamo.

I momenti di felicità e di tristezza ci portano ad emettere dei giudizi necessari. Però è necessario che quando li emettiamo o quando vi assistiamo perché qualcuno ce li presenta li sappiamo riconoscere come giudizi contingenti. Sono giudizi di necessità dettati da stato d'animo e su quei momenti non costruiamo le nostre strategie di vita (anche se quei momenti ci concedono ampi stati di piacere e felicità; oppure il contrario per quanto concerne la tristezza).

Spesso il giudizio di necessità, espresso in una situazione contingente, afferra l'interlocutore che tende a scambiarlo come un giudizio definitivo.

Questo tipo di giudizi si trovano in tutti i campi sociali, sia in campo amoroso, che politico (Meno tasse per tutti!), in campo economico o nelle relazioni di lavoro. L'attore che presenta il suo ultimo film afferma: "Il miglior film della mia vita!". L'industriale che ha stipulato un contratto vantaggioso sarà prodigo di lodi alla sua controparte. Pannella è uno specialista in quel tipo di giudizi.

Esiste una predisposizione neuronale che predispone l'individuo ad accettare quanto viene affermato con una recitazione di enfasi e di insistenza (sfruttata dalla pubblicità). Questa predisposizione può essere rafforzata (abbandonandosi emozionalmente al messaggio) o indebolita attraverso il riconoscimento della qualità di cui questo tipo di giudizi sono portatori. Quando si incontrano questo tipo di giudizio si deve solo fingere di non averli sentiti.

Quando ci si abbandona a questi messaggi si hanno dei momenti euforici, quando ne si analizzano le finalità si ha una situazione psichica conflittuale. Quella situazione psichica conflittuale è la rappresentazione del nostro sforzo di variare la nostra struttura neuronale per impedirgli di trarre piacere dall'accettazione soggettiva di un giudizio contingente.

E qui entra in ballo il discorso :

Ciò che mi coinvolge e ciò che mi annoia

E' il giudizio di necessità legato al mio coinvolgimento nelle mie attività. Quando si è in presenza di una persona che emette giudizi che la appassionano, quei giudizi sono pieni di emozioni. Sono carichi di patos. Molto argomentati. A differenza dei giudizi di necessità emessi da persone stanche, senza passioni e senza interessi. Persone annoiate.

Si tratta sempre di giudizi di necessità che vengono emessi da persone che manifestano stati d'animo, propositi, intenzioni, passioni e necessità in generale. Noi dobbiamo essere in grado di superare il giudizio manifestato per cogliere chi e perché quel giudizio è emesso. Una persona che si annoia, nella propria vita, emette giudizi affinché chi l'ascolta la tolga dalla noia. Chi è divertito emette giudizi per non uscire da quella condizione.

Il valore che noi daremo a quei giudizi sarà relativo alla nostra capacità di individuare quello stato d'animo dietro il giudizio.

Il giudizio di necessità: da cosa è condotto?

Dalla necessità del tuo divertimento o dalla necessità della tua noia? E l'Intento, dov'è?

Emetto giudizi per noia o per divertimento.

Quanto, di quanto faccio, è relativo a queste due emozioni?

Sono in grado di individuare l'effimero in esse?

Il giudizio che coinvolge si distingue da quello che annoia per l'energia che chi emette il giudizio vi investe.

Ed è la quantità di energia, messa nella qualità manifestata dal giudizio, che rende coinvolgente o noioso un giudizio. Il giudizio che coinvolge è il giudizio con cui noi fondiamo la nostra energia: lo condividiamo, ci affascina, ecc. Il giudizio che annoia è un giudizio che ci allontana, un giudizio con cui non vogliamo aver a che fare perché esprime un'energia diversa dalla nostra.

Sono giudizi di necessità che avvicinano o allontanano, qualche volta al di là degli scopi che manifestano.

Solo che lo scopo, in quel tipo di giudizi, è ciò che mantiene il coinvolgimento o la noia. Lo scopo, per cui quel giudizio fu formulato è il fattore che agisce per modificare la realtà relazionale.

Se ciò che annoia in un giudizio allontana le persone, ciò che coinvolge può travolgere e solo noi possiamo accettare di essere travolti.

Non fatevi mai coinvolgere dall'enfasi contingente, ma imparate a cogliere gli scopi della trasformazione di cui il giudizio di necessità è portatore. Non mettetevi a seguire bandiere per l'enfasi del momento, ma scegliete giudizi che manifestano scopi per le vostre necessità:

Ciò che mi interessa e ciò che non mi interessa

E' il giudizio di necessità che io emetto in base ai miei interessi. Il giudizio di necessità non viene espresso in obbedienza al mio percepire il mondo, ma in base a ciò che io voglio ottenere o provocare nel mondo in cui vivo. Nello stesso tempo posso emettere un giudizio di necessità per bloccare quello che non mi interessa. In questo caso, il giudizio non obbedisce alla mia idea o alla mia lettura del mondo, ma a quello che voglio ottenere mediante la mia azione nel mondo. L'emozione che esprimo, attraverso il giudizio di necessità, è relativa alle aspettative che, manifestando quel giudizio, intendo ottenere.

Questo tipo di giudizio può esprimere, spesso, menzogna, ma non necessariamente deve essere giudicato in maniera negativa. La funzionalità nei confronti dell'uso positivo o negativo di questo tipo di giudizio è dato dall'intento espresso dall'individuo che manifesta il giudizio di necessità relativo a quanto mi interessa.

La persona che manifesta questo tipo di giudizio è positiva per le sue intenzioni, per il suo agire, per l'Intento che manifesta.

ATTENZIONE:

L'intento non manifesta ogni giudizio.

Il giudizio non è manifestato dall'Intento, ma è il giudizio di necessità, relativo all'Intento dell'individuo, che qualifica l'Intento dell'individuo stesso!

Il giudizio di necessità di ciò che mi interessa o non mi interessa costruisce me stesso solo se l'Intento cui obbedisce costruisce l'individuo. Comprendere questo ci permette di risalire alle azioni che l'individuo compie e che giustifica mediante il suo giudizio di necessità. Ed è attraverso le azioni che noi deduciamo il vero nome delle cose!

Emozioni espresse nel giudizio e giudizi
che nascondono o manifestano emozioni

Chi pratica una via alla Stregoneria DEVE individuare le emozioni e gli intenti nascosti dietro al giudizio di necessità che gli individui esprimono e costruire, su questa individuazione, le proprie strategie d'esistenza.

Per contro, chi pratica una via alla Stregoneria, deve usare il giudizio di necessità per nascondere o manifestare le proprie emozioni. Il giudizio di necessità è parte integrante del nostro agire nel Sistema Sociale. Chi pratica Stregoneria è un soggetto che subisce facilmente l'inganno sociale, almeno nell'immediato. Viene ingannato attraverso l'uso del giudizio, delle dichiarazioni e delle "sentenze".

Davanti all'affermazione, l'individuo è disarmato.

L'affermazione richiede una risposta immediata. Provate a considerare l'affermazione: "Dio ha creato il mondo!". Un'affermazione fatta in pochi secondi ha necessitato di 2000 anni per essere smentita. Se noi avessimo individuato immediatamente la fonte emozionale che è all'origine del giudizio di necessità potevamo agire di conseguenza ben prima.

RICORDATE:

LUI NON MENTE, LUI HA DELLE NECESSITA'!

Individuate l'origine delle necessità e conoscerete il perché di quel giudizio.

La cattiveria o la malvagità non sta nel giudizio di necessità, ma nella struttura emozionale e le necessità di espressione emotiva che ne stanno all'origine.

Ed è questa origine che dobbiamo saper cogliere e considerare per organizzare le nostre strategie.

Noi dobbiamo imparare ad usare gli strumenti funzionali al nostro vivere sociale affinché diventiamo abili nella nostra attività al suo interno e possiamo praticare il nostro: VIVERE PER SFIDA!

Costruirci nel Sistema Sociale ed affrontarlo anche se siamo piccoli deboli ed indifesi vivendo per SFIDA!

 

27 gennaio 2006 data dell'ultima modifica

 

Il libro si può ordinare all'editore Youcanprint

Oppure, fra gli altri anche su:

Feltrinelli

Ibs

Cod. ISBN 9788891170897

Vai all'indice degli argomenti trattati nel libro: La Stregoneria raccontata dagli Stregoni

 

Per approfondimenti vedi Il Crogiolo dello Stregone

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

Filosofia pagana

 

La Religione Pagana

 

 

Home Page