La biografia di Soren Aabye Kierkegaard

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Claudio Simeoni

 

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La biografia di Soren Aabye Kierkegaard

 

La vita di Kierkegaard è una vita che si svolge nel senso di colpa, nella percezione soggettiva del peccato, nella paura di Dio e nell'autopunizione per compiacere Dio.

Il peccato che Kierkegaard sente sulle sue spalle è un peccato, una colpa, commessa da suo padre di cui egli sente il bisogno di espiare in quanto, ritiene, che sia giusto che i figli paghino per le colpe dei padri.

Kierkegaard nasce nel 1813 a Copenaghen. Era il periodo in cui in Danimarca i Pietisti si facevano propaganda distribuendo bibbie e timore di Dio. Kierkegaard sarà sottoposto ad una educazione cristiana fanatica e severa fino al parossismo.

I genitori di Kierkegaard sono anziani e Soren è l'ultimo di sette fratelli. Di questi, cinque fratelli muoiono prima che compia 21 anni.

Il padre, al momento della morte, gli confessa un "peccato" che convince Soren Kierkegaard di essere "maledetto da Dio". Questa convinzione si rafforza con la morte dei fratelli e della prima moglie del padre, Kierkegaard, convinto di essere maledetto da Dio, non è più in grado di rinunciare alla condizione di assoluto peccatore che il padre gli ha imposto. Essere un assoluto peccatore gli permette, mediante l'espiazione, di tornare a Dio. In sostanza Kerkegaard si autoinfligge l'angoscia allo stesso modo in cui i pententi cristiani si impongono il cilicio. E' la sessualità dell'autoflagellazione.

Studia teologia e tenta di diventare prete, ma poi rinuncia alla carriera come rinuncia ad avere rapporti con la fidanzata Regine Olsen.

La filosofia di Kierkegaard è un lungo elogio alla potenza di Dio. Un lungo lamento angoscioso per essere un peccatore e sogna di essere sacrificato sulla pira da Abramo al posto di Isacco per la gloria di Dio.

Nella filosofia di Kierkegaard non esiste speculazione, non esiste critica, non esiste l'uomo che pensa il mondo, esiste solo la sua malattia che lo spinge ad esaltare Dio e a vivere lo stato angoscioso dei suoi presunti peccati come espiazione.

Fra il 1843 3 il 1845 scrive "Aut-aut", "Timore e tremore" e "Studi sul cammino della vita". Lavori in cui c'è una ossessiva ricerca del peccatore che cerca di beneficiare dell'onnipotenza del suo Dio che alla sua coscienza appare sempre più lontano e indifferente al suo stato d'angoscia.

Nel 1855 la sua angoscia finalmente trionfa. Colpito da paralisi, muore a 42 anni.

Kierkegaard non ha mai viaggiato, non ha mai partecipato al dibattito sociale, non si è mai confrontato con qualcuno che non fosse l'immagine che aveva in testa del suo Dio del quale cercava quella provvidenza che non arrivò mai.

Kierkegaard appare più un caso da malattia psichiatrica che un filosofo. Le sue affermazioni sembrano le confessioni di un paziente che vive con angoscia i suoi sensi di colpa e che fa dei propri sensi di colpa modello esistenziale da presentare alla società. Eppure è considerato il padre dell'esistenzialismo come se tutto l'esistenzialismo altro non fosse che legittimazione filosofica della malattia mentale che produce angoscia.

 

 

Marghera, 08 settembre 2018

 

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Claudio Simeoni

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Guardiano dell'Anticristo

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