La partita di calcio fra filosofi, azione n.40
Esistenzialisti contro Rinascimentali n. 8

Capitolo 71

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Esistenzialisti e Rinascimentali n. 8

 

Continua dal precedente...

 

In possesso della palla, Marsilio Ficino si guarda attorno e vede Spinoza e voltaire portarsi in avanti. Lancia la palla verso di loro e questa viene intercettata da Spinoza.

"Di tutto questo – per tornare finalmente al nuovo proposito – risultano chiare le seguenti frasi della Scrittura: "il profeta ebbe lo spirito di Dio", "Dio infuse il suo spirito agli uomini", "gli uomini furono pieni dello spirito di Dio e di Spirito Santo", ecc. Infatti esse non significano altro se non che i profeti possedevano una virtù singolare e al di sopra del comune, e che coltivavano la pietà con grande fermezza d'animo. Inoltre, che i profeti percepivano la mente o il sentimento di Dio; abbiamo infatti dimostrato che in ebraico "spirito" significa sia mente sia sentimento, e che perciò la stessa Legge, in quanto esplica il pensiero di Dio, è chiamata Spirito o mente di Dio; per cui con eguale diritto, l'immaginazione dei profeti, in quanto per essa si rivelano i decreti di Dio, si poteva anch'essa chiamare mente di Dio e si poteva dire che i profeti avevano la mente di Dio."

Spinoza, Trattato teologico-politico, Bompiani, 2001, p. 95 – 97

Presa la palla, Spinoza, anziché passarla a Voltaire, preferisce servire Pomponazzi più proiettato in attacco.

"…il predicatore il cui compito è di istruire il popolo rozzo per rimuoverlo dal vizio e per indurlo a seguire la virtù e a lasciarsi guidare alla fine verso il regno celeste, se tratta le questioni naturali o matematiche e in generale tutte quelle che non sono pertinenti alla teologia e tenta di dimostrare le verità di fede con le ragioni naturali, non adempie affatto al suo compito, ma è piuttosto privo di carità e di sapienza ed è giudicato gonfio fino al punto di scoppiare di ignoranza, temerarietà, arroganza, vanagloria, ambizione, avarizia, dolo, frode e insomma di ogni iniquità."

Pietro Pomponazzi, Tutti i trattati peripatetici, Bompiani, 2013, p. 1529

Pomponazzi, trovatasi la strada sbarrata da Schopenhauer e Jaspers, tenta un tiro orizzontale a servire Kant, ma è Jaspers stesso che ferma di testa la palla impossessandosene.

"L'ambiguità delle parole consente di far credere, per mezzo dell'identità della parola, all'identità di una cosa che non si ha presente in modo chiaro. Così, nel corso di un discorso si sposta impercettibilmente il senso. Con le parole si può nasconde, tramite il loro significato immediato, ciò che annienta il significato autentico. Grazie ad un tale uso delle parole io posso, mascherandolo come il suo opposto, fare e dire qualcosa che, se conosciuto e nominato direttamente, non riuscirebbe mai e risulterebbe insopportabile. L'ambiguità delle parole consente di non dire in realtà nulla anche parlando molto; consente di mantenere l'apparenza di una comunicazione senza in realtà comunicare alcunché. "La parola è stata data all'uomo per nascondere i propri pensieri." [citazione da Aristotele, Contraddizioni sofistiche] Il silenzio sarebbe dunque più vero che parlare, poiché il parlare distrae da ciò che si è effettivamente taciuto e inganna sull'opinione di colui che parla."

Karl Jaspers, Della verità, Bompiani, 2015, p. 1123

Jaspers, per evitare il ritorno di Pomponazzi, serve Gadamer.

"Su questo senso comune per il vero e per il giusto, che non è un sapere dimostrato, ma che permette di scoprire il verosimile, Vico fonda il significato e il valore autonomo dell'eloquenza. L'educazione non può, secondo lui, percorrere la via dell'indagine critica. I giovani hanno bisogno di immagini per la fantasia e per formare la loro memoria. Questo non si ottiene con lo studio delle scienze nello spirito della nuova critica. Vico pone quindi accanto alla critica del cartesianesimo il complemento dell'antica topica. Essa è l'arte di trovare gli argomenti e serve a formare una sensibilità per ciò che è convincente, sensibilità che opera istintivamente e in modo estemporaneo, e perciò non può essere sostituita dalla scienza."

Hans-Georg Gadamer, Verità e metodo, Bompiani, 2014, p. 67

Gadamer passa a Kierkegaad.

"Questa angoscia nel creato si può chiamare con ragione angoscia oggettiva. Essa non fu generata dal creato, ma nacque dal fatto che questo si trovò in tutt'altra luce quando, col peccato di Adamo, la sensualità fu abbassata e, in quanto il peccato continua ad entrare nel mondo, viene continuamente abbassata a significare la peccaminosità. Si comprende facilmente che questa interpretazione tiene aperti gli occhi, anche nel senso che respinge l'opinione razionalista che la sensualità come tale sia peccaminosità."

Kierkegaard, Il concetto dell'angoscia, Biblioteca Ideale Tascabile, 1995, p. 47

Kierkegaad si libera della palla passando a Nietzsche.

"Tra i moralisti e i santi nulla è più raro dell'onestà; forse essi diconoil contrario, forse persino lo credono. Se infatti una fede è più utile, più efficace, più convincente di una ipocrisia consapevole, l'ipocrisia diventa subito, per istinto, innocenza: primo principio per comprendere i grandi santi. Anche tra i filosofi, santi di un'altra specie, l'intro mestiere implica che essi ammettano soltanto determinate verità: quelle, cioè, per le quali il loro mestiere ha la pubblica sanzione – kantianamente parlando, verità della ragion pratica. Essi sanno quello che debbono dimostrare, in ciò sono pratici – si riconoscono l'un l'altro dal fatto di concordare sulle "verità"."

Nietzsche, Serie di 4 opere, Il crepuscolo degli idoli, Newton, 1989, p. 184

Su Nietzsche si precipita Cartesio che, approfittando di un rimbalzo favorevole della palla, si impossessa della sfera.

"E il primo dei suoi attributi che sembra di dover essere qui considerato consiste in questo, ch'egli è verissimo ed è la fonte di ogni luce, sì che è impossibile che c'inganni, cioè che sia direttamente la causa degli errori cui siamo soggetti e che sperimentiamo in noi stessi. Poiché, sebbene l'abilità di potere ingannare sembri essere un segno di sottigliezza di spirito fra gli uomini, non di meno la volontà d'ingannare non procede mai che da malizia, o da timore e da debolezza, e quindi non può essere attribuita a Dio."

Cartesio, I principi della filosofia, Libritalia, 1996, p. 96

Cartesio, in possesso della palla, si gira verso la porta avversaria…

 

Continua...

 

Marghera, 13 luglio 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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