La vita, la globalizzazione, l’ambiente urbano
Le opere di Hsieh Ying-Chun, Chen Chieh-Jen e Chien-Chi Chang
Presentate dal Taipei Fine Arts Museum di Taiwan
Claudio Simeoni: la religione Pagana nell'arte.
53esima Biennale di Venezia: La Religione Pagana come bisogno umano espresso nell'arte.
Gli artisti, le opere e le idee religiose Pagane espresse in esse.
English version: Hsieh Ying-Chun, Chen Chieh-Jen and Chien-Chi Chang at the 53rd Venice Biennale
Il museo
di Taipei in Taiwan alla 53esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia,
Biennale di Venezia, presenta tre artisti che descrivono le trasformazioni del
mondo attraverso le trasformazioni sociali che la globalizzazione impone.
Hsieh
Ying-Chun, Chen Chieh-Jen e Chien-Chi Chang, sono presentati dal Taipei Fine
Arts Museum di Taiwan e sono in bilico fra denuncia e sfruttamento delle
condizioni denunciate. Fra denuncia della miseria degli Esseri Umani che
affrontano il futuro e lo sfruttamento della miseria di alcuni Esseri Umani per
inchiodare al presente le prospettive nei confronti del futuro dei visitatori.
Alcuni di
loro vivono negli USA. Proprio per questo sono in grado di documentare,
attraverso l’arte, aspetti della globalizzazione spesso sconosciuti alla
cronaca.
Nell’arte
di Hsieh Ying-Chun viene rappresentato il passaggio da un’economia agricola e
pastorale a quella edilizia. Il lavoro che si trasforma e trasforma l’uomo che
lo svolge.
Alcune scene
presentate da Hsieh Ying-Chun attraverso foto e filmati, sono estremamente
drammatiche. Il lavoro che si separa dall’uomo. Non è più uno strumento con cui
l’uomo trasforma il mondo in base alle proprie esigenze. L’uomo diventa uno
strumento del lavoro. Il lavoro trasforma l’uomo in un alienato alla vita.
L’uomo
non vive più. L’uomo lavora. Il lavoro diventa il soggetto che utilizza l’uomo.
L’uomo diventa l’oggetto e fine del lavoro. Il lavoro considera, l’uomo che
lavora, un costo.
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Nel cambiamento della
relazione lavoro-uomo sta tutta
la drammaticità di quanto presentato alla
Biennale di Venezia da Hsieh Ying-Chun. La globalizzazione
allontana l’uomo dalla vita precedente. Quella vita che lo
ritraeva con bufali e capre: ma davvero era quella
la vita migliore? |
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Il lavoro
presentato da Hsieh evoca immagini schiaviste, ma quando lo schiavismo dal
profondo dell’anima entra nella ragione, allora viene riconosciuto dalla
coscienza dell’individuo. E in quel momento l’individuo immagina un futuro
diverso.
Un futuro
in bilico fra libertà e costrizione nelle condizioni, come nell’arte presentata
da Chien-Chi Chang sui lavoratori illegali a New York a Chinattown. Persone che
si adattano a vivere nelle pieghe della metropoli e che possiamo incontrare in
Italia portando gli occhi là dove non vogliamo vedere. Persone che impongono sé
stesse come persone a società che vorrebbero imporre loro il ruolo di
“lavoratori”. “lavoratori” che spariscono alla vista una volta riposti gli
attrezzi con cui la società li ha sfruttati. “lavoratori”, non persone.
“lavoratori” che vengono criminalizzati non appena, per sopravvivere, scorgono
delle pieghe nella società e tentano di infilarsi svolgendo lavori sporchi,
spesso ai confini di criminalità emarginata, per poter sopravvivere.
Così gli
emarginati di Chien-Chi Chang sono gli emarginati delle città del Veneto contro
i quali sindaci come gli sceriffi Bitonci, Gentilini, Zanonato, Tosi, Cacciari,
ecc. si divertono a scatenare le bande dei vigili urbani, in disprezzo della
Costituzione, per perseguitare e vessare i disperati pur di avere una manciata
di voti elettorali.
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L’estetica della
miseria viene rappresentata dall’artista che dalla
miseria si separa. Il turista si compiace
della povertà, la considera “tipica”. Oggetto da fotografare
e mostrare come fosse un trofeo
di caccia. Lo Stregone vive le
stesse passioni; soffre con gli uomini
quando le passioni e le aspettative per
il loro futuro sono soffocate. Lo Stregone si
compiace ed esulta quando una sbarra
della gabbia viene rimossa. Uno Stregone non ama
l’estetica della miseria: la miseria è miseria intesa
come distruzione della vita. Non ha nulla di
nobile! Uno Stregone non
afferra l’aspetto estetico della vita; afferra l’aspetto
emotivo! Quando Achille
trascina col suo carro il corpo esanime di
Ettore, lo Stregone non coglie il trionfo
di Achille, ma partecipa del
dolore di Ettore. Così non c’è “gloria”
nel vigile urbano che abbandona l’anziana mendicante
nella neve dopo averle tolto le scarpe, ma
solo un sentimento di disprezzo nei confronti del
Vigile Urbano e del suo sindaco (accadde a
Como)! |
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La
miseria della vita degli immigrati e le difficoltà di emigrare e immigrare.
Come le
scene proposte da Chen Chieh-Jen. Difficoltà di emigrare; difficoltà ad
immigrare. Difficoltà delle persone di percorrere il proprio spazio di vita
ingabbiate in regole che vengono tenute nascoste per truffare le persone.
Ingannare.
Le donne
che leggono all’ufficio immigrazione la loro tristezza e la loro disperazione.
Non amo
questo tipo di rappresentazione.
L’autore
parla di “denuncia” delle difficoltà fra USA e Taiwan, mentre io colgo un
tentativo di speculazione del dolore. Usare il dolore per coinvolgere le
persone in operazioni che non solo non leniscono il dolore, ma lo alimentano al
fine di garantire ad altri speculatori di coinvolgere le persone per i loro progetti.
Inchiodare
le persone sul dolore vissuto da altre persone affinché anch’esse non siano in
grado di progettare il loro futuro. Sfruttare la con-passione e l’empatia
emotiva fra gli Esseri Umani per impedire ad una parte degli Esseri Umani di
progettare il loro futuro perché qualcuno ha bloccato nel dolore e nelle
difficoltà il futuro di alcuni (o la maggior parte) di Esseri Umani.
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Chi vive nel Veneto, in
Italia, conosce molto bene
questo tipo di immigrazione ed è compartecipe del
dolore di chi sta tentando di fondare il proprio
futuro. Chi vive in Veneto è
consapevole dell’odio che gli amministratori
del Veneto esercitano nei
confronti dei poveri, degli emarginati,
degli immigrati. |
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Chi ha
vissuto l’evoluzione della società Veneta dagli anni ’60 ad oggi ha assistito alla
progressiva occupazione dell’emarginazione sociale (la riserva di manodopera
per gli industriali e il terziario fatto di lavoro nero e precariato)
dell’immigrazione sulla quale si riversava la ferocia di poliziotti, vigili
urbani e amministratori locali.
Quando
guardiamo l’esposizione artistica di Taiwan che si tiene presso Palazzo delle
Prigioni Castello 4209; quale parte scegliamo?
Quello
dell’artista o quello dei soggetti che l’artista rappresenta?
E’ una
domanda chiave in Stregoneria. A seconda della scelta emotiva che noi facciamo,
il futuro che costruiremo, sempre che sapremo costruirlo, sarà diverso e,
forse, nemmeno ci sarà.
Marghera, 28 giugno 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
E-MAIL:
claudiosimeoni@libero.it
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