Auguste Comte

Le biografie dei giocatori - cinquantasettesima biografia

Capitolo 140

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Le biografie dei filosofi che partecipano alla partita di calcio

 

La biografia di Auguste Comte

 

Isidore-Auguste-François-Marie-Xavier Comte nasce il 19 gennaio 1798 a Montpellier. Auguste-Louis, il padre, era un esattore delle imposte. Uomo di fede monarchica. La madre, Rosalie Boyer, era una fervente cristiana che con la sua "fede" condizionerà tutta la vita di Auguste.

Nel 1807 viene ammesso al liceo di Montpellier. Studente apprezzato ma assai turbolento e difficilmente controllabile da parte degli insegnanti. Il liceo di Montpellier era una sorta di scuola-caserma ideata dalla riforma napoleonica per riprendere il controllo della teologia e della metafisica.

Comte completa i suoi studi di letteratura nel 1810 e inizia lo studio della matematica per entrare all'Ecole Polytechnique a Parigi.

Nel 1812 si dichiara contrario all'ideologia monarchica della sua famiglia e si dichiara repubblicano.

Nel 1813 supera l'esame per essere ammesso all'Ecole Polytechnique di Parigi, ma deve attendere un altro anno per potervi accedere. Fu uno dei suoi insegnanti, Daniel Encontre, ad avviare Comte verso gli studi filosofici. Un ex prete che insegnava matematica, ma che si interessava di altre discipline fra cui anche di filosofia.

Nel 1814 viene ammesso all'Ecole Polytechnique di Parigi dove inizia a leggere i filosofi del suo tempo. Fra questi anche A. Smith, Fréret, Duclos, Diderot, Hume, Condorcet, De Maistre, De Bonald, Bichat e Gall.

Intanto Napoleone veniva sconfitto e il vecchio regime tentava la restaurazione.

Nel 1816 all'Ecole Polytechnique di Parigi c'è una sorta di rivolta degli studenti contro un insegnante. Interviene l'autorità, la scuola è chiusa per un certo tempo e Comte, un protagonista di quella ribellione, viene espulso dalla scuola. Comte torna in famiglia a Montpellier. Dopo poco Comte, in contrasto con i genitori, torna a Parigi senza il sussidio dei genitori. A Parigi è costretto a mantenersi dando delle lezioni private.

Nel 1817 Comte incontra Saint-Simon (1760-1825) presso il quale si impiega come segretario e collaboratore. Saint-Simon aveva maturato le sue idee durante la guerra di indipendenza negli Stati Uniti. Non aveva partecipato alla Rivoluzione Francese e le sue idee erano un'esaltazione della società industriale e considerava gli industriali come i produttori in contrapposizione a preti, militari, nobili e altri che riteneva oziosi. Saint-Simon paladino del dominio sociale della nascente industria, influenzerà molto Comte nell'elaborazione della sua filosofia sociale.

Nel 1818 Comte ha una relazione con una signora matura dalla quale avrà una figlia.

Nel 1819 Comte scrive un articolo per il giornale «Le Censeu » dal titolo "Séparation générale entre les opinions et les désirs" in cui sostiene che tutti hanno desideri, ma solo poche persone hanno opinioni motivate.

Nel 1820 sul giornale «Organisateur» Comte pubblica un articolo dal titolo " Sommaire appréciation de l'ensemble du passé moderne" in cui inizia a delineare le sue idee sulla filosofia della storia che saranno sviluppate in seguito.

Nel 1821 Comte conosce Caroline Massin, una prostituta che sposerà nel 1825.

Nel 1822 si verifica l'episodio che dopo qualche tempo porterà alla rottura dei rapporti di frequentazione fra Auguste Comte e Saint-Simon. Viene pubblicato il libretto " Pian des trauaux scientifiques nécessaires pour réorganiser la société". Questo libro viene stampato in cento esemplari con il titolo "Contratto sociale" a firma di Saint-Simon. In occasione della ristampa del "Contratto sociale" col titolo " Système de politique positive" nel terzo quaderno del "Catéchisme des industriels" di Saint-Simon si consuma la rottura definitiva fra Comte e Simon.

Nel 1824 viene abbandonato da Caroline Massin e questo abbandono convince Comte di andare a vivere con lei. Grande scandalo nella famiglia di Comte la convivenza del figlio con una donna di "malaffare".

Nel febbraio del 1825 Comte sposerà Caroline Massin e dopo il matrimonio fa stampare " Considérations philosophiques sur les sciences et les savantes".

Nel 1826 viene pubblicato "Considérations sur les pouvoir spirituel". Subito dopo, nell'aprile del 1826, Comte inizia a casa sua un corso di filosofia. Fra gli uditori c'erano personaggi influenti della cultura di quel tempo come Alexandre de Humbolt, Blanville, Poinsot, Fourier. Il corso stava andando bene, ma Comte impazzì e il corso dovette essere terminato.

Il 24 aprile di quell'anno Comte fugge da casa e si rifugia a Montmorency dove viene raggiunto dalla moglie. La madre di Comte, accorre a Parigi e costringe il figlio a regolarizzare il suo rapporto con la moglie mediante un matrimonio religioso. Durante la cerimonia Comte ha un altro attacco di follia. La malattia che Comte covava si accentuava con veri e propri attacchi sollecitati dal "tradimento" della moglie che si manteneva lavorando come sarta e come prostituta. Caroline Massin divenne in seguito amante di Antoine Cerclet un avvocato amico di Comte.

Nel 1827 muore la figlia. Comte si mantiene dando lezioni private. In quest'anno Comte tenta il suicidio gettandosi nella Senna. Dopo il tentativo di suicidio passò un periodo nella clinica psichiatrica di Jean-étienne Dominique Esquirol, in rue de Buffon.

Nel 1828 scrive per il "Journal de Paris" " Examen du traité de l'irritation de Broussais" in cui parla dell'alienazione mentale prendendo ad esempio il proprio stato psichico.

Nel 1829 Comte riprende il corso di filosofia nell'appartamento di rue St-Iacques, 159 e quell'anno termina il corso.

Nel 1830 Comte riesce a pubblicare il primo volume del "Corso di filosofia positiva", ma in seguito ai rivolgimenti politici di quell'anno, il suo editore, Rouen, fallisce e questo comporterà un ritardo nell'uscita dell'opera. Nello stesso anno Comte fonda " Association polytechnique" allo scopo di educare le masse sociali e condurle al rinnovamento.

Nel luglio del 1830 scoppia a Parigi la seconda rivoluzione francese. I Borboni, rimessi al potere dopo la caduta di Napoleone, con Carlo X tentarono un colpo di Stato contro la Costituzione. I francesi si opposero e il movimento si trasformò in un movimento di rivoluzione repubblicana. Il maresciallo Marmont represse i rivoltosi che alzarono barricate. Ci furono oltre ottocento morti di cui almeno 600 cittadini e circa duecento militari. Carlo X lascia Parigi e i deputati monarchici prendo in mano il controllo del paese ripristinano la monarchia con Luigi Filippo (nota: Luigi Filippo di Borbone-Orléans, già duca d'Orléans, conosciuto durante la Rivoluzione come il cittadino Chartres oppure égalité fils, fu re dei Francesi dal 1830 al 1848 con il nome di Luigi Filippo I).

E' in questo clima sociale che Comte pubblica il primo volume del Corso di Filosofia Positiva. Nella prima lezione presenta la struttura e l'idea base dalla quale parte l'idea di Comte per la sua filosofia positiva.

Scrive Comte:

Per spiegare convenientemente la vera natura e il carattere proprio della filosofia positiva, è indispensabile in primo luogo dare uno sguardo generale al cammino progressivo dello spirito umano, visto nel suo insieme, giacché una concezione, quale che sia, non può essere ben conosciuta che attraverso la sua storia.
Studiando così lo sviluppo totale dell'intelligenza umana in tutte le sue diverse sfere d'attività, dal suo primo più semplice moto sino ai nostri giorni, credo di aver scoperto una grande legge fondamentale, alla quale è soggetto per una necessità invariabile, e che mi sembra possa essere saldamente stabilita, sia sulle prove razionali fornite dalla conoscenza della nostra organizzazione, sia sulle verifiche storiche che risultano da un esame attento del passato. La legge consiste in questo, che ogni nostra concezione principale, ogni branca delle nostre conoscenze, passa successivamente per tre stadi teorici diversi: lo stadio teologico o fittizio, lo stadio metafisico o astratto, lo stadio scientifico o positivo. In altri termini, lo spirito umano, per sua natura, usa successivamente, in ciascuna delle sue ricerche, tre metodi di filosofare, il cui carattere è essenzialmente diverso ed anche radicalmente opposto: prima il metodo teologico, poi il metodo metafisico e infine il metodo positivo. Onde, tre tipi di filosofie, o sistemi generali di concezioni sull'insieme dei fenomeni, che si escludono reciprocamente: il primo è il punto di partenza necessario dell'intelligenza umana; il terzo, il suo stadio stabile e definitivo; il secondo è unicamente destinato a servire di transizione.
Nello stadio teologico, lo spirito umano, indirizzando essenzialmente le sue ricerche alla natura intima degli esseri, alle cause prime e finali dei fenomeni che lo colpiscono, in una parola, alle conoscenze assolute, si rappresenta i fenomeni come prodotti dell' azione diretta e continua d'agenti sovrannaturali più o meno numerosi, il cui intervento arbitrario spiega tutte le anomalie apparenti dell'universo. Nello stadio metafisico, che non è altro in fondo che una semplice modifica generale del primo, gli agenti sovrannaturali sono sostituiti da forze astratte, vere entità (astrazioni personificate) inerenti ai diversi esseri del mondo, e concepiti come capaci di generare di per sé tutti i fenomeni osservati, la cui spiegazione consiste allora nell' assegnare a ciascuno l'entità corrispondente.
Infine, nello stadio positivo, lo spirito umano, riconoscendo l'impossibilità di ottenere nozioni assolute, rinuncia a cercare l'origine e il fine dell'universo e a conoscere le cause intime dei fenomeni, per consacrarsi unicamente alla scoperta, con l'uso ben combinato del ragionamento e dell'osservazione, delle loro leggi effettive, cioè delle loro relazioni invariabili di successione e di somiglianza. La spiegazione dei fatti, ridotta allora ai suoi termini reali, non è più ormai che un legame stabilito tra i diversi fenomeni particolari e alcuni fatti generali, di cui i progressi della scienza tendono via via a diminuire il numero. Il sistema teologico è giunto alla più alta perfezione di cui è suscettibile, quando ha sostituito l'azione provvidenziale di un essere unico al gioco vario delle numerose divinità indi- pendenti che erano state immaginate primitivamente. Allo stesso modo, l'ultimo termine del sistema metafisico consiste nel concepire, al posto di diverse entità particolari, una sola grande entità generale, la natura, vista come la sorgente unica di tutti i fenomeni. Analogamente, la perfezione del sistema positivo, verso la quale questo tende senza sosta, sebbene è molto probabile che non debba mai raggiungerla, è quella di poter rappresentarsi tutti i fenomeni suscettibili di osservazione come casi particolari di un solo fatto generale, come, per esempio, quello della gravitazione universale.
Non è questo il luogo opportuno per dare una dimostrazione speciale di questa legge fondamentale dello sviluppo dello spirito umano e dedurne le conseguenze più importanti. Ne tratteremo direttamente, con tutta l'estensione conveniente, nella parte di questo corso relativa allo studio dei fenomeni sociali. Non la prendo in considerazione che per determinare con precisione il vero carattere della filosofia positiva, in opposizione alle altre due filosofie che hanno successivamente dominato, sino a questi ultimi secoli, tutto il nostro sistema intellettuale. Quanto al presente, per non lasciare del tutto senza dimostrazione una legge di tale importanza, le cui applicazioni si presenteranno nell'intero arco di questo corso, debbo limitarmi ad un'indicazione rapida dei motivi generali più notevoli che possono fame constatare l'esattezza
In primo luogo, è sufficiente, mi sembra, enunciare una tale legge, perché la giustezza ne sia immediatamente verificata, da parte di tutti coloro che hanno una qualche conoscenza approfondita della storia generale delle scienze. Non ce n'è una sola, infatti, giunta oggi allo stadio positivo, che ognuno non possa agevolmente rappresentarsi, nel passato, essenzialmente composta di astrazioni metafisiche e, spingendosi ancora più indietro, completamente dominata dalle concezioni teologiche. Avremo anche, purtroppo, più d'una occasione formale di constatare, nelle diverse parti di questo corso, che le scienze più perfezionate conservano ancora oggi tracce evidentissime dei due stadi precedenti.
Questa rivoluzione generale dello spirito umano può, d'altra parte, essere agevolmente constatata oggi, in modo nettissimo anche se indiretto, considerando lo sviluppo dell'intelligenza individuale. Dal momento che il punto di partenza è necessariamente lo stesso nell'educazione dell'individuo e in quella della specie, le diverse fasi principali della prima devono ripresentare le epoche fondamentali della seconda. Ora, ciascuno di noi, contemplando la propria storia, non ricorda che è stato successivamente, quanto alle sue nozioni più importanti, teologico nella sua infanzia, meta fisico nella sua giovinezza, e fisico nella sua maturità.
Ma, oltre l'osservazione diretta, generale o individuale, che prova l'esattezza di questa legge, devo soprattutto, in quest'indicazione sommaria, ricordare le considerazioni teoriche che ne fanno sentire la necessità.
La più importante di queste considerazioni, attinta dalla natura stessa del soggetto, consiste nel bisogno, di ogni epoca, di una teoria qualunque per collegare i fatti, accompagnato dall'impossibilità evidente, per lo spirito umano alla sua origine, di formarsi teorie sulla base di osservazioni.
Tutti gli spiriti più acuti, da Bacone in poi, sostengono che non ci sono conoscenze reali se non quelle che si fondano su fatti osservati. Questa massima fondamentale è evidentemente incontestabile, se la si applica, come si conviene, allo stadio maturo della nostra intelligenza. Ma, riportandoci alla formazione delle nostre conoscenze, non è men certo che lo spirito umano, nel suo stadio primitivo, non poteva e non doveva pensarla così, Ed invero, se, da un lato, ogni teoria positiva deve necessariamente essere fondata su osservazioni, è ugualmente vero, dall' altro, che, per sollevarsi all' osservazione, il nostro spirito ha bisogno di una teoria, quale che sia. Se, osservando i fenomeni, non li riferissimo immediatamente ad alcuni principi, non solamente sarebbe impossibile sistemare queste osservazioni isolate e, di conseguenza, trame un frutto, ma saremmo anche del tutto incapaci di ritenerli, e, molto spesso, i fatti resterebbero inosservati ai nostri occhi.

Comte, Corso di filosofia positiva, I lezione, tratta da Comte, a cura di Alberto Peratoner, Rcs mediaGroup, 2017, p. 51 – 55

Come già ebbi a scrivere nella "Teoria della filosofia aperta" si tratta dei fondamenti ideologici dell'evoluzionismo cristiano che parte dal presupposto che l'umanità abbia vissuto una condizione primitiva dopo la cacciata dal paradiso terrestre e che questa condizione primitiva si è "evoluta" attraverso diverse fasi di sviluppo fino a produrre l'uomo attuale messo al vertice di una catena di progressi dell'umanità.

Uno sviluppo dell'idea settecentesca dell'evoluzione cristiana ben prima dell'arrivo dell'evoluzionismo darwiniano. Questa idea, che Comte chiamerà l'idea dei tre stadi, sarà ripresa sia da Durkeim che da Freud che la riproporranno in maniera diversa. Questa teoria positivistico-cristiana si sovrapporrà e soffocherà le idee indotte dall'evoluzionismo darwiniano imponendo l'idea colonialista secondo cui esistono uomini arretrati, ancora primitivi, che possono essere dominati da uomini più evoluti di loro.

Al centro di quest'idea c'è la creazione di Dio. Dio ha creato così l'uomo e noi, dice Comte, dobbiamo studiare la creazione di Dio e come l'uomo si è sviluppato dopo essere stato creato da Dio e cacciato dal paradiso terrestre e costretto in un primitivismo dell'esistenza nella quale ignorava i meccanismi del mondo e della vita.

La teoria dei tre stadi, quello teologico, quello metafisico e quello positivo governerà tutta la sociologia per quasi duecento anni e troverà negli antropologi i suoi più ferventi profeti. Gli antropologi confermeranno, sia pur con delle variabili, tutto l'impianto positivista con quell'evoluzione religiosa che va dall'animismo al totemismo al politeismo fino alla "matura" (si fa per dire) religione monoteista il cui ordine è retto dal re assoluto.

La prova dell'evoluzione dei tre stadi Comte la individua nella crescita dell'uomo che, secondo lui, da bambino vive una condizione "teologica", passa poi ad una condizione metafisica fino a diventare un adulto razionale. Naturalmente, l'uomo di Comte non è in relazione al suo ambiente che ne condiziona la percezione e le scelte, ma è l'uomo creato da Dio che si muove indipendentemente dall'ambiente in cui è nato. Questo sistema teorico sarà ripreso da Freud per definire le fasi di crescita del bambino.

Comte è sempre in crisi di denaro, ma nel 1832 Navier gli procura un posto all'Ecole polytechnique che gli fornisce uno stipendio di duemila franchi.

Nel 1835 Compte pubblica il secondo volume del "Corso di filosofia positiva".

Nel 1836 all'Ecole polytechnique occupa, sia pur in modo temporaneo, una cattedra di matematica e tiene un corso di matematica all'Istituto Laville che gli permette di guadagnare tremila franchi. Ottiene anche un posto di esaminatore all' Ecole polytechnique retribuito con tremila franchi.

Nel 1838 Comte pubblica il terzo volume del "Corso di filosofia positiva". Inizia a migliorare la conoscenza delle lingue straniere. In questi anni Comte era tornato a vivere con la madre, cristiana osservante, Rosalie Boyer, che morirà nel 1837 e in questo periodo adotta la sua domestica Sophie Bliaux, che diventerà la sua erede universale anche se il testamento sarà impugnato da Caroline Massin e dalla Società Positivista.

Nella lezione 51 del Corso di filosofia positiva" Comte ci dà un saggio dei fondamenti ideologici del suo razzismo. La superiorità della razza bianca nell'eterna lotta fra "umanità" ed "animalità". Ricordo che l'evoluzione di Comte non è l'evoluzione biologica scoperta da Darwin. L'evoluzione delle specie di Darwin è del 1859 mentre il "Terzo volume del corso di filosofia positiva" è del 1838.

Scrive Comte:

Per poter meglio valutare le leggi fondamentali del progresso sociale è necessario far qui precedere la loro esposizione diretta da una prima spiegazione sommaria del senso necessario di questa grande evoluzione, ed anche della sua velocità e della subordinazione naturale dei suoi elementi principali; il che risulta naturalmente dai concetti già stabiliti dall'inizio di questo volume. Considerando dal più elevato punto di vista scientifico l'insieme totale dello sviluppo umano, si è innanzitutto portati a considerar lo, in generale, come consistente essenzialmente nel fare sempre più risaltare le facoltà caratteristiche dell'umanità, comparativamente a quelle dell'animalità, e soprattutto in rapporto alle facoltà che ci sono comuni con tutto il regno organico, sebbene queste formino necessariamente la base primordiale dell'esistenza umana, come di ogni altra vita animale. E' in questo senso filosofico che la più eminente civiltà deve essere, in fondo, giudicata pienamente conforme alla natura, poiché non costituisce in realtà che una manifestazione più pronunciata delle principali proprietà della nostra specie. Tali proprietà, primitivamente dissimulate da un inevitabile intorpidimento, potevano diventare sufficientemente salienti solo in un alto grado della vita sociale, per la quale il loro scopo esclusivo non potrebbe essere contestato. L'intero sistema della filosofia biologica concorre a dimostrare che, nell'insieme della gerarchia animale, la dignità fondamentale inerente ad ogni razza è soprattutto determinata dalla preponderanza generale sempre più pronunciata della vita animale sulla vita organica, man mano che s'avvicina maggiormente all'organismo umano. Sotto tale aspetto filosofico, la nostra evoluzione sociale non costituisce dunque realmente che il termine ultimo d'un progresso generale, continuato senza interruzione in tutto il regno vivente, passando successivamente dai semplici vegetali e dai più piccoli animali agli ultimi animali a coppia, risalendo poi fino agli uccelli e ai mammiferi, e, in questi ultimi, elevandosi gradualmente verso i carnivori e le scimmie. Il predominio necessario delle funzioni puramente organiche diviene dappertutto sempre meno marcato, e. lo sviluppo delle funzioni animali propriamente dette, principalmente quello delle funzioni intellettuali e morali, tende, al contrario, sempre più verso una vitale supremazia, che tuttavia non potrà mai essere pienamente realizzata, anche nella più grande perfezione della natura umana. Quest'indispensabile valutazione comparativa determina essenzialmente il primo concetto scientifico che bisogna formarsi dell'insieme del ,progresso umano, così collegato alla serie universale del perfezionamento animale, del quale esso realizza il più alto grado. L'analisi generale del nostro progresso sociale dimostra infatti con un'incontestabile evidenza che, nonostante l'invariabilità necessaria delle diverse disposizioni fondamentali della nostra natura, le più elevate tra esse sono in uno stato continuo di sviluppo relativo, che tende sempre più ad erigerle a loro volta in potenze preponderanti dell'esistenza umana, sebbene una simile inversione dell'economia primitiva non possa e nemmeno debba mai essere completamente ottenuta. Tale si manifesta il carattere essenziale del nostro organismo sociale, quando ci si limita a considerarlo innanzi tutto nel suo stato puramente statico, astrazion fatta dal suo movimento necessario. Ma questo carattere deve essere naturalmente ancora più pronunciato nello studio diretto delle sue variazioni continue, come conferma agevolmente una prima valutazione generale della loro successione graduale.
Sviluppando, ad un grado altissimo e sempre crescente, l'azione dell'uomo sul mondo esteriore, la civiltà sembra innanzitutto dover concentrare sempre più la nostra attenzione verso le cure della nostra sola esistenza materiale, il cui sostentamento e miglioramento costituiscono, in apparenza, il principale oggetto della maggior parte delle occupazioni sociali, Ma un esame più approfondito dimostra, al contrario, che questo sviluppo tende continuamente a far prevalere le più eminenti facoltà della natura umana, sia per la sicurezza stessa che esso ispira necessariamente riguardo ai bisogni fisici, la cui considerazione diventa così sempre meno assorbente, sia per la sollecitudine diretta e continua che imprime necessariamente alle funzioni intellettuali ed anche ai sentimenti sociali, il cui duplice progresso graduale gli è evidentemente indispensabile: Nella nostra infanzia sociale gli istinti relativi alla conservazione materiale sono talmente preponderanti che lo stesso istinto sessuale, malgrado la sua grossolana energia primitiva, ne è dapprima essenzialmente dominato: gli affetti domestici sono allora, senza alcun dubbio, molto meno pronunciati, e gli affetti sociali sono circoscritti ad un'impercettibile frazione dell'umanità, al di fuori della quale tutto diventa estraneo ed anche nemico; i diversi sentimenti di odio restano certamente, dopo gli appetiti fisici, il principale motore abituale dell' esistenza umana. Sotto questi aspetti, è incontestabile che il progresso continuo della civiltà sviluppa necessariamente sempre più le nostre inclinazioni più nobili e i nostri più generosi sentimenti, i quali, sole basi possibili delle associazioni umane, devono ricevervi naturalmente una cura sempre più speciale. Quanto alle facoltà intellettuali, l'imprevidenza abituale che, in mezzo ai più urgenti bisogni caratterizza la vita selvaggia, fa rilevare chiaramente la scarsa influenza reale che esercita allora la ragione sulla condotta generale dell'uomo: queste facoltà vi sono d'altra parte ancora essenzialmente intorpidite, o almeno non v'è attività, pronunciata se non nelle più inferiori tra esse, quelle relative all'esercizio dei sensi esteriori. Le facoltà d'astrazione e di combinazione sono quasi completamente inerti, salvo qualche breve progresso eccezionale; e la grossolana curiosità che ispira involontariamente lo spettacolo della natura si contenta allora pienamente dei più piccoli schemi di spiegazione teologica. Infine i divertimenti, principalmente contraddistinti da una violenta attività muscolare, ed elevantisi tutt'al più fino alla semplice manifestazione d'uno scopo puramente fisico, vi sono di solito tanto poco favorevoli allo sviluppo dell'intelligenza quanto a quello della socievolezza. Da questi punti di vista, la superiorità sempre crescente della civiltà è certamente ancora più incontestabile che dal punto di vista morale, in maniera da non esigere più ormai alcuna dimostrazione formale. Sotto qualunque aspetto si studi l'esistenza comparativa dell'uomo nelle diverse età successive della società si troverà dunque costantemente che il risultato generale della nostra evoluzione fondamentale non consiste soltanto nel migliorare la condizione materiale dell'uomo, con l'estensione continua della sua azione sul mondo esteriore, ma anche e soprattutto nello sviluppare, con un esercizio sempre più preponderante, le nostre facoltà più eminenti, sia diminuendone incessantemente il dominio degli appetiti fisici, e stimolandone maggiormente i diversi istinti sociali, sia sollecitando continuamente il progresso delle funzioni intellettuali, anche le più elevate, ed aumentando naturalmente l'influenza abituale della ragione sulla condotta dell'uomo. In questo senso, lo sviluppo individuale riproduce necessariamente sotto i nostri occhi, in una successione più rapida e più familiare, il cui insieme è allora meglio valutabile, sebbene meno pronunciato, le principali fasi dello sviluppo sociale. Così l'uno e l'altro hanno essenzialmente per scopo comune di subordinare, per quanto possibile, la soddisfazione normale degli istinti personali all'esercizio abituale degli istinti sociali e al tempo stesso d'assoggettare le nostre diverse passioni alle regole imposte da un'intelligenza sempre più preponderante, in vista d'identificare sempre più l'individuo con la specie. Dal punto di vista anatomico, si potrebbe nettamente caratterizzare tale tendenza facendola soprattutto consistere nel determinare con l'esercizio un ascendente sempre più marcato nei differenti organi dell'apparato cerebrale man mano che si allontanano maggiormente dalla regione vertebrale per avvicinarsi a quella frontale. Tale è almeno il tipo ideale la cui realizzazione sempre più perfetta caratterizza necessariamente il corso spontaneo dell'evoluzione umana, sia nell'individuo, sia, ad un grado ben maggiore, nella stessa specie, sebbene qualsiasi nostro sforzo non possa mai condurci effettivamente fino a questo limite fondamentale. Un simile concetto permette agevolmente di distinguere, in generale, le parti rispettive della natura e dell' arte nel nostro continuo sviluppo, che deve essere giudicato pienamente naturale, in quanto tende, sempre più, a far prevalere gli attributi essenziali dell'umanità paragonata all'animalità, costituendo il dominio delle facoltà evidentemente destinate a dirigere tutte le altre. Al tempo stesso esso si presenta come assolutamente artificiale, poiché deve consistere nell'ottenere, con un esercizio conveniente delle nostre facoltà, un'influenza tanto più pronunciata per ognuna d'esse, quanto più è inizialmente meno energica: dal che risulta direttamente la spiegazione scientifica di quella lotta eterna ed indispensabile tra la nostra umanità e la nostra animalità, sempre riconosciuta, fin dall'origine della civiltà, da tutti i veri indagatori dell'uomo, e già consacrata, sotto tante forme diverse, prima che la filosofia positiva potesse fissarne il vero carattere.

Comte, Corso di filosofia positiva, lezione LI, Mondadori, 1979, p. 379 – 383

Queste teorie di Comte costituirono la base per la truffa dell'uomo di Piltdown. Un falso creato e certificato da antropologi che serviva per dimostrare come l'evoluzione umana avesse nel cervello la sua chiave di lettura e non nel corpo di cui il cervello è parte. Questo falso sviò e bloccò il dibattito sull'evoluzionismo darwiniano per condurlo in chiave sociale in cui gli inglesi cercavano sul loro territorio la nascita dell'uomo "bianco" in contrapposizione ai ritrovamenti archeologici in Francia e in altre parti. Il razzismo fu fondamentale per far accettare questa truffa che voleva dimostrare la superiorità evolutiva dell'uomo europeo rispetto alle altre razze. Il dibattito attorno all'uomo di Piltdown bloccò il dibattito attorno ai resti dell'australopiteco i cui reperti, giunti dal sud-Africa, dimostrarono una diversa linea evolutiva.

In sostanza, i truffatori, Charles Dawson e altri, assemblarono resti di scimmie e di un uomo medioevale presentandolo alla società scientifica come il ritrovamento di fossili in Inghilterra. Questa truffa fu possibile solo per i preconcetti che Comte e i positivisti imposero alla società in nome della creazione della bibbia. Sono stati necessari 41 anni per smascherare questa truffa e nel frattempo due generazioni di antropologi ed evoluzionisti sono vissuti con la certezza che questa non fosse una truffa giustificando, scientificamente, le persecuzioni razziali che gli uomini subivano in nome dell'inferiorità della razza proclamata dal colonialismo. Solo nel 1953 la truffa è stata smascherata in campo scientifico e ancora oggi, nella cultura comune, noi vediamo spesso riprodurre quella truffa per negare l'evoluzionismo darwiniano e fermare le conseguenze logiche che ha sulla società.

Comte, col suo evoluzionismo sociale inficia gli effetti del darwinismo per oltre 100 anni rallentando lo sviluppo sociale. Per contro le teorie di Comte vengono fatte proprie da Spencer e altri che interpretano alcune osservazioni darwiniane alla luce dell'evoluzione positivista-cristiana imposta da Comte. Costoro impongono la superiorità della razza rivendicando il diritto di dominare tutte le altre razze umane.

Nel 1839 Comte pubblica il quarto volume del "Corso di filosofia positiva".

Nel 1840 incontra Littré che diventerà un suo discepolo.

Nel 1841 Comte pubblica il quinto volume del "Corso di filosofia positiva".

Nel 1842 Comte pubblica il sesto volume del "Corso di filosofia positiva" che provoca uno scontro fra Comte e il suo editore Bachelier perché nella prefazione Comte aveva attaccato tutti coloro che osteggiavano la sua possibilità di avere una cattedra e il suo editore, per evitare di essere coinvolto nella polemica, aveva fatto precedere la presentazione del libro scritta da Comte da una breve nota. Ci fu uno scontro giudiziario che Comte vinse, ma questa vienda gli procurò grossi problemi in famiglia. Il 2 agosto dello stesso anno si separa dalla moglie. Comte vive malissimo la separazione e mantiene contatti epistolari con l'ex moglie per molti anni.

La moglie Caroline seguirà sempre l'attività intellettuale del marito anche quando diventerà amante di Emile Littré.

Caroline divorzia da Comte. Ricordo che le idee di Comte richiedevano che la donna fosse sottomessa, umile e servizievole e che fosse fedele anche in caso di vedovanza. Comte era contro il divorzio e ad ogni altra riforma sociale che permettesse alle donna di avere un qualche diritto sociale. In questo Comte riproduceva perfettamente la posizione di Paolo di Tarso. La donna doveva stare a casa. Non doveva lavorare e neppure avere dei riconoscimenti ufficiali o sociali.

Nel 1843 Comte pubblica un trattato di geometria analitica a due e tre dimensioni.

Nel 1844 Comte perde il posto di esaminatore presso l'Ecole. Riesce ad avere, tramite John Stuart Mill un sussidio dall'Inghilterra. Comte tiene un corso di astronomia popolare e presenta il "Discorso sullo spirito positivo".

Nel "Discorso sullo spirito positivo" Comte riprende il discorso sui tre stadi dello sviluppo umano.

Scrive Comte:

I. Stato teologico o fittizio

Nel loro primo sviluppo, necessariamente teologico, tutte le nostre speculazioni manifestano spontaneamente una caratteristica predilezione per le questioni più insolubili, sui temi più radicalmente inaccessibili a ogni indagine determinante. Per un contrasto che, ai nostri giorni, deve sembrare inspiegabile, ma che in fondo corrisponde alla vera situazione iniziale della nostra intelligenza, in un'epoca in cui lo spirito umano è ancora incapace di affrontare i più semplici problemi scientifici, esso ricerca avidamente, e in una maniera quasi esclusiva, l'origine di tutte le cose, le cause essenziali - sia prime che finali - dei diversi fenomeni che lo colpiscono, e il loro fondamentale modo di prodursi, cioè le conoscenze assolute. Questo bisogno primitivo si trova naturalmente soddisfatto, per quanto possa mai esserlo, dalla nostra tendenza originaria a trasferire dappertutto il tipo umano, assimilando tutti i fenomeni a quelli che noi stessi produciamo e che, per questo motivo, cominciano a sembrarci abbastanza conosciuti, per l'intuizione immediata che li accompagna. Per ben comprendere lo spirito, puramente teologico, che consegue dallo sviluppo, sempre più sistematico, di questo stato primordiale, non bisogna limitarsi a considerarlo nella sua ultima fase, che si compie sotto i nostri occhi, nelle popolazioni più evolute, ma che non è il più caratteristico, anzi è molto lontano dall'esserlo: diventa indispensabile una veduta d'insieme sull'intero suo naturale sviluppo, per comprendere la sua fondamentale identità sotto le tre forme principali che assume successivamente. La più immediata e accentuata costituisce il feticismo propriamente detto, che consiste soprattutto nell' attribuire a tutti i corpi esterni una vita essenzialmente analoga alla nostra, ma quasi sempre più energica, per la loro azione di solito più potente.
L'adorazione degli astri caratterizza il grado più elevato di questa prima fase teologica, che, all'inizio, differisce appena dallo stato mentale in cui si fermano gli animali superiori. Sebbene questa prima forma della filosofia teologica si trovi evidentemente nella storia intellettuale di tutte le nostre società, essa, oggi, domina direttamente solo nella meno numerosa delle tre grandi razze che compongono la nostra specie. Nella seconda fase essenziale, che costituisce il vero politeismo, troppo sovente confuso dai moderni con lo stato precedente, lo spirito teologico evidenzia la preminenza dell'immaginazione nell' attività del pensiero, mentre fino allora nelle teorie umane avevano prevalso soprattutto l'istinto e il sentimento. La filosofia iniziale vi subisce la più profonda trasformazione possibile in rapporto al suo naturale destino, poiché la vita è tolta agli oggetti materiali per essere misteriosamente trasferita a diversi esseri fittizi, di solito invisibili, il cui attivo e continuo intervento diventa ormai la fonte diretta di tutti i fenomeni umani. E' soprattutto durante questa fase caratteristica, oggi mal compresa, che bisogna studiare lo spirito teologico, che si sviluppa in essa con una pienezza e una omogeneità ulteriormente impossibili: è, in ogni aspetto, il tempo del suo maggiore ascendente, sia mentale che sociale. La maggioranza della nostra specie non è ancora uscita da questo stato, che oggi persiste nella più numerosa delle tre razze umane, oltre la parte più evoluta della razza nera e la parte meno avanzata della razza bianca. L'inevitabile declino della filosofia iniziale comincia nella terza fase teologica, il monoteismo propriamente detto; pur conervando a lungo una grande influenza sociale, tuttavia più apparente che reale, essa comincia a subire un rapido declino intellettuale, come conseguenza spontanea della semplificazione caratteristica, in cui la ragione viene a ridurre progressivamente il dominio precedente dell'immaginazione, lasciando gradualmente sviluppare il sentimento universale, fino a quel momento quasi del tutto insignificante, del necessario assoggettamento di tutti i fenomeni naturali a delle leggi invariabili. Sotto forme molto diverse e radicalmente inconciliabili, quest'ultimo modo del regime preliminare persiste ancora, con un'energia ineguale, nell'immensa maggioranza della razza bianca; ma, ed è facile osservarlo, le stesse preoccupazioni personali ostacolano oggi una equilibrata valutazione, per mancanza di un confronto razionale e imparziale con i due modi precedenti.
Per quanto imperfetta debba oggi sembrare tale maniera di filosofare, è necessario collegare strettamente lo stato presente dello spirito umano all'insieme dei suoi stati anteriori, riconoscendo opportunamente che essa dovette essere a lungo tanto indispensabile quanto inevitabile.
Limitandoci qui alla semplice valutazione intellettuale, sarebbe superfluo insistere sulla tendenza involontaria che, ancora oggi, ci porta a spiegazioni essenzialmente teologiche, non appena vogliamo penetrare direttamente il mistero inaccessibile del modo fondamentale in cui qualsiasi fenomeno si produce, soprattutto quando ne ignoriamo ancora le leggi reali. I più eminenti pensatori possono allora constatare la loro disposizione naturale al feticismo più ingenuo, quando questa ignoranza si unisce al momento a qualche forte passione. Dunque se tutte le spiegazioni teologiche, presso i moderni occidentali, sono divenute desuete in modo crescente e decisivo, è solo perché le misteriose indagini cui si rivolgevano sono state man mano scartate come inaccessibili alla nostra intelligenza, che si è gradualmente abituata a sostituirle con studi più efficaci e aderenti ai nostri veri bisogni.
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D'altra parte tali tentativi, per quanto puerili sembrino oggi, costituivano certamente il solo mezzo primitivo di determinare lo sviluppo continuo delle speculazioni umane, svincolando la nostra intelligenza dal circolo vizioso in cui essa si è dapprima trovata necessariamente irretita a causa della radicale opposizione di due condizioni ugualmente imperiose. Difatti, se i moderni hanno dovuto dichiarare l'impossibilità di fondare una teoria solida se non con un sufficiente concorso di osservazioni corrette, è altrettanto incontestabile che lo spirito umano non potrebbe mai ordinare, e neppure raccogliere, questi indispensabili materiali, senza essere diretto da qualche visione speculativa preliminarmente stabilita. Così, evidentemente, quelle concezioni primitive potevano derivare solo da una filosofia che fosse, per sua natura, priva di ogni lunga preparazione e capace, in una parola, di sorgere spontaneamente, sotto l'unico impulso di un istinto diretto, per chimeriche che dovessero essere delle speculazioni così prive di ogni fondamento reale. Questo è il felice privilegio dei principi teologici, senza cui certamente la nostra intelligenza non sarebbe mai uscita dal suo iniziale torpore, e che soli, dirigendo l'attività speculativa, hanno consentito di preparare gradualmente un migliore sistema logico.
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Occorre inoltre segnalare, sebbene non possa stabilirlo qui, che questa filosofia iniziale è stata indispensabile all' affermarsi della nostra socievolezza non meno che a quello della nostra intelligenza, e per determinare originariamente delle dottrine comuni, senza le quali il legame sociale non avrebbe potuto acquisire né portata né consistenza, e per creare spontaneamente la sola autorità spirituale che potesse allora sorgere.

II Stato metafisico o astratto

Le spiegazioni generali - per quanto sommarie - qui espresse sulla natura provvisoria e la funzione preparatoria della sola filosofia che effettivamente corrisponde all'infanzia dell'Umanità, fanno facilmente intendere che quel sistema iniziale di idee differisce troppo profondamente, per ogni aspetto, da quello che noi vedremo corrispondere alla piena maturità dello sviluppo mentale, perché il passaggio dall'uno all'altro possa attuarsi originariamente senza l'aiuto via via più intenso di una specie di filosofia intermedia, essenzialmente limitata a questo compito transitorio.
Tale è il contributo specifico dello stato metafisico propriamente detto all'evoluzione fondamentale della nostra intelligenza, che, contraria ad ogni cambiamento brusco, può così elevarsi quasi insensibilmente dallo stato puramente teologico allo stato effettivamente positivo, sebbene, in fondo, questa situazione ambigua si avvicini più al primo che al secondo. Le dottrine dominanti vi hanno mantenuto lo stesso carattere di tendenza abituale alle conoscenze assolute: solo la soluzione vi ha subìto una trasformazione considerevole, rendendo più agevole lo sviluppo delle concezioni positive. Infatti, come la teologia, la metafisica tenta soprattutto di spiegare la natura intima degli esseri, l'origine e la destinazione di tutte le cose, il modo essenziale in cui si produce ogni fenomeno; ma, invece di avvalersi di agenti soprannaturali propriamente detti, li sostituisce gradualmente con entità o astrazioni personificate, il cui uso, veramente tipico, ha spesso consentito di designarla col nome di ontologia. è fin troppo facile oggi osservare un tale modo di filosofare, che, ancora preponderante nei riguardi dei fenomeni più complessi, offre quotidianamente, anche nelle teorie più semplici e meno arretrate, non pochi segni del suo lungo dominio.
L'efficacia storica di queste entità risulta direttamente dal loro carattere ambiguo: in effetti, in ciascuno di questi esseri metafisici, [...] lo spirito può, a volontà, a seconda che sia più vicino allo stato teologico o allo stato positivo, vedere o un'autentica emanazione della potenza soprannaturale o una semplice denominazione astratta del fenomeno considerato. Quindi, a dominare non è più la pura immaginazione e non è ancora l'autentica osservazione; ma è il ragionamento ad ampliarsi e a prepararsi confusamente all' esercizio veramente scientifico.
Si deve, d'altra parte, sottolineare che inizialmente la sua parte speculativa è molto esagerata, per la tendenza persistente ad argomentare invece di osservare, che, in ogni ambito, caratterizza abitualmente lo spirito metafisico, anche nei suoi più eminenti rappresentanti.
Un ordine di concezioni così flessibile, che non comporta in alcun modo la consistenza così a lungo propria del sistema teologico, deve, d'altronde, pervenire ben più rapidamente all'unità corrispondente, mediante la graduale subordinazione dei diversi enti particolari a una sola entità generale, la Natura, destinata a determinare il debole equivalente metafisico del vago legame universale costituito dal monoteismo.
Per meglio intendere, soprattutto ai nostri giorni, l'efficacia storica di un tale apparato filosofico, è necessario riconoscere che, per sua natura, è spontaneamente suscettibile solo di una semplice attività critica o dissolvente, di ordine anche mentale e, ancor più, sociale, senza poter mai organizzare nulla di proprio. Radicalmente incoerente, questo spirito ambiguo conserva tutti i principi fondamentali del sistema teologico, ma svuotandoli progressivamente di quella forza e di quella immutabilità indispensabili alla loro effettiva autorità; ed è in una simile alterazione che consiste, in effetti, sotto tutti gli aspetti, la sua principale e passeggera utilità, quando l'antico sistema, per lungo tempo progressivo per l'insieme dell'evoluzione umana, sopravvive ormai a se stesso, perpetuando indefinitamente lo stato di infanzia che aveva prima così felicemente regolato. Dunque la metafisica non è, in fondo, che una sorta di teologia gradualmente indebolita da semplificazioni dissolventi, che le tolgono spontaneamente il potere diretto di ostacolare lo sviluppo specifico delle concezioni positive, ma tuttavia le conservano l'attitudine provvisoria a conservare un certo esercizio indispensabile dello spirito di generalizzazione, finché esso non possa infine ricevere un migliore alimento.
Per il suo carattere contraddittorio, il regime metafisico o ontologico è sempre posto in questa inevitabile alternativa tra il tendere a una vana restaurazione dello stato teologico per soddisfare il bisogno di ordine, e lo spingere verso una situazione puramente negativa per sfuggire al dominio oppressivo della teologia.
Questa necessaria oscillazione, che oggi si osserva unicamente nei confronti delle teorie più complesse, è esistita un tempo anche verso le teorie più semplici, fin tanto che è durata la loro età metafisica, a causa dell'impotenza organica che è propria di una tale maniera di filosofare. Se la ragione pubblica non l'avesse da tempo scartata per certe nozioni fondamentali, si deve affermare che i dubbi insensati che ha suscitato, da venti secoli, sull' esistenza dei corpi esterni, sussisterebbero ancora, perché, certamente, non li ha mai dissipati con alcuna argomentazione decisiva.
Si può quindi considerare lo stato metafisico come una sorta di malattia cronica naturalmente inerente alla nostra evoluzione mentale, individuale o collettiva, tra l'infanzia e la virilità.
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E' così che, negli ultimi cinque secoli, lo spirito metafisico ha assecondato negativamente la spinta fondamentale della nostra civiltà moderna, scomponendo via via il sistema teologico, divenuto retrogrado, dopo che, alla fine del medioevo, l'efficacia sociale del regime monoteistico si era esaurita. Purtroppo, dopo avere svolto questa funzione indispensabile ma transitoria, l'influenza troppo prolungata delle concezioni ontologiche ha dovuto cercare di impedire ogni altra organizzazione efficace del sistema speculativo; così che il più pericoloso ostacolo all'affermarsi definitivo di una vera filosofia è sostituito, oggi, da quello stesso spirito che spesso si attribuisce ancora il privilegio quasi esclusivo delle meditazioni filosofiche.

III. Stato positivo reale

[I Principale carattere: la Legge o Subordinazione costante dell'immaginazione all'osservazione] Questa lunga successione di preamboli necessari conduce infine la nostra intelligenza, gradualmente emancipata, allo stato definitivo di positività razionale, che deve essere qui caratterizzato in modo più specifico rispetto ai due precedenti stati.
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Fino ad allora la logica speculativa era consistita nel ragionare, in una maniera più o meno sottile, in base a principi confusi, che, non essendo sostenuti da alcuna prova sufficiente, suscitavano sempre discussioni senza fine. Essa riconosce ora come regola fondamentale che ogni proposizione che non sia strettamente riconducibile alla semplice enunciazione di un fatto, o particolare o generale, non possa offrire alcun significato reale e intelligibile. I principi che essa impiega sono, essi stessi, dei fatti autentici, solo più generali ed astratti di quelli di cui devono stabilire la connessione. Qualunque sia il modo, razionale o sperimentale, di procedere alla loro scoperta, la loro efficacia scientifica deriva esclusivamente dalla loro conformità, diretta o indiretta, con i fenomeni osservati.
La pura immaginazione perde dunque irrevocabilmente la sua antica supremazia mentale e si subordina necessariamente all'osservazione, tanto da costituire uno stato logico pienamente normale, senza nondimeno cessare di esercitare, nelle speculazioni positive, una funzione - capitale quanto inesauribile -, per creare o perfezionare i mezzi di collegamento, sia definitivo, sia provvisorio [tra i fatti]. In una parola, la rivoluzione fondamentale che esprime la piena maturità della nostra intelligenza consiste essenzialmente nel sostituire ovunque, all'inaccessibile determinazione delle cause propriamente dette, la semplice ricerca delle leggi, vale a dire delle relazioni costanti che esistono tra i fenomeni osservati. Si tratti dei minori o dei maggiori effetti, di urto o di gravità, di pensiero o di moralità, noi non possiamo realmente conoscere che le diverse mutue connessioni, specifiche al loro modo di realizzarsi, senza mai penetrare nel mistero della loro produzione.

Comte, Discorso sullo spirito positivo, tratto da Comte, a cura di Alberto Peratoner, Rcs mediaGroup, 2017, p. 111 – 119

Nel 1845 Comte conosce Clotilde de Vaux e se ne innamora. Era un amore totalizzante, assoluto, fino al delirio. Pubblica il "Trattato filosofico di astronomia popolare". Poi, nello stesso anno, scrive a John Stuart Mill affinché gli inglesi gli rinnovino il sussidio. Comte pretende che il contributo degli inglesi non sia solo temporaneo, ma permanente. Ma gli inglesi rifiutano e John Stuart Mill comunica a Comte il rifiuto. Comte prova ad insistere, ma la sua richiesta viene rifiutata. Nel frattempo Comte vive grazie all'aiuto degli amici. Stuart Mill è un positivista inglese che, a differenza di Comte, ritiene che la donna abbia pari capacità intellettuali dell'uomo mentre Comte sostiene la naturale inferiorità delle donne.

Clotilde era ammalata di tubercolosi e rifiuta di sposare Comte. L'8 aprile del 1845 Clotilde de Vaux muore. Comte sembra impazzire. Il suo amore si espande nel ricordo di lei che nella sua testa assume una dimensione angelica, la sua vera sposa, la vergine positivista, e vuole elevarla agli altari. Comte fonda una chiesa positivista. Con la chiesa positivista Comte tentò di allearsi con i gesuiti ritenendo, probabilmente, che le idee della chiesa positivista avessero un comune denominatore con le idee dei gesuiti in opposizione al papato romano.

Nel 1847 il governo di destra francese retto da Luigi Filippo aveva portato la Francia in una grave crisi economica con un forte malcontento che andava via via radicalizzandosi.

In quel frangente storico Comte inventò il motto "Ordine e progresso" che divenne il futuro motto della destra europea e che ancora oggi è usato sulla bandiera Brasiliana. Comte voleva una società ordinata sotto in controllo degli industriali e sono gli industriali e i borghesi a raccogliere il governo dopo che Luigi Filippo abdica. Gli industriali non accolgono le rivendicazioni degli operai parigini e questi insorgono il 23 giugno. Gli operai vengono sistematicamente macellati dal generale Cavagnac e il governo francese aumenta l'orario di lavoro, abolisce il diritto di sciopero e il diritto di associazione. "Ordine e progresso" sono ripristinati.

Nel 1848 Comte scrive una dichiarazione proponendo un'associazione per istruire tutti i popoli dell'occidente europeo. Nel luglio del 1848 perde il lavoro all'Istituto Laville.

Nel 1848 Luigi Napoleone Buonaparte è eletto presidente della Francia ma già comincia a preparare il colpo di Stato che si concretizzerà nel dicembre del 1851.

Nel 1849 viene pubblicato il "Calendario positivista". Nello stesso anno il suo amico Littré raccoglie denaro in favore di Comte.

Nel 1851 Comte scrive "La biblioteca positivista". Pubblica il primo volume del "Sistema di politica positiva".

Nel 1851 c'è il colpo di Stato di Luigi Napoleone Buonaparte che dopo aver sciolto l'assemblea nazionale francese con un plebiscito farsa prolunga il suo potere per altri dieci anni modificando la Costituzione Francese e, un anno dopo, mette fine alla Repubblica Francese proclamandosi imperatore col nome di Napoleone III. I repubblicani tentano di resistere, ma vengono sistematicamente macellati. Si parlò di 10.000 morti, decine di migliaia di deportati e di ventiseimila arresti.

Comte appoggerà Napoleone III e la sua dittatura in vista di quell' "Ordine e progresso" che tanto auspicava. Al contrario, il suo amico Littré rimase fedele ai suoi ideali repubblicani e questo, oltre che i rapporti amorosi con l'ex moglie di Comte, sancisce la fine dell'amicizia fra i due.

Nel 1852 Comte perde il posto di ripetitore all'Ecole. L'amicizia che lega Comte a Littré continua a sfaldarsi e Comte gli toglie le deleghe per occuparsi dei soldi dell'associazione. In maggio Comte pubblica il secondo volume del "Sistema di politica positiva". In ottobre pubblica il "Catechismo positivista" o "Sommaria esposizione della religione universale". A Dicembre Comte scrive una "Lettera a sua maestà lo zar Nicola".

Nella chiesa positivista Comte riprende il cristianesimo e lo traduce pari pari nei principi religiosi della "chiesa positivista". Istituisce nove "sacramenti sociali", con i santi positivi, l'elevazione all'altare (incorporazione sette anni dopo la morte), una trinità composta dal "Grande Essere", il "Grande feticcio" e il "Grande mezzo" in funzione della formula positivista: "L'amore come principio, l'ordine come fondamento, il progresso come fine". Con tre virtù teologali: amore, fede e speranza. La religione di Comte non ha nulla a che vedere con la religione che tentò di fondare Robespierre. Robespierre costruì la sua religione in funzione anticristiana consapevole che l'ideologia cristiana stava minando i valori della Rivoluzione Francese; la religione di Comte è riproduzione del cristianesimo col quale poter controllare i comportamenti delle persone.

Nel 1853 Comte pubblica il terzo volume "Sistema di politica positiva".

Scrive Comte nel "Sistema di politica positiva" parlando della "religione positiva":

L'amore come principio, l'ordine come base, e il progresso come fine; tale è, secondo questo lungo discorso preliminare, il carattere fondamentale del regime definitivo che il positivismo viene a inaugurare sistematizzando tutta la nostra esistenza, personale e sociale, mediante una combinazione inalterabile tra il sentimento, la ragione e l'attività.
[...]
La supremazia necessaria della vita affettiva vi si trova meglio costituita che in precedenza, in base all'universale preponderanza del sentimento sociale, che può direttamente affascinare ogni pensiero e ogni atto qualsiasi. Mai oppressiva verso lo spirito, una tale dominazione del cuore santifica l'intelligenza votandola ormai al servizio continuo della socievolezza, di cui deve consolidare l'ascendente e chiarire l'esercizio. Degnamente subordinata al sentimento, la ragione acquista così un'autorità che non aveva potuto ancora ottenere, come sola in grado di svelare l'ordine fondamentale che dirige necessariamente tutta la nostra esistenza in rapporto all'insieme delle leggi naturali dei diversi fenomeni. Questa base oggettiva della vera saggezza umana reagisce profondamente sulle nostre stesse affezioni, che trovano, nell' obbligazione di conformarvisi, una fonte di fissità capace di contenere la loro spontanea versatilità, e uno stimolo diretto alla preponderanza degli istinti simpatici. Nobilmente applicato a un compito fondamentale che lo preservi da ogni divagazione oziosa, il genio scientifico trova il più ampio alimento nell' apprezzamento di tutte le leggi reali che influiscono sui nostri destini, e soprattutto nello studio della nostra natura, individuale e collettiva. La preponderanza del punto di vista sociologico, lungi dal soffocare le speculazioni più astratte, aumenta tanto la loro consistenza quanto la loro dignità, costituendo la sola unità che esse comportino.
[...]
Il nostro principale progresso, tanto collettivo che individuale, consiste nello sviluppare sempre questo impero che non appartiene che a noi sulle nostre proprie imperfezioni, soprattutto morali. [...] Per procurare [al principio morale] una preponderanza decisiva era necessario che il vero spirito filosofico, a lungo limitato agli studi più semplici, abbracciasse gradualmente l'intero campo speculativo, fino a divenire pienamente sistematico, grazie alla sua estensione finale alle contemplazioni sociali. [...] Un' agitazione decisiva ha spinto l'élite della nostra specie a riprendere direttamente, su basi mentali e sociali migliori, il gran problema posto dai nostri pii e cavallereschi antenati, per dar luogo infine alla sua radicale soluzione, che il positivismo viene oggi a sistematizzare e formulare.
Tutte le fasi essenziali di questa preparazione collettiva ne esigono di equivalenti nell'iniziazione individuale, spontanea o sistematica, pena l'insufficienza. Ma è opportuno poi che questi diversi modi e gradi della rigenerazione umana, oltre la loro intima connessione, vengano tutti a portarsi naturalmente ad un medesimo centro, adatto a costituire direttamente l'unità fondamentale del regime definitivo. Senza questa condensazione finale, la sistematizzazione positiva non sarebbe in grado di rimpiazzare interamente la sistematizzazione teologica, malgrado l'omogeneità e la solidalità superiori dei suoi elementi più reali e più stabili. Al suo principio affettivo, alla sua base razionale e al suo fine attivo, il positivismo deve dunque aggiungere un centro unico, che abbracci insieme il sentimento, la ragione e l'attività. Tale è l'ultima condizione del suo decisivo ascendente, tanto privato che pubblico.
Essa si trova interamente soddisfatta dalla convergenza naturale di tutti gli aspetti positivisti verso la grande concezione dell'Umanità, che viene a eliminare irrevocabilmente quella di Dio, per costituire un'unità definitiva più completa e più durevole rispetto all'unità provvisoria del regime iniziale. L'estensione e l'applicazione della nuova dottrina generale divengono così accessibili a tutti i cuori e, di conseguenza, a tutte le menti, evitando oggi un lungo e difficile preambolo scientifico, che resta solamente indispensabile ai suoi organi sistematici. In base alla sua natura più morale che mentale, questo centro universale del positivismo rappresenta pure il principio affettivo della sistematizzazione finale. Perché consistendo il carattere proprio di questo Grande Essere nell'essere necessariamente composto di elementi distinti, tutta la sua esistenza riposa sull'amore vicendevole che lega sempre le sue diverse parti, senza che alcun calcolo possa mai sostituirsi a un tale istinto. A questa preponderanza diretta del sentimento sociale corrisponde la tensione continua dello spirito d'insieme, che solo permette di concepire il concorso spontaneo dal quale risulta questo immenso organismo, facendo astrazione da tutti i conflitti parziali. La ragione partecipa dunque come l'amore a questa condensazione finale. Inoltre, essa sola completa la nozione del vero Essere Supremo, svelando tutte le condizioni, esteriori e interiori, della sua esistenza reale.
Ma l'attività non è meno inerente del sentimento e della ragione alla natura dell'unità positivista. Perché l'organismo più composito deve, più di ogni altro, reagire senza posa sul mezzo corrispondente, per modificarlo subordinandovisi. Di lì risulta il progresso necessario, che non è altro che lo sviluppo dell'ordine emanato dall'amore.
L'Umanità condensa dunque direttamente i tre caratteri essenziali del positivismo: il suo motore soggettivo, il suo dogma obiettivo e il suo fine attivo. A questo solo vero Grande Essere, di cui siamo consapevolmente i membri necessari, si rapporteranno ormai tutti gli aspetti della nostra esistenza, individuale o collettiva, le nostre contemplazioni per conoscerlo, le nostre affezioni per amarlo, e le nostre azioni per servirlo. Ecco come i positivisti possono, meglio dei teologi qualsiasi, concepire la vita come un vero culto, tanto intimo quanto comune. Questo culto continuo dell'Umanità esalterà ed epurerà tutti i nostri sentimenti; ingrandirà e illuminerà tutti i nostri pensieri; nobiliterà e consoliderà tutti i nostri atti.
[...]
E' così che il positivismo diviene infine una vera religione, unica completa e reale, destinata a prevalere su tutte le sistematizzazioni imperfette e provvisorie che emanarono dal teologismo iniziale.

Comte, Sistema di politica positiva – Conclusione generale del discorso preliminare, tratto da Comte, a cura di Alberto Peratoner, Rcs mediaGroup, 2017, p. 168 – 173

Nel 1854 Comte pubblica il quarto e ultimo volume del "Sistema di politica positiva".

Nel 1855 scrive l'appello ai conservatori.

Nel 1856 pubblica il primo volume di "Sintesi soggettiva" a cui avrebbero dovuti seguire altri due volumi che avrebbero trattato di "morale positiva" e di "Industria positiva", ma che non vennero mai scritti.

Nel suo fanatismo Comte perseguiva una dieta molto stretta, forse vegetariana, che idealizzò nella "sobrietà positiva".

Il 5 settembre 1857 Comte muore forse per un'emorragia intestinale o per un tumore all'età di 59 anni. I suoi seguaci pagarono i debiti che aveva fatto, ricomprarono la sua casa e ne fecero un museo.

 

Marghera, 23 agosto 2019

 

 

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Claudio Simeoni

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