La partita di calcio fra filosofi, azione n.20
Esistenzialisti contro Rinascimentali n.4

Capitolo 51

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

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Esistenzialisti e Rinascimentali n.4

 

Continua dal precedente...

 

Nietzsche tira sulla porta dei Rinascimentali, ma Giordano Bruno para il tiro lanciandosi sul sette destro della porta.

"Talmente, dunque, Giove negò la sedia d'Ercole e la Fortuna, che a suo arbitrio lasciò e quelle ed altre tutte che sono nell'universo. Della qual sentenza, comunque se sia, non dissentirono gli Dèi tutti; e la orba dea vedendo la determinazione fatta citra ogni sua ingiuria, si licenziò dal Senato dicendo: - Io, dunque, me ne vo aperta aperta ed occolta occolta a tutto l'universo; discorro gli alti e bassi palaggi, e non meno che la morte so innalzar cose infine e deprimere le supreme; ed al fine , per forza di vicissitudine, vegno a far tutto uguale, e con incerta successione e ragione irrazionale, che mi trovo (cioè sopra ed estra le raggioni particolari), e con indeterminata misura volto la ruota, scuoto l'urna, a fine che la mia intenzione non venga incusata da individuo alcuno. Su, Ricchezza, vieni a la mia destra, e tu, Povertà, a la mia sinistra: menate vosco il vostro comitato; tu, Ricchezza, li ministri tanto grati, e tu, Povertà, gli tuoi tanto noiosi alla moltitudine. Seguiteno, dico, prima il fastidio e la gioia, la felicità ed infelicità, la tristezza, l'allegrezza; la letizia, la malinconia; la fatica, il riposo; l'ocio, l'occupazione; la sorditezza, l'ornamento."

Giordano Bruno, Spaccio della bestia trionfante, BUR, 1985, p. 197

Giordano Bruno lancia lungo per servire Kant a centrocampo, ma Heidegger precede Kant e si impossessa della palla:

"Giungiamo ora all'epoca dell'"ideologia" che si adegua alla svelta al nazionalsocialismo; oggi particolarmente semplice. Il pericolo è questo: da una parte essa è irrilevante, e appunto per questo per i più è fuorviante, d'altra parte è più importante ma dagli altri viene rifiutata, il che al tempo stesso viene a corrispondere con una negazione di ciò che è spirituale. Il tutto comunque si muove entro forme di rappresentazione borghesi-liberali.

Martin Heidegger, Quaderni neri 1931-1938, Bompiani, 2015, p. 187

Heidegger vede libero Sartre e gli lancia la palla:

"E' strano che si sia potuto ragionare all'infinito sul determinismo e il libero arbitrio, citare esempi a favore dell'una o dell'altra tesi, senza tentare anzitutto di esprimere le strutture contenute nell'idea stessa di azione. Il concetto di atto contiene effettivamente numerose nozioni subordinate che noi ordineremo e organizzeremo: agire vuol dire modificare l'aspetto del mondo, disporre dei mezzi in vista di un fine, produrre un complesso strumentale e organizzato tale, che, mediante una serie di concatenazioni e di legami, la modifica portata ad uno degli anelli della catena porti delle modifiche in tutta la serie e infine produca un risultato previsto."

Sartre, L'essere e il nulla, Saggiatore, 2002, p. 499

Sartre in bilico fra libero arbitrio e azione che modifica il presente, preferisce passare la palla in attacco a Nietzsche:

"Ciò che stupisce nella religiosità degli antichi Greci è l'illimitata pienezza di gratitudine, che da essa emana – è un genere nobilissimo di uomo quello che sta così dinanzi alla natura e alla vita! – più tardi, quando in Grecia la plebe prende il sopravvento, la paura arriva a soffocare anche la religione; e il cristianesimo si stava preparando."

Nietzsche, Al di là del bene e del male, Newton, 1988, p. 81

Su Nietzsche interviene Kant.

"Se, infatti, i fenomeni sono cose in sé, non c'è più scampo per la libertà. Allora la natura è la causa completa e in sé sufficientemente determinante di ogni avvenimento, e la condizione di questo è contenuta sempre solo nella serie dei fenomeni, che al pari dei loro effetti, sono necessariamente subordinati alla legge naturale. Se, invece, i fenomeni non son presi per nulla più di quello che sono in fatto, cioè non per cose in sé, ma semplici rappresentazioni legate fra loro secondo leggi empiriche, allora devono avere essi stessi delle cause che non siano fenomeni. Ma una tale causa intellegibile, rispetto alla sua causalità, non è determinata da fenomeni benché i suoi effetti siano fenomeni e perciò possano essere determinati da altri fenomeni."

Kant, Critica alla ragion pura, Laterza, 1987, p. 431

Kant vede il suo centro campo portarsi in avanti per compensare il fatto che lui sia dovuto scendere in difesa contro l'agguerrito Nietzsche e passa la palla a Spinoza.

"Ritengo che da ciò risulti abbastanza chiaramente a chi e per quale ragione è necessaria la fede nelle storie contenute nella Sacra Scrittura. Da ciò che abbiamo or ora mostrato, infatti, segue in maniera evidentissima che la loro conoscenza e la fede in esse sono sommamente necessarie al volgo il cui ingegno non è in grado di percepire le cose in maniera chiara e distinta. Segue inoltre che è empio colui il quale nega quelle storie perché non crede che Dio esista e provveda alle cose e agli uomini; gli invece le ignora, e tuttavia sa con il lume naturale che Dio esiste e tutte le altre cose appena dette, e conduce inoltre il vero modo di vivere, è senz'altro beato, anzi più beato del volgo, perché oltre ad opinioni vere ha in più un concetto chiaro e distinto."

Spinoza, Trattato teologico-politico, Bompiani, 2001, p. 227

Mentre Spinoza, fuori dal proprio ruolo, tenta di portare un attacco, viene affrontato da Kierkegaard che dimostra a Spinoza la vera essenza della fede:

"Ma non appena amo liberamente, e amo Dio, non posso far altro che pentirmi. E se non vi fosse nessun'altra ragione perché l'espressione del mio amore per Dio fosse pentimento, basterebbe il fatto che egli mi ha amato per primo. Ma anche questa è una definizione imperfetta, poiché solo quando scelgo me stesso come colpevole scelgo me stesso in modo assoluto, se la mia scelta deve essere una scelta e non coincidere con una creazione. Anche se fosse il peccato del padre ad andare in eredità al figlio, egli si pente anche di quello, perché soltanto così può scegliere se stesso, scegliersi in modo assoluto, e anche se le lacrime dovessero quasi distruggerlo, egli continua a pentirsi, poiché solo così sceglie sé stesso."

Kierkegaard, Aut-aut, Mondadori, 1956, p. 94

Kierkegaard salva la propria porta dall'attacco dei Rinascimentali e la palla ora viene giocata in una zona fuori dalle porte dei contendenti…..

 

Continua...

 

Marghera, 22 maggio 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

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Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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