La biografia di Aristocle di Messene detto Aristotele

Le biografie dei giocatori - terza biografia

Capitolo 86

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Claudio Simeoni

 

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La biografia di Aristocle di Messene detto Aristotele

 

Nasce nel 384 a. c. e muore nel 322 a.c.

Per comprendere Aristotele è necessario che noi pensiamo al suo smisurato ego. Al centro del mondo c'è Aristotele e tutti si devono inchinare ad Aristotele.

Il suo vero nome sarebbe stato Aristocle di Messene, ma se lo cambiò in Aristotele composto da "aristo" che significa "migliore" e "telos" che significherebbe "fine".

Il migliore che determina la fine della filosofia.

Figlio di un medico che esercitava presso la corte di Pella, in Macedonia, rimase presto orfano da bambino.

Nel 367 viene mandato dal tutore ad Atene per studiare all'Accademia che Platone aveva fondato qualche decennio prima. La scuola è retta da Eudosso di Cnido dal momento che Patone era a Siracusa a giocare con i tiranni.

Quanto nel 347 muore Platone, Aristotele spera di sostituirlo alla direzione dell'Accademia, ma rimane deluso perché la direzione dell'Accademia viene assegnata a Speusippo, nipote di Platone figlio della sorella di Platone.

Per questo motivo Aristotele lascia l'accademia, assieme ad altri pretendenti alla direzione, come Senocrate, e torna nella città del suo tutore, Atarneo, invitato dal dittatore della città Ermia. Aristotele aveva conosciuto Ermia all'accademia. Ermia, tornato ad Atarneo, con un colpo di Stato aveva defenestrato Eubulo e si era fatto nominare tiranno conquistando, successivamente, Asso. Ad Atarneo Aristotele sposò Pizia la figlia adottiva di Ermia.

Ad Atarneo Aristotele incontra altri allievi di Platone, Erasto e Corisco. Costoro ad Asso, conquistata da Ermia, fondano una scuola Platonica (una vera e unica scuola Platonica) alla quale aderisce anche Teofrasto.

Nel 344 Aristotele va a Lesbo dove fonda una seconda scuola Platonica e anche questa diventa la vera e sola scuola Platonica. Vi insegna per due anni finché nel 342 viene chiamato da Filippo a Pella affinché faccia da precettore al figlio Alessandro.

E’ necessario ricordare che della scuola aristotelica a noi ci sono pervenuti i libri esoterici, quelli riservati agli iniziati della scuola di Aristotele mentre, i libri essoterici, quelli con cui la dottrina di Aristotele si presentava al pubblico, sono andati perduti.

La doppiezza di Aristotele è ben rappresentata: considerava le persone come le bestie ed esaltava i dominatori, i padroni, i dittatori come le uniche persone degne della "conoscenza".

L'ambiguità ideologica e il disprezzo per le persone, considerato volgo ignorante, è l'idea di fondo dell'aristotelismo come lo era in Platone.

Addestrerà Alessandro all'assolutismo per tre anni. L'unico ideale esistenziale di Alessandro Magno era "Il mondo deve essere mio", "io sono padrone del mondo". Aristotele, nella sua educazione, non trasmise nessun'altro ideale esistenziale ad Alessandro Magno.

Nel 335 tornerà ad Atene dove in un pubblico Ginnasio fonderà un'altra scuola che chiamerà Peripato (il colonnato sotto il quale si passeggiava durante le discussioni).

Nel 323 muore Alessandro Magno e Atene si sente liberata dalla tirannia

Nel 342 Artaserse III tentò di conquistare la città Atarneo e con uno stratagemma fece prigioniero Ermia, lo torturò e lo mise a morte per crocifissione.

Fu in quell'occasione che Aristotele mise in atto la stessa azione di divinizzazione dell'uomo Ermia che già Speusippo stava mettendo in atto nell'Accademia per divinizzare e santificare Platone.

Compose un Inno sull'Aretè, la Virtù, che nella scuola filosofica doveva essere cantato prima di ogni pasto. Aristotele tentò di dare un senso diverso, funzionale al suo progetto assolutista, al concetto di Virtus esaltando l'eroismo della crocifissione di Ermia. Solo che quell'Inno era un Peana e, secondo la religione greca, il Peana può essere composto solo in onore di Apollo. Apollo è l'essenza maschile della vita, cantarlo per un solo uomo significa insultare l'Apollo che c'è in ogni altro uomo.

Un insulto alla comunità in nome di un dio padrone.

Abbiamo visto in altri contesti come Apollo interviene per affermare che Socrate è l'uomo più saggio del mondo e interviene per mettere incinta la madre di Platone e santificare Platone quale fratello di Esculapio nell'operazione ideologica fatta all'Accademia da Speusippo.

E' il delirio dell'assolutismo, dell'uomo dio, dell'uomo padrone in quanto legittimato dal dio, che con l'Accademia prende idea, forma e legittimità filosofica. Questo concetto è destinato a compiere ben altri danni.

Intanto, Aristotele, accusato di empietà, per gli insulti ad Apollo, privo della protezione delle armate di Alessandro Magno, scappa a Calcide in Eubea e, in esilio, dopo un anno morirà (322).

Non c'è nulla da fare, questi filosofi dell'assolutismo, senza un esercito non sono in grado di sostenere le loro tesi.

 

 

Marghera, 08 settembre 2018

 

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Claudio Simeoni

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