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Maggio 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.

11 maggio 2026 cronache della religione pagana
Maggio 1995:
Enciclica «Ut unum sint...» («Che siano una cosa sola...»)
e il fallimento sociale di Wojtyla

Claudio Simeoni

Cronache mese di maggio 2026

11 maggio 2026

Maggio 1995: Enciclica «Ut unum sint...» («Che siano una cosa sola...»)
e il fallimento sociale di Wojtyla

Il primo passo per veicolare le affermazioni dell'enciclica potrebbe essere verso gli ortodossi. Solo che gli ortodossi sono chiese nazionali. Dove la religione ortodossa, specifica in ogni nazione, è sempre suprematista, è Dio stesso, e non può tollerare sottomissione ad un'altra chiesa.

La necessità di Wojtyla di controllare tutti i cristiani, al di là di come ognuno di loro intende il vangelo e il potere sociale che a loro darebbe il vangelo, è la necessità di combattere quel fantasma che si agita nella mente di Wojtyla e che lui chiama "comunismo", ma che i popoli chiamano "principio di uguaglianza e di cittadinanza".

Il 20 maggio 1995 il giornale Il Gazzettino pubblica un articolo a firma di Arcangelo Paglialunga dal titolo "In una Polonia diversa si parlerà dei difficili rapporti fra Stato e Chiesa".

Nell'articolo si sottolineano alcune condizioni delle trasformazioni sociali che hanno messo in crisi il modello ideologico cristiano veicolato da Wojtyla.

Scrive in quell'articolo Paglialunga:

Il viaggio nella Repubblica Ceca si preannuncia difficile e delicato, ben diverso da quello che il Papa compì nel 1990, quando il Paese era in piena euforia per la liberazione dal comunismo. Il cardinale Vik, arcivescovo di Praga, ha parlato di una situazione «caratterizzata da una mescolanza di ateismo, anticlericalismo e nazionalismo», mentre è in atto una campagna anticattolica quasi un «nuovo Kulturkampf».
Basti pensare che fino ad oggi, per la pressione di gruppi politici, lo Stato non ha ancora restituito alla Chiesa la cattedrale storica di Santo Stefano. E ancora: contro la maggioranza cattolica si accanisce la minoranza protestante, molto radicata nel Paese. Il fatto che il Papa procederà nella città di Olomuc alla canonizzazione del sacerdote Jan Sarkander che, nel 1600 fu torturato ed ucciso per la sua fedeltà alla Chiesa ha scatenato i seguaci del riformatore Jan Huss (gli hussiti) che accusano apertamente il Papa di voler riaprire uno spirito di crociata antiprotestantico.

Wojtyla ha già dichiarato che "Il mondo è mio" quando dichiarava guerra al fantasma di un "comunismo" cristiano che poco aveva a che vedere con il marxismo. All'inizio poteva anche star bene a chi anelava a prendere il potere in quelle nazioni, ma poi, quelli stessi che furono favoriti, hanno visto un Wojtyla minacciare i loro interessi nazionali e questo, a loro, non stava bene.

E' indubbio che il "comunismo" ha una caratteristica: di fatto non esiste!

Esiste una tradizione marxista coniugata in vari modi nei diversi Stati, ma non esiste una dottrina unitaria nella quale, chi si dichiara "comunista", fa riferimento.

Per parlare di "comunismo", generalmente si citano vari autori oltre a Marx e a Engels, ma nessuno di essi può essere considerato "marxista" fuori dal contesto sociale in cui ha agito. Nemmeno Lenin o Stalin. Tutti hanno caratteri marxisti e antimarxisti contemporaneamente. Spesso sono le necessità storiche contingenti a modificare i principi.

Una teoria sociale, economica o esistenziale può essere "perfetta" nella testa delle persona che la elaborano, ma poi deve misurarsi con una realtà sociale in continuo mutamento. Solo l'assolutismo, il dominio dell'uomo sull'uomo, ha i suoi libri sacri perché l'ideologia del dominio dell'uomo sull'uomo è sempre espressa e veicolata nel medesimo modo e giustificata da assolutismi del passato.

C'è una pulsione comune a tutte le necessità degli uomini che non anelano all'assolutismo. E' il principio di uguaglianza degli uomini che, nella storia contemporanea, in numerosi paesi, ha assunto il nome di "comunismo". Il principio di uguaglianza dell'uomo con Dio. L'uomo che deve chiedere conto a Dio dei suoi delitti. L'uomo che deve chiedere conto all'autorità, a Wojtyla, di rispondere dei suoi delitti.

Spesso, nella storia, è successo che percepire uno stato di "ingiustizia" porta gli uomini a seguire altri uomini nelle loro scelte. Questi uomini sembrano marciare trionfanti, fra masse plaudenti. Poi, quelle masse cominciano ad infastidirsi per le loro scelte e gli applausi calano, iniziano le critiche, si osservano le scelte. Molti leader finiscono nella polvere e, qualche volta, nel disprezzo.

E' anche il caso di Wojtyla.

Il 31 maggio 1995 il giornale Il Gazzettino pubblica un articolo a firma di Arcangelo Paglialunga dal titolo "Enciclica di fratellanza" in cui l'articolista si fa portavoce della propaganda di Wojtyla per sottomettere le chiese cristiane, diverse dalla cattolica, alla chiesa cattolica: tutti in ginocchio davanti a Wojtyla.

L'occasione è quella di un'enciclica di Wojtyla in cui Wojtyla invoca l'unità delle chiese cristiane sotto il dominio della chiesa cattolica.

Scrive nell'articolo Arcangelo Paglialunga:

E' il fatto nuovo, il punto certamente più importante del documento, nel quale non c'è un compromesso o un cedimento sulla autorità papale, ma un invito a discutere, con tutte le varie confessioni cristiane, perché «si apra una situazione nuova». «Compito immane - dice il Papa - che non possiamo rifiutare e che non posso portare a termine da solo. La comunione reale, sebbene imperfetta, che esiste tra noi non potrebbe indurre - si chiede il Pontefice - i responsabili ecclesiali e i loro teologi a instaurare con me, su questo argomento, un dialogo fraterno, paziente, nel quale potremmo ascoltarci, al di là di sterili polemiche avendo a mente soltanto la volontà di Cristo per la sua Chiesa?».

Le sterili polemiche altro non sarebbero che l'indipendenza dei protestanti e degli ortodossi che Wojtyla vuole negare in nome del dominio assoluto, in nome del "Primato di Pietro". Solo che alle chiese protestanti, che Wojtyla bolla come torturatrici di cattolici, e alle chiese nazionali ortodosse, questo "Primato di Pietro" è assolutamente blasfemo.

Non siamo più di fronte al Wojtyla che, legato alle manovre di destabilizzazione della CIA, è il paladino di un "anti-comunismo", che altro non è che forme diverse di "catto-comunismo" che spesso, ideologicamente, sconfinano nel territorio del nazional-socialismo. Siamo difronte ad un Wojtyla costretto a confrontarsi con forme reali e interiorizzate di marxismo sociale che non porta più il nome di marxismo, se non in ambito culturale elevato, ma di Democrazia e di diritti dell'uomo.

La stella di Wojtyla si sta spegnendo. A Wojtyla servono altre strade, altre motivazioni attraverso le quali riaffermare il ruolo di leader mondiale che qualcuno vuole attribuirgli.

Scrive ancora Paglialunga nell'articolo sopracitato:

Su questo tema, in sede di conferenza stampa per la presentazione dell'Enciclica, si sono avute precise puntualizzazioni. «Non si tratta - ha detto il cardinale Cassidy, presidente del Consiglio per l'unità dei cristiani, di rinunciare al Primato di Pietro perché sarebbe come rinunciare al Vangelo, ad un punto essenziale di fede. Tuttavia è avviata la discussione sul modo con cui esercitare tale primato». E monsignor Pierre Dupray, segretario del Dicastero «La parola "primato" ha preso spesso il significato di potere su tutti gli altri; un potere che non c'é e non deve esserci; e su questo esiste uno spazio enorme di dialogo». Ed ha aggiunto: «Nel Primo Millennio il primato è stato esercitato in funzione di unità e comunione tra le Chiese sorelle, nel senso che quando fossero sorti dissensi sulla fede e la disciplina interveniva la sede romana. Ed è questo lo spirito in cui il primato potrebbe essere riproposto oggi a ortodossi e protestanti, che manterrebbero così grandi spazi di autonomia per quanto riguarda la disciplina e la struttura gerarchica delle loro Chiese».

In sostanza, dicono i vescovi cattolici, protestanti e ortodossi rinuncino all'indipendenza e diventino vassalli del "Primato di Pietro".

Si tratta di affermazioni ridicole. Quando mai un cristiano, in qualunque modo interpreti il cristianesimo, rinuncia al potere che gli dà l'indipendenza per farsi servo di qualcuno volontariamente? Ogni cristiano considera sé stesso rappresentante di Dio in terra e sono gli altri che si devono prostrare davanti a lui che interpreta correttamente la parola di Dio.

Ovviamente, questo progetto, più che un progetto era un'intenzione, fallirà.

La chiesa cattolica si troverà a scontrarsi con protestanti e ortodossi. In Italia la chiesa cattolica perseguiterà i Testimoni di Geova, in Brasile la chiesa cattolica, per favorire i protestanti dichiarerà guerra alla teologia della liberazione. Tutto ciò che potrebbe favorire gli uomini, qualche frammento di libertà, viene soffocato dalla chiesa cattolica in nome dell'assolutismo religioso e politico.

Il 04 giugno 1995 il giornale La Repubblica pubblica un articolo a firma di Marco Politi dal titolo: "Niente folle per il papa - Anche il Belgio ignora la visita di Wojtyla"

L'articolo fornisce alcuni dati statistici che ci permettono di comprendere il tramonto di Wojtyla. Masse di persone, anche cattolici, lo abbandonano e aumentano le proteste contro il terrore che la chiesa cattolica sparge nel mondo contro le necessità dei cittadini. Più che l'opposizione alla chiesa cattolica, viene coltivata l'indifferenza.

Wojtyla pensava che, sconfitto quello che lui definiva "comunismo", le masse avrebbero soggettivato la morale e le indicazioni della chiesa cattolica. Ma non è stato così: gli Esseri Umani desiderano vivere, non essere sottomessi.

Scrive Marco Politi nel suo articolo:

BRUXELLES — Un aspirante assassino che gli augura «morte rapida», un congresso di atei che deplora il predominio della religione, una riunione di preti operai che gli sono estranei, una città che lo ignora: Giovanni Paolo II è arrivato ieri in Belgio quasi inosservato. Ospite riverito dei sovrani, Alberto e l'italiana Paola, ma circondato dall'indifferenza della popolazione. Il 70 per cento dei cattolici, secondo un sondaggio del giornale Le Soir, non si interessano alla sua visita. Solo il 16 per cento la ritiene molto importante. Deve essere strano per un papa, che ha percorso il mondo accolto per anni da folle osannanti, trovarsi in una situazione così. Non un manifesto, non un segno qualsiasi della sua presenza. Essere un evento mescolato agli altri nell'atmosfera confusa di una metropoli occidentale, invasa da turisti e pronta ad un grande esodo per il ponte di Pentecoste. A Praga, a maggio, il pontefice aveva già vissuto un'esperienza simile. Sconcertante.

Il re è nudo!

E' quanto la gente sta gridando. Prima era un sussurrare. Poi, il sussurro si è trasformato in una discussione e, ora, Wojtyla cade nell'indifferenza. Il male che ha fatto, l'assolutismo che ha predicato, diventa insopportabile per le persone della società civile. Solo i politici, che pretendono di dominare la società civile, enfatizzano Wojtyla perché dall'ideologia di Wojtyla procede il loro potere politico.

Non sono solo gli atei che chiedono libertà dallo strapotere della chiesa cattolica. E' tutta la società civile, diventata stanca di una religione assolutista, che rivendica continuamente il vivere civile delle persone.

Wojtyla a Praga è stato accolto dall'indifferenza. Avrà pensato che, essendo Praga una città "protestante", ciò fosse abbastanza plausibile. Il Belgio è uno Stato cattolico, in cui il re è re per volontà di Dio. Di quel Dio che Wojtyla rappresenta e che lo sta accogliendo, nonostante l'indifferenza della popolazione belga.

Non si tratta di un'indifferenza dovuta alla mancanza di interesse. Si tratta di un atteggiamento di protesta nei confronti di Wojtyla e del suo odio sociale.

Marco Politi nel suo articolo pubblica dei dati che sottolineano il perché a Wojtyla viene a mancare il consenso. Finché accusava il "comunismo" di cose più o meno vere, ma che la gente pensava vere, veniva applaudito e osannato. Quando ha iniziato a dire alle persone quali comportamenti sociali dovevano tenere, la gente gli ha detto: "Macché, sei scemo?".

E ancora scrive Marco Politi:

La cosa più allarmante per il Vaticano è il calo di consensi, che Giovanni Paolo II registra proprio nel nucleo dei cattolici praticanti. A costoro Wojtyla piaceva "molto" (54 per cento) nell'84, adesso solo al 26 per cento. è cresciuto il numero dei tiepidi, coloro a cui piace moderatamente: dal 38 al 58 per cento. L'adesione al pontefice in molte questioni, in cui ha detto "no", è fra gli stessi praticanti estremamente bassa: questione dei divorziatici 9 percento), delle donne prete (22), dei contraccettivi (25), del preservativo in caso di Aids (24), caso Gaillot (21 per cento).

I cattolici protestano più di altre confessioni sociali o religiose. Le persone cattoliche dicono: "Tutti usano i contraccettivi e tu vuoi che noi non li usiamo? Ma sei scemo? I figli che nascono li mantieni tu?" . E così per il divorzio, per l'AIDS, per i risposati.

Il "comunismo" garantiva preservativi, divorzio, aborto, contraccettivi. Garantiva la libertà nella sfera personale mentre Wojtyla pretende l'assolutismo in campo politico contro il principio di uguaglianza e obbedienza ai dettami morali della chiesa cattolica nella sfera privata.

Il giornale Il Gazzettino del 05 giugno 1995 in un piccolo articolo privo di firma e dal titolo "Il papa esalta Baldovino, il re anti-abortista".

Ricordo che il re Baldovino dette le dimissioni da re per 48 ore affinché fosse il suo sostituto a firmare la legge sul diritto d'aborto che per secoli la chiesa cattolica ha negato alle donne del Belgio.

L'esaltazione di quel gesto di Baldovino da parte di Wojtyla fu uno schiaffo a tutta la società civile belga. Un insulto alla libertà dell'uomo.

L'azione di Wojtyla equivale all'ordine evangelico di manifestazione di disprezzo nei confronti di una città o di un popolo. Quello "scuotere la polvere dai propri sandali" in segno di maledizione per quella popolazione che non ha voluto sottomettersi al grande Dio Wojtyla che inizia ad intravvedere il fallimento della propria esistenza.

 

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Claudio Simeoni

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Guardiano dell'Anticristo

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