Baruch Spinoza

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Capitolo 111

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Claudio Simeoni

 

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La biografia di Baruch Spinoza

 

Baruch Spinoza nasce il 24 novembre 1632, ma per parlare della filosofia di Spinoza e della formazione del suo pensiero è necessario comprendere la situazione creata in Spagna dalla chiesa cattolica mediante le sue armate del terrore chiamate "inquisizione".

Baruch Spinoza apparteneva alla comunità ebraica sefardita fuggita dalla penisola Iberica in seguito alle persecuzioni cattoliche attraverso l'organizzazione terrorista dell'Inquisizione. Dalla Spagna erano fuggiti ad Amsterdam dove il protestantesimo garantiva una maggior tolleranza religiosa.

Inoltre, è importante capire un altro tratto dei vertici politici ed economici dell'ebraismo in Spagna e in Portogallo. Avevano l'inclinazione a collaborare col re e con l'imperialismo a discapito del loro essere dei cittadini del paese in cui vivevano. Furono gli ebrei a finanziare la "reconquista" dei cattolici contro i musulmani e furono ebrei a finanziare Cristoforo Colombo per invadere l'America. Nel contempo furono i cattolici, finanziati dagli ebrei, che macellarono gli ebrei con una delle più violenti persecuzioni il cui solo scopo era il controllo economico della Spagna regalando agli spagnoli 400 anni di oscurantismo.

La madre di Baruch, Hanna Debora, muore dopo pochi anni dalla nascita di Baruch che rimane orfano di madre all'età di 6 anni.

Cosa studia nell'età preadolescenziale Baruch Spinoza? Educato nella comunità ebraica, studia il Talmud e la Torah per quattro anni con il maestro Menasseh ben Israel. Costui nel 1650 scriverà e pubblicherà l'opera "Esperanca de Israel". Legge filosofi ebrei, si avvicina alla Cabala e conosce il neoplatonismo attraverso Leone Ebreo.

Nel 1649 muore il fratello più anziano Isaac. Così fu costretto ad abbandonare gli studi per aiutare il padre nell'azienda di famiglia. Il padre di Baruch era un commerciante di frutta.

Nel 1651 esce il Leviatano di Hobbes che sarà tradotto in olandese nel 1667 e che avrà una certa influenza nella formazione del pensiero di Spinoza.

Nel 1654 muore il padre Michael. Col fratello Gabriel decide di continuare l'attività di famiglia nell'importazione ed esportazione della frutta.

Nel 1655 arriva ad Amsterdam Juan de Prado, un "marrano" spagnolo che torna alla religione ebraica e che incontra, molto probabilmente, Spinoza in un gruppo di studio formato attorno alla figura di Saul Levi Montera.

Nel 1656 sia Spinoza che Juan de Prado devono rispondere di eresia davanti alla comunità ebraica. Vengono espulsi. Juan de Prado abiura e viene riammesso nella comunità, Spinoza decide di vivere al di fuori della comunità ebraica. Inizia a fare il lavoro di tornitore di lenti che sarà il suo lavoro. Dirà che il lavoro di tornitore di lenti gli permetteva di pensare e di elaborare le sue idee.

Per quanto riguarda le accuse per le quali fu allontanato dalla comunità ebraica, a parte il suo rifiuto della Cabala, un recente esame delle sue opere ad opera della comunità ebraica è arrivato a queste conclusioni descritte da Steven Nadler sul New York Times e pubblicate in Italia dal quotidiano La Repubblica il 29 giugno 2014.

La Repubblica, 29 giugno 2014

Perché non annullammo la scomunica che subì dalla comunità ebraica
[...]
Nessuno di questi tentativi ebbe successo. Nell'inverno del 2012, tuttavia, sembrò che qualcosa potesse cambiare, quando un membro della comunità ebraica portoghese di Amsterdam chiese che il suo consiglio direttivo affrontasse la questione di revocare la scomunica contro Spinoza. Furono invitati quattro studiosi, me compreso, per costituire un comitato consultivo. Ed io, filosofo e studioso di Spinoza, che cosa ho consigliato? Confesso che, dopo una lunga riflessione, ho concluso che non vi sono buone ragioni storiche o giuridiche per la revoca della scomunica, piuttosto vi sono buone ragioni contro il suo annullamento. Una risposta deludente, per qualcuno. La mia raccomandazione, però, non è un tradimento di Spinoza (la cui filosofia ho sempre ammirato) o una capitolazione alla religione; per me, significa ricordare che cosa devono rappresentare, al loro meglio, la filosofia e la religione, ovvero la ricerca della comprensione e della verità. Mi spiego.
La scomunica di Spinoza è stata la più dura mai sancita dalla comunità ebraica portoghese di Amsterdam. Anche se il bando parla delle sue «abominevoli eresie e delle sue azioni mostruose» senza dirci esattamente quali fossero, per chiunque abbia letto i trattati filosofici di Spinoza non è un mistero il motivo per il quale fu espulso. In quelle opere, Spinoza respinge il Dio provvidenziale di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; insiste sul fatto che la Bibbia non è letteralmente di origine divina, ma solo una raccolta disordinata (e «mutilata») di scritti umani tramandati attraverso i secoli; nega che la legge ebraica e l'osservanza cerimoniale abbia una qualsiasi validità o rilevanza per gli ebrei dei tempi moderni; sostiene che non vi è alcun senso teologico, morale o metafisico per cui gli ebrei sono diversi da tutti gli altri popoli; e respinge l'idea di un'anima immortale. Queste erano eresie.

E così conclude l'articolo:

è tutto quello che c'era da dire? Io credo che ci sia una domanda più grande, e più pressante, che riguarda la saggezza e l'efficacia di far rispettare l'ortodossia, o la conformità in materia di idee (al contrario della conformità in termini di comportamento), nelle comunità religiose. Presumibilmente, la religione, oltre ad essere per molti una fonte di identità, di comunità, di conforto e di guida morale, è anche una ricerca di comprensione e di verità: la verità su noi stessi e sul mondo. Spinoza credeva di aver scoperto, attraverso l'indagine metafisica, delle verità importanti su Dio, la natura e gli esseri umani, verità che portavano a principi di grande importanza per la nostra felicità e per il nostro benessere fisico ed emotivo. è ciò che lui definiva la «vera religione». Qui c'è una lezione da capire: costringendo a rispettare una fede conformista e punendo le deviazioni dai dogmi, le autorità religiose possono finire col privare i devoti della possibilità di trovare nella religione ciò che essi cercano con maggiore urgenza.

Steven Nadler

The New York Times 2-014 (Traduzione di Luis E. Moriones)

La questione del processo ebraico contro Spinoza è molto semplice. Spinoza si è permesso di fare teologia ebraica mettendo in discussione le interpretazioni rabbiniche che legittimavano le persecuzioni ebraiche da parte dei cattolici come scelta, volere e destino assegnato loro da Dio.

Spinoza nel "Trattato teologico-politico" interpretava il Dio degli ebrei, come emergeva dai loro libri sacri.

Scrive Spinoza:

Inoltre in Esodo 33, l8 si narra che Mosè chiese a Dio il permesso di vederlo; ma siccome Mosè, come abbiamo già detto, non si era formato nel suo cervello alcuna immagine di Dio, e siccome Dio (come ho già mostrato) non si rivelò ai profeti se non in rapporto alla disposizione della loro immaginazione, così Dio non apparve a lui sotto alcuna immagine, e io dico che questo accadde perché ripugnava all'immaginazione di Mosè; infatti altri profeti attestano di aver visto Dio, cioè Isaia, Ezechiele, Daniele ecc. E per questa ragione Dio rispose a Mosè: «non potrai vedere la mia faccia»; e poiché Mosè credeva che Dio fosse visibile, cioè che da parte della natura divina ciò non implicasse alcuna contraddizione, giacché altrimenti non avrebbe chiesto nulla di simile, perciò Dio aggiunge: «perché nessuno mi vedrà e vivrà». Egli fornisce dunque una spiegazione conforme all' opinione di Mosè: non dice infatti che ciò implica contraddizione da parte della natura divina, come è effettivamente, ma che ciò non può accadere a causa della debolezza umana.
Inoltre, per rivelare a Mosè che gli Israeliti, avendo adorato il vitello, erano diventati simili alle altre nazioni, in Esodo 33,2-3 Dio dice che avrebbe mandato un angelo, cioè un ente che al posto dell'ente supremo avrebbe avuto cura degli Israeliti, non volendo Egli restare in mezzo a loro; in questo modo, infatti, a Mosè non rimaneva alcunché da cui gli risultasse che gli Israeliti erano prediletti da Dio rispetto alle altre nazioni lasciate alla cura di altri enti o angeli, come risulta dal v. 16 del medesimo capitolo. Infine, poiché si credeva che Dio abitasse nei cieli, perciò Dio si rivelava nell'atto di discendere dal cielo sopra un monte, e anche Mosè saliva sul monte per parlare con Lui, cosa che non gli sarebbe stata necessaria se avesse potuto altrettanto facilmente immaginare Dio in ogni luogo.

Spinoza, Trattato teologico-politico, Bompiani, 2001, p. 127

In sostanza, Spinoza non contesta il Dio degli ebrei, contesta la forma rabbinica del Dio degli ebrei. La forma del "Dio-persona", a capo degli eserciti e a capo degli aguzzini degli uomini e "degli ebrei". Contesta ai Rabbini l'idea di Dio come tessitore di destino immutabile attraverso decreti soggettivi che hanno portato gli ebrei ad essere dei paria nella società per poter essere macellati dai cattolici senza poter reagire ai massacri e alle torture subite.

Spinoza non è contro la religione ebraica, Spinoza è contro l'uso che della religione ebraica ne fanno i rabbini che trasformano gli ebrei in pecore del gregge usate dal loro Dio per i loro capricci. Ed è questa condizione che Steven Nadler nel suo articolo difende.

Dice nello specifico Nadler:

Presumibilmente, la religione, oltre ad essere per molti una fonte di identità, di comunità, di conforto e di guida morale, è anche una ricerca di comprensione e di verità: la verità su noi stessi e sul mondo. Spinoza credeva di aver scoperto, attraverso l'indagine metafisica, delle verità importanti su Dio, la natura e gli esseri umani, verità che portavano a principi di grande importanza per la nostra felicità e per il nostro benessere fisico ed emotivo. è ciò che lui definiva la «vera religione». Qui c'è una lezione da capire: costringendo a rispettare una fede conformista e punendo le deviazioni dai dogmi, le autorità religiose possono finire col privare i devoti della possibilità di trovare nella religione ciò che essi cercano con maggiore urgenza.

E con questo giustifica l'inganno, la menzogna, la violenza fino al genocidio. Che differenza c'è, per queste giustificazioni, fra il genocidio degli ebrei perpetrato dall'inquisizione spagnola giustificata dalla purezza del sangue contro i "convertos" o i "marrani" per la difesa del gregge cattolico dall'aberrazione ebrea? Non sono autorizzati, con queste affermazioni di Nadler, i cattolici a torturare e macellare gli ebrei per "rispettare una fede conformista e punendo le deviazioni dai dogmi, le autorità religiose possono finire col privare i devoti della possibilità di trovare nella religione ciò che essi cercano con maggiore urgenza". Quando si fanno delle affermazioni, di chiaro stampo nazista come sono quelle di Nadler, ci si devono assumere le responsabilità delle atrocità che esse giustificano.

Per Nadler, che giustifica la condanna di Spinoza, la religione è un oggetto inamovibile, una verità rivelata, non suscettibile di modificazioni e se Spinoza voleva modificarla avrebbe dovuto combattere i rabbini, ammazzarli, per imporre la sua interpretazione biblica perché, non facendolo, secondo Nadler, Spinoza ha privato i "suoi devoti della possibilità di trovare nella religione ciò che essi cercano con maggior urgenza".

La critica di Spinoza era la critica al Dio padrone al di fuori della Natura e al di fuori dell'esistente. Un Dio persona nella quale si identificava l'assolutismo criminale manifestato da Mosè contro l'umanità e gli stessi ebrei che sceglievano di essere uomini anziché bestiame del "popolo eletto". Chi sceglieva di essere un uomo, anziché bestiame del gregge del popolo eletto, andava ammazzato.

Scrive la bibbia:

Mi dissero: Facci un dio, che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l'uomo che ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che cosa sia capitato. Allora io dissi: Chi ha dell'oro? Essi se lo sono tolto, me lo hanno dato; io l'ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello». Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne il ludibrio dei loro avversari. Mosè si pose alla porta dell'accampamento e disse: «Chi sta con il Signore, venga da me!». Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. Gridò loro: «Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell'accampamento da una porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente».
I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. Allora Mosè disse: «Ricevete oggi l'investitura dal Signore; ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché oggi Egli vi accordasse una benedizione».

Esodo 32, 23 - 29

Ed è il diritto a perpetrare il genocidio per interesse religioso che Nadler vuole legittimare esattamente come gli ebrei sefarditi che espulsero Spinoza dalla comunità.

Spinoza, che era ad Amsterdam in conseguenza al terrore dell'inquisizione cattolica in Spagna e in Portogallo, con le sue riflessioni voleva portare il Dio degli ebrei nella vita degli uomini e del mondo. Lo scopo di Spinoza era quello di delegittimare il delirio che portava al genocidio del diverso. Il discorso che fa Spinoza sulla natura di Dio era importante per la comunità ebraica perché l'avrebbe integrata nelle società occidentali. Ma i rabbini volevano la separazione del loro bestiame ridotto a gregge dal resto degli uomini. Il gregge ebraico poteva funzionare sia come carne da torturare e da uccidere, sia come aguzzini di individui di altre religioni. Per far questo era necessario un Dio-persona al di fuori degli uomini, della vita e della natura. Insomma, un padrone col quale i rabbini potessero identificarsi e, allo stesso tempo, porgere la loro deferenza.

Scrive Spinoza:

Ma, prima di cominciare, desidero spiegare brevemente cosa io intenda, nell' esposizione che segue, per direzione divina e per aiuto di Dio esterno e interno, cosa per elezione di Dio, e cosa, infine, per fortuna. Per direzione divina intendo l'ordine fisso e immutabile della natura, ossia la concatenazione delle cose naturali: infatti di sopra abbiamo detto, e lo abbiamo già mostrato in un altro luogo, che le leggi universali della natura, secondo le quali tutte le cose avvengono e sono determinate, non sono altro se non gli eterni decreti di Dio, che implicano sempre eterna verità e necessità. Perciò, sia che diciamo che tutte le cose avvengono secondo le leggi di natura, sia che diciamo che esse sono ordinate dal decreto e dalla direzione di Dio, diciamo la stessa cosa. Siccome, poi, la potenza di tutte le cose naturali non è altro che la stessa potenza di Dio, per la quale soltanto tutte le cose avvengono e sono determinate, ne segue che tutto ciò che l'uomo, il quale pure è parte della natura, si procura al fine di conservare il proprio essere, o tutto ciò che la natura gli offre senza che lui operi alcunché, tutto questo gli è dato soltanto dalla potenza divina, o in quanto agisce per mezzo della natura umana, oppure in quanto agisce per mezzo di cose che sono al di fuori della natura umana. Perciò, tutto ciò che la natura umana può compiere in base alla sua sola potenza al fine di conservare il proprio essere, possiamo a ragione chiamarlo aiuto interno di Dio, e tutto ciò che riesce a sua utilità dalla potenza delle cause esterne, aiuto esterno di Dio. Da queste cose si ricava facilmente anche cosa debba intendersi per elezione divina; infatti, poiché nessuno fa alcunché se non secondo l'ordine predeterminato della natura, e cioè secondo l'eterna direzione e decreto di Dio, ne segue che nessuno si sceglie un modo di vivere né fa alcunché se non in virtù di una particolare vocazione di Dio, il quale lo sceglie a preferenza degli altri al compimento di quell'opera o all'adozione di quel modo di vivere.

Spinoza, Trattato teologico-politico, Bompiani, 2001, p. 143

Spinoza non era un ateo, Spinoza voleva interpretare Dio in una sua relazione più vicina alla vita degli uomini. Al contrario, la comunità sefardita voleva il mantenimento delle condizioni ideologiche che avrebbero portato al genocidio degli ebrei prima e al genocidio dei popoli mediorientali da parte degli ebrei, poi. La comunità ebraica sefardita voleva mantenere per sé stessa il diritto di macellare gli uomini in nome di Dio anche se quel principio implicava che sia in quel momento storico che in altri momenti storici successivi, gli ebrei sarebbero stati macellati proprio in base ai loro stessi principi (che poi sono gli stessi principi con cui i cattolici e i protestanti hanno macellato interi popoli).

A Spinoza, a differenza di Juan de Prado, non interessava rientrare nella comunità ebraico sefardita. Era la comunità ebraico sefardita di Amsterdam che voleva che Spinoza rientrasse per poterne rivendicare quel pensiero rielaborandolo a proprio uso e consumo.

Che il pensiero di Spinoza fosse tutto all'interno dell'ebraismo, lo dimostra anche questa riflessione di Spinoza:

Della natura in genere la Scrittura dice in alcuni passi che essa conserva un ordine fisso e immutabile, come nel Salmo 148,6 e in Geremia 31,35-36. Il filosofo, inoltre, nel suo Siracide 1,10 insegna assai chiaramente che in natura non accade niente di nuovo; e ai vv. 11-12, spiegando ciò, aggiunge che, sebbene talvolta accada qualcosa che sembra nuovo, tuttavia non lo è, ma è già accaduto nei secoli passati, dei quali non resta alcun ricordo; infatti, come egli stesso dice, gli uomini d'oggi non ricordano nulla degli antichi, e neppure i posteri, a loro volta, ricorderanno nulla degli uomini d'oggi. AI 3,11 dice che Dio ha ordinato bene ogni cosa a suo tempo, e al v. 14 dice di riconoscere che quanto Dio fa rimarrà in eterno e che ad esso niente può essere aggiunto e niente può essere tolto.
Tutte queste cose insegnano nella maniera più chiara che la natura conserva un ordine fisso e immutabile, che Dio è stato identico a se stesso in tutti i secoli a noi noti e ignoti, che le leggi della natura sono così perfette e feconde che ad esse non può essere aggiunto né tolto niente, e che i miracoli, infine, appaiono come qualcosa di nuovo soltanto a causa dell'ignoranza degli uomini. Tali cose sono dunque espressamente insegnate nella Scrittura, mentre da nessuna parte essa insegna che in natura accada qualcosa che ripugni alle sue leggi o I che non possa seguire da esse, e perciò neppure bisogna attribuirlo alla Scrittura.

Spinoza, Trattato teologico-politico, Bompiani, 2001, p. 273

La natura, per Spinoza, è lo strumento d'azione della provvidenza divina. Nulla avviene che Dio non lo abbia determinato e non lo ha determinato con decreto, ma lo ha determinato imponendo le leggi della natura che Spinoza considera "la natura conserva un ordine fisso e immutabile". Spinoza non costruisce una filosofia antagonista alla filosofia degli ebrei, toglie soltanto quel dente velenoso dell'ideologia del genocidio che ha conosciuto la sua famiglia nella penisola Iberica.

Dopo che è stato cacciato, Spinoza si rifiuta di rientrare nella comunità ebraica e vive come un uomo fra gli uomini anziché accettare passivamente l'ideologia razzista che i cattolici avevano imposto in Portogallo e in Spagna.

Scrive uno storico a proposito dell'Inquisizione spagnola:

Nel 1516, l'ascesa al trono del giovane re, il futuro imperatore Carlo V, rimise in discussione l'azione del Santo Uffizio, ma, come abbiamo visto, senza successo. La rivolta sociale dei Germanias rivelò un'indiscutibile opposizione all'amministrazione regia e in particolare alla fiscalità. Ma, sebbene numerosi ribelli fossero conversos, essi non attaccarono mai l'Inquisizione. Tuttavia, nel corso di questa rivolta il Santo Uffizio processò numerosi Nuovi Cristiani accusati di aver fomentato la ribellione. L'autodafé del 14 febbraio 1521 condannò 68 persone, quello del 19 maggio, 50 persone, e infine quello del l° marzo 1522, 37 persone. In seguito, il tribunale continuò la sua temibile attività nei confronti dei conversos. Ciò nonostante, il numero delle vittime diminuì per il progressivo sterminio degli ebrei, e anche per la loro fuga, o per la loro morte naturale. La maggioranza dei loro discendenti si integrò man mano volontariamente nella massa. Per la loro origine, infatti, i conversos portavano il marchio dell'infamia: dall'inizio del secolo XV si affermò il principio della limpieza de sangre o purezza di sangue, fondamento dell'integrità razziale del gruppo dei Vecchi Cristiani, nato dal diffondersi in tutti i ceti sociali degli ideali cavallereschi: onore e orgoglio ereditati dalla Reconquista. Le ripercussioni sociali di questo principio si manifestarono con la progressiva introduzione della discriminazione razziale a spese del converso, odiato per le sue attività commerciati e finanziarie, e della sua origine religiosa. Il criterio della purezza del sangue divenne l'elemento di riferimento nella società spagnola. Coloro che non erano ex puro sanguine procedentes si vedevano rifiutare l'accesso alle università (Salamanca, Toledo, Valladolid e Siviglia), agli ordini militari (Santiago, Alcantara e Calatrava), ad alcuni ordini religiosi (domenicani, gerolimitani, francescani, e più tardi, gesuiti); non potevano far parte del personale dipendente dall'Inquisizione, né ottenere cariche pubbliche; ma in questo caso l'interdizione non era rispettata per motivi economici. Dalla sua fondazione l'Inquisizione applicò l'interdizione secondo le Istruzioni di Torquemada, pubblicate a Siviglia nel 1484: « [ ... ] ai figli e nipoti dei condannati è fatto divieto (dall'Inquisizione) di occupare o possedere cariche o funzioni pubbliche, di ricevere onorificenze, di accedere al sacerdozio, di essere giudice, sindaco, ufficiale di polizia, magistrato, giurato, amministratore, controllore o ispettore dei pesi e delle misure, negoziante, notaio, cancelliere, avvocato, procuratore legale, scrivano, contabile, tesoriere, medico, chirurgo, mercante, mediatore, cambiavalute, collettore delle imposte, appaltatore delle decime, così come di essere titolare di altri impieghi pubblici». Tuttavia, il regno di Carlo V non conobbe una sistematica politica di persecuzione. La Riforma in Germania e il diffondersi delle idee protestanti in Spagna, indussero Filippo II, re dal 1556, a intensificare l'attività inquisitoriale e una nuova ondata repressiva si abbatté sui conversos nella seconda metà del secolo XVI. Così nell'Estremadura, provincia confinante con il Portogallo, si ebbe una radicale epurazione fra il 1560 e il 1570, in particolare ad Albuquerque, grosso borgo rurale, a nord di Badajoz, da cui dipende amministrativamente, e a pochi chilometri dal confine portoghese, che possiamo prendere come esempio.

Tratto da: Bartolomé Bennassar, Storia dell'inquisizione spagnola, edizione Club del libro, 1980, p. 134 – 136

Se la comunità ebraica avesse fatto propria l'idea di Spinoza su Dio che agisce mediante la natura pensata come uno strumento di Dio, tutta l'idea razzista con cui la chiesa cattolica giustificava lo sterminio degli ebrei veniva a cadere e perdere le sue motivazioni o, comunque, tali giustificazioni non potevano essere accolte soggettivamente dagli ebrei.

La comunità sefardita ebraica ha preferito far proprie le idee di razzismo condannando Spinoza.

Fra il 1656 e il 1658 Spinoza studia latino con Franciscus van den Enden ad Amsterdam

Fra il 1658 e il 1659 Spinoza scrive "Trattato sull'emendazione dell'intelletto".

Nel 1661 inizia la corrispondenza con Heinrich Oldenburg segretario della Royal Society di Londra. Intanto scrive "Breve trattato su Dio, l'uomo e il suo bene". Il trattato non sarà pubblicato se non nel 1862, cioè circa 200 anni dopo. Il breve trattato costituirà il punto di partenza dell'Etica.

Nel 1662 Spinoza inizia a scrivere l'Etica.

Nel 1663 viene pubblicato "I principi della filosofia di Cartesio", prima e seconda parte. Gli viene assicurata una pensione annuale di 200 fiorini dal Gran Pensionario Johan de Witt. In quello stesso anno si trasferisce a Voorburg, non distante dall'Aja.

Nel 1665 Spinoza comincia a scrivere il "Trattato teologico-politico".

Nel 1670 viene pubblicato il "Trattato teologico-politico". Spinoza va ad abitare a l'Aja.

Nel 1672 L'Olanda è invasa dalla Francia. Il fratello di de Witt, Cornelius, è arrestato e imprigionato per alto tradimento. La popolazione eccitata entra nella prigione quando Johan de Witt visitava il fratello e li uccide entrambi.

Nel 1973 Spinoza rifiuta l'invito ad insegnare nell'università di Heidelberg.

Nel 1674 le Corti d'Olanda condannano il "Trattato teologico-politico" insieme ad altri libri fra cui il Leviatano di Hobbes. Inoltre, Spinoza entra in corrispondenza con Ehreinfried Walter von Tschirnhaus che nella sua opera "Medicina mentis" riprende le tesi di Spinoza espresse nel "Trattato sull'emendazione dell'intelletto".

Nel 1675 Spinoza vorrebbe andare ad Amsterdam per curare l'edizione dell'"Etica", ma trova una forte ostilità e preferisce desistere.

Nel 1676 Spinoza incontra Leibniz. Scrive il "Trattato politico".

Nel 1677 Spinoza muore all'età di 45 anni.

Nel 1679 la chiesa cattolica dichiarò la proibizione dei suoi libri. Una condanna confermata nel 1690. Inoltre la chiesa cattolica iniziò una campagna di accuse di ateismo rivolte a Spinoza nel tentativo di allontanare l'interesse per i suoi libri.

 

Marghera, 18 novembre 2018

 

 

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