I sintomi comuni di cristianesimo e schizofrenia

Ronald David Laing e l'Io diviso

La filosofia della Religione Pagana

di Claudio Simeoni

Filosofia Pagana

 

Nell'Io diviso Ronald David Laing descrive molto bene la sensazione della persona che fuggendo dalla realtà quotidiana si rifugia nel misticismo intimista in una realtà virtuale che diventa l'intero mondo della sua esistenza.

Il grande torto di Laing fu quello di non riconoscere, alla base delle malattie mentali, l'attività distruttiva del cristianesimo sull'infanzia. Si limitò ad attribuire la causa familiare alle malattie psichiatriche. Ma la famiglia non è un ente astratto. E' un soggetto divenuto per adattamento soggettivo in un complesso ideologico e morale che ne condiziona i comportamenti e i comportamenti condizionati manipolano la struttura emotiva del nuovo nato che adatta la sua struttura emotiva alle condizioni incontrate. Non basta dire che "la famiglia" costringe il nuovo nato a mettere in atto strategie adattative. E' necessario dire che la famiglia cristiana, adattata in duemila anni, manipola la struttura psico-emotiva del nuovo nato costringendolo ad adattare sé stesso sviluppando i sintomi della malattia mentale. Una malattia che è sempre presente nel cristianesimo, ma i cui sintomi, per essere gestiti dai cristiani, devono essere contenuti entro i limiti della gestione sociale. Limiti che vengono superati quando l'educato alla fede cristiana entra in contraddizione emotiva con la realtà quotidiana che ai suoi dati di fede pretende l'analisi critica della realtà vissuta.

L'esistenzialismo laingiano non si libera dall'idea dell'uomo creato da dio. Non si libera dall'idea che esiste una "verità dell'uomo". Non accede all'idea che gli adattamenti dell'uomo all'ambiente, gli adattamenti intimi della sua struttura psico-emotiva, sono COSTRUZIONI di sé stesso al punto tale, nei casi in cui le sue scelte lo portano, da essere sé stesso solo nella malattia mentale. Quando la malattia mentale diventa l'esistenza del soggetto solo la farmacologia, inibendo i sintomi, può controllare quell'individuo. Non esiste la possibilità di ricondurre l'uomo ad un modello di "salute", esiste solo un sopravvivere, fra sintomi attenuati, fino alla morte.

Laing non ha l'idea secondo la quale l'uomo costruisce la sua fisicità, comprese le connessioni del proprio cervello, in base agli adattamenti che mette in atto come risposta alle sollecitazioni ambientali. Non conosce il cervello plastico. Quando la schizofrenia si manifesta, il soggetto ha costruito in quella direzione il proprio cervello e, all'analisi, la schizofrenia presenta una realtà fisiologica di un cervello (e di un corpo) modificato in funzione della schizofrenia.

Esiste la possibilità di individuare le cause sociali che inducono alla malattia mentale e affrontarle, correggerle, nel sistema sociale in cui viviamo rimuovendole una alla volta. Una volta rimossa una causa che concorre alla formazione di problemi sociali, la sua rimozione non porta a rimuovere i problemi sociali, ma questi assumono nuovi aspetti e sono necessarie altre analisi che individuino altre cause che producono i problemi. In sostanza è necessaria una modifica completa del sistema sociale e del sistema familiare che si possa modificare per molte generazioni affinché ci si allontani dall'attuale sistema sociale che, dominato dal cristianesimo, è la fonte della depressione e della malattia mentale in genere.

E coloro che oggi sono malati? Si fa quello che si può garantendo loro le migliori condizioni di vita possibili.

In compenso, è necessario essere assolutamente intolleranti rispetto al cristianesimo che manipolando la struttura psico-emotiva dei bambini costruisce la malattia mentale nella società al fine di gestire masse di persone per garantirsi il dominio della società.

Le teorie di Laing non sono utili per curare il singolo malato, ma sono utili per curare l'intera società dalla malattia cristiana.

Il cristiano vive una realtà intima separata dalla realtà quotidiana e nella realtà quotidiana presenta la sua realizzazione conquistata nell'intimità di sé stesso separato dal mondo e dalla vita.

La realtà non tocca questo individuo. E' lui che tocca la realtà. Egli non si trasforma in funzione delle sollecitazioni ricevute dalla sua vita reale, ma, al contrario, piega la sua vita reale alla sua realtà intima in un'assoluta difesa dall'ansia che la vita reale gli procura.

Laing è uno psichiatra e affronta la realtà patologica di un individuo affetto da malattia. Anche quando le condizioni non sono tali da riconoscere i comportamenti di un individuo all'interno di una malattia psichiatrica vera e propria, possiamo osservare comportamenti psicologici analoghi condizionare i comportamenti e le scelte delle persone.

La malattia psichiatrica porta le persone alla degenerazione dei comportamenti e dei rapporti interpersonali, ma la malattia psichiatrica può rimanere nel sottofondo dell'esistenza dell'individuo, condizionare le sue scelte pur senza esasperarne i comportamenti. La malattia che porta alla dissociazione dell'Io, manifestando un Io apparente e un Io malato, è prodotta dalle scelte malate fatte nella quotidianità tese a difendere l'individuo dall'ansia.

L'Io interiore si organizza in sé stesso all'interno di un mondo virtuale popolato da soggetti immaginari la cui funzione è quella dell'esaltazione dell'Io. In quel mondo non si creano problemi, ma le soluzioni dell'Io si trasformano in storie fantastiche, quasi sempre dai contenuti mistici, che possono sfociare in deliri.

Si assiste alla presenza di un Io che vive nella quotidianità. Un Io timoroso e apprensivo, privo di capacità di determinare sé stesso che manifesta un costante riflesso di un Io interiore che vive di delirio di onnipotenza all'interno di una realtà virtuale.

A differenza di quanto dice Laing l'Io "vero", cioè la realtà oggettiva della veicolazione della struttura emotiva del soggetto, non è l'Io che mi si presenta nella quotidianità, ma è l'Io virtuale, l'Io intimo, di cui l'individuo che mi si presenta nella quotidianità è solo un riflesso o, se preferiamo, una maschera.

Scrive Laing in l'Io diviso:

Le modifiche alle quali è soggetto l'io «interiore» sono già state in parte descritte. Possono essere casi riassunte:
1. L'io interiore diventa «fantasmatizzato» o «volatizzato», e perde ogni senso stabile di identità
2. Diventa irreale.
3. Si impoverisce e si svuota; è una cosa morta; è diviso.
4. Si carica sempre più di odio, di paura e di invidia.
Si tratta di quattro aspetti di un unico processo, osservati da punti di vista diversi.
In James il processo è arrivato al limite della salute mentale, e forse l'ha superato: questo giovane di ventott'anni aveva, come spesso succede, coltivato deliberatamente la frattura fra quello che egli considerava il suo «vero io» e il sistema del falso io.
Nella sua mente non c'era quasi pensiero, o azione, o modo di vedere le cose, che non fosse falso e irreale. Vedere, pensare, sentire, agire, tutto era meccanico e irreale, perché si trattava solo del modo con cui «loro» vedevano, pensavano, sentivano e agivano. Se al mattino, quando andava a prendere il treno, incontrava qualcuno, si adeguava a lui e parlava e scherzava sulle cose di cui tutti parlano normalmente. «Se mentre apro lo sportello del treno c'è qualcuno vicino il me, e io lo faccio passare avanti, non è perché voglio fargli una gentilezza: è soltanto un modo di comportarmi più che posso allo stesso modo di tutti gli altri». Ma i suoi sforzi per apparire come tutti erano accompagnati da un tale risentimento contro gli altri, e da un tale disprezzo per sé, che il suo comportamento risultava un bizzarro prodotto del conflitto fra il bisogno di nascondere i suoi «veri» sentimenti e il bisogno di rivelarli.

Che cos'è, o meglio, qual è il vero Io dell'individuo?

E' quello che viene presentato nella quotidianità o è l'Io che vive in una dimensione di intima virtualità popolato dai fantasmi di una rappresentazione immaginata?

E' colui che apre lo sportello del treno e con gentilezza fa passare davanti le persone che salgono sul treno o è colui che è attraversato da emozioni che ribollono di sentimenti di disprezzo e avversione per quelle stesse persone?

E' Gesù che ordina di dare da mangiare all'affamato o è Gesù che ordina di sgozzare chi non si mette in ginocchio davanti a lui?

E quelle emozioni sopite, controllate, represse nella loro veicolazione, quale Io mi stanno presentando?

L'individuo è ciò che è, malato di incapacità di vivere le contraddizioni della sua esistenza, o è ciò che viene rappresentato nel momento in cui apre la porta per far passare avanti un'altra persona? E che differenza di valore c'è fra quest'individuo che in questo momento, data una porta, la apre e lo stesso individuo che in una diversa situazione impugna una pistola e ammazza i passanti anziché cedere loro il passo?

La rappresentazione esteriore dipende dalle condizioni vissute, ma nelle condizioni vissute si veicola una condizione dell'Io che si è strutturata in una condizione virtuale e nella quale ha forgiato una serie di valori che esaltano quell'Io delirante.

Nell'Io intimo, tutto è reale. La realtà è propria dell'Io intimo che veicola nella dimensione virtuale e fantastica le emozioni che altrimenti non veicolerebbe nelle relazioni costruite nella vita quotidiana. Il fantastico diventa reale. Qualifica quell'Io. Consente a quell'Io di vivere e di alimentare la rappresentazione dell'Io apparente con cui quell'Io si presenta nel sistema sociale.

Tutto è falso nell'Io intimo perché tutto è costruito sull'immaginario prodotto per adattamento soggettivo alle imposizioni ricevute nell'educazione. Hanno educato quell'io a mettersi in ginocchio davanti a Gesù? Ma in quell'immaginario lui è Gesù. Lui è il braccio destro di Gesù. Lui è il dio che ordina il massacro di tutti coloro che non obbediscono.

L'Io apparente può aprire la porta e far passare il vicino, ma l'Io interiore vorrebbe uccidere quel vicino che non ha voluto riconoscere in lui il Gesù, il Profeta, l'Unto del signore che si è degnato di aprirgli la porta e di farlo passare.

Scrive Laing in l'Io diviso:

Cercava di affermare la sua identità sbandierando idee molto eccentriche: era pacifista e vegetariano; si interessava di teosofia, di astrologia, di occultismo, di spiritualismo. E sembra che il fattore singolo più importante per la sua salute mentale sia stato proprio il fatto di poter spartire con altri per lo meno le sue idee bizzarre: infatti, se non altro in questa zona ristretta era in grado qualche volta di essere con coloro coi quali aveva in comune delle idee e delle esperienze. Nella nostra cultura occidentale c'è il pericolo che idee ed esperienze del genere possano isolare un uomo dai suoi simili; e se al tempo stesso esse non lo portano a entrare in qualche piccolo gruppo con opinioni uguali alle sue, il suo isolamento rischia di diventare una forma di alienazione psicotica. In James, per esempio, lo «schema corporeo» era qualcosa che si estendeva al di là della nascita e della morte, e che non rispettava i limiti normali di tempo e spazio; inoltre egli aveva varie esperienze mistiche, nelle quali si sentiva in unione con l'Assoluto e con la Sola Realtà. Le leggi dalle quali egli sapeva «segretamente» che il mondo era governato erano leggi magiche: sebbene fosse un chimico di professione, egli in realtà non credeva nelle leggi della scienza, bensì nell'alchimia, nella magia nera e bianca, nell'astrologia. Il suo «io», che solo parzialmente si realizzava (diventava reale) nei rapporti con coloro che condividevano le sue idee, era sempre più preso dal mondo della magia e sempre più ne diventava parte esso stesso. Gli oggetti della fantasia o della immaginazione obbediscono a leggi magiche, e stanno fra loro in relazioni magiche, non reali: cosi, quando l'io partecipa sempre più profondamente a relazioni fantastiche e sempre meno a relazioni reali, è destinato a perdere di realtà propria, e a divenire, come gli oggetti con cui sta in relazione, un fantasma.

L'Io intimo che vive una dimensione virtuale è immerso in un delirio di onnipotenza. L'onnipotenza si manifesta con idee assolutiste infarcite di dogmi capaci di identificare il proprio assolutismo dogmatico. Vegetariano e pacifista con interessi relativi alla teosofia, all'astrologia, all'occultismo e allo spiritismo.

In che senso queste categorie di interesse alimentano l'assolutismo dell'Io intimo della persona?

"Io non sono come gli altri, io faccio questo…" Gli altri sono pensati come guerrafondai o come "carnivori", pseudo-cannibali, da cui il suo assolutismo prende le distanze, si separa. La teosofia lo mette in contatto con i "maestri", l'astrologia gli fa intravvedere il progetto del suo dio; l'occultismo gli fornisce gli strumenti con cui essere un padrone nel mondo; lo spiritismo lo mette in contatto con una realtà "altra".

Laing, parlando del suo caso, non cita i cristiani che vivono questa patologia e che si sentono vicini al loro dio padrone, al loro Gesù alla Maria prostituta che recita il magnificat al suo violentatore. Nel delirio mistico il cristiano identifica sé stesso col suo dio: vede sé stesso nel Gesù che arriva alla fine dei tempi dalle nubi mentre le stelle cadono sulla terra ed elevarlo nei cieli perché lo riconosce uguale a lui. Gli altri sono i cattivi che non amano Gesù come lui mentre il suo vero Io profondo manifesta un Io razionale che con fare devoto veicola il suo misticismo nella società costringendo gli uomini a riconoscerlo come "fratello di Gesù" se non Gesù stesso.

Nel cristianesimo il delirio del credere precede sempre l'analisi della realtà e l'analisi della realtà da parte di un cristiano è possibile solo se il suo credere, la sua fede, viene accettata e si può esprimere senza essere contraddetta. Solo quando il cristiano non trova opposizione ai suoi deliri che chiamano "buono" il suo dio assassino, allora è sufficientemente gentile da aiutare la vecchietta ad attraversare la strada. In caso contrario, aiuta la vecchietta a finire sotto le ruote del tram.

Per il cristiano tutto è frutto della provvidenza del duo dio che chiama "magia". Tutto è finalizzato ad un disegno divino che chiama "destino". Il cristiano al destino imputa il proprio fallimento esistenziale. Un destino che chiama "volontà di dio" e che tenta di interpretare con una morale che nega il piacere al corpo o che fa del piacere una perversione con cui aggredire la società civile.

Il disegno del suo dio diventa idea del complottismo. Un complottismo prodotto da forze "occulte" che gli consentono di negare la realtà vissuta per attribuire gli accadimenti ad una realtà immaginata dalla quale ritiene di doversi difendere ad ogni costo.

Se la patologia schizofrenica accentua queste caratteristiche che diventano evidenti agli occhi dell'analista psichiatrico, queste caratteristiche sono evidenti in tutta la società civile occidentale e sono il prodotto dell'imprinting imposto dalla società ai nuovi nati. E' un marchio imposto dal cristianesimo alla struttura psico-emotiva dell'individuo il quale, costretto al delirio virtuale nel proprio immaginario popolato da dio, Gesù o la madonna, si difende con una scissione dell'Io dove l'immaginario domina sull'Io reale e l'Io reale tenta di controllare e veicolare le pulsioni dell'Io immaginario fintanto che i momenti di crisi esistenziale non rompono quella diga e la psichiatria riconosce l'esistenza di un problema psico-emotivo fino ad allora ignorato.

Scrive Laing in l'Io diviso:

Una delle conseguenze di ciò è che tutto diventa possibile per un «io» come questo, perché nulla è ormai definito, a differenza persino dei nostri desideri i quali debbono essere presto o tardi, dalla realtà, definiti in base alle necessità contingenti e limitate. In queste condizioni l'«io» può essere chiunque e dovunque e in ogni tempo: era quello che stava accadendo a James. Nella sua immaginazione si formava e cresceva sempre più la convinzione di possedere fantastici poteri (poteri occulti, magici, mistici), caratteristicamente vaghi e mal definiti, ma tali da suggerirgli di non essere semplicemente quel dato James, nato in quel dato tempo da quei certi genitori, ma bensì un individuo speciale portatore di una missione straordinaria: forse una re incarnazione del Budda, forse di Cristo.
Il «vero» io, insomma, non più ancorato al corpo mortale, diventa fantastico, si volatizza in un fantasma mutevole a seconda dell'immaginazione del momento. Al tempo stesso, isolato com'è a causa delle manovre di difesa contro i pericoli esterni, sentiti come minaccia della propria identità, esso perde anche quella precaria identità che poteva avere. Inoltre l'isolamento dalla realtà ha come conseguenza un impoverimento: il suo potere si fonda sull'impotenza, la sua libertà si esercita nel vuoto, la sua attività è senza vita. L'io si ritrova inaridito e morto.

I fantastici poteri sono contenuti in ogni immaginazione, in ogni Io, sottoposto alla violenza del cristianesimo. Il prete cristiano cattolico millanta il potere di trasformare il vino nel sangue di Gesù come millanta di regalare la vita eterna. In questo contesto il cristiano immagina i super-poteri. I poteri di fare i miracoli che millanta limitano la veicolazione nella società del suo delirio di onnipotenza, ma nel suo immaginario la realtà si trasforma in base ai suoi desideri di fede. Il potere di far resuscitare i morti o il potere di intervenire sulla natura in quel "fermati vento" che fa ritenere il cristiano di essere il padrone del mondo in cui vive.

Il cristiano condanna la medicina perché gli impedisce di fare i miracoli. Il cristiano usa la medicina perché la spaccia come miracolo in quanto dono del suo dio. Il delirio del cristiano, proprio dello schizofrenico, lo fa vivere fuori dal tempo, in ogni tempo e in ogni tempo ritrova un sé stesso che ha già vissuto identificandosi soggettivamente con "grandi uomini" del passato nei quali incarna il suo delirio. Lui è l'incarnato. Il ciò che è stato giustifica ciò che lui afferma di essere in un delirio in cui manifesta l'essenza del suo vero Io. Lui è Gesù, Napoleone, Buddha, ecc. perché nel suo immaginario egli è il padrone di una realtà che si piega a lui e che lui "governa" con grande saggezza.

Da questa dimensione dell'Io l'immaginazione precede e condiziona la dimensione dell'Io reale che nelle relazioni nel mondo procede con scatti di violenza seguiti da pause di depressione: il mondo reale non condivide la sua dimensione virtuale. Il mondo reale lo deride. Il mondo reale non si prostra. Il mondo reale pone problemi la cui soluzione non avviene per miracolo o per magia, ma solo per duro lavoro che implica la trasformazione di un soggetto che, rifiutandosi di abbandonare la dimensione virtuale in cui il suo delirio trova conforto e soddisfazione, è incapace di analizzare la realtà.

Ogni trasformazione soggettiva necessaria davanti alle condizioni della vita diventa un'aggressione al suo mondo virtuale. Viene vissuta come una minaccia e alla minaccia il cristiano risponde con l'ideale del genocidio: il dio padrone che distrugge tutta l'umanità col diluvio universale. Che sia l'ambito familiare o che sia l'ambito sociale, il cristiano, come lo schizofrenico, reagisce distruggendo quello o quanto ritiene sia una minaccia al suo mondo interiore.

Il cristiano è il dio che governa il mondo.

Ogni singolo cristiano si ritiene il dio che governa il mondo.

L'intera società è formata da cristiani che si ritengono altrettanti dio che governano il mondo.

In questo delirio si formano gerarchie di individui deliranti che si pensano dio che governano il mondo macellando chiunque, che si ritiene dio che pretende di governare il mondo diversamente da ognuno di loro, non si mettono in ginocchio al loro governare il mondo. Dove il dio più forte nel suo delirio di onnipotenza nega la legge e la dimensione sociale che limiterebbe la sua azione per pretendere obbedienza, accettazione e sottomissione.

L'Io fantastico è il vero io. Quando l'Io profondo, virtuale, viene bloccato dalla realtà, l'Io profondo entra in sofferenza e la depressione pervade l'individuo costretto alla sottomissione e all'obbedienza ad altri Io virtuali che, a differenza di lui, hanno un maggior controllo della realtà.

In questo contesto non c'è differenza fra lo psichiatra cristiano e il malato di schizofrenia: vivono entrambi la stessa realtà virtuale concordando che tale realtà virtuale è connessa con la realtà salvo piccoli sintomi come le allucinazioni, le voci, le pretese del paziente di confutare lo psichiatra, gli scatti d'ira violenta o il rinchiudersi dello schizofrenico in sé stesso. Lo psichiatra cristiano non può negare la realtà quando lo schizofrenico gli racconta di vedere Gesù. Gesù è una realtà propria dell'immaginario in cui lo psichiatra cristiano si identifica, ma deve negare i contenuti dell'immaginazione perché, altrimenti verrebbe messa in discussione l'immagine che lo psichiatra ha di sé stesso, e che proietta sul suo Gesù, dovendo, di fatto, sottomettersi al paziente che dialoga con Gesù.

Quella deve essere trattata come un'allucinazione. E' una questione di difesa messa in atto dallo psichiatra cristiano che in questo modo difende il suo Io interiore dalle pretese del paziente schizofrenico.

Poi interviene la chiesa cattolica per legittimare la virtualità immaginata rendendola oggetto con cui manipolare la struttura emotiva delle persone. In questo modo, alcune patologie psichiatriche diventano oggetto di devozione perché servono per giustificare l'imposizione dell'immaginario. Alcuni malati mentali vengono elevati agli onori degli altari, la malattia psichiatrica viene eletta a dono del suo dio a patto che questi malati mentali siano morti e vengano tacitati gli psichiatri che li hanno seguiti.

Scrive Laing in l'Io diviso:

Nei suoi sogni James si sentiva, ancor più che nella veglia, l'abitante solitario di una terra desolata. Per esempio:
1. Mi trovavo in un villaggio. A un certo punto capivo che era un villaggio abbandonato, in rovina e senza vita ...
2. Mi trovavo in mezzo a un paesaggio desolato e secco, nudo e senza vita. C'era appena un po' d'erba; i miei piedi erano nel fango ...
3. Stavo in un luogo deserto, di roccia e sabbia. Ero fuggito da qualcosa; ora avrei voluto tornare indietro, ma non sapevo da che parte andare ...
La tragica ironia di tutto questo è che, alla fine, l'ansia non viene evitata, ma anzi diviene più tormentosa, perché tutte le esperienze, sia nella veglia che nei sogni, sono permeate di un senso di nulla e di morte.
L'io può essere «reale» soltanto in relazione a persone e cose reali. Ma teme di essere inghiottito, risucchiato da tali relazioni. Allora il vero io entra in gioco solo con gli oggetti della fantasia, mentre tutte le transazioni col mondo vengono dirette da un falso io; in conseguenza, tutti gli elementi dell'esperienza subiscono vari e profondi cambiamenti fenomenologici.
Riassumendo: l'io, essendo trascendente, vuoto, onnipotente, e a modo suo, libero, perviene a uno stato in cui può essere chiunque nella fantasia, ma non è nessuno nella realtà.

Per il soggetto c'è un solo Io reale, ed è l'Io profondo che vive in un mondo virtuale separato dalla realtà quotidiana. Un Io reale che si esprime nel virtuale e che si difende dalla realtà quotidiana presentando un Io fittizio, di copertura, che recita la rappresentazione di quanto la realtà quotidiana si attende per poter difendere l'Io profondo e il mondo virtuale nel quale vive.

Tutto è vuoto e irreale fermato in un'attesa di un evento che crea ansia ma che viene sempre allontanato nel tempo alimentando, di fatto, lo stato d'ansia nella quale l'individuo vive proprio per alimentare la virtualità in cui il suo Io profondo può dominare.

A differenza di quanto dice Laing, l'Io è irreale davanti alle persone reali della vita quotidiana. L'Io profondo si presenta con la maschera di un Io reale che tenta di frenare l'Io profondo pur tentando di veicolarne la virtualità nella realtà.

L'individuo reale è l'individuo dell'Io profondo. Quello che si ritiene Gesù. Quello che domina il mondo col diluvio universale. Quello che macella tutti gli abitanti di Sodoma e Gomorra perché non fanno sesso come egli ritiene che debbano fare sesso.

L' Io reale è quello che scende in piazza per impedire alle persone di decidere se abortire. L'Io reale è quello che combatte il divorzio, le relazioni fra omosessuali, il diritto alla convivenza, all'eutanasia. L'Io reale è quello che manifesta contro le espressioni personali degli individui quando non coincidono con la sua morale o con quelli che lui chiama i suoi doveri. L'Io reale è quello che pretende sottomissione alla virtualità. L'altro è l'Io apparente. La maschera della tolleranza quando si riconoscere realtà oggettiva al dio padrone e legittimità a coloro che pretendono di imporre la "sua" volontà. Lo schizofrenico altro non è che il cristiano che vive lo stridere fra la sua realtà immaginata e la realtà sociale nella quale introduce la violenza dell'ira dello schizofrenico per legittimare la realtà virtuale in cui il suo delirio di onnipotenza si esprime.

Il vuoto virtuale alimenta il vuoto esistenziale.

Come il ragazzo che vive di videogiochi o il malato di gioco d'azzardo, così la schizofrenia è sintomo evidente della più diffusa malattia esistenziale indotta dal cristianesimo.

Si inducono malattie mentali per controllare gli individui sociali. Si controllano gli individui della società inducendo malattie mentali fin dalla prima infanzia.

L'Io può essere reale soltanto se si modifica e si plasma nelle relazioni con le persone e con le cose. Se l'Io non si trasforma continuamente adattandosi alla vita reale, siamo di fronte ad un Io che si è rifugiato in una dimensione immaginifica e che vive con sofferenza le relazioni con le persone e le cose perché vive con sofferenza una sua possibile modificazione per adattarsi alle condizioni incontrate.

Il cristianesimo è "verità". Una "verità" che pretende di essere riconosciuta e non modificata. Questa "verità" è una dimensione immaginaria, virtuale, in cui il desiderio soddisfa sé stesso desiderando sé stesso in un cortocircuito che ha nel delirio di onnipotenza la sua espressione.

Il vuoto esistenziale si crea cortocircuitando le emozioni nel nulla dell'immaginazione anziché nelle relazioni con gli oggetti e i soggetti del mondo reale.

L'individuo schizofrenico, il cristiano, vive il fallimento esistenziale e, per sopravvivere, fa in modo che il maggior numero di individui nella società vivano il suo stesso fallimento esistenziale riconoscendo realtà all'immaginazione nella quale delira.

Il "falso Io" è la maschera con cui il cristiano, lo schizofrenico, manifestano quella parvenza di omologazione che permette loro di aggredire la società civile.

Scrive Laing in l'Io diviso:

Le relazioni primarie di un io come questo riguardano gli oggetti delle sue stesse fantasie: questa è la ragione per cui alla fine esso si volatizza. Nel suo timore di affrontare con impegno l'elemento oggettivo esso lotta disperatamente per conservare la sua identità, ma non essendo più ancorato ai fatti, alla realtà contingente e definita, corre il rischio di perdere proprio ciò che soprattutto cercava di salvaguardare. Perdendo la dimensione contingente della realtà perde l'identità, e perdendo la realtà perde la possibilità di esercitare un'effettiva libertà di scelta nel mondo. Diviene morto nell'atto stesso di sfuggire al rischio di essere ucciso. E ora l'individuo non può più sentire il mondo come lo sentono gli altri, anche se forse si ricorda com'è per essi, se non per lui. Ma il senso immediato della realtà del mondo non può essere sostenuto dal sistema del falso io. Inoltre questo non può mai verificare la realtà: infatti la verifica della realtà richiede una facoltà critica (mind) propria, che possa scegliere fra varie alternative quella migliore, ma è proprio la mancanza di questa facoltà critica propria che rende falso il falso io.

L'interpretazione dei fenomeni che ne dà Laing non è l'interpretazione dei sintomi dello schizofrenico, ma è l'interpretazione della realtà immaginaria vissuta dal cristiano.

Schizofrenia e cristianesimo non si distinguono per qualità dei sintomi, ma per gradi, per intensità, con cui i sintomi, appropriandosi dell'individuo, passano dalla dimensione virtuale alla dimensione reale.

La realtà per il cristiano è quanto egli immagina; la sua verità. Una verità che gli inibisce ogni analisi della realtà. Ricordo quando affermai pubblicamente che Gesù era un pederasta che se ne stava con un bambino nudo e i cristiani vennero con le loro bibbie a chiedermi dov'era quanto citavo e, una volta dimostrato, esclamavano "ma io questo non l'ho mai letto!". E' un sintomo della schizofrenia che non solo si manifesta in sintomi allucinatori, ma le allucinazioni inibiscono l'arrivo alla coscienza di dati di realtà dissonanti dalle caratteristiche proprie del sistema allucinatorio. Così per il cristianesimo in cui la visione virtuale, in cui vive l'Io, costruita sulla fede annichilisce l'arrivo alla coscienza dei dati di realtà in contrasto con la fede.

Nel cristiano agisce lo stesso meccanismo di separazione fra l'Io profondo, reale, e l'Io irreale proposto alla realtà quotidiana che lo schizofrenico presenta al mondo quando difende la sua realtà delirante.

Laing rileva che il cristiano è morto nel momento in cui vuole sfuggire alla morte del corpo e guadagnarsi la vita eterna. Lo stesso è per lo schizofrenico e per altre malattie mentali che usano la paura nei confronti del mondo per difendersi dall'ansia.

In questo modo l'individuo non può più sentire il mondo come un campo di battaglia nel quale riversa le proprie emozioni per modificare la sua coscienza e la sua conoscenza. Si è ritratto dal mondo. Si è rifugiato nella sua realtà virtuale in cui egli domina e vive in uno stato di sicurezza protetto dalle interferenze del mondo. La sua diventa solo una lunga attesa della morte. Un lento deperire su sé stesso.

Il cristiano non è più in grado di ascoltare le sollecitazioni del mondo. Non è più in grado di usare la capacità critica dell'uomo. Non è più in grado di discriminare fra i fenomeni del mondo. Ogni volta che qualche cosa si presenta alla sua coscienza, l'Io profondo risponde collocando il fenomeno nella dimensione della propria fede. La fede del cristiano spiega qualunque cosa e tanto più la fede esprime il suo delirio di onnipotenza e tanto maggiore è il delirio con cui la sua ragione interpreta i fenomeni del mondo.

Scrive Laing in l'Io diviso:

Quando poi le esperienze del mondo esterno filtrano fino all'io interiore, questo non sa più né sentire né esprimere i suoi desideri in maniere socialmente accettabili. L'accettabilità sociale, infatti, non è ormai altro che un piccolo trucco, una tecnica: il suo vero modo di vedere le cose, il significato che esse hanno per lui, i sentimenti e la loro espressione, sono già probabilmente, a questo punto, strani e insoliti, se non proprio bizzarri e stravaganti. L'io è sempre più incapsulato nel suo stesso sistema: l'adattamento alle esperienze quotidiane è compito del falso io. Infatti, almeno in apparenza, il sistema del falso io è plastico, sa come comportarsi con persone nuove, si adatta ai cambiamenti dell'ambiente, mentre l'io, invece, non segue questi cambiamenti. Gli oggetti delle sue relazioni fantastiche restano fondamentalmente immutabili, pur potendo modificarsi, ad esempio nel senso di una maggiore idealizzazione o dell'acquisto di ulteriori caratteristiche persecutorie: non c'è mai però neppure l'intenzione di controllare, verificare o correggere queste immagini fantastiche confrontandole con la realtà.

L'inganno col quale l'individuo cristiano si presenta nella società è una tecnica, è l'inganno con cui Gesù truffava le persone.

L'individuo povero, apparentemente senza eserciti che pretende che tutti si mettano in ginocchio davanti a lui e al suo delirio schizofrenico. Violento con i deboli, sottomesso, deferente e compiacente con chi è socialmente più forte. Come nella famiglia cristiana in cui il padre picchia moglie e figli e si prostra all'autorità sui posti di lavoro o davanti alle Istituzioni.

Il cristiano, convinto di essere creato ad immagine e somiglianza del suo dio padrone è incapace di modificare sé stesso affrontando le condizioni e le contraddizioni della sua esistenza. Quando i cristiani lo hanno fatto, dovettero uscire dai confini della loro patologia e venivano condannati dagli altri cristiani che li bollavano di essere dei Giuda, dei traditori, degli eretici. Esattamente come lo schizofrenico che nel suo mondo di allucinazioni vive un delirio di onnipotenza incapace di rompere quel mondo e di tornare nella realtà iniziando a modificare sé stesso.

Ogni individuo, ogni soggetto modifica sistematicamente sé steso adattandosi alle sollecitazioni del mondo in cui vive, ma ogni adattamento implica una trasformazione che plasma la struttura emotiva distruggendo una serie di possibilità. Ogni scelta non implica solo l'oggetto della scelta, ma implica la negazione di ogni altro oggetto che una diversa scelta rendeva possibile. Nel caso del cristiano e dello schizofrenico, le scelte determinano la costruzione di una struttura psico-fisica dalla quale è quasi impossibile tornare indietro. Una volta sedimentata la fede e il delirio della fede, ogni altra scelta risulta difficoltosa. La separazione dalla realtà costruita dal cristiano e dallo schizofrenico è talmente violenta che quando si presentano fenomeni in contrasto con la fede delirante la reazione dello schizofrenico e del cristiano è violenza distruttrice.

Laing rileva tutto questo, ma non è in grado di puntare il dito contro l'ideologia cristiana. Per lui l'uomo non vive costruendo sé stesso, ma vive perché creato da un dio e Laing non è in grado di accusare il dio dei cristiani di essere il responsabile della diffusione della malattia mentale nella società civile.

Eppure, le analisi della malattia fatta da Laing portano in questa direzione. L'Io vero del cristiano, come quello dello schizofrenico, vive in una dimensione immaginifica in cui quell'Io delira di onnipotenza mentre davanti alla realtà quotidiana il cristiano, come lo schizofrenico, presenta un Io ingannatore che, per quanto gli è possibile, serve a difendere la dimensione interiore del delirio.

Per questo motivo nella società cristiana le parole sono prive di significato. Non sono parole alate. Sono parole volte a nascondere l'inganno delle intenzioni che trasformano gli uomini della società civile in prede del delirio di onnipotenza sia del cristiano come dello schizofrenico.

Ed ecco Gesù, il malato mentale, pronto a prostrarsi davanti a chi, facendosi autorità, è più forte di lui mentre ordinava di scannare i più deboli che non volevano mettersi in ginocchio davanti a lui. Gesù che non risponde a Pilato quando Pilato gli chiede "Che cos'è la verità?", ma che davanti alle persone fragili proclamava di essere lui la verità alla quale i poveri dovevano prostrarsi.

La scissione dell'Io è imposta dall'educazione cristiana. Dalla violenza a cui i cristiani sottopongono l'infanzia sia quando si tratti della fede nella religione cristiana, sia quando si tratti di malattia mentale come la schizofrenia, la nevrosi, la depressione o la psicosi.

Marghera, 24 aprile 2017

 

Pagina tradotta in lingua Portoghese

Tradução para o português Os sintomas comuns do cristianismo e esquizofrenia

 

Claudio Simeoni

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