Giordano Bruno

Le biografie dei giocatori - ventesima biografia

Capitolo 103

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Le biografie dei filosofi che partecipano alla partita di calcio

 

La biografia di Giordano Bruno

 

Il suo vero nome è Filippo Bruno e, come dice lui stesso, nato nel 1548. Con la frequentazione assidua della parrocchia riuscì ad imparare a leggere e a scrivere da un prete di Nola, tale Giandomenico de Iannello, e poi continuò a studiare in una scuola tenuta da un tale Bartolo di Aloia. Si iscrisse all'università di Napoli nella quale continuò gli studi.

Studiò con Giovan Vincenzo de Colle detto "il Sarnese" considerato un aristotelico della scuola averroista.

Giordano Bruno si dedicò fin da giovanissimo a praticare quella che sarà considerata la sua magia: "l'arte della memoria".

A 18 anni entra nel convento di san Domenico Maggiore di Napoli. Giordano Bruno dichiarò di essere entrato nel convento a 14-15 anni, ma Eugnio Garin afferma che si è sbagliato. Aderisce all'ordine dei frati Domenicani, cessa di farsi chiamare Filippo e si fa chiamare Giordano.

Al processo dichiarò che si fece frate Domenicano non tanto perché credeva, ma per avere la protezione del potente ordine. E' difficile credere che a 18 anni avesse progettato di sviluppare idee eretiche rispetto alla chiesa cattolica di cui i Domenicani erano i custodi. Si consideravano i "cani di Dio". E' più facile pensare che abbia voluto offrire un osso da mordere ai suoi accusatori durante il processo. Anche le "ragazzate" usate per supportare l'idea di un Giordano Bruno ribelle alla chiesa cattolica appaiono più ragazzate ingenue che non convinzioni religiose.

Inizia la sua carriera religiosa nel 1570 quando fu ordinato suddiacono, nel 1571 diacono e nel 1573 presbitero celebrando la prima messa nel convento di san Bartolomeo vicino a Salerno.

Nel 1575 si laurea in teologia.

Erano tempi in cui si leggevano anche le traduzioni di Marsilio Ficino, dai Neoplatonici ai testi di "Ermete Trimegisto" e la visione neoplatonica stava scuotendo la chiesa cristiana in quanto i traduttori e i lettori tendevano ad attribuire al neoplatonismo tutta quella magia e quell'elemento misterico ed esoterico che, secondo loro, il cristianesimo stava perdendo.

Quando Bruno si laurea siamo in pieno dibattito della controriforma. E' il periodo in cui la chiesa cattolica ha stretto i legacci dei dogmi e mettere in discussione un dogma era mettere i discussione l'autorità della chiesa cattolica. L'introduzione nella filosofia del neoplatonismo messo in atto da Ficino un secolo prima aveva modificato le idee degli studiosi sul mondo. In questo periodo stanno nascendo "idee eretiche" stimolate dalla lettura del neoplatonismo. Il Dio viene pensato più vicino alla materia e si inizia a pensare che la chiesa cattolica non disponga di una verità che non si può mettere in discussione. Molti cattolici che hanno accesso a quei libri iniziano a pensare che "non tutto è sbagliato". Specialmente i libri di magia come Il Corpus Hermeticu, gli scritti di Proclo, gli scritti di Giamblico, gli Inni Orfici ecc. fanno intravvedere un mondo magico, pieno di possibilità, pieno di "vie" che portano al "tutto". Sono vie che affascinano e che uccidono chi le percorre perché sono vuote di scopo. Essendo "vie" vuote di scopo alimentano la fede e l'illusione anche quando paventano la possibilità di uscire dalla fede o dall'illusione imposta dalla chiesa cattolica.

In realtà, non sono i libri che inducono idee eretiche, ma sono le condizioni di vita assolutiste imposte alla chiesa cattolica, che stimolano molte persone a cercare una via ideologica di uscita da quell'assolutismo dando spiegazioni diverse alla realtà vissuta.

Nel 1576 Giordano Bruno, fugge da Napoli e va a Roma dove viene ospitato nel convento Domenicano di santa Maria sopra Minerva. Viene istruito, contro Giordano Bruno, un processo per eresia e Giordano Bruno fugge da Roma e si rifugia in Liguria. In Liguria Giordano Bruno lascia l'abito da prete, abbandona il nome di Giordano e riprende a farsi chiamare Filippo.

Da Genova va a Noli dove per qualche mese insegna grammatica ai ragazzi. Noli, oggi in provincia di Savona, allora era una sorta di "città indipendente".

Nel 1577 è a Savona e poi si trasferisce a Torino dove cerca lavoro senza trovarlo. Da Torino Giordano Bruno si sposta a Venezia e trova alloggio in Frezeria. A Venezia pubblica un libro dal titolo "De segni dei tempi" che è andato perduto. Ha pubblicato il libro per fare un po' di soldi e pagarsi il soggiorno. Il libro lo fa controllare dai frati domenicani.

A Venezia è in corso un'epidemia di peste, così Giordano Bruno va a Padova dove, su consiglio dei frati domenicani, riprende la veste di frate e ritorna a farsi chiamare Giordano. Da Padova parte per Brescia dove, sembra, abbia guarito un frate domenicano in odore di "stregoneria".

A questo punto iniziano le peregrinazioni per l'Europa di Giordano Bruno nell'ossessiva ricerca di un luogo nel quale egli possa essere riconosciuto come il filosofo del momento.

Le peregrinazioni per l'Europa caratterizzano il pensiero di Giordano Bruno. Non cerca la compagnia delle persone, ma cerca la compagnia di re, imperatori, ambasciatori e ecclesiastici. I re, gli imperatori e gli ecclesiastici intendono usarlo e, dopo averlo usato, lo gettano nelle immondizie. E lui continua a peregrinare.

Di Giordano Bruno dobbiamo anche osservare l'opportunismo o, se si preferisce, l'adattabilità a contesti religiosi e sociali diversi ai quali aderisce nella speranza di essere riconosciuto.

Nel 1578 decide di andare in Francia e nel viaggio attraversa Milano e Torino. Poi, sempre nel 1578, lascia l'abito da domenicano e si veste da civile aderendo al calvinismo.

Nel 1579 si iscrive all'università ginevrina come "Filippo Bruno nolano" e con la qualifica di "professore di teologia sacra". Subito dopo attacca il professore calvinista Antoine de la Faye accusandolo di essere un cattivo professore. Arrestato per diffamazione, viene condannato e scomunicato. E' costretto a lasciare Ginevra e si trasferisce prima a Lione e poi a Tolosa.

A Tolosa rimarrà due anni occupando il posto di lettore all'università. Illustrava il De anima di Aristotele e scrisse un libro sulla memoria andato perduto.

Nel 1581 scoppia la guerra fra cattolici ed ugonotti. Giordano Bruno lascia Tolosa e va a Parigi. A Parigi tiene delle lezioni su Tommaso d'Aquino e gli attributi di Dio. Diventa famoso e viene invitato da Enrico III di cui diviene consigliere ed amico.

Rimarrà a Parigi per quasi due anni con l'incarico di "lecteur royal" e in quel periodo pubblica "L'arte della memoria", "Le ombre delle idee", il "Canto di Circe" e "Il candelaio".

Giordano Bruno nelle sue idee riprende i concetti neoplatonici di un universo organizzato e cosciente di sé di cui ogni cosa è parte. La ricerca di Bruno è la ricerca dell'essenza di questo tutto immaginato. Che il "tutto" esista, è un dato di fatto; che il tutto sia cosciente del tutto, è un'illazione.

Nel 1583 Giordano Bruno parte dalla Francia per recarsi in Inghilterra. In Francia c'erano dei disordini, ma non è chiaro il motivo che ha indotto Giordano Bruno a partire. Qualcuno ha formulato l'ipotesi che Giordano Bruno fosse partito su ordine di Enrico III come suo agente in Inghilterra.

A Oxford, per farsi notare, Giordano Bruno sostiene in una chiesa una disputa con uno dei professori dell'università. Dopo di che, torna a Londra, scrive , "Ars reminiscendi", "Explicatio triginta sigillorum" e il "Sigillus sigillorum". In quest'ultima inserisce una lettera per il vice Cancelliere dell'Università di Oxford in cui chiede di poter insegnare nell'università. La proposta viene accolta e Giordano Bruno parte per Oxford.

Ad Oxford Giordano Bruno tenne poche lezioni relative alle teorie Copernicane. Le lezioni non furono gradite. George Abbot, arcivescovo di Canterbury, presente alle lezioni bocciò come folli le teorie Copernicane. Giordano Bruno fu accusato di aver plagiato le opere di Marsilio Ficino e costretto a cessare l'insegnamento.

Nel 1584 Giordano Bruno torna a Londra dove pubblica alcune opere: "I dialoghi londinesi" o "Dialoghi italiani". La "Cena delle ceneri". "De causa, principio e l'uno"; "De infinito –universo e mondi"; "Spaccio della bestia trionfante"; "Cabala del cavallo Pegaso con l'aggiunta dell'asino cillenico" e "De gli eroici furori".

Giordano Bruno riprende le idee neoplatoniche e le articola parlando di un'anima del mondo che si identifica con la forma dell'universo con quanto contiene ed ogni oggetto contenuto è portatore dell'anima universale.

Alla fine del 1985 Giordano Bruno, con l'ambasciatore francese, tenta di ritornare in Francia, ma la nave viene assalita dai pirati che derubano i passeggeri di ogni avere.

Nel 1985 Giordano Bruno a Parigi abita vicino al Collège de Cambrai dove va a prendersi i libri e intreccia una relazione culturale con il monaco bibliotecario Guillaume Cotin. A Guillaume Cotin Giordano Bruno confida di aver abbandonato l'Italia per sfuggire alle calunnie degli inquisitori. Il monaco annota, inoltre, le preferenze di Giordano Bruno come la preferenza per Tommaso d'Aquino e la sua ostilità per gli scolastici come la sua avversione per il rito dell'Eucarestia.

Nel 1585 Giordano Bruno è accusato a Roma di aver ammazzato un altro frate.

Nel maggio del 1586 Giordano Bruno, usando il nome di Jean Hennequin fa stampare un opuscolo contro Aristotele "Centum et viginti articuli de natura et mundo adversus peripateticos". Ribadirà quelle critiche in una disputa al Collège de Cambrai dove però è costretto a ritirarsi perché le tesi aristoteliche, in quel momento, andavano per la maggiore.

Mel giugno del 1586 Giordano Bruno arriva in Germania. Sono importanti le peregrinazioni di Giordano Bruno. Anche in Germania cerca di inserirsi nell'ambiente accademico con alterne fortune. Si ferma a Magonza, a Wiesbaden per arrivare a Marburg nella cui università si immatricola come "Theologiae doctor romanensis". Nessuno lo invita all'insegnamento. Per questo motivo si sposta a Wittenberg, come "Doctor italicus", dove le sue posizioni antiaristoteliche sono maggiormente tollerate. Là insegnerà per circa due anni.

Durante il soggiorno a Wittenberg pubblicherà, fra l'altro, l'"Ars magna di Raimondo Lullo", commenti alle opere di Aristotele come "Physicorum Aristotelis Explanati", poi pubblicato nel 1591. Pubblica il "Camoeracensis Acrotismus", rielabora il "Centum et viginti articuli de natura et Mundu adversus peripateticos" oltre ad un corso sulla retorica "Artificium perorandi" che sarà pubblicato nel 1612.

Nel febbraio del 1586 Giordano Bruno è indotto a lasciare l'università di Wittemberg, sembra per un cambio di indirizzo d'insegnamento imposto dal nuovo duca, Cristiano I, che privilegia le dottrine aristoteliche.

Nel 1588 Giordano Bruno arriva a Praga. A Praga pubblica il "De lulliano specierum scrutinio" e il "De lampade combinatoria Raymundi Lullii" in un unico testo. Questo libro è dedicato all'ambasciatore spagnolo mentre il "Articuli centum et sexaginta adversus huius tempestatis mathematicos atque philosophos" viene dedicato all'imperatore Rodolfo II.

Nel 1589 si reca ad Helmstedt dove c'è l'Accademia Julia, università di quella città, e si registra sperando in un insegnamento.

Nel luglio del 1589 muore il fondatore dell'Accademia, il duca Julius von Braunschweig. Meno di un mese dopo Giordano Bruno viene scomunicato dal teologo luterano Heinrich Boethius sovrintendente della chiesa luterana. Giordano Bruno presenta un ricorso, ma senza esito.

Devo ricordare che Giordano Bruno ha collezionato scomuniche da tutte le confessioni cristiane d'Europa: luterana, evangelica e calvinista.

A Helmstedt pubblica una serie di opere, fra le quali "De Magia, le Theses de Magia" e il "De magia mathematica".

Scrive Giordano Bruno nel De Magia:

I vincoli degli spiriti e, in primo luogo, quello che risulta dalla triplice considerazione di agente, materia e applicazione.

Oltre a ciò, perché gli interventi sulla realtà vadano a buon fine, si richiedono tre cose: potenza attiva nell'agente; e nel soggetto o paziente potenza passiva o disposizione, che dir si voglia: la quale consiste in una disponibilità o non riluttanza o impossibilità di resistenza (aspetti tutti che si riducono ad un'espressione sola, cioè adeguatezza della materia); infine, applicazione appropriata: la quale si attua nel rispetto delle circostanze di tempo, di luogo e di tutti gli altri aspetti concomitanti. Il tutto, per dirla in breve, si riconduce ad agente, materia, applicazione. Da carenze di questi tre fattori viene in ogni caso bloccata, parlando alla buona, ogni operazione: dal momento che, sia pur perfetto il flautista, l'imperfezione del flauto pone ostacolo e l'applicazione di un fattore all'altro risulta vana. Così l'inadeguatezza della materia comporta inadeguatezza nell' esecutore e sconcordanza nell' applicazione. Questo intendiamo, quando diciamo che l'operazione è bloccata in ogni caso da carenze nei tre fattori, parlando in generale. Esaminando poi la cosa più da vicino, si può ancora constatare che la carenza proviene o da due fattori solo o esclusivamente da uno, non tuttavia da uno in maniera circoscritta, ma in modo tale che partendo da uno ci si riferisce a tutti, come nel caso in cui è perfetto il flautista ed è perfetta l'applicazione, ma il flauto è difettoso, o quando vanno bene flautista e flauto, ma l'applicazione incontra ostacoli. Quando poi tutta la questione dell'esecuzione dipende dall' applicazione, allora il primo fattore è in sintonia col terzo: esecutore infatti è talvolta nient' altro che l'applicatore, ed eseguire nient' altro che applicare. Non ogni realtà è per natura passiva rispetto ad ogni altra, né attiva rispetto ad ogni altra, anzi, come si dice negli scritti fisici di Aristotele'", ogni passione dipende da un contrario, come ogni azione si esegue su un contrario; e neppur sempre, ma su un contrario disposto, e da qui la trita espressione «azione degli attivi in un passivo ben disposto». Risulta chiara da qui la ragione per cui l'acqua si mescola all'acqua e l'acqua si confonde con altra acqua per somiglianza o conoscenza o simbolo, sicché una volta fatta l'unione non c'è artificio che possa discriminare l'una dall'altra; e il vino schietto o puro facilmente è accolto dall' acqua e accoglie l'acqua, in modo che la mescolanza ha luogo, ma poiché le particelle del vino hanno in sé commisto calore, aria e spirito, non attraversano simbolo totale, in conseguenza di che la mescolanza non raggiunge i componenti minimi, che anzi si conservano nel composto eterogeneo in dimensione così notevole che possono di nuovo essere separati con determinato artificio; come anche accade nell' acqua di mare, che sublimata in certo modo o colata attraverso vasi di cera, gocciola acqua dolce: cosa che non accadrebbe se la mescolanza fosse perfetta. L'olio poi con l'acqua non si mescola mai, perché le particelle d'olio stanno in coesione e agglutinazione reciproca, come se si amassero, sicché né penetrano né si lasciano penetrare dalle particelle d'acqua. In conclusione, chi tenta la mescolanza di corpo con corpo deve prestare molta attenzione alla condizione delle particelle; poiché non tutto è mescolabile con tutto. Bisogna quindi prestare attenzione a locazione, composizione e differenza delle parti: poiché per un verso tutto è permeabile a tutto, per altro verso no. E questo è vero per tutte le cose, come si vede nella pietra, nel legno, e nella carne stessa: penetrabili o più penetrabili per una parte o lato più che per un altro, come risulta dall' affluire degli umori espulsi secondo la lunghezza delle fibre, perché la legna si spezza più facilmente per il lungo; quanto alla penetrazione di umori, essa avviene più facilmente nel senso della larghezza che della lunghezza, perché i pori inseriti tra le fibre consentono condotti e passaggi in quella direzione.

Giordano Bruno, De magia, Edizione biblioteca dell'immagine, 1992, p. 75-77-79

La magia di Bruno è fatta di piccole cose alle quali cerca di dare spiegazioni, ma senza poter dimostrare molto. La magia è ancora quella dei greci fatta di corpi pesanti e di corpi leggeri.

Le tesi sulla magia di Giordano Bruno sono le tesi neoplatoniche sull'esistenza di un'unica divinità che dà vita al movimento e ad ogni cosa. Poi si riscontra che questa unica divinità prende vari nomi da "spirito cosmico", "Anima del mondo" o "Senso interiore". Un altro modo per dire "Dio padrone". La magia, per Giordano Bruno, è la conoscenza di "Dio", non della realtà nella quale vive che manifesta la volontà di Dio. Sarebbe "il Tutto", questo "spirito universale", a connettere ogni cosa per cui un corpo agisce su n altro. Giordano Bruno chiama queste relazioni "vincoli" o "legami" e la sua magia consiste nello studio di questi legami che formano una fitta trama che coinvolge l'universo. La magia di Giordano Bruno è quella che oggi definiamo come superstizione nella quale Bruno riversa la sua credenza fideistica. I vincoli sono quelli che oggi noi chiamiamo "manipolazione mentale" o "condizionamento".

Nel 1590 Giordano parte da Helmstedt e raggiunge Francoforte abitando al locale convento dei Carmelitani.

Nel 1591 Giordano Bruno pubblica i poemi di Francoforte: "De triplici minimo et mensura ad trium speculativarum scientiarum et multarum activarum artium principia", "De monade, numero et figura liber consequens quinque"; "De innumerabilibus, immenso et infigurabili, seu De universo et mundis".

Anche in questi libri Giordano Bruno ribadisce le sue idee attaccando l'idea del "motore immoto" di Aristotele; attacca la teoria atomica di Democrito asserendo che il vuoto non esiste e identifica Dio con l'atomo. Lo "spirito Ordinatore" modifica continuamente la materia che si trasforma. Per Giordano Bruno, materia e anima sono indistinguibili. Giordano Bruno, inoltre, afferma la validità della teoria copernicana.

Nel 1591 Giordano Bruno parte per la Svizzera chiamato da di Hans Heinzel von Tagernstein e del teologo Raphael Egli e potrà insegnare filosofia a Zurigo.

Nel 1591 Giordano Bruno torna a Francoforte dove pubblica "De imaginum, signorum et idearum compositione". Questa sarà l'ultimo lavoro curato da Giordano Bruno.

Nel 1590 Giovanni Francesco Mocenigo aveva affidato una lettera ad un editore che esponeva alla Fiera del Libro di Francoforte in cui invitava Giordano Bruno a raggiungerlo a Venezia per imparare l'arte della memoria.

Nel 1591 Giordano Bruno è a Venezia. Stette qualche giorno a Venezia e poi si recò a Padova per tenere lezioni agli studenti tedeschi che frequentavano l'università di Padova.

A Padova compone alcune opere quali, le "Praelectiones geometricae", "Ars deformationum", "De vinculis in genere", che saranno pubblicati dopo la sua morte, più altri andati perduti.

Scrive Giordano Bruno nel "De vinculis in genere":

Da ciò consegue che chi desideri vincolare alcuno sul piano della civile conversazione, deve spiare attentamente la specifica varietà di composti: e formulare progetti, decisioni, conclusioni diverse per gli ingegni eroici, per gli ordinari, per i più prossimi ai bruti.

XVI. Grado dei vincolabili.

I bambini sono meno soggetti ai vincoli delle passioni naturali, per la ragione che in loro la natura è tutta impegnata nel processo di crescita, e questa è l'alterazione maggiore che la scuote, e tutto il nutrimento è volto a crescita e strutturazione dell'individuo. Ma verso il quattordicesimo anno cominciano ad essere ben vincolabili: questa età è, sì, ancora protesa nella crescita, ma la crescita non è più così veloce ed esigente come nei bambini. Uomini fatti, in età di stabilizzazione, hanno maggior dotazione spermatica e questa pare sia una causa maggiore di vincolabilità. Più precisamente: pare che gli adolescenti e i giovani siano dotati di un erotismo più avido, e perché la novità di quel tipo di piacere li rende più ardenti, e perché i condotti per cui passa il seme sono più angusti, quindi il flusso spermatico scaturisce superando una resistenza più deliziosa: sicché il solletico venereo che si genera da tale conflitto è più carico di piacere e di gioiosa liberazione. Nelle persone più anziane, in cui le energie sono pressoché spente e gli organi e i condotti esausti e il seme non più abbondante, i vincoli sono più difficili. E questa situazione si riproduce in generale nelle altre passioni, che ammettono una certa analogia, o opposizione o contiguità con la passione d'amore.

XVII. I temperamenti dei vincolabili.

In conseguenza del loro temperamento i malinconici sono più vincolabili ad indignazione, tristezza, voluttà e amore: essendo infatti più impressionabili, si fanno un'immagine più intensa, ad esempio, del piacere; per la stessa ragione anche sono più adatti alla contemplazione e alla speculazione; e in generale sono mossi e agitati da passioni più veementi. Quindi, per ciò che attiene a Venere, si danno come scopo più il piacere proprio che la propagazione della specie. Affini a costoro sono i collerici, rispetto ai quali sono meno stimolabili i sanguigni. I flemmatici sono meno libidinosi rispetto agli altri, ma più dediti alla gola. Resta stabilito tuttavia che ognuno fa la sua parte in obbedienza alla natura: i malinconici sono vincolati dalla loro maggior forza d'immaginazione, i sanguigni dalla maggior facilità di emissione spermatica e dal calore del loro temperamento, i flemmatici dalla maggior ricchezza umorale, i collerici da un solletico o stimolo più intenso e acuto di spirito caldo.

XVIII. I segni dei vincolabili.

In quest' ordine di considerazioni ha il suo posto anche la fisionomia. Chi ha tibie asciutte e muscolose, chi è caprino e somiglia ad un satiro dal naso schiacciato e largo ed ha volto triste e sospiroso ama con più intensità e corre dietro a ogni sfrenatezza di tipo venereo; ma è anche facilmente placabile e non ha passione che duri a lungo.

XIX. Durata dei vincolabili.

Rispetto ai vincoli i vecchi sono più costanti, ma meno disponibili; i giovani più instabili, ma più disponibili. Sono quelli di mezza età che si lasciano legare stabilmente, strettamente e con piena disponibilità.

Tratto da: Giordano Bruno, De vinculis in genere, Edizione biblioteca dell'Immagine, 1992 p. 161- 163 – 165

Oggi la definiremo come descrizione di tecniche da manipolazione mentale già in uso presso i conventi cristiani e spesso usate dai cattolici per stuprare i bambini.

Nel 1592 Giordano Bruno informa, il 21 maggio, Mocenigo dell'intenzione di andare a Francoforte per pubblicare le sue opere, ma il 23 maggio Mocenigo presenta all'Inquisizione una denuncia contro Giordano Bruno per disprezzo della religione, blasfemia, non credenza in alcuni dogmi.

Quello stesso giorno Giordano Bruno fu arrestato e rinchiuso nel carcere dell'inquisizione di Venezia a Castello.

Giordano Bruno si difende al processo e si dichiara disponibile a chiedere perdono per gli errori commessi e a ritrattare le affermazioni in contrasto con la fede.

L'Inquisizione chiede che Giordano Bruno sia trasferito a Roma e il Senato Veneziano acconsente. Il 27 febbraio 1593 Giordano Bruno viene rinchiuso a Roma nel Palazzo del Sant'Uffizio e torturato nel marzo del 1593. Alle tesi filosofiche di Giordano Bruno, l'Inquisitore gli oppone le tesi della bibbia.

Nel 1599 a Giordano Bruno è imposto di abiurare le tesi secondo cui Giordano Bruno negava la creazione di Dio, negava l'immortalità dell'anima individuale, le concezioni dell'infinità dell'universo e le teorie Copernicane, la presenza di un'anima nella terra e condannando la sua stessa idea di concepire le stelle come degli angeli.

Giordano Bruno tenta di contrattare i termini dell'abiura che gli inquisitori, fra i quali il criminale Bellarmino, respingono chiedendo una resa totale. Frattanto arriva una lettera dall'Inghilterra in cui si accusa Giordano bruno di aver scritto "Lo spaccio della bestia trionfante" contro il papa cattolico. Questo fa forse precipitare il processo.

L'8 febbraio 1600 i cardinali carnefici Benedetto Mandina, Francesco Pietrasanta e Pietro Millini, costringono Giordano Bruno ad ascoltare in ginocchio la sentenza. Viene cacciato dalla chiesa cattolica e consegnato al braccio secolare. Giordano Bruno rifiuta il crocifisso e gli atti cattolici.

Il 17 febbraio, con la lingua serrata in una morsa affinché non parli, viene portato in Piazza dei Fiori, denudato e bruciato vivo. Le sue ceneri sono state gettate nel Tevere.

 

Marghera, 10 ottobre 2018

 

 

Hai imparato a chiedere l'elemosina?

 

Davvero vuoi continuare a navigare in questo sito?

Clicca qui e impara come si chiede l'elemosina

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

2017

Indice Generale degli argomenti