L'Intento
riconoscere l'infinito

Intento - Prima parte

La filosofia del divenire della Religione Pagana

di Claudio Simeoni

Filosofia Pagana

 

Quando parlo di Intento parlo di una condizione intrinseca della materia e dell'energia come noi siamo abituati a pensarle.

La qualità della materia e dell'energia è quella di possedere intento.

Proprio perché la materia e l'energia possidono l'intento, noi possiamo dire: "questa è materia" e "questa è energia". Il nostro dire "questa è materia" e "questa è energia" è possibile solo attraverso l'intento che abbiamo elaborato ed usato soggettivamente.

L'Intento è una "qualità" che caratterizza la materia e l'energia e che ha la capacità, date condizioni favorevoli, di trasformare la materia e o l'energia da uno stato di inconsapevolezza ad una condizione di consapevolezza.

Quando una concentrazione di materia e o energia diventa consapevole, alla condizione per cui è venuta in essere aggiunge la sua volontà di esistenza tentando di espandere la propria coscienza nel mondo. Se per espandere la propria cocienza deve moltiplicarsi o aumentare le dimensioni del proprio corpo di materia e o di energia, la sua volontà d'esistenza mette in atto azioni finalizzate ad ottenere questo risultato.

Questa coscienza usa l'intento per cui è venuta in essere, lo alimenta mediante la sua volontà d'esistenza, ed espande sé stessa nel mondo in cui è venuta in essere.

Ogni coscienza manipola il proprio Intento che è il fondamento della propria coscienza sia quando la coscienza è manifestata da un corpo che noi chiamiamo fisico sia quando è manifestata da un corpo che noi chiamiamo di energia.

Libera elaborazione dalla Regola Celeste di Lao Tse:

L'Intento che può essere detto INTENTO
Non è l'eterno Intento
Il nome che può essere nomato
non è l'eterno nome
Senza nome è l'inizio
del Cielo e della Terra
E col nome la madre d'ogni cosa
Perciò, colui che sempre è senza
voglia di possesso
Ne contempla le sue perfezioni
Ma colui che sempre ha desideri di possesso
Ne contempla per questo i suoi confini
Ora, queste due cose
sono nate insieme ed hanno diverso nome
insieme esse si chiamano il mistero
mistero più profondo del mistero
e son la porta d'ogni meraviglia!

Preso da Lao Tse

Avete presente il serpente che si mangia la coda?

Solo l'Intento permette di comprendere, oltre l'illusione indicata dalle parole, che cosa abbiamo realmente detto nei dibattiti.

Se i dibattiti non vi hanno spinto a far vibrare l'Intento di quanto abbiamo detto in questi mesi, di quanto detto non resta nulla.

Sarete come un serpente che si consuma nell'illusione di cibarsi.

Quando dico: "... nelle pratiche sociali o nelle scelte di vita..." spesso le persone pensano: "Provo, tanto, che male fa'?" Significa che non si è risvegliato l'Intento soggettivo; non si è risvegliato l'Eros Universale dentro di noi, tanto che non siamo in grado di distinguere (mediante le nostre sensazioni e le nostre predilezioni) , quanto ci costruisce da quanto ci inchioda (o ci ossessiona) nel nostro desiderio di espansione o ci distrugge mentre tentiamo di espanderci e soddisfarci.

Nel frattempo speriamo di essere come le lucertole che nell'errore, quando si fanno catturare, ci rimettono solo la coda. Avere una seconda possibilità è un desiderio psicologico, ma questo desiderio non è la divinità Speranza.

La ragione pensa l'Intento come "intenzione". Sulle intenzioni la ragione riversa le sue spiegazioni per giustificarle. L'Intento è necessità di soddisfare il desiderio e il desiderio non è descrivibile dalla ragione perché è un "sottoprodotto" psicologico della necessità di espansione di ogni Essere della Natura.

La vita desidera: espandersi!

Il desiderio della vita sarà soddisfatto quando l'individuo si espande.

Espandersi, alla ragione, non dice nulla: la ragione si ritiene perfetta in sé, assoluta. La ragione subisce la follia psichica dell'individuo che, invece, cerca di espandersi. Quando l'individuo è molto piccolo e la ragione si sta formando, la ragione sociale trasmette all'individuo fenomeni ai quali l'individuo si adatta. Questi processi di adattamento sono processi di crescita. Sono tollerati dalla ragione sociale che cerca, comunque, di contenere la crescita dell'individuo entro le "ragioni sociali e tollerabili della sua crescita". Anche quando l'individuo è adulto il desiderio di crescita spinge sempre all'interno dell'individuo e l'individuo è costretto a rispondere a quel desiderio agendo nel mondo per continuare a crescere.

L'Intento è la risposta "fisiologica" veicolata nella società, nel mondo e nella Natura dalla ragione come risposta al bisogno di crescita dell'individuo. Tanto migliore e funzionale alla risposta del desiderio di crescita dell'individuo saranno le veicolazioni della ragione e tanto più vicine all'intento saranno le intenzioni dell'individuo.

L'intento dell'individuo può scomporsi in milioni di intenzioni, di scelte, di bisogni e di tensioni che egli vive nel mondo.

Ai nostri bisogni e alle nostre tensioni la ragione risponde ponendo degli obbiettivi, raggiunti i quali, lei immagina il soddisfacimento del bisogno o della tensione. Solo che mentre bisogni e tensioni sono spinte emotive più antiche e fuori dalla comprensione della ragione, le intenzioni sono le soluzioni che la ragione elabora per rispondere ad elementi interiori a lei estranei.

La realizzazione delle intenzioni soddisfa solo apparentemente il bisogno o la tensione esistenziale che si ripresenta subito dopo aver realizzato l'intenzione. L'individuo appare sempre insoddisfatto e la ragione deve proporre un altro obiettivo con cui convincere l'individuo che, raggiunto il quale, ci sarà la felicità o la tensione e il bisogno cesseranno di stimolarlo.

Ci sono due modi con cui la ragione può rispondere all'Intento senza danneggiare l'individuo costruendo patologie psichiatriche nel tentativo di reprimere desideri, bisogni e tensioni degli individui.

1) Sviluppare il sapere e la conoscenza per meglio rispondere alle tensioni psichiche e ai bisogni dell'individuo in quanto tali;

2) Diventare agile e duttile riconoscendo che l'intenzione, da lei proposta, nasconde altre intenzioni ed è prologo per altre intenzioni.

Intenzione dentro ad intenzione costruendo un cammino di obbiettivi che altro non sono che ricerca del vero capace di condurre l'individuo lungo un cammino di trasformazione fino alla morte del corpo fisico.

Facciamo un esempio: io voglio andare a Roma a trovare un amico e a vedere il cupolone. Ci sono tre intenti che sto perseguendo: andare a Roma; trovare un amico; vedere il cupolone. Giunto a Firenze vengo a sapere che il mio amico è a Bari. Che faccio? Qual era il mio intento fra le tre intenzioni? Qual era l'intenzione principale, in questo caso l'Intento, che risponde al mio bisogno primario?

Se il mio bisogno era quello di trovare il mio amico, abbandono sia l'intenzione di andare a Roma che quella di vedere il cupolone.

Questo vale anche quando analizziamo i comportamenti e le intenzioni di altre persone con cui entriamo in relazione. Se qualcuno vi dice: "Vado a Roma!", il suo Intento è di andare a Roma o ha un altro Intento di cui, andare a Roma, è parte?

E se voi non volete svelare il vostro intento, che scoprirebbe il vostro desiderio che qualcuno potrebbe usare capendo una vostra debolezza, con quante intenzioni dovete coprire il vostro intento? Questo viene fatto, molto spesso dai politici, per far fessi i loro elettori.

Riconoscere l'intento dentro alle intenzioni e separare le varie intenzioni fra principale e secondario, rende una ragione agile.

Una ragione agile, non significa una ragione furba!

La furbizia è l'unico modo che ha la ragione di concepire l'INTENTO!

Con l'astuzia la ragione raggiunge l'obbiettivo delle sue intenzioni; ma l'Intento non è una questione di astuzia e subito stimola la ragione ad elaborare nuove intenzioni.

La ragione ritiene sé stessa onnipotente e vuole essere in eterno. Non concepisce l'Intento che, comunque, porta l'individuo a morire e, con la sua morte, porta la sua ragione a morire. La ragione non guadagna nulla dalla morte dell'individuo, l'Intento guadagna una possibile eternità.

L'Intenzione della nascita del corpo fisico è la morte del corpo fisico.

L'Intento della nascita del corpo fisico è la trasformazione della nascita in un processo di costruzione infinita.

La vita manifesta l'intenzione con la morte del corpo fisico; manifesta l'Intento con la nascita del Corpo Luminoso.

L'Intento è l'unica divinità che manifesta noi stessi.

Eros che sorse, quando Cronos ancora non era, manifestazione di Gaia ed espressione in Urano Stellato.

 

Scritto per il dibattito pubblico del 27 giugno 2002

 

Il libro si può ordinare all'editore Youcanprint

Oppure, fra gli altri anche su:

Feltrinelli

Ibs

Cod. ISBN 9788891170897

Vai all'indice degli argomenti trattati nel libro: La Stregoneria raccontata dagli Stregoni

 

Per approfondimenti vedi Il Crogiolo dello Stregone

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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