Socrate figlio di Sofronisco

Le biografie dei giocatori - prima biografia

Capitolo 84

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Le biografie dei filosofi che partecipano alla partita di calcio

 

Socrate figlio di Sofronisco

 

Come è vissuto e come è morto Socrate figlio di Sofronisco?

Per capire il pensiero di Socrate è necessario interpretare i pochi dati che abbiamo relativi alla sua vita in relazione al periodo storico in cui è vissuto.

Socrate nasce nel 470 a. c. e muore nel 399 a. c. è vissuto, in sostanza nel periodo d'oro di Atene che fu resa grande da Pericle nato nel 495 a. c. e morto ad Atene nel 429 a.c..

Socrate ha partecipato alla guerra del Peloporneso come soldato quando molti Ateniesi oligarchi e traditori combattevano per Sparta contro Atene.

L'oligarchia contro la Democrazia.

Alcibiade è il personaggio che ci chiarisce la realtà esistenziale di Socrate.

Alcibiade era un allievo di Socrate. Era un oligarca, ideologicamente un tiranno. Un oligarca fatto generale a cui tanto faceva guidare gli oligarchi spartani contro la democratica Atene che organizzare insurrezioni per indebolire Atene. In quanto oligarca, aveva in odio la democrazia al punto che "si dice" sia stato il protagonista dello "scandalo delle Erme" consistito nella devastazione delle teste di Hermes messe su una piccola colonna di marmo e che adornavano i crocicchi, le strade e le case private, come protettore dei viandanti.

Socrate fu "maestro" di Crizia, parente di Platone, che divenne il capo dei trenta tiranni imposti da Sparta dopo la sconfitta di Atene. Oggi lo avremmo chiamato collaborazionista e condannato a morte dopo la guerra.

I Trenta Tiranni furono imposti dagli Spartani dopo la sconfitta di Atene nelle guerre del Peloporneso e rimasero in carica dal 404 al giugno del 403.

Si racconta che nel 404 i Tiranni ordinarono a Socrate e ad altri quattro cittadini Ateniesi di arrestare il democratico Leone di Salamina per metterlo a morte. Si dice che Socrate si sia rifiutato di compiere l'incarico, ma non si dice quanti incarichi ha compiuto prima di rifiutarsi. Inoltre, per ricevere quell'incarico doveva essere un uomo di fiducia dei tiranni e questo ci chiarisce molti punti della filosofia attribuita a Socrate.

I Trenta Tiranni furono destituiti dal ritorno dei democratici costretti all'esilio e guidati da Trasibulo.

Socrate era, dunque, un nemico della democrazia e questo ci fa comprendere come nel suo pensiero l'altro, l'uomo, sparisce in funzione del Socrate al di sopra degli uomini e indicato come l'uomo più saggio del mondo: una sorta di dittatore del pensiero.

Furono i democratici Anito e Licone ad accusare l'oligarca Socrate attraverso Meleto.

Socrate non è stato processato perché: "non credeva negli Dèi", ma è stato processato perché: era un oligarca nemico di una democrazia appena ripristinata. E' come se dopo la seconda guerra mondiale si fosse processato Hitler o Mussolini.

Il pensiero di Socrate, descritto da Platone, è un pensiero assolutista che odia la democrazia.

Scrive Platone:

«Ma - seguitai - torniamo a trattare del modo in cui l'uomo da oligarchico si trasforma in democratico. A me pare che il più delle volte la trasformazione avvenga così». «Come?».
«Quando capita che un giovane, allevato nel modo che si diceva, e cioè senza una vera educazione e all'insegna dell'avarizia, trova gusto al miele dei fuchi, e condivide la compagnia di questi esseri focosi e terribili, capaci di suscitare infiniti piaceri di ogni genere e tipo, allora puoi ritenere che questo sia l'inizio della sua trasformazione: il suo temperamento oligarchico lascia il posto a quello democratico».
«E' proprio inevitabile che così avvenga», disse.
«Del resto, se lo Stato modificava la sua struttura quando giungevano aiuti dall'estero all'opposizione - e s'intende che l'alleanza è fra gente della stessa tendenza politica - , perché: non dovrebbe fare altrettanto anche il giovane, allorché: alla parte del suo temperamento che è all'opposizione vengono in aiuto dall'esterno certi tipi di desideri che le sono affini e congeneri?».

«Senza dubbio».

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E ancora, scrive Platone:

«A lungo andare, poi, prendono possesso della fortezza dell'anima, rendendosi conto che essa è vuota di nozioni, di studi elevati, e di validi ragionamenti, i quali, nella mente degli uomini prediletti dagli dèi, costituiscono i più strenui guardiani e difensori»!
«Certo, e di gran lunga!», disse. «A tal punto vengono a galla opinioni e discorsi del tutto infondati e falsi che, sostituendosi a quelli veri, ne prendono il posto».
«Non c'è il minimo dubbio», amo mise lui.
«E quest'uomo non torna forse dai famosi Lotofagi, a condividerne la casa? E se dai suoi parenti giungesse qualche altro sostegno alla parte parsimoniosa della sua anima, quei tali discorsi campati per aria chiuderebbero i passaggi delle mura regali che hanno in sé:, e impedirebbero l'arrivo dei soccorsi. D'altra parte non danno neppure accoglienza ai saggi consigli dei cittadini anziani, anzi, siccome alla fine della battaglia sono proprio questi vani discorsi ad uscir vincitori, senza tenerne alcun conto, finisce che mettono al bando il pudore, chiamandolo stoltezza, che espellono la temperanza coprendola di insulti e dandole il nome di viltà; e così pure danno il benservito all'equilibrio e alla parsimonia nelle spese presentandoli come spilorceria e rozzezza, grazie anche alla complicità di molti insidiosi desideri».
«Proprio così».
«E dopo che hanno svuotato e ripulito l'anima di chi è in loro potere e iniziato ai loro misteri, ecco che introducono la sopraffazione e l'anarchia, la dissolutezza e l'impudenza, agghindate di splendenti corone e con gran seguito, e così plaudendole e blandendole, chiamano buone maniere la prepotenza, libertà l'anarchia, Al munificenza la dissolutezza, coraggio la sfrontatezza».
«Non è forse questo - domandai- il modo in cui un giovane da una formazione che fa leva sui desideri necessari passa alla più totale libertà e rilassatezza nel concedersi a desideri non necessari e niente affatto utili?».
«Non c'è il minimo dubbio», rispose.

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L'ideologia espressa da Socrate, come descritta da Platone, dimostra una pratica di vita volta all'oligarchia, alla dittatura, contro i cittadini di Atene.

Processato, Socrate è stato condannato a morte da un tribunale popolare. E' irrilevante che egli abbia scelto la condanna a morte alla possibile fuga o all'esilio. Si tratta piuttosto di un desiderio di suicidio ritenendosi troppo vecchio per affrontare l'esilio che gli avevano proposto.

Socrate incarna il modello ideale del dittatore, pronto a morire pur di affermare il suo diritto di esercitare la dittatura sugli uomini al punto che Platone non si prenderà mai la responsabilità della propria filosofia, ma la nasconderà dietro al nome di Socrate.

Tutto ciò che noi sappiamo del pensiero di Socrate ci è arrivato da Platone: il filosofo dei dittatori.

Socrate è stato condannato a morte per delitto in quanto colpevole di aver combattuto contro la democrazia e di aver avuto come complici il traditore oligarca Alcibiade e il dittatore Crizia.

Nota: Il testo da cui son state tratte le citazione è Platone "Tutti gli scritti" a cura di Giovanni Reale ed. Bompiani 2014 traduzione de La Repubblica a cura di Roberto Radice (il numero di pagina alla citazione si riferisce a questo testo).

 

 

Marghera, 07 settembre 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
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