Sognare senza sogni

Sognare - Sesta parte

La filosofia del divenire della Religione Pagana

di Claudio Simeoni

Filosofia Pagana

 

La perdita del ricordo del sogno è il momento in cui il sognatore ha raggiunto il suo obbiettivo.

Non ha più patologie da trasferire nel sogno. Non ha conflitti emotivi e ha raggiunto un equilibrio fra la sua struttura emotive e la coscienza in cui la ragione ha un ruolo di strumento e non più di padrona dell'individuo.

In quel momento i sogni tendono a cessare. Permangono come un sottofondo del dormire, ma non si presentano in maniera acuta da dover attirare l'attenzione dell'individuo.

Quando la nostra attività di sognare si integra con la nostra vita quotidiana?

All'inizio, chi pratica il sognare ha una sensazione come di una capacità che emerge dentro di lui:

- i sogni sono più vividi;

- trova le mani nel sogno in una sensazione di potenza soggettiva;

- rivitalizza e rigenera la propria libido;

- si sposta nel sogno;

- si riesce anche ad uscire dal corpo;

Sembra che lo sviluppo di tutto questo sia infinito e che il potere che sta emergendo dentro di noi sia separato dal nostro vivere nel quotidiano.

L'idea del "potere infinito dentro di noi" è un'idea cristiana fatta propria da alcuni sognatori che l'hanno spacciata fino a qualche decina di anni fa'; oppure è un'idea che sorge in situazioni particolari della vita delle persone. Credere che ciò che emerge si sviluppi all'infinito è come colui che si allena nella corsa e pensa che la sua capacità nel correre cresca all'infinito. Chi non ha mai corso e si allena scopre che in lui sorge una grande potenza, ma questa potenza non è infinita, ha i limiti nella sua fisicità.

Si tratta della crescita dentro di noi che, ad un certo momento del suo sviluppo, si separa prendendo due vie, anche se noi dobbiamo comportarci come se ci possa essere uno sviluppo all'infinito.

Perché lo è per le nostre possibilità psico-emotive, non lo è per la sensazione fisica che viviamo.

Non è ciò, né come, la ragione immagina.

Quello che avviene dentro di noi è al nostro servizio, non al servizio della ragione o della sua megalomania. Se così non fosse: sapete quanta gente userebbe il sognare per conoscere la combinazione di una cassaforte, fare azioni di spionaggio o muoversi nel tempo per conoscere i numeri del superenalotto?

Il sognare prende due direzioni (tanto per schematizzare):

Rispetto al corpo fisico:

sogni vividi, trovare le mani, muoversi nel sogno, velocizzare la nostra energia, modificare la nostra attenzione, aumentare la capacità intuitiva. Lo sviluppo avviene al punto tale da trasferire anche la capacità di espansione e trasformazione di noi stessi anche nella vita quotidiana fino a costruire relazioni empatiche e interazioni soggettive con oggetti e coscienze (Dejà-vù). Si manifesta "voglia o bisogno" e "necessità" di sviluppare un pensiero astratto per schiodarlo dalla ripetitività della ragione.

Rispetto al Corpo Luminoso:

Il sognare diventa il "vero sognare", nel senso che diventa il terreno d'azione e di sviluppo del corpo luminoso senza che la sua "follia", con cui percepisce e penetra il mondo, interferisca con la ragione.

La ragione può sempre difendersi affermando: tanto è un sogno! Un sogno che, per la follia con la quale il corpo luminoso percepisce il mondo, la ragione lo "dimentica" separandosi da quello che lei definisce un orrore.

D'altronde, nel sognare il Corpo Luminoso può esprimersi senza le costrizioni descrittive della ragione. Tanto, di quelli che sono i legami della ragione, a lui non lo toccano. Non percepisce forma, non è legato alle condizioni morali imposte dalla ragione, non è legato ai sensi fisici. In comune col corpo fisico in cui si esprime quella ragione ha solo le necessità d'esistenza e di espansione che esprime con i suoi specifici strumenti.

C'è una fase di sviluppo dei sognatori in cui si verifica una separazione fra il sognare vero e proprio, quale attività del corpo luminoso che cresce ed agisce nel suo mondo (gli spazi del sogno in cui articola il proprio percepito quotidiano), con i suoi mezzi, e il sogno della ragione con la forma, la descrizione, la sua morale, i suoi limiti, le sue necessità fisiologiche e psichiche che esprime.

L'uno tende a non ricordare nulla dell'altro, perché l'uno e l'altro sono estranei.

Però sono entrambi dentro di me. Nell'agire nell'uno e nell'agire nell'altro, sono sempre io che agisco e che mi modifico mediante la mia azione. Ed io sono tutto me stesso, sia nell'uno che nell'altro, mentre si esprimono. Nell'esprimersi, sia l'uno che l'altro, modificano me.

Che cosa ha in comune il corpo fisico e il corpo luminoso? Non solo il me che li alimenta, ma la necessità di vivere e di espandersi: la necessità del singolo individuo di esprimersi in quanto DIO!

Alla necessità universale che ci spinse a riconoscere noi stessi diversi dal mondo circostante, noi abbiamo sommato la nostra volontà per esercitare il nostro libero arbitrio scegliendo la sequenza dei nostri mutamenti nelle variabili oggettive che incontriamo nella nostra vita.

Ed è esattamente in questo che si opera una sorta di ricomposizione che, superata la fase di "contesa furente" fra ragione e corpo luminoso, lo sviluppo dell'individuo prosegue nel segno della collaborazione "amicizia".

E' l'azione; le strategie di vita; il vivere per sfida le proprie rabbie e le proprie passioni; che permettono all'intuizione esattamente come coltivare il "pensiero astratto" ci permette di far entrare nella ragione i meccanismi vissuti dal corpo luminoso diversi da quelli pensati dalla ragione.

Se il corpo luminoso si dovesse esprimere ed agire, per quello che lui percepisce, nella ragione, la ragione verrebbe ancora più separata dal corpo luminoso: come Semele che guardando Zeus per quello che Zeus è, muore bruciata separandosi da Zeus.

La ragione muore col corpo fisico; la coscienza e la consapevolezza di sé permangono e continuano nei mutamenti col corpo luminoso. Alla morte del corpo fisico, io sono sempre me stesso, ma le relazioni che ho col mondo non sono più quelle della ragione, ma quelle del corpo luminoso.

Che ne è della lettura del mondo fatta dall'essere feto quando, dopo la sua morte e la nascita come bambino, la ragione prende il sopravvento?

Il sognare diventa un campo d'azione neutrale. Un campo in cui la ragione può vivere la sua forma fantastica senza per questo impazzire: ricompone la sua descrizione ad ogni risveglio. Più la ragione vive il fantastico e più noi comprendiamo i meccanismi della vita. Così Eros può sciogliere i legamenti o, se qualcuno preferisce, spezzare le membra.

NOTA:

Ciò che si è evitato di dire, durante il dibattito, proprio per non creare aspettative, è che nel sognare si arriva ad operare fattivamente. Si opera nell'oggettività in cui si vive. I limiti e i fini dell'operare, sono nell'Intento oggettivo che siamo riusciti a soggettivare e che manifestiamo all'interno del processo che ci ha portati a costruire il nostro corpo luminoso.

E' il corpo luminoso che agisce nell'oggettività: l'oggettività dei corpi luminosi i cui processi di adattamento vengono da questi riportati all'interno dei singoli individui. la sua oggettività, quella per come egli la percepisce e la vive nelle sue specifiche relazioni. In quell'oggettività agisce in funzione del suo intento che lo ha portato ad esistere.

Quella qualità dell'Intento è manifestazione delle tensioni soggettive espresse dal soggetto che ha messo in atto il percorso per farlo esistere. Quella qualità dell'Intento è manifestazione delle tensioni soggettive espresse dall'individuo che ha messo in atto il percorso per farlo esistere. Spinto da quelle tensioni l'Intento agisce col suo modo di percepire il mondo e in totale assenza di vincoli morali, etici o sociali.

La ragione non ricorda e non riconosce quell'agire, ma ne sfrutta gli effetti in base agli intenti che persegue e che, ritirandosi, permette l'azione del corpo luminoso.

Quando il corpo luminoso agisce attraverso il sognare, l'individuo è diventato uno Stregone. Le persone faticano a comprendere non solo il concetto di Intento, ma soprattutto che cosa significa fare i propri interessi senza che questi siano definiti dalla ragione.

Il monoteismo ha descritto un mondo sempre uguale: nella forma ora e forma dopo la morte del corpo fisico (tipo inferno e paradiso del vangelo di Paolo). Così le persone non sanno pensare ad altro che alla loro ragione e ai limiti morali che possano alimentare la loro speranza nella resurrezione della carne: solo nel sognare potranno comprendere come e cose siano diverse e quanto, queste persone, sono state ingannate.

 

Scritto per il dibattito pubblico del luglio o settembre 2002

 

Il libro si può ordinare all'editore Youcanprint

Oppure, fra gli altri anche su:

Feltrinelli

Ibs

Cod. ISBN 9788891170897

Vai all'indice degli argomenti trattati nel libro: La Stregoneria raccontata dagli Stregoni

 

Per approfondimenti vedi Il Crogiolo dello Stregone

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

Filosofia pagana

 

La Religione Pagana

 

 

Home Page