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01 settembre 2026

01 settembre 2026

Il frammento 7 della serie di Angelo Tonelli che sto seguendo, è preso da Psello. E' un frammento di due righe che parla delle cose che un padre ha portato a compimento e poi le ha affidate ad un altro padre, ad un altro nous, un secondo nous che la razza umana chiama primo nous.
La frase, poco meno di due righe, deve essere interpretata.
Psello, cristiano dell'XI secolo, la interpreta partendo dal cristianesimo. Psello afferma che, secondo il frammento, partendo dalle affermazioni del Libro di Mosè, il figlio del "Padre sovrano" ha messo in opera tutta la creazione. Il "padre" esporrebbe al figlio l'idea della produzione delle creature, ma il figlio diventa il solo artigiano.
Gemisto Pletone, da parte sua, interpreta questo frammento affermando che il padre ha portato a compimento le opere e poi le ha affidate al figlio affinché le governi e le diriga. La stirpe umana considera il Figlio come il demiurgo di questo mondo e che non c'è nessuno superiore a lui.
Prendo atto che il frammento usa il concetto di padre che dà compimento a tutte le opere.
Dunque, ne segue che se il padre ha compiuto tutte le opere, il padre non ha nessuna ragione per continuare ad esistere. La ragione dell'esistenza del padre è il compimento delle opere.
Il frammento non dice che dopo aver compiuto le opere il padre è andato al mare a prendere una tintarella di sole.
Il padre ha compiuto le opere, muore, e il secondo nous ne seppellisce le spoglie. Gli uomini chiamano il secondo nous, la seconda intelligenza progettuale, primo nous.
Il padre muore. L'Universo, diventato cosciente di sé attraverso il venir in essere delle coscienze che si sono sedimentate in un'unica Coscienza di Sé diventata la Coscienza dell'Universo. Ha esaurito ogni possibilità di trasformazione e, l'unica trasformazione che gli è rimasta, è distruggere sé stessa. Da qui, l'Essere è il nulla. La Coscienza distrugge sé stessa. Ma, distruggendo sé stessa, libera la materia- energia formando un altro universo privo di coscienza e di consapevolezza il cui cammino, iniziato come "figlio", va a costruire, mutamento dopo mutamento, una diversa coscienza universale.
Dall'Essere che si trasforma in nulla nasce l'Universo come noi lo conosciamo. Solo che l'Universo, come noi lo conosciamo, quando nasce è solo materia ed energia prive di coscienze e di consapevolezze.
L'universo che è diventato "uovo in Nera Notte" non si è ancora schiuso. In quel momento, tutte le opere che hanno portato in quell'istante, sono state portate a compimento.
Nel nuovo universo inconsapevole e privo di consapevolezza, le trasformazioni si compiono in funzione della nascita e dello sviluppo della Coscienza di Sé. Frammenti di materia o di energia o, ancora, frammenti di materia-energia diventano consapevoli di sé iniziando ad abitare quel nuovo universo compiendo le opere del loro divenire e della loro trasformazione.
Qual è lo stadio più alto della consapevolezza? Come si può stabilire un primo o un secondo nella sequenza dello sviluppo della consapevolezza della Coscienza di Sé?
L'infimo frammento di materia o di energia, sperso nel più lontano angolo dell'universo, una volta che diventa cosciente di sé inizia ad usare la potenza della sua esistenza, la sua volontà per iniziare a trasformarsi e concorrere, alla fine del tempo delle trasformazioni, a formare la Coscienza dell'Universo. Ogni Consapevolezza, ogni Coscienza di sé dell'universo concorre, attraverso le sue trasformazioni, a formare la Coscienza universale.
Un Universo figlio di un Universo che lo ha preceduto.
Solo lo spettatore della consapevolezza altrui può analizzare la sequenza dei mutamenti e asserire che prima c'era questa e poi venne quella. Oppure, ancora, prima c'era questo stadio di nous, ora ce ne quest'altro. All'interno del gioco della vita e dell'esistenza non ci sono spettatori. Ci sono solo attori che giocano la loro partita esercitando la propria volontà, manifestando la loro potenza, ed agendo secondo le proprie determinazioni i propri desideri (Eros) e i propri fini.
Ci sono attori umani stanchi della recita che scelgono di sedersi in poltrona aspettando la fine della loro recita e, nel frattempo, affermano cose che assolutamente ignorano nei confronti di quegli attori che ancora continuano la loro recita tentando di arrivare là dove, chi ora è in poltrona, ha avuto paura o era troppo stanco per provarci. "Io ho raggiunto la meta!" dice l'attore stanco seduto in poltrona mentre guarda con disprezzo coloro che arrancano nella loro recita.
"Il nous che raggiunsi è il primo nous!" afferma! Ma il nous è un nous che si adatta in modo diverso alle trasformazioni di ogni consapevolezza. Gli Esseri lo formano, lo costruiscono, lo trasformano camminando lungo il sentiero della propria esistenza. Non è il nous dell'Essere Cane che mi cammina a fianco; non è il nous dell'Essere Sole che mi abbaglia con i suoi raggi; non è il nous di quando Essere Feto mi dibattevo per trasformarmi nel grembo di mia madre.
Il nous è il nous ed io descrivo il mondo in cui vivo nella speranza che i meccanismi aiutino le mie trasformazioni nell'infinito della percezione. "Io ho il primo nous!" dice l'attore stanco attendendo la sua dissoluzione: "Non tu che ancora stai recitando!"
Il nous è l'intelligenza progettuale di chi cammina lungo la strada della propria esistenza affrontando le contraddizioni che si presentano. Credi di aver intuito il primo nous dell'origine dell'universo, invece, cessando di percorrere il sentiero affrontando le contraddizioni hai attivato l'immaginazione che delira di una verità alla quale vuoi credere per non continuare a camminare.
L'intelligenza progettuale non è né primo né ultimo nous, è quello che la mia determinazione tende ad alimentare fintanto che sono attore della mia esistenza. Fintanto che, articolando le mie determinazioni attraverso l'uso della volontà, sento il fuoco di Hekate spingermi nell'infinito dei mutamenti. Voi razza umana. Voi Esseri della Natura. Voi infimi sperduti in un infimo angolo dell'universo. Quale becero Essere sta guardando altri Esseri e li disprezza mentre tentano di dare l'assalto al cielo della Conoscenza e della Consapevolezza? "Io possiedo il primo sapere", non esiste il primo sapere. Esiste una via che alimenta il sapere. Esiste una trasformazione generata dal sapere che desidera ancora sapere, conoscere. Il sapere non è possesso. Il sapere non è verità. Il sapere non è un dono. Il sapere si conquista attraverso le proprie trasformazioni. Il sapere è prodotto dalla nostra trasformazione soggettiva. Non è posseduto; è il nostro mutamento.
Il nous non è né primo né secondo. Il nous è trasformazione delle Coscienze di Sé che giungono a compimento. E' il loro processo di trasformazione. E' qualificazione della loro esistenza. Qual è il nous del mio corpo luminoso? Qual era il nous del mio essere Feto?
NOTA: I commenti agli Oracoli Caldaici si riferiscono, come numero di riferimento, alla serie degli Oracoli Caldaici pubblicata da Angelo Tonelli per l'edizione Biblioteca Universale Rizzoli nel 1995.
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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