Karl Theodor Jaspers

Le biografie dei giocatori - ventiseiesima biografia

Capitolo 109

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Le biografie dei filosofi che partecipano alla partita di calcio

 

La biografia di Karl Theodor Jaspers

 

Parlare di Karl Theodor Jaspers significa parlare di uno dei personaggi che ha praticato filosofia fra i più ambigui del XX secolo. La nostra colpa, dirà Jaspers nel 1945, è quella di essere ancora vivi. Ma tu, Jaspers, che cosa hai fatto per provocare quanto è accaduto? Qual era il tuo pensiero e la tua visione quando un mondo intero andava a fuoco lasciando sul terreno oltre quaranta milioni di morti? Tu, dov'eri?

Nel 1883 nasce Karl Theodor Jaspers a Oldenburg il 23 febbraio.

Il padre di Karl Theodor Jaspers, Karl Wilhelm, morto nel 1940, era un giurista e un direttore di banca. Ebbe due fratelli più giovani di lui: Erna nel 1885 ed Enno nel 1889.

Negli anni '90 del 1800 Jaspers frequenta il liceo classico di Oldenburg dove si rifiuta di partecipare alle organizzazioni studentesche perché accoglievano i loro membri in base al ceto sociale e discriminavano gli altri chiudendosi su sé stesse ed emarginandosi rispetto alle altre associazioni. Il preside della scuola vide nelle scelte di Jaspers una sorta di opposizione politica. Per questo motivo gli insegnanti lo controllavano e i compagni di classe, devoti allo Stato e all'esercito, lo emarginavano.

Il padre lo convinse ad iscriversi a giurisprudenza, ma dopo qualche sessione di esame preferì cambiare facoltà e nel 1902 si iscrisse a medicina. Fece i corsi di medicina ad Heidelberg, Monaco di Baviera, Berlino e Gottinga.

Nel 1907 incontra la futura moglie, Gertrud Mayer. Sorella di Ernst Mayer, un suo compagno di studi.

Nel 1908 si laurea in medicina con una tesi "Nostalgia e crimine".

Nel 1909 Jaspers lavora gratuitamente presso l'ospedale psichiatrico di Heidelberg come ricercatore volontario. Nel frattempo conosce Max Weber.

Nel 1910 sposa Gertrud Mayer. Terranno segreto il loro matrimonio. Lui cristiano, lei ebrea. Lei temeva le critiche della sua famiglia nella scelta del marito.

Nel 1913 Jaspers pubblica "Psicopatologia generale" e questa pubblicazione gli permette di avere un incarico all'università di Heidelberger. Un incarico, sia pur temporaneo, come docente di Psicologia.

Nel 1915 Jaspers lascia la clinica dell'ospedale psichiatrico e si dedica all'insegnamento.

Nel 1916 diventa professore di psicologia.

Nel 1919 Jaspers pubblica "Psicologia delle visioni del mondo".

Nel 1920 Jaspers si incontra con Martin Heidegger e nel giugno di quest'anno muore Max Weber. Jasper diventa "professore associato" e succede a Hans Driesch. Inizia l'amicizia con Martin Heidegger e una collaborazione ideologica. L'amicizia sarà interrotta quando Heidegger si schiera apertamente con il partito nazional-socialista. La relazione sarà ripresa dopo il 1945.

Nel 1921 diventa professore ordinario all'università di Heidelberg. Pubblica una biografia su Max Weber.

Nel 1922 Jaspers inizia ad insegnare ad Heidelberg, ma la vita accademica non è tranquilla. Il suo collega è Rickert che occupò la cattedra di filosofia quando morì Windelband. Fra Jaspers e Rickert c'era una sorta di paranoico clima di tensione. Jaspers non tollerava il scientismo di Rickert mentre Rickert non tollerava di usare il metodo sperimentale applicato alla filosofia da Jaspers. Lo stesso Husserl viene apprezzato da Jaspers solo quando Husserl parlava di psicologia descrittiva e non si occupava di fenomenologia.

Jaspers, di salute cagionevole, rimarrà all'università Heidelberg fino al suo allontanamento nel 1937.

Nel 1933 in Germania arriva al potere il nazismo. C'è poco da giustificare Jaspers di "non essersi accorto del pericolo che costituiva il nazismo". Jaspers non avvertiva il nazismo come un pericolo perché le idee sulla vita del nazismo erano le sue stesse idee. Magari avrebbe potuto aver qualche cosa da dire sui metodi usati quotidianamente dai nazisti, ma le idee dei nazisti erano quelle che lui stesso praticava. Lui, Jaspers, assieme ad Heidegger, Mar Weber, Husserl nell'esistenzialismo e nella fenomenologia praticavano l'ideologia dell'esistenza come realizzazione della volontà di Dio. Non a caso alla base del pensiero di Jaspers c'è Kierkegaard e la sua teorizzazione dell'angoscia.

Nei corsi universitari Jaspers trattò la filosofia moderna. Da Kant al presente. Kant e Kierkegaard. Nietzsche. Da Agostino d'Ippona a Tommaso d'Aquino. Da Tommao d'Aquino a Lutero. Infine, la filosofia greca e Platone.

Fu solo dopo il 1945 che Jaspers iniziò ad occuparsi di filosofia indù e cinese cercando principi nuovi dopo il fallimento di tutte le sue ipotesi filosofiche.

Nel 1937 Jaspers è allontanato dall'insegnamento dal nazismo tedesco. A tal proposito vale la pena di ricordare cosa scrive Emilio Estiùche che ha tradotto in spagnolo "Nietzsche" di Karl Jaspers:

Jaspers, como se sabe, fue separado de la càtedra en 1937 y, desde 1938, se le prohibiò toda publicaciòn. El fruto de aquellos anos està en el monumental primer tomo de la Philosophische Logik, Von der Wahrheit y de la obra no menos voluminosa sobre los grandes filòsofos (Die grossen Philosophen), publicada posteriormente. Con sorna dice Jaspers que no se lo dejaba hablar en publìco porque su mujer era judia, "y no en virtud de mi modo de pensar politico, que se desconocìa, o de mi filosofia, que no ìnteresaba".

Tratto dalla presentazione di Emilio Estiu come presentazione della traduzione di Karl Jaspers, Nietzche, Editorial sudamericana, Buenos Aires, 2003, p. 23

"Jaspers, come è noto, fu allontanato dall'insegnamento nel 1937 e nel 1938 gli è stato proibito di pubblicare. Il lavoro di quegli anni è nel monumentale primo volume della lavoro Philosophische Logik, Von der Wahrheit e il lavoro altrettanto voluminoso sui grandi filosofi (Die grossen Philosophen), pubblicati successivamente. Con sarcasmo Jaspers dice che non gli permettono di parlare in pubblico perché sua moglie è ebrea "e non in virtù del mio modo politico di pensare che non conoscono, o della mia filosofia a cui non sono interessati."

Jaspers, come Arendt, non furono aggrediti per il loro lavoro, ma per la razza cui appartenevano. Questo non qualifica il filosofo, ma lo condanna perché il suo pensiero era in sintonia col nazismo mentre il suo sangue cozzava con l'idea di sangue che ne avevano i nazisti per come l'avevano appresa leggendo la bibbia fin dalla prima infanzia.

Dopo il 1937 Jaspers vive nascosto, come un recluso, ad Heidelberg. Per otto anni i nazisti lo lasciarono in pace. Sembra che fosse stato scritto un ordine di "arresto" da eseguirsi il 14 aprile 1945 ma, guarda caso, nel marzo del 1945 gli statunitensi occupano Heidelberg.

Cosa era successo ad Heidelberg?

Il 9 novembre 1938 ad Heidelberg i nazisti incendiarono le sinagoghe di Altstadt e di Rohrbach e deportarono gli ebrei nel campo di concentramento di Dachau. Imprigionarono 150 ebrei di Heidelberg. Poi, nel 1940, il 22 ottobre, 280 ebrei di Heidelberg (6000 in tutto il Baden) furono imprigionati nel campo di concentramento di Gurs. Pochi i sopravvissuti.

In tutto questo, Jaspers e la moglie ebrea non furono perseguitati.

Nel 1942 muore la madre di Jaspers.

Nel 1945 gli statunitensi applicano in Germania la stessa metodologia usata con i gerarchi fascisti nelle Istituzioni italiane scegliendo i periferici e i meno compromessi per fissare il loro controllo nella società Italiana. De Gasperi è uno di costoro. La stessa tecnica è applicata a Jaspers che, nonostante la sua ideologia, non risulta compromesso con il partito nazional-socialista e viene usato per ripristinare l'insegnamento, in continuità ideologica, all'università di Heidelberg.

Il primo ciclo di lezioni che tiene all'università riguarda il suo concetto di "senso di colpa" un'elaborazione soggettiva dell'ideologia kierkegardiana riadattata al suo personale vissuto. E' in quel contesto che se ne viene fuori con la famosa frase: "che noi siamo ancora vivi, questa è la nostra colpa".

No, non è vero. Non c'è colpa nell'uomo quando tenta di sopravvivere. La colpa, quella imperdonabile, del filosofo è quella di non essere in grado, di non aver voluto, o di essere stato complice del complesso ideologico e valoriale del potere davanti al quale, ora che quel potere è sconfitto, avrebbe voluto essere morto. Il tradimento del filosofo è il tradimento degli uomini mediante l'inganno delle idee. Il tradimento del filosofo è la complicità ideale con gli aguzzini.

A differenza di Heidegger che non solo pensò il nazismo, ma fu anche complice politicamente attivo del partito nazista, la responsabilità di Jaspers è una responsabilità ideale del complice che vuole essere complice fintanto che non vengono compromessi i propri affetti personali. Per questo tipo di individui, gli altri sono soggetti muti, privi di bisogni e di desideri, che un regime può usare mandandoli al macello della loro esistenza. Purché non lo coinvolgano.

Nel discorso del 1951 "Libertà e autorità", in occasione della conferenza Svizzera dei presidi delle scuole medie superiori tenuta a Basilea, Jaspers afferma:

La vera autorità deve restare aperta. Essa si trasforma attraverso una profonda comprensione di sé, comunicando con altre autorità. La falsa autorità spezza la comunicazione, nutre interesse solo per se stessa, sa di possedere l'unica esclusiva verità, comunica con altre soltanto in apparenza, ma vuole solo diffondere la sua verità. Gli altri hanno il dovere di ascoltare ma non di sottoporla a prova. Quando però la comunicazione si interrompe si finisce nel potere violento e nella guerra.
Nell'alternativa fra l'autorità che, mutando i suoi aspetti e assumendo forme storiche diverse, resta pertanto aperta senza limiti alla comunicazione, e quell'altra autorità che, presentandosi come l'unica esclusiva verità, spezza la comunicazione, mi sembra stare la differenza fra l'autorità autentica, che potenzia la libertà, e l'autorità inautentica che l'annienta.
Secondo quanto abbiamo discusso, è impossibile pianificare una nuova autorità. Ma nella nostra situazione si può parlare probabilmente di condizioni e tendenze. Possiamo riflettere sui pericoli e le possibilità dell'autorità nel mostrarsi in un mondo disincantato.
1. La richiesta caratteristica della politica del nostro tempo, divenuto cosciente di fronte al fenomeno totalitario, mi sembra essere quella di dividere la politica dalla fede. La politica riguarda quei problemi dell'esistenza sui quali gli uomini possono intendersi perché hanno oggettivamente qualcosa in comune: le necessità materiali della vita. Non è la fede ciò che divide qui, ma la lotta per un posto nella vita, quando lo spazio è poco, le risorse sono limitate e contemporaneamente la riproduzione non conosce vincoli. In queste condizioni a dominare originariamente sono l'affermazione e l'estensione incondizionata della vita, la potenza e l'astuzia.
L'ordine è dato qui solo dall'autorità della legalità, che rende possibile esistere insieme e gli uni in scambio con gli altri.

Tratto da: Karl Jaspers, Verità e verifica, "Libertà e autorità", editrice Morcelliana, 1986, p. 48 49

L'autorità è autorità in sé stessa e i dominati dall'autorità, per Jaspers, non vantano diritti rispetto all'autorità che mantiene rapporti con altre autorità. Con le altre autorità, un'autorità può essere chiusa o aperta, ma Jaspers si guarda bene, da buon nazista, di parlare dei doveri dell'autorità nei confronti dei "sottoposti". Usa il concetto di autorità come nel cristianesimo, nell'assoluta libertà arbitrale del Dio dei cristiani che trasferisce nell'agire onnipotente di un'autorità non sottoposta a vincoli né a controlli. L'autorità di Jaspers "non va a costruire campi di sterminio", sì, ora, ma domani? Quali sono le garanzie affinché ciò non avvenga?

I sottoposti sono sottoposti e l'autorità è insindacabile; cosa vieta all'autorità di ricorrere ai campi di sterminio?

In fondo, il discorso sull'autorità di Jaspers è preso dai vangeli cristiani nell'esempio del fico. In Marco e Matteo, l'autorità, Gesù, maledice e ammazza il fico che non gli dà i fichi quando lui vuole, allo stesso modo con cui i nazisti ammazzano gli ebrei. Nel vangelo di Luca il concetto di Gesù che ammazza chi non gli dà i fichi viene annacquato e raccontato sotto forma di parabola in cui il fattore, ricevuto l'ordine di abbattere il fico, suggerisce di aspettare, zapparlo e concimarlo nella speranza che dia frutti e, se proprio, proprio non dà frutti, allora, e solo allora, tagliarlo. Si tratta dei due tipi di autorità usati da Jaspers nel suo esempio. Il fico non ha diritto alcuno. Può soltanto subire la violenza dell'autorità. Come gli ebrei nella Gemania nazista.

Nel 1946 Jaspers scrive "Nietzsche e il cristianesimo".

Nel 1947 Jaspers è a Basilea dove pubblica "Della verità" a cui ha lavorato durante la guerra quando gli era vietato insegnare. A Basilea tiene una serie di lezioni.

Nel 1947 all'università di Losanna ottiene un dottorato ad "Honoris causa" e vince il premio Goethe.

Nel 1948 diventa professore ordinario all'università di Basilea. Nel 1948 si trasferisce definitivamente in Svizzera non riuscendo più a capire la nuova Germania che stava emergendo dalla seconda guerra mondiale.

Scriverà libri e riceverà premi come il premio Erasmo o il premio per la pace Deutscher Buchhandel. Ma è un individuo isolato che vive una profonda angoscia esistenziale.

Le ultime lezioni nel 1961, prima del pensionamento, riguarderanno "Le cifre della trascendenza".

Nel 1962 scriverà "La fede filosofica difronte alla rivelazione".

Nel 1964 terrà alcune lezioni in televisione poi pubblicate.

Nel 1965 scrive "Hoffnung und sorge. Schriften zur der deutschen Politik".

Nel 1967 viene pubblicato "Gemania d'oggi: dove va la Repubblica Federale?"

Il 26 febbraio 1969 Karl Jaspers muore per un colpo apoplettico.

Nel 1974 morirà la moglie.

 

Marghera, 07 novembre 2018

 

 

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Claudio Simeoni

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