Goce Nanevski
Claudio Simeoni: la religione Pagana nell'arte.
53esima Biennale di Venezia: La Religione Pagana come bisogno umano espresso nell'arte.
Gli artisti, le opere e le idee religiose Pagane espresse in esse.
English version: Goce Nanevski at the 53rd Venice Biennale
Un artista diventa
grande quando è in grado di rappresentare, simbolicamente, la situazione
culturale del suo tempo; le tensioni emotive e le condizioni di vita e tale rappresentazione
viene recepita dal visitatore.
Goce Nanevski vive e
trasmette la sua percezione religiosa che emerge dalla cultura Macedone.
Per condizione
religiosa intendo la tensione emotiva che spinge la percezione dell’artista nel
mondo. Poi, con la sua arte, l'artista rappresenta le emozioni con le quali costruisce
delle relazioni emotivamente coinvolgenti fra il suo percepito e i visitatori.
Goce Nanevski, a
Venezia per la 53^ biennale, presenta la “situazione oggettiva in cui le sue
emozioni si muovono”.
Le sue opere, che la
Repubblica di Macedonia ha presentato, descrivono i sentimenti dell’uomo
macedone, ma, oserei dire, di tutti gli uomini occidentali.
Le opere presentate
dalla Repubblica di Macedonia di Goce Nanevski consistono in serie infinite di
ruote numeriche di contatori di distributori di benzina che fissati su un
telaio in file parallele, non hanno nessuna possibilità di movimento se non
quella di ruotare su sé stesse e di muoversi nello spazio seguendo il movimento
dell’intero telaio. Un telaio mobile che nel caso dell’opera maggiore si sposta
su un binario, mentre, nel caso dell’opera minore è montata seguendo gli assi
di un giroscopio.
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In tutta la
struttura dell’opera l’elemento più
piccolo è il numero. |
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Il numero sulle ruote
rappresenta l’unità. Rappresenta l’uomo, il soggetto, l’individuo sociale.
Un numero infinito di
numeri in un numero infinito di ruote che girano su un perno e che si muovono
all’unisono seguendo il movimento della struttura che li contiene.
L’uomo ridotto ad un
numero; il numero ridotto a massa; la massa che si muove dove chi guida la
struttura vuole che si muova. Con la sua volontà il numero, l’uomo, può solo
girare attorno al perno che ne contiene il movimento e impone la direzione.
Sembra quasi sentire
Grieg nel Peer Gynt riflettere: “Avanti o indietro il cammino è ugualmente
lungo e ugualmente corto”. In ogni caso, Nanevsky lo vede sempre condurre nel
medesimo posto.
Goce Nanevski
riflette sull’uomo prigioniero delle convenzioni e delle regole sociali dalle
quali fatica a differenziarsi. Una prigionia che esaurisce gli sforzi della sua
libertà. A volte, quando la struttura si mette in moto, si illude in un
imminente cambiamento. Eccolo l’uomo applaudire al nuovo cambiamento. Poi, la
struttura si ferma, e al singolo individuo non resta che continuare a girare
sulla sua ruota.
L’individuo tenta di
uscire dalla massificazione, ma il perno, rappresentato dalla manipolazione
mentale che ha subito fin da bambino, gli impedisce di cogliere, dall’esterno
della sua massificazione, il senso dell’insieme in cui è immerso.
E’ la condizione
oggettiva che chiude l’uomo nella sua dimensione socialmente imposta.
Non esiste, nell’arte
di Goce Nanevski la ribellione. Quasi questa fosse impossibile. Come se fosse
impossibile lottare contro la manipolazione mentale infantile che ha fissato il
perno attorno al quale ruota l’esistenza umana.
Tutti gli Esseri
Umani sono dei prigionieri nella loro esistenza e applaudono e sbraitano quando
la massa si muove nell’attesa angosciosa di un cambiamento. Un cambiamento che
è solo pura illusione in quanto la struttura ha cambiato posizione, ma non è
cambiata la condizione del singolo numero sulla singola ruota.
Sembra quasi di
vederli quei numeri, litigare e sbraitare per stabilire quale numero, su quella
singola ruota, sia più importante di un altro numero. Oppure, si può immaginare
il campanilismo di una ruota contro un’altra ruota. O una riga di ruote far
scaldare i propri bombardieri contro un’altra riga di ruote che appartengono all’
“impero di un qualche male”.
Non posso entrare
nella testa di Nanevski, ma posso leggere il simbolo della sua arte in
relazione ai bisogni e alle tensioni che si esprimono nella società in cui
vivo.
Nanevski non dà
soluzioni; descrive una situazione prendendo atto di una propria impotenza
quasi fosse consapevole che, la sua stessa condizione, in fondo, è quella di
essere un numero su una di quelle ruote impossibilitato a cambiare la
situazione nella quale vive.
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L’uomo “numero”
sulla ruota imperniata nella
massa sociale. |
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Dell’uomo, numero sulla
ruota numerata del distributore di benzina, noi conosciamo tutte le tensioni
psicologiche. Egli vive la sua condizione con ansia, angoscia e rabbia, nel
tentativo disperato di modificare la sua condizione. Egli vive la sua
condizione con partecipazione, piacere e impegno, per fissare quella condizione
nel segno della felicità.
Tutto ruota attorno
al perno della manipolazione mentale emotiva. Il perno di metallo che nella
testa ci è stato infilato fin dall’infanzia e, prima ancora, mentre eravamo
nell’utero materno. Un perno, la cui rimozione comporta una tale quantità di
dolore emotivo da volerlo ignorare: possiamo protestare per la nostra
condizione di numeri che ci massifica in un’omologazione collettiva, ma non
mettiamo mai in discussione quel perno della manipolazione emotiva infantile
che potrebbe farci emergere dalla massa. Non lo facciamo né per noi stessi, per
il dolore che comporterebbe farlo, né nei confronti dei nostri figli perché
siamo incapaci di girare sulla nostra ruota senza farli diventare come noi:
numeri su una ruota in cui conchiudere la loro vita. Quel perno diventa parte
di noi stessi. Una condizione naturale del nostro esistere formato da tutte
quelle idee preconcette, da tutte quelle convinzioni ed opinioni, che ci
sembrano naturali e che non permettiamo a nessuno di contestare o criticare.
Quel perno, che chiude l’uomo come un numero sulla sua ruota, è diventato per
l’uomo una condizione naturale. Molti uomini sono pronti a combattere affinché
nessuno tocchi quel perno diventato, in ultima analisi, la loro reale e
naturale condizione d’esistenza.
Goce Nanevski ci
racconta di questa condizione umana e ci consente di riflettere sul nostro
essere nel mondo come individui sociali.
Marghera, 11 giugno 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
E-MAIL:
claudiosimeoni@libero.it
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GENERALE DELLA RELIGIONE PAGANA