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Maggio 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.

15 maggio 2026 cronache della religione pagana
L'interpretazione del Mito e l'infantilismo ebreo e cristiano

Claudio Simeoni

Cronache mese di maggio 2026

15 maggio 2026

L'interpretazione del Mito e l'infantilismo ebreo e cristiano

Quando si interpreta il Mito, sia della Grecia che di tutti i sistemi che oggi chiamiamo genericamente "religioni" dei popoli prima dell'avvento della filosofia, non si possono applicare al Mito i modelli ebraici o i modelli platonici, ma si devono interpretare all'interno di modelli propri di tali sistemi "filosofico-religiosi".

Fu Filone di Alessandria che applicò alla bibbia ebraica i modelli interpretativi allegorici usati per il mito greco da stoici e platonici. Poi, i cristiani, ai miti greci applicarono i sistemi interpretativi sia della bibbia, prima di Filone, che di Platone e dei medio-platonici.

La bibbia narra della creazione del mondo ad opera del suo Dio mediante la parola. Una parola che descrive la forma del mondo creato dove l'uomo è ad immagine e somiglianza di Dio per cui il Dio degli ebrei e dei cristiani ha la forma dell'uomo. La bibbia, ebrea e cristiana, narra delle imprese di Dio e delle relazioni che Dio intrattiene con gli uomini. Per questo motivo, sia ebrei che cristiani, affermano che la bibbia è stata scritta da Dio attraverso gli uomini e la parola di Dio ha solo quel significato. La bibbia, come i vangeli, sono "la parola che descrive la verità" e, secondo la bibbia, non può esserci altra verità se non quella definita dalla parola della bibbia. Quando la bibbia dice che Dio ha ammazzato tutta l'umanità col Diluvio Universale, intende che Dio l'ha ammazzata fisicamente. L'insegnamento è letterale, come è letterale l'ordine del Dio biblico di ammazzare chi si ritiene, soggettivamente e arbitrariamente, delle persone malvage.

La bibbia e i vangeli non sono interpretabili individuando un significato recondito alle parole e alle narrazioni: Dio è parola e quelle parole, secondo ebrei e cristiani, definiscono la verità di Dio. Una verità che deve essere immediata, fatta di "sì, sì, o, no, no" e privata delle infinite sfaccettature che il cristiano vorrebbe attribuirgli per renderla meno violenta.

Stoici e Platone applicano al mito significati allegorici.

Quando i concetti astratti vengono rappresentati attraverso descrizioni verbali assumono un doppio significato, quello letterale e quello simbolico.

L'allegoria racconta un'azione, una forma, un fatto per dare l'idea di un concetto astratto non verbalizzabile direttamente. In altre parole, secondo gli stoici e i platonici, il mito consisterebbe in metafore.

Lo sforzo di stoici e platonici è quello di ricondurre il Mito prefilosofico alla dimensione verbale. Presuppongono che la cultura degli antichi, che elaborarono il Mito, rispondesse alle stesse categorie culturali dei platonici, degli ebrei e dei cristiani, ma, secondo loro, gli antichi erano più ignoranti in quanto erano dei "primitivi". E' lo stesso concetto che ha Aristotele nella Metafisica.

Pitagora e Platone, col loro odio contro Omero ed Esiodo, fecero una rivoluzione nel pensiero umano. Ad una democrazia, con la quale l'uomo osservava il mondo considerandolo altro da sé, ma uguale a sé, sostituirono l'assolutismo di un creatore dominatore del mondo a cui tutto il mondo si doveva sottomettere.

Questa rivoluzione fu contemporanea alla nascita dei modelli della bibbia ebraica in cui, i capi dei deportati ebrei in Babilonia, per impedire che i provenienti dalla Palestina si mescolassero con le altre persone di altre provenienze, inventarono l'idea razzista del "popolo eletto" nelle grazie di un dittatore che, secondo loro, avrebbe creato il mondo e, per questo, padrone e dittatore del mondo.

Il modo di pensare al Mito di Pitagora e Platone, come il modo di descrivere l'attività di Dio nella bibbia di ebrei e dei cristiani, appartiene all'infantilismo che, emerso dall'emozione che ha portato il feto a diventare un bambino, guarda stupito il mondo che gli fornisce risposte sulla realtà del mondo prima ancora che il bambino inizi ad analizzare la nuova realtà nella quale sta vivendo.

Tutte le religioni prefilosofiche e il Mito, altro non erano che emozioni che si veicolano nel mondo. Le emozioni non si veicolano come oggetto in sé, ma ogni soggetto interpreta soggettivamente la propria veicolazione delle proprie emozioni riportando alla coscienza razionale, che si forma da quando nasce a mano a mano che cresce, proprie descrizioni e proprie qualità con cui interpreta la realtà del mondo.

Sia Platone che gli ebrei sviluppano la necessità di manipolare la struttura emotiva dell'infanzia per adattare l'infanzia ai modelli dittatoriali dei platonici, degli ebrei e dei cristiani.

La manipolazione dell'infanzia è la linea di confine che separa le concezioni del Mito dalle concezioni filosofiche che si trasformano in religioni assolutiste.

Si tratta, in sostanza, di fornire al nuovo nato le risposte sulla realtà del mondo prima che il nuovo nato inizi ad esplorare la realtà del mondo in cui è nato ed elaborare proprie risposte capaci di intervenire sulla formazione della sua coscienza.

La bibbia cristiana parla molto della necessità della manipolazione dell'infanzia. Nel Deuteronomio ordina ai padri di incidere i comandamenti sulle stipiti delle porte e di recitarli, sempre, comunque e dovunque, al figlio affinché vengano inculcati nel figlio. Nello stesso tempo, la bibbia invita i padri che amano i loro figli a bastonarli affinché si sottomettano e non si ribellino. Lo stesso insegnamento, sulla necessità del dominio dei padri sui figli lo troviamo nella parabola cristiana del "figliol prodigo".

In Platone i figli sono come gli animali che vanno allevati affinché funzionino per la dittatura della Repubblica e devono essere eugeneticamente selezionati per ottenere gli individui funzionali alla dittatura. L'odio di Platone per i poeti, Orfeo, Omero ed Esiodo, che cantano le emozioni capaci di liberare l'uomo dalla sottomissione, è un tema fondamentale della filosofia platonica.

La dittatura ha la caratteristica di fornire risposte al neonato sul mondo in cui sta vivendo prima che il neonato, con le proprie capacità sviluppate come feto, si fornisca una propria descrizione del mondo partendo dalle relazioni che riesce a costruire con il mondo.

Va da sé che il conflitto psicologico che si presenta nel bambino crescendo altro non è che il conflitto fra ciò che emotivamente il bambino percepisce del mondo e la necessità di soggettivare le risposte sulla realtà del mondo che il sistema sociale gli impone al fine di essere accolto come membro della società e non venir emarginato da essa.

 

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Claudio Simeoni

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Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
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