Vladimir Ilyich Ulyanov detto Lenin,
Sigmund Freud, Antonio Labriola

Giocatori dialettici
Quinto gruppo di cinque

Capitolo 26

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Ultimi tre giocatori della squadra dei dialettici vengono presentati agli spettatori.

Da Freud che dribbla col suo subconscio fra la fede in Mosè e il suo complesso di Edipo a Vladimir Ilyich Ulyanov detto Lenin che, prelevato in Svizzera e portato in Russia per firmare il patto di non belligeranza con l'impero Austro-Ungarico, deve risolvere uno dei massimi problemi di filosofia: "Se i poveri conquistano lo Stato, quale sarà lo Stato e le funzioni per le quali i poveri lo costruiranno?"

E, infine, Antonio Labriola che sposò le tesi di Engels facendole coincidere con quelle di un cristianesimo immaginario.

Sigmund Freud

Nel corso delle nostre indagini l'unico punto di riferimento è stato fino ad ora il tratto caratteristico dell'essere cosciente o inconscio; ma abbiamo veduto come tale indicazione possa assumere più di un significato. Va detto che tutto il nostro sapere è invariabilmente legato alla coscienza.

Sigmund Freud, L'Io e l'Es, Editore Boringhieri, 1982, p. 28

Antonio Labriola

Quello che ora importa non è più di stabilire in una maniera generica l'orizzonte della coscienza socratica, e di assegnare la caratteristica di quella intuizione teleologica, che ne fissava bene i confini sì rispetto alle convinzioni comuni, come in rapporto alle spiegazioni meccaniche dei filosofi naturali, ma di vedere fino a che punto i concetti di Dio, del mondo e dell'anima umana, gli oggetti in somma della metafisica, potessero già allora venir subordinati all'esigenza della dimostrazione dialettica.

Antonio Labriola, Il concetto della divinità e dell'anima umana nell'orizzonte socratico in Tutti gli scritti filosofici e di teoria dell'educazione, Bompiani, 2014, p. 649

Vladimir Ilyich Ulyanov detto Lenin

L'analisi delle tre questioni sopra indicate costituisce ancora l'argomento fondamentale del volume, ma ho dovuto cominciare da due altre questioni più generali: perché una parola d'ordine così «innocua» e «naturale» come quella della «libertà di critica» è per noi un vero grido di guerra? Perché non possiamo intenderei nemmeno sulla questione fondamentale della funzione della socialdemocrazia di fronte al movimento spontaneo delle masse?

Vladimir Ilyich Ulyanov detto Lenin, Che Fare dalle opere scelte in sei volumi Editori Riuniti – Edizioni Progress, 1972, p. 247

 

Marghera, 13 marzo 2018

 

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Claudio Simeoni

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