Le Muse

Palpare il mondo - Terza parte

La filosofia del divenire della Religione Pagana

di Claudio Simeoni

Filosofia Pagana

 

Chi ha seguito le trasmissioni di Radio Gamma ricorda che abbiamo parlato delle Muse come dei canali di passione che Zeus, attraverso Mnemosine, cala fra gli Esseri Umani affinché, praticandole, si trasformino in DEI.

Le MUSE altro non sarebbero che il fare divino di alcune attività umane che attraverso il Palpare il mondo si trasformano in Arte trasformando chi le pratica. Un fare umano che, esulando dalla quotidianità, costringe l'azione di modificazione dell'individuo al fine di ottenere un risultato. Il lavoro diventa arte! Queste divinità si manifestano nelle azioni degli Esseri Umani ogni volta che un Essere Umano trasforma un "lavoro" in un'arte la cui attività è sì modificare la materia, ma che implica un tale coinvolgimento soggettivo da modificare chi pratica l'arte.

Secondo Pausania le più antiche erano tre Muse: Melete, Mneme e Aoide.

Più che tre Muse erano le forze divine di evocazione della Musa dentro all'Essere Umano.

Infatti, MELETE era l'esercizio. La RIPETITIVITA' con coinvolgimento emotivo: passione!

MNEME era la memoria. Memoria intesa come conoscenza, sapere, pensiero astratto ecc.

AOIDE era il canto. Intesa come rappresentazione della manifestazione dell'arte a cui l'individuo tende.

Per manifestare la Musa era necessaria la ripetitività intesa come esercizio costante ed era necessario sviluppare il sapere e la conoscenza affinché l'individuo si trasformasse e manifestasse l'ARTE!

Ricordiamo tutti e nove i canali di passione:

CALLIOPE = poesia epica!

CLIO = storia!

POLIMMIA = eloquenza e mimica!

EUTERPE = poesia melica e flautisti!

TERSICORE = danza!

ERATO = lirica orale (canto)!

MELPOMENE = tragedia!

TALIA = commedia!

URANIA = astronomia!

Come vedete non c'è la Musa dello scultore, la Musa del pittore, come non c'è la Musa dell'artigiano, questo perché gli Antichi lo davano per "scontato": Athena era manifestazione delle arti e dei mestieri. Pertanto gli Antichi scorgevano la manifestazione delle Muse solo nella manifestazione delle emozioni dell'artista che plasmava sé stesso. Il lavoro manuale, sia dei campi che nella fabbricazione degli attrezzi era fatto da quasi tutta la popolazione e, inoltre, non era praticato il controllo delle persone attraverso la loro sessualità che rappresenta il momento più elevato di trasformazione soggettiva nel PALPARE IL MONDO.

Due sono le direttrici in cui agisce l'arte di Palpare il Mondo al fine di trasformare l'individuo:

1) la sessualità da trasformare da fine del possesso a momento di relazione;

2) il lavoro inteso come fatica da trasformare in arte di trasformazione soggettiva;

Per quanto riguarda la sessualità è inutile parlarne, ci sono decine di manuali su come farlo o farla impazzire a letto e se questo non avviene con la frequenza che le persone desiderano è spesso dovuto a cause diverse e spesso banali. Inoltre la manifestazione del principio del piacere all'interno della sessualità è talmente evidente che parlarne è solo ripetitività lapalissiana.

Sull'Arte di Palpare il Mondo dobbiamo mettere l'accento sulla fatica del lavoro!

Il lavoro come necessità per avere un reddito o un salario a cui il Sistema Sociale ci obbliga è uno degli elementi che ci separa dal mondo dell'Essere Natura. Peggio era quando la gente lavorava 14-16 ore al giorno.

Usare il lavoro, qualunque lavoro, per trasformarlo in un momento di trasformazione soggettiva attraverso il : palpare il mondo.

Cosa ci impedisce di trasformare il lavoro in arte magica?

Eppure, ricordiamo quanto è scritto su "Ciò che porta a diventare eterni nella Religione di Roma Antica" dove ogni attività agricola era la manifestazione di un dio o, se preferite, gli DEI manifestavano sé stessi in ogni azione agricola.

Come può avvenire il distacco del divino dall'attività degli Esseri Umani?

ATTRAVERSO L'IMPOSIZIONE DELLA FATICA DEL LAVORO.

Chi dice che l'uomo è prigioniero del denaro, dice una bestialità. L'uomo è prigioniero del lavoro, costretto alla fatica del lavoro, schiavizzato mediante il lavoro, che è l'unica fonte per procurarsi il denaro come misura della quantità di beni, atti a soddisfare i suoi bisogni, nella società in cui vive.

Quando le persone sono più impegnate a imprecare, a lamentarsi, a soffrire per lo stato in cui vivono anziché osservare la relazione che si costruisce fra sé e ciò che le proprie mani palpano.

Andiamo a faticar: dicono a Napoli!

Per Spagnoli e per Francesi è peggio: per loro è un Travaglio!

Vamos a travašar o travailler.

La fatica del lavoro (e la costrizione delle emozioni attraverso la fatica) separa ciò che si è costretti a fare dal principio del piacere.

Quando questo avviene, l'attività "lavorativa" è tollerata solo fintanto che regge (fornisce salario o reddito) la vita quale "ricerca del piacere" separata dall'attività lavorativa. Si parla di alienazione del lavoro da sé stessi.

Del tipo: "Sono costretto a spalare merda, ma in questo modo mi mantengo la famiglia."

Oppure: "Sono costretto a cose che non mi piacciono, ma in questo modo mi pago le attività che mi danno piacere!"

In questo caso l'individuo separa la sua struttura emozionale dall'attività lavorativa. Impedisce all'attività lavorativa di manipolare la sua struttura emozionale sia in termini positivi (espansione) che negativi (rattrappimento o costrizione).

La fatica del lavoro separa l'individuo dalla possibilità di trasformare il lavoro che fa' in magia!

L'alienazione del lavoro (il dizionario rende bene il concetto di alienazione: l'angosciosa estraniazione dell'uomo contemporaneo di fronte alle cose che, pur essendo frutto della sua attività, gli appaiono estranee o addirittura ostili!) determina la differenza fra la comune attività di lavorare e l'arte di Palpare il Mondo.

Ci sono, ovviamente, tutta una serie di gradazioni, fra l'alienazione del lavoro e il totale coinvolgimento emozionale capaci di mediare fra il coinvolgimento emozionale, l'attività manuale di Palpare il Mondo sviluppando l'Attenzione, la Conoscenza e la Consapevolezza attraverso quanto viene fatto e una mansione chiamata lavoro.

Una cosa è assolutamente da NON fare: usare la nostra volontà per imporre a noi stessi un coinvolgimento emozionale e costringere la nostra attenzione all'interno di un lavoro o di una mansione alienata dal nostro principio del piacere.

Piuttosto concentrare emozioni e attenzione su aspetti specifici separati dall'insieme del lavoro.

Costringerci a coinvolgere le nostre emozioni e la nostra attenzione su cose che non sollecitano il nostro principio del piacere mentre usiamo le mani, i nostri sensi e il nostro corpo porta ad innestare nella nostra struttura energetica gli stessi effetti distruttivi che ha nei bambini la preghiera.

Solo che i bambini la subiscono, noi la imponiamo a noi stessi usando la nostra volontà che dovrebbe servire per liberarci dalle costrizioni. Piuttosto usiamo la nostra volontà per trovare lavori diversi, organizzandoci, magari attraverso l'Arte dell'Agguato al fine di riuscire ad avere un migliore rapporto fra noi e l'attività manuale con la quale palpare il mondo.

Riporto due piccoli brani dal libro di Kurt Hubner "La verità del mito" che sono rivelatori dell'interrelazione fra i progetti degli Esseri Umani e i progetti degli DEI:

"Quasi tutte le attività dell'essere comunitario vengono ricondotte ad una divinità che le ha prodotte e senza la cui presenza non possono riuscire. Tutto ciò che l'uomo intrapprende all'interno della comunità, soprattutto ogni professione che esercita, incomincia con la preghiera [io la chiamerei invocazione ndr] e il sacrificio. Se il dio non collabora, cioè se la sua sostanza non agisce, non esercita il "thymos" o le "phrenes" dell'uomo, niente può riuscire. Atena Ergane, ad esempio, è la dea dell'artigianato, dell'arte dei vasai, della tessitura, della costruzione dei carri, della produzione dell'olio, ecc. I vasai invocano Atena in un loro canto, pregandola di tenere la sua mano sopra la fornace dei vasi, e ci sono immagini dipinte sui vasi che mostrano la sua presenza nel laboratorio. Qualcosa di simile vale per Efesto, il dio dei fabbri, per Poseidone, il dio della pesca, per Artemide, dea della caccia ecc. E' il caso di ricordare anche che gli artigiani quando si ritirano dalla professione, consacrano ad un santuario i loro arnesi da lavoro. In tal modo restituiscono al dio ciò che era del dio, e attraverso cui egli opera per loro. L'intero spazio vitale della comunità umana, in generale scambi e movimenti commerciali, erano governati da cima a fondo dal numinoso."

 

trascritto 20 febbraio 2004 a Marghera come data file di ultima modifica
testo base del ciclo del 2001/2002

 

Il libro si può ordinare all'editore Youcanprint

Oppure, fra gli altri anche su:

Feltrinelli

Ibs

Cod. ISBN 9788891170897

Vai all'indice degli argomenti trattati nel libro: La Stregoneria raccontata dagli Stregoni

 

Per approfondimenti vedi Il Crogiolo dello Stregone

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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