Venti di guerra soffiano sull'Europa. La destra politica si compiace del genocidio messo in atto dagli ebrei nei confronti del Palestinesi. La sinistra politica si scopre prigioniera nell'essere contro l'antisemitismo che gli rende impossibile condannare il genocidio nazista che gli ebrei stanno compiendo finendo per legittimare il nazismo e il genocidio come prassi.
Giugno 2024: la Religione Pagana fra filosofia metafisica, psicologia, problemi sociali e cronaca quotidiana.

10 giugno 2024 cronache della religione pagana
Riflessione sull'educazione del gregge

Claudio Simeoni

Cronache mese di giugno 2024

 

10 giugno 2024

Riflessione sull'educazione del gregge

A grandi linee, fin da quando nasciamo veniamo "educati", o meglio, "addestrati" ad affrontare la vita in due modi che si radicano come modelli psicologici dentro di noi: o la vita come uno stato di guerra nella quale pensiamo alle relazioni come se fossero altrettanti combattimenti, relazioni attive; oppure veniamo "educati", "addestrati", ad affrontare la vita in modo passivo come se tutte le contraddizioni e le relazioni fossero il prodotto del destino o di volontà esterne che attribuiamo a Dio.

Ovviamente, fra questi due estremi ci sono delle zone di grigio in cui le due forme si combinano in vari modi.

Tuttavia, la peggiore di queste combinazioni psicologiche avviene negli individui quando coloro che sono addestrati ad appartenere al gregge vogliono far carriera ritagliandosi un pezzo di gregge per sé.

Il gregge, parcellizzato in vari greggi, consente la perpetuazione dell'addestramento delle persone ad essere gregge alimentando l'idea che si può vivere solo appartenendo ad un gregge.

Il gregge combatte altri greggi per la supremazia del pastore del gregge. Il gregge non combatte il pastore, ma combatte per il suo pastore.

In un mondo formato da greggi. le "pecore nere" tendono a sottrarsi all'omologazione del gregge, ma, dal momento che non combattono il gregge in quanto gregge, finiscono per auspicare greggi diversi. Qualche volta questi greggi vengono tollerati perché servono al gregge maggiore per compattare sé stesso; altre volte vengono combattuti o tollerati fintanto che sono piccoli, discreti, e non mettono in discussione il potere di dominio del gregge.

Pensare alla vita come uno stato di guerra nella quale si impegna sé stessi in ogni tipo di relazione che si incontra è un modo quasi socialmente dimenticato.

La vita come partecipazione alla Guerra di Troia. Una guerra di Dèi che chiamano gli uomini a partecipare in essa con le loro passioni, i loro desideri, i loro progetti di vita. Uomini che decidono anche se, dietro quegli uomini, così racconta il Mito, ci sono torme fantasmagoriche e irreali di uomini che li seguono i cui nomi, e i cui desideri, spariscono all'interno della storia delle decisioni di uomini che partecipano a tale guerra.

Chi vive la vita come fosse una guerra, deve anticipare il nemico. Non aspetta le decisioni del "datore di lavoro", le anticipa, magari cercando un altro lavoro. La conoscenza diventa un mezzo da conquistare e affinare. Quell’individuo si prepara fisicamente. Si fornisce degli strumenti (chiamatele armi se volete) per agire al meglio nelle situazioni che la vita presenta o potrebbe presentare.

A chi preferisce attendere le decisioni di altri, del pastore, vivere attrezzandosi in vista di un futuro possibile, sembra un modo di vivere piuttosto faticoso, ma è solo una questione di pratica e di abitudine. L’individuo si trasforma sempre. Sia che si adatti al gregge rinunciando, giorno dopo giorno, a determinare sé stesso in funzione dell’obbedienza che gli permette di essere accettato nel gregge; sia che pratichi l’acquisizioni di mezzi e metodi per affrontare il futuro. Entrambe le condizioni implicano fatica e dolore. Mentre nell’appartenenza al gregge il dolore consiste nella distruzione dei propri desideri in funzione del gregge (le persone del gregge pregano il pastore di soddisfare i loro desideri che reprimono per far piacere al pastore); nella riaffermazione di sé stessi il dolore consiste nell’affrontare un mondo greggiale che pretende che l’individuo rinunci a se stesso in funzione del gregge.

Quando si sposta lo sguardo dall'attimo presente, in cui si vive, ad una situazione futura, sia che la si desideri sia che la si preveda date le forze che agiscono nel presente, già si mettono in atto azioni in previsione di quel futuro sottraendosi alle decisioni di altri che avvengono nel presente in cui viviamo.

Spostare lo sguardo dal presente vissuto ad un futuro possibile è l'unico modo per uscire da ogni tipo di gregge, perché il gregge si alimenta di una "verità presente" a cui la pecora non può sottrarsi per continuare ad appartenere a quel presente. Fissare l'attenzione delle pecore nel presente è la forza del gregge per alimentare la propria condizione di gregge e perpetuare sé stesso.

Più pecore spostano lo sguardo dalla verità del presente, imposta dal gregge, ad un proprio personale futuro e tanto più aumentano le forze centrifughe che portano alla costruzione di strutture psicologiche individuali capaci di formulare alternative al gregge in cui vivono.

Spostare lo sguardo verso un futuro possibile, significa costringersi ad organizzarsi per affrontare quel futuro.

Non si dipende più dalle decisioni del pastore del gregge, ma dalla propria visione, dai propri progetti, dalle condizioni di trasformazione del presente che si immaginano rispetto ad un possibile futuro che appare quando si sposta l'attenzione.

 

10 giugno 2024

Erbe curative

Facile parlare del "potere curativo" delle erbe quando si hanno 30 anni. Provate a farlo ad 80 anni dopo una vita di lavoro e con un corpo che si avvia al tramonto della vita!

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

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Tel. 3277862784

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