Navigare nell’incertezza:
navigare nel sognare
Mentre cresce il dio dentro all’Essere umano
L’opera di Alessandro Verdi alla Biennale d’Arte di Venezia
Claudio Simeoni: la religione Pagana nell'arte.
53esima Biennale di Venezia: La Religione Pagana come bisogno umano espresso nell'arte.
Gli artisti, le opere e le idee religiose Pagane espresse in esse.
La mostra
del pittore Alessandro Verdi. Espone in Campo della Tana a Castello 2126/A.
Il
“navigare nell’incertezza” è un tema fondamentale per ogni religione che si
impossessa degli uomini. L’uomo, per ogni religione padrona, naviga
nell’incertezza della vita e ogni religione padrona, per assicurarsene il
possesso, tende a rassicurarlo fornendogli delle risposte che, tuttavia, non
solo non eliminano l’incertezza, ma, una volta usate dalla ragione per
giustificare l’angoscia della propria provvisorietà, portano l’uomo verso la
malattia mentale come inadeguatezza della sua capacità di gestire il proprio
quotidiano.
Le
religioni padrone dicono all’uomo che cosa deve fare per navigare sicuro fra i
flutti della vita. Le religioni padrone dicono ciò che è bene e ciò che è male
fornendo porti sicuri alla ragione dell’uomo. Ma queste religioni sono frutto
dei desideri dell’uomo, come Madre Lua degli antichi
Italici: che il flagello colpisca chi produce la mia angoscia che nelle
religioni rivelate si trasforma nella provvidenza del dio padrone contro coloro
che producono la mia angoscia.
Quelli
proposti dalle religioni non sono porti sicuri, ma inganni per il navigante.
Canti di sirene che portano l’uomo ad abbracciare Circe o il cristo
nell’illusione che sia posto fine all’angoscia della vita. Che ai naviganti
della vita piaccia o meno, devono giungere alla morte del corpo fisico e non
importa se quel viaggio lo fanno glorioso o miserabile. Ogni viaggiatore che
sale sulla nave della vita della Natura, al momento della sua nascita, da
quella nave deve scendere. Quel giorno che scende, il giorno che il suo corpo
muore, quella è la sua meta. Sia che lui l’abbia voluta sia che gli sia stata
imposta. E’ importante sapere se costoro sono stati in grado di reggere il
timone e di stendere le loro vele. E’ importante, nella nostra incertezza, se
questi naviganti sono giunti ad Itaca.
C’è uno
spazio psico-fisico dentro all’uomo in cui le sfide affrontate nella
quotidianità, gli sforzi emotivi indotti dalle passioni e dai desideri,
diventano sostanza che la ragione respinge allontanandole dalla coscienza. E’
l’aspetto divino dell’uomo che chiede alla coscienza di essere vissuto. Questo
emergere del divino è respinto dalla ragione che vuole chiudere la vita
dell’uomo fra forma e quantità. Vuole chiudere le emozioni dell’uomo in una morale
il cui scopo è quello di dare forma (il bene e il male) e quantità (quali sono
permesse e quali vietate) di veicolazione delle
emozioni stesse.
E così
nell’uomo si erge l’eterna lotta del bene e del male. Scrive Plutarco in “Iside
e Osiride”:
“E questi,
infatti, riconoscono l’esistenza di due Dèi che sono tra loro in competizione:
l’uno produce il bene, l’altro il male. Vi sono quelli che chiamano dio il
migliore tra i due, e l’altro, demone, come fa il mago Zoroastro,
... E questo, allora, dava all’uno il nome di Horomazes,
all’altro quello di Arimanios; e inoltre dimostrava
che l’uno, tra ciò che è percepibile con i sensi, si apparentava soprattutto
alla luce e l’altro, al contrario, alle tenebre e all’ignoranza; tra i due in
mezzo si collocava Mitra, che per questa ragione i Persiani chiamavano
«mediatore» ....”
E’ in
questo spazio psico-fisco che Alessandro Verdi
colloca le sue opere e la sua incertezza nella navigazione della vita. Là dove
la specie umana ha collocato gli strumenti della trasformazione psico-fisica
dell’uomo in un Dio, l’arte di Alessandro Verdi coglie lo sgomento della
ragione davanti all’ignoto divino che sorge dentro l’uomo. Si tratta di quello
spazio in cui avviene quell’attività di cui possiamo prendere coscienza soltanto
nel sognare. Dove l’esperienza quotidiana si trasforma in sostanza attraverso
la percezioni del mondo che la ragione, ancorata nella forma e nella quantità,
ignora. Queste percezioni, che oggi la specie umana fa giacere nel fondo della
sua coscienza, la specie umana le usava fin da quando i suoi antenati nuotavano
nel brodo primordiale.
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Gli strumenti della trasformazione psico-fisica dell’uomo
in un dio elaborano l’esperienza
e la trasformano in sostanza. Questa trasformazione
viene trasmessa alla coscienza dalla
ragione come una lotta che la ragione,
consapevole della sua inutilità in mondi senza forma e
senza quantità, combatte contro il
“male”. Lei, la ragione, che
pensa a sé stessa come assoluto bene, desidera essere
in eterno, ma è destinata a
perire col corpo fisico. Non vuole pensarsi
come uno strumento dell’uomo, ma la sua padrona, e
per questo non vuole accogliere la percezione del dio
che cresce dentro all’Essere Umano. Il sogna diventa lo
spazio in cui le sfide nel quotidiano, in cui la ragione
impegna le emozioni degli uomini, e gli strumenti della
specie, che trasformano le emozioni impiegate in un corpo
che cresce e che percepisce le realtà in mondi la
cui sostanza è il tempo e le emozioni, si
incontrano in un conflitto di percezioni che si
risolve nella trasformazione e nel divenire del
singolo individuo. |
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Il
sognare, con gli incubi che la ragione impone; gli strumenti della
trasformazione psico-emotiva nella costruzione del
dio che, quando non vengono riempiti di
esperienze e di sostanze dalla ragione, urlano la loro disperazione producendo
angoscia, depressione, nevrosi, fobie affinché la ragione risponda loro; la
percezione del dio che cresce dentro all’Essere Umano che percepisce i mondi
del tempo e delle emozioni e che quando la ragione se ne appropria delira di
onnipotenza e quando, invece, sfidano la forma e la quantità della ragione,
angosciano e terrorizzano la ragione che non può accettare la presenza di mondi
senza forma e senza quantità.
Alessandro
Verdi affronta, con le sue opere in quest’esposizione della biennale di
Venezia, affronta il SOGNO NERO!
Il Sogno
Nero è il sogno in cui la ragione ha perso la forza di imporre le sue immagini;
è il sogno in cui la ragione non è in grado di cogliere le intuizioni e
trasformarle in immagini; è il sogno in cui il dio che cresce nell’Essere Umano
ha squarciato la coscienza dell’uomo e l’ha costretta a muoversi nel tempo e
nelle emozioni.
Navigare
nell’incertezza e tenere ben ferma la barra dell’esistenza nella rotta per
Itaca.
Riuscirà
l’uomo a controllare il dio che cresce dentro di lui impedendogli di scalzare
la ragione nella sua vita quotidiana? Riuscirà ad impedire alla ragione la
rinuncia, l’accettazione della sottomissione, nella vita quotidiana per
continuare ad alimentare il dio che cresce dentro di lui? Riuscirà ad impedire
alla ragione di uccidere il dio che cresce dentro di lui facendo delle angosce,
delle fobie, della depressione, delle nevrosi, della paranoia, la
manifestazione psichica e ideale dell’individuo nella sua quotidianità?
Riuscirà quell’uomo ad armonizzare la percezione del dio che cresce dentro di
lui e che spinge per giungere alla coscienza con la percezione razionale della
ragione? Riuscirà, in altre parole, quell’individuo a tenere fermo il timone e
a spiegare le vele nelle tempeste che avvengono dentro e fuori di lui e
giungere ad Itaca? Là a Itaca, dove muore il corpo fisico e nasce il corpo di
energia che la vita fisica ha costruito. Là dove muore la ragione, con la sua
percezione della forma e della quantità, e il dio che nasce può dispiegare le
proprie emozioni e le proprie percezioni non più legato alla forma. Molti,
dalle coste di Ilio sono partiti per Itaca. Solo Ulisse è giunto a Itaca mentre
i compagni di viaggio sono stati, di volta in volta, inghiottiti dai problemi
della vita. Si chiama “autodisciplina” ed è la battaglia, come scrive Plutarco,
fra “Horomazes e Arimanios”
(con qualunque nome la chiami, sempre lo stesso profumo avrà la rosa). Fra il
mondo della ragione costruito da Zeus per i suoi figli, gli Esseri della
Natura, e le forze dei Titani che spingono gli Esseri della Natura a diventare
Dèi.
Dove sta
la luce? Dove sta il buio? Al centro di “Horomazes e
di Arimanios” sta Mitra: l’uomo in cui quella lotta
avviene e da quella lotta cresce e si trasforma. L’uomo è il Titano che mette
al proprio servizio “Horomazes e Arimanios”,
che nutre la propria conoscenza dalla lotta fra i due, ma che non si fa
conquistare da nessuno.
Le
visioni presentate da Alessandro Verdi le conosciamo molto bene. Ogni Stregone
le vive nella sua infanzia come uno dei passaggi e ogni Essere Umano le vive
spesso con la consapevolezza di essere davanti alla propria Armagheddon:
la battaglia per la propria vita!
Marghera, 15 luglio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
E-MAIL:
claudiosimeoni@libero.it
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GENERALE DELLA RELIGIONE PAGANA