La partita di calcio fra filosofi, azione n.33
Fondamentalisti contro Rinascimentali n. 7

Capitolo 64

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Fondamentalisti e Rinascimentali n. 7

 

Continua dal precedente...

 

Locke, in possesso di palla, viene fermato da Boezio.

"Intanto voi non sapete bene operare senza lo stimolo della popolarità e di varie approvazioni e, dimenticando la preminenza della coscienza e della virtù, mendicate riconoscimenti dalle chiacchiere degli altri. Senti ora con quanto garbo un tale abbia messo in burla questo tipo di presuntuosa superficialità. Costui, dunque, dopo aver rivolto espressioni ingiuriose ad un tale che si arrogava il nome di filosofo non per l'esercizio della vera virtù ma per boriosa vanagloria gli diede ad intendere che si sarebbe reso conto della sua vera qualità di filosofo solo se egli avesse saputo sopportare in modo sereno e paziente le ingiurie rivoltegli. Quello per un po' di tempo sopportò con pazienza, poi, incassata una buona dose di oltraggi: "Ora finalmente – disse in tono quasi di trionfo – ti rendi conto che sono un filosofo?" "Me ne sarei reso conto – rispose allora quel tale con fare pungente sarcastico – se tu avessi taciuto"."

Boezio, La consolazione della filosofia, BUR, 1984, p. 167

Boezio in possesso della palla, la passa a Giamblico che si prepara a scattare in avanti.

"E per certo la potenza purificatrice delle anime è perfetta negli Dèi mentre ha forza analogica negli arcangeli. Gli angeli possono soltanto liberare dalle catene della materia, mentre i demoni trascinano giù nella natura. Gli eroi portano in basso, alla cura delle opere sensibili; gli arconti hanno in mano il dominio delle realtà che sono attorno al mondo o di quelle che sono nella materia, mentre le anime, quando appaiono, trascinano in basso, in un certo senso, verso la realtà in divenire."

Giamblico, I misteri degli Egizi, BUR, 2003, p. 161

Giamblico dopo pochi passi, cerca di lanciare in attacco Agostino d'Ippona:

"Ma ero ancora tenacemente legato alla donna. L'Apostolo non mi proibiva il matrimonio, anche se mi stimolava ad uno stato migliore, soprattutto volendo che tutti fossero come lui. Ma io, non essendo all'altezza di quello stato, sceglievo una posizione più comoda, e per questo motivo mi aggiravo anche nelle altre faccende pieno di noia e di volgari preoccupazioni. C'erano altre cose che non sopportavo, ma erano necessarie alla vita coniugale. Se mi legavo ad essa, ero prigioniero. La bocca della verità mi aveva, è vero, informato che esistono eunuchi, i quali si sono mutilati per il regno dei cieli, ma aveva aggiunto: chi può capire capisca."

Agostino d'Ippona, Le confessioni, Piemme, 1993, p. 168

Mentre Agostino si appresta a passare a Socrate, interviene Baccon che gli porta via la palla:

"Il terzo vizio o malattia del sapere, che riguarda l'inganno o falsità, è fra tutti il più turpe, in quanto distrugge la forma essenziale del conoscere la quale altro non è che la rappresentazione del vero; che la verità dell'essere e la verità del conoscere sono una cosa sola, e non differiscono più di quanto il raggio diretto differisca dal raggio riflesso. Questo vizio si dirama dunque in due sensi: il piacere di ingannare e la disposizione a lasciarsi ingannare, impostura e credulità; e non v'è dubbio che, benché paiano di diversa natura, dato che l'una sembra derivare da astuzia e l'altra da semplicità, le due cose per lo più coincidano. Infatti come nel verso "Fuggi chi fa troppe domande, si tratta di uno sciocco", si dice che l'uomo curioso è un chiacchierone, così allo stesso modo l'uomo credulo è anche menzognero: ed è infatti noto che chi crede facilmente nelle dicerie sarà facilmente portato ad aumentare le dicerie stesse, aggiungendovi qualche cosa di proprio."

Bacone, Scritti filosofici, Utet, 2013, p. 159

Baccon lancia in avanti per Pomponazzi.

"Innanzi tutto diciamo che se fosse vera l'opinione secondo la quale gli uomini e tutti gli animali possono essere generati dalla terra per beneficio dei corpi celesti – come Platone asserisce nel Menesseno e da lui non sembra dissentire Aristotele che nel II libro della politica dice: "Si deve ritenere che i primi uomini, siano essi nati dalla terra o siano scampati a qualche cataclisma, fossero ignoranti e insensati, come appunto si dice dei figli della terra". La stessa ammissione sembra egli fare nel problema 13 della sezione X. D'altro canto Avicenna ammette assai chiaramente nel De Diluvio la stessa ipotesi, che poi è la stessa che gli attribuisce Averroè nel II libro della Metaphysica – se dunque fosse vero, dico, questa ipotesi, i dubbi sollevati si risolverebbero facilmente. Se, infatti il cielo potesse generare l'uomo, che ci sarebbe di strano se potesse generare anche quelle immagini nella facoltà immaginativa senza un precedente senso esterno?"

Pietro Pomponazzi, Tutti i trattati peripatetici, Bompiani, 2013, p. 1457

Mentre Pomponazzi si appresta a servire Kant, eccolo intervenire su di lui Tommaso d'Aquino che gli toglie la palla.

"Ma anche tra gli spiriti inferiori, i quali ricevono dagli spiriti superiori la conoscenza perfetta dell'ordinamento divino che essi devono eseguire, deve esserci un ordine. Infatti quelli che sono più alti fra loro hanno una virtù conoscitiva più universale: cosicché questi acquistano una cognizione dell'ordinamento della provvidenza in principi e cause più universali. Quelli invece che sono più bassi l'acquisiscono in cause più particolari. Un uomo infatti, il quale fosse in grado di considerare nei corpi celesti l'ordine di tutte le realtà corporee, avrebbe un'intelligenza più alta di chi invece ha bisogno di rivolgersi ai corpi inferiori per avere una perfetta conoscenza. Perciò quegli angeli che possono conoscere perfettamente l'ordine della provvidenza nelle cause universali, esistenti tra Dio, causa universalissima, e le cause particolari, occupano un posto intermedio fra quelli che sono in grado di considerare l'ordine suddetto in Dio stesso, e quelli che sono costretti a considerarlo nelle cause particolari."

Tommaso d'Aquino, Somma contro i gentili, Mondadori, 2009, p. 746

Tommaso D'Aquino passa la palla a Platone proiettato in attacco.

"E una volta che fu compiuta tutta quanta la costituzione dell'anima, secondo l'intelligenza di Colui che l'ha costituita, dopo di questo egli compose dentro di essa tutto quanto ha carattere corporeo, e riunendo il centro di questo con il centro dell'anima li armonizzò. E l'anima, estesa dal centro fino al cielo estremo, avvolgendolo in cerchio dal di fuori, rivolgendosi in se stessa diede origine al divino principio di una vita inesauribile e intelligente per tutto quanto il tempo". E mentre il corpo del mondo venne generato visibile e l'anima invisibile, ma partecipe di ragione e di armonia, dal più perfetto degli esseri intelligibili ed eterni fu generata come la più perfetta delle realtà che sono state generate."

Platone, Tutti gli scritti, Timeo, Bompiani, 2014, p. 1366

Platone ha raggiunto una posizione favorevole e si appresta a tirare in porta….

 

Continua...

 

Marghera, 17 giugno 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

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