Il vangelo di Tommaso Didimo
l'uomo, il pesce, la rete e Dio

Neoplatonismo, messianesimo e volontà d'esistenza - Undicesima parte

di Claudio Simeoni

Indice Vangelo Tommaso Didimo

Scrive Giuda Tommaso Didimo nell'ottavo paragrafo:

Egli disse: "L'uomo è simile ad un pescatore saggio che gettò la sua rete in mare, e dal mare la ritirò carica di pesci piccoli. In mezzo a quelli il saggio pescatore scorse un bel pesce grosso; allora gettò via, in mare, tutti i pesci piccoli e scelse senza sforzo il pesce grande. Chi ha orecchie per intendere intenda!".

In questo caso l'attività del pescatore è l'attività della ricerca dei mezzi per costruirsi. Gettare la rete in mare equivale all'intento di afferrare qualche cosa. In questi termini è presentata l'attività del pescatore. I pesci che vengono pescati sono la fonte del Sapere e della Conoscenza. Tanto più grande è il pesce pescato e tanto maggiore è l'apporto di Conoscenza e Consapevolezza.

Il pesce è la fonte del sapere e della conoscenza del pescatore. E' colui dal quale puoi imparare, colui che ti può guidare per qualche passo nella vita. Hai gettato la rete fra gli uomini della tua società e hai colto quell'uomo, quella donna che ha accumulato sapere e conoscenza e dalla quale anche tu puoi attingere per andare oltre.

Quando si cerca la Conoscenza e la Consapevolezza dovunque si trovano semi e perle preziose. I semi e le perle di Conoscenza devono essere raccolti, ripuliti, estratti dall'insieme che li contiene e alla fine l'apporto di Conoscenza, Sapere e Consapevolezza è molto poco. Eppure quel poco, capace di modificare il nostro punto di vista è prezioso. A volte ci si illude di aver pescato un pesce meraviglioso, di aver incontrato un "maestro", ma è un abbaglio. Il pescatore non si scoraggia. Lo rigetta in mare. Poi, riprende la sua rete e la getta ancora per raccogliere quanto dal mare giunge.

Gettare la rete equivale a rinnovare la ricerca! Quando in mezzo alla rete il pescatore trova un pesce grosso abbandona i pesci piccoli per bere Conoscenza, Sapere e Consapevolezza dal pesce grosso.

Il pesce grosso è in grado di soddisfare la sua sete di Conoscenza e Consapevolezza in modo migliore che non dovendo raccogliere le briciole. Così il pescatore si compatta. Raccoglie le sue forze e le concentra sul pesce grosso anziché disperderle su tanti piccoli pesci.

Il paragone consente di legare questo paragrafo a tutti i paragrafi precedenti dove il soggetto che cerca altro non fa che cercare i mezzi per sviluppare il Dio che cresce dentro di lui. Divino che è assorbe divino dal circostante.

Nel Vangelo di Matteo si dice:

"Il regno dei cieli, infine, è simile ad una rete gettata in mare, che prende ogni sorta di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, poi, sedutisi, mettono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così avverrà alla fine del mondo: gli Angeli verranno e separeranno i cattivi di mezzo ai giusti e li getteranno nella fornace del fuoco, dove sarà pianto e stridor di denti".

Vangelo di Matteo 13, 47 - 50

L'esempio ha una radice comune con il vangelo di Tommaso Didimo, ma gli attori e i fini divergono.

Mentre in Tommaso Didimo è l'uomo che cerca e che è simile al pescatore, in Matteo è Dio che getta la rete nel mare per pescare gli uomini. L'uomo che in Tommaso Didimo è un soggetto attivo, in Matteo diventa un soggetto passivo. Dall'uomo che è il pescatore che getta la rete a pesce che viene pescato dalla rete di Dio, "il regno dei cieli".

L'inversione del ruolo dell'uomo è semplicemente drammatica.

Non ci sono "pesci grandi" o "pesci piccoli". Non ci sono coloro che hanno accumulato conoscenza modificando grandemente sé stessi o coloro che hanno accumulato poca conoscenza crescendo poco. Non ci sono scelte possibili del soggetto nel diventare grande o nell'essere piccolo o rimanere piccolo (se preferite). Il soggetto pesce non sceglie. Nel vangelo di Matteo il pesce è. E' buono o cattivo!

La distinzione che fa Matteo non sta nella forma che il pesce ha assunto nel corpo della sua vita, ma in ciò che è e ciò che è diventa discriminante per il padrone che lo ha pescato, fatto proprio e ora decide il suo destino.

Il pesce "cattivo" viene gettato via. Diventa spazzatura. In Tommaso Didimo, al contrario, i pesci piccoli non sono spazzatura sono soggetti che l'uomo che li ha pescati, dal momento che non li "usa" li rigetta in mare. Li restituisce alla vita. Alla loro vita.

Nel Vangelo di Matteo i "pesci cattivi" non ritornano alla loro vita. Vengono condannati a morte per il gusto e il divertimento di condannarli a morte. Il Gesù dei cristiani si diverte a minacciare di tortura le persone che non si mettono in ginocchio davanti a lui. Così gli uomini che pretendono di essere uomini e che non si mettono in ginocchio davanti a Gesù sono le vittime dell'odio di Gesù per gli uomini. Gesù, piccolo e miserabile uomo, pretende di soddisfare la sua miseria gettando gli uomini nella fornace, come Hitler fece con i forni crematori, dopo averli condannati alla prigionia, al pianto e allo stridor di denti.

La radice formale dalla quale traggono il paradigma sia Tommaso Didimo che Matteo è la stessa, ma lo sviluppo logico e il fine per il quale la usano non è solo diverso, ma collocano in maniera opposta l'uomo nel mondo, nella vita e, in particolare, il suo essere una persona religiosa nel mondo.

 

NOTA:

Il lavoro di analisi del vangelo di Tomaso Didimo fu terminato nella pubblicazione fotocopiata nel dicembre del 1998.
Il testo pubblicato nel sito federazionepagana.it, vengono qui ripubblicate una volta riviste.
Marghera 27 novembre 2021

 

La Religione Pagana e il Male Assoluto

 

 

Index del sito

 

 

Sito di Claudio Simeoni

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

 

Ultima formattazione 21 ottobre 2021

Questo sito non usa cookie. Questo sito non traccia i visitatori. Questo sito non chiede dati personali. Questo sito non tratta denaro.