La biografia di Maximilian De Robespierre

Le biografie dei giocatori - sesta biografia

Capitolo 89

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Le biografie dei filosofi che partecipano alla partita di calcio

 

La biografia di Maximilian De Robespierre

 

Robespierre nasce il 06 maggio 1758 e muore il 28 luglio 1794.

Massimiliano Robespierre si guadagnò il soprannome de l'"incorruttibile".

Il 04 luglio 1764 alla nascita dell'ultimo fratello di Maximilian che vivrà un solo giorno, la madre si ammala e morirà dieci giorni dopo. Il marito cade in depressione e abbandona i figli.

Nel 1769 grazie al suo impegno, ottiene una raccomandazione per il vescovo di Arras e con una borsa di studio, Maximilian può entrare nel collegio Luis-le-grand a Parigi. La carriera degli studi lo portò a diventare avvocato.

Il cammino esistenziale di Maximilian Robespierre è caratterizzato da questa scelta: non venire corrotto, non anteporre l'interesse personale alle proprie idee sociali, filosofiche e politiche. Il 9 marzo 1792 fu nominato giudice ad Arras. Robespierre era contrario alla pena di morte, ma fu costretto, come giudice, ad applicarla. Subito dopo, dette le dimissioni da giudice e continuò a fare l'avvocato difendendo i più deboli.

Difese Clementine Deteuf dall'aggressione sessuale del monaco Brognart. Questi voleva portarsela a letto, ma lei rifiutò e per vendetta il monaco accusò la ragazza, che lavorava nel monastero come guardarobiera, di aver rubato. Il monaco fu condannato per diffamazione e condannato a risarcire la ragazza Deteuf.

Robespierre nel maggio 1783 difese Vissery de Bois-Valé che fu costretto dalle autorità della città a togliere il parafulmine dalla sua casa temendo che il parafulmine provocasse disastri. Valè era un illuminista e cercava rimedi ai problemi attraverso la scienza. Robespierre vinse la causa. Scienza contro oscurantismo.

Nel 1789 difese tale Dupont incarcerato per dodici anni con una lettre de cachet. Che cos'erano le lettre de cachet? Erano delle lettere, spesso in bianco e firmate dal re di Francia, controfirmate da un ministro e chiuse con un sigillo reale. Le lettere contenevano ordini del re a cui nessuno si poteva sottrarre. Spesso queste lettere venivano comperate dai privati e compilate a proprio beneficio per far condannare una persona senza un processo e senza una difesa. Veniva condotto in carcere, sia penale o al confino o deportato nelle colonie. I ricchi comperavano queste lettere per sbarazzarsi delle persone indesiderate.

Nel 1791 Robespierre tiene un discorso sulla libertà di stampa che si apre con queste riflessioni:

Signori, dopo la facoltà di pensare, quella di comunicare i propri pensieri ai propri simili è l'attributo più evidente per distinguere l'uomo dagli animali. Essa è insieme il segno della vocazione immortale dell'uomo allo stato sociale, il legame, l'anima, lo strumento della società, il mezzo solo per perfezionarla, per farla giungere al grado di potenza, di civiltà e di felicità di cui è capace. Che l'uomo comunichi i propri pensieri con la parola, con la scrittura o con la stampa, quest'arte felice che ha spinto tanto avanti i confini della sua intelligenza e che assicura a ciascuno il modo di intrattenersi con l'intero genere umano, il diritto che egli esercita è sempre lo stesso e la libertà di stampa non può essere distinta dalla libertà di parola; sono entrambe sacre come la natura, necessarie come la società stessa. Per quale fatalità allora, quasi dovunque, le leggi si sono date da fare per violarla? Perché le leggi erano opera del dispotismo e la libertà di stampa è il nemico più temuto del dispotismo. Come spiegare, altrimenti, il prodigio di milioni di uomini oppressi da un uomo solo se non con la profonda ignoranza e lo stupido letargo in cui sono immersi? Ma fate che ogni uomo consapevole della sua dignità possa svelare le intenzioni perfide e la marcia tortuosa della tirannia, che possa opporre senza sosta i diritti dell'umanità agli attentati che li violano', la sovranità dei popoli alla loro umiliazione e alla loro miseria, che l'innocenza oppressa possa far sentire impunemente la sua voce commovente e terribile e che la verità possa chiamare a raccolta tutti gli spiriti e tutti i cuori attorno ai nomi sacri della libertà e della patria, allora l'ambizione troverà ovunque ostacoli e il dispotismo sarà costretto a indietreggiare passo per passo o a frantumarsi contro la forza invincibile dell'opinione pubblica e della volontà generale. Vedete dunque con quale pretestuosa politica i despoti si sono alleati contro la libertà di parlare e di scrivere; vedete il feroce inquisitore perseguitarla in nome del cielo e i Principi in nome delle leggi che essi hanno fatte per proteggere i loro delitti. Scuotiamo perciò il giogo dei pregiudizi ai quali siamo stati asserviti e impariamo' a valutare per intero il valore della libertà di stampa. Quali ne debbono essere i limiti? Un grande popolo, illustre per la recente conquista della libertà, risponde a questa domanda con il suo esempio. Il diritto di comunicare i propri pensieri tramite la parola, lo scritto e la stampa non può essere impedito, ne limitato in alcun modo. Ecco i termini della legge che gli Stati Uniti d'America hanno emanato sulla libertà di stampa e confesso che mi sento pienamente a mio agio nel poter esprimere la mia opinione, sotto tali auspici, a quanti fossero tentati di trovarla straordinaria o eccessiva.
La libertà di stampa dev'essere intera e senza limiti altrimenti non esiste. Per limitarla, io non vedo che due sistemi, l'uno' di assoggettarne l'uso a certe restrizioni e a certe formalità, l'altro di reprimerne gli abusi con delle leggi penali. Entrambi gli argomenti richiedono la più seria attenzione.
Il primo sistema è chiaramente inammissibile perché, come sappiamo, le leggi sono fatte per garantire all'uomo il libero sviluppo delle sue facoltà, non per incatenarle e il loro potere deve limitarsi ad impedire a ciascuno di nuocere ai diritti altrui senza ostacolare l'esercizio dei suoi. Oggi è superfluo rispondere a quanti vorrebbero porre degli ostacoli alla stampa col pretesto di prevenirne gli abusi. Privare un uomo dei mezzi che la natura e l'arte gli hanno fornito per comunicare i suoi sentimenti e le sue idee allo scopo d'impedire che ne faccia cattivo uso, incatenare cioè la sua lingua per paura che se ne serva per calunniare o legare le sue braccia per paura che le rivolga contro i suoi simili, chiunque vede che queste sono delle assurdità, che questo è semplicemente il segreto del dispotismo che, per rendere gli uomini bravi e tranquilli, non conosce metodo migliore che ridurli a strumenti passivi, a imbelli automi. A quali formalità sottometterete il diritto di manifestare i vostri pensieri? Impedirete a dei privati cittadini di possedere delle macchine da stampa per trasformare un bene comune all'umanità intera in patrimonio di alcuni mercenari? Donerete o venderete ad alcuni il privilegio esclusivo di dissertare periodicamente su argomenti di letteratura, ad altri di parlare di politica e di avvenimenti di interesse pubblico? Deciderete che gli uomini non potranno dar corso alle loro opinioni senza il visto di un ufficiale di polizia oche non potranno pensare senza l'approvazione di un censore e il permesso del governo? Questi sono, in realtà, i capolavori partoriti dall'assurda mania di dettar leggi sulla stampa. Ma l'opinione pubblica e la volontà generale della nazione hanno proscritto da molto tempo queste infami usanze. Una sola idea a questo proposito mi sembra valida, quella di proibire ogni genere di scritti che non portino il nome dell'autore o dello stampatore e di renderne costoro responsabili. Ma, essendo questo problema legato alla seconda parte del nostro discorso, cioè alla teoria delle leggi penali sulla stampa, verrà risolto dai principi che stabiliremo su questo punto.

Robespierre, La scalata al cielo, a cura di Mario A. Cattaneo, edizioni Essedue, p. 71 – 73

E il discorso di Robespierre sulla libertà di stampa si conclude con:

E' senz'altro giusto che i privati attaccati dalla calunnia possano chiedere la riparazione del torto che gli è stato fatto; ma è utile fare qualche osservazione sull'argomento. Bisogna prima di tutto considerare che le vecchie leggi sono, su questo punto, troppo severe e che il loro rigore è il frutto del sistema tirannico che abbiamo già esaminato e dell'eccessivo terrore che l'opinione pubblica incute al dispotismo che le ha promulgate. Se noi consideriamo le cose con maggior sangue freddo consentiremo volentieri a mitigare il codice penale che esso dispotismo ci ha lasciato in eredità; mi sembra, quanto meno, che la pena per gli autori di un'accusa calunniosa debba limitarsi alla pubblicazione della sentenza che la dichiara tale e alla riparazione pecuniaria del danno provocato a chi ne è stato l'oggetto. Si deve ben capire che non comprendo in questa categoria la falsa testimonianza contro un imputato perché qui non si tratta più di una semplice calunnia, una semplice offesa verso un privato, bensì di un inganno ordito contro la legge per perdere l'innocente, un vero delitto contro lo stato. In generale per i calunniatori comuni vi sono due specie di tribunali, quello dei magistrati e quello dell'opinione pubblica. Il più naturale, il più giusto', il più competente, il più potente è, senz'ombra di dubbio, il secondo. Perciò sarà questo l'oggetto preferito degli attacchi dell'odio e dell'infamia; vediamo infatti che l'impotenza della calunnia varia in ragione dell'onestà e della virtù di chi ne è attaccato e che tanto più un uomo può contare sull'opinione pubblica, tanto meno ha bisogno di invocare la protezione del giudice. Non si indurrà quindi facilmente a far risuonare per i tribunali le ingiurie che gli saranno state indirizzate e li ingombrerà con le sue lamentele solo in situazioni particolarmente gravi quando la calunnia sarà legata a una trama colpevole ordita per provocargli un gran male e capace di rovinare anche la reputazione più solidamente affermata. Se si segue questo principio vi saranno meno processi ridicoli, meno declamazioni sull'onore, ma più onore, soprattutto più onestà e più virtù.
Limito qui le mie riflessioni su questo terzo problema che non è l'oggetto principale di questa discussione e vi pro-pongo di cementare il primo fondamento della libertà con il seguente decreto:
L'Assemblea nazionale dichiara:
1° che ogni uomo ha il diritto di manifestare pubblicamente i suoi pensieri con qualunque mezzo e che la libertà di stampa non può essere ostacolata ne limitata in alcuna maniera.
2° che chiunque attenterà a questo diritto dovrà essere considerato un nemico della libertà e punito con la più grave delle pene che saranno stabilite dall'Assemblea Nazionale.
3° i privati che siano stati calunniati potranno tuttavia ricorrere alla giustizia per ottenere il risarcimento del danno che la calunnia avrà loro' provocato con i mezzi che verranno indicati dall'Assemblea Nazionale.

Robespierre, La scalata al cielo, a cura di Mario A. Cattaneo, edizioni Essedue, p. 89 – 91

Il terreno della filosofia di Robespierre sono i diritti civili degli uomini che vengono considerati cittadini e che, rispetto a Dio, sono portatori di diritti. Il cristianesimo ha sempre negato, nella sua ideologia, nella sua teologia e nella sua filosofia, diritti dell'uomo nei confronti di Dio. Dio può ammazzare e l'uomo deve essere contento che Dio lo possa ammazzare. Dio, che ammazza l'uomo, deve essere pensato dall'uomo come il "Dio buono". Robespierre capovolge quest'idea di Dio e per la prima volta nella storia, ad essere ammazzati sono coloro che si dichiarano rappresentanti di Dio: nobili e clerici. Per la prima volta nella storia i "bifolchi" rivendicano la propria dignità pretendendo leggi che garantiscano i loro diritti allo stesso modo di Dio. L'uguaglianza di Robespierre non è fra gli uomini, ma è l'uguaglianza degli uomini con Dio: stessi diritti e stessi doveri davanti alla medesima legge.

Robespierre era stato educato dalla chiesa cattolica e non ignorò mai il potere della chiesa cattolica. Difese il diritto di culto contro chi voleva spazzare via la chiesa cattolica e fece un tentativo disperato per costruire un'alternativa alla chiesa cattolica promuovendo il culto dell'"Essere Supremo".

L'azione per la libertà di culto di Robespierre si svolge su due piani diversi, da un lato difende i cattolici fedeli alla repubblica dagli assalti degli atei con una legge sulla libertà di culto, dall'altro lato, consapevole della necessità di fermare la chiesa cattolica dà il via ad una "nuova religione". La religione dell'Essere Supremo.

Il culto dell'Essere Supremo viene innalzato da Robespierre a Religione di Stato. Questa decisione attirò contro Robespierre sia l'odio dei cattolici che l'odio degli atei. Atei e cattolici presero a ridicolizzare Robespierre. Eppure Robespierre aveva compreso come solo il sentimento religioso era in grado di creare l'unità del popolo Francese.

Nella nuova religione con i templi dedicati alla Dea Ragione, nell'articolo 1 si dichiarava di riconoscere l'esistenza dell'Essere Supremo e l'immortalità dell'anima. Nello stesso tempo, essendo l'Essere Supremo indifferente alle attività umane, non era necessario nessun culto. Poi, nell'articolo 2 e 3, si affermava che il solo culto che si conviene all'Essere Supremo è la pratica dei doveri sociali, l'odio contro i tiranni, il rispetto dei deboli e la costante pratica nella ricerca della giustizia.

Non vennero istituiti riti religiosi, tuttavia, vennero istituite delle feste civiche in nome dell'Essere Supremo che servivano per riunire i cittadini in un medesimo intento religioso.

L'8 giugno 1794 Robespierre celebrò la festa dell'Essere Supremo e guidò una processione assieme ad alcuni deputati. Assunse il ruolo di "sacerdote" della nuova religione e dopo quest'episodio, altri deputati iniziarono ad insultarlo e ad aggredirlo.

Da quel momento Robespierre ebbe tutti contro. Gli atei, i cattolici e gli illuministi. Tutti avevano in Robespierre il loro nemico.

Il terrore

Robespierre mi pone un problema non da poco:

"E' legittimo chiedere pietà e comprensione per gli aguzzini? E' legittimo che la chiesa cattolica chieda perdono per aver stuprato milioni di bambini anziché pagare con la galera e con la privazione delle proprietà?"

Questo problema, posto da Robespierre che è contrario alla pena di morte, viene posto quando si deve decidere di tagliare la testa al re Luigi XVI nel 1792. Il re non era una persona. Il re era imposto da dio, dunque era dio egli stesso e la chiesa cattolica affermava che proprio per questo il re poteva fare miracoli. Non taglia la testa ad un cittadino, taglia la testa a chi pretende di essere il padrone dei cittadini.

I nobili che erano vissuti ammazzando i contadini; andavano ammazzati o si doveva avere compassione per loro? Eppure complottavano nel tentativo di riottenere il potere che la rivoluzione francese aveva tolto loro.

Il problema che pone Robespierre si contrappone al principio cristiano enunciato nella parabola de "Il peccatore e il fariseo".

"Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 14 Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato»."

Vangelo di Luca 18, 9 - 14

Leggiamola in questo modo:

"Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come i preti cattolici, non ho stuprato bambini, non ho derubato gli indifesi, non ho stuprato le donne e riesco a vivere in armonia con gli altri. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me anche se ho stuprato bambini, ammazzato gente indifesa, stuprato donne e derubato le persone bisognose. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato»."

Credo che la questione sia da analizzare attentamente dal punto di vista dell'ideologia religiosa. Il controllo dell'uomo non avviene quando agiscono gli eserciti, ma quando l'uomo ama il suo padrone e ne giustifica le azioni per quanto perverse esse siano.

In sostanza, esiste un diritto morale per cui gli stuprati possono tagliare la testa allo stupratore, o sono obbligati a perdonarlo?

Scrive Robespierre sulla Costituzione il 10 maggio 1793:

L'uomo è nato per la felicità e la libertà e dovunque è schiavo e infelice. La società ha per scopo la conservazione dei suoi diritti e il perfezionamento della sua personalità; e dovunque la società lo degrada e lo opprime. E' arrivato il tempo. E' arrivato il tempo di ricordarlo ai suoi veri destinatari: i progressi della ragione umana hanno preparato questa grande rivoluzione, spetta a voi ora in modo particolare il compito di accelerarla.
Per adempiere alla vostra missione dovete fare precisamente il contrario di ciò che è esistito prima di voi.
Fino ad ora l'arte di governare è stata l'arte di derubare e di asservire un grande numero di persone a vantaggio di un piccolo numero di persone [di una sola, il dio padrone]; e la legislazione è stata il mezzo per trasformare questi soprusi in sistema. I re e gli aristocratici hanno fatto molto bene questo mestiere; spetta ora a voi di fare il vostro, ovvero di rendere, per mezzo delle leggi, gli uomini felici e liberi.
Dare al governo la forza necessaria per ottenere che i cittadini rispettino sempre i diritti dei cittadini e che neppure il governo stesso possa violarli; ecco, a mio avviso, il doppio problema che il legislatore deve cercare di risolvere. Il primo mi sembra molto facile. Quanto al secondo, si sarebbe tentati di considerarlo insolubile se si consultassero solo gli avvenimenti passati e presenti senza risalire alle loro cause.
Percorrete la storia, troverete dappertutto i funzionari opprimere i cittadini e il governo divorare il potere. I tiranni parlano di sedizione quando il popolo osa lamentarsi di come vanno le cose, quando l'eccesso di oppressione gli restituisce la sua energia e la sua indipendenza. Piacesse a dio che potesse conservarla per sempre! Ma il regno del popolo dura un giorno; quello dei tiranni abbraccia la durata dei secoli. Dopo la rivoluzione del 14 luglio 1789 e soprattutto dopo quella del 10 agosto 1792, ho sentito parlare molto spesso di anarchia; io affermo che la malattia dei corpi politici non è l'anarchia, bensì il dispotismo e l'aristocrazia. Io trovo, qualunque cosa ne abbiano detto, che solo a partire da quest'epoca tanto calunniata abbiamo avuto un inizio di legge e di governo nonostante i torbidi che sono soltanto le ultime convulsioni della regalità moribonda e la lotta di un governo sleale contro l'eguaglianza.
L'anarchia ha regnato in Francia a partire da Clodoveo sino all'ultimo dei Capeto. Che cos'è infatti l'anarchia se non la tirannia che fa scendere dal trono la Natura e la legge per collocarvi degli uomini?
I mali della società non vengono mai dal popolo, ma dal governo. E come potrebbe essere diversamente? L'interesse del popolo è il bene pubblico; l'interesse degli uomini di potere è un interesse privato. Per essere buono il popolo non ha che da preferire sé stesso a chi non è popolo; per essere buono un magistrato deve sacrificare se stesso al popolo.
Se mi degnassi di rispondere a dei pregiudizi assurdi e barbari, osserverei che il potere e l'opulenza generano l'orgoglio e tutti i vizi; mentre il lavoro, la modestia, la povertà sono i guardiani delle virtù; che le aspirazioni dei deboli tendono alla giustizia e alla protezione di leggi benefiche, mentre le passioni dell'uomo potente lo spingono ad elevarsi sopra a leggi giuste o a crearne di tiranniche. Direi infine che la miseria dei cittadini non è altra cosa se non il delitto dei governanti. Ma pongo la base del mio sistema su un solo ragionamento.
Robespierre, La scalata al cielo, a cura di Mario A. Cattaneo, edizioni Essedue, p. 99 – 100

E conclude il discorso sulla Costituzione affermando:

Quando una legge ha per principio l'interesse pubblico, essa ha il popolo stesso come sostegno e la sua forza è la forza di tutti i cittadini di cui essa è l'opera e la proprietà. La volontà generale e la forza pubblica hanno un'origine comune. La forza pubblica è per il corpo politico ciò che per il corpo umano è il braccio che esegue spontaneamente ciò che la volontà comanda e respinge tutti gli oggetti che possono minacciare il cuore o la testa.
Quando la forza pubblica non fa che secondare la volontà generale, lo Stato è libero e pacifico; quando la contraria, lo Stato è asservito e in tumulto.
La forza pubblica è in contraddizione con la volontà generale in due casi: o quando la legge non corrisponde alla volontà generale; o quando il magistrato la usa per violare la legge. Ed è questa l'orribile anarchia che i tiranni hanno imposta in tutte le epoche con i nomi di tranquillità, di ordine pubblico, di legislazione e di governo: tutta la loro abilità consiste nell'isolare e reprimere con la forza i cittadini per asservirli ai loro odiosi capricci che abbelliscono con il nome di legge. Legislatori, fate delle leggi giuste; magistrati, fatele eseguire religiosamente ; che sia qui tutto il vostro impegno politico e offrirete al mondo uno spettacolo sconosciuto: quello di un grande popolo libero e virtuoso.
Art. 1 – La Costituzione garantisce a tutti i Francesi i diritti imprescrittibili dell'uomo e del cittadino enunciati nella precedente dichiarazione.
Art. 2 – Essa dichiara tirannico e nullo qualsiasi atto legislativo o di governo che li violi.
Art. 3 – La Costituzione Francese riconosce come solo governo legittimo quello repubblicano, né altra repubblica se non quella fondata sulla libertà e sull'uguaglianza.
Art. 4 – La Repubblica Francese è una e indivisibile.
Art. 5 – La sovranità risiede esclusivamente nel Popolo Francese. Tutti i funzionari pubblici sono i suoi mandatari; esso li può revocare nello stesso modo in cui li ha eletti.
Art. 6 – La Costituzione non riconosce altro potere che quello del popolo sovrano. Le diverse porzioni di autorità esercitate dai singoli magistrati non sono che funzioni pubbliche che esso delega loro per il vantaggio comune.
Art. 7 – La popolosità e l'estensione della Repubblica costringono il popolo Francese, per esercitare la propria sovranità, a dividersi in sezioni; ma i suoi diritti non sono né meno reali né meno sacri che se deliberasse al completo, in un'assemblea unica. Di conseguenza nessuna sezione del (popolo) sovrano può essere sottomessa né influenzata, né agli ordini di alcuna autorità costituita e i mandatari che attentino sia alla libertà, sia alla sicurezza, sia alla dignità di una porzione del popolo sono colpevoli di ribellione contro il popolo intero.
Art. 8 – Affinché l'ineguaglianza dei beni non distrugga l'uguaglianza dei diritti, la Costituzione vuole che i cittadini che vivono del loro lavoro siano indennizzati per il tempo che consacrano agli affari pubblici nelle assemblee del popolo dove la legge li chiama.
Art. 9 – La durata delle funzioni dei mandatari del popolo non può eccedere i due anni.
Art. 10 – Nessuno può esercitare contemporaneamente due incarichi pubblici.
Art. 11 – Le funzioni esecutive, le funzioni legislative e le funzioni giudiziarie sono separate.
Art. 12 – La Costituzione non vuole che la legge ostacoli la libertà individuale se non a vantaggio del bene pubblico; essa lascia ai cittadini comuni il diritto di regolare i loro affari in ogni campo che non riguardi l'amministrazione generale della Repubblica.
Art. 13 – Le deliberazioni dei corpi legislativi e di tutte le autorità costituite saranno rese in pubblico; la Costituzione esige la massima pubblicità possibile. Il corpo legislativo deve tenere le sue sedute in un luogo in cui possano trovare posto dodicimila spettatori.
Art. 14 – Ogni funzionario pubblico è responsabile nei confronti del popolo.
Art. 15 – Sarà istituito un tribunale con l'unica funzione di giudicare delle loro prevaricazioni.
Art. 16 – I membri del corpo legislativo non potranno essere perseguiti da nessun tribunale costituito a causa delle opinioni che avranno espresso nell'assemblea: ma allo scadere delle loro funzioni la loro condotta sarà solennemente giudicata dal popolo che li aveva eletti. Il popolo si pronuncerà soltanto su questo punto: questo cittadino ha corrisposto o no alla fiducia di cui il popolo lo aveva onorato?
Art. 17 – I fatti concreti di corruzione e di tradimento che potessero essere imputati ai funzionari pubblici, di cui si è parlato nei due articoli precedenti, saranno giudicati dal tribunale popolare e i loro delitti privati dai tribunali ordinari.
Art. 18 – Tutti i membri del corpo legislativo e tutti i membri degli uffici esecutivi saranno tenuti a rendere conto delle loro ricchezze entro due anni dallo spirare della loro carica.
Art. 19 – Quando i diritti del popolo siano violati da un atto legislativo o esecutivo, ogni dipartimento potrà deferire l'esame al resto della Repubblica; e nel termine che sarà stabilito, le assemblee primarie si riuniranno per manifestare la loro opinione su questo punto.
Art. 20 – La dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino sarà collocata nella posizione più in vista nei luoghi in cui le autorità costituite terranno le loro sedute; sarà portata, in forma solenne, in tute le cerimonie pubbliche e costituirà il primo oggetto dell'istruzione pubblica.

Massimiliano Robespierre 10 maggio 1793

Robespierre, La scalata al cielo, a cura di Mario A. Cattaneo, edizioni Essedue, p. 115 - 118

Robespierre manifesta la necessità di una Costituzione mediante la quale le persone decidono che cosa può o non può fare lo Stato. Il loro Stato è quello che obbedisce a questa Costituzione e quando non lo fa diventa un'organizzazione criminale. Robespierre ha abbattuto Dio come punto di riferimento della società e ha liberato l'uomo dall'essere un servo obbediente di Dio diventando cittadino portatore di diritti nei confronti dello Stato.

L'esigenza posta da Robespierre è l'esigenza della democrazia. Non si può dire che Robespierre sia un illuminista. Robespierre era un democratico e il suo concetto di democrazia era in contrasto anche con i concetti sociali degli illuministi.

In quest'epoca c'è il periodo del terrore per i terroristi che fino ad allora avevano agito nell'impunità. Uccidevano i contadini, uccidevano gli emarginati, e compivano ogni sorta di misfatto. Al di là di chi nel direttorio ordinò la persecuzione di borghesi legati alla monarchia e di nobili, sta di fatto che costoro agirono in concerto con la Prussia. Il tentativo della Prussia di distruggere la Francia Repubblicana era in atto.

Eppure:

"I re di Prussia si aspettava una fuga precipitosa; ma i sanculotti resistettero, invece, e raddoppiarono il fuoco, Kellerman, inalberando il cappello in cima alla spada, gridò: "Viva la nazione!" La truppa, di battaglione in battaglione, riprese la sua parola d'ordine rivoluzionaria, sotto il fuoco dell'esercito regolare più rinomato d'Europa non un solo uomo indietreggiò."

Albert Soboul, La rivoluzione Francese, Newton, 1974, p. 214

Il 20 settembre 1792, in quell'episodio, la Francia divenne una nazione.

Quando il 28 luglio 1794 giustiziarono Robespierre dopo aver fallito numerosi attentati contro di lui, la spinta rivoluzionaria di trasformazione del paese cessò.

Scrive Soboul:

"Caduto Robespierre, il governo rivoluzionario non gli sopravvisse e la reazione progredì rapidamente. Dietro l'accanimento e il caos delle lotte politiche, il carattere sociale della reazione conferisce al periodo termidoriano il suo principale interesse. Il regime dell'anno II aveva un contenuto sociale e popolare che misure come i decreti di ventoso e la legge di beneficienza nazionale avevano sottolineato; sul piano politico aveva permesso al popolo di partecipare alla direzione della vita politica. In questo modo il privilegio della ricchezza e il monopolio politico instaurato dalla Costituente a profitto della borghesia erano stati battuti sulla breccia."

Albert Soboul, La rivoluzione francese, Newton, 1974, p. 329

Robespierre non può essere definito illuminista. Robespierre è il primo democratico dell'epoca moderna. Il padre di ogni Costituzione Europea. Lui, l'incorruttibile, ha mantenuto il timone verso un futuro che noi abitiamo, ma che lui poteva solo immaginare.

E quelli ammazzati col terrore? Costruire campi di sterminio è un reato passibile di pena di morte. Non esiste il diritto di imporre l'assolutismo, il dispotismo o i campi di sterminio. Il terrore era quello che gli uomini vivevano sotto la monarchia assoluta. Rimuovere la monarchia assoluta e i suoi tentativi di restaurazione è un dovere sociale e morale. Esattamente come la nostra Costituzione attuale impone ad ogni cittadino di difendere la Patria quando il diritto Costituzionale, fruito dai cittadini, è in pericolo.

 

 

Marghera, 08 settembre 2018

 

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Claudio Simeoni

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