Giamblico di Calcide

Le biografie dei giocatori - quattordicesima biografia

Capitolo 97

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Le biografie dei filosofi che partecipano alla partita di calcio

 

La biografia di Giamblico di Calcide

 

La vita di Giamblico ce la racconta Eunapio.

Giamblico è nato a Calcide in Celesiria (antica Siria) città situata ad est di Antiochia.

Era di famiglia ricca, forse araba degli Irurei. L'anno della sua nascita e della sua morte sono incerti. L'anno di nascita viene dedotto attraverso calcoli sulle sue informazioni e sulle informazioni dei suoi maestri e allievi. La tesi più accreditata è che sia nato fra il 240 e il 250 d.c.

Secondo la Suda Giamblico visse sotto Costantino il grande e, per questo, prima del 337 d. c. Stando ad Eunapio, Giamblico era già morto quando il suo discepolo Sopatro di Apamea arrivò alla corte imperiale di Costantino che lo fece giustiziare.

I maestri di Giamblico sono stati Anatolio e Porfirio che fu maestro anche di Anatolio.

Sembra che Giamblico sia stato il padre di Eristone che frequentava la scuola di Plotino a Roma. Sembra che Giamblico, dopo essere stato istruito da Anatolio, rompe con Anatolio e si lega a Porfirio. Vale la pena di ricordare, per capire il pensiero di Giamblico, che Anatolio divenne vescovo cristiano.

Il sodalizio di Giamblico e Porfirio, che viene dopo di quello con Anatolio, è difficile da collocare nel tempo e determinare nei contenuti.

Non abbiamo altre notizie sulla vita di Giamblico. Si sa che aprì una scuola platonica ad Apamea ed ebbe fra i suoi allievi Plutarco di Atene e Siriano.

Il suo lavoro fu una reinterpretazione di Platone, Plotino e Porfirio in chiave teurgica e magica. Giamblico introduce la magia della modificazione del presente come rappresentazione fattiva dell'attività degli Dèi. In questo senso interpreta i resti "magistici" della "religione egiziana" e il suo trattato "I misteri egiziani", dalla tradotto da Ficino, diventerà uno dei manuali degli esoteristi del 1600 e del 1700.

Giamblico in molti dei suoi lavori affermava di riferirsi a Pitagora. L'impressione è che si tratta o di un "ho sentito dire" oppure, peggio, un tentativo di attribuire un proprio pensiero a Pitagora come fecero altri da Platone ad Aristotele. Si incontrano, in sostanza, citazioni come questa in Giamblico "La vita pitagorica":

"Anche Aristotele, nell'opera "Sulla filosofia pitagorica", dà notizia del fatto che i seguaci custodivano fra i segreti più rigidi questa distinzione: degli esseri viventi dotati di ragione uno è dio, l'altro è l'uomo e il terzo ha la natura di Pitagora."

Tratto da: Pitagora le opere e le testimonianze, a cura di Maurizio Giangiulio, Oscar Mondadori, vol. 1, 2000, p. 29

Proclo riterrà importante il lavoro di Giamblico che influirà molto sulla formazione del suo pensiero quando tenterà di rivitalizzare un'Accademia ormai morente.

Giamblico muore presumibilmente all'incirca nel 325 d. c.

 

Marghera, 25 settembre 2018

 

 

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Claudio Simeoni

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