La partita di calcio fra filosofi, azione n. 49
Fondamentalisti contro Dialettici n. 10

Capitolo 80

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Fondamentalisti e Dialettici n. 10

 

Continua dal precedente...

 

Il tempo passa. I confini del campo si dissolvono. La partita dei filosofi sta volgendo al termine.

Alcuni filosofi sono angosciati, altri filosofi sono contenti della loro prestazione calcistica.

Ora che sta arrivando la fine, ci si interroga: "perché abbiamo giocato? Ci pensavamo immortali e ora, vediamo il tramonto.

Su Agostino d'Ippona interviene Mao Tse Tung che nel frattempo era arretrato in zona difensiva.

"In realtà, gli uomini ricevono la conferma della verità della loro conoscenza solo dopo che nel corso del processo della pratica sociale (nel processo della produzione materiale, della lotta di classe e della sperimentazione scientifica) hanno raggiunto i risultati previsti. Se l'uomo vuole riuscire nel lavoro, cioè arrivare ai risultati previsti, deve conformare le sue idee alle leggi del mondo oggettivo esterno; in caso contrario, nella pratica, fallirà. Se fallisce, ne trarrà insegnamento, correggerà le sue idee e le conformerà alle leggi del mondo esterno, trasformando così la sconfitta in vittoria; è questo il significato delle massime: "La sconfitta è madre del successo" e "Sbagliando s'impara". La teoria dialettico-materialistica della conoscenza pone la pratica al primo posto; essa ritiene che la conoscenza umana non possa in nessun modo essere separata dalla pratica e respinge tutte le erronee teorie che negano l'importanza della pratica e scindono la conoscenza dalla pratica. Lenin dice: "La pratica è superiore alla conoscenza (teorica), perché possiede non solo il pregio dell'universalità, ma anche quello dell'immediata realtà". La filosofia marxista - il materialismo dialettica - ha due caratteristiche molto evidenti. La prima è la sua natura di classe: essa afferma apertamente che il materialismo dialettico è al servizio del proletariato. L'altra è la sua natura pratica: essa sottolinea che la teoria dipende dalla pratica, che la teoria si basa sulla pratica e, a sua volta, serve la pratica. La verità di una conoscenza o di una teoria non è determinata da un giudizio soggettivo ma dai risultati oggettivi della pratica sociale. Il criterio della verità può essere soltanto la pratica sociale."

Mao Tse Tung, Opere Scelte, Casa editrice in lingue estere, Pechino, 1969, Trattato sulla pratica, p. 315

Mao Tse Tung, circondato da Proclo, Giamblico e Boezio, trova un varco e passa a Karl Marx

"Stato libero, che cos'è?
Non è assolutamente compito degli operai, che si sono liberati dal gretto spirito di sudditanza, rendere «libero» lo Stato. Nel Reich tedesco lo Stato è «libero » quasi come in Russia. La libertà è data dalla possibilità di cambiare lo Stato da organo sovrapposto alla società, in organo completamente sottomesso ad essa e anche attualmente le forme dello Stato sono più o meno libere nella misura in cui limitano la «libertà dello Stato».
Il partito operaio tedesco - almeno se fa proprio questo programma - mostra come le idee socialiste non gli siano entrate neppure sottopelle, perché, invece di considerare la società come è oggi (e ciò vale per ogni società del futuro), come base dello Stato presente (o futuro per la società futura), tratta lo Stato più come un ente autonomo, padrone delle sue «basi spirituali, morali, liberali».
Ed ora arriviamo al deplorevole abuso che il programma fa delle parole «Stato odierno», «società odierna» e al malinteso ancora più deplorevole che esso crea circa lo Stato a cui dirige le sue rivendicazioni!
La «società odierna» è la società capitalistica, che esiste in tutti i Paesi civili, più o meno libera di aggiunte medievali, più o meno modificata dal particolare-sviluppo storico di ogni paese, più o meno sviluppata. Lo «Stato odierno», invece, muta con il confine di ogni Paese. Nel Reich tedesco-prussiano è diverso da quello svizzero; in Inghilterra, diverso da quello statunitense. «Lo Stato odierno» è dunque una finzione.
Per questo motivo i diversi Stati dei diversi Paesi civili, malgrado la loro variopinta differenza di forma, hanno in comune che stanno tutti sul terreno della moderna società borghese, che è più o meno evoluta in senso capitalistico. Essi hanno perciò in comune anche certi caratteri essenziali. In questo senso possiamo parlare dell'esistenza di uno «Stato odierno», in antitesi col futuro, in cui la sua radice odierna, la società borghese, sarà eliminata."

Karl Marx, Critica al programma di Gotha, Samonà e Savelli, 1972, p. 47 – 48

Mentre Marx si appresta per tirare nella porta avversaria, interviene Proclo che gli porta via la palla.

"Si è dimostrato infatti che sono più universali gli dèi più vicini all'Uno, più particolari quelli più lontani; quelli più universali hanno potenze che possono abbracciare più cose rispetto alle potenze di quelli più particolari; dunque, coloro che occupano una posizione subordinata e più particolare non conterranno la potenza di quelli più universali. Di conseguenza, negli dèi di grado più elevato c'è qualcosa che i meno elevati non possono contenere né circoscrivere. Si è dimostrato infatti che ogni dio è infinito, non nel senso che lo è in rapporto a se stesso, né tanto meno in rapporto agli dèi più elevati, ma solo per tutti quelli che vengono dopo di lui 108. Ora, l'infinito presso gli dèi è un infinito secondo la potenza 109, e l'infinito non può essere contenuto da ciò per cui è infinito. Gli inferiori non partecipano dunque di tutte le potenze che i principi superiori precontengono in se stessi. Altrimenti questi ultimi potrebbero essere contenuti dai loro derivati, così come i derivati lo sono dai loro principi. I derivati non ottengono dunque tutte le potenze dei loro principi, perché sono più particolari."

Proclo, I manuali e i Testi magico-teurgici, Elementi di teologia, Rusconi, 1999, p. 188

Proclo, dopo una lunga corsa nella quale ha scartato una serie avversari, passa la palla a Boezio.

"E di che cosa mai andate in cerca voi uomini, richiedendo con tanta querula insistenza l'intervento della fortuna? Cercate, io presumo, di eliminare il bisogno mediante l'abbondanza. Viceversa questo produce l'effetto contrario, dal momento che occorrono numerosi accorgimenti per custodire un complesso multiforme di oggetti preziosi ed è vero quel detto secondo il quale chi moltissimo ha di moltissimo ha bisogno, mentre han bisogno di pochissimo coloro che commisurano la propria disponibilità in rapporto alle esigenze della natura e non agli eccessi dell'ambizione. Siete dunque così privi di beni propriamente e internamente vostri da dover ricercare i vostri beni in oggetti al di fuori di voi e a voi estranei? E' così stravolta la condizione delle cose che ad un essere reso divino dal dono della ragione non sembri di poter brillare se non mediante il possesso di oggetti privi di vita? Gli altri esseri, in realtà, sono soddisfatti di quel che hanno, mentre voi, simili a Dio per l'attività spirituale, vi affannate a ricavare dagli oggetti più spregevoli abbellimenti per la vostra natura che è ben superiore e non immaginate quale offesa recate in questo modo al vostro creatore. Lui ha voluto che il genere umano fosse superiore a tutti gli esseri terreni, voi abbassate la vostra dignità al di sotto di quanto c'è di più spregevole."

Severino Boezio, La consolazione della filosofia, BUR, 1984, p. 149

Boezio passa immediatamente la palla a Gesù detto "figlio di Yahweh", in posizione di attacco.

"Ma in quei giorni, dopo questa tribolazione, il sole si oscurerà, la Luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le forze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora si vedrà il Figlio dell'uomo venire sulle nubi, con grande potenza e gloria. Allora manderà i suoi Angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra all'estremità del cielo. Dal fico imparate il paragone. Quando già i suoi rami si fanno teneri e spuntano le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che è vicino, alle porte. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto ciò avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
"Quanto poi a quel giorno e a quell'ora nessuno ne sa nulla, neppure gli Angeli in cielo, né il Figlio ma solo suo Padre. State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il tempo. E come un uomo, partito per un viaggio, che ha lasciato la sua casa e dato il suo potere ai servi, a ciascuno il suo lavoro e al portinaio di vigilare. Vigilate, dunque, perché non sapete quando il padrone della casa verrà, se la sera tardi, a mezzanotte, al canto del gallo, o la mattina; di modo che, vedendo all'improvviso non vi trovi addormentati. E quello che dico a voi lo dico a tutti: vigilate!".

Vangelo di Marco 13, 24-37

E mentre Gesù detto "figlio di Yahweh" si appresta a tirare nella porta difesa da Labriola, interviene Feuerbach che gli toglie la palla.

"I cristiani hanno provato sempre grande meraviglia per il fatto che i pagani venerassero come divini degli esseri che hanno avuto un inizio; mentre avrebbero dovuto piuttosto ammirarli, poiché questa venerazione si basava su di una intuizione del tutto corretta della natura. Nascere significa individualizzarsi; generati sono gli esseri individuali, non generati invece gli elementi o esseri fondamentali della natura che sono universali e privi di individualità, non generata è la materia. Ma l'essere individualizzato è qualitativamente superiore, più divino di quello privo di individualità. Certo, vergognosa è la nascita e dolorosa la morte; ma chi non vuole iniziare e finire, rinunci al rango di essere vivente. L'eternità esclude la vitalità, la vitali l'eternità. L'individuo presuppone certo un altro essere cl lo ha creato; ma l'essere che crea, proprio per questo, ne è al di sopra, ma al di sotto di quello creato. E vero che l'essere creante è la causa dell'esistenza e, come tale, l'essere primo, ma, allo stesso tempo, è anche puro mezzo materia, base dell'esistenza di un altro essere e, come tale un essere subordinato. Il bambino consuma la madre, utilizza a proprio vantaggio le forze e i succhi di lei, colora proprie guance con il suo sangue. E il bambino è l'orgoglio della madre, essa lo pone al di sopra di sé, subordinando la propria esistenza, il proprio bene all'esistenza e bene del bambino; e persino negli animali la madre sacrifica la propria vita per quella dei suoi piccoli. La più profonda vergogna di un essere è la morte, ma il fondamento della morte è la generazione. Generare significa gettar via, rendersi comune, perdersi tra la folla, sacrificare ad altri esseri la propria unicità ed esclusività. Niente è più contraddittorio, sbagliato e privo di senso che far deriva gli esseri naturali da un essere spirituale supremo e perfettissimo."

Ludwig Feuerbach, L'essenza della religione, Newton, 1994, p. 37 – 38

Feuerbach ha avversari troppo vicini per tentare uno scatto e preferisce lanciare lungo e trovare Hegel.

"L'attività dell'intuizione, di conseguenza, produce dapprima, in generale, uno scostarsi della sensazione da noi, una trasformazione del sentito in un oggetto presente fuori di noi. Il contenuto della sensazione non viene alterato da questo cambiamento; esso è piuttosto qui uno e lo stesso nello spirito e nell'oggetto esterno; in modo che qui lo spirito non ha ancora alcun contenuto che gli sia proprio, tale da poterlo paragonare con il contenuto dell'intuizione. Pertanto, ciò che si realizza mediante l'intuizione, è meramente la trasformazione della forma dell'interiorità in quella dell'esteriorità. Ciò costituisce la prima maniera, essa stessa ancora formale, nella quale l'intelligenza diviene determinante. Sul significato di quell'esteriorità, bisogna notare due cose: in primo luogo, che il sentito, in quanto diviene un oggetto esterno all'interiorità dello spirito, riceve la forma dell'esteriorità a se stesso, poiché lo spirituale o razionale costituisce la natura propria degli oggetti. In secondo luogo, dobbiamo notare che, poiché quella trasformazione del sentito procede dallo spirito come tale, il sentito acquisisce, per questo tramite, un'esteriorità spirituale, cioè astratta, e, grazie ad essa, quella universalità della quale l'essere esteriore può diventare immediatamente partecipe, cioè un'universalità ancora interamente formale, priva di contenuto. Ma la forma stessa del concetto si divide, in questa esteriorità astratta, assumendo la doppia forma dello spazio e del tempo. Le sensazioni sono pertanto, mediante l'intuizione, situate spazialmente e temporalmente. L'elemento spaziale si presenta come la forma dell'indifferente reciproca: prossimità, e del quieto sussistere; il temporale invece come la forma dell'inquietudine, dell'in se stesso negativo, dell'essere l'uno dopo l'altro, del sorgere e dello sparire, cosicché il temporale è, in quanto non è, e non è in quanto è. Ma entrambe le forme dell'esteriorità astratta sono tra loro identiche per il fatto che tanto l'una quanto l'altra è in sé assolutamente discreta ed al tempo stesso assolutamente continua."

Hegel, Filosofia dello spirito, Utet, 2005, p. 305

E' in questa situazione favorevole che Hegel si appresta ad attaccare la porta avversaria…

Mentre il campo di calcio si dissolve, mestamente i giocatori escono dall'arena con la consapevolezza di aver perso un'occasione.

Qual è il loro rimpianto? Rimpiangono di non aver detto quanto avrebbero dovuto dire quando potevano dirlo; rimpiangono di non aver fatto quanto avrebbero potuto fare quando potevano farlo; rimpiangono di non aver pensato quanto avrebbero potuto pensare quando lo potevano pensare. Rimpianti per una vita finita.

 

Continua...

 

Marghera, 22 agosto 2018

 

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Claudio Simeoni

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Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

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