La partita di calcio fra filosofi, azione n. 46
Fondamentalisti contro esistenzialisti n. 9

Capitolo 77

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Fondamentalisti ed esistenzialisti n. 9

 

Continua dal precedente...

 

Heidegger carica il destro e tira forte nella rete dei Fondamentalisti, ma pronto Bernardo Gui para il tiro di Heidegger.

"Si è dunque scoperto, mediante una formale indagine giudiziaria e deposizioni e confessioni di parecchi di loro, rese in giudizio, e anche mediante esplicite affermazioni di molti di loro, nelle quali e per le quali hanno preferito morire ed essere bruciati che rinunciare ad esse su esortazione canonica, che essi hanno conservato i propri errori e opinioni rovinose di tal genere e li hanno ricavate in parte appunto dai libri o scritti di Pietro di Giovanni Olivi, che era originario di Sérignan presso Béziers, o meglio dal suo commento all'Apocalisse che possedevano tanto in latino quanto anche tradotto in volgare; del pari di alcuni trattati che i Beghini asseriscono e credono abbia composto ancora lui, vale a dire uno sulla povertà e un altro sulla mendicità e un altro ancora sulle dispense, e anche da alcuni altri scritti mal redatti che gli attribuiscono e che possiedono tutti tradotti in volgare, e li leggono e credono loro e li considerano come Scritture autentiche."

Bernard Gui, Manuale dell'inquisitore, Claudio Gallone editore, 1998, p. 99

Mentre Heidegger corre all'indietro verso la propria metà campo, Bernard Gui passa la palla a Tommaso d'Aquino.

"Ma poiché tutte le creature, comprese quelle prive di intelletto, sono ordinate a Dio come loro ultimo fine, e poiché tutte lo raggiungono in quanto partecipano una certa sua somiglianza, le creature intelligenti lo raggiungono in una maniera speciale, ossia mediante la loro operazione, conoscendolo intellettualmente. Perciò è necessario che la conoscenza intellettiva di Dio sia il fine delle creature intelligenti. Infatti, 1, Dio, come sopra abbiamo visto è il fine di tutte le cose. Perciò ciascun essere tende ad unirsi a Dio come al suo ultimo fine nella misura delle sue possibilità. Ma l'unione con Dio è più stretta per il fatto che un essere ne raggiunga in qualche modo la sostanza, il che avviene quando si conosce qualche cosa della sostanza divina, che per il fatto che se ne acquista una certa somiglianza. Dunque le sostanze intellettive tendono come al lor ultimo fine alla conoscenza di Dio."

Tommaso d'Aquino, Somma contro i gentili, Mondadori, 2009, p. 603

Tommaso d'Aquino serve Agostino d'Ippona.

"Come vengono chiamati corpi animali quelli che, senza essere anime, hanno un'anima vivente e non ancora uno spirito vivificante, allo stesso modo quelli resuscitati sono chiamati corpi spirituali; non si creda, tuttavia, che essi diventeranno spirito, bensì saranno corpi che avranno la sostanza della carne, senza che essa, grazie alla presenza vivificante dello spirito, subisca l'affaticamento e la dissoluzione della carne. Allora l'uomo non sarà più terrestre, bensì celeste, e non perché il corpo, che è stato tratto dalla terra, non sarà più tale, ma perché, per dono di Dio, sarà tale da poter abitare anche nel cielo, senza perdere la sua natura, ma trasfigurandone la qualità."

Agostino d'Ippona, La città di Dio, Bompiani, 2015, p. 631 632

Agostino passa la palla a Paolo di Tarso.

"Che diremo dunque? Che c'è ingiustizia in Dio? No, certo. Egli disse infatti a Mosè: "Farò misericordia a chi voglio fare misericordia, e avrò pietà di chi voglio aver pietà". Dunque non dipende da colui che vuole, né da colui che corre, ma da Dio che usa misericordia. Difatti la scrittura dice a Faraone: "A questo scopo io ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza, e affinché il mio nome sia celebrato in tutta la terra". Quindi egli usa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. Ma tu dirai: "E allora, perché rimprovera? Chi può resistere alla sua volontà? " O uomo, chi sei tu che vuoi discutere con Dio? Il Vaso d'argilla dirà forse a chi lo formò: "Perché mi hai fatto così?". Il vasaio non ha forse piena disponibilità sull'argilla, così da fare della stessa massa un vaso per suo utile e un altro per suo vile? Se Dio, volendo mostrare la sua collera e far conoscere la sua potenza, sopportò con grande pazienza vasi di ira, già pronti per la spedizione, e per far conoscere la ricchezza della sua gloria, fra i quali ha chiamato anche noi non solo fra i Giudei, ma anche di fra i Gentili.... (di che possiamo obiettare?)."

Paolo di Tarso, Romani, 9, 14-24

Paolo di Tarso, da una posizione che appare favorevole, tira con forza nella porta degli Esistenzialisti, ma trova la ferma opposizione del portiere Bergson.

"La nostra personalità, in tal modo, spunta, cresce, matura senza posa, ed ogni suo momento è un elemento nuovo che va ad aggiungersi a quanto essa era prima; meglio ancora, non solo nuovo, ma imprevedibile. E' vero che il mio stato attuale si spiega con ciò che era e agiva in me poco fa, ed analizzando non vi troverei altri elementi; ma un intelletto, fosse pure sovrumano, non avrebbe potuto prevedere la forma semplice ed indivisibile che loro dà, togliendogli dall'astrattezza, il loro concreto organizzarsi. Infatti prevedere è proiettare nel futuro quanto si è constatato nel passato, o rappresentarsi in un momento successivo un nuovo insieme, in diverso ordine, di elementi già percepiti, e quindi ciò che mai fu percepito e che, inoltre, è semplice, necessariamente risulta imprevedibile."

Henri Bergson, L'evoluzione creatrice, Editrice La Scuola, 1993, p. 10

Bergson trattiene la palla per qualche secondo e poi lancia la palla con le mani a cercare Gadamer che stoppa di petto.

"Il principio dell'idealismo "radicale", per cui bisogna risalire sempre agli atti costitutivi della soggettività trascendentale, deve necessariamente chiarire l'universale orizzonte del "mondo" e innanzi tutto il carattere intersoggettivo di questo mondo; benché d'altra parte ciò che è così costituito, il mondo come ciò ch'è comune a più individui, includa a sua volta la oggettività. La riflessione trascendentale, che deve cogliere ogni validità del mondo e ogni datità di tutto ciò che intende imporlersi come precostituito, deve a propria volta pensarsi come inclusa dentro al mondo della vita. L'io che riflette si sa esso stesso vivente entro un quadro di scopi, il cui terreno è costituito dal mondo della vita. Di modo che il compito delle costituzioni del mondo della vita (e così dell'intersoggettività) è un paradosso. Ma Husserl ritiene che si tratti di una paradossalità apparente."

Hans-Georg Gadamer, Verità e metodo, Bompiani, 2014, p. 515

Gadamer, in possesso di palla, passa a Nietzsche.

"Come? Un Dio che ama gli uomini a condizione che abbiano fede in lui, e che fulmina con sguardi terribili e minacce chi non crede in questo amore! Come? Un amore messo in clausole sarebbe il sentimento di un Dio onnipotente! Un amore che neppure è riuscito a padroneggiare il senso dell'onore e l'eccitata sete di vendetta! Com'è orientale tutto questo! "Se io ti amo, a te che importa?". E' già una critica bastante di tutto il cristianesimo."

Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, editore Adelphi, 1977, p. 157

Ed ecco Nietzsche che si avvia, palla al piede, verso il proprio "destino"

 

Continua...

 

Marghera, 20 agosto 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

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