L'Universo in cui viviamo è Caos
Nessuno mette ordine in Caos: ogni soggetto si adatta e abita Caos con la propria volontà.
Agosto 2025: la filosofia metafisica della Religione Pagana.
22 agosto 2025
Ci sono molte analogie fra l'inizio del cammino nella filosofia metafisica e l'ingresso di Dante nel suo inferno.
La filosofia metafisica è un inferno, una foresta infernale, fra filosofi che proclamano i loro principi da quasi 3000 anni e utilizzatori di quei principi che fra propaganda e distorsione del principio stesso tendono a creare sempre nuove "verità" da vendere come una batteria di piatti al mercato rionale.
Se pensiamo ai filosofi come degli alberi di una foresta, gli utilizzatori e i fruitori di quella filosofia sono come cespugli spinosi che formano barriere affinché nessuno si avvicini all'albero e non ne analizzi né i principi né gli effetti che hanno i principi.
L'uomo che affronta la foresta della filosofia, dopo aver lavorato per riparare macchine per scrivere e fotocopiatori, nel mezzo del cammin della sua vita si ritrovò in una selva oscura che la dritta via era smarrita.
La dritta via del credere che ciò che razionalizzava nella sua quotidianità fosse ciò che era nella realtà in cui viveva.
Improvvisamente i confini sfumarono ciò che avrebbe dovuto essere non era e la forma delle cose divenne nebbia a mano a mano che la realtà gli mostrava l'illusione della sua rappresentazione.
Perdere le certezze delle credenze costruite in decenni di vita era una cosa dura e la selva del pensiero umano gli appariva selvaggia e aspra come mai aveva immaginato.
Tant'è amaro scoprirsi vittima di illusioni dove ragione fu portata a morte e l'emozione fermava il respiro nella gola.
So perché entrai in quella foresta, necessità del cammino e insoddisfazione in un'esistenza che appariva, ogni giorno, sempre più triste ed indigesta.
Passo dopo passo mi ritrovai a pugnar con i giacobini che mi spinsero avanti in un fragor di desideri che sembravano senza fine.
Troppa fatica attraversò le mie membra, desideravo tornare, ma quando mi voltai ogni strada era sbarrata; non c'era ritorno; o mi sedevo sulla riva del torrente o proseguivo fra sterpi e rovi.
Non guardai in alto, non guardai in basso, il mio sguardo dritto osservava ogni cosa, ogni pietra ed ogni anfratto su cui ero in grado di posare il mio pensiero.
Passo dopo passo, entrai in quella foresta. Ero nudo, senza scudi, davanti a tutti loro che brandivano spade e coltelli che avevano affilato per tutta la loro vita.
Guardai in alto e un Cielo Stellato mi prese per mano conducendomi fra gli anfratti del pensiero di Zeus che gli uomini manifestavano fra realtà e illusioni.
Libera interpretazione, un po' rozza, dell'inizio della Commedia di Dante Alighieri
Nel mezzo del cammin di vostra vita
vi ritrovaste in una selva oscura,
che la vostra via dell'illusione era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era l'illusione è cosa dura
esta follia selvaggia e aspra e forte
che nel pensier annega la paura.
Tant'è amara la disillusione che poco è più morte;
ma per trattare della realtà che voi trovaste
rideste d'altre cose ch'i avete scorte.
Voi non sapete ben ridir come entraste
tant'era pien di sonno a quel punto la ragione vostra
che la folle via illusoria abbandonaste
Ma poi che foste ai piè d'un colle giunti
là dove terminava l'illusoria valle
che v'aveva di paura il cor compunto
Guardaste in alto e vedeste gli occhi suoi
abbagliati già dei raggi del sole
che accompagna dritto del pensiero in ogni anfratto.
22 agosto 2025
Ricordo un tempo in cui si discuteva e ci si scannava per questo o quel partito politico, per questa o quell'idea sulla visione del mondo.
Poi venne il giorno della prostata. Il giorno in cui il cuore iniziò a dare problemi. Il giorno in cui gli specchi, in cui ci si specchiava, caddero in frantumi.
I corpi che invecchiano, le prostate che si gonfiano, il corpo che decade e la stanchezza per idee che si vedono infrangersi sugli scogli di una terra che rimane sempre uguale a sé stessa.
Ciò che cresceva dentro di noi è lontano da noi stessi. Il noi, che vive in mondi negati alla nostra coscienza, ci appare lontano mentre abitiamo un tramonto in un mondo in cui non vediamo ancora la sera.
Un corpo stanco, malato, arranca sulla strada della vita mentre gli Dèi, alle nostre orecchie sussurrano: "Non sei ancora arrivato, ancora non è tempo. Un altro passo, un altro passo ancora. Non c'è meta, solo cammino ..."
"Non c'è meta, solo cammino," proclama il noi stessi cresciuto dentro di noi giorno dopo giorno "non c'è alba, non c'è tramonto, solo cammino che ad ogni passo trasforma il tuo essere nel presente... e io sono oggi diverso da ciò che ero ieri."
Da: Settimo volume della Teoria della Filosofia Aperta, tomo 2, pag. 255 (per ora è in sistemazione per la pubblicazione)
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Membro fondatore
della Federazione Pagana
Piaz.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
Tel. 3277862784
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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