La volontà dell’uomo che emerge dall’indistinto
Le opere di Fathiya Tahiri e Mahi Binebine
Claudio Simeoni: la religione Pagana nell'arte.
53esima Biennale di Venezia: La Religione Pagana come bisogno umano espresso nell'arte.
Gli artisti, le opere e le idee religiose Pagane espresse in esse.
English version: Mahi Binebine e Fathiya Tahiri at the 53rd Venice Biennale
Il padiglione del
Marocco alla 53. Esposizione internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia,
presenta due artisti di notevole valore, Fathiya Tahiri e Mahi Binebine.
Questi artisti svolgono
il tema della massa come insieme indistinto di individui. Individui omologati
da una società che vede in loro forme senza intelligenza, volontà e
personalità. Questo senso di appiattimento, nell’epoca moderna, è avvertito in
tutte le culture come l’oppressione della struttura emotiva delle persone che
deve essere annientata per ottenere una massa compatta di individui
depersonalizzati. Freud parlava di questa negazione della personalità
soggettiva come di una necessità della civiltà. La civiltà che, per esistere e
progredire, deve nutrirsi della negazione del singolo e delle sue tensioni e
pulsioni di vita. La civiltà che deve ridurre il singolo individuo ad individuo
massa. Inquadrato nelle convenzioni sociali dopo essere stato costretto ad
alienarsi dalla vita e dalle pulsioni di crescita.
Questi artisti
rappresentano molto bene la situazione oggettiva dell’appiattimento soggettivo
degli individui, mediante un insieme di maschere le cui espressioni sono
rivolte a ricordare un passato sempre presente che sbarra la strada ad ogni
futuro possibile.
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Maschere che negano
la crescita. |
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Dove, almeno in un caso
di scultura, le chiavi in bocca, la chiave che blocca l'occhio e le mani sul viso, delle maschere di Binebine, chiudono l’uomo-maschera al proprio futuro.
Questo concetto di
massificazione come alienazione dalla vita e accettazione di un ruolo sociale
succube è un motivo ricorrente nell’arte moderna. Un’arte che rappresenta
simbolicamente questo stato di essere degli uomini e delle società come presa
di coscienza dell’uomo nel suo abitare il mondo dal quale si sente separato,
chiuso nel proprio ruolo di individuo massa, assolutamente indistinto.
Un’indistinzione
che è bene rappresentata dalla scultura a colonna delle maschere di Binebine. Una colonna di maschere in cui l’insieme
massificato è conchiuso su sé stesso.
Tahiri, attraverso i denti
rappresenta la necessità, di un sistema massificato, di fagocitare e annullare
ogni “diversità”. I suoi denti rappresentano la violenza di ogni sistema
sociale nell’appropriarsi delle pulsioni emotive delle persone annullando la
personalità e l’intelligenza di queste.
Simbolica e
chiarificatrice è l’immagine dei denti che divorano un corpo di donna. Un
corpo, privato della testa e della sua personalità. Un corpo privato della sua
intelligenza e delle sue emozioni. Un corpo ridotto a cadavere in quanto
privato delle sue manifestazioni con le quali, quel corpo, abitava il mondo ora
si offre, privo di soffio vitale come una Noemi al
suo padrone Berlusconi.
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Come una Noemi al suo padrone Berlusconi |
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In questa
rappresentazione dell’appiattimento Binebine coglie
gli sforzi degli Esseri Umani di uscire dall’omologazione.
Binebine rappresenta una specie
di eterna lotta fra un sistema sociale che si nutre dell’omologazione degli
individui ridotte a non persone e le tensioni della vita che spingono le
non-persone a diventare persone e riaffermare sé stesse nel sistema sociale e
nel mondo. Una lotta impari nella quale l’individuo quasi sempre soccombe
perché è solo nella percezione della possibilità di liberazione
dall’omologazione.
Così le figure bianche
di Binebine si dimenano, si arrampicano, agiscono,
fra gli stretti muri dell’omologazione fatti di maschere di uomini appiattiti.
Figure che come spettri emergono da un indistinto rumore emotivo di fondo. Ed
esse stesse, nell’emergere, non comunicano né la direzione del loro emergere né
un’ideologia dell’emergere. Manifestano la necessità di emergere da una
massificazione che percepiscono come opprimente e innaturale.
Questa rappresentazione
di Binebine è applicabile a qualsiasi paese del
mondo. Dove la tensione emotiva dell’emergere prescinde dalla cultura e dalle
motivazioni con cui si giustifica la necessità di emergere. Proprio perché la
tensione, che si esprime negli Esseri della Natura, è una tensione divina in sé
che prescinde dalle rappresentazioni, giustificazioni, veicolazioni,
che gli Esseri Umani, nelle varie culture, nei vari tempi storici, nelle varie
condizioni soggettive, colgono, esprimono o hanno dato.
Dal punto di vista della
Religione Pagana devo dire che Binebine e Tahiri colgono l’orrore dell’omologazione della
trasformazione della molteplicità del genere umano in un soggetto unico al
quale gli Esseri Umani devono assogettarsi. La
molteplicità privata, mediante la violenza, delle proprie peculiarità per
essere condotta alla stessa morale, alla stessa percezione, agli stessi
desideri, che diventano i desideri, la morale, la percezione, di un unico che
si impone come modello da fagocitare.
Fagocitare a tutti i
costi. Fagocitare con la violenza dei denti che ogni emozione trangugia e
divora.
Questo è quanto ci
racconta il Musée Hassan di
Rabat attraverso gli artisti Fathiya Tahiri e Mahi Binebine.
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Questo raccontano Fathiya Tahiri e Mahi Binebine. |
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C’è una situazione che
vale la pena di ricordare: quante persone provenienti dal Marocco hanno vissuto
tentativi di violenza e di sopraffazione in Veneto. In Veneto il termine “marocchino”
assume il significato negativo di “pezzente, spacciatore di droga e
violentatore”, non quello di “persona proveniente dal Marocco”. Con quanta
violenza, disprezzo e odio, i veneti hanno tentato di trasformare le persone
provenienti dal Marocco in individui omologati rispetto alla realtà del Veneto
cattolico fondamentalista. Nel Veneto, per riuscire ad omologare le persone
provenienti dal Marocco e dai paesi arabi, si è giunti a violare e insultare la
stessa Costituzione Italiana con l’aiuto di Istituzioni che hanno preferito
girare la testa dall’altra parte e non vedere la violenza. Si è arrivati a
negare il diritto alla preghiera dei musulmani residenti nel Veneto quasi fosse
un diritto dei fondamentalisti cristiani quello di piantare la croce nel petto
di queste persone. Prefetti, Questori, Magistrati, hanno finto di non vedere
complici di queste azioni.
Per questo motivo non
possiamo non vedere nell’arte di Binebine
l’espressione di questa violenza che fatta ai cittadini del Marocco, dei paesi
arabi, è, in realtà, una violenza fatta a tutti i cittadini della Terra!
Se uscire
dall’omologazione è un aspetto Sacro e fondamentale nella Religione Pagana
Politeista, lo è anche per i bisogni degli Esseri Umani che in qualsiasi
cultura o religione vivano hanno sempre la tensione, che spinge dentro di loro,
di dare l’assalto al cielo della conoscenza e della consapevolezza: qualunque
sia il modo con cui descrivono tale cielo!
Nota: Il Padiglione del
Marocco è presso la chiesa di Maria della Pietà in Riva degli Schiavoni,
Castello 3701 e rimane aperta fino al 22 novembre 2009.
Marghera, 11 giugno 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
E-MAIL:
claudiosimeoni@libero.it
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GENERALE DELLA RELIGIONE PAGANA