Afrodite e i filosofi fondamentalisti contro rinascimentali
fase n. 7, azione 33

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Capitolo 34
Gli Dèi riflettono sui filosofi

di Claudio Simeoni

Continua dal precedente...

Sei capace di giocare a calcio?

Giapeto si era dissolto nell'immenso e il silenzio calato sul campo di calcio fu rotto da Fanes: "Passare dalla visione della forma alla visione del mutamento richiede un totale cambiamento di prospettiva esistenziale."

"Non è facile spostare l'attenzione dall'adesso al dopo" Gli fece eco Beppi di (o da) Lusiana "Siamo emozioni espresse da una forma fisica incapace di scegliere se far dominare la propria coscienza dal mondo della forma o dal mondo emotivo e il "dopo" non è uguale nel mondo della forma e nel mondo emotivo."

"La verità dovrebbe guidare l'uomo nelle sue scelte e la verità è ciò che appare agli occhi dell'uomo, la sua vita è la sua realtà." Affermò Allahu Akbar.

"Solo che tu non appari agli occhi dell'uomo." Affermò Beppi di (o da) Lusiana "Tu appari all'immaginazione dell'uomo. L'immaginazione è il prodotto di un desiderio che dispiega sé stesso in una dimensione virtuale separata dalla realtà vissuta. Una realtà dalla quale scompaiono gli occhi che osservano la forma, ma appaiono immagini che sfrattano dalla mente il reale per imporre l'immaginario. La verità diventa un prodotto dell'immaginazione che imponendosi nella mente pretende di guidare un corpo oltre e al di fuori dell'analisi del reale."

"Sottile è la differenza fra immaginare un presente desiderabile e un futuro possibile. In fondo" Continuò Fanes "anche il futuro si pensa come immaginario perché diverso dal presente che gli uomini vivono nella forma e nella quantità. Io sono il futuro, potenza in essere di una trasformazione perennemente in atto. Che il futuro sia è dimostrato dal presente che fu futuro di ogni presente passato, solo la volontà d'azione di ogni Essere che agisce nel presente può generare un futuro che può manifestarsi alla coscienza, ma non può essere né definito né descritto. Io non ho mai pensato di diventare ciò che sono, ma ciò che "ero" non poteva altro che manifestare ciò che sono perché io sono l'Intento di ogni Essere, ma ogni Essere manifesta l'Intento mediante la sua volontà soggettiva. Di quella volontà non sono né il padrone né il veggente!"

"In tutto questo, qual è il ruolo della verità?" Chiese Yahweh.

"La verità appartiene alla forma, alla rappresentazione degli oggetti nell'attimo presente in cui gli oggetti vengono identificati dalla percezione del soggetto." Riprende Beppi di (o da) Lusiana "La verità non ha né passato né futuro. La verità è immobile, sempre uguale a sé stessa. La verità non ha tempo, non ha mutamento, non ha trasformazione. La verità è la follia dell'attimo presente che intende persistere all'infinito. Il desiderio è il nemico della verità. Questo perché il desiderio modifica il presente. Sia il presente manifestato dal soggetto che desidera; sia la realtà nella quale il soggetto vuole soddisfare il desiderio; sia la percezione della realtà da parte di un soggetto che, di volta in volta, a seconda dell'insorgere di una qualità di desiderio, estrae dal rumore di fondo degli oggetti, capaci di procurargli piacere, questo o quell'oggetto a seconda della qualità del desiderio che insorge in lui."

Mentre Beppi di (o da) Lusiana parlava in questo modo, in lui sorse il desiderio e gli occhi iniziarono a brillare e qualcos'altro iniziò a muoversi. Imbarazzato Beppi si guardò attorno e si rese conto che la stessa cosa stava accadendo a Yahweh, Fanes, e ad Allahu Akbar. Era come se una nuova primavera li avesse avvolti fra compiacimenti ed imbarazzo.

In quel momento seppero che un Dio era arrivato eppure la nebbia aveva lo stesso colore, la stessa intensità. Quanto li circondava era uguale a sé stesso, non era cambiato. Solo gli arbitri erano diversi, eccitati, imbarazzati e desiderosi di un qualcosa che sfuggiva alle loro possibili definizioni.

La voce che giunse loro non proveniva dall'esterno, ma sgorgava dentro di loro perché era la loro stessa voce che proveniva da un loro stessi dimenticato e da tempo ignorato. Gli arbitri tremavano di timore, per un attimo furono convinti di essere affetti da schizofrenia, ma scacciarono quel pensiero ricordando che hanno abitato per tempi infiniti nelle azioni degli uomini.

E la voce venne in loro soccorso.

"Io sono Afrodite, nata dal pene di Urano Stellato quando Crono decise di mettere in moto il tempo e il mutamento divenne signore della vita indicandole un futuro possibile."

"Io sono ciò che voi avete voluto essere nel mondo in cui siete vissuti. Io sono le emozioni che costruiscono corpi ignoti alla forma e alla quantità. Io sono il divenuto e la possibilità di divenire di ogni Essere nato della Natura. Tutti i nati nella Natura mi possiedono, ma per farlo ognuno deve nutrire "Desiderio bello" che il mio cammino accompagna."

"Intanto voi non sapete bene operare senza lo stimolo della popolarità e di varie approvazioni e, dimenticando la preminenza della coscienza e della virtù, mendicate riconoscimenti dalle chiacchiere degli altri. Senti ora con quanto garbo un tale abbia messo in burla questo tipo di presuntuosa superficialità. Costui, dunque, dopo aver rivolto espressioni ingiuriose ad un tale che si arrogava il nome di filosofo non per l'esercizio della vera virtù ma per boriosa vanagloria gli diede ad intendere che si sarebbe reso conto della sua vera qualità di filosofo solo se egli avesse saputo sopportare in modo sereno e paziente le ingiurie rivoltegli. Quello per un po' di tempo sopportò con pazienza, poi, incassata una buona dose di oltraggi: "Ora finalmente - disse in tono quasi di trionfo - ti rendi conto che sono un filosofo?" "Me ne sarei reso conto - rispose allora quel tale con fare pungente sarcastico - se tu avessi taciuto"."

Boezio, La consolazione della filosofia, BUR, 1984, p. 167

"Fare filosofia è desiderio sessuale." Inizia così il suo discorso Afrodite "Gli uomini praticano la sessualità in un infinito numero di modi. Mangiare è sessualità; defecare è sessualità; fare ricerca scientifica è sessualità; la poesia è sessualità; discutere di filosofia è un atto sessuale; ecc. Più energia sessuale, energia libidica, energia emotiva, è impegnata nell'attività intellettuale e maggiori sono sia i risultati ottenuti dall'attività che la trasformazione del soggetto all'interno dell'attività in cui opera. Io Afrodite sono il potere del divenire e della trasformazione e il filosofo non è ciò che un modello predeterminato vuole che il filosofo sia, ma è ciò che il filosofo dice che determina il suo essere un filosofo. Boezio chiede ad un filosofo di adeguarsi ad un modello predeterminato, ad una verità imposta mentre, se voleva dimostrare che costui non era un filosofo, avrebbe dovuto confutare quanto diceva e quanto affermava. La filosofia è giustificazione dell'interpretazione soggettiva della percezione del mondo. Oppure di alcune sue parti o di alcune sue funzioni. Non si discute della percezione del soggetto, ma si discute di come il soggetto articola e giustifica quanto ha percepito e le giustificazioni sono in grado di separare la farneticazione dall'analisi del percepito in relazione al mondo vissuto. Le farneticazioni hanno sempre a che fare con l'immodificabile verità affermata come realtà oggettiva. Ad esempio, il tizio che afferma che " Me ne sarei reso conto [che tu eri un filosofo] se tu avessi taciuto". Ha dimostrato che nella sua testa c'era un modello prefissato attraverso il quale definiva chi era o non era un filosofo. Un modello di verità. Verità del filosofo. Ed egli giudicava il filosofo in base a quel modello e non era in grado di discutere di quanto quella persona, che chiamava sé stessa filosofo, affermava considerandosi tale. Dunque, non era la persona che esponendo le proprie idee e giustificandole era un filosofo, ma questo giudice giudicava una persona al di là delle azioni che caratterizzano la filosofia. Giudicava la persona perché era incapace di discutere e di confutare quanto quella persona, che chiamava sé stesso filosofo, andava dicendo. In altre parole, diceva: "Tu non sei un filosofo perché hai il naso storto; se tu avessi avuto il naso dritto, io ti avrei riconosciuto come filosofo!" Discutere di filosofia è fare sesso. Chi non fa sesso nell'espletare le proprie attività si erge a giudice, distaccato dal mondo, ed ha la necessità di umiliare coloro che agiscono perché la loro azione è umiliazione della sua incapacità. In questo caso, incapacità di discutere, di riconoscere o di confutare."

"E per certo la potenza purificatrice delle anime è perfetta negli Dèi mentre ha forza analogica negli arcangeli. Gli angeli possono soltanto liberare dalle catene della materia, mentre i demoni trascinano giù nella natura. Gli eroi portano in basso, alla cura delle opere sensibili; gli arconti hanno in mano il dominio delle realtà che sono attorno al mondo o di quelle che sono nella materia, mentre le anime, quando appaiono, trascinano in basso, in un certo senso, verso la realtà in divenire."

Giamblico, I misteri degli Egizi, BUR, 2003, p. 161

"E per certo la potenza purificatrice delle anime è perfetta negli Dèi mentre ha forza analogica negli arcangeli..." Disse come ripetendo Afrodite "Vi rendete conto quale immensa stupidaggine sta dicendo e vi rendete conto chi è la vittima di tali affermazioni? Viene chiamata "anima" la potenza emotiva della materia. Io "continua Afrodite "sono la potenza emotiva della materia. Io sono colei che trasforma la materia, che voi chiamate "inanimata", in materia "animata" e sono io, manifestata dalla volontà della singola unità di materia, colei che Giamblico chiama "anima". Io senza la materia non sono e la materia senza di me non si emozionerebbe; non potrebbe desiderare e se non desidera non può nemmeno esercitare la propria volontà per abitare il mutamento e trasformarsi. Dove l'emozione sarebbe "impura"? L'emozione è, indipendentemente da come la volontà dei soggetti le veicolano nel mondo per soddisfare il desiderio. Se qualcuno afferma che qualche cosa di me, Afrodite, possa essere impura è solo perché lo hanno costretto ad avere paura del desiderio e l'emozione crea imbarazzo per le risposte sociali che riceve. E' la tua logica morale che come il Dio padrone si erge a giudice dei tuoi stessi sentimenti, dei tuoi stessi bisogni, delle tue stesse passioni. Tu giudichi te stesso e rendi puro o impuro te stesso pensando alle forze del tuo venir in essere come pure o impure. In questo modo ti rifugi nell'immaginazione farneticante attraverso la quale condanni ciò che temi e promuovi ciò che ti permette di essere approvato nel mondo in cui vivi. Io sono Afrodite, l'emozione, che si esprime attraverso la materia rendendola viva. Io sono Afrodite, l'emozione, che abita gli Dèi del mondo in cui vivi e che si esprime attraverso essi costruendo un ambiente in cui la vita, l'emozione, possa esprimersi attraverso la materia rendendo vivente la materia. Non ci sono padroni o dominatori dell'emozione. Solo la materia che chiamiamo uomini si può sottomettere ad una gerarchia prodotta dalla loro immaginazione e, attraverso quella sottomissione, sottomettersi ad ogni gerarchia sociale che li vuole sottomessi, deferenti, paurosi ed obbedienti. Solo gli uomini hanno in mano il dominio della realtà in cui vivono e gerarchie di uomini determinano il possesso o la libertà dal possesso di altri uomini. Ma se tu uomo sei costretto a vivere in un contesto gerarchico, non farti mai dominare le emozioni perché il corpo inevitabilmente muore, ma le emozioni ti possono condurre nell'infinito portando la tua coscienza a diventare eterna. Io sono Afrodite, nata dal pene di Urano Stellato affinché l'emozione dell'universo animi la materia di questo pianeta e lo riempia di Esseri Viventi.

"Ma ero ancora tenacemente legato alla donna. L'Apostolo non mi proibiva il matrimonio, anche se mi stimolava ad uno stato migliore, soprattutto volendo che tutti fossero come lui. Ma io, non essendo all'altezza di quello stato, sceglievo una posizione più comoda, e per questo motivo mi aggiravo anche nelle altre faccende pieno di noia e di volgari preoccupazioni. C'erano altre cose che non sopportavo, ma erano necessarie alla vita coniugale. Se mi legavo ad essa, ero prigioniero. La bocca della verità mi aveva, è vero, informato che esistono eunuchi, i quali si sono mutilati per il regno dei cieli, ma aveva aggiunto: chi può capire capisca."

Agostino d'Ippona, Le confessioni, Piemme, 1993, p. 168

"Eri attaccato alla vita, ma poi hai deciso che non era la vita che desideravi." Continua Afrodite "La vita ti ha spaventato e tu ti sei chiesto "che senso ha vivere se non si può dominare la vita di altri?" solo che per farlo hai dovuto rinunciare all'emozione. Paride non scelse il potere e il dominio, Paride decise che la più bella era colei che poteva far scorrere le sue emozioni. Ma tu desiderasti il dominio e anziché scegliere l'emozione a modello della tua vita, hai scelto l'impotenza sessuale di Paolo di Tarso come modello ideale della tua esistenza. Gesù ti ha detto che uomini si sono fatti eunuchi per assicurarsi il regno dei cieli. Tu hai visto uomini che si sono fatti eunuchi, ma nessun uomo è mai giunto in regni prodotti dal loro delirio. Paolo di Tarso, sessualmente impotente, ha esteso l'impotenza sessuale come modello esistenziale desiderabile e ha finito per condannare gli atti sessuali che lui non era in grado di compiere. Paolo di Tarso saltò per prendere l'uva e, non riuscendoci, si consolò affermando "tanto è acerba" finendo per trasformare la sua disperazione in santificazione alla quale chiedeva agli uomini di sottomettersi. E' dura non sopportare i propri doveri coniugali, essere attratto dalla madre e finire per ripudiare la compagna per soddisfare il bisogno di possesso del figlio da parte della madre. Io Afrodite, alimento il bisogno di espansione degli uomini, ma qualcuno fa in modo che gli uomini si rifugino in antri nascosti, in porti sicuri, perché hanno fatto in modo che per loro sia doloroso affrontare la quotidianità. Questi uomini uccidono l'Afrodite dentro di loro per farsi eunuchi e non provare dolore mentre rinunciano alla loro libertà per sottomettersi."

"Il terzo vizio o malattia del sapere, che riguarda l'inganno o falsità, è fra tutti il più turpe, in quanto distrugge la forma essenziale del conoscere la quale altro non è che la rappresentazione del vero; che la verità dell'essere e la verità del conoscere sono una cosa sola, e non differiscono più di quanto il raggio diretto differisca dal raggio riflesso. Questo vizio si dirama dunque in due sensi: il piacere di ingannare e la disposizione a lasciarsi ingannare, impostura e credulità; e non v'è dubbio che, benché paiano di diversa natura, dato che l'una sembra derivare da astuzia e l'altra da semplicità, le due cose per lo più coincidano. Infatti come nel verso "Fuggi chi fa troppe domande, si tratta di uno sciocco", si dice che l'uomo curioso è un chiacchierone, così allo stesso modo l'uomo credulo è anche menzognero: ed è infatti noto che chi crede facilmente nelle dicerie sarà facilmente portato ad aumentare le dicerie stesse, aggiungendovi qualche cosa di proprio."

Bacone, Scritti filosofici, Utet, 2013, p. 159

" Il terzo vizio o malattia del sapere, che riguarda l'inganno o falsità, è fra tutti il più turpe, in quanto distrugge la forma essenziale del conoscere la quale altro non è che la rappresentazione del vero;" E Afrodite riprende il suo discorso ripetendo le parole di Baccone "La visione ontologica delle verità manifestate rientrano nella volontà d'inganno. Farneticare per afferrare l'attenzione dell'ascoltatore, far proprio l'ascoltatore, sottometterlo alla parole e costringere l'ascoltatore a far proprie quelle affermazioni veicolando in esse le sue emozioni. Se chi proclama principi ontologici è colui che ricava piacere ad ingannare, chi viene ingannato, accettando l'impostura ontologica, è colui che è stato addestrato e costretto a predisporsi per essere ingannato. Chi è portato a farsi ingannare è un uomo che è stato stuprato nella psiche in un modo tanto violento che non prova dolore, anzi, trae una sorta di piacere nel farsi ingannare e nell'abbandonarsi all'inganno. La verità del Dio creatore è un inganno, un imbroglio, ma le persone sono state predisposte a venerare un Dio creatore chiamandolo buono anche se è colui che ha sterminato l'umanità col diluvio universale. Eppure, nell'amore nei confronti di Dio molte persone trovano ristoro perché in quel modo immaginano, in un contesto virtuale, che il Dio che immaginano le ami e provveda a loro. Bacone afferma che il truffatore è un uomo che fa molte domande mentre, al contrario, l'uomo che si fa ingannare è un menzognero talmente abituato a mentire che accoglie la menzogna perché psicologicamente è affine a chi mente. Vivere in una dimensione ontologica della realtà dalla quale trarre i principi da mettere a fondamento del vivere nella realtà quotidiana porta le persone a rinunciare all'analisi della realtà in cui vivono per timore che la realtà ontologica immaginata si ritorca contro di loro. L'incapacità di analizzare la realtà porta le persone a negare i loro stessi bisogni in nome di una morale che ritengono la "giusta volontà di Dio". Cosa che fa dire ad Agostino d'Ippona "Vorrei essere sessualmente impotente come Paolo di Tarso!"

"Innanzi tutto diciamo che se fosse vera l'opinione secondo la quale gli uomini e tutti gli animali possono essere generati dalla terra per beneficio dei corpi celesti - come Platone asserisce nel Menesseno e da lui non sembra dissentire Aristotele che nel II libro della politica dice: "Si deve ritenere che i primi uomini, siano essi nati dalla terra o siano scampati a qualche cataclisma, fossero ignoranti e insensati, come appunto si dice dei figli della terra". La stessa ammissione sembra egli fare nel problema 13 della sezione X. D'altro canto Avicenna ammette assai chiaramente nel De Diluvio la stessa ipotesi, che poi è la stessa che gli attribuisce Averroè nel II libro della Metaphysica - se dunque fosse vero, dico, questa ipotesi, i dubbi sollevati si risolverebbero facilmente. Se, infatti il cielo potesse generare l'uomo, che ci sarebbe di strano se potesse generare anche quelle immagini nella facoltà immaginativa senza un precedente senso esterno?"

Pietro Pomponazzi, Tutti i trattati peripatetici, Bompiani, 2013, p. 1457

"Il mentire è legato al farneticare e il farneticare è direttamente in relazione con la dimensione psichica del vivere ontologicamente una realtà immaginata." Continua Afrodite "In fondo gli uomini veicolano le emozioni, appunto, l'Afrodite dentro di loro. Tuttavia esiste la veicolazione di Afrodite nella realtà vissuta ed esiste uno stupro dell'Afrodite veicolato in una dimensione psicologica che spesso sfocia nella malattia mentale in cui un individuo si perde in una dimensione ontologica manifestando un costante delirio. Il delirio costruisce la gerarchia dove il delirante è la ragione somma, la somma intelligenza, che non poteva essere posseduta da nessun altro uomo. Questo individuo pensa gli antichi come degli stupidi, ignoranti, primitivi, selvaggi mentre un processo di evoluzione sociale ha prodotto l'uomo intelligente, lui, che delira attorno alla propria intelligenza. Solo che lo spettatore non assiste ad azioni intelligenti per cui può dire "Quell'uomo è intelligente", ma assiste ad affermazioni prive di azioni, prive di contenuti, prive di progetto e, spesso, prive di uno scopo condivisibile."

"Ma anche tra gli spiriti inferiori, i quali ricevono dagli spiriti superiori la conoscenza perfetta dell'ordinamento divino che essi devono eseguire, deve esserci un ordine. Infatti quelli che sono più alti fra loro hanno una virtù conoscitiva più universale: cosicché questi acquistano una cognizione dell'ordinamento della provvidenza in principi e cause più universali. Quelli invece che sono più bassi l'acquisiscono in cause più particolari. Un uomo infatti, il quale fosse in grado di considerare nei corpi celesti l'ordine di tutte le realtà corporee, avrebbe un'intelligenza più alta di chi invece ha bisogno di rivolgersi ai corpi inferiori per avere una perfetta conoscenza. Perciò quegli angeli che possono conoscere perfettamente l'ordine della provvidenza nelle cause universali, esistenti tra Dio, causa universalissima, e le cause particolari, occupano un posto intermedio fra quelli che sono in grado di considerare l'ordine suddetto in Dio stesso, e quelli che sono costretti a considerarlo nelle cause particolari."

Tommaso d'Aquino, Somma contro i gentili, Mondadori, 2009, p. 746

"Il delirio ha vari gradi di espressione" continua Afrodite "gradi di intensità che vanno dalla semplice "credenza" dichiarata a parole, ma non emotivamente vissuta, al delirio che separa l'individuo dalla realtà portandolo ad ignorare la realtà stessa in funzione del proprio delirio. Il delirio è totalizzante perché nel delirio l'individuo investe le sue emozioni. Sia che sia una semplice "mano sul culo", quale può essere una credenza dichiarata a parole ma non vissuta, o una violenza sadica invasiva di tutto il corpo, come il delirio in cui l'individuo coinvolge le sue emozioni, è sempre lo stupro di Afrodite che la visione ontologica mette in atto nei confronti della vita. Ed è proprio per stuprare la vita che Tommaso d'Aquino afferma l'esistenza di "spiriti" superiori dalla conoscenza perfetta senza dimostrarne l'esistenza. In Tommaso d'Aquino non si tratta di un'affermazione secondo cui gli uomini sono circondati da coscienze o da intelligenze che chiamano "spiriti", ma siamo in una visione gerarchica di dominio dell'uomo e nel cui dominio, Tommaso d'Aquino, afferma "l'esistenza di un ordine". Ed eccolo Tommaso d'Aquino farneticare attorno agli angeli come potenze intermediarie fra Dio e l'uomo. E' la visione ontologica della farneticazione che afferma una realtà desiderata nella quale Tommaso d'Aquino riversa le sue emozioni stuprando l'Afrodite dentro di lui. Con le "potenze celesti" Tommaso d'Aquino giustifica l'esistenza di una gerarchia divina che domina l'uomo e di cui egli si fa garante al punto tale da farsi torturatore di uomini e assassino di eretici per conto di Dio.

"E una volta che fu compiuta tutta quanta la costituzione dell'anima, secondo l'intelligenza di Colui che l'ha costituita, dopo di questo egli compose dentro di essa tutto quanto ha carattere corporeo, e riunendo il centro di questo con il centro dell'anima li armonizzò. E l'anima, estesa dal centro fino al cielo estremo, avvolgendolo in cerchio dal di fuori, rivolgendosi in se stessa diede origine al divino principio di una vita inesauribile e intelligente per tutto quanto il tempo". E mentre il corpo del mondo venne generato visibile e l'anima invisibile, ma partecipe di ragione e di armonia, dal più perfetto degli esseri intelligibili ed eterni fu generata come la più perfetta delle realtà che sono state generate."

Platone, Tutti gli scritti, Timeo, Bompiani, 2014, p. 1366

"La visione ontologica della realtà nasce dalla negazione della veicolazione delle emozioni nell'Afrodite che vive e si agita dentro ogni uomo." Continua Afrodite "Quando le emozioni non vengono veicolate all'interno delle pulsioni di vita, vengono veicolate all'interno della pulsione di morte. La pulsione di morte è la pulsione del dominio messa in atto dall'uomo separato dal mondo che pretende di dominare il mondo e per farlo costruisce la dimensione ontologica nella quale elabora i principi etici e morali che possano legittimare il suo diritto di dominare il mondo. Per questo motivo affermazioni del tipo " E una volta che fu compiuta tutta quanta la costituzione dell'anima, secondo l'intelligenza di Colui che l'ha costituita, dopo di questo egli compose dentro di essa tutto quanto ha carattere corporeo..." sono affermazioni assolutamente illegittime. E' da chiedere, ascolti quello che dici? Tu ti stai ergendo a testimone del venir in essere di una realtà che hai creato nella tua testa in una forma di delirio il cui fine è negare la veicolazione delle tensioni emotive entro i tuoi desideri. Hai intrappolato i tuoi desideri in una forma delirante in cui tu ti senti signore e padrone elevandoti a testimone di una realtà che affermi, ma che non puoi dimostrare allo stesso modo in cui il paziente psichiatrico può affermare la forma dei suoi deliri, ma non può dimostrare i contenuti del suo delirio. Può dimostrare solo che sta delirando. Si tratta anche della veicolazione della volontà di potenza o volontà di dominio mediante la quale l'individuo domina e sottomette la sua struttura emotiva in funzione di una struttura morale nata e giustificata nella sua dimensione ontologica. Continua il delirio "E l'anima, estesa dal centro fino al cielo estremo, avvolgendolo in cerchio dal di fuori, rivolgendosi in se stessa diede origine al divino principio di una vita inesauribile e intelligente per tutto quanto il tempo. Una ragione che delirando continua ad alimentare il delirio portandolo ad immaginare una dimensione cosmologica di una realtà fantasiosa il cui scopo è negare l'emozione dentro all'uomo chiamando l'emozione e l'intelligenza dell'uomo "anima" e separandole dal corpo in modo che il corpo sia privato del proprio essere emozione e del proprio essere intelligenza. Infine, il delirante chiede una pausa al suo stesso delirio che lo sta consumando " E mentre il corpo del mondo venne generato visibile e l'anima invisibile, ma partecipe di ragione e di armonia, dal più perfetto degli esseri intelligibili ed eterni fu generata come la più perfetta delle realtà che sono state generate." Ecco compiuta la distruzione dell'uomo. Il farneticante ontologico ora può bearsi della visione dell'anima che partecipa di "ragione e armonia". Si è staccato dagli affanni del corpo e si è rifugiato nella dimensione ontologica che gli consente un delirio infinito."

"Io sono in ognuno degli Esseri Viventi" disse Afrodite "Io sono la vita stessa, sono colei che trasforma il non vivente in vivente. Sono colei che forma i corpi sia quando sono fisici sia quando sono, come qualcuno li chiama, di energia. Io sono l'emozione che si veicola nella materia e che non può vivere senza una materia nella quale veicolarsi. Io sono l'emozione di corpi viventi. Quando gli uomini mi uccidono, costruendo il loro delirio di onnipotenza, stanno trasformando il loro corpo in un cadavere. Mi hanno stuprata. Nello stuprarmi hanno rinunciato al loro futuro."

Gli arbitri eccitati stavano ascoltando dentro di loro quell'antica voce che loro stessi avevano sempre ignorato. Un po' alla volta quella voce cessò e la loro eccitazione iniziò a decrescere. In quel momento gli arbitri portarono l'attenzione fuori di loro e si resero conto che la nebbia persisteva, sempre uguale, avvolgendoli nell'umidità.

 

Continua...

Il significato delle azioni della partita di calcio della filosofia spiegate dagli Dèi.

 

Marghera, 29 gennaio 2021

 

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