Oceano e i filosofi fondamentalisti contro esistenzialisti
fase n.2, azione 11

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Capitolo 12
Gli Dèi riflettono sui filosofi

di Claudio Simeoni

Continua dal precedente...

Sei capace di giocare a calcio?

Allo sparire di Eris ciò che si presentò agli arbitri ebbe la forma dello tsunami capace di spazzare via ogni cosa al suo passaggio. Maestoso e ben distinto dalla nebbia, Oceano si presentò loro sotto forma di un gabbiamo. Nello sfondo rumore di onde e di venti che si abbattevano su invisibili scogliere fra sussurri e gemiti di una vita che faticosamente tentava di germinare in un mondo in trasformazione.

Cosa annunciava Oceano che esitava a pronunciare stridule parole?

"Il senso della chiamata diviene chiaro solo se la comprensione, anziché assumere un concetto di colpa derivato (nel senso di colpevolezza "risultante" da un'azione o da una omissione), si atterrà al senso esistenziale dell'esser-colpevole. Un'esigenza di questo genere non è arbitraria, se si tiene presente che la chiamata della coscienza muove dall'Esserci e si indirizza esclusivamente all'Esserci stesso. Ma in tal caso il risvegliare al proprio esser-colpevole equivale a un chiamare-innanzi a quel poter-essere che, in quanto Esserci, già sempre sono. Per esser-colpevole l'Esserci non ha bisogno di accollarsi una "colpa" mediante azioni od omissioni, esso non deve che "essere autenticamente" quel "colpevole" che, essendo, è."

Heidegger, Essere e tempo, Longanesi, 2011 p. 343

"Che cos'è la "chiamata"?" iniziò in questo modo il suo discorso Oceano "Piccolo uomo squallido e fallito nella tua esistenza che attendi un assoluto che pensi proprio a te e dia un senso al tuo fallimento. Questo è l'attesa della chiamata. Poter dare un senso ad una vita di fallimenti percepita nella colpa di aver scelto ciò che sembrava conveniente rispetto a ciò che si riteneva giusto. Una vita di fallimenti che ha sedimentato sé stessa, scelta dopo scelta, nella costruzione di un cammino che ha portato l'uomo ad attendere la chiamata di un assoluto con cui giustificare il proprio fallimento. "Ecco - dice l'uomo - non sono io che ho fatto delle scelte incoerenti nella mia vita, ma ho obbedito a Dio e ora Dio mi premia, premia il mio dolore, costruito mediante la mia incoerenza, chiamando me presso di lui"."

"Io sono l'immenso, un immenso in cui germina la vita" continua Oceano "La vita germina e modifica l'immenso che io sono. Modifica la mia coscienza con ogni esperienza che ogni singola vita mette in atto nella propria esistenza. L'esserci della vita è il suo agire nel mondo in cui divenne cosciente di sé stessa. Come coscienza di sé stessa la vita è avida e spesso arrogante perché distingue sé stessa da quanto la circonda e da ciò che non è sé stessa."

"Eppure" continua Oceano "Ogni singola vita non nasce pensandosi preda in un mondo che nella foga di crescere e trasformarsi è composto da predatori che vogliono alimentare continuamente le loro trasformazioni. Vogliono vivere ad ogni costo perché il vivere non può mai negare sé stesso. Qualcuno scoprì come sia possibile strappare, ad alcune forme di vita la loro "volontà d'esistenza", trasformare la vita nella non volontà di vivere mediante "... il risvegliare al proprio esser-colpevole equivale a un chiamare-innanzi a quel poter-essere che, in quanto Esserci, già sempre sono. Per esser-colpevole l'Esserci non ha bisogno di accollarsi una "colpa" mediante azioni od omissioni, esso non deve che "essere autenticamente" quel "colpevole" che, essendo, è." Sei colpevole e, dunque, soggetto a punizione. Desideri la punizione per espiare la tua colpa e mentre desideri la punizione per espiare la colpa, cessi di vivere. Cessi di espandere te stesso nel mondo in cui sei divenuto consapevole".

"Questo fu il capolavoro di predatori che i tuoi occhi non vedono e le tue emozioni immaginano" continuò Oceano "in questo immenso mare della vita dal cui profondo emergono mostri che abitano i tuoi sogni e alimentano le tue paure di quest'immenso. Eppure, sarebbe bastato tuffarsi e respirare le emozioni delle acque per far scomparire le paure che avvolgono coloro che, pensando di essere colpevoli, vivono nell'attesa della punizione."

"Perciò Dio, lasciando che essi seguissero i perversi desideri dei loro cuori, li abbandonò all'impurità, in modo che essi disonorarono i loro corpi tra di loro, scambiarono la verità di Dio con la menzogna e adorarono e servirono le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.

Paolo di Tarso, Romani, 1, 24

"Gli uomini in cui il desiderare si trasforma in colpa o in peccato, sono uomini che desiderano rimanere nel gregge." Continua Oceano "Non ambiscono a costruire sé stessi perché il senso di colpa uccide la loro rappresentazione nel mondo. Si sentono sporchi, inadeguati. E così si sentono abbandonati da Dio, dal loro padrone, che nemmeno si degna di punirli. Il macellaio non punisce il bestiame che porta al macello della vita. Non conosce il loro sentire, le loro emozioni; si compiace che il bestiame stia ordinato nel gregge a cui lui può attingere per soddisfare i suoi bisogni. Tutto si riduce a società di servi che obbediscono a questo o a quel padrone. Società di servi che hanno abbandonato la vita."

"Diceva dunque a coloro che accorrevano in folla per essere battezzati da lui: "Razza di vipere, chi vi ha insegnato a fuggire la collera che vi sovrasta? Fate dunque degni frutti di penitenza, e non incominciate a dire dentro di voi: "Noi abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che Dio può suscitare dei figli di Abramo anche da queste pietre. "Già la scure è messa alla radice degli alberi: ogni albero che non produce buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco."."

Vangelo di Luca 3, 7-9

"Chi vi ha insegnato a non desiderare la punizione per la collera del padrone che vi sovrasta?" continuò Oceano "Umiliatevi, sentitevi colpevoli di delitti mai commessi e, in questo modo, conchiuderete nel gregge la vostra esistenza. Consapevoli di essere dei peccatori non oserete affrontare il mondo e rimarrete inchiodati nella vostra condizione di penitenti finché il vostro padrone, Dio, non decide di cibarsi di voi. Gli uomini devono essere orgogliosi delle proprie scelte, dei propri errori, delle trasformazioni che hanno vissuto, solo in questo modo non saranno costretti a vivere da prede in gabbie che ne rinchiudono le trasformazioni. Sentitevi uomini che vivono la loro vita e non alberi che devono produrre frutti ad uso e consumo del vostro padrone."

"Lo stesso vale, ancora una volta e nel senso più alto, per il Dio di questo tipico simbolista, per il "regno di Dio", per il "regno dei cieli", per la "figliolanza d'Iddio". Niente è più anticristiano delle grossolanità ecclesiastiche di un Dio persona, di un "regno di Dio" che sopraggiunge, di un "regno dei cieli", trascendente, di un "figlio di Dio", la seconda persona della trinità."

Nietzsche, L'anticristiano, Adelphi, 1977, p. 45

"Cosa c'è di reale nella colpa" continua Oceano "se non la colpa stessa che può essere analizzata come oggetto in sé e, invece, si costringe l'uomo a percepirla e a fagocitarla senza definirne i contenuti, i tempi e i modi. In questo modo la colpa è percepita solo come una condizione emotiva separata dalle condizioni e dall'uomo stesso che della colpa subisce il peso. L'imposizione della colpa per fermare le trasformazioni dell'uomo sono alimentate da una condizione ideologica in cui Dio decide, il figlio di Dio afferma definendo una speranza in un "regno dei cieli" preceduto dalla distruzione del mondo. In questo modo l'uomo attende ansioso la distruzione del mondo per poter accedere al "regno dei cieli" e finisce con lo giustificare la distruzione del proprio pianeta e della vita per accelerare l'avvento della "città di Dio"."

...Inoltre il Padre non giudica nessuno; ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato, ha la vita eterna, non va in giudizio, ma passa da morte a vita. In verità, in verità vi dico: viene l'ora, ed è questa, in cui i morti udranno la voce del figlio di Dio, e chi l'ascolta vivrà. Poiché come il Padre ha in sé la vita, così pure ha dato al Figlio d'aver la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. Non vi meravigliate di questo, perché viene l'ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la sua voce, e quelli che hanno operato il bene ne usciranno per la risurrezione della vita; quelli, invece, che fecero il male, per la risurrezione della condanna..."

Vangelo di Giovanni 5, 22-29

"Osservate il meccanismo dell'odio" continua Oceano "Dio l'impersonale, non giudica nessuno, ma io, dice il suo portavoce, sono delegato a giudicare in nome di Dio. Sono io che ti condanno a morte in nome di Dio, ma Dio non giudica nessuno. E dunque, chi non onora me, che ho il potere di condannarvi a morte secondo il mio capriccio in nome di Dio, non onora Dio che mi ha mandato a giudicare in nome suo. Credere nella parola dell'esecutore della condanna in quanto si crede che Dio lo abbia inviato affinché esegua le condanne a suo nome e non per i suoi personali interessi, significa accettare acriticamente di essere preda di un ben astuto predatore. E' il meccanismo dell'odio che trasferisce l'idea immateriale come guida delle azioni di una materia che pretende di dominare il mondo e i comportamenti della vita. Io non sono ciò che sono in base a quanto faccio o affermo, ma io sono ciò che sono in base al fatto che tu debba credere che io sia ciò che voglio che tu creda che io sia. E se non credi in questo, vai ammazzato perché io giudico in nome di un immateriale di cui detengo il potere, il controllo e il diritto di annientare chiunque non si metta in ginocchio."

"Con questa scelta, l'Esserci rende possibile a sé stesso quel suo proprio esser-colpevole che resta invece precluso al Si-stesso. La comprensione comune, propria del Si, non conosce che l'ottemperanza o la violazione di regole pratiche o di norme pubbliche. Essa procede computando manchevolezze ed escogitando compensazioni. Si è già sottratta all'esser-colpevole più proprio per parlare a voce tanto più alta di mancanze. Ma nel richiamo il Si-stesso è il richiamo all'esser-colpevole che è più proprio del suo se-Stesso."

Heidegger, Essere e tempo, Longanesi, 2011 p. 343

"Con questa scelta" continua il suo discorso Oceano "chi pretende di essere, impone alle persone il sentirsi colpevoli. Una colpevolezza dalla quale sottrae sé stesso in quanto giudice in nome e per conto di Dio. Le regole non sono rispettate o violate, l'orrore sta nell'imposizione di regole che separano il giudice dai giudicati come se il giudice non abitasse lo stesso mondo dei giudicati, ma fosse al di sopra di loro in nome di un ipotetico Dio padrone con cui spaventare i giudicati. Giudicati che non sono tali per aver scelto la posizione di colpevoli, ma perché costretti a non essere giudici a loro volta di chi pretende di essere il padrone e giudice di uomini. Non c'è un uomo che pensi sé stesso come colpevole, ma c'è un uomo violentato costretto a pensare sé stesso come un colpevole affinché non possa pensare di ergersi a giudice di chi si è elevato arbitrariamente a giudice. La condizione di pensare a sé stesso come colpevole o come innocente dimostra l'accettazione soggettiva di modelli imposti da chi pretende arbitrariamente di ergersi a giudice dell'uomo. Un individuo che non pretende solo di essere il giudice dell'uomo, ma anche il suo boia e il suo aguzzino. Attività che servono a chi si erge a giudice per confermare il suo diritto a giudicare facendo rientrare la strage e l'omicidio nelle sue prerogative. Dunque, l'individuo vive l'angoscia come uno stato emotivo che lo rende menomato nella sua azione nel mondo e non realizza che questa angoscia gli è stata imposta mediante un atto di violenza con cui si è stuprata la sua struttura emotiva."

"Invano si obbietterà che questa angoscia ha per unica condizione l'ignoranza del determinismo psicologico sottostante: sarei ansioso perché non conosco i motivi reali ed efficaci che, nell'ombra dell'inconscio, determinano la mia azione. Risponderemo subito che l'angoscia non ci è apparsa come una prova della libertà umana: questa ci è presentata come la condizione necessaria dell'interrogazione."

Sartre, L'essere e il nulla, Saggiatore, 2002, p. 69

"E' sconvolgente," riflette Oceano "chi impone sottomissione vuole negare la relazione fra l'uomo e il mondo. L'uomo non è ignorante nel mondo, l'uomo viene costretto ad essere ignorante nel mondo e per farlo gli viene imposta l'angoscia come paura delle risposte dal mondo ad ogni sua scelta, ad ogni suo gesto. Non sei ansioso perché " non conosco i motivi reali ed efficaci che, nell'ombra dell'inconscio, determinano la mia azione", ma sei ansioso perché sei stato privato degli strumenti per vivere ed agire nel mondo. Chi pensa all'angoscia come " la condizione necessaria dell'interrogazione" la pensa come una condizione naturale dell'umana esistenza e non come una risposta soggettiva alla violenza subita. Chi agisce per trasformare l'uomo in una preda, agisce affinché la preda non riconosca le cause che l'hanno resa incapace di agire nel mondo condannandola alla perenne debolezza nelle relazioni con i soggetti del mondo. "Sei tu malvagio - dice il Dio dei cristiani - e io, che sono buono, ti torturo e ti uccido perché tu sei malvagio". L'angoscia, così costruita, diventa il motivo conduttore della vita di un uomo che fugge dai problemi e che si nasconde angosciato nell'attesa di un evento che pensa come liberatore o risolutivo della propria condizione.

"L'angoscia allora significa ora due cose: l'angoscia, nella quale l'individuo pone il peccato col salto qualitativo, e l'angoscia che è entrata e entra col peccato e che così entra nel mondo anche in modo quantitativo, ogni volta che l'individuo pone il peccato."

Kierkegaard, Il concetto dell'angoscia, Biblioteca Ideale Tascabile, 1995, p. 44

"L'evento consiste nell'arrivo del violentatore" continua Oceano "l'arrivo di colui che ha imposto l'angoscia e che l'angosciato ritiene che sia l'unico soggetto capace di "perdonarlo" cancellando l'angoscia del peccato dentro di lui. Nel frattempo, l'angosciato si fa preda dei motivi d'angoscia interiorizzati e si fa untore d'angoscia nella società proponendo la propria angoscia come un modello desiderabile dagli uomini per entrare nelle grazie del suo violentatore. L'angosciato vive il dolore della propria esistenza e solo la morte del corpo fisico è in grado di attenuare quel dolore. Non c'è futuro per chi è diventato preda di una sottomissione così violenta da subire lo stupro della struttura emotiva. Sono come onde che si infrangono sulla scogliera. Abitano il momento presente, ma non hanno futuro mentre il loro violentatore si compiace della loro contrizione per la loro certezza di essere dei peccatori con cui ha distrutto il loro futuro."

Dopo aver terminato tristemente il suo discorso, Oceano emise un lungo garrito mentre con le ali cercava il vento e in un ultimo sussurro disse: "Un tempo il mare era infecondo, poi io e Teti abbiamo trasformato le sue acque e divenne la casa di Poseidone e dei suoi figli. Triste è assistere a coloro che dovrebbero trasformare il mondo e che, al contrario, preferiscono perdersi in un delirio privo di futuro. Eppure, "concluse Oceano "questa è la vita. Non c'è solo il più forte che mangia il più debole, ma è il forte che viene fatto debole per poter essere mangiato con più facilità. Non proteggerti solo da chi è più forte di te, ma proteggiti dagli inganni."

Ed anche Oceano scomparve nella nebbia.

 

Continua...

Il significato della partita di calcio della filosofia spiegate dagli Dèi.

 

Marghera, 08 gennaio 2020

 

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