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06 maggio 2026 cronache della religione pagana
1995: Le guerre di Wojtyla contro i protestanti

Claudio Simeoni

Cronache mese di maggio 2026

06 maggio 2026

1995: Le guerre di Wojtyla contro i protestanti

"Non cattolici, vi chiedo perdono", scrive a caratteri cubitali il giornale Il Gazzettino del 22 maggio 1995.

Viaggia in Cecoslovacchia Wojtyla per tentare di allearsi con i protestanti contro il "comunismo", ma le guerre di religione fra il 1400 e il 1600 pesano sulla sua strategia di riunire l'ideologia cristiana contro il principio di uguaglianza degli uomini.

Distruggere il principio di uguaglianza, l'uguaglianza giuridica degli uomini con Dio, come previsto dalle Costituzioni occidentali e da quella Italiana in particolare, è il nemico che Wojtyla sta combattendo in nome della monarchia assoluta.

La strategia di Wojtyla entra in difficoltà per le idee di John Wycliffe e Jan Hus, padri del protestantesimo, che contestavano principi di dominio dell'uomo sull'uomo da parte della chiesa cattolica.

Wojtyla cerca alleati religiosi per affermare il suo dominio mentre, i suoi possibili alleati religiosi, tendono a riaffermare il loro dominio.

Nell'articolo presentato da Il Gazzettino, non si parla mai dei delitti dei cattolici. Genericamente Wojtyla chiede perdono, ma la richiesta è generica nel senso che non cita i fatti, le torture, gli stupri di donne e bambini messi in atto dai cattolici per la gloria del loro Dio assassino. Gli assassinati dai cattolici non hanno un nome e un cognome, sono solo numeri che si presentano genericamente sul fronte della storia.

Al contrario, ai protestanti Wojtyla rimprovera di aver torturato e ucciso Jan Sarkander come se costui non avesse fatto politica favorendo il macello dei protestanti da parte dei re cattolici.

Scrive Il Gazzettino del 22 maggio 1995 (articolo senza firma):

«Oggi, io, Papa della Chiesa di Roma, a nome di tutti i cattolici, chiedo perdono dei torti inflitti ai non cattolici nel corso della storia turbolenta di queste genti; e assicuro il perdono della Chiesa cattolica per quello che di male hanno patito i suoi figli». Un grande applauso dei 250 mila fedeli riuniti all'aeroporto di Olomouc, sotto la pioggia, ha accolto le parole di Giovanni Paolo II. Il suo è stato un gesto di pacificazione senza precedenti tra i cristiani, in vista dell'Anno Santo Duemila. Il Papa, con tale formula solenne ha voluto coronare l'omelia della messa di santificazione della madre di famiglia Zdislava di Lemberk, e del sacerdote martire Jan Sarkander, torturato a morte da protestanti a Olomouc nel 1620 (guerra dei Trent'anni).

Wojtyla sta seminando odio e non necessita solo dell'alleanza con i protestanti, ma necessita che i protestanti riconoscano la sua posizione di re dei cristiani. Non è un gesto di pacificazione, è un atto di violenza ideologica.

Il giornale Il Gazzettino si lancia in una feroce propaganda del "sacrificio del cristiano Jan Sarkander" senza menzionare i suoi delitti, la sua violenza e la sua ferocia nel contesto storico in cui questo è avvenuto.

Scrive Il Gazzettino del 22 maggio 1995 (articolo senza firma):

Jan Sarkander, gesuita di Slesia (che oggi e parte della Polonia) fu martire a 44 anni, dopo lunghe torture nel castello di Olomouc, in Moravia nei tempi più bui delle guerre di religione del '600. Dopo la rivolta dei nobili boemi, passati al protestantesimo in odio all'impero d'Asburgo, con la defenestrazione di Praga (1618), il principe Ladislav Popel di Lobkowitz fu spogliato di ogni incarico e imprigionato;

Tutti i supplizi a cui erano stati sottoposti i non cattolici, processo o non processo, da parte dei vari monarchi cattolici, vengono ignorati. L'articolista, chiunque egli sia del giornale Il Gazzettino, parla di "odio dei nobili boeri" e non parla dell'odio dei cattolici; non parla dell'odio dell'imperatore d'Austria. E' chiaramente un articolo di propaganda Wojtyliana che rivendica il diritto dei cattolici di macellare e torturare i non cattolici attraverso affermazioni generiche di richiesta di perdono attraverso Wojtyla. Wojtyla che, in questo contesto, si fa responsabile e complice di genocidio e tortura dei non cattolici chiedendo ai non cattolici di perdonarlo affinché possa reiterare gli omicidi e le torture.

A differenza dell'articolista de Il Gazzettino, il giornale La Repubblica del 22 maggio 1995, in un articolo dal titolo "Io, papa, vi chiedo perdono", col sottotitolo: "mano tesa ai non cattolici per i torti subiti in passato", a firma di Marco Politi, mette in rilievo le contraddizioni storiche che Wojtyla ha voluto nascondere santificando un criminale.

Nell'articolo scrive:

In una terra dove più aspra è stata la violenza delle guerre di religione, papa Wojtyla ha chiesto per la prima volta pubblicamente perdono ai fratelli non cattolici. Durante la messa in cui ha fatto santo Jan Sarkander, ucciso dai protestanti, il pontefice ha proclamato a gran voce; «Oggi io, papa della Chiesa di Roma, a nome di tutti i cattolici chiedo perdono dei torti inflitti ai non cattolici nel corso della storia turbolenta di queste genti. Al tempo stesso assicuro il perdono della chiesa cattolica per quello che di male hanno patito i suoi figli. Possa questo giorno segnare un nuovo inizio nello sforzo comune di seguire Cristo». Arrivare in Cechia per la canonizzazione di Jan Sarkander poteva sembrare una missione impossibile Il prete cattolico, torturato e ucciso dai protestanti nel Seicento, potrebbe a rigore diventare il santo degli 007, perché sotto l'accusa di spionaggio fu imprigionato e giustiziato. Comunque si giri la sua storia terrena, è un groviglio di contraddizioni.
Era un campione della ricattolicizzazione, quando la Controriforma significava repressione della libertà di culto. Non si capisce perché i nobili polacchi in rivolta contro l'imperatore russo siano patrioti e i nobili protestanti ribelli all'imperatore d'Austria non meritino lo stesso appellativo. Sarkander era ovviamente sospettato di tradimento, perché fautore dell'intervento polacco e austriaco contro la Boemia protestante. Quando le truppe polacche misero a ferro e fuoco la Moravia, risparmiarono solo il villaggio di Holesov, il cui parroco - Sarkander - era andato incontro alle truppe invasori in solenne processione con l'ostensorio. «Intelligenza con il nemico» sarebbe il verdetto di qualsiasi tribunale militare. Trasformare la sua tragica vicenda in martirio, a molti sembra tirato per i capelli. Dunque, meglio non farlo santo: poteva essere la migliore soluzione. Tanto più che la «Chiesa evangelica dei fratelli ceki e moravi» si è duramente risentita.

L'articolo di Marco Politi sottolinea come i protestanti ceki e moravi non hanno preso bene l'iniziativa di Wojtyla che da un lato chiede "perdono" invitando gli altri a chiedergli perdono a loro volta e, dall'altro lato, santifica un personaggio che ceki e moravi considerano un criminale, torturatore e assassino.

Wojtyla non sta chiedendo di essere perdonato per i delitti, sta chiedendo di riconoscere il suo diritto di delinquere in nome dell'assolutismo che incarna con la sua persona.

Questo meccanismo dell'assolutismo che pretende di essere riconosciuto come legittimo, è il meccanismo attraverso il quale ogni dittatura pretende l'impunità per i delitti che vengono commessi contro i cittadini. Tutti delitti in nome del Dio cristiano di cui ogni dittatura si fa rappresentante.

Vedremo in seguito come questa tecnica verrà reiterata da Wojtyla per legittimare ogni atrocità messa in atto dai cattolici contro le società civili e il diritto degli uomini di costruire il loro futuro.

E' la guerra di Wojtyla contro le società civili e già in queste decisioni assistiamo alle strategie ideologiche di Ratzinger che non è estraneo a queste tecniche criminali.

 

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Claudio Simeoni

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