Chiedersi il perché delle cose come
modificazione ambientale data dalla loro presenza

Chiedersi il perché delle cose - Prima parte

La filosofia del divenire della Religione Pagana

di Claudio Simeoni

Filosofia Pagana

 

L'Essere Umano si fa Giano nel Sistema Sociale, raccoglie la conoscenza del passato, ma agisce nel presente consapevole che la sua azione costruisce il futuro.

Finalismo

E' l'insieme della dottrina che ammette una finalità nella presenza delle cose.

In Stregoneria per finalità non intendiamo il "fine della cosa", ma l'esistenza della cosa è la sua capacità di perturbare l'ambiente nel quale agiamo. Perturbare l'ambiente significa costringere ogni soggetto di quell'ambiente a mettere in atto strategie di adattamento soggettivo.

La finalità della cosa è la qualità della perturbazione ambientale che produce.

Nella storia della filosofia il finalismo è stato usato per indicare cose diverse all'interno di una visione creazionista di una realtà dominata dal dio padrone dei cristiani.

Finalità

Indica la presenza di un fine, di una causa finale in un complesso di cose o di eventi. Il concetto implica la tesi che il mondo sia organizzato in vista di un fine. Platone attribuisce la priorità della concezione del fine come causa e principio delle cose ad Anassagora, che pose la mente (nous) come principio della realtà! Il dio padrone e ordinatore.

Proprio negando l'esistnza di una causa finale a fondamento dell'esistenza delle cose, ma soddisfacendo la tensione che ci porta ad identificare le cose del mondo che ci circonda, la Stregoneria ha elabora il concetto di: CHIEDERSI IL PERCHE' DELLE COSE.

Chiedersi il perché delle cose è il concetto più antifinalistico che esista. Infatti non mi chiedo qual è il fine della cosa che si rappresenta, ma la funzione che ha nell'insieme dal suo rappresentarsi e la qualità dell'insieme dal quale quella cosa emerge.

NON DOVE VA A FINIRE, ma cos'è, cosa produce, l'insieme che ne ha reso possibile il suo venir in essere, la sua manifestazione e che cosa produrrà nell'insieme il suo venir in essere e le manifestazioni fenomenologiche che le sue trasformazioni produrranno.

Dal punto di vista sociale noi ci sottraiamo dallo stupore o dalla meraviglia davanti alla manifestazione dell'oggetto per chiederci "il che cosa" dell'oggetto o del fenomeno.

I fenomeni, nel Sistema Sociale, non si manifestano per finalità o per voleri fuori del reale, ma hanno sempre motivazioni in sé stessi, nella loro rappresentazione o nell'insieme dal quale si generano.

Noi, come Pagani Politeisti o apprendisti Stregoni, non possiamo permetterci il lusso di essere superstiziosi!

Lasciamo agli adoratori del macellaio di Sodoma e Gomorra l'attività di fare scongiuri affinché il loro dio non gli mandi un altro diluvio universale. Noi non possiamo premettere qualche cosa al di sopra della realtà che viviamo e non ci possiamo permettere di incontrare il divino e le forze della trasformazione della realtà fuori della realtà stessa.

Sappiamo che spesso le azioni, messe in essere dagli individui, sono manifestazione di pulsioni, di tensioni che attraversano l'individuo stesso o settori di masse di individui.

I fenomeni, le azioni prodotte da Esseri Umani o da settori del Sistema Sociale hanno molte chiavi di lettura. Possono essere lette ed interpretate sia su un piano di logica razionale (lasciando perdere sul significato di ciò) o possono essere interpretate e lette sul piano emozionale, psichico o intuitivo.

Quando devo mettere in atto delle azioni in risposta a fenomeni espressi nel Sistema Sociale, anche (e dovrei esserlo sempre) se sono consapevole dell'origine emozionale e psichica di quel fenomeno DEVO comunque agire sulle motivazioni logico-razionali attraverso le quali quel fenomeno viene presentato e giustificato.

Affinché l'impulso emotivo o psichico possa agire nel Sistema Sociale deve sempre essere presentato in maniera razionale, giustificato con la logica razionale, supportato mediante gli elementi propri della filosofia, della psicologia e in generale della ricerca scientifica.

Quando incontriamo dei fenomeni espressi da un individuo nel Sistema Sociale che manifesta fenomeni o fa affermazioni di chiara origine psichico—emozionale alle cui affermazioni pretende un'accettazione aprioristica, per sé stesse, senza ritenersi in dovere di fornire giustificazioni a supporto di quanto afferma: siamo in presenza di un "matto"; un "pazzo".

Se la verità scientifica è tale perché verificabile dai sensi o da elementi che ricadono sotto i sensi (misurabili da strumenti), una verità filosofica è tale se è supportata da giustificazioni sufficienti. Quando ci sono solo affermazioni, si tratta solo di truffa e inganno.

Tipo: "Il dio padrone e creatore esiste; se non lo riconosci ti brucio!"

E' pazzia! Chi inserisce nel contesto sociale delle affermazioni prive di giustificazioni razionali e ne pretende l'accettazione è un pazzo quando è privo di mezzi coercitivi, è un criminale quando i mezzi coercitivi li usa.

Questo vale anche per i fenomeni sociali che magari combattiamo perché sappiamo che sono sbagliati perché lo "sentiamo dentro" o lo sentiamo "emotivamente". Dobbiamo imparare a giustificare e supportare quanto sentiamo!

E allora:

noi riusciamo a dimostrare e a far accettare al sistema sociale l'incongruenza con cui giustifica le sue azioni. O noi vedremo i "sorci verdi". Nel senso che i fenomeni emozionalmente espressi, fungeranno quale giustificazione per altri fenomeni emozionalmente espressi che non necessiteranno di giustificazione. In altre parole: l'idea del dio creatore, un'idea emotiva non è stata contestata attraverso la richiesta di adeguate giustificazioni e i cristiani sono riusciti ad imporla come idea aprioristica del Sistema Sociale; questo ha permesso di giustificare il rogo degli eretici e delle Streghe che altro non è che la manifestazione pratica di un'altra idea emotiva giustificata dall'idea emotiva precedentemente imposta.

La "fede", come concepita dai monoteisti, è un'idea emotiva della quale si DEVE chiedere giustificazione a chi la manifesta. Chiederci il perché delle cose ci permette di non ingannarci, ma nello stesso tempo non deve fornire illusioni di onnipotenza:

Noi sappiamo che quanto fai è dovuto al tuo desiderio di farlo, ma dal momento che il farlo, da parte tua, mi danneggia posso dirlo in giro abbastanza relativamente. Posso solo agire nell'incongruenza fra quello che tu fai e come tu lo giustifichi. Se chi ti sta attorno manifesta la stessa empatia emozionale, anche se io vado in giro predicando e dimostrando che quello che fai danneggia le persone, parlo invano. Perché le persone, affini emozionalmente, sono portate a tifare per la propria parte piuttosto che verificare. Pertanto, se voglio far comprendere una verità diversa devo, prima di tutto rompere l'affinità emotiva che si è creata fra chi danneggia e i suoi tifosi. Altrimenti il mio sarà solo un grido di impotenza. Come per le tifoserie dei partiti politici negli anni '70.

Però io mi chiedo il perché delle cose e non mi faccio ingannare dalle giustificazioni che tu formuli per giustificare le tue azioni e renderle accettabili o condivise. E' dalle tue azioni che io mi formo il giudizio e distinguo fra giustificazioni opportune ed esercizio retorico con cui si giustificano tali azioni.

Chiederci il perché delle cose ci costringe, prima di tutto, a riconoscere l'ambito in cui la cosa si esprime.

Il perché di un fenomeno sociale deve dare risposte sociali!

Il perché di un fenomeno emozionale deve dare risposte emozionali!

Il perché di un fenomeno psichico deve dare risposte psichiche.

Il perché di un fenomeno fisiologico deve dare risposte fisiologiche.

Chiederci il perché delle cose apre a molti campi in cui condurre le indagini al fine di trovare delle risposte. Ogni volta che viene data una risposta al perché delle cose all'interno di un campo d'indagine, la risposta che viene data, quando diventa di dominio pubblico, si trasforma in informazione.

Chi si chiede il perché delle cose e cerca delle risposte si trasforma nella ricerca, modifica la sua struttura emotiva cercando di trovare il perché delle cose anche in antitesi con la struttura educazionale ricevuta, il Comando Sociale si appropria della sua ricerca e procede o a rendere la risposta che costui ha trovato in informazione (della quale si serve per i propri scopi) o a svilirne il significato per distruggere la sua scoperta. E' vero che gli uomini spesso scoprono dei perché con le loro ricerche che già sono patrimonio della cultura corrente, ma un conto è avere l'informazione dalla cultura corrente e un conto è essersi modificati per raggiungere il perché ed interiorizzarlo emozionalmente.

E' la differenza fra chi ha lavorato per appropriarsi degli strumenti attraverso i quali risolvere un difficile problema di matematica e chi si limita a copiare la soluzione. Entrambi rispondono alle esigenze poste dall'esaminatore, ma uno ha gli strumenti e l'altro no. Uno può, davanti ad un nuovo problema, elaborare altre soluzioni, l'altro se è da solo non è in grado di farlo. Certamente il secondo può fare più carriera politica del primo in quanto la sua incapacità lo rende ricattabile da parte dell'insieme del Comando Sociale, ma non è in grado di risolvere i problemi in quanto non si è fornito degli strumenti per farlo: non si è fornito gli strumenti per chiedersi il perché delle cose.

Gli interessi del Comando Sociale promuovono o negano delle risposte in base ai suoi interessi; per contro noi dobbiamo renderci sempre più forti partendo dalle risposte che noi stessi siamo in grado di dare al perché delle cose.

Il Comando Sociale finanza e combatte a seconda di quello che vuole ottenere, non per questioni di giustizia. Noriega era amico degli USA, finanziato dalla CIA; gli USA hanno bombardato Panama per arrestare Noriega! Saddam era amico degli USA, finanziato dalla CIA in funzione anti Iran; Gli USA hanno bombardato e invaso l'Iraq! I Talebani erano amici degli USA, finanziati dalla CIA in funzione antisovietica; gli USA hanno bombardato e invaso l'Afganistan!

Ogni singolo individuo, nel chiedersi il perché delle cose, apre i propri campi di indagine.

Nel farlo costruisce il suo sapere e la sua conoscenza attraverso la quale egli agisce nel Sistema Sociale.

Ogni perché delle cose, a meno che la quantità di fenomeni non sia circoscritta in un laboratorio scientifico, tipo gli esperimenti di fisica (senza gli animali che sono soggetti complessi) che rispondono ad equazioni matematiche, è portatore di tante risposte quanti sono i fenomeni che concorrono alla sua manifestazione. Compreso noi stessi come soggetti che davanti ai fenomeni agiamo interpretandoli!

Infatti, se uno dei fenomeni concorrenti alla formazione della "cosa" della quale ci chiediamo il perché, non ha un solo perché io non sono in grado di dare una risposta al perché della "cosa" e la formazione del mio giudizio resta soltanto un giudizio di necessità che esprime l'intento della mia ricerca, ma rimane limitato nel definire il perché della "cosa".

Ogni volta che apro un campo di indagine in cui cerco la risposta al perché della "cosa" che io mi pongo, automaticamente lo separo dagli altri campi in cui potrei cercare la risposta del perché di quella "cosa".

La "cosa" che ho davanti è di origine sociale, psicologica, emozionale, educazionale, giuridica,, filosofica, teologica, ecc. ecc.?

Scrive Hillman:

"Cento anni di psicanalisi e le cose vanno così male!"

Hillman si chiede il perché di una cosa, in questo caso una situazione generale di disagio sociale in relazione a chi proponeva soluzioni a questo disagio.

"Chiedersi il perché delle cose è proprio del Mago che agisce sulle cose."

Afferma Giordano Bruno

Hillman non si chiede il perché come puro esercizio retorico, ma nel mettere in discussione una proposta di soluzione apre ad una sequenza di azioni (che può essere un dibattito fra gli psicoanalisti) che porta a modificare le modalità d'approccio e di intervento rispetto ai problemi fino ad allora trattati.

Nell'aprire quel dibattito sicuramente Hillman ha avvertito un disagio, una necessità, e nella sua mente hanno preso forma delle proposte alternative, ma queste non possono essere proposte se prima le soluzioni indicate precedentemente o storicamente dalla psicanalisi per risolvere il disagio sociale, non vengono indicate nei loro limiti e nei loro fallimenti.

Chiedersi il perché delle cose nell'attività all'interno del mondo sociale è attività di valutazione del presente in funzione della costruzione del futuro.

L'individuo che nasce, si adatta a quanto incontra; poi, si guarda attorno, legge la sua collocazione nel Sistema Sociale e si chiede: PERCHE'? Da quel perché, l'azione del suo vivere sociale gli fornisce delle risposte. Queste risposte vengono usate, manifestate e a loro volta forniscono altre risposte facendo nascere altri perché. Se l'individuo è portatore del nuovo, questo può manifestarsi soltanto attraverso la critica all'esistente.

Quando l'esistente ci procura noia o disagio, le idee che ci portano fuori dallo stato psichico di noia o di disagio si impongono alla nostra azione solo se critichiamo o mettiamo in discussione quanto ci procura noia o disagio.

Da questo possiamo tirare una conclusione pratica:

Se io ho delle idee per migliorare il mio lavoro in un contesto sociale, quelle idee hanno la possibilità di imporsi soltanto se oltre a quelle idee sono in grado di sviluppare una critica efficace al presente in cui le mie idee verrebbero ad agire.

Se io non sviluppo una critica efficace le mie idee possono trasferirsi nel contesto sociale solo se rappresentano uno sviluppo o una variazione delle idee che già agiscono nel Sistema Sociale.

Chiedersi il perché delle cose non porta a delle soluzioni, ma permette a delle soluzioni di diventare effettive.

Ricordo che in Stregoneria non esiste un oggetto che esiste in sé stesso e per sé stesso. Ogni oggetto ha una sua rappresentazione come un oggetto di un insieme che agisce in un insieme e sia l'oggetto che la sua rappresentazione che gli insiemi di cui è espressione e in cui va ad agire sono portatori di un grande numero di PERCHE'. Perché che ogni soggetto deve porsi nel momento in cui decide di affrontare quell'oggetto o gli insiemi di cui è manifestazione o in cui agisce.

La risposta che noi cerchiamo ci consente sia di sviluppare la critica senza la quale non esiste modificazione del presente sociale sia di concentrare le nostre forze psichiche nella ricerca.

La critica e lo sviluppo della capacità critica sono la manifestazione pratica del chiederci il perché delle cose.

Nessuna proposta può essere fatta nel contesto sociale umano se non è preceduta o non va di pari passo alla critica del presente in cui la proposta si deve inserire.

ATTENZIONE: la critica del presente assume maggiore importanza della proposta.

La critica è manifestazione di Intento ed ha la funzione di sciogliere i legamenti nel Sistema Sociale in cui si esprime.

Come non esiste nessuna divinità che preceda Intento, Eros primordiale, così non esiste nessun fare sociale che possa precedere la critica. La critica rimuove gli ostacoli, spezza le membra di chi impone una forma, che può essere un'etica, una morale, norme limitative o costrittive. La critica rimuove, la proposta positiva mette delle norme, delle forme morali in sostituzione di quelle che sono nel presente. La critica permette ad altre proposte di occupare quel terreno, non necessariamente questo è appannaggio di chi manifesta la critica.

Che cosa si intende per critica?

Per critica si intende l'enunciazione dell'individuazione di effetti diversi, fra il fenomeno considerato e il mondo in cui questo si esprime, da quelli comunemente accettati e considerati. Non si intende per critica l'attività retorica volta ad impedire ad un fenomeno di esprimersi. La critica non ostacola la manifestazione del fenomeno, ma descrive gli effetti che la manifestazione del fenomeno produce.

Dall'analisi della qualità della critica sociale (articolazione, elementi a supporto, dimostrazioni degli enunciati ecc.) si può risalire alla potenziale qualità della proposta. Ad una critica vuota, corrisponde quasi sempre una proposta vuota.

Perché questo?

E' vero che io mi chiedo il perché delle cose sviluppando una critica al presente (sociale, lavorativo, famigliare, psicologico, emozionale ecc. ecc.) perché ho una proposta da fare o delle idee da applicare, ma è altrettanto vero che le idee che voglio attuare sono la mia concezione del momento. Io trasferisco attraverso la critica la mia concezione, le mie idee, la verità che ho raggiunto e realizzato nel sistema sociale in cui vivo.

La critica che attuo nel presente altro non è che un'azione di variazione o demolizione di concezioni, idee e verità precedentemente imposte. La mia azione viene ostacolata dal presente attraverso il tentativo del presente di conservare sé stesso. Perché ogni idea, ogni nuova verità, ogni tentativo di attuare un progetto porta SEMPRE ad una "rimodulazione" o ridefinizione dei rapporti di forza all'interno di quel presente.

Quando noi ci troviamo davanti ad un'esposizione critica di aspetti del presente possiamo comprendere la critica SOLO se noi siamo in grado di chiederci IL PERCHE' DELLE COSE DELLA PARTE PROPOSITIVA di cui la critica è sempre manifestazione.

Quando si agisce idealmente nel presente, la critica assume un aspetto espositivo maggiore che non l'aspetto propositivo. Perché la critica al presente non apre solo lo spazio alla mia proposta, ma apre le porte affinché altre proposte, in alternativa al presente, si possano esprimere anziché essere bloccate da una loro mancanza di critica nei confronti del presente.

L'apprendista Stregone critica il presente in funzione della propria proposta, ma nel farlo fornisce delle possibilità a soluzioni diverse dalla sua.

Se vi rileggete il testo sul Generare, che abbiamo messo in internet, noterete come l'attività nel Sistema Sociale appena descritta (relazione fra critica del presente e proposta propositiva in alternativa) altro non è che la stessa attività degli DEI di costruire, attraverso l'azione che Essi ritengono necessaria nel loro presente, l'azione affinché nuove Coscienze di Sé possano venire in essere. Solo che le azioni degli DEI sono demolizione dell'equilibrio nel presente e il venir in essere di nuove Coscienze di sé è consequenziale alla loro azione pur non essendo l'intento per cui costoro agiscono nel loro presente.

ALLORA CHIEDIAMOCI: PERCHE' TUTTI CHIEDONO, A CHI MANIFESTA CRITICA AL PRESENTE, DI ESSERE PROPOSITIVO?

Perché il capo dice: proponi qualche cosa di positivo anziché criticare o lamentarti sempre!

Che sta a significare: aiutami ad organizzare meglio (il tuo lavoro, il controllo di te, la mia gestione di quello che tu fai ecc. in pratica; aiutami a controllarti meglio!) la tua esistenza in funzione dei miei interessi.

Questo vale, in generale, per la vita all'interno del Sistema Sociale: non criticarmi, dice, sii collaborativi.

Questo perché la collaborazione è uno sviluppo della situazione oggettiva qual è senza metterne in discussione gli elementi da cui si sviluppa, mentre la critica mette in discussione, spesso, i presupposti di sviluppo del sistema stesso. In parole povere, ci sono mille modi di sviluppare logicamente un sistema partendo dall'idea del dio creatore; ma c'è una sola critica che può essere fatta all'idea del dio creatore. Solo che da quella critica possono sgorgare mille modi di sviluppo logico dalla negazione dell'idea del dio creatore.

E questo è un modo per trasferire l'azione degli DEI nella vita sociale: rimuovere gli ostacoli mediante la critica.

Dal "non criticarmi" del capo, ma "Sii collaborativo" si sviluppa l'arte del controllo sociale. Un'arte che consiste nel coinvolgere emozionalmente le persone, circuire sentimentalmente i subalterni senza riconoscere loro il reale valore del loro essere propositivi, ma utilizzarli per rinnovare, sopra di loro, la propria capacità di controllo.

In pratica: derubarli, elegantemente, delle loro idee e delle loro osservazioni. In quanto subalterni hanno un angolo di visuale diverso dal "capo" e permette loro di cogliere aspetti e incongruenze che chi detiene il comando reputa irrilevanti o non coglie.

Vi ricordate quando abbiamo parlato dell'arte dell'agguato che vi dissi di ricordare quando voi avete subito agguati, quando vi hanno fatto fessi?

Perché ogni volta che siete o siamo sopravvissuti abbiamo sviluppato delle idee relative all'ambiente nel quale ci hanno teso un agguato.

Quelle idee è quanto ci si vuole sottrarre. Come si dice da qualche parte: becco e bastonato!

Non criticare, ma sii positivo: così ti posso derubare.

Diciamocela tutta: sono gli schivi che insegnano ai loro padroni come dominarli. Come dominarli meglio.

E' come per i primi cinque libri della bibbia che vennero scritti mentre i "profeti" ebrei erano schiavi a Babilonia. Per loro i Babilonesi non ci sapevano fare, ma loro sì che ci avrebbero saputo fare se solo avessero preso il posto dei loro padroni. Tutta la loro voglia di dominio e sottomissione fu proiettata nelle azioni di un dio immaginario e onnipotente che avrebbe reso schiava l'umanità per il proprio piacere.

Sono i sottoposti, proprio per l'adattamento della loro struttura emozionale nella funzione sociale che praticano, che indicano a chi li comanda i loro punti deboli. Sia dal punto di vista psichico che emozionale-affettivo. Insegnano a chi li comanda le proprie passioni, i propri desideri attraverso le loro lamentazioni e chi li comanda valuta come trarre da loro il maggior profitto senza pagare un prezzo legato a quel profitto.

Ciò che spezza questa spirale perversa è l'ACCUSA: LA CRITICA!

Una critica che non deve essere pura enunciazione, ma deve assumere carattere di BIASIMO, CENSURA, DISAPPROVAZIONE, RIPROVAZIONE, CONDANNA!

Deve essere una critica nella forma del J'ACCUSE! Con l'indice puntato!

Perché, secondo voi, la parte propositiva di quello che facciamo io e Francesco non può essere assunta ed usata dal cristianesimo per migliorare la sua capacità coercitiva degli Esseri Umani? ALMENO PER ORA? Perché il nostro J'ACCUSE viene esposto con così tanta forza rispetto al progetto propositivo che assumere un solo aspetto di quello che stiamo costruendo significa riconoscere la qualità delle accuse e il cristianesimo dovrebbe demolire l'intera sua struttura ideologica.

Se è vero che la chiesa cattolica non dà molta importanza alla propria struttura ideologico-religiosa usandola e interpretandola a seconda dei suoi interessi contingenti (esaltala guerra o è contro la guerra a seconda dei suoi interessi), è altrettanto vero che quando la chiesa cattolica si trova in difficoltà si arrocca attorno alla struttura ideologica. Inoltre, non dimenticate mai, che la struttura ideologico-religiosa è quella che penetra nelle emozioni delle persone e che plasma le persone consentendo alla chiesa cattolica di usarle come massa di manovra per i suoi progetti.

Prima o poi cercheranno di derubarci le intuizioni e le visioni a fondamento dell'aspetto propositivo di quanto facciamo, magari cercando dei sincretismi convenienti, ma attraverso la critica speriamo di far pagare loro un prezzo di libertà per il Sistema Sociale in cui viviamo.

Questo vale per tutte le rappresentazioni sociali nelle quali ci siano RELAZIONI GERARCHICHE basate sul controllo e sul possesso degli individui in cui si pretende che noi, qualunque sia il ruolo o lo scalino gerarchico che occupiamo, si sia indifferenti o propositivi nei confronti di qualcuno che fonda il suo potere sul nostro "essere posseduti" e ci richiede propositività.

Trovo interessante a questo punto riportare delle osservazioni in campo lavorativo (che però possono essere estese a tutto il campo sociale e ad ogni ambito in cui si svolge la nostra vita) dal libro di Morgan "Images" sull'analisi delle relazioni in ambiente di lavoro:

"Molti dirigenti ed impiegati tendono ad affrontare i problemi con razionalizzazioni retoriche in modo da dare l'impressione che sanno cosa fare. Questo può essere fatto non soltanto per impressionare gli altri, ma anche per convincere sé stessi che tutto è sotto controllo. Molto spesso questi individui mettono in opera, in maniera consapevole o inconsapevole, tutta una serie di azioni diversive, come nel caso in cui i danni causati dall'essersi comportato secondo la prassi possono spingerci a dirottar le critiche da qualche altra parte e a continuare nel comportamento istituzionalizzato (in questo modo intensificando l'applicazione delle norme consuete piuttosto che metterle in discussione).

Questi processi possono venir rinforzati dallo svilupparsi di fenomeni quali "l'opinione di gruppo"; si tratta di sistemi di credenze propri di un gruppo sviluppati sulla base di meccanismi di rinforzo sociale, sistemi che risultano molto difficile da smantellare.

In questo modo, i singoli, i gruppi e i reparti possono giungere a sviluppare delle teorie dichiarate che rendono impossibile la comprensione reale dei fenomeni."

Questo non è un saggio sulla formazione del monoteismo, ma sono meccanismi che le persone incontrano quotidianamente nelle loro relazioni all'interno del Sistema Sociale.

La struttura di credenze si alimenta di idee propositive che sottrae a chi vorrebbe essere partecipe a quella struttura stessa: a chi vorrebbe essere accettato dalla struttura!

Le idee, in ambito sociale, sono prodotte da chi si chiede il perché delle cose.

Chi si chiede i perché delle cose, può salvaguardare le proprie idee e la propria iniziativa in campo sociale o lavorativo solo se è in grado di manifestare una critica "demolitoria" del presente sul quale intende agire. Dove, nella su attività, la critica precede la sua proposta.

Come ogni attività propria della Stregoneria, la critica non è sempre necessaria. Lo diventa quando l'azione della Stregoneria si manifesta all'interno di un Sistema Sociale che fa della distruzione del nuovo azione di conservazione della propria struttura organizzativa.

La critica al presente nasce da un'esigenza delle emozioni dell'individuo manifestate nella società in cui vive e le risposte che riceve da questa società al fine di farlo funzionare per sé stessa. La critica è manifestazione attraverso la ragione di esigenze emozionali soggettive. Se la cultura permette la manifestazione di una critica nella società più efficace, lo scontro prodotto fra critica e risposte del Sistema Sociale da un lato porta il Sistema Sociale ad adeguarsi per far fronte alla critica e dall'altro stimola nell'individuo il sorgere dell'intuizione nella direzione in cui manifesta la sua critica.

Alle azioni che l'individuo mette in atto nel Sistema Sociale mediante la critica, COME AGISCE IL PRESENTE?

E LA STRUTTURA SOCIALE?

E LE CONDIZIONI DEL SISTEMA SOCIALE?

Metteranno in atto delle azioni tentando di colpevolizzare chi manifesta una critica. Finché sono in grado di rispondere critica a critica tutto si svolge nell'ambito delle relazioni stabilite dalla legge o dalle tradizioni, ma quando le Condizioni Sociali non saranno più in grado di rispondere con la critica o inducendo chi manifesta una critica a sottomettersi risponderanno con la violenza fisica.

La violenza fisica è diversamente attuata a seconda delle regole che la società civile impone e del prezzo di illegalità che chi reagisce alla critica è disposto a pagare. Dall'accensione dei roghi al "Tu mi offendi!" si comprendono tutta una serie di azioni che vanno dalla ricerca dei punti deboli di chi attua la critica per colpire, sia dal punto di vista psichico-emozionale che giuridico, alla diffamazione, alle offese ecc.

Da un lato si cercherà di colpire chi attua la critica e dall'altro settori del Sistema Sociale tenteranno di sottrarre la propositività per usarla a proprio vantaggio senza pagarne il prezzo.

Nella storia della filosofia ancor oggi si racconta come la critica serrata degli Scettici agli Stoici costrinse questi ultimi a variare i fondamenti del loro pensiero.

Il Sistema Sociale in cui viviamo, con tutte le microsocietà al suo interno (che spesso obbediscono a relazioni mafiose) è il modello assunto dalla ragione degli individui che in quel Sistema Sociale vivono.

Quel modello sociale viene imposto ad ogni individuo nato. Ad ogni nuovo nato verrà prospettato il modello sociale generale che verrà mediato, nella sua presentazione, dalla personale interpretazione che di quel modello ne dà la microstruttura che del nuovo nato si occuperà.

Così è la nostra Ragione!

Dall'insieme della rappresentazione sociale, al nuovo nato si impone la versione critica della microstruttura sociale che si occuperà di lui.

Siamo portati a pensare che sia la famiglia, quale nucleo propositivo inserito nel Sistema Sociale. Un nucleo propositivo e critico nei confronti del Sistema Sociale, tanto da fornire al nuovo nato strumenti critici per affrontare il Sistema Sociale. In realtà non è così!

Per quasi due millenni si è consumato un patto d'acciaio fra il Sistema Sociale, nelle vesti del suo Comando, e la famiglia ai cui membri il Comando Sociale garantiva il controllo gerarchico al suo interno.

Come la ragione tende a semplificare la descrizione della realtà e così impoverita la presenta al soggetto, così il Sistema Sociale ha impoverito, limitato e controllato le proprie dinamiche interne al fine di controllare meglio le persone.

Si è costruito un meccanismo per cui le persone venivano intimorite dalla presentazione di una realtà complessa e preferiscono rifugiarsi dietro le semplificazioni. Spesso quelle semplificazioni che per loro aveva selezionato il Comando Sociale.

Vedi bibbia, vangeli ufficiali dei cristiani e, più in generale, il pensiero povero.

La semplificazione, attraverso il semplicismo, diventa la regola.

Anziché sviluppare il pensiero in tutte le condizioni della vita si preferisce semplificare finendo per cancellare o non considerare, all'interno dell'enunciazione del proprio pensiero, condizioni fondamentali che determinano il corso della vita stessa. Si giustifica la semplificazione con la necessità di farsi capire, giustificando, in questo modo, la predominanza sociale del pensiero povero.

Da questo nascono le difficoltà generazionali.

Dove la generazione che segue dovrebbe essere sempre una rottura con la generazione precedente e non UNA CONTINUITA' NELLA QUALITA'!

Cosa significa?

Significa che, dato un Sistema Sociale complesso, se non altro per le sfaccettature e le dinamiche interne, la famiglia prospetta, al nuovo nato, la sua interpretazione frutto dell'interpretazione attinta dalla famiglia di provenienza e dei suoi adattamenti.

Il nuovo nato, quando inizia a costruire i suoi adattamenti nel Sistema Sociale diventa consapevole della limitazione della quantità e della qualità dei fenomeni che per lui la famiglia ha ritagliato. La consapevolezza inizia a sorgere quando le strategie che ha messo in atto all'interno della famiglia per manifestare le proprie tensioni e i propri bisogni si rivelano inadeguate in un contesto sociale più ampio. Pertanto si vede costretto ad aggiungere e modificare i fenomeni, cui si è adattato, riconsiderandoli all'interno di modelli diversi, da quello famigliare, che la società gli propone.

Questo tipo i reazione comporta sempre un'aggressione al modello sociale imposto specialmente per come interpretato dalla famiglia.

L'unica costante comportamentale che noi abbiamo nei nuovi nati è l'aggressione al modello sociale interpretato dalla microstruttura sociale qual è la famiglia. Questo avviene sia quando ci sono forme di ribellione riconosciute sia quando ci sono forme di ribellione non considerate: come adattamenti passivi!

Questa costante che si presenta sotto molte sfaccettature comportamentali (ribellione, ricerca, adattamento, insoddisfazione, rabbia, passività assoluta ecc.) è la tensione di Quirino, il cittadino, che può essere sfruttata dal Sistema Sociale sia per dilatare sé stesso, sia per distruggere parte di sé stesso e favorire altri aspetti di sé stesso.

Individuato il meccanismo di rottura generazionale, il Sistema Sociale costruisce le strategie attraverso le quali garantire sé stesso. Così, inchiodando l'azione delle persone nel presente contingente il Sistema Sociale si garantisce, attraverso la gestione delle "mode" la manipolazione delle nuove generazioni!

 

04 febbraio 2006 data dell'ultima modifica

 

Il libro si può ordinare all'editore Youcanprint

Oppure, fra gli altri anche su:

Feltrinelli

Ibs

Cod. ISBN 9788891170897

Vai all'indice degli argomenti trattati nel libro: La Stregoneria raccontata dagli Stregoni

 

Per approfondimenti vedi Il Crogiolo dello Stregone

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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