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Gennaio 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.
18 gennaio 2026

Termini come "coscienza di classe", o "coscienza operaia", o, ancora, "coscienza proletaria", sono termini usati da una sinistra sociale che comprende socialisti, socialdemocratici, comunisti e marxisti.
Si è sempre pensato di dare per scontato il significato dei termini.
Tutti erano convinti di sapere che cosa significano questi termini. Le persone erano, e sono, talmente convinte di conoscere il significato dei termini da non dover neppure discutere sul loro significato dando per scontato che "tutti sanno che cosa significa".
Ovviamente, le definizioni che circolano nell'ambito della cultura sono vecchie, ottocentesche. Per questo motivo la loro "apparenza di significato" è ricondotta ad una situazione sociale ottocentesca e si pensa che, la veicolazione di tale significazione, sia ancora attuale.
Non essendo attuale e non rivisitando il concetto espresso, termini come "coscienza di classe", o "coscienza operaia" o, ancora, "coscienza proletaria", tendono a cadere in disuso e finiscono per indicare significati che nel momento storico attuale appaiono negativi.
Torniamo alla filosofia metafisica ed eliminiamo la significazione imposta nell'ottocento, che a quei termini venne attribuiva, e iniziamo ad analizzare il significato di "coscienza operaia".
Di che cosa ha coscienza l'operaio?
Della sua capacità di trasformazione. L'operaio trasforma merci in prodotti utilizzabili per soddisfare i bisogni umani.
Il concetto di trasformazione è alla base della "coscienza operaia". L'operaio fa! L'operaio trasforma! L'operaio produce! Sia l'operaio che trasforma direttamente, sia l'operaio che funge da supporto all'operaio che trasforma (l'autotrasportatore, l'imballatore, ecc.).
Questo concetto, acquisito nel lavoro di fabbrica, viene esteso a livello metafisico dove la società diventa l'oggetto da trasformare in funzione dei bisogni umani. Alcuni operai riescono ad elevare la propria attività pratica a livello astratto elaborando concetti metafisici, non tutti gli operai possono o vogliono farlo. Alcuni operai si appropriano della cultura, contingente o generale, per poter pensare in termini sociali o astratti; altri opera si accontentano di abitare la loro condizione senza elevare la loro conoscenza in termini sociali, metafisici o astratti.
L'altro termine è "coscienza di classe" e sta ad indicare la consapevolezza, in chiunque è consapevole delle possibilità di trasformare il presente, di diventare "massa", di essere assieme ad altri per produrre il cambiamento sociale in funzione dei bisogni umani. L'operaio massifica la propria coscienza compartecipando o facendola compartecipare ad altre persone.
Giuridicamente, le classi sociali non esistono più. Tuttavia, esistono degli insiemi economici che identificano tipologie di persone distinguendo fra chi lavora, trasforma merci in prodotti, e chi non lavora, non trasforma merci in prodotti, pur beneficiando di prodotti che soddisfano i suoi bisogni.
Ora, la coscienza dei trasformatori di merci in prodotti è oggettivamente diversa dalla coscienza di chi, pur fruendo di prodotti atti a soddisfare i propri bisogni, di fatto, non ripaga la società con altri prodotti che trasforma da merci non fruibili dai bisogni umani.
Dunque, la "coscienza di classe" è una coscienza volta a separare i trasformatori di merci in prodotti, e il personale che attiene a tale attività, da chi fruisce di prodotti senza praticare un'attività di trasformazione di merci in prodotti.
Estremizzando il concetto, si può dire che la "coscienza di classe" identifica coloro che trasformano merci in prodotti separandoli ideologicamente da coloro che fruiscono di prodotti senza praticare un'attività di trasformazione che, al di là delle regole sociali nelle quali viviamo, la filosofia metafisica li identifica come: "ladri" del lavoro di altre mani.
La terza definizione, "coscienza proletaria", appare più offensiva che non qualificante. Il proletario, colui che produce prole, è colui che fornisce, a chi non trasforma merci in prodotti, personale, manodopera, atta a trasformare merci in prodotti perpetuando la divisione fra chi trasforma merci in prodotti e chi usufruisce di prodotti senza trasformare merci.
Produrre prole significa: "produrre bestiame", "produrre schiavi".
La ribellione a questo è avvenuta nella società. E' avvenuta non attraverso discorsi di filosofia metafisica, ma attraverso le necessità della massa dei "proletari" che, ad un certo momento della loro esistenza, hanno preso coscienza della necessità di fornire strumenti adeguati ai propri figli affinché potessero vivere meglio delle condizioni nelle quali loro sarebbero vissuti.
Hanno cessato di produrre "bestiame umano".
Le conseguenze di questa presa di coscienza la stiamo sperimentando oggi con la necessità di "importare" immigrati per la mancanza di manodopera, il calo della natalità e con la perdita di personale "operaio" dal momento che i figli dei "colletti blu" preferiscono diventare "colletti bianchi". Meno fatica e stipendi migliori.
Questi tre termini, "coscienza di classe", "coscienza proletaria" e "coscienza operaia", possono essere interpretati nel loro significato reale, e tale significato supera le mode e le condizioni contingenti, oppure possono essere interpretati dal punto di vista cristiano, essere costanti al cambiamento delle condizioni oggettive e perdere valore e significato al mutare delle condizioni oggettive in cui l'uomo vive.
Dal punto di vista dell'ideologia cristiana, la classe sociale è una classe sociale stabilita da Dio e immodificabile. Il cristianesimo fa leggi per quella classe discriminandola da altre classi sociali (nobili o ecclesiastici, ecc.). Per i cristiani la "Coscienza di classe" significa coscienza di appartenere a quella classe sociale e adattamento a quelle condizioni (che sono sempre volute da Dio).
"Coscienza operaia", per l'ideologia cristiana, implica coscienza della necessità di obbedire a chi comanda gli operai. Coscienza sociale di subalternità. Questa condizione altro non è che la condizione del cristiano, sottomesso a Dio, che ama Dio nella speranza di essere ricambiato dall'attenzione e dall'amore di Dio. Salvo che Dio non lo ammazzi col diluvio universale; salvo che l'autorità non decida di licenziarlo.
"Coscienza proletaria", per l'ideologia cristiana significa "fare figli per la gloria di Dio" che, dal punto di vista sociale, significa fare figli per armare l'esercito del "proprio Dio", della propria "patria", affinché massacri gli eserciti di ogni altro Dio o di ogni altra patria.
Fra il concetto della filosofia metafisica di queste tre definizioni e il significato che a queste tre definizioni dà il cristianesimo, ci sono tutta una serie di "grigi" che tentano di mediare fra i due significati finendo per mettere in evidenza il significato schiavista del cristianesimo e allontanare l'attenzione umana dal significato reale dei termini.
Nel corso della storia, questa contrapposizione ha generato uno scontro fra comunisti, che in Italia assumono il nome di catto-comunisti, contro "marxisti". Quest'ultimi, sempre in minoranza, sono stati costretti a soccombere nella rappresentazione sociale anche se la loro attività ha modificato grandemente la società civile. I catto-comunisti sono scomparsi o stanno scomparendo dalla scena della storia mentre, sempre più provvedimenti sociali vanno nella direzione indicata da chi ha messo, a fondamento del proprio pensiero, la necessità di soddisfare i bisogni dell'uomo anche se, oggi come oggi, poche persone ricordano come, l'origine di questo, sia dovuta ad un marxismo che oggi sembra scomparire dall'orizzonte del pensiero umano.
Continua a persistere il significato reale di "Coscienza operaia", "Coscienza di classe" e "Coscienza proletaria" pur essendo queste definizioni squalificate dall'uso e dalla significazione che ne hanno dato catto-comunisti, socialisti e socialdemocratici.
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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