Dopo un anno orribile come il 2025, siamo perplessi per quanto ci attende.
Gennaio 2026: la Religione Pagana fra filosofia metafisica, psicologia, problemi sociali e cronaca quotidiana.
Argomenti del sito Religione Pagana
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31 gennaio 2026
I personaggi di questa parabola sono Gesù che ha un giogo e che se lo vuole togliere imponendolo agli uomini e gli uomini patologicamente malati e sofferenti che, prendendo quel giogo, pensano di trovare la pace. Scrive Matteo:
In quel tempo Gesù prese a dire: "Ti rendo lode, o Padre, signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì , Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; e nessuno conosce il figlio se non il padre, e nessuno consoce il padre se non il figlio e colui al quale il figlio voglia rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, che sono dolce e umile di cuore, e troverete pace per le anime vostre; perché il mio giogo è soave e il mio peso leggero". Matteo 11, 25-30
"Queste cose" è il soggetto che Gesù usa per definire quanto è stato nascosto ai dotti e quanto è stato svelato ai "piccoli". Quali cose? Non è dato sapere. Perché non c'è nulla che Gesù sappia o trasmetta: ma è un trucco retorico dietro il quale nascondere la propria incapacità di vivere e la propria ignoranza nel mondo. Col termine "queste cose" Gesù indica tutto ciò che il suo interlocutore immagina e che è sottratto alla verifica dell'esperienza. Proprio perché Matteo sottrae le persone alla verifica dell'esperienza esaltando il loro immaginario che sfocia nella patologia psichiatrica, altro non fa che inchiodare le persone nel loro immaginario impedendogli di verificare la funzionalità del loro immaginario nelle relazioni fattive della vita quotidiana.
Se ci fosse un paziente sotto analisi psichiatrica per delirio di onnipotenza, alle contestazione dei dati di realtà delle allucinazioni spacciate per realtà, direbbe esattamente la stessa cosa: lui è un eletto che vede la realtà che altri non vedono. E lui benedirebbe il potere, il dio padrone, che gli ha concesso di vedere quella realtà che spiega ad uno psichiatra che lo analizza.
Questo tipo di contestazione fu fatta da Celso fin dagli albori del cristianesimo. Solo che Celso non conosceva la psichiatria e ciò che Matteo descrive come Gesù è un malato mentale in pieno delirio di onnipotenza. Credere che il suo delirio sia una realtà fattiva è quanto distingue il seguace di Matteo da chi vive analizzando la realtà in cui vive e opera in essa.
Ercole era figlio di un Dio perché ha affrontato il Leone di Nemea liberando una città dal terrore; se Ercole non avesse ucciso il Leone di Nemea non sarebbe stato figlio di un Dio. Gesù non uccide il Leone di Nemea, uccide gli Esseri Umani che affrontano il loro Leone di Nemea: la loro quotidianità. Gesù impone agli Esseri Umani il giogo della schiavitù.
Nell'uccidere gli Esseri Umani che affrontano la loro quotidianità,Gesù indica, come unica loro alternativa, quella di diventare suoi schiavi. La schiavitù che Matteo impone agli Esseri Umani è la schiavitù più feroce che la storia abbia mai visto. Non è la schiavitù come relazione economica, ma è la schiavitù dell'anima e della psiche che chiude agli Esseri Umani ogni via verso il loro futuro emotivo.
Dice Gesù: "Prendetevi il mio giogo su di voi!". Giogo che io vi metto per rendervi schiavi o il giogo della mia schiavitù che mi opprime? Se diventate i miei schiavi troverete la "pace" delle vostre anime: non dovrete più affrontare le contraddizioni della vita davanti alla quali l'attività criminale di Gesù ha provveduto a disarmare i bambini rendendoli inadeguati ad affrontare il mondo in cui vivono e in uno stato di perenne sofferenza.
La redenzione proposta da Matteo è la trasformazione dell'uomo in uno schiavo. Su, dice Matteo, mettiti in ginocchio, non avrai più turbamenti dell'anima, non sarai più sottoposto agli affanni del mondo: questo è il motivo per cui nascono i conventi dei frati dei vari ordini monastici. Scappano dal mondo e poi ritornano nel mondo come schiavisti per circuire e rendere ancor più schiavi coloro che nel mondo sono stati sconfitti dalle contraddizioni.
"Sì, padrone, come è piaciuto a te!"
Questa ricerca di schiavi in Matteo avviene in ambienti psichiatrici in cui la sofferenza psichica non trova ristoro perché in conflitto perenne con una realtà che richiede ai cittadini un minimo di responsabilità personale nella vita quotidiana e per questo ha loro impedito una realizzazione personale.
L'affannosa ricerca di schiavi da parte della chiesa cattolica messa in atto oggi risponde alla stessa direttiva dottrinale di Matteo.
Riporto l'articolo sulle decisioni di Ratzinger per poter violentare la società civile e il sensi di responsabilità dei cittadini:
12/10/2010 12:17 - Vaticano.
Benedetto XVI: annunciare "sempre e dovunque" il Vangelo Pubblicato il Motu Proprio di Benedetto XVI sulla nuova Evangelizzazione; il Papa chiama a un nuovo slancio missionario la Chiesa, soprattutto, ma non solo, nei paesi di antica cristianità.
Città del Vaticano (AsiaNews) - Annunciare sempre e dovunque il vangelo di Gesù Cristo: la Santa Sede ha reso noto oggi il "Motu Proprio" intitolato "Ubicumque et semper" con cui Bendetto XVI ha istituito il Dicastero per la Nuova Evangelizzazione, affidato all'arcivescovo Rino Fisichella. Nel suo documento il Papa ricorda le trasformazioni che negli ultimi decenni hanno portato a profonde trasformazioni nella vita del mondo e dell'Occidente in particolare, ma non solo; l'umanità ha vissuto "innegabili benefici", ma non solo: "si è verificata una preoccupante perdita del senso del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell'uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il rife-rimento ad una legge morale naturale". Nelle società di antica cristianizzazione, e con un effetto di rapido coinvolgimento anche nel resto del mondo "tutto ciò è stato salutato da alcuni come una liberazione"; ma, sottolinea il Pontefice, "ben presto ci si è resi conto del deserto interiore che nasce là dove l'uomo, volendosi unico artefice della propria natura e del proprio destino, si trova privo di ciò che costituisce il fondamento di tutte le cose". Benedetto XVI ricorda che sia Paolo VI che Giovanni Paolo II hanno vissuto con grande preoccupazione il fenomeno della perdita collettiva della fede, e afferma: "Ora l'indifferenza religiosa e la totale insignificanza pratica di Dio per i problemi anche gravi della vita non sono meno preoccupanti ed eversivi rispetto all'ateismo dichiarato. E anche la fede cristiana, se pure sopravvive in alcune sue manifestazioni tradizionali e ritualistiche, tende ad essere sradicata dai momenti più significativi dell'esistenza, quali sono i momenti del nascere, del soffrire e del morire". Il Papa aggiunge: "ritengo opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione". Più volte, all'interno del documento, Benedetto XVI usa il termine di "missione" e di "slancio missionario"; non a caso la sua analisi offre squarci impietosi: "conosciamo poi, purtroppo, delle zone che appaiono pressoché completamente scristianizzate, in cui la luce della fede è affidata alla testimonianza di piccole comunità: queste terre, che avrebbero bisogno di un rinnovato primo annuncio del Vangelo, appaiono essere particolarmente refrattarie a molti aspetti del messaggio cristiano".Benedetto XVI conclude il "Motu Proprio" con una frase che tende a scongiurare equivoci e interpretazioni malevole sulle intenzioni della sua iniziativa, e sulla missione in generale: " alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l'inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita".
Tratto da href="http://www.asianews.it/notizie-it/Benedetto-XVI:-annunciare-%E2%80%9Csempre-e-dovunque%E2%80%9D-il-Vangelo-19697
Perché oggi il Vaticano si trova a dover esprimere le stesse esigenze di Matteo milleottocento anni fa?
Perché la società, uscita dall'orrore cristiano, necessita di cittadini responsabili capaci di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e delle proprie decisioni. Cittadini che non dicono "E' la volontà del dio padrone", ma dicono: "Discutiamo su ciò che è opportuno per il benessere della società!". Cittadini che non tollerano gioghi né dolci né violenti perché la società civile è preziosa. Cittadini che non si illudono. Non confondono la patologia psichiatrica delirante con l'ispirazione del dio padrone che li vuole sottomessi.
In questa società il Vaticano ha la necessità di fare esattamente ciò che fece Matteo e che descrisse nel suo vangelo: invitare (o costringere) gli Esseri Umani a mettersi il giogo della schiavitù con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima.
Quando Ratzinger dice: " alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l'inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita".
Non fa altro che dire le stesse cose di Gesù: ". Tutto è stato dato a me dal Padre mio; e nessuno conosce il figlio se non il padre, e nessuno consoce il padre se non il figlio e colui al quale il figlio voglia rivelarlo."
Non fa altro che riprodurre la truffa che, una volta imposta sulla e nella società, è foriera di massacri, genocidio e distruzione delle sue strutture democratiche.
Mettetevi in ginocchio davanti al padrone, sia che si chiami Gesù o Ratzinger, e ciò che perderete è la vostra vita. Questo è il progetto di Matteo nel descrivere Gesù: rubare la vita delle persone. L'unica differenza che c'è fra quando Matteo istigava le persone a diventare schiave ad oggi che Ratzinger istiga, più eufemisticamente, a mettersi in ginocchio, è che oggi la patologia psichiatrica da delirio di onnipotenza è ben conosciuta dalla psichiatria anche se la Polizia di Stato preferisce offendere i cittadini omaggiandone la sua rappresentazione da parte dei preti cattolici anziché essere obbediente al dettato Costituzionale.
31 gennaio 2026
Il deficit della bilancia commerciale negli Stati Uniti, a novembre, è quasi raddoppiato rispetto al mese precedente. Il deficit è infatti cresciuto del 94,6% a 56,83 miliardi di dollari, secondo quanto reso noto dal dipartimento del Commercio, contro stime per un dato a 42,9 miliardi. Il dato del mese precedente è stato rivisto da 29,4 a 29,2 miliardi di dollari. Le esportazioni sono diminuite del 3,6% a 292,1 miliardi di dollari, le importazioni sono aumentate del 5% a 348,9 miliardi di dollari.
Pagina specifica dell'argomento
30 gennaio 2026

Tutti i filmatini in diretta su Facebook dalla fine di dicembre a tutto gennaio 2026, compreso quello che ho fatto ieri 28 gennaio, sono raggiungibili alla pagina di cui fornisco il link. Il sito era stato fatto come archivio per i 10 anni delle trasmissioni radiofoniche e i pochi video recuperati della TV pagana. Ora lo sto arricchendo di nuove pagine con questi piccoli video che Facebook cancella dopo un mese.
Sono tutti piccoli filmati in lingua italiana che trattano temi propri della Religione Pagana.
Ho già predisposto la pagina per il mese di febbraio 2026.
I video di fine dicembre 2025 e gennaio 2026
30 gennaio 2026

Voglio ricordare come nel 2003 il sanguinario terrorista Wojtyla della monarchia assoluta si scatenò contro chi aveva idee religiose diverse dall'assolutismo cristiano. Fu un'aggressione ad ampio spettro messa in atto con intimidazioni supportate dalle Istituzioni che, anziché esporre la "Stella a cinque punte" simbolo della Repubblica Italiana, preferivano esporre il crocifisso in nome dell'ideologia nazista.
L'odio sociale, alimentato da Wojtyla, si espanse mese dopo mese e la cronaca del tempo è ricca di esempi di aggressioni ideologiche pretestuose e vigliacche.
Fu solo grazie a sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione che la violenza cristiana nella società iniziò a ridursi.
Erano i tempi in cui si parlava della Costituzione Europea e non si volle inserire il Dio criminale dei cristiani nella nuova Costituzione.
A parte la guerra ai fantasmi satanisti che alimentavano allarmi continui, uno degli obbiettivi del Vaticano era la guerra alla New Age la cui colpa era quella di essere appetibile a cattolici delusi dalla violenza e dalla pratica di pedofilia messa in atto dal Vaticano.
Tutta la stampa Italiana era concorde nell'alimentare l'allarme sociale e nel tacitare le voci contrarie al fine di aiutare la monarchia assoluta del Vaticano a destabilizzare la democrazia italiana.
Il Corriere della Sera pubblicò schemi come questi sulla New Age:
1) New Age è un movimento che guarda al benessere dell'uomo e comprende ogni aspetto della vita: spirituale, fisico, religioso, economico. E' uno stile di vita, un modo di ascoltare musica, vestire, essere ecologisti. Il popolo del New Age non crede nell'Aldilà.
2) La storia della New Age comincia nel 1962 in Scozia e California. Negli Usa era popolarissima fino agli anni '90. Promette un'"età dell'oro" senza malattie, morti, guerre. Libri cult: "La profezia di Celestino" e "La decima illuminazione" di James Redfield
3) Nella New Age si trova di tutto: dallo Zen agli Ufo, dallo spiritismo alla reincarnazione, dall'eros tantrico alla medicina alternativa,
dalla macrobiotica, allo yoga, alla pranoterapia, all'astrologia, ma anche una nuova coscienza ecologica, scientifica o psichica.
4) Già nel 1998 Giovanni Paolo II lavorò ad un'enciclica molto dura verso le nuove filosofie. Qualche anno prima, nel 1993, aveva parlato di New Age ai vescovi Usa, sollecitandoli a mettere in guardia i giovani dalle dottrine "in radicale contrasto con il cristianesimo"
Dal Corriere della Sera del 30 gennaio 2003
Lo schema fatto dal Corriere della Sera era funzionale sia al disprezzo del movimento che alla giustificazione della sua denigrazione. Per contro, il Vaticano, con la New Age aggrediva ogni forma religiosa diversa dalla cattolica per riaffermare il proprio dominio in nome di quel Dio che si vantava di aver macellato l'umanità col diluvio universale.
Non era da meno il giornale La Repubblica che si affrettava a riportare le tesi dei Gesuiti, noti criminali della storia umana, al fine di legittimare l'aggressione contro le Istituzioni Italiane in nome dell'ideologia nazi-fascista (se poi dici ai giornalisti di La Repubblica che le loro affermazioni sono all'interno dell'ideologia nazista, ti dicono "Noi no, come lo puoi pensare" come se io fossi senza conoscenza di filosofia metafisica e non sapessi distinguere fra affermazioni assolutiste e affermazioni democratiche).
Scriveva La Repubblica del 30 gennaio 2003:
Duro attacco del Vaticano
"La New Age un pericolo per la Chiesa"
CITTA' DEL VATICANO
C'è attesa e interesse nel collegio degli scrittori della Civiltà cattolica per il documento vaticano sulla New Age che verrà pubblicato lunedì. Alla New Age e ai problemi che pone al cristianesimo, infatti, la rivista dei gesuiti ha sempre dedicato grande attenzione. La New Age, si osserva tra gli scrittori di via di Porta Pinciana, "è una sfida grave per la Chiesa e per le chiese, non solo quella cattolica, è un problema soprattutto occidentale che coinvolge cattolici, protestanti e ortodossi". Il documento, aggiungono, "era nell'aria da tempo e ci sono tutti i motivi per pubblicarlo, vista la strage che la New Age fa tra fedeli, gente comune e persone di tutti i ceti e di tutti i Paesi". Sono innumerevoli, osservano i gesuiti, i motivi per cui la New Age va guardata con la "maggiore attenzione critica possibile da parte anche dei pastori", visto che sostituisce a Dio una sorta di grande Unità impersonale in cui non esiste più rivelazione, Gesù viene spersonalizzato, rifiutato nel suo ruolo di Salvatore. Così si prepara il terreno al relativismo religioso e, peggio ancora, al sincretismo e la concezione cristiana di peccato viene rigettata.
Da: La Repubblica del 30 gennaio 2003
In quegli anni era iniziata l'accusa di pederastia, sistematica, contro i preti cattolici. Negli USA erano sotto accusa. Si era rotta la diga dell'omertà e anche se la maggior parte dei casi non sarà mai denunciata, si aprivano migliaia di processi contro i preti cattolici.
Diventava chiaro che le organizzazioni dei missionari cristiani erano organizzazioni terroristiche che si dedicavano non solo ad alimentare l'AIDS in Africa, opponendosi all'uso del preservativo, ma violentavano bambini in maniera continua e sistematica.
La guerra alla New Age, che poi servì da copertura per più ampie aggressioni, aggredirono anche me, incapaci di opporre argomenti ai miei argomenti, serviva per distrarre gli adepti cattolici dai delitti che i preti cattolici mettevano in atto nella società per la gloria del loro Dio padrone.
30 gennaio 2026

E' il modo di fare politica dei cristiani. Aggredire l'avversario, l'eretico, colui che adora un Dio diverso. Si chiama squadrismo sia nazista, fascista, cristiano. E importano gli squadristi in Italia. Gli squadristi dell'ICE per distruggere l'economia italiana. E mentre lo fanno diranno agli idioti di accusare gli immigrati. E gli idioti lo faranno per poter ulteriormente distruggere l'economia italiana, la loro economia.
Mentre il mondo è in trasformazione, il cristianesimo uccide la trasformazione nei propri paesi per rendere i suoi cittadini schiavi di un delirio di onnipotenza che impedisce loro di cogliere la miseria che stanno costruendo.
L'aggressore, che si vede in foto, è stato fermato dagli agenti presenti in sala. Ma la deputata USA, di origine somala (penso di non sbagliare), aggredita, è stata insultata da Trump col suo razzismo e il suo odio per gli USA.
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29 gennaio 2026

Il cristianesimo, come dottrina, nasce con la finalità di "sconfiggere la morte". Non si tratta di come noi oggi simbolicamente possiamo pensare alla morte, ma proprio la sconfitta della morte del corpo fisico.
I cristiani vivevano nell'attesa dell'arrivo del loro padrone sulle nubi con grande potenza ed erano convinti che, in quanto cristiani, non sarebbero mai morti.
La Parusia altro non è che il ritorno del Cristo in terra al fine di portare in cielo i CORPI dei suoi seguaci. E' un po' come l'attesa della fine del mondo prospettata dai Testimoni di Geova. Se l'annunci per domani, e questa non arriva; la puoi spostare per dopodomani. Ma se anche dopodomani questa non arriva, qualcuno inizia a chiedersi: ma io in che cosa credo? Perché lo credo?
Dice Paolo di Tarso:
"Ecco, io vi svelo un mistero: noi non morremo tutti, ma tutti saremo trasformati, in un attimo, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Squillerà, infatti la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. Perché è necessario che questo corpo corruttibile si rivesta d'incorruzione e che il nostro corpo mortale si rivesta di immortalità Quando questo corpo corruttibile avrà rivestito l'incorruzione e questo corpo mortale avrà rivestito l'immortalità, allora avrà compimento la parola che fu scritta: "La morte è stata assorbita nella vittoria. O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo pungiglione?". Il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. Ma sia ringraziato Iddio, che ci dà la vittoria mediante il Signor nostro Gesù Cristo!"
Paolo di Tarso, prima lettera ai Corinti 15, 53-57
Il problema per Paolo di Tarso è che molti cristiani si ammalano e muoiono. E' un po' come quando l'ammalato di cancro si rivolge a Padre Pio, al mago Brahama, o alla Teresa di Calcutta che promettono la guarigione mediante l'azione miracolosa.
E, allora, che cosa si inventa Paolo di Tarso? In fondo stava dicendo che chi crede nel suo Gesù di Nazareth non si sarebbe ammalato né sarebbe morto.
"Or dunque, tutte le volte che voi mangerete di questo pane e bevete di questo calice, celebrerete la morte del Signore, finché egli venga. Perciò, chiunque mangia questo pane o beve il calice del Signore indegnamente, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ognuno, dunque, esamini sé stesso, e così mangi di quel pane e beva di quel calice; perché chi mangia e beve senza discernere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. Per questo vi sono tra di voi molti ammalati ed infermi, e parecchi sono morti. Se invece ci esaminassimo da noi, non saremmo giudicati. Ma se ci giudica il Signore, ci corregge, affinché non siamo condannati con il mondo."
Paolo di Tarso, prima lettera ai Corinti 11, 26-31
E concludiamo con la credenza dei cristiani con un passo di Paolo di Tarso dalla lettera ai Tessalonicesi:
"Ecco perciò che cosa vi annunziamo sulla parola del Signore: noi, i viventi, i superstiti, alla venuta del Signore, non saremmo separati dai nostri defunti. Poiché il Signore stesso, al segnale dato alla voce dell'Arcangelo e alla tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risorgeranno i morti in Cristo; poi noi, i viventi, i superstiti, assieme ad essi saremo rapiti sulle nubi in cielo verso il Signore. Così saremo sempre con il Signore."
Paolo di Tarso, lettera ai Tessalonicesi 4, 15-17
Questa era, ed é la dottrina predicata dal cristianesimo.
Una dottrina che prende l'avvio dal concetto della carne ebraico e del Dio che ama la carne: il Dio vivente, Dio dei viventi.
L'assunzione della dottrina Platonica viene dopo: quando il cristianesimo dimostra il proprio fallimento dottrinale.
La dottrina Platonica viene assunta dai cristiani proprio per nascondere il fallimento della loro dottrina, dalle illusioni che hanno diffuso. La dottrina platonica dell'anima viene fatta propria dai cristiani dopo che i cristiani hanno macellato centinaia di migliaia di persone vedendo i segnali dell'imminente fine del mondo (tipo dopo il terremoto di Antiochia).
Ricordate: la dottrina cristiana è la resurrezione della carne. La speranza nella resurrezione della carne è la speranza di una seconda possibilità dopo il fallimento esistenziale a cui il cristianesimo ha spinto i suoi adepti. Un po' come la reincarnazione che alimenta la speranza in una seconda possibile esistenza dopo il fallimento della vita attuale.
Una resurrezione che doveva avvenire allora. Come allora fu una truffa, oggi è ancora una truffa come lo è l'assunzione da parte del cristianesimo della dualità corpo e anima fatta propria rubandola al platonismo e al neoplatonismo.
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28 gennaio 2026

Si tratta di una riflessione su un capitolo del libro "Gli Dèi della Grecia" di Walter Otto. E' un capitolo complesso e piuttosto lungo che tratta dell'intervento del "Dio" nelle azioni umane. Da Atena ad Apollo ecc. all'interno dell'agire degli uomini sia per affiancare l'azione sia per suggerire la direzione nella quale agire.
Walter Otto non arriva alle conclusioni del Paganesimo Politeista, ma fornisce talmente tante prove a sostegno dell'interpretazione Pagana Politeista, attraverso la sua analisi di episodi all'interno dell'Iliade e dell'Odissea, da riuscire a chiarire che grande lotta Walter Otto abbia combattuto con la propria struttura emozionale monoteisticamente educata per riuscire a comprendere principi religiosi estranei al monoteismo.
Si tratta del fondamentale concetto Pagano Politeista della relazione del "Dio" nell'oggettività in cui l'uomo agisce evocando quel "Dio" dentro di lui che viene manifestato mediante le sue azioni o che sta per emergere nella sua azione come parte della manifestazione del suo esistere.
Gli Esseri della Natura sono: "un crogiolo di Dèi"!
La loro Libertà consiste nel poter scegliere quale "Dio" manifestare attraverso le loro azioni. Così, quel "Dio", manipolato dal soggetto che lo manifesta, si unisce al sé stesso nell'oggettività; alla Coscienza di sé stesso nell'oggettività. Nella sua realtà altra oltre al suo abitare l'Essere Umano! Da questa unione nasce il progetto del proprio esistere. Il progetto manifestato dal "Dio" che diventa parte del progetto dell'individuo che quel Dio manifesta attraverso le sue decisioni e le sue azioni.
L'autodisciplina, come capacità dell'individuo di autocontrollo, permette al soggetto di porre i limiti all'azione attraverso la quale esprimere il "Dio" dentro di sé e porre dei limiti all'intervento del "Dio" nell'oggettività.
Così se Ares o Afrodite spingono l'individuo all'azione, l'intento soggettivo, la volontà e l'intelligenza dell'individuo, limitano e indirizzano la spinta della divinità limitando e imponendo l'azione, attraverso se stesso, di Ares o Afrodite. Ares, Afrodite e gli altri Dèi, emergendo nell'individuo, lo spingono all'azione; l'individuo, mediante il suo intento nei suoi bisogni, la sua volontà e la sua intelligenza, indirizza e regola tali spinte affinché l'azione sia vantaggiosa per il proprio vivere.
E' vero che noi siamo in balia degli "Dèi" o, se preferite, delle circostanze alle quali rispondiamo con i nostri adattamenti soggettivi, ma proprio questi adattamenti costruiscono sia la nostra Coscienza che la nostra Consapevolezza attraverso la quale manifestiamo la volontà di esistenza: noi progettiamo e determiniamo limiti e fini del nostro progetto al quale pieghiamo l'azione degli "Dèi". Il "saggio consiglio"!
Nel Paganesimo Politeista, riconoscere gli DEI non significa assoggettarci ad essi, ma significa riconoscere le assonanze e le dissonanze con loro ed agire al loro interno in armonia col mondo in cui viviamo.
L'intervento degli "Dèi" c'è solo quando questo viene chiamato dall'individuo mediante la sua azione, le sue decisioni, la sua necessità d'azione. Azione, come manifestazione di scelte e bisogni soggettivi.
La risposta degli Dèi, in fondo, è quella che le nostre azioni sollecitano e che le nostre azioni alimentano sequenza dopo sequenza.
Scrive Walter Otto:
(analizzando la relazione fra gli Eroi e gli Dèi nella relazione quotidiana sia nell'Iliade che nell'odissea)
"Per quanto sia certo che bisogna rendere grazie agli di anche di questi privilegi, qualche cosa però deve pur partire anche dall'uomo, affinché la divinità possa intervenire ed affiancarglisi. La divinità non è nell'interno, nel cuore dell'uomo, ma fuori, sulla via, e l'uomo deve aprirsi se vuole che essa si faccia incontro. Le più belle narrazioni di chiari interventi divini lo dimostrano con evidenza, e appunto per ciò sembrano così vere. L'incredulo può chiamare caso decisivo quel che sembra accadere come per miracolo. Non si può certo individuare logicamente il momento in cui cessa l'azione umana e subentra la divina. Ma gli eletti e gli illuminati l'intuiscono ad un certo punto del loro cammino con prepotente certezza fino ad elevarsi, in casi particolari, all'immediata intuizione della divinità."
Walter Otto, "Gli Dèi della Grecia", ed. Adelphi, 2004, pag. 198
Sarebbe da riportare tutto il capitolo, ma è estremamente lungo. Mancano solo le conclusioni e sarebbe perfetto. Però, in fondo, le conclusioni, Walter Otto le lascia al lettore.
Il lettore che conclude è quel lettore che modifica la sua visione del mondo. Le assonanze fra la propria struttura emozionale ed le emozioni del mondo in cui vive sono ignorate da chi è stato educato dal monoteismo. Eppure, le nostre emozioni sono ciò che ci rendono esseri viventi e creano armonia con tutti gli Esseri Viventi della natura.
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27 gennaio 2026

Proverbio n. 3 di Amen-em-Ope
Non dire: "Oggi è come domani",
perché come possono andare a finire queste cose?
Quando il domani arriva e l'oggi non c'è più,
l'alluvione può essersi trasformata in secca,
i coccodrilli possono trovarsi allo scoperto dall'acqua,
gli ippopotami all'asciutto,
i pesci boccheggianti,
i lupi saziati e gli uccelli in festa!
Ma l'uomo quieto dirà nel tempio:
"Grandi sono i favori di Ra!"
Vieni, sii un uomo di quiete, e avrai la vita;
il tuo corpo prospererà sulla terra!
Joseph Kaster, "La saggezza dell'Antico Egitto", ed. Newton, 1998,
Un individuo è un "uomo di quiete" solo perché si è attrezzato per affrontare lo sconosciuto che gli viene incontro. Solo perché non appiattisce la vita al suo "già conosciuto".
Il "come possono andare a finire queste cose?" indica la necessità di porre attenzione sulle conseguenze, su cosa comporta fare un'azione o fare una diversa azione.
L'alluvione che può venire o il terremoto che domani può scuotere la terra, o ancora, la siccità, sono tutte condizioni che si possono verificare domani, ma, nella testa delle persone, devono essere ben presenti quando queste organizzano la propria vita e lavorano per costruire le loro condizioni.
Se subisci la siccità, i lupi si saziano delle condizioni di sofferenza che tu stai vivendo non avendo provveduto a proteggerti. Sei come un pesce che sta boccheggiando e gli uccelli ti trasformano facilmente nella loro preda.
E' ora, che io agisco per fornirmi di attrezzi attraverso i quali affrontare il domani; il tempo che mi viene incontro.
Proprio perché sono attrezzato non ho paura di affrontare il tempo che mi viene incontro: sono un uomo di quiete!
Pertanto, oggi non è uguale a domani. Oggi è padre del domani, il suo fondamento.
Io agisco nell'oggi per affrontare il domani e quando il domani sarà oggi vedrà il significato delle azioni che ho fatto. Le azioni del presente si dispiegheranno per affrontare suo figlio: il suo domani!
27 gennaio 2026

Nel 1913 Freud scrive "Totem e tabù". Trasferisce le osservazioni sulle nevrosi e sull'isteria in ambito sociale cercando delle spiegazioni sociali agli effetti nevrotici o isterici del singolo individuo e come, tali sintomatologie intervengono nella società.
E' il primo lavoro di Freud che riguarda i problemi sociali. Il suo lavoro corre sull'onda del positivismo di Durkheim che coltiva l'idea dell'evoluzionismo religioso dell'uomo dopo il diluvio universale. Un'idea secondo cui i "popoli selvaggi", "primitivi", sarebbero rimasti all'età della pietra e non si sarebbero evoluti negando, di fatto, una trasformazione non inficiata dall'intervento del platonismo e del cristianesimo.
L'unica critica che ho trovato a "Totem e tabù" (sicuramente ce ne sono altre, ma io sono limitato) è al tentativo di Freud di trasferire il suo "complesso di Edipo" alle popolazioni "primitive" come una sorta di concorrenzialità dei figli contro il padre per contendersi la madre.
E' una grande sciocchezza commessa da Freud, ma, in realtà, ne ha fatto di più grandi con conseguenze abbastanza pesanti. Nel mio lavoro di analisi ne ho rivelata una a proposito del concetto di "tabù", sulla sua origine che non ha nulla di "naturale", ma è educazionale.
La metafisica e le riflessioni su "Totem e tabù" di Sigmund Freud
Pagina specifica dell'argomento
26 gennaio 2026

Che cos'è l'orrore
1. - Quando l'orrore arriva, ha un solo scopo: impossessarsi degli Esseri Umani attraverso l'occupazione e la gestione del Comando Sociale.
2. - L'orrore per fissare il proprio dominio deve saccheggiare ogni presente di ogni società umana.
3. - Distrugge quanto non conosce per paura della sua pericolosità.
4. - L'orrore ha solo due mezzi con i quali dominare: la ferocia e il terrore. Tanto più le persone sono deboli, tanto maggiore è la ferocia del suo dominio.
5. - Nasconde la propria ferocia e il proprio terrore imputando tale attività ai propri nemici per aumentare il controllo dei suoi schiavi.
6. - L'orrore cerca alleati fra chi vive nutrendosi di ferocia e di terrore.
7. - L'orrore disprezza il nuovo e il diverso.
8. - L'orrore distrugge il sapere e la conoscenza per dominare meglio gli uomini. Nel Sistema Sociale da lui dominato deve mantenere il livello più misero di conoscenza e sapere.
9. - Considera gli Esseri Umani una sua proprietà.
10. - Svia l'attenzione degli Esseri Umani dalla sua attività combattendo altre forme di orrore, salvo alleandosi e accordandosi quando il controllo degli Esseri Umani rischia di sfuggirgli.
11. - Anche se l'orrore viene identificato attraverso l'attività degli Esseri Umani, l'orrore ha una sua propria vita, propri bisogni e cerca alleati fra gli Esseri Umani adatti a servirlo che premia concedendo loro dei privilegi.
Cosa serve per uscire dall'orrore
1. - Ricordare sempre come gli Esseri Umani sono costruiti nell'orrore, dall'orrore, affinché l'orrore possa perpetuarsi.
2. - Non è possibile costruire l'uscita dall'orrore partendo da Esseri Umani che, anche se subivano la parte peggiore dell'orrore, sono stati educati nell'orrore. La loro, eventuale ribellione, è finalizzata alla ricerca di un diverso orrore. Davanti alle difficoltà generate dalle contraddizioni dell'esistenza, le persone educate nell'orrore, useranno mezzi appresi dall'orrore riproducendo l'orrore stesso.
3. - Per costruire un processo d'uscita dall'orrore è necessario imporre dei cambiamenti che soddisfino l'avidità dell'orrore ma nello stesso tempo inducano gli Esseri Umani in sequenze di mutamento ignorate da chi gestisce l'orrore.
4. - L'orrore si serve di Esseri Umani avidi. Per rendere innocui costoro è necessario essere avidi di libertà esistenziale, di soddisfare le proprie necessità, di giustizia nell'uguaglianza, di sapere, di conoscenza, di abilità nel palpare il mondo. L'orrore è costruito dall'avidità di possesso, dal "Potere di Avere"; l'uscita dall'orrore è possibile solo con l'avidità del "potere di essere".
5. - Per battere l'orrore è necessario sviluppare la percezionee il sogno di mondi diversi. Il sogno costruisce l'utopia ideale, la percezione cerca i mezzi per realizzarla inducendo a modificare la realtà in cui si vive.
6. - Per battere l'orrore è necessario costruire pensieri diversi relativi a bisogni, che anche se stuprati dall'orrore, che inducano le persone ad agire per soddisfarli.
7. - Per battere l'orrore è necessario cogliere quanto di nuovo si presenta nell'oggettività. E' necessario essere veloci per cogliere il nuovo e spingerlo verso i mutamenti prima che l'orrore lo trasformi in un suo nuovo strumento.
8. - L'orrore, tanto più circoscrive la sua azione tanto maggiore è il controllo sugli Esseri Umani. Tanto più gli Esseri Umani allargano il campo d'azione coinvolgendo altre contraddizioni e altre situazioni uscendo dalla loro situazione personale tanto più facile risulta l'uscita dall'orrore.
9. - Tanto maggiore è il numero degli Esseri Umani che sviluppa la propria percezione affermando sé stessi nell'oggettività in cui vivono, tanto più difficile è per l'orrore averne il controllo.
10. - Tanto maggiore è il numero degli Esseri Umani che chiedono la soddisfazione dei propri bisogni, tanto minore è la capacità dell'orrore di condizionarli.
11. - Tante più sono le vie, i sogni, le utopie che tentano di costruire il futuro in una società, tanto minore è la possibilità dell'orrore di affermare il proprio dominio.
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25 gennaio 2026

Freud tenta di usare il metodo psicoanalitico per interpretare le società e trasferire l'effetto delle società sull'uomo in termini psicoanalitici.
Dei cinque libri che Freud ha scritto in tal senso, pensavo di trattarli tutti in un'unica pagina, ma ci sono molte cose da dire e dovrò dedicarci almeno cinque pagine web, almeno una pagina per ogni libro.
E' vero che oggi come oggi questi libri, in ambito accademico, non hanno più valore nel senso che non sono tenuti in considerazione se non come "storia della psicologia".
Tuttavia le loro tesi sono socialmente rilevanti. Ad esempio, fra i sovranisti, i razzisti e gli adoratori del crocifisso che ritengono l'uomo creato ad immagine e somiglianza di un Dio criminale, cretino e deficiente.
I cinque libri sono:
Totem e tabù - 1913
Psicologia di massa e analisi dell'Io - 1921
Il futuro di un'illusione - 1927
Il disagio della cultura (o della civiltà) - 1929
L'uomo Mosè e la religione monoteista - 1939
La critica non può avvenire solo sul fatto che questi testi sono inutili dal punto di vista psicoanalitico e sociologico, ma sul fatto che le loro tesi sono criminali e rispondono a principi ideologici volti alla criminalizzazione dell'uomo in funzione della gloria del Dio di ebrei e cristiani.
25 gennaio 2026
Alcune persone tentano di separare i temi specifici trattati dalla psicoanalisi e dalla psicologia dalla filosofia perché, tali aspetti, che emergono in campo medico, entrano in conflitto con il dominio del Dio cristiano sull'uomo. La morale e l'ideologia di Dio vengono percepite come nemiche dell'uomo. Di ciò che l'uomo è e di come l'uomo diviene e si trasforma.
La prima parte della riflessione metafisica in relazione alla psicologia e la psicoanalisi inizia col tentare di definire l'ambiente per il quale è stato necessario lo sviluppo della psicologia e della psicoanalisi. Questa necessità prende forma nella borghesia. Le classi sociali povere continuano a vivere i disastri della morale cristiana a cui con la violenza vengono sottomesse.
La psicoanalisi e la psicologia dimostrano che per quanto una persona è ricca e per quanto possa comprarsi il benessere, non può fuggire dai problemi psicologici e prima o poi paga il malessere sociale dal quale, con il denaro, si è separata. I manicomi per i ricchi non sono i manicomi per i poveri, ma i ricchi vivono le situazioni manicomiali, o carcerarie, in maniera psicologicamente più drammatica dei poveri.
Riporto dalla pagina:
La psicoanalisi e la psicologia sono aspetti della filosofia metafisica:
l'ambiente umano da cui emerge la psicoanalisi
Per iniziare il viaggio della metafisica in relazione alla psicoanalisi e alla psicologia, è necessario farsi, almeno approssimativamente, l'idea della necessità sociale che ha favorito la nascita di questo modo di osservare una parte del mondo che fu la psicoanalisi e la psicologia.
Il termine psicoanalisi venne coniato da Freud per definire l'analisi di una struttura "psichica" che apparentemente si manifestava nelle nevrosi, nell'isteria e nella struttura sessuale delle persone.
Freud usò il termine psicoanalisi per definire la sua attività di indagine nel mondo onirico quando scrisse "L'interpretazione dei sogni".
Iniziamo con tentare di definire la situazione in cui erano confinate le persone che mostravano sintomi di disagio sociale.
Scrive Pazzini Adalberto in "Demoni, streghe e guaritori":
Ci siamo occupati, nelle pagine precedenti, più che altro, dell'idea, del concetto della malattia isterica, senza insistere affatto su la sua sintomatologia. I sintomi deH'isterismo, quali sono descritti dagli antichi autori, non differenziano da quelli moderni: sensazione di bolo, sensazioni cenestesiche varie, a sfondo spesso sessuale, convulsioni, irrigidimenti, sensazione di freddo o di caldo. Sono, infine, quegli stessi sintomi che oggi si riscontrano nei nostri malati. Ma sono anche quegli stessi che si riscontravano nei creduti indemoniati.
Infatti, come meglio vedremo in seguito, non devesi immaginare sempre l'indemoniato come un individuo urlante bestemmie e scagliantesi contro le immagini sacre o contro i sacerdoti esorcisti.
Questo avveniva, semmai, in un secondo tempo, allorché si ricorreva ai rimedi sacri ed allorché si metteva il soggetto in presenza delle pratiche del culto.
Spesse volte, anzi spessissimo, il sospetto indemoniato non presentava, sul principio, nessun altro sintomo di quelli già elencati e riconosciuti appartenenti ad isterismo o alla malinconia o alla ipocondria. Erano sensazioni di bolo, erano parestesie, vampate di caldo e brividi di freddo; erano sensazioni a sfondo genitale, senso di soffocazione. A questo medesimo punto alcuni soggetti erano diagnosticati isterici o melanconici o ipocondriaci. Altri invece erano considerati ossessi, o, per meglio dire, posseduti da uno spirito maligno che stringeva loro la gola, o che andava su e giù per il torace o che li possedeva carnalmente, come incubo o come succubo a seconda del sesso del malato.
Assai spesso (e meraviglia questa coincidenza) si trovano gli stessi sintomi tanto nella descrizione della malattia della "suffocatio" o della "strangulatio" che nella descrizione dell'indemoniamento. Da che proveniva la differenza diagnostica, quando, accanto alla possessione, c'era la conoscenza dell'isterismo, il quale altro non era che la possessione stessa?
E' vero che la scienza ufficiale faceva delle distinzioni dottrinali, per isolare dalla massa gli indemoniati veri; ma per il pubblico grosso queste distinzioni non esistono. Anche Zacchia, nelle sue "Quaestiones" dice apertamente che il volgo è ignaro di tali differenze e chiama tutti demoniaci.
Tratti da: Pazzini Adalberto, "Demoni, streghe e guaritori", Clerico Editore Torino, 2001, p. 132-133
Gli esorcisti erano coloro che venivano usati quando le condizioni psichiche delle persone entravano in conflitto con l'ordine morale costituito. In particolare, l'isteria, con i suoi sintomi, era considerata la manifestazione del demone che si era impossessato della persona.
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24 gennaio 2026

Proverbio n. 2 di Amen-em-Ope
Non tentare di imbrigliare il litigioso con una bocca accesa,
e non eccitarlo con le parole.
Sii piuttosto apatico davanti ad un nemico,
e ripiega indietro davanti ad uno che attacca.
Dormici sopra prima di dire alcunché,
perché l'uomo accalorato nella sua ora
è tempesta che dilaga come fuoco sulla paglia.
Arretra davanti a lui, lascia che ciò gli rimbalzi in faccia;
saprà il "Dio" come rispondergli.
Se trascorri "il tempo della vita" con questi precetti nel cuore,
allora i tuoi figli vedranno [quanto hai prosperato].
Quanto all'uomo accalorato di un tempio [forse è tempo!],
è come un albero cresciuto in un vivaio:
nello spazio di un attimo perde i rami,
ed è portato alla sua fine nei cantieri navali;
viene fatto fluitare dal suo posto,
e abbonda di frutti;
si erge davanti al suo padrone.
Il suo frutto è dolce e la sua ombra piacevole,
e giunge alla fine nel suo giardino.
Joseph Kaster, "La saggezza dell'Antico Egitto", ed. Newton, 1998,
Chi ha visto la "furia" ergersi da un "uomo di quiete" ha solo tremato davanti al "drago" che si ergeva dalle acque dell'infinito e apparire nei suoi occhi.
In questo proverbio sono descritte strategie di vita sociale. E' importante che un Sistema Sociale conservi le persone sensibili e attente al suo interno. Un Sistema Sociale che mette le persone sensibili nelle condizioni di sacrificare sé stesse, per salvare un bene comune messo in pericolo, è un Sistema Sociale che non merita rispetto.
Il proverbio è rivolto proprio alle persone sensibili, quelle che sono in grado di affrontare il futuro costruendo il presente.
Coloro che affrontano le contraddizioni e i problemi sociali che si presentano in modo che le soluzioni proposte non solo non danneggino il presente, ma pongano le condizioni per arricchire il futuro.
Come possono essere messe in pericolo le persone sensibili?
Costringendole ad intervenire in lotte e contese esasperanti.
Costringendole ad esporsi al fine di proteggere un Sistema Sociale che non riesce più a far fronte alle "banalità" del propria esistenza e, per far questo, scatena al suo interno contraddizioni inutili e pretestuose (in quale altro modo il colonialismo ha mantenuto il controllo dei paesi Africani dopo la sua "ufficiale" dipartita?).
Il proverbio ha una dimensione locale. Parla del confronto fra due uomini, il soggetto considerato e il "litigioso". La visione d'insieme del proverbio è molto più estesa perché il conflitto fra il "soggetto" e il litigioso è un conflitto di interessi e di metodi attraverso i quali ipotecare il futuro. Se muore il litigioso non succede nulla al Sistema Sociale, se muore il suo reggitore per la litigiosità, viene a morire anche una parte del Sistema Sociale.
Come distinguiamo il litigioso dal non litigioso all'interno di un conflitto?
Lo possiamo distinguere da: "colui che porta doni al Sistema Sociale!" Egli è "Ma il vero uomo di quiete si mantiene al proprio posto; è come un albero che cresce in un giardino; è rigoglioso di fronde e abbonda di frutti;" . Non è: "è tempesta che dilaga come fuoco sulla paglia."
Questo lo possiamo vedere nel Sistema Sociale. Troppi ragazzi, troppi litigiosi, girano col coltello provocando zuffe. Troppi frequentatori dell'web cercano litigi provocando, offendendo e diffamando.
Possiamo vedere come il litigioso provochi, insulti, diffami al fine di nascondere il vuoto che ha dentro di sé. Un vuoto che esprime con le parole, con le accuse, con la sceneggiata: esattamente come fecero i cristiani che, esaltando l'ignorante, ne esaltavano quella litigiosità vuota di contenuti e violenta nella forma!
Davanti a questo si arretra.
Davanti a questo si fa in modo di non essere coinvolti.
Davanti a questo si manifesta il grande Cronos, perché il fuoco di paglia brucia velocemente e velocemente dimostra la sua inconsistenza.
Che brucino gli uomini vuoti e litigiosi mentre i costruttori si astengano dal partecipare al loro gioco e imparano a giocare solo al loro gioco.
24 gennaio 2026

Ho ripreso il viaggio della metafisica nel Terzo Volume della Teoria della Filosofia Aperta.
La tappa nella quale dovrò soffermarsi a lungo è quella relativa, originariamente, alla psicanalisi, ma che ora ho esteso alla psicologia essendo i loro cammini molto simili e spesso non distinguibili.
Nel terzo volume della Teoria della Filosofia Aperta ho trattato solo tre temi che ritenevo significativi: "Io, superIo ed Es" di Freud; "l'inconscio" in Jung; "Anima Mundi" di Hillman.
Il viaggio impone un approfondimento delle considerazioni sulla psicologia e sulla psicoanalisi.
Intanto, condivido la primissima parte del commento a "Io, Es e SuperIo" di Freud. Il link, a fine articolo di presentazione, porta alla pagina con l'articolo completo.
Sigmund Freud (1856 - 1939): "L'Io, l'Es e il Super-io"
Il problema della coscienza in Freud è il problema della memoria. La memoria dell'individuo è la coscienza dell'individuo. Ciò che l'individuo dimentica è, per Freud, inconscio. Viene relegato nell'Es, una zona buia della psiche umana nella quale si agiterebbero i mostri della vita che devono essere controllati dalla coscienza pensante, dall'Io, che deve incatenare questi mostri in regole etiche e in valori morali come richiesto dalla società.
Scrive Freud in l'Io e l'Es:
La ricerca in campo patologico ha fatto sì che il nostro interesse si rivolgesse in modo troppo esclusivo al rimosso. Ora che sappiamo che anche l'Io può essere inconscio nel vero senso della parola, vorremmo conoscerlo meglio. Nel corso delle nostre indagini l'unico punto di riferimento è stato fino ad ora il tratto caratteristico dell'essere cosciente o inconscio; ma abbiamo veduto come tale indicazione possa assumere più di un significato. Va detto che tutto il nostro sapere è invariabilmente legato alla coscienza. Anche l'Inc possiamo imparare a conoscerlo solo rendendolo cosciente. Un momento: ma come è possibile questo? Che cosa significa "rendere cosciente qualche cosa"? Com'è che ciò può avvenire?
Sigmund Freud, L'Io e l'Es, scritto nel 1922, Bollati Boringhieri Editori, 1982, Pag. 28
Cosciente è ciò che viene memorizzato e reso disponibile per il ragionamento. Incosciente è ciò che viene dimenticato e non più reso disponibile per il ragionamento. Ciò che so è ciò che posso memorizzare e articolare mediante la memoria; ciò che avevo saputo, ho dimenticato, non posso utilizzarlo per l'analisi immediata nel presente e appartiene, secondo Freud, all'inconscio.
Tutto questo parte dal presupposto che la formazione dell'inconscio è data da esperienze che un tempo, in qualche modo, erano presenti alla coscienza e che poi sono state rimosse o relegate in un magazzino, l'inconscio, in cui si depositano gli scarti della conoscenza.
Tutto ciò che noi sappiamo e che trasmettiamo razionalmente mediante le parole, appartiene solo alla coscienza. Ciò che non appartiene alla coscienza, come considerata da Freud è un sapere che esula dalle parole, un'esperienza profonda e che si traduce in azione come risposta all'analisi soggettiva degli stimoli provenienti dal mondo.
Ciò che noi sappiamo, per Freud, è ciò che noi comunichiamo mediante le parole e la coscienza, per Freud è solo la coscienza che si esprime con le parole che descrivono il mondo e le sensazioni che noi abbiamo del mondo.
Scrive Freud in l'Io e l'Es:
Sappiamo già da dove dobbiamo partire. Abbiamo detto che la coscienza costituisce la superficie dell'apparato psichico: l'abbiamo cioè attribuita, in quanto funzione, a un sistema spazialmente collocato al primo posto, se si procede dal mondo esterno. Spazialmente non solo in senso funzionale, del resto, ma questa volta anche nel senso della dissezione anatomica. Anche la presente indagine deve partire da questa superficie percipiente.
Innanzitutto sono c tutte le percezioni: quelle che ci giungono dall'esterno (le percezioni sensoriali) e quelle che provengono dall'interno, e che chiamiamo sensazioni e sentimenti. Come stanno però le cose con quei processi interni che - in modo rozzo e impreciso - possiamo indicare globalmente come processi di pensiero? Essi si producono in qualche luogo all'interno dell'apparato come spostamenti di energia psichica sulla via dell'azione. Orbene sono questi processi che si affacciano alla superficie dove si origina la coscienza? Oppure è la coscienza che giunge fino ad essi? E' qui visibile una delle difficoltà che si incontrano quando si voglia prendere sul serio la rappresentazione spaziale, topica, dell'accadere psichico. Entrambe le possibilità sono ugualmente inconcepibili, e dev'esserci una terza soluzione. Altrove ho già formulato l'ipotesi che la vera differenza fra una rappresentazione (o pensiero) inc e una rappresentazione prec consista nel fatto che la prima si produce in relazione a qualche materiale che rimane ignoto, mentre nella seconda (la prec) interviene in aggiunta un collegamento con rappresentazioni verbali. Questo è il primo tentativo di stabilire in modo diverso da quello del riferimento alla coscienza, contrassegni distintivi per i due sistemi Prec e Inc.
Sigmund Freud, L'Io e l'Es, scritto nel 1922, Bollati Boringhieri Editori, 1982, Pag. 28-29
Freud si chiede da dove parta l'analisi. Naturalmente, dal momento che l'analisi è fatta mediante le parole, le parole espresse dall'individuo sono le parole che esprimono la sua coscienza. La coscienza è l'oggetto mediante il quale descriviamo il mondo e, secondo Freud, la coscienza costituisce la superficie esterna dell'apparato psichico dell'individuo. Da qui sappiamo che l'apparato psichico di un individuo è, di fatto, un universo complesso di cui la coscienza, ciò che viene manifestato mediante le parole, è solo la superficie di quell'immenso.
Si colloca la coscienza al primo posto non perché sia in testa ad una gerarchia di comando, ma perché è il primo oggetto che incontriamo nell'analisi ed è l'oggetto che, esprimendosi mediante le parole, ci consente di aprire una breccia verso l'immenso dell'individuo.
La coscienza, quella che Freud chiama coscienza, l'Io, non percepisce. La coscienza elabora dei fenomeni, alcuni fenomeni e alcune qualità dei fenomeni, e li esprime mediante la descrizione, il parlato, nel mondo. E' il corpo che percepisce, la coscienza esprime parte dell'elaborazione, di una parte del percepito, limitando espressione e fenomeni in base alla formazione del suo divenuto sia come qualità che come quantità.
Sono coscienti, elementi della coscienza razionale, tutto ciò che elaboriamo e che comunichiamo. Noi non siamo consapevoli della percezione, se non per quella parte del fenomeno che perturba l'elaborazione descrittiva della coscienza ragionale che già abbiamo fatto. Nel momento stesso in cui affermiamo di essere coscienti di quell'aspetto percepito è solo perché lo abbiamo già elaborato e inserito in uno schema preesistente della nostra coscienza descrittiva del mondo.
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23 gennaio 2026

Si dice che siano del 1.300 anni a.c. La copia ritrovata in Egitto è della XXII dinastia (900 a.c.). Sono i proverbi di Amen-em-Ope.
Qualcuno avrebbe voluto che fossero la base dalla quale vennero elaborati i proverbi della bibbia, in realtà non è così! Formano una base etica comune all'antico Egitto, ma la differenza sta nel fatto che in essi non troviamo la ferocia del Dio padrone ebreo e cristiano colsuo desiderio di genocidio di chi non si sottomette al suo volere.
Sono tredici proverbi e questa premessa li precederà tutti. Il testo è tratto da "La saggezza dell'Antico Egitto" ed. Newton a cura di Joseph Kaster.
Proverbio n. 1 di Amen-em-Ope
Guardati dal derubare gli afflitti, dall'opprimere i deboli.
Non sollevare la mano contro un vecchio che si avvicina,
così come non oseresti rivolgere la parola ai grandi.
Non gridare contro colui che hai danneggiato, e non dargli risposta a tua giustificazione.
Le sponde gettano nel fiume colui che compie il male, e le sue stesse acque alluvionali lo trascinano via.
Il vento del nord cala e ne conclude il tempo;
esso si unisce alla tempesta.
La nuvola della tempesta tuona, e cattivi sono i coccodrilli!
O uomo caldo, come stai adesso?
Egli grida, e la sua voce si leva fino al cielo sopra;
O Dio Luna, leva il suo crimine contro di lui!
Joseph Kaster, "La saggezza dell'Antico Egitto", ed. Newton, 1998, pag. 147-148
C'è una nota a piè pagina che dice:
"Un uomo focoso, un uomo impetuoso alla mercé delle proprie emozioni. Nel testo, l'espressione "uomo caldo" è seguita dal determinativo di un prigioniero inginocchiato con le mani legate dietro la schiena, come ad indicare che chi si è abbandonato alla mercé dei propri umori è prigioniero delle proprie stesse passioni."
Ciò che è indicato in questo proverbio egiziano, in Stregoneria è chiamata "autodisciplina in funzione dell'Intento".
In questo proverbio si descrive il concetto di "crimine" come pensato in filosofia e nelle varie espressioni religiose dell'antico Egitto.
Che cos'è un crimine?
Oggi siamo abituati a pensare che il crimine sia un'azione che violi le leggi. La nostra legge distingue vari gradi in cui identificare le azioni criminali, il crimine in sé stesso, il comportamento amorale o il comportamento "maleducato".
La legge determina che cos'è il crimine e definisce la pena relativa a quel crimine.
Esiste un modo di essere criminali, dal punto di vista della religiosità di riferimento delle persone, che appartiene alla sfera religiosa o alla sfera sociale e, non necessariamente, viene sanzionato dalla legge.
Il cristianesimo ha usato ciò che appartiene alla sfera religiosa e alla sfera sociale per trasformarlo in crimini e perseguitare le persone. In questo modo ha riaffermato sé stesso e il proprio potere di dominio sull'uomo. Ciò che il suo Dio chiama peccato, il cristianesimo lo ha chiamato crimine da perseguire con lo stesso schema ideologico con cui il suo Dio ha macellato gli abitanti di Sodoma e Gomorra.
Ogni religione manifesta le proprie regole; regole che sono proprie per quella religione. Per chi aderisce a quella religione!
Che una religione sia più o meno legata alla vita civile e sociale degli Esseri Umani è una cosa; che una religione imponga le proprie regole ad altri chiamando la violazione delle proprie regole religiose crimini, è un'altra cosa. Una religione si impone sulle persone che la fanno propria perché le persone hanno interesse a seguire quella religione e quei principi. Se io non sono in grado di pensare un mondo dove gli oggetti esprimono volontà, perché dovrei seguire una religione che fa procedere i propri principi partendo dal presupposto che gli oggetti del mondo esprimono volontà? Quando però stabilisco che esistono dei principi e delle idee che guidano il mio comportamento, allora diventa un crimine la violazione di quei principi a meno che la violazione di quei principi non segua altri principi! paralleli, complementari ecc. all'insieme che ho messo a fondamento del mio pensiero.
Deve esserci una separazione fra quanto e come la società chiama crimine e quanto una religione definisce crimine (o peccato che è lo stesso).
Cosa NON devo fare dal punto di vista di questi proverbi?
Questo proverbio stabilisce il mio comportamento non tanto rispetto alla gerarchia sociale (che ha mezzi e strumenti per difendersi da me), ma nei confronti del Sistema Sociale in cui vivo.
La ricchezza di un Sistema Sociale si misura sulla relazione che hanno le persone socialmente forti al suo interno nei confronti delle persone che sono socialmente deboli di quel Sistema Sociale. La ricchezza di un insieme non si misura da quante persone sono ricche in quell'insieme, ma da come le persone ricche di quell'insieme riescono a far circolare la ricchezza al fine di non opprimere le persone più deboli. Dove, per ricchezza, non si intende soltanto la ricchezza materiale, ma specialmente la ricchezza culturale e la ricchezza affettiva dell'insieme sociale.
Il crimine, indicato da questo proverbio è un crimine d'INFAMIA commesso da chi danneggia chi non si può difendere. Questo diventa orrore davanti agli Dèi.
Il proverbio non condanna il "crimine" come indicato dalle leggi, ma condanna l'uso del "crimine".
Non dice che una persona non deve rubare, ma dice di non derubare gli afflitti. In pratica, dice di non danneggiare quelle persone che sono psichicamente più deboli.
Non dice di non picchiare una persona, ma dice di non picchiare chi non si può difendere, in questo caso un vecchio inteso come una persona fisicamente debole.
Dice inoltre di non farlo con lo stesso spirito con cui non oseresti, non solo picchiare, ma solo rivolgere la parola ad una persona socialmente più potente di te. Lo spirito che ti deve attraversare DEVE essere uguale, nei confronti di chi non si può difendere come nei confronti di chi è socialmente più forte di te.
Se hai danneggiato qualcuno, non deriderlo perché ti senti più forte di lui. Se lo hai danneggiato, non umiliarlo e sii consapevole che il tuo profitto è risultato dal danno che hai procurato. Evita, se puoi, di giustificare con ragioni quanto hai sottratto, come se sottrarre fosse un tuo diritto. Farlo è una cosa squallida e sporca.
Vi ricordate quando venivano massacrati gli Indiani delle Americhe per sottrarre loro le terre e i massacratori giustificavano le loro azioni perché quelli erano dei selvaggi?
Vi ricordate il Gesù di Nazareth a cui piace qualificare apoditticamente delle persone come malvagie (zizzania) per gettarle nei forni crematori?
Costringere il più debole a prostrarsi è abominio di fronte agli Dèi.
Il proverbio si conclude con l'ira degli Dèi nei confronti dell'azione infame. Un'infamia che abbiamo sempre visto perpetrata nella storia dal cristianesimo.
Chi pratica la religione Pagana Politeista sa che queste azioni sono infami.
Chi pratica il Paganesimo Politeista sa che questo provoca l'ira degli Dèi. Un'ira che non si esprime con un fulmine, ma con uno smarrimento che porta la persona infame a scelte autodistruttive.
Gli antichi Egiziani tentano di risolvere un problema: perché una persona dovrebbe opprimere i deboli, sollevare la mano contro un vecchio o gridare e umiliare colui che quella persona ha danneggiato? Perché, dicono, è una "testa calda".
Perché affermano questo? Perché l'estensore del proverbio non trova delle ragioni sociali per giustificare quel tipo di comportamento. Solo una testa calda, un pazzo o qualche cosa del genere può comportarsi in quel modo.
Cosa direbbero gli Antichi Egiziani se sapessero che quel modo, che essi definivano comportamento di una "testa calda", è stato elevato a comportamento finalizzato al dominio e al controllo sociale?
Oggi come oggi, quel comportamento non è più il comportamento di una "testa calda", ma si è trasformato in metodo attraverso il quale acquisire potere sociale. I cristiani hanno fatto dell'umiliazione dei più deboli un'arma di dominio all'interno del tessuto sociale attuale.
Non si tratta soltanto della mancanza di ONORE nelle azioni del cristiano, ma in una volontà di distruzione e di saccheggio che diventa il motivo fondamentale da trasmettere ad ogni nuova generazione attraverso la coercizione educazionale. Davanti a questo comportamento l'ira degli Dèi è grande, ma se un Sistema Sociale, in cui questi comportamenti si esprimono, non riesce ad esprimere, esso stesso, indignazione, gli Dèi non potranno fare nulla.
Perché gli Dèi possono solo alimentare le azioni degli Esseri Umani (e trarre alimento dalle loro azioni), non sono i padroni e i giustizieri degli Esseri Umani offesi.
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22 gennaio 2026

Per la complessità dell'esistenza, uno stregone non usa la razionalità per progettare.
La progettualità di uno Stregone si può leggere solo a posteriori.
Ogni azione non è mai separabile dall'insieme delle azioni che avvengono nel mondo, ma si sovrappone, si compone, si contrappone, si somma, si fonde con milioni di altre azioni in una complessità d'agire in cui è impossibile separare l'agire del singolo soggetto dall'insieme dell'agire dei soggetti.
Il progettare, come inteso nella ragione, non esiste in Stregoneria ed è per questo motivo che il mondo di Volontà è direttamente legato ad INTENTO.
La volontà d'esistenza, come volontà di vivere è legata all'intento della vita che nel mondo della ragione si esprime come intenzione.
L'INTENTO "finalizza" (nel senso che porta ad un fine producendo delle trasformazioni) le azioni per come si fondono all'interno dell'insieme delle azioni.
L'Essere Natura diventa manifestazione dell'INTENTO. E l'intento si esprime in ogni soggetto, in maniera diversa, che concorrono alle sue trasformazioni, ma sono tutti contenuti nell'Essere Natura.
Le azioni dei soggetti modificano i soggetti stessi e con ognuno di essi si modifica sempre e sistematicamente anche l'Essere Natura che, a sua volta, modificandosi, costruisce le condizioni affinché gli Esseri della Natura, al suo interno, veicolino la loro volontà d'Esistenza.
Essendo però l'Essere Natura calata in un insieme ulteriore, pianeta, sistema solare, galassia, universo, i fenomeni che da quell'insieme ulteriore giungono all'Essere Natura modificano l'Essere Natura e le relazioni fra i soggetti al suo interno.
Tutto questo la ragione lo chiama Caos.
Affinché l'individuo cominci ad entrare e ad agire in questo CAOS è necessario che sposti l'ATTENZIONE dalla forma all'azione.
Lo spostamento, in un primo tempo, è assolutamente strumentale. IO decido di spostare l'attenzione dalla forma all'azione perché questo mi consente di essere più accorto, più forte, nel Sistema Sociale in cui vivo. Vengo ingannato in maniera minore e le mie decisioni sono più funzionali alla costruzione della mia vita nella mia quotidianità. In altre parole: aumento il mio potere di agire nel Sistema Sociale.
Questo modo di agire veicola in tal senso la mia struttura emozionale che alimenta quel nuovo modo di veicolare le emozioni.
Ciò che viene ad eccitare le mie emozioni non è rappresentata dal presentarsi della forma sulla quale proietto le mie aspettative, ma dal presentarsi dell'azione alla quale sommo la mia capacità d'azione o contrappongo la mia capacità d'azione!
Ricordate?
Amicizia e Contesa Furente!
Quando una struttura emozionale si eccita, si trasforma, si modifica! Si organizza preparandosi al presentarsi di fenomeni anche quando non ne conosce né la qualità, né l'origine.
La volontà d'esistenza organizza il soggetto preparandolo all'arrivo di fenomeni che appaiono sconosciuti alla ragione.
Questo tende a rimuovere tutte le barriere che la ragione ha posto in difesa dei suoi confini. Dal mio interno emerge l'intuizione. Quello che la ragione nega.
Perché emerge l'intuizione?
Perché mentre la ragione è forma che tende alla staticità nella descrizione del mondo, il fenomeno che si presenta dal mondo modifica il mio essere soggetto nel mondo. Se i fenomeni modificano il mio essere soggetto nel mondo perché mi costringono ad adattarmi, la mia stessa esistenza nel mondo viene percepita dalla mia struttura emozionale come POSSIBILITà' DI ANNIENTAMENTO!
In ogni momento posso cessare di esistere. Non sono più "protetto" dal senso di eternità che la ragione impone all'individuo, ma mi vedo costretto ad agire in ogni istante per riaffermare me stesso. Questo è il processo di continua costruzione soggettiva proprio della Stregoneria.
In sintesi posso dire che agire significa vivere; agire significa costruire la vita; costruire la vita significa giungere all'eternità! In quell'eternità non c'è la forma della ragione. Una ragione che muore con il corpo fisico. C'è il soggetto rappresentato dalla sua capacità d'agire attraverso il Corpo Luminoso che ha costruito proprio attraverso l'agire.
La volontà emerge nell'individuo a mano a mano che questi sposta la sua attenzione dalla forma all'azione!
Il modo di presentarsi della volontà nei Sognatori, nei Cacciatori d'Agguato, negli individui sociali è diverso, però esiste un preciso momento in cui l'individuo comincia ad agire facendo precedere il proprio agire alla descrizione della ragione.
E' in quel momento che l'individuo sente crescere la Volontà dentro di sé che si affianca alla ragione.
La volontà che emerge nell'individuo gli dà sicurezza nel suo agire. Egli sa che vive in un mondo che agisce e percepisce i fenomeni di quell'agire, ma sa che comunque egli si sta attrezzando per agire e tenterà sempre di agire qualunque fenomeno incontrerà nella propria esistenza!
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21 gennaio 2026

La volontà si esprime quando l'attenzione, nella formazione del giudizio soggettivo, viene spostata dalla forma, che descrive una situazione, all'azione che interviene nella situazione.
Per comprendere la necessità di questo spostamento dell'attenzione è necessario farsi un'idea su che cos'è il mondo visto dalla Stregoneria.
Noi, consideriamo noi stessi individui che agiscono!
Siamo in grado anche di considerare noi stessi all'interno della Natura in cui agiamo con la presenza di "altri noi stessi" che agiscono!
Se noi consideriamo che il nostro agire è legato ai nostri sensi, cioè alla percezione che del mondo ne abbiamo, e che tali sensi sono limitati e condizionati nel loro uso dalla struttura educazionale nella quale siamo nati e cresciuti, possiamo comprendere come il nostro agire sia limitato dal nostro divenuto rispetto ad altri soggetti della Natura limitati dal loro divenuto.
Dal momento che la pratica nell'uso dei sensi ci permette di intuire fenomeni che non leghiamo direttamente ad una forma (la psicanalisi e la psichiatria ci hanno già dimostrato questo) possiamo dedurre che le azioni non dipendono necessariamente da quanto descriviamo, ma anche da cose diverse da quanto la nostra ragione comprende e descrive.
Ci sono dei soggetti nella Natura che hanno sensi diversi dai nostri e altri soggetti che usano i nostri stessi sensi in maniera diversa da come li usiamo noi.
Possiamo dedurre dal loro agire che la descrizione dell'azione, nella loro coscienza, si rappresenta in una forma diversa da come l'agire, per le stesse finalità, si colloca nella mia testa.
Se io considero tutti gli Esseri della Natura (pertanto Esseri che descrivo attraverso la forma) e assisto al loro agire (in quanto quell'agire è manifestato da ogni loro forma), li vedo in azione, ma sono estraneo alla manifestazione emozionale che spinge ad agire quel soggetto.
Quando io "spiego" l'azione del soggetto, la "spiego" partendo dalla mia descrizione del mondo e dalle forze che veicolano la mia forma emotiva se io avessi agito in quel modo.
Non descrivo l'azione del soggetto a cui assisto, ma spiego il me stesso se avessi agito come il soggetto di cui sono spettatore.
Ciò che unisce i soggetti all'interno dell'Essere Natura non è la loro specifica e soggettiva percezione del mondo, ma la loro azione nel mondo in cui operano.
Ciò che unisce una cellula del mio piede con la cellula del mio cuore non è una visione univoca del mondo in cui vivono, una coerente visione della forma, ma è la manifestazione della loro azione nel mondo in cui sono germinate: in questo caso io stesso!
E' la loro azione che costruisce l'unità dell'insieme in cui vivono e non la descrizione che di quell'insieme esse danno!
Proviamo ad assistere a tutto l'universo dell'Essere Natura, dal più piccolo Essere Virus, ad ogni cellula di ogni Essere Animale e Vegetale, mettere in atto le proprie strategie che da dentro di sé spingono e alle tensioni d'esistenza che essi manifestano. Consideriamo che la percezione del mondo di ogni singola e più piccola unità è assolutamente soggettiva; noi assistiamo ad un vortice d'esistenza, di vita, che nessuna ragione è in grado di descrivere.
In quel vortice (che per il momento limito all'Essere Natura, tanto per circoscriverlo un po') i soggetti esistono perché agiscono. Se i soggetti non agiscono, in quel vortice di vita, non esistono. In quel vortice la qualità d'esistenza dei soggetti è determinata dalla loro azione; la qualità della loro azione manifesta la qualità del soggetto.
Ogni singolo e più infimo soggetto di quel vortice costruisce le proprie strategie d'esistenza. Queste Strategie d'esistenza si ripercuotono "come sfere di vetro in una bottiglia" su tutte le strategie d'esistenza degli Esseri all'interno del vortice.
Per fare un esempio più pratico e immediato: un piccolo virus, nella sua strategia d'esistenza, si è mutato leggermente (SARS) e le compagnie aeree rischiano il fallimento; i commerci mondiali degli Esseri Umani vengono messi in crisi; l'investitore finanziario si suicida per un fallimento!
Questo per un "insignificante" Essere Virus che ha manifestato le proprie strategie d'esistenza!
Se avessimo "visto" la mutazione del virus al microscopio avremmo visto una mutazione genetica e se ne sarebbe discusso a livello accademico. Ma noi guardiamo con la forma umana, proiettiamo tensioni emozionali umane, e non vediamo l'azione nè le possibili conseguenze. Se avessimo vissuto quella mutazione avremmo visto il grande vortice dell'Essere Natura assumere delle modificazioni, vicino a noi come specie e ancora di più come Sistema Sociale!
Assumere le azioni come fondamento per costruire la nostra struttura di giudizio cambia la prospettiva dalla quale guardiamo il mondo. Esseri "insignificanti" diventano dei giganti!
Come si può vedere il vortice dell'Essere Natura?
Spostando il nostro sguardo sulle azioni e considerare i soggetti per le azioni che fanno! Nel far questo blocchiamo le nostre aspettative che educazionalmente siamo "costretti" a veicolare sui soggetti che agiscono nel mondo e fermiamo le parole che alimentano la nostra immaginazione ingannevole.
Come agiscono gli Stregoni nell'Essere Natura?
Esattamente come il "piccolo" virus della SARS. Lo fanno in funzione degli intenti che si prefiggono: si modificano producendo dei fenomeni che agiscono nell'insieme in cui si sono modificati.
Come possono gli Esseri Umani, che non sono Stregoni, adattarsi a questo (adattarsi alle variabili che, prodotte da soggetti, diventano manifestazione oggettiva nel mondo in cui vivono: pensate alle bombe sull'Iraq) costruendo il proprio giudizio partendo dalle azioni e facendo dell'azione (o fenomeno che incontrano) l'elemento per costruire il proprio giudizio.
Questo è il primo passo per entrare soggettivamente nel mondo di "Volontà".
Il mondo di Volontà è molto complesso. I fenomeni sono fermi nel tempo e ogni tempo, ogni attimo, manifesta i fenomeni di milioni di attimi passati in funzione della manifestazione di ogni attimo che segue! Inoltre, il vortice dell'Essere Natura è un vortice all'interno di vortici di vita che manifestano, a loro volta, fenomeni che interagiscono in ogni altro vortice prodotto da ogni altro Essere della Natura che agisce.
In pratica, lo Stregone che progetta una finalità operativa deve tener conto di miliardi (numero infinito) di variabili che in qualunque momento ne modificano le finalità.
Le strategie e gli intenti di uno Stregone non hanno nulla di razionale, in quanto il vortice della vita è al di là e al di fuori di ogni possibilità di descrizione.
E allora come è possibile agire? Si agisce.
Agire significa vivere. Non esiste un fine della vita e, pertanto, non ci sono finalità nell'azione se non la soddisfazione dei bisogni e dei desideri che spingono ogni soggetto ad agire nel mondo.
Sono le emozioni che ci spingono a vivere. Le emozioni si esprimono attraverso la "volontà d'esistenza" perché la vita ha come fine solo sé stessa.
La volontà veicola le emozioni e le emozioni incontrano le emozioni di ogni soggetto nel mondo.
Gli Stati che fanno la guerra fanno dei progetti razionali; ma la vita non si può razionalizzare. Si può vivere con passione e con impegno manifestando la propria volontà perché che piaccia o meno, ogni altro Essere della Natura manifesta la propria volontà d'esistenza.
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20 gennaio 2026

E' difficile comprendere la "rivoluzione" che è avvenuta negli ultimi quaranta anni nell'affrontare il pensiero filosofico.
Se non chiariamo questo, ogni dialogo è fra sordi.
Prima degli ultimi quarant'anni noi assistiamo alla formazione del pensiero filosofico, ad un dibattito filosofico che, prendendo come dato oggettivo il monoteismo quale manifestazione di verità indiscutibili, vede i "giganti della filosofia" sviluppare dei "sistemi di pensiero" il cui intento è quello di limitare l'assolutismo del monoteismo, il cristianesimo nel caso dell'occidente, costringendo il cristianesimo a formulare teorie (sulle quali migliaia di persone hanno discusso) che affermano che l'assoluto, l'infinito, o il trascendente (come i monoteisti intendono) è portatore di libertà!
Anziché sputare semplicemente in faccia ai monoteisti, qualcuno pretendeva di discuterci. E' come se dicessimo che gli eserciti hitleriani erano portatori di libertà nei paesi che occupavano!
Negli ultimi quaranta anni l'approccio alla FILOSOFIA è CAMBIATO.
Non si discute più del quesito che la domanda pone (se lo si fa, lo si fa in seconda istanza), ma si discute sull'origine della domanda.
Se viene presentata una affermazioni in termini aprioristici del tipo: "L'Essere gettati in una situazione di cosalità è qualcosa di autoevidente e autotrasparente", non si può rispondere a questa affermazione se non indago sull'origine dell'affermazione stessa. Chi mi ha gettato? Quali sono le condizioni alle quali ho risposto per trovarmici? Chi ha determinato chi o cosa mi ha gettato in questa situazione ci cosalità? Cosa, della situazione in cui sono stato gettato, è sconosciuto alla mia percezione?
Ciò che si deve discutere non è l'oggetto della preposizione, ma è il movente per cui la preposizione è stata enunciata.
Perché questo?
PERCHE' IO NON CREDO CHE L'UOMO SIA CREATO AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI UN DIO PAZZO!
Non accetto che mi si presenti una "verità" immodificabile che abbia origine nella volontà di un Dio di cui io ne subisco le conseguenze senza poter reagire alla situazione in cui sono venuto a trovarmi.
Cosa centra questo?
Perché le preposizioni, le idee, le affermazioni, le tematiche, le problematiche, gli oggetti delle discussioni, ecc., nascono dall'uomo e l'uomo (che non è creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo) è il prodotto, pensante, del SUO ADATTAMENTO SOGGETTIVO ALLE VARIABILI OGGETTIVE INCONTRATE NASCENDO!
Quando la filosofia pone una domanda, lo fa in quanto il divenuto psichico dell'individuo "filosofo" è stato costruito attraverso i suoi adattamenti, nel condizionamento educazionale ricevuto, che lo costringe a formulare QUELLE, E SOLO QUELLE, RISPOSTE!
Il condizionamento educazionale ha costretto l'individuo ad adattare sé stesso alla sua violenza formulando delle risposte che soggettivano il condizionamento educazionale dell'individuo. La ragione di quell'individuo formula dei quesiti, delle domande, la cui risposta altro non è che risposta del filosofo al suo condizionamento educazionale.
La violenza del condizionamento educazionale provoca dolore nella persona, un dolore tanto più forte quando più l'individuo tenta di rimuovere il suo condizionamento educazionale e quel dolore si trasforma in piacere tanto più quanto l'individuo si abbandona al condizionamento educazionale, soggettivandolo, facendolo proprio e riproducendolo nella propria quotidianità attraverso il suo pensiero!
Nella frase presa in esame: "L'Essere gettati in una situazione di cosalità è qualcosa autoevidente e atutotrasparente," io mi chiedo: Che cos'è autoevidente e autotrasparente?
L'unica cosa che può essere evidente è che io sono! Sono una cosa o sono un soggetto (questo dipende da cosa consideriamo nello sviluppo del discorso), è assolutamente irrilevante, dal momento che non si può negare l'esistenza di un oggetto che ricade sotto i sensi! Ciò che stride nel discorso è: "L'Essere gettati in una situazione di...". Significa l'esistenza di un soggetto (che manifesta una volontà) e che getta qualcuno o qualcos'altro in una "situazione di cosalità per cui, quell'oggetto gettato riconosce come evidente e autotrasparente la sua situazione in essere.
Pertanto, da una situazione che ricade sotto i sensi dell'oggetto (la situazione in atto) si immagina una situazione che non ricade sotto i sensi, ma che è parto di fantasia delirante: "Qualcuno che ti getta in quella situazione!".
Non ho usato il termine "fantasia delirante" a caso!
Infatti, l'affermazione di "L'Essere gettati in una situazione di..." è di derivazione psicologica formulata in termini filosofici! Dal momento che non voglio che in nessuna altro modo il presente sia venuto in essere, se non mediante creazione, devo necessariamente pensare l'esistenza di una volontà prima, di un Dio creatore, di un Assoluto, di un Universale, di un Essere Assolutamente Necessario, di un testa di cazzo che determini necessariamente l'esistente e che nulla possa prescindere dalla sua esistenza! Quest'essere potente mi getterebbe in una situazione di cosalità.
La psicanalisi ha messo a punto (vado a memoria) venti descrizioni di difesa psichica che gli individui mettono in atto per difendersi dall'ansia che provoca in loro la messa in discussione dei loro adattamenti alcondizionamento educazionale subito.
La psicanalisi ha individuato delle devianze psichiche, quale prodotto del condizionamento educazionale, che, all'interno del sistema Sociale, producono i loro sistemi filosofici, i loro sistemi di pensiero, le loro strutture logiche.
II fattore comune di tutte queste formulazioni filosofiche è la relazione fra la struttura di pensiero e la patologia di chi lo manifesta!
In altre parole, il filosofo è dipendente dalla propria patologia educazionalmente imposta. Questa dipendenza dalla propria patologia viene proiettata in tutta la sua struttura di pensiero e impedisce al filosofo di individuare le forze della trasformazione, di ciò che appare evidente ed autotrasparente, in ciò che ha portato ad essere evidente e autotrasparente!
La discussione con questo tipo di filosofi, appare inutile. Come discuti con un individuo che se ne viene fuori con affermazioni del tipo: "In verità, in verità ti dico ...".
Questo modo di delirare è proprio dell'intera popolazione, educazionalmente imposto attraverso le religioni monoteiste, e costruiscono il modo di pensare comune formulando le idee socialmente accettate o accettabili!
Da questo modo di pensare si sottraggono gli individui che si separano dal complesso della struttura sociale (i devianti) per un qualunque motivo. Individi che si emarginano per una diversa sensibilità con cui percepire il mondo, i dislessici, fino a ieri i mancini, gli emarginati sociali che cercano una propria collocazione nel sistema di pensiero filosofico nel mondo.
Non siamo difronte all'incapacità di fare un procedimento logico-deduttivo, siamo davanti a dei blocchi psichici ed emozionali che impediscono alle persone socialmente omologate di prendere atto di processi di percezione e di riflessione della realtà diversi dai parametri imposti dal condizionamento educazionale.
Quando si affermai: "L'unico modo di uscire dalla cosalità originaria del soggetto è ACCETTARE l'originaria oggettività del Soggetto come qualcosa di DATO..." è da contestare, non solo per quello che si dice, ma per come lo si dice. Per fare un'affermazione di questo tipo si è separato il soggetto dall'insieme da cui è divenuto.
Per fare questa considerazione si è ucciso il Sole; si è ucciso la Terra; si sono uccisi miliardi di anni dell'Essere Natura; si sono ammazzati tutti I miei antenati fin da quel infimo eroe che è uscito dal brodo primordiale.
Dopo che si è fatto questo genocidio, viene posta l'alternativa di "accettare l'originaria oggettività del soggetto come qualche cosa di dato..."!
Un soggetto, figlio di Hera (di cui l'Essere Umano è un "frammento") GERMINA SE' STESSO DALLE CONDIZIONI CHE ALTRI SOGGETTI HANNO COSTRUITO NEI LORO SFORZI DI DILATAZIONE DI SE' STESSI NELL'OGGETTIVITA' IN CUI ESISTONO!
Da quelle condizioni, IO GERMINO!
Cioè, riconosco me stesso diverso dal mondo (appunto: siamo nati ma senza averlo voluto o chiesta) e, nello stesso tempo che riconosciamo noi stessi, esercitiamo la nostra volontà di espansione nell'esistente.
Il manifestare la nostra volontà di espansione nell'esistente (il quale manifesta volontà di espansione verso me) costruisco delle condizioni affinché altri Esseri germinano.
LE FORZE DELLA VITA STANNO NELLA VITA E NON FUORI DALLA VITA, NELLE MANI DI UN PAZZO ASSASSINO CHE GIOCICCHIA CON LA VITA (in qualunque modo lo si voglia chiamare è SEMPRE IL MACELLAIO DI SODOMA E GOMORRA)!
E' caratteristica dell'acqua BAGNARE; è caratteristica dell'Energia Vitale passare dallo stato di inconsapevolezza a quello di consapevolezza. Sono le caratteristiche dell'energia Vitale che producono le tensioni di espansione che vengono interpretate da ogni soggetto (il Sole, la Terra, i Pianeti, gli Esseri della Natura ecc.) e manifestate attraverso le proprie determinazioni e le proprie strategie d'esistenza.
Chi pensa ad un motore esterno, ad un Assoluto, ad un Dio creatore, ad un Essere Assolutamente necessario (del quale dice Kant: lo so che non esiste, ma io voglio credere che esista!) ha solo un INTENTO: IMPEDIRE ALLE PERSONE DI RICONOSCERE LE FORZE DELLA VITA NELLA VITA STESSA!
In sintesi, tanto per concludere questa dissertazione che si sta facendo troppo lunga. L'unico quesito che pongono i cristiani è questo: NOI IMPONIAMO CON LA VIOLENZA Al BAMBINI DI CREDERE NELL'ESISTENZA DI UN DIO CREATORE! I bambini crescono, si mettono a filosofeggiare, MA NON MODIFICANO LA LORO STRUTTURA EMOTIVA!
Continuano a pensare gli stessi ed identici concetti cercando di avere approvazione fra quelle persone che sono state emotivamente stuprate nell'infanzia (stuprare è inteso nel senso più ampio: distruzione della struttura psichico-emozionale attraverso l'imposizione della sottomissione).
Possono usare un linguaggio diverso, più vecchio o più nuovo, ma la questione è sempre quella.
Per questo motivo nessun cristiano si metterà MAI a discutere di filosofia con un PAGANO POLITEISTA!
Il monoteista afferma che l'esistente è il prodotto della Coscienza Universale o volontà creatrice; il PAGANO POLITEISTA afferma che è l'esistente che va a costruire la Coscienza Universale (che ora non esiste!)!
Non è possibile mediare fra queste due visioni della vita!
L'unica cosa che DOBBIAMO chiedere è che i cristiani cessino di stuprare bambini: unica pratica attraverso la quale i cristiani perpetuano la fede nel loro Dio di generazione in generazione.
Voglio specificare.
Io non chiedo a nessuno di far proprio questo modo di vivere e di abitare il mondo. Intendo solo dire che ogni discorso che parte dalla presenza di domande esistenziali è frutto di fantasie deliranti quando si inducono risposte che si riferiscono a soggetti (come il Dio cristiano) collocati al di fuori della vita umana.
Gli Stregoni lo hanno sempre saputo e la psicanalisi, con tutti i suoi limiti, lo ha confermato, anche se le soluzioni della psicanalisi sono sempre soluzioni monoteiste!
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18 gennaio 2026

Termini come "coscienza di classe", o "coscienza operaia", o, ancora, "coscienza proletaria", sono termini usati da una sinistra sociale che comprende socialisti, socialdemocratici, comunisti e marxisti.
Si è sempre pensato di dare per scontato il significato dei termini.
Tutti erano convinti di sapere che cosa significano questi termini. Le persone erano, e sono, talmente convinte di conoscere il significato dei termini da non dover neppure discutere sul loro significato dando per scontato che "tutti sanno che cosa significa".
Ovviamente, le definizioni che circolano nell'ambito della cultura sono vecchie, ottocentesche. Per questo motivo la loro "apparenza di significato" è ricondotta ad una situazione sociale ottocentesca e si pensa che, la veicolazione di tale significazione, sia ancora attuale.
Non essendo attuale e non rivisitando il concetto espresso, termini come "coscienza di classe", o "coscienza operaia" o, ancora, "coscienza proletaria", tendono a cadere in disuso e finiscono per indicare significati che nel momento storico attuale appaiono negativi.
Torniamo alla filosofia metafisica ed eliminiamo la significazione imposta nell'ottocento, che a quei termini venne attribuiva, e iniziamo ad analizzare il significato di "coscienza operaia".
Di che cosa ha coscienza l'operaio?
Della sua capacità di trasformazione. L'operaio trasforma merci in prodotti utilizzabili per soddisfare i bisogni umani.
Il concetto di trasformazione è alla base della "coscienza operaia". L'operaio fa! L'operaio trasforma! L'operaio produce! Sia l'operaio che trasforma direttamente, sia l'operaio che funge da supporto all'operaio che trasforma (l'autotrasportatore, l'imballatore, ecc.).
Questo concetto, acquisito nel lavoro di fabbrica, viene esteso a livello metafisico dove la società diventa l'oggetto da trasformare in funzione dei bisogni umani. Alcuni operai riescono ad elevare la propria attività pratica a livello astratto elaborando concetti metafisici, non tutti gli operai possono o vogliono farlo. Alcuni operai si appropriano della cultura, contingente o generale, per poter pensare in termini sociali o astratti; altri opera si accontentano di abitare la loro condizione senza elevare la loro conoscenza in termini sociali, metafisici o astratti.
L'altro termine è "coscienza di classe" e sta ad indicare la consapevolezza, in chiunque è consapevole delle possibilità di trasformare il presente, di diventare "massa", di essere assieme ad altri per produrre il cambiamento sociale in funzione dei bisogni umani. L'operaio massifica la propria coscienza compartecipando o facendola compartecipare ad altre persone.
Giuridicamente, le classi sociali non esistono più. Tuttavia, esistono degli insiemi economici che identificano tipologie di persone distinguendo fra chi lavora, trasforma merci in prodotti, e chi non lavora, non trasforma merci in prodotti, pur beneficiando di prodotti che soddisfano i suoi bisogni.
Ora, la coscienza dei trasformatori di merci in prodotti è oggettivamente diversa dalla coscienza di chi, pur fruendo di prodotti atti a soddisfare i propri bisogni, di fatto, non ripaga la società con altri prodotti che trasforma da merci non fruibili dai bisogni umani.
Dunque, la "coscienza di classe" è una coscienza volta a separare i trasformatori di merci in prodotti, e il personale che attiene a tale attività, da chi fruisce di prodotti senza praticare un'attività di trasformazione di merci in prodotti.
Estremizzando il concetto, si può dire che la "coscienza di classe" identifica coloro che trasformano merci in prodotti separandoli ideologicamente da coloro che fruiscono di prodotti senza praticare un'attività di trasformazione che, al di là delle regole sociali nelle quali viviamo, la filosofia metafisica li identifica come: "ladri" del lavoro di altre mani.
La terza definizione, "coscienza proletaria", appare più offensiva che non qualificante. Il proletario, colui che produce prole, è colui che fornisce, a chi non trasforma merci in prodotti, personale, manodopera, atta a trasformare merci in prodotti perpetuando la divisione fra chi trasforma merci in prodotti e chi usufruisce di prodotti senza trasformare merci.
Produrre prole significa: "produrre bestiame", "produrre schiavi".
La ribellione a questo è avvenuta nella società. E' avvenuta non attraverso discorsi di filosofia metafisica, ma attraverso le necessità della massa dei "proletari" che, ad un certo momento della loro esistenza, hanno preso coscienza della necessità di fornire strumenti adeguati ai propri figli affinché potessero vivere meglio delle condizioni nelle quali loro sarebbero vissuti.
Hanno cessato di produrre "bestiame umano".
Le conseguenze di questa presa di coscienza la stiamo sperimentando oggi con la necessità di "importare" immigrati per la mancanza di manodopera, il calo della natalità e con la perdita di personale "operaio" dal momento che i figli dei "colletti blu" preferiscono diventare "colletti bianchi". Meno fatica e stipendi migliori.
Questi tre termini, "coscienza di classe", "coscienza proletaria" e "coscienza operaia", possono essere interpretati nel loro significato reale, e tale significato supera le mode e le condizioni contingenti, oppure possono essere interpretati dal punto di vista cristiano, essere costanti al cambiamento delle condizioni oggettive e perdere valore e significato al mutare delle condizioni oggettive in cui l'uomo vive.
Dal punto di vista dell'ideologia cristiana, la classe sociale è una classe sociale stabilita da Dio e immodificabile. Il cristianesimo fa leggi per quella classe discriminandola da altre classi sociali (nobili o ecclesiastici, ecc.). Per i cristiani la "Coscienza di classe" significa coscienza di appartenere a quella classe sociale e adattamento a quelle condizioni (che sono sempre volute da Dio).
"Coscienza operaia", per l'ideologia cristiana, implica coscienza della necessità di obbedire a chi comanda gli operai. Coscienza sociale di subalternità. Questa condizione altro non è che la condizione del cristiano, sottomesso a Dio, che ama Dio nella speranza di essere ricambiato dall'attenzione e dall'amore di Dio. Salvo che Dio non lo ammazzi col diluvio universale; salvo che l'autorità non decida di licenziarlo.
"Coscienza proletaria", per l'ideologia cristiana significa "fare figli per la gloria di Dio" che, dal punto di vista sociale, significa fare figli per armare l'esercito del "proprio Dio", della propria "patria", affinché massacri gli eserciti di ogni altro Dio o di ogni altra patria.
Fra il concetto della filosofia metafisica di queste tre definizioni e il significato che a queste tre definizioni dà il cristianesimo, ci sono tutta una serie di "grigi" che tentano di mediare fra i due significati finendo per mettere in evidenza il significato schiavista del cristianesimo e allontanare l'attenzione umana dal significato reale dei termini.
Nel corso della storia, questa contrapposizione ha generato uno scontro fra comunisti, che in Italia assumono il nome di catto-comunisti, contro "marxisti". Quest'ultimi, sempre in minoranza, sono stati costretti a soccombere nella rappresentazione sociale anche se la loro attività ha modificato grandemente la società civile. I catto-comunisti sono scomparsi o stanno scomparendo dalla scena della storia mentre, sempre più provvedimenti sociali vanno nella direzione indicata da chi ha messo, a fondamento del proprio pensiero, la necessità di soddisfare i bisogni dell'uomo anche se, oggi come oggi, poche persone ricordano come, l'origine di questo, sia dovuta ad un marxismo che oggi sembra scomparire dall'orizzonte del pensiero umano.
Continua a persistere il significato reale di "Coscienza operaia", "Coscienza di classe" e "Coscienza proletaria" pur essendo queste definizioni squalificate dall'uso e dalla significazione che ne hanno dato catto-comunisti, socialisti e socialdemocratici.
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17 gennaio 2026

I personaggi della storia di Matteo sono: Gesù, che si identifica col signore, a cui gli schiavi devono dare gli interessi con diritto di vita e di morte, e tre schiavi. Scrive Matteo:
"Sarà, infatti come di un uomo il quale, stando per fare un lungo viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno dette cinque talenti, all'altro due e a un altro uno solo; ad ognuno secondo la sua capacità e partì. Subito, quello che aveva ricevuto cinque talenti se ne andò a negoziarli e ne guadagnò altri cinque. Come pure quello che aveva ricevuto due talenti, ne guadagnò altri due. Ma colui che ne aveva ricevuto uno solo andò a fare una buca nella terra e vi nascose il denaro del suo padrone. Ora, dopo molto tempo ritornò il padrone di quei servi e li chiamò a rendere conto. Presentatosi colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque dicendo: "Signore, tu mi desti cinque talenti, ecco, io ne ho guadagnati altri cinque". Il padrone gli disse: "Bene servo buono e fedele, tu sei stato fedele nel poco, io ti darò autorità su molto: entra nella gioia del tuo Signore". Si presentò poi l'altro che aveva ricevuto due talenti e disse: "Signore, tu mi desti due talenti; ecco, io ne ho guadagnati altri due". Il padrone gli disse: "Bene, servo buono e fedele, tu sei stato fedele nel poco, io ti darò autorità su molto; entra nella gioia del tuo signore". Presentatosi infine anche quello che aveva ricevuto un talento solo: "Signore, disse, so che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; io ho avuto paura e sono andato a nascondere il talento sotto terra; ecco, prendi quello che ti appartiene". Il padrone gli rispose: "Servo malvagio e infingardo, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e che raccolgo dove non ho sparso. Dovevi dunque mettere il mio denaro in mano ai banchieri e, al mio ritorno, io avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli il talento e datelo a colui che ne ha dieci. Poiché a chi ha, sarà dato, e sovrabbonderà; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti."
Vangelo di Matteo 25,14-30
La parabola dei talenti di Matteo, e la parabola delle mine di Luca, sono parabole che indicano dei doveri militari ai seguaci della religione cristiana da parte di Matteo e di Luca. Questa parabola indica come doverosi quei comportamenti cristiani che hanno massacrato milioni e milioni di persone per duemila anni.
Hai una cosa che si chiama fede e devi farla fruttare. Se osservate attentamente, questa tecnica è applicata anche per delle strutture commerciali e, dal commercio e dalla frequentazione delle parrocchie, è stata trasferita in campo politico. Si costituisce un'associazione e poi si assegnano delle deleghe o delle rappresentanze territoriali. Il rappresentante, che è indipendente dalla struttura commerciale centrale (il padrone che se né andato), deve far fruttare quella delega acquisendo clienti ed espandendo il marchio nella zona di competenza.
Dal vangelo di Matteo nasce la formula del franchising o affiliazione commerciale utilizzata in campo religioso: ti battezzo e ti mando ad evangelizzare i popoli. Ti ho dato cinque talenti e tu me ne riconsegni dieci.
Gli attuali partiti politici come Forza Italia e il Popolo delle Libertà, non nascono rispetto ad un insieme di idee o di progetti sociali, ma nascono con la formula del franchising o affiliazione commerciale con l'obbiettivo di occupare posti di potere nello Stato e difendere interessi specifici di privati cittadini.
La tecnica del franchising, che Matteo applica alla sua organizzazione religiosa, consiste nel considerare le persone come uno spazio in cui diffondere la sua religione. Questo spazio viene diviso in mandamenti e questi mandamenti sono affidati ad un responsabile che assicura lo sviluppo del pensiero religioso all'interno del mandamento. I talenti, sono i fedeli che quello schiavo responsabile ha a disposizione per agire fra le persone del mandamento che non sono della religione di Matteo. Al ritorno del padrone, del capo dei capi, il capo mandamento fa rapporto di come è riuscito a sviluppare le forze che aveva a disposizione: prima le nostre forze nel mandamento eravamo al tre per cento e ora siamo al sei per cento. "Bravo servo fedele!" dice il capo dei capi.
Qual è la religione di Matteo in opposizione alla religione presente nelle persone dei mandamenti che Matteo vuole conquistare alla nuova fede?
La religione di Matteo è l'indeterminatezza.
Tutto è spostato nel tempo. Ogni azione pratica, ogni decisione sociale, ogni necessità di azione personale nella quale veicolare le proprie pulsioni, non avviene oggi, ma in un tempo che deve accadere. Le persone che aderiscono al cristianesimo di Matteo vivono su due piani diversi; l'azione dell'oggi, che risponde alla necessità primaria di sopravvivenza viene circoscritta e limitata in modo tale da fermare la modificazione del presente al fine di preservare la staticità di un presente vissuto in cui l'evento, nel quale è sospesa la struttura psico-emotiva del credente, deve avvenire. L'attesa, portatrice di angoscia e apprensione, viene alimentata dall'indeterminatezza dell'attesa per l'accadimento che il desiderio del credente pensa inevitabile: "Ora, dopo molto tempo ritornò il padrone di quei servi e li chiamò a rendere conto."
In una società in cui gli Dèi sono determinati e gli uomini li usano per affrontare il loro presente, Matteo organizza gli uomini che sono indeterminati, che hanno paura di agire nel loro presente o che dal loro presente sono stati emarginati. Anziché rimuovere la paura e l'angoscia organizzandosi per agire, la paura e l'angoscia viene enfatizzata, elevata a forma divina, sacra, auspicabile e desiderabile. La paura e l'angoscia che provano i fedeli cristiani nei confronti del loro presente assume la forma di attesa di un accadimento che verrà in un tempo indeterminato e in una forma che alimenta l'immaginazione dell'angosciato. L'accadimento atteso (il ritorno del figlio dell'uomo) non solo libererà il credente cristiano dall'oppressione del presente. ma alimenta l'illusione di un suo trionfo proprio attraverso il dolore che in quel presente sta provando. Il dolore d'angoscia diventa prezioso perché gli garantisce la partecipazione al trionfo quando l'evento che atten de si manifesterà.
Il capo mandamento di Matteo deve diffondere angoscia e indeterminazione per essere maggiormente gradito al suo padrone e riuscire a conquistarsi "il posto in paradiso" partecipando alla gioia del suo padrone. L'importante è che il responsabile del mandamento in cui distribuisce angoscia sia convinto che il padrone sia in grado di farlo partecipare alla gioia e che la gioia stessa valga il prezzo del dolore che sta provando e diffondendo.
Matteo è consapevole che non tutti i suoi seguaci, pur di partecipare alla gioia prospettata dal suo immaginario padrone, sono disponibili a diffondere paura e angoscia nei loro mandamenti. Oppure, come spesso accade nella storia, il seguace di Matteo parte per diffondere angoscia e terrore, ma poi, dentro di lui, prevale l'uomo e preferisce nascondere il suo talento sotto la terra.
In questa situazione Matteo definisce che cosa il cristianesimo intende col termine buono e col termine malvagio.
Che cosa significa, buono?
Che cosa significa, malvagio?
Che cosa significa, cattivo?
Queste parole evocano delle immagini dentro ogni persona. Quando io dico "lui è buono", il mio ascoltatore proietta il suo concetto di bontà sull'individuo che io indico come buono. Spesso chi parla e chi ascolta hanno concetti molto simili con cui intendere il termine "buono", in quanto partecipi della stessa cultura e della stessa società, e i fraintendimenti si riducono al minimo. Ma quando fra io e te interviene una terza persona che usa il termine "buono" in un insieme culturale che comprende una diversa struttura psico-emotiva (o strutture patologiche diverse) e usa il termine "buono", come fa Matteo, Gesù o gli ebrei e i cristiani; che cosa loro intendono per buono? Che cosa intendono col termine, malvagio?
Matteo, nella sua parabola dei talenti, ci dice quando un individuo, un servo, è buono o è malvagio.
Innanzi tutto Matteo ci delinea la bontà del suo padrone: lui miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso.
Questa premessa è importante perché ci consente di conoscere la qualità morale del padrone di Matteo; del dio di Matteo; del Gesù di Matteo. Il rapinatore entra in una banca e raccoglie il denaro che non ha contribuito ad accumulare. Il mafioso si appropria di beni che non ha contribuito a far crescere. Il delinquente si appropria del presente senza contribuire affinché il presente arricchisca sé stesso.
Questa è la qualità morale del dio dei cristiani. Da questa qualità morale deriva il termine di uomo buono come di colui che lo aiuta a mietere dove non ha semitao e a raccogliere dove non ha contribuito. Buono è il delinquente che agisce in funzione del capobanda contro la società civile. Buono è colui che operando in franchising permette alla casa madre di accumulare denaro senza per questo doversi esporre sul territorio; buono è colui che saccheggia la società civile in funzione del padrone.
Da qui il concetto cristiano di malvagio. Dove il significato del termine malvagio è relativo a colui che, accortosi che il suo capobanda, il suo dio padrone, il suo Gesù, saccheggiano la società civile, preferisce fermare la sua azione e nascondere il suo "affetto" per il padrone sottoterra rifiutandosi di agire per distruggere il sistema sociale.
Questo metodo dell'organizzazione a franchising è diventato un metodo di organizzazione politica introdotto in ambito politico dall'imprenditore Silvio Berlusconi il quale ha costruito un partito assolutamente privo di ideali, lo ha finanziato con i miliardi e con gli appoggi politici di Craxi e di socialisti passati all'ideologia social-nazionalista (dello stato padrone di cui lui è il dio tanto da farsi chiamare "premier", ma è solo un funzionario che occupa la poltrona di primo ministro) e ha distribuito le cariche di rappresentanza esattamente allo stesso modo con cui il dio dei cristiani ha distribuito i talenti fra i suoi schiavi imponendo loro di farli fruttare.
Come il dio dei cristiani tortura i suoi seguaci che non fanno fruttare la delega di fede che lui ha conferito loro trattandoli da servi inutili e gettandoli là dove c'è tenebre, pianto e stridore di denti (le camere di tortura cristiane), così Silvio Berlusconi caccia "là dove c'è tenebra e stridor di denti" i mandatari inutili espellendoli dal partito (quella di Gianfranco Fini è solo l'ultimo episodio).
Si è appropriato dell'informazione, in modo che le persone che lo ascoltano pensino che lui sia "buono" quando: miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso. E' una questione di tecnica; come si presentano i suoi delitti e quelli degli oppositori.
Il servo buono e il servo cattivo, nel partito di Forza Italia, dipende da quanto sanno far fruttare le deleghe di rappresentanza che Silvio Berlusconi ha distribuito. Va da sé che nei vari mandamenti si scatenano contrattazioni (e contrapposizioni) fra chi dispone di pacchetti voti e li può offrire come interessi al padrone che conferisce la delega.
Non sono più le idee a determinare la forza del partito, ma i pacchetti voti che i vari mandatari locali controllano ed è esattamente l'insegnamento di Matteo: il servo buono è il missionario che riesce, non importa con quanta violenza o con quali delitti, ad assicurare un pacchetto di fedeli al suo padrone: sia il dio padrone, che Ratzinger o il Ratzinger di ogni tempo.
Anche se la struttura delineata da Matteo si riproduce in situazioni diverse (dalla chiesa cattolica alle chiese cristiane, al partito di Forza Italia oggi e il partito fascista ieri) la sostanza ideologica che produce ha la caratteristica di gestire l'angoscia e la paura in una perenne attesa dell'evento che risolve la condizione di vita. Come per i cristiani è il ritorno del padrone o l'arrivo di Gesù con grande potenza, in Silvio Berlusconi sono le "riforme" che promette. Come non deve arrivare il dio padrone dei cristiani o il Gesù dalle nuvole con grande potenza, perché altrimenti si svelerebbe l'illusione dell'inganno, così Silvio Berlusconi non deve portare a termine nessuna riforma che non sia funzionale al suo potere, perché, altrimenti, si svelerebbe l'inganno di quell'avvento tanto atteso che prometteva di liberare le persone dall'angoscia.
Questo è stato per il cristianesimo come per il fascismo e per il partito Forza Italia. Il metodo di Matteo ha come effetto quello di svuotare le persone mantenendole in uno stato d'angosciosa attesa preservata dall'illusione che le consuma giorno dopo giorno. Quando si rendono conto che l'illusione era solo un inganno il cui scopo era tenerle in angosciosa attesa per tutta la vita, è troppo tardi: sono individui morti.
Ma al padrone di Matteo o al Gesù padrone, questo non importa. La società civile non è mica loro, è degli uomini che si sono illusi nell'attesa di un colpo di bacchetta magica che risolvesse la loro esistenza.
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16 gennaio 2026

I personaggi della storia di Matteo sono: Gesù, che si identifica col signore, lo sposo, che deve venire a farsi le dieci vergini; dieci donne che vengono definite "vergini". Scrive Matteo:
Allora, il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, andranno incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque prudenti. Le stolte nel prendere le loro lampada, non presero con sé dell'olio. Ma le prudenti, assieme alle lampade presero anche dell'olio nei vasetti. Ora, siccome lo sposo tardava, incominciarono a sonnecchiare e poi s'addormentarono. Nel mezzo della notte si levò un grido: Ecco lo sposo! Andategli incontro! . Allora tutte quelle vergini s'alzarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle prudenti: Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono . Ma le prudenti risposero: No, altrimenti manca a noi e a voi: andate piuttosto dai rivenditori e compratevelo . Or mentre quelle andarono a comprarne, giunse lo sposo, e le vergini che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze e fu chiusa la porta. Più tardi arrivarono anche le altre vergini, e cominciarono a dire: Signore, Signore, aprici! . Ma egli rispose: In verità vi dico: Non vi conosco . Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora .
Vangelo di Matteo 25, 1-13
Uno dei principi fondamentali delle religioni non ebree era quello che induceva le persone ad attrezzarsi e ad essere prudenti per affrontare lo sconosciuto che si poteva presentare. Un esercito invasore, una tempesta, o dei problemi personali e sociali. Matteo usa quel principio esistenziale, sconosciuto agli ebrei (infatti gli ebrei confidavano nel patto col dio padrone; loro erano il popolo eletto e quanto succedeva loro, era la volontà del loro dio padrone), per costruire nelle persone, in questo caso le donne, uno stato psichico di attesa che chiuda la loro attività in funzione della costruzione del loro futuro.
Già si è visto come l'attesa per la fine del mondo, attesa per l'avvento del padrone Gesù, sia quello stato psichico che, imposto nell'infanzia, impedisce la maturazione della persona nell'età adulta. Imporre l'ansia d'attesa nell'infanzia impedisce alle persone di diventare individui responsabili. Gli irresponsabili che agiscono nella società sono sempre alla ricerca di approvazione per le loro scelte. Sono dubbiosi e paurosi e cercano la legittimazione nell'approvazione altrui. Proprio perché cercano l'approvazione altrui, sono facilmente manovrabili e influenzabili. Queste persone si fanno propri i luoghi comuni che li rassicurano e si dimettono dalla loro capacità critica.
Matteo non si può permettere di presentare i principi che inducono all'ansia costringendo l'individuo in uno stato d'attesa con un unico scritto. Per riuscire ad imporre alle persone uno stato psichico d'attesa è necessario che quello stato venga enfatizzato e ripetuto un numero infinito di volte. Deve essere presentato in modo tale che il lettore ne soggettivi l'enfasi. Deve essere esposto e raccontato in modo che penetri nella psiche e che richiami negli adulti gli stati d'ansia d'attesa che erano stati imposti come insicurezza nella primissima infanzia.
Un eterno bambino che ha fallito la morte puberale nella quale non è riuscito a partorire l'individuo adulto che cresceva dentro al fanciullo in una perenne attesa dell'evento risolutore di tutta la sua vita.
Per questo motivo Matteo combina la pulsione psichica d'attesa che viene imposta sul singolo individuo rappresentandola in condizioni sociali diverse e con diversi soggetti protagonisti dell'attesa. L'imposizione della condizione psichica d'attesa viene usata per disarticolare la società in cui Matteo vive. Nella condizione psichica d'attesa, gli individui vengono sottratti dall'attività sociale. L'attività degli individui nella società che, nel loro insieme, spingono la società verso un futuro. Presentando la necessità della condizione psichica d'attesa in situazioni sociali che la sétta di Matteo intende disarticolare sottrae gli individui dalla società. Gli stessi bambini che nascono sono sottoposti a manipolazione affinché anch'essi siano travolti dall'angoscia d'attesa e abbiano paura ad affrontare le contraddizioni sociali rifugiandosi nella sétta. Più la sétta di Matteo si rafforza, più può proteggere i suoi membri dall'ansia d'angoscia consentendo loro di non affrontare gli impegni sociali (che per loro sono angoscianti); meno affrontano gli impegni sociali e più possono seminare angoscia nei loro figli.
La pulsione psichica d'attesa crea incertezza e insicurezza nell'individuo. Viene imposta al singolo mediante un insieme di esempi, storie e situazioni che hanno lo scopo di distruggere il suo presente sociale.
L'incertezza e l'insicurezza nell'individuo generano il desiderio di un soggetto sicuro, preciso, che dice sì, sì; no, no; . Tale soggetto immaginato si fissa nell'immaginazione di chi vive l'attesa di un accadimento e viene enfatizzato. Per fissare la patologia d'attesa nel soggetto da sottomettere, in questa parabola, Matteo usa l'immagine desiderata di dieci vergini che stimolano il desiderio di una libido repressa dalla mancanza di iniziativa in un soggetto che attende. Non è lui, il soggetto che attende, ma nella sua immaginazione si identifica con l'atteso. L'atteso dalle dieci vergini che stimolano la sua immaginazione alimentata da una libido repressa che immagina liberata. Il lettore si immagina le dieci vergini che lo attendono e il suo stato psichico di attesa è pronto a riempire l'attesa con l'aspettativa di un accadimento desiderato. La sua attesa non è per lui solo uno stato psichico, ma è attesa dell'evento. Solo che nell'evento atteso non è lui che attende. Nell'immaginazione lui è l'atteso. Lui è l'atteso dalle dieci vergini: come nel paradiso dei musulmani.
Nel gioco di attendere e atteso Matteo ha ampio spazio per inserire un trucco retorico: il giudizio sulle persone precede l'azione che le persone mettono in atto. Non sono dieci donne vergini, ma dieci vagine vergini. Mentre per gli antichi vergine stava per persona che non dipende da nessuno, non ancora posseduta in quanto persona e solo in situazioni particolari si parla di verginità fisica; gli ebrei e i cristiani, per vergine intendono la vagina: come per la madonna cristiana. E solo la vagina. Quando il cristiano parla della Vergine Maria , parla della Vagina di Maria non della persona Maria che recita il magnificat del possesso come persona al di là della situazione della sua vagina.
Queste vagine vergini hanno la caratteristica di essere stolte o sagge. Non hanno fatto nulla affinché il lettore possa dire che sono stolte o sagge, ma il giudizio di Matteo precede la descrizione l'azione al fine di imprigionare il giudizio del lettore. Esse, secondo Matteo, sono state create sagge e sono state create stolte. La loro azione rivela come il suo dio le ha create. Queste donne sono ferme nell'attesa di soddisfare la loro libido e a Matteo non viene in mente che lo sposo che si fa attendere è solo un cafone.
E, infine sottolineo l'insegnamento esoterico di Matteo: per far carriera, se sei saggio, devi fare le scarpe ai tuoi concorrenti. Quando hai messo fuori gioco e hai distrutto i tuoi concorrenti, non importa come, entrerai nelle sale dei bottoni, nella sala col padrone. E agli altri il padrone dirà: Voi vi siete fatti fare fessi, siete dei cretini, io non vi conosco! . Voi, dice il cristiano, che avete subito un torto non potete chiedere giustizia. Siete stati fatti fessi!
La sétta di Matteo si separa dalla società civile, deve fare fessi coloro che non entrano nella sétta e non danno potere alla sua sétta all'interno della società civile che Matteo vuole distruggere. Questo metodo vige in Vaticano e nella formazione delle gerarchie Vaticane della chiesa cattolica. Si fa carriera per appoggi e conoscenze e una volta raggiunto il posto di potere lo si è raggiunto perché il dio padrone lo ha voluto in quanto non è intervenuto per ostacolarlo.
Cosa sarebbe successo dell'insegnamento esoterico di Matteo se il suo sposo , che è Gesù, una volta giunto, avesse detto alle cinque vergini sagge: "Non avete voluto dividere il vostro potere (l'olio) con le altre e dunque, io non vi conosco!" Invece lo sposo, Gesù, in Matteo ha bisogno di individui spietati capaci di calpestare altre persone; individui capaci di sfruttare le situazioni di debolezza delle persone. Che le calpestino, le umilino al fine di rompere la loro resistenza psichica e si sottomettano (ogni ginocchio si pieghi a Gesù). Con persone di questo tipo Matteo può aggredire e distruggere la società civile. Gli altri sono i deboli che devono essere sottomessi e castigati come esempio e gratificazione per chi ha accettato di sottomettersi Gesù rinunciando sua propria vita di cittadino.
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14 gennaio 2026

Scrive Callimaco nell'Inno ad Artemide:
Artemide (non è cosa da poco dimenticarla nel canto)
celebriamo lei, che ha cari l'arco e la caccia alla lepre
e l'ampio coro e i giochi sui monti cominciando
da come, seduta sulle sue ginocchia,
ancora bambina cos disse al padre una volta:
"Dammi di conservare, babbo, verginità eterna,
e ricchezza di nomi, che Febo non gareggi con me,
e dammi le frecce e l'arco su!, padre, non una faretra
ti chiedo, né un arco grande: per me i Ciclopi saette
subito costruiranno, e per me un arco ricurvo.
Ma fa che fiaccole io porti e vesta il chitone
fino al ginocchio, frangiato, per uccidere le bestie feroci.
E dammi sessanta danzatrici Oceanine,
tutte di nove anni, tutte ancora bambine senza cintura.
E dammi ad ancelle venti ninfe, figlie dell'Amniso,
che a me i calzari e i cani veloci accudiscano,
quando né linci più né cervi io saetti.
E dammi tutti i monti. Delle città assegnami
quella che vuoi: di rado Artemide scende in città
Sui monti avrò dimora, e visiterò le città degli uomini
solo quando, da acute doglie tormentate,
mi invocheranno in aiuto le donne; a loro soccorso,
quando nacqui, mi assegnarono le Moire,
poiché nel parto mia madre e ancora portandomi in grembo non
patì doglie, ma senza sforzo mi depose dalle sue membra".
Da Inno ad Artemide, di Callimaco, ed. BUR, 2001
Questa è l'introduzione dell'inno ad Artemide di Callimaco.
Callimaco, vissuto nel terzo secolo prima dell'era volgare scrive a proposito degli Dèi una serie di Inni. Li scrive dalla città di Alessandria d'Egitto.
Nell'Inno dedicato ad Artemide descrive, nel dialogo fra la DEA e ZEUS, ciò che ARTEMIDE è.
Artemide è il PRINCIPIO FEMMINILE DELLA VITA!
LATONA, l'utero della Natura, dà origine ai bisessuati. Da un'oggettività femminile, di cui Lei è parte, partorisce il femminile e il maschile.
Solo che il femminile deve, ora, relazionarsi col maschile e combinarsi con esso.
Prima che ciò avvenga, prima che la maturità sessuale femminile si manifesti, la manifestazione del divino ARTEMIDE manifesta il suo dominio.
Nelle richieste che Artemide fa a Zeus ci sono le sue peculiarità divine.
"Dammi di conservare, babbo, verginità eterna," Il termine "verginità" sta per "non essere posseduta", "non essere soggiogata", "non essere dipendente".
Artemide non è manifestazione dell'Essere Femminile adulto: è manifestazione del femminile! Il femminile che non accetta restrizioni né catene e né sottomissione.
La promessa di Zeus non è relativa all'imene (come nei cristiani), ma è la promessa che nessuna forza sottometterà mai l'essenza femminile della vita ad un giogo.
I molti nomi sono le specie con cui l'essenza femminile si rappresenta all'interno dell'Essere Natura e l'impedimento che Febo (il principio maschile della vita) gareggi con lei è l'impedimento di sottomettere il principio femminile della vita al principio maschile.
Chiede armi Artemide, armi con le quali combattere e cacciare.
Febo ha i muscoli e la possenza, le anni che chiede Artemide sono più sottili: arco ricurvo e saette.
Chiede di portare fiaccole: diventa una PORTATRICE DI LUCE!
E chiede di poter muoversi rapida nella caccia.
Chiede di essere assistita da danzatrici figlie di Oceano e da Ninfe figlie del fiume Amniso affinché accudiscano i calzari e i cani mentre non deve cacciare.
Artemide vive sui monti, al di fuori del Sistema Sociale umano, ma accorre a soccorrere le donne in ogni loro battaglia e specialmente nella battaglia del parto.
In questo monologo di Artemide, Callimaco ha colto buona parte dell'essenza della divinità Artemide, ma dubito che coloro che non hanno rispetto per la vita siano in grado di cogliere la sua manifestazione negli Esseri che ci circondano.
D'altro canto, Artemide viene osservata nella costruzione del futuro. La vita è femminile, è Artemide.
Poi Latona partorisce Apollo e la vita assume la connotazione di bisessualità.
Quando nasce Apollo nasce il maschile che interagendo col femminile permette la nascita e la diversificazione delle specie.
In queste condizioni la scienza scopre, o afferma di aver scoperto, che era un microbo l'antenato dei mammiferi. Il microbo non era bisessuato. Il microbo aveva un solo sesso e si riproduceva per scissione. Era il femminile che generava il femminile, Era Artemide fintanto che Latona non partorì Apollo, il principio maschile della vita.
Scriveva un quotidiano nel maggio del 2001:
Era un microbo l'antenato dei mammiferi
ROMA — Il più antico predecessore di tutti i mammiferi, e quindi il più remoto dei nostri antenati di cui si siano mai trovate le tracce, era un animaletto, pesante due grammi, vissuto ben 195 milioni di anni orsono, contemporaneamente ai giganteschi dinosauri. Il suo minuscolo cranio, lungo appena 12 millimetri, spicca sulla copertina del numero di oggi della rivista americana "Science", che pubblica il primo studio completo sui resti fossili di questa nuova specie, battezzata Hadrocodium wui. Una scoperta inestimabile, dicono i paleontologi, perché getta nuova luce sulla sequenza di cambiamenti morfologici che dai rettili ha condotto fino ai mammiferi. Ma anche perché riporta indietro di ben 40 milioni di anni la comparsa di alcune caratteristiche cruciali della nostra classe di vertebrati. (c.d.g.J
Dal giornale La Repubblica del 25 maggio 2001
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13 gennaio 2026

Questa e-mail l'ho ricevuta nel 2000.
Una riflessione iniziale e alcune citazione da Lorenzo Valla quando denunciò il falso della donazione di Costantino alla chiesa cattolica di Silvestro.
La chiesa cattolica ha riempito la storia di truffe e di inganni pur di farsi intestare lasciti ed eredità. Sempre con l'inganno e la truffa, alimentando la paura delle persone per un futuro oltre la morte che le persone temevano e temono.
Vale la pena di riflettere sulle parole di Lorenzo Valla anche se Lorenzo Valla si guarda bene dal condannare la chiesa cattolica per truffa.
Il brano mi è stato spedito per e-mail e il riferimento, come posto sotto, deve essere tanto vecchio da essere stato cancellato od omesso dall'web.
L'e-mail è del 2000 ed consta di due parti.
Una piccola riflessione iniziale come prologo a citazioni della dichiarazione di Lorenzo Valla.
Scrive l'e-mail:
La cosiddetta Donazione di Costantino era il documento su cui per secoli la Chiesa di Roma aveva fondato la legittimazione del proprio potere temporale in Occidente. Si attribuiva infatti all'imperatore Costantino la decisione di donare al papa Silvestro I domini dell impero romano d'occidente. Bisognò attendere II XV secolo per sconfessare filologicamente quella presunta donazione. Fu il grande umanista Lorenzo Valla che nel 1440, intervenendo a proposito dell'ingerenza pontificia riguardo la successione sul trono del regno di Napoli, denuncio la falsità del documento con una memorabile dissertazione, il "De falso eredita et ementita Costantini donatione declamatio". Con le armi dell'analisi linguistica e argomentazioni di tipo storico-giuridico Valla dimostra che l'atto era stato confezionato nell'VIII secolo dalla stessa cancelleria pontificia.
Dichiara Lorenzo Valla:
Non mi accingo a scrivere per vanità di accusare e lanciare filippiche: questa che sarebbe una turpe azione, sia lontana da me; scrivo, invece, per svellere l'errore dalle menti, per allontanare, con moniti e rimproveri, dalle colpe e dai delitti, lo, per me, non mi permetterei mai di augurarmi che altri sulla mia scia poti con le armi la vigna di Cristo, cioè la sede papale, troppo rigogliosa di rami inutili, e le faccia dare non selvatici racemi senza vita, ma dei grappoli gonfi. Ma, se lo facessi, chi vorrebbe turarmi la bocca o chiudere i propri orecchi o spaventarmi con la visione di supplizi e di morte? Come dovrò chiamarlo io, foss'egli anche il papa? Buon pastore o non piuttosto sordo aspide, che non vuole ascoltare la voce dell'incantatore e vuole morderne e avvelenarne le membra?
Mi accorgo che si aspetta ormai di sapere qual delitto io imputi ai romani pontefici: un delitto, per vero, grandissimo commesso o per supina ignoranza o per sconfinata avarizia, che è una forma di soggezione a idoli, o per vano desiderio di dominare, cui sempre si accompagna la crudeltà. Essi, per tanti secoli, o non compresero la falsità della Donazione di Costantino o crearono essi stessi il falso; altri, seguendo le orme degli antichi pontefici, difesero come vera quella donazione che sapevano falsa, disonorando, cosi, la maestà del papato, la memoria degli antichi pontefici, la religione cristiana e causando a tutto il mondo stragi, rovine, infamie. Dicono essere loro Roma, loro il Regno di Sicilia e di Napoli, loro Italia, Francia, Spagna, Germania, Inghilterra: tutta l'Europa occidentale, in una parola.
Tale pretesa si conterrebbe nel testo della Donazione. Ah, sì! Sono tuoi tutti questi Stati? hai intenzione, sommo pontefice, di ricuperarli tutti? spogliare tutti i sovrani dell'occidente delle loro città o costringerli a pagarti tributi annuali? invece io penso che sia più giusto ai sovrani spogliar e te di tutto ciò che possiedi. Dimostrerò, infatti, che la Donazione dalla quale i sommi pontefici vantano i loro diritti, fu sconosciuta e a Costantino e a Silvestro.
[...]
Io posso ben dire e gridare ad alta voce (non ho paura degli uomini, protetto come sono da Dio) che ai miei giorni non vi è stato sommo pontefice che abbia amministrato con fedeltà e saggezza. Furono tanto lontani dal dare il pane di Dio alla famiglia dei loro sudditi, che anzi li farebbero sbranare come pezzi di pane. Il papa, proprio lui, porta guerre a popoli tranquilli; semina discordie tra le città e i principi; il papa ha sete delle ricchezze altrui, e, al contrario, succhia fino in fondo le sue stesse ricchezze; egli è come Achille dice di Agamennone "Demoboros basileus", cioè "re divoratore dei popoli". Il papa fa mercato non solo dello Stato, ciò che non oserebbe né Vicere né Catilina, né alcun altro reo di peculato, ma mercanteggia perfino le cose della Chiesa e lo stesso Spirito Santo! Perfino a Simon Mago desterebbe esecrazione! E quando ciò viene avvertito e anche rimproverato da galantuomini, non nega, ma sfacciatamente l'ammette e se ne gloria: afferma che gli è lecito strappare in qualsivoglia modo dalle mani degli occupanti il patrimonio della Chiesa donato da Costantino, come se da quel riacquisto la religione cristiana sia per trarre maggiore felicità e non piuttosto maggior peso di peccati, di mollezza, di passioni, se pure è possibile che la Chiesa sia più gravata di tali mali di quanto non lo è già e se vi è più posto per scelleratezze.
Per riavere le altre parti donate, sperpera le ricchezze mal tolte ai buoni, paga truppe a cavallo e a piedi, che fanno tanto male dappertutto, mentre Cristo muore affamato e nudo in migliaia e migliaia di poveri. E non si rende conto (o indegnità!) che mentre egli si affanna a strappare ai principi secolari i loro beni, questi a loro volta sono spinti a strappare agli ecclesiastici i loro beni o dal cattivo esempio o dalla necessità (talvolta non c'è neppure vera necessità).
[...]
Insomma, possiamo noi credere che Dio avrebbe permesso che Silvestro accettasse materia di peccato? Non permetterò che si faccia questo oltraggio alla memoria di un santissimo uomo, non permetterò che si insulti un ottimo papa, dicendo che egli accettasse Imperi, Regni, province, alle quali sogliono rinunziare quelli che vogliono entrare nella Chiesa.
Il brano sembra tratto da:
1993-1999 Microsoft Corporation. "Valla: La falsa donazione di Costantino", pg. 1
Serve riflettere perché ciò che avvenne allora, sta avvenendo anche ora. I miliardi che la chiesa cattolica deve pagare alle persone che ha stuprato quand'erano bambini, sono tutti soldi che ha estorto a persone fiduciose che volevano essere ignare dei suoi crimini.
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12 gennaio 2026

L'odio che i fascisti, la lega, la Democrazia Cristiana, hanno sempre avuto per gli zingari è un odio che ha la sua radice nel nazismo e, sempre come nazismo, continua ad agire nella società civile attuale.
E' un po' come gli immigrati, si crea un'esistenza di sofferenza e si accusa, colui che dovrebbe soffrire, di reagire all'odio con cui la società impone sofferenza.
E' il meccanismo proprio del cristianesimo e del nazismo.
Il nazismo, come i legisti e i fascisti di oggi, fanno dell'odio al diverso la bandiera della loro propaganda.
Ricordo che il nazismo si proponeva di sterminare omosessuali, zingari, ebrei, slavi e tutte quelle "razze inferiori" che avrebbe incontrato sulla sua gloriosa conquista del mondo.
In nome della superiorità della razza italica, il fascismo italiano affiancò il nazismo tedesco nella sua sacra lotta per la razza superiore per sterminare tutti i diversi e far trionfare la croce cattolica sui miscredenti. Era la volontà di Gesù. Tutte queste genti, la zizzania della razza umana, dovevano essere legate e gettate nei forni crematori.
Questo fece l'Italia di allora e questo tende a fare l'Italia fascista di oggi.
Ho trovato questo articolo del 2002 del giornale Il Gazzettino che vale la pena di leggere per poter fare memoria e capire che cosa sta avvenendo ora.
Lo sterminio degli zingari, una pagina tragica e rimossa
Sudici, pigri, infidi, disonesti. Qualche tempo fa fu fatto un sondaggio sui pregiudizi degli italiani e gli zingari furono accusati da una percentuale, sempre troppo alta degli intervistati, di essere tutto questo e, magari, anche peggio. Gli stessi intervistati si sarebbero vergognati all'idea di sapere che questi stereotipi circolarono diffusamente nella Germania di Hitler? L'ideologia della purezza della "presunta razza" trasformò tanta povera gente in insetti da distruggere e questi pregiudizi negativi accomunarono ebrei, zingari, omosessuali e tanti altri individui, colpevoli solo di essere nati, discriminandoli prima, assassinandoli poi.
Dello sterminio degli ebrei tutti sanno, di quello degli zingari si sa, ma se ne parla meno perché questo popolo non ha avuto la stessa capacità di far conoscere al mondo il suo destino tragico.
Oggi, a mezzo secolo di distanza, occorre dare a tutte le vittime di quella orrenda catastrofe il posto che spetta loro e occorre onorarne la memoria, almeno con il ricordo.
Non credo che sia un caso che Guenter Lewy, un ebreo dunque, abbia scritto "La persecuzione nazista degli zingari" apparso recentemente in libreria per i tipi dell'editore Einaudi: questa è, credo, il contributo più importante di cui oggi si dispone per conoscere analiticamente il trattamento riservato dai nazisti a decine di migliaia di sinti e di rom che, popolazioni nomadi, finirono per trovarsi nelle zone tedesche o sotto occupazione tedesca.
Dapprima sottoposti a custodia preventiva, poi oggetto di apposite leggi sulla sterilizzazione, essi diventarono oggetto di quella che venne generalmente definita la soluzione finale e che fu adottata dopo lo sterminio messo in atto contro i pazzi i minorati e i disadattati tedeschi che venivano considerati inutili alla società e che furono per questo brutalmente soppressi senza che la coscienza civile europea si opponesse con la dovuta forza.
Tra il '41 e il '42, dopo l'invasione della Unione Sovietica, la caccia allo zingaro divenne sistematica e la sua eliminazione metodica.
Negli anni '43-'45 la distruzione divenne totale e le deportazioni provocarono migliaia di vittime. Ora Lewy ricostruisce questo disastro e ci fa conoscere una pagina rimossa della nostra storia recente e tragica.
Ci pensi almeno per un minuto chi oggi vede, negli eredi di questo popolo nomade, persone infide, disoneste o pigre: questi stereotipi sono una vergogna per chi li pensa e per chi non si rende conto di quante sofferenze abbiano subito uomini che hanno l'unico difetto di vivere secondo un modello che non è quello della maggioranza degli altri cittadini.
Articolo di Riccardo Calimani
Il Gazzettno 24 gigno 2002
Non è diverso da quanto sta accadendo negli USA.
Le persone sequestrate senza nessun controllo di un magistrato. Incarcerate e deportate dopo essere state torturate.
E' la pratica nazista che, anche se sembra che non abbiano ancora aperto i forni crematori, ora la Polizia speciale di Trump, ICE, può sparare addosso alle persone godendo di un'impunità assoluta. Non è ancora il campo di sterminio, ma è il suo inizio.
Solo i fascisti hanno rimosso la tragedia degli zingari perché solo rimuovendo il passato si può continuare, questo o altri genocidi, nel presente: come quello a Gaza avvenuto con l'applauso dei fascisti e dei leghisti.
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11 gennaio 2026

Questa vignetta fu pubblicata il 30 marzo del 2002 sul giornale La Repubblica. Sono passati 24 anni e la destra fascista è sempre la destra fascista che ripete all'infinito le stesse cose contando sul fatto che gli italiani non hanno memoria.
E, in effetti, qualcuno lavora alacremente per cancellare la memoria degli italiani.
11 gennaio 2026

Gli Usa hanno sempre voluto l'impunità per i delitti di genocidio e strage. Delitti contro l'umanità. Si identificano con Dio e, come Dio, non vogliono essere processati per i delitti commessi.
Godendo di un'impunità assoluta si ritengono in diritto di spadroneggiare nel mondo.
La decisione di uscire dalla Corte Penale Internazionale fu presa dagli USA per bocca di Bush: il macellaio dell'Iraq. Quello che massacrò gli iracheni inventandosi "armi di distruzione di massa" che sapeva benissimo che non esistevano.
Scrivevano i quotidiani il 06 maggio 2002:
Gli Stati Uniti si dissoceranno oggi dal Trattato di Roma che ha dato vita alla Corte Penale Internazionale, istituita per indagare e giudicare su genocidio e crimini contro l'umanità. Il governo americano teme che la Corte possa essere impiegata in azioni legali contro militari americani impegnati all'estero. Il sottosegretario di stato per il disarmo, John Bolton, ha teorizzato le ragioni della dissociazione: "Non solo i soldati americani ma anche il presidente, i ministri e il Consiglio della Sicurezza Nazionale rischierebbero di esser messi sotto processo".
11 gennaio 2026

I giornali USA si sono allineati a Trump. Quel po' di consapevolezza di cittadini sta sparendo allineandosi in una condizione di servilismo assoluto mentre Trump non devasta solo il mondo, ma soprattutto la società USA che si sta trasformando in un campo di concentramento.
Il mondo non ha ancora deciso che fare e oscilla fra l'idea che compiacere possa attenuare i problemi e la paura di opporsi e riaffermare sé stessi davanti agli USA.
Il fascismo nostrano è indeciso fra schierarsi con Trump o con Putin.
La così detta "sinistra", spesso confusa con la democrazia cristiana europea. non sa scegliere se essere nazione, per non confondersi con la propaganda populista, o essere Europa in opposizione al fascismo della Ursula Gertrud von der Leyen e di una commissione europea che manifesta ideologia nazista con rigurgiti neocolonialisti.
Nel frattempo, interessi specifici e particolari stanno focalizzando l'attenzione costruendo un clima di incertezza che spinge la popolazione a desiderare quell'"uomo forte" che finirà per metterli in un campo di concentramento.
E i quotidiani si allineano per poter vendere una copia di giornale in più.
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10 gennaio 2026

Un'allucinazione si distingue da una visione non per i modi in cui e con cui si esprime, ma per la sua aderenza con la realtà nella quale viviamo.
Una visione è tale nella misura in cui risponde ai bisogni dell'individuo trasformando in immagine le intuizioni del reale che dalla parte profonda del cervello emergono. Questa visione, che è uno dei fondamenti del mio percorso di Stregoneria, è una visione che, sia pur con modalità e interpretazioni diverse, si è riproposta più volte nel corso della storia e gli individui l'hanno messa a fondamento della costruzione delle Antiche Religioni che oggi chiamiamo Pagane Politeista.
Noi non possiamo sapere se la notizia scientifica sia di una completezza tale da confermare senza contestazioni la teoria, ma sta di fatto che non è compito della scienza, bensì della religione, trasferire le "modalità del divenire dell'universo" in pratica della vita quotidiana dell'Essere Umano.
Partire da quella visione (e altre simili) per comprendere come le forze della vita siano all'interno di quanto esiste e percepiamo, fu forse uno dei maggiori atti di Stregoneria che feci, l'u un atto di Stregoneria perché spostava l'attenzione dall'oggetto alla Consapevolezza. L'oggetto che si considerava era tale solo nella misura in cui esprimeva, mediante azioni, la sua volontà d'esistenza e di adattamento al mondo in cui la sua Coscienza germinava mediante le sue specifiche capacità di intervento all'interno del mondo stesso.
Inoltre spostava la ciclicità dell'esistenza che i Neoplatonici, da Plotino a Porfirio, attribuivano alle Enneadi emanate dall'Uno, al movimento dell'Universo e delle sue trasformazioni. Non erano le Enneadi che emanate dall'Uno rientravano nell'Uno dopo successive trasformazioni, ma era l'Uno che una volta formato dai soggetti consapevoli alla fine del ciclo moriva (annullava la propria consapevolezza) per procedere ad una nuova trasformazione.
Procedere a definire le motivazioni per le quali la Coscienza Universale, costruita dal presente alla fine del tempo e delle trasformazioni, decideva di impegnare la propria volontà e la propria intelligenza per procedere al proprio annientamento, appartiene ai sentimenti emotivi che sorgevano dentro di me mentre assistevo alla visione pescati dall'insieme culturale che avevo vissuto e che aveva contribuito a portarmi ad assistere alla visione.
Questa visione portava a comprendere il senso della vita e della morte e comprendere come la morte del corpo fisico altro non fosse che il trionfo del vissuto di ogni soggetto.
Comprendere come la vita dell'Universo fosse ciclica e procedesse per infinite rinascite, permise di comprendere come la vita di ogni Coscienza, all'interno dell'Universo, procedeva linearmente attraverso le numerose sfide della vita per formare la Coscienza Universale.
Non sostengo che quelle idee non fossero già presenti nella cultura, sia nelle ipotesi della fisica, sia all'interno del pensiero religioso delle Antiche Religioni, ma certamente posso appropriarmi del merito di aver compreso il senso religioso della fisica Epicurea là dove si sostiene, in contrapposizione alla fisica democritea, che il moto di una particella non è determinato esclusivamente dalle forse esterne, ma, anche se in ottemperanza alle forze esterne, lei può deviare, sia pur leggermente, dalla sua traiettoria. Questa deviazione si chiama LIBERTA'.
Se la "scienza" registra un'azione si ferma all'azione. Così nascono delle idee "scientifiche" secondo cui esisterebbero delle "azioni per o di riflesso". Cioè, delle risposte automatiche messe in atto da degli oggetti all'apparire di fenomeni. In Stregoneria "l'azione di riflesso" non esiste. E' un concetto nemmeno preso in considerazione. In Stregoneria dietro l'azione c'è una INTELLIGENZA, una VOLONTà'.
Perché devo pensare che lo schiaffo che mi arriva, se tocco il sedere ad una ragazza, sia un'azione di riflesso e non una scelta consapevole della ragazza stessa?
Perché non devo considerare che l'azione che fa il cavallo di defecare, dopo aver mangiato, non sia il prodotto dell'intelligenza di specie che fagocitata in milioni e milioni di anni di trasformazioni della specie è diventata espressione soggettiva della specie all'interno di condizioni vissute?
In Stregoneria, quanto si manifesta è sempre il prodotto di intelligenza anche se questa intelligenza è separata e diversa dalla mia. Così gli Esseri sono il divenuto della propria specie e manifestazione della propria fisicità, all'interno del divenuto, nel quale sono germinati manifestando la loro Coscienza, possono manifestare la loro libertà scegliendo Ira opzioni diverse all'interno del loro divenire. Questa è la vera rivoluzione religiosa fatta da Libro dell'Anticristo: NON ESISTE UNA VOLONTÀ ALL'INIZIO DEL TEMPO CHE "CREA" IL PRESENTE, MA E' IL PRESENIE, ATTRAVERSO LE INFINITE TRASFORMAZIONI, CHE COSTRUISCE LA COSCIENZA UNIVERSALE. LA COSCIENZA ASSOLUTA DI TUTTO L'UNIVERSO.
Solo all'interno di questa visione la Stregoneria ha un senso: attrezzare la vita affinché affronti in maniera consapevole e determinata la propria esistenza. La sua UNICA occasione per mantenere compatta la sua consapevolezza.
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09 gennaio 2026

Che cos'è la superstizione al giorno d'oggi?
Lasciamo perdere l'etimologia della parola e guardiamo al lato pratico. Uso un esempio prendendolo dal lavoro che ho fatto relativo "Sulla formazione della percezione e la selezione dei fenomeni percepiti" per spiegare la pratica del "Crogiolo dello Stregone".
La madre, in stato di gravidanza, dopo i primi mesi subisce uno sbalzo umorale che coinvolge le sue emozioni e il suo modo di porsi davanti al mondo.
Come è noto dalla cronaca, se questi sbalzi umorali non sono seguiti attentamente, la madre finisce in uno stato psichico depressivo e succede che può uccidere il neonato.
Cosa sta avvenendo nella pancia della madre?
Sta avvenendo un'interazione psico-emotiva fra sé e il feto. Un'interazione nella quale il feto modifica la struttura psico-emotiva della madre al fine di assicurarsi il miglior sviluppo possibile. Per il feto la madre è il mondo! Per contro, la madre deve rispondere alle richieste che le vengono rivolte dal mondo quotidiano col risultato che lei vive una feroce situazione conflittuale fra la necessità di rispondere a ciò che il mondo le chiede e ciò che il feto manipola dentro di lei.
Alcune ricerche scientifiche stanno mettendo in luce questo conflitto. Ma lascio alla scienza risolvere le proprie contraddizioni.
Noi, però, ci troviamo di fronte alla variazione psico-emotiva della madre che si traduce in scelte e in sbalzi d'umore (a volte di malattia e a volte di eccessivo benessere; sempre che si possa valutare un eccessivo benessere o di semplice euforia) davanti al quale DIAMO DELLE SPIEGAZIONI!
Noi possiamo anche non conoscere i meccanismi che producono lo sbalzo umorale della madre, ma come noi ci poniamo davanti a questi sbalzi, dal giudizio che diamo, siamo o non siamo SUPERSTIZIOSI.
Quand'è che siamo superstiziosi?
Quando attribuiamo quello sbalzo umorale a fattori esterni alla relazione che la madre sta vivendo.
Per esempio, se la madre scoppia in un pianto di cui non conosciamo le ragioni, o si mete ad urlare o a mangiare come un'ossessa, se noi consideriamo le sue azioni come risposta a tensioni che sta vivendo, NON SIAMO SUPERSTIZIOSI, se noi attribuiamo le azioni che sta facendo alla volontà di un ente esterno che agisce sulla madre (tipo il demonio che si sta impossessando del bambino, o quant'altro la storia ha visto fare dai cristiani) SIAMO SUPERSTIZIOSI.
In sostanza siamo superstiziosi quando attribuiamo le azioni che fanno gli oggetti del mondo, nel mondo della ragione, a soggetti esterni agli oggetti stessi; non siamo superstiziosi quando, di fronte a delle azioni, riconosciamo all'oggetto delle necessità per cui deve fare quelle azioni.
Imputare delle azioni nel quotidiano al dio dei cristiani o al Gesù è, da parte dei cristiani, un atto di superstizione! "Hai superato l'esame di matematica? Ringrazia dio!" Veramente ho studiato parecchio, al massimo ringrazio la mia buona volontà!
Imputare il "miracolo" ad un ente esterno all'oggetto è un atto di superstizione; la guarigione del paralitico avveniva anche in Roma Antica e nell'Antica Grecia e non era superstizione quando gli uomini riconoscevano gli DEI nelle loro azioni ed era superstizione quanto gli uomini attribuivano agli dei le loro azioni.
Alla fine si è finito per attribuire al Dio la responsabilità di ogni accadimento fino al terremoto di Lisbona quando, durante quel massacro, i Gesuiti farneticarono che era la volontà di dio che puniva gli abitanti per i loro peccati. Gli abitanti di Lisbona cacciarono i Gesuiti!
Questa è la superstizione ed oggi come oggi la superstizione può essere attribuita soltanto alla religione cristiana con tutto il suo corollario di ciarlatani!
Scrive Epicuro nella lettera a Meneceo:
Gli dèi di fatto esistono: evidente è la conoscenza che noi ne abbiamo; quali i più li credono, non esistono: le condizioni stesse della loro esistenza essi vengono togliere loro con la credenza che ne hanno. Ed empio non è chi nega gli Dèi dei più, ma chi alla nozione degli Dèi aggiunge quanto è nella nozione dei più: giacché non pre nozioni, ma false supposizioni sono i giudizi che dai più vengono espressi sugli Dèi, ed è in tal modo che i più grandi danni " di cui solo in esse è" per i malvagi la causa - vengon fatti derivare dagli dèi, e con essi i più grandi benefici. Famigliarizzati infatti con le virtù che hanno proprie, essi non ammettono se non ciò che loro somiglia, stimano estraneo tutto ciò che non è tale.
Epicuro, Lettera a Meneceo
Attribuire un accadimento a cause esterne all'accadimento stesso, è superstizione. La superstizione ignora la storia delle condizioni che hanno, di fatto, generato l'accadimento.
Come la scienza, fino ad ieri, voleva ignorare la capacità del feto di interferire nella sfera psico-emotiva della madre e l'attività della madre di condizionare la struttura psico-emotiva del feto.
La superstizione è l'attribuzione di cause esterne ai fenomeni il cui scopo è costringere l'interlocutore a non indagare sulle cause e a non formulare ipotesi diverse da quanto afferma il superstizioso.
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08 gennaio 2026

Per sputtanare Maduro e legittimare il dittatore Trump, la stampa fascista italiana ha rifilato a Maduro l'appellativo di "caudillo" anziché quello di Presidente del Venezuela. E' l'arte della diffamazione e dell'insulto che ha nella pratica squadrista le sue ragioni ideologiche. Il termine "caudillo" era l'appellativo del fascista Franco dittatore della Spagna.
Poi, se questi giornalisti li chiami nazisti, sono così vigliacchi da denunciarti confidando in magistrati complici come fece la giornalista Lauredana Marsiglia del Gazzettino che pretendeva di dare una legittimazione alla violenza delle suore cattoliche sui bambini dell'asilo. Oppure Antonio Lubrano che pretendeva di etichettare come satanisti dediti a delitti i non cristiani. Poi, le persone reagiscono al loro odio e loro si rivolgono ai tribunali per poterlo legittimare.
08 gennaio 2026

Le persone vengono costrette ad inseguire gli effetti della veicolazione dell'ideologia che chi ha il potere sociale impone agli uomini e al mondo. Non sono abituati a superare la contingenza della veicolazione sociale dell'ideologia per discutere i fondamenti ideologici da cui la veicolazione prende avvio.
Un po' come le facoltà di filosofia delle università. Le facoltà universitarie di filosofia hanno lo scopo di incanalare la formazione filosofica degli studenti entro ambiti assolutisti. Da un lato li si costringe a non considerare frutto di ideologia i fondamenti teologici da cui la filosofia nasce e, dall'altro, a formulare una filosofia che giustifichi Dio, l'autorità, lo sfruttamento e forme di giustizia che legittimino l'attività dell'aguzzino nei confronti della richiesta di diritti delle persone socialmente più deboli.
In sostanza, nelle facoltà di filosofia delle università, si costringono gli studenti a giustificare il diritto del Dio cristiano di macellare l'umanità col diluvio universale. Come se questo fosse un diritto di Dio e, per estensione, del dominio sociale che fa della disuguaglianza una condizione naturale che il dominatore impone alla natura.
In questo modo, le facoltà di filosofia fanno sparire dall'orizzonte degli studenti i diritti dell'uomo nei confronti di Dio e stuprano il principio di uguaglianza sottomettendo gli uomini a Dio.
In queste condizioni, l'intera propaganda sociale fatta dai media, le persone vengono portate a guardare alla monarchia assoluta del Vaticano come ad una condizione naturale e non per quello che è: una feroce organizzazione terrorista che tenta di imporre l'assolutismo in ogni paese del mondo in nome del suo Dio e della propria gloria.
Un esempio recente è la guerra fatta dal Vaticano per il riconoscimento delle coppie omosessuali o, più attuale, la questione dell'aborto che libera la donna dalla schiavitù della gestazione obbligata.
Sono guerre, guerre del terrore, fatte dal Vaticano contro i cittadini e alimentate da Istituzioni che dall'adesione all'ideologia del Vaticano traggono potere sulle persone. In queste condizioni i cittadini discutono se è giusto o non è giusto riconoscere le coppie omosessuali o se è giusto che la donna abbia il diritto a gestire il proprio corpo.
Si discute sul cittadino e sul suo modo di abitare il mondo e non della violenza terrorista con la quale il Vaticano, col Dio padrone e malvagio dei cristiani, pretende di disporre del corpo degli uomini e della loro veicolazioni dei loro desideri.
Si discute della veicolazione e non del problema fondamentale: il Macellaio di Sodoma e Gomorra e il pederasta in croce che inventa i forni crematori nei quali infilare gli uomini.
08 gennaio 2026

Dopo l'aggressione degli USA al Venezuela, il mondo è silenzioso.
Si aspetta l'attacco alla Groenlandia e al Canada.
Le trasformazioni della percezione della realtà non avviene quando le persone scendono ad urlare in piazza, ma quando, silenti, spostano la loro attenzione su sé stessi e il proprio essere nel mondo.
L'identificazione del Dio cristiano nel potere dettato dal possesso di denaro è talmente grande che la volontà di accumulo di denaro è diventata "l'amore per Dio".
Il denaro è diventato un feticcio a cui tendono coloro a cui manca servendo chi ha denaro nella speranza di poter averne qualche briciola senza doverselo sudare col lavoro.
In questo contesto, il rapinatore di banche è diventato il modello di riferimento della politica. La politica come rapina e la politica per non farsi rapinare.
Il modello di relazioni proposto dai film USA è diventato il modello della politica internazionale: prendi i soldi e ammazzali tutti!
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07 gennaio 2026
Ho lavorato tutto il giorno per preparare la pagina guida e le pagine di presentazione dei filmati che ho appena fatto come dirette su Facebook e che Facebook cancella dopo 30 giorni.
Video sulla Religione Pagana, a cura della Federazione Pagana - 2026
Ho fatto le pagine e ho postato gli ultimi filmati. Questo apre alla possibilità di fare piccoli filmati, relativi a discorsi, legati alla Religione Pagana, più spesso. Avevo rinunciato da un po' di tempo ai filmati, ma ho visto che, una volta costruito il sistema per fare le pagine e i caricamenti in web non dovrebbe impegnarmi molto.
07 gennaio 2026

Perché solo gli sciocchi fanno accordi con la CIA americana contro il proprio paese?
Dice una sentenza negli USA in una causa in cui dei traditori del proprio paese hanno collaborato con la CIA e poi, finita la missione, chiedevano il rispetto di quanto pattuito:
Le spie della Guerra fredda non possono far causa alla Cia
NEW YORK — La Corte suprema ha impedito a una coppia di spie della Guerra fredda di denunciare la Cia per esser venuta meno alla promessa di mantenerli. Le spie sono un diplomatico di rango e la moglie di cui è stato protetto l'anonimato. Citando un caso del 1875 in cui a eredi d'una spia confederata della Guerra civile è stato negato il sostentamento promesso dal presidente Lincoln, i giudici hanno preso all'unanimità le difese dell'agenzia di Langley. Il giudice capo William Renhquist ha sostenuto che le ex spie non possono far causa ai loro padroni invocando il rispetto di accordi segreti perché "le labbra dell'altro sono per sempre cucite"
Dal quotidiano La Repubblica del 03 marzo 2005
A questo punto, gli accordi non valgono nulla. Si rimane solo dei traditori della loro patria.
A Dio non interessano i loro sevi sciocchi. Provate a pensare agli afgani che si sono schierati con gli USA e hanno avuto dagli USA la promessa di vivere negli Stati Uniti. Ora vengono deportati nei campi di concentramento dalla polizia speciale di Trump, l'ICE, e sono incarcerati in condizioni disumane.
Eppure le persone vivono di illusioni. La cinematografia USA ha raccontato decine di storie di propaganda delle agenzie terroriste degli USA al fine di creare l'illusione nelle persone e poterle più facilmente ingannare.
E' il gioco del potere che costringe lo schiavo ad illudersi di banchettare alla tavola del padrone e finisce per ricoprire il ruolo di cibo arrostito con una mela in bocca e una carota nel deretano.
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06 gennaio 2026

L'attacco USA al Venezuela e il sequestro del suo Presidente ha il solo scopo di intimidire il Venezuela affinché consegni agli USA il suo petrolio.
Se gli USA volevano fermare il traffico di cocaina, di cui loro sono i maggiori trafficanti, devono arrestare i trafficanti, non ammazzare i cittadini venezuelani accusandoli di traffico di cocaina che gli USA stessi gestiscono.
Oltretutto, non si tratta solo del Venezuela, ma le minacce sono estese alla Colombia, al Brasile, al Messico, a Cuba e a tutti coloro che non si sottomettono a Dio; gli USA si identificano con Dio e col suo diritto all'onnipotenza.
La Danimarca si vede minacciata perché gli USA vogliono annettersi la Groenlandia. Il Canada si sente minacciato da quando Trump lo ha indicato come il cinquantunesimo Stato degli USA.
Panama si sente minacciata da quando Trump ha detto di voler riprendersi il canale di Panama.
Trump ha dovuto assistere al fallimento della sua guerra con i dazi. E' riuscito solo a sottomettere l'Europa che non solo è costretta a subire l'imposizione dei dazi e, al contrario, a togliere i propri dazi dalle merci USA, ma si è talmente bruciata come alleato servile degli USA da aver compromesso i rapporti commerciali con la Cina. L'Europa ha rinunciato alla propria indipendenza economica e militare.
Il Venezuela sembra ben deciso a non sottomettersi a Trump. Vedremo fino a che punto riuscirà a resistere.
Sta di fatto che "l'appetito vien mangiando" e quando si decide di buttare bombe per ottenere qualche cosa, sorge l'idea che si possono buttare bombe a tutti.
Come il Dio cristiano che ammazza tutti se non fanno ciò che lui vuole. E quando vuole ammazzare gli uomini afferma che chi ammazza è "malvagio" come Trump con chi vuole sterminare.
E' la direttiva della bibbia a tutto il nazifascismo mondiale: ammazza il più debole e dimostra che il più debole non può reagire alla potenza di Dio.
Ricordiamo che Trump è scappato come un coniglio davanti ai talebani ed è riuscito a sterminare centinaia di migliaia di americani quando, durante l'epidemia Covid-19, li invitava a bere varechina per disinfettarsi. D'altro canto, ha già partecipato attivamente al genocidio dei Palestinesi.
06 gennaio 2026

L'incitamento all'odio è una prerogativa del fascismo. Sia del fascismo che chiama sé stesso fascismo, sia del fascismo mascherato sotto nomi e sigle diverse, come la Lega.
Non averlo riconosciuto è la colpa della "sinistra" che, non riconoscendolo, di fatto lo ha legittimato.
La dichiarazione che riporto è del maggio 2005, ma c'è un filo rosso di odio razzista che da allora, e prima di allora, porta alla situazione di oggi.
Affermava il ministro Castelli della Lega nel maggio del 2005:
Parole che si sposano con quelle del ministro Castelli: "Per la prima volta nella storia delle Lega abbiamo convocato una conferenza stampa aperta al pubblico. Io da due anni sto tenendo fermo il provvedimento europeo su razzismo e xenofobia. La settimana prossima ci sarà una riunione decisiva, però ho già anticipato la mia posizione alla presidenza di turno, specificando che è assolutamente negativa".
Riportate da La Repubblica del 28 maggio 2005
In sostanza, Castelli dice di essere razzista e xenofobo assumendosi la responsabilità di tutti i delitti di strage che il razzismo e la xenofobia ha prodotto nella storia.
Quando discrimini, anche se hai soldi, non puoi pensare di non essere a tua volta discriminato.
Incitare all'odio e ai linciaggi, la Lega li chiama "diritto di espressione". Anche se qualche magistrato ha contestato questo diritto in sentenza, di fatto la politica ha lasciato che l'odio scorresse nella società.
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04 gennaio 2026

Dire che cosa sia la Religione Pagana oggi è complesso come pretendere di descrivere in un'ora la più vasta e complessa religione che l'uomo abbia mai pensato fin da quando è uscito dal brodo primordiale.
Gli antichi non si sono mai preoccupati di definire con un nome la loro religione perché non cercavano una separazione da chi pensava cose diverse. La maggior parte dei principi religiosi, con i relativi principi sociali, erano legato in un tutt'uno talmente coerente che un principio contrario, che non scaturisse da un dibattito sociale, appariva come un'aggressione alla vita civile e religiosa.
Pertanto, noi non troviamo nelle antiche religioni una struttura dogmatica perché, non avendo nemici o idee dogmatiche contrarie, non c'era la necessità di definire i dogmi delle antiche religioni in contrapposizione ad altri dogmi o principi.
Il problema della definizione dei principi religiosi della Religione Pagana nasce al giorno d'oggi perché la Religione Pagana non è una continuazione delle Antiche Religioni, ma è la rifondazione delle Antiche Religioni nel complesso ideologico-religioso oggi dominante. Se volete, non esiste un neopaganesimo per il semplice motivo che non è mai esistito nessuno degli Antichi che chiamasse sé stesso Pagano.
Come il cristianesimo, nella versione ebraico-platonica (e neoplatonica), distrusse le Antiche Religioni che ai dogmi cristiani non seppero opporre dogmi Pagani oggi, la Religione Pagana, può rinascere solo definendo con precisione i suoi principi dottrinali.
Noi siamo abituati a pensare ai dogmi come a delle regole che imprigionano il pensiero e i comportamenti dell'uomo. Il dogma, secondo la logica cristiana, è un atto di fede davanti al quale l'uomo rinuncia alla sua capacità critica perché deve credere. Ma questo appartiene esclusivamente all'ambito cristiano. Sia chi afferma il dogma cristiano sia chi nega il dogma cristiano, è sempre un cristiano.
Il dogma cristiano dice ai fedeli cristiani: "Anche se ritenete che Dio non può aver creato il mondo come raccontato dalla bibbia, lo dovete credere come atto di fede e agire nel mondo come se Dio avesse creato il mondo e, pertanto, fosse padrone del mondo."
Come rispondiamo noi, come Religione Pagana a questo dogma dal momento che le Antiche Religioni non si sono mai poste questo problema?
Se invocassimo il non dogmatismo ci limiteremmo a dire che: "Non è giusto che delle persone siano costrette a pensare il mondo in questo modo dal momento che la realtà del mondo stride con questo dogma."
Questa è la posizione degli antidogmatici. Ma questa è una posizione cristiana che si limita a ritenere ingiusta un'imposizione dogmatica.
Come risponde la Religione Pagana? Con un altro principio: "Il mondo è divenuto per trasformazione in sé e per sé e queste trasformazioni rappresentano l'aspetto divino del mondo. Sono gli Dèi che agiscono e divengono nel mondo di cui noi, come gli Dèi, ci trasformiamo e ne siamo parte".
Questo, per la Religione Pagana, è un principio talmente importante da assumere il valore di dogma. Un principio su cui noi non possiamo mediare.
Ma, proviamo a ragionare. Se io dico che il "mondo è divenuto per trasformazione in sé e per sé" significa che io come persona sono divenuto in sé e per sé e, pertanto, le scelte che faccio sono quelle che mi trasformano. Le scelte che facciamo ognuno di noi ci trasformano e ci costruiscono.
Io sono responsabile delle mie azioni e io, come tutti voi, attraverso le nostre scelte, progettiamo il nostro futuro.
Se al contrario accetto di pensare che il mondo sia creato da Dio e perciò determinato, nella sua rappresentazione da Dio, non posso più agire per modificare me stesso perché tutte le modifiche che possono avvenire in me non dipendono dalla mia volontà, ma dalla volontà di Dio. Per migliorare non devo lavorare, ma confidare in Dio, nella sua provvidenza, sperare che Dio agisca benevolmente nei miei e nei vostri confronti.
Davvero pensate che il mondo sia così? Davvero volete attendere la provvidenza anziché affrontare i problemi? Per chi è educato ad attendere la provvidenza diventa doloroso dover affrontare i problemi della vita quotidiana. Non lo può concepire. Si limita a pregare e supplicare. Sempre, in ogni occasione. Al contrario, chi è educato ad affrontare i problemi non teme di sbagliare, non ha paura dell'errore perché sa che l'errore è fonte di apprendimento. Solo che costui non tollera l'attesa provvidenziale. Deve agire comunque.
Se tutte le vostre azioni dipendono da Dio, provate ad uccidere una persona, non arresteranno Dio, ma voi. Non processeranno Dio, ma voi.
Riterranno VOI responsabili del vostro destino, non Dio. Eppure i cristiani vivono questa contraddizioni pensano che Dio sia colui che determina la loro vita, ma vivono in una società civile che li ritiene responsabili per ogni scelta e ogni decisione che fanno.
Le nostre azioni e le nostre scelte sono quelle che ci modificano perché noi vogliamo fare la cosa che vogliamo fare e per fare quella cosa, o quella scelta, organizziamo tutto noi stessi, la nostra psiche, le nostre emozioni, la nostra ragione e la nostra struttura fisica.
E dopo che abbiamo fatto l'azione che vogliamo fare, non siamo più quelli di prima. Una parte di noi è morta e noi abbiamo fatto nostra una nuova esperienza. Fare nostra una nuova esperienza significa aver modificato il nostro fisico, la nostra psiche, le nostre emozioni.
E' come se fossimo morti al mondo di prima dell'esperienza e rinati in un mondo dopo quell'esperienza.
Credere che il mondo sia creato da Dio o pensare il mondo come divenuto in sé e per sé non è la stessa. L'idea che noi veicoliamo nel mondo mediante le nostre scelte e le nostre azioni organizza ogni singolo individuo in maniera diversa. Con un cervello diverso e una diversa sensibilità attraverso la quale percepire il mondo.
Se poi volete approfondire, o vi leggete Il Crogiolo dello Stregone o, se preferite la scienza, vi leggete le teorie sul "cervello plastico" o sui "neuroni specchio", o la relazione che esiste fra la percezione del mondo e il cervello che avete nello stomaco.
Questo è solo un esempio, ma possiamo fare altri esempi di principi religiosi cristiani che cozzano con la realtà religiosa nella quale viviamo. Come, ad esempio, il principio della Religione Pagana secondo cui "tutti gli Dèi nascono".
Ma se tutti gli Dèi nascono, allora vale il principio che per essere Dèi è necessario nascere. Da cui si deduce che se un soggetto nasce è potenzialmente un Dio. Dal momento che la Religione Pagana afferma che gli Dèi sono nati e sono diventati Dèi: possiamo dedurre, in base ai principi della Religione Pagana, che chiunque nasce diventa un Dio?
No! Non lo possiamo.
Perché non lo possiamo?
Perché significherebbe ammettere l'esistenza di un'Entità superiore alla vita, dalla quale germinano le coscienze di Sé che noi chiamiamo Esseri o individui, che determina le condizioni per cui quella vita ha un destino, un finalismo, diverso dal suo vivere nelle condizioni in cui è nata.
Noi, come Religione Pagana, non ammettiamo che qualcuno determini il destino di coloro che nascono nella natura. Riconosciamo l'esistenza di condizioni, che spesso chiamiamo Dèi, che condizionano le scelte di ognuno, ma non ammettiamo che qualcuno, un Dio ad esempio, possa determinare il mio destino
Noi, come Religione Pagana, riteniamo che ogni Essere nato nella Natura sia artefice del proprio futuro e che la nascita sia una sorta di opportunità che il nuovo nato coglie per poter diventare un Dio. Ma il diventarlo o meno, spetta alle scelte del singolo individuo, qualunque sia la specie della natura a cui noi riteniamo che appartenga, nelle condizioni in cui è nato e vive.
A questo punto dobbiamo farci una domanda: a che cosa ci serve la Religione Pagana?
Una religione, ogni religione, è fatta dagli uomini per gli uomini e gli uomini chiamano religione l'insieme dei principi attraverso i quali vivono nel mondo, percepiscono il mondo, sentono il mondo, si stupiscono nel mondo e vivono la meraviglia o i problemi che il mondo presenta loro. La Religione presenta anche le soluzioni ai problemi che si presentano. Per esempio, la religione cristiana, attraverso Paolo di Tarso, Gesù e la bibbia, davanti al problema delle persone che presentano una diversa interpretazione della realtà, danno la soluzione a questo problema: anatema; ammazzateli!
Questa soluzione è propria del cristianesimo, dell'ebraismo, dell'islam, dei buddisti, ma noi non possiamo accettare un simile principio perché è estraneo alla Religione Pagana.
La nostra religione, la Religione Pagana, non chiede alle persone di "credere per fede". Chiede di risolvere le questioni mediante il dibattito opponendo principio a principio.
Voglio farvi un esempio.
Prendiamo un intercalare del linguaggio popolare in Veneto. In certe provincie del Veneto ogni tre parole si insulta il maiale chiamandolo "Dio". Ora, se in un luogo pubblico uno di voi, davanti ad un problema che vi coinvolge emotivamente e che è chiaramente generato dall'educazione cristiana che impone una sottomissione emotiva ad una autorità, insultate il maiale chiamandolo "Dio" in presenza di un poliziotto o di un pubblico ufficiale, questi potrebbe denunciarvi per bestemmia. E poco varrebbero le vostre proteste perché quel poliziotto, sui muri della sua caserma, non ha le norme Costituzionali, ma ha il crocifisso e per lui quello è "l'unico Dio", mentre, per voi, Dio è nome comune di cosa.
Davanti ad un giudice, se avete la possibilità di spiegarvi, potete essere assolti, ma solo perché essendo Pagani usate Dio come "nome comune di cosa" che, come dice la nostra Corte Costituzionale e la nostra Corte di Cassazione (ma chi mai va a leggersi quelle sentenze?), dare dell'Apollo al maiale è una bestemmia, ma non lo è dare del Dio al maiale perché il Dio dei cristiani non si chiama Dio, si chiama Iavé. E dovete spiegare al giudice che l'offesa che avete ricevuto e che vi ha indotto ad usare quell'intercalare veneto era un'offesa al dettato Costituzionale alla quale voi vi siete opposti. Al contrario, un cristiano che usi quell'intercalare verrebbe condannato perché il cristiano ritiene che effettivamente il suo Dio si chiami Dio e sia l'unico Dio creatore del mondo.
Tutto sarà più semplice quando i principi religiosi della Religione Pagana diventano un patrimonio sociale attraverso il quale le persone guardano e vivono il mondo. Ma questo esula da questa conferenza.
La Religione Pagana, una volta definiti suoi principi, serve per difenderci dai principi contrari delle altre religione, in particolare da quelle religioni a cui piace bruciare vive le persone sul rogo per ordine del loro Dio (ricordate che Gesù invita a separare il grano dall'olio e gettare l'olio a bruciare nel forno e voi, non siete il grano, ma l'olio, come olio era ciò che Hitler bruciò nei forni crematori). La Religione Pagana ci permette di ribadire la condizione sacra, perciò dogmatica, che ci impone di vivere la vita come "cittadini" e non come "sudditi" deferenti e sottomessi come nelle religioni monoteiste.
La Religione Pagana non nasce perché affermiamo di essere "pagani", ma nasce perché noi descriviamo i suoi principi religiosi e li pratichiamo sia nei nostri comportamenti, nei nostri riti e nelle nostre ricorrenze religiose.
In sostanza, la Religione Pagana nasce perché noi, oggi, ora, diciamo che cos'è la Religione Pagana come abbiamo fatto e come continuiamo a fare come Federazione Pagana in migliaia di pagine web che sono altrettanti capitoli di centinaia di libri che trattano di Religione Pagana. Nessun individuo antico ha mai definito la propria "religione", "pagana" però oggi è rimasto l'unico termine coerente con cui definire una religione che interpreta il mondo come un ambiente abitato da un numero infinito di Dèi che vivono la nostra stessa quotidianità.
Ma, soprattutto, la Religione Pagana nasce quando i Pagani affrontano la realtà del mondo come Pagani. Si confrontano da Pagani con le autorità civili e da Pagani affrontano l'organo giudiziario deputato ad emettere sentenze capaci di legittimare le attività dei Pagani.
Costruire l'ambiente religioso chiamato "Religione Pagana" significa proteggerci dalle aggressioni (e io ne ho subite molte, mascherate in vario modo), ma è necessario che noi alimentiamo la Religione Pagana sia con i dibattiti che con le nostre azioni.
Per questo motivo qualcuno di noi ha costruito un Bosco Sacro nel quale la Federazione Pagana svolge i suoi riti religiosi e lavoriamo per indurre le autorità civili a riconoscere che quello è il luogo di culto della Religione Pagana.
E' indubbiamente complesso e costoso, ma noi abbiamo fatto tutti i passi burocratici che ci permettono di arrivare a questo risultato.
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03 gennaio 2026

Può dispiacere per i morti, ma la solidarietà è relativa alle cause che portano al disastro.
Si è solidali con gli abitanti di Gaza che gli ebrei israeliani stanno macellando da oltre 60 anni, ma essere solidali con la stupidità di individui che si ubriacano, secondo me, è da cafoni e da miserabili.
La tragedia è avvenuta fra "idioti" in una situazione che solo degli "idioti", con tanti soldi e privi di interessi culturali, potevano vivere ed abitare.
E' come se l'avessero voluta e cercata.
No! Non posso proprio aver sentimenti di solidarietà con loro, anche se capisco il dolore dei loro parenti.
Vivere nell'inconsapevolezza sociale non è un diritto, è una scelta.
Una scelta comoda perché non impone all'individuo di esporsi. L'individuo vuole ignorare qualunque condizione che esiste nel mondo e si trasforma in una preda fiduciosa pronta ad accogliere i propri aguzzini.
Per loro appare bello vivere immaginando che tutto vada bene. Immaginano che Dio provvede alle loro necessità. In fondo, sono ricchi e ritengono di aver diritto a divertirsi in un mondo che vive di affanni da loro stessi provocati, direttamente o indirettamente.
Con loro il mondo è stato generoso. Meno che questa volta. In un colpo si è preso tutto. Brindavano con bottiglie di vino ed erano abbastanza ubriachi da non cogliere le trasformazioni del mondo in cui erano immersi.
03 gennaio 2026

La scienza non è Dio. Dio è la verità a cui gli uomini si devono sottomettere; la scienza è un cammino di conoscenza che nega sempre la verità raggiunta per nuove e diverse verità.
Il nemico della scienza è l'immaginazione di Dio che viene proiettata sulla ricerca scientifica. Si dice: "La scienza dice!" ed è come se dicessero: "Dio dice!". E tutti, secondo chi afferma, dovrebbero accettare quella verità in nome della scienza. Ma è falso, perché la ricerca scientifica non dice "Le cose sono", ma "ho scoperto questo". Solo che questo non è una "verità", ma una tappa del conoscere sempre incerta ed imprecisa perché, anche se moltissime scoperte scientifiche funzionano, spesso il loro funzionamento è determinato da condizioni che ne permettono il funzionamento.
Ad esempio, l'aspirina funziona. Molte persone che prendono l'aspirina hanno disturbi allo stomaco. Altre persone assumono l'aspirina come se fosse acqua, e funziona.
La ricerca scientifica è un cammino che chi adora Dio, in un modo o nell'altro, deve fermare in nome di Dio.
Come i no-vax. La ricerca scientifica si assume la responsabilità del proprio lavoro; gli adoratori di Dio non si assumono la responsabilità delle loro farneticazioni che giustificano in nome della verità di fede: come i no-vax.
Purtroppo, qualcuno attribuisce alla scienza le proprie fantasie e i propri desideri.
In questo modo, la propaganda prende il posto della ricerca scientifica. In questo modo, si spaccia ciò che si vuole far passare come risultato della ricerca scientifica, mentre, è solo ricerca di consenso su prodotti dell'immaginazione.
Questo funziona soltanto con i cristiani i quali, avendo fede in Dio creatore e convinti che sia esistito un Gesù, sono stati educati a credere nell'assurdo, a desiderarlo e ad enfatizzarlo come soluzione dei loro problemi.
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02 gennaio 2026

In questa parabola di Matteo la protagonista è l'ansia e l'attesa. Gli attori sono Gesù che deve venire alla fine del mondo; il padrone che verrà da un momento all'altro; il diluvio o la catastrofe sempre incombente; la fine del mondo imminente.
Scrive Matteo:
Quanto poi a quel giorno e a quell'ora, nessuno ne sa nulla, né gli angeli del cielo, né il figlio, ma solo il padre. E quello che avvenne ai tempi di Noè, avverrà pure alla venuta del figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni avanti il diluvio gli uomini mangiavano e bevevano, si sposavano e maritavano fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si rendevano conto di nulla finché venne il diluvio e tutti li travolse, così sarà alla venuta del figlio dell'uomo. Allora di due uomini che si troveranno nel campo uno sarà preso e l'altro lasciato. Di due donne che saranno a macinare alla mola, una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque perché non saprete in che giorno verrà il vostro signore. Considerate bene questo: se il padrone di casa sapesse in quale vigilia della notte il ladro deve venire, veglierebbe certamente e non lascerebbe spogliare la sua casa. Quindi anche voi state preparati, perché il figlio dell'uomo verrà nell'ora più impensata. Qual è dunque il servo fedele e prudente, che il suo padrone ha costituito sopra la gente di casa sua, per dar loro il cibo a suo tempo? Beato quel servo che il padrone, al suo ritorno, troverà così occupato. In verità vi dico che lo costituirà sopra tutti i suoi beni. Ma se il servo è cattivo e pensa in cuor suo: Il mio padrone tarda a tornare , e si mette a percuotere i suoi compagni, a mangiare e bere come gli ubriaconi, il padrone di questo servo verrà nel giorno in cui meno se l'aspetta, e nell'ora che non sa, lo castigherà e gli riserverà la sorte degli ipocriti, là dove sarà pianto e stridor di denti. Matteo 24, 36-51
In questa parabola c'è tutta la rivoluzione portata da Matteo, attraverso Gesù, nella vita degli Esseri Umani. Per la prima volta nella storia la condizione di schiavitù è elevata a codice religioso. Per la prima volta nella storia un dio si compiace del comportamento dello schiavo che agisce da bravo schiavo .
Non era mai avvenuto che la condizione di schiavitù passasse dalla forma di relazione economica sociale ad una forma religiosa come osservanza dei dettami di un dio. Un dio che impone ansia, angoscia e paura, affinché lo schiavo sia fedele ed obbediente. Mai un dio, di nessuna religione antica, aveva mai preteso che qualcuno fosse schiavo se non come condanna per delitto.
Questo clima psicologico indotto dalla parabola sarà una novità assoluta nella storia umana: l'attesa. Un'attesa carica d'angoscia che ferma l'attività dell'uomo impedendogli di andare verso il suo futuro. Sta succedendo la fine del mondo. Sta arrivando il figlio dell'uomo. Tu vuoi lavorare alla macina? Ma chi te lo fa fare? Sta arrivando la fine del mondo: arriva dio, il tuo signore e padrone. Matteo fa raccontare da Gesù che ci fu un diluvio universale e che prima del diluvio le persone mangiavano e bevevano, si sposavano e vivevano. Poi, venne il diluvio e spazzò via le loro attività.
Non ci fu più nulla: ciò che avevano fatto era inutile.
Lo stato psichico dell'attesa indotto nelle persone mediante l'educazione cristiana è uno stato psichico che si oppone all'attività che, al contrario dell'attesa, spinge l'uomo verso il futuro. Nell'attesa si è bloccati nel presente e si attende l'avvenimento, l'accadimento.
Lo stato psichico indotto è quello della paura, del terrore, dell'angoscia, dell'ansia, allarme, apprensione, batticuore, per l'avvento del padrone. Che dirà il padrone? Questo stato psichico indotto fin dall'infanzia che sfrutta le apprensioni infantili, (quale sarà la punizione che mi darà mia madre per quello che ho fatto?) viene alimentato nella società dalla gerarchia di padroni che arrivano all'improvviso e aggrediscono il malcapitato di turno. Sfrutta gli eventi catastrofici che succedono nella vita degli uomini: la frana, il terremoto, l'inondazione, ecc. Sono tutti eventi che vengono sfruttati dai cristiani per imporre l'ansia d'attesa che ferma le persone e gli individui nel costruire il oro futuro. Quando le persone sono bloccate nell'ansia d'attesa anche se sono costrette a lavorare perché devono mangiare non lo fanno mai le loro pulsioni emotive, ma sempre con l'ansia di non poter finire il pasto. Le persone sono prigioniere dell'ansia d'attesa.
Questo stato psichico è lo stato che fissa la schiavitù imposta da Gesù. L'uomo non ha futuro e lo stato presente è immodificabile in quanto non si sa che cosa dovrà succedere. L'uomo non lo fa succedere perché sta attendendo e, non facendolo succedere accetta il suo stato presente rinunciando a liberarsi dalla schiavitù o a modificare il presente che sta vivendo. L'accettazione del presente e dell'inevitabilità di un presente immodificabile viene imposta da Gesù che impone alle persone che modificare il presente è del tutto inutile.
C'è un soggetto che terrorizza Gesù. E' quello schiavo che dice: Va bè! Verrà anche il padrone che mi ammazzerà, ma dal momento che non lo vedo arrivare io costruisco il mio futuro. Un futuro che è inconcepibile per Gesù in quanto dopo Gesù c'è il nulla, la fine del mondo. Per questo il desiderio di costruire il proprio futuro uscendo dallo stato psichico dell'attesa mediante l'attività d'azione e di progettazione nel proprio presente in Gesù assume la descrizione di: si mette a percuotere i suoi compagni, a mangiare e bere come gli ubriaconi che assurge allo stesso significato: si mette a studiare e prendersi una laurea . In altre parole, se ne sbatte del dio padrone e del suo imminente arrivo. Quest'uomo è cattivo perché nel suo pensiero ha spostato la paura dell'eventuale arrivo del suo padrone. La cattiveria di quest'uomo è stata quella di agire, vivere, mettersi in attività, qualunque questa attività sia, in una prospettiva di benessere.
Il lettore di Matteo dice: Questo si è messo a mangiare, bere e picchiare le persone, non è andato a riparare una strada o a raccogliere l'uva . La scelta dell'attività indicata da Matteo attraverso Gesù è scelta proprio per cercare l'approvazione del lettore. Un lettore che sceglie fra un'attività che apre l'uomo al futuro, ma che Matteo descrive con attività disdicevoli, e non attività che costruisce angoscia d'attesa che Matteo vuole premiare come obbediente ai dettami del dio padrone. Ma la scelta non sta nella qualità dell'attività. La scelta sta fra l'angoscia d'attesa che blocca l'uomo in un presente angosciante e l'attività che, comunque fa agire l'uomo nella sua realtà oggettiva spingendolo verso il futuro: o pensate che se lui bastona le persone, nella condizione descritta, gli altri prima o poi non lo picchiano a loro volta?
Quest'uomo che osa ribellarsi all'angoscia d'attesa che fissa il suo stato di schiavitù, secondo Gesù, va punito.
Il lettore di Matteo sente pervadere tutta la sua soddisfazione: Eri un carogna, adesso che è arrivato il dio padrone, te la fa pagare! Ed è un altro aspetto che permette a Matteo di fissare l'angoscia d'attesa. Lo schiavo, l'operaio umiliato, il contadino offeso, attendono il dio padrone che porti loro giustizia. Ma non c'è il dio padrone che porta loro giustizia. Loro continuano a stare nello stato psichico d'angoscia d'attesa e, per di più chiusi nella speranza dell'avvento di un dio padrone che vendichi i torti che hanno subito.
Per questo l'attesa è ansiosa, le ansie dei cristiani e degli psicotici sono spesso connesse all'ansia d'attesa che sospende l'attività in cui abitualmente si esprime la vita. Di qui il suo carattere penoso che non ha il suo opposto nell'attesa gradevole ma nell'attività che è in grado di esprimersi in una temporalità che non sorprende. Dove la temporalità è imprevedibile, dove nessuna esperienza del passato interviene a ridurre lo spazio dell'ancora e nonostante tutto possibile, e perciò del sempre incombente [la fine del mondo, l'arrivo del dio padrone, il ritorno del figlio dell'uomo, il diluvio universale, ecc.] assistiamo ad un'esistenza che si restringe nel tentativo di esporre il minimo di sé alla minaccia dell'imprevisto. Dall'Enciclopedia di psicologia di Umberto Galimberti, garzanti.
L'esistenza che si restringe per un sempre imminente avvento del padrone è la condizione psichica che fissa la schiavitù dell'uomo che ha in Gesù il suo più distruttivo profeta. Un profeta che tortura gli Esseri Umani che, contro la sua volontà agiscono affinché la loro società possa avere un futuro contro l'odio di morte di Gesù.
Il cattolicesimo ha costruito la gerarchia sociale quale gerarchia di possesso degli Esseri Umani imponendola quale emanazione del suo dio padrone di cui i cattolici sono manifestazione. "Da radio Maria parla il dio padrone!" E' una dichiarazione del direttore per negare il diritto di discutere fatta il 17 dicembre 1999 alle ore 10,30 riportata da un lettore del giornale La Repubblica del 28.12.1999. Per i cattolici nessuno deve giudicare l'operato del padrone. Egli non è sottoposto a regole né a leggi. Loro sono padroni degli Esseri Umani; loro non devono essere sottoposti a regole o a leggi. Loro possono uccidere, distruggere, stuprare, perché il diritto di fare questo glielo ha dato il loro dio padrone e padroni essi stessi. Per verificare questo basta leggere i percorsi socio politici che hanno condotto i sistemi giuridici delle società umane fuori dall'assolutismo cattolico. E' sufficiente questo per chi, incapace di percepire le tensioni che dal circostante si riversano sugli
Esseri Umani, non è in grado di percepire l'orrore e la morte che la pretesa di essere padroni degli Esseri Umani ha lastricato la storia dell'umanità ad opera dei cattolici che fanno la volontà del loro Gesù.
Questi sono gli insegnamenti che la chiesa cattolica ha appreso e ha imposto sugli Esseri Umani attribuendoli al suo pazzo profeta che del disprezzo e la distruzione degli Esseri Umani ha fatto la ragione della sua vita. Quando gli Esseri Umani cercavano un loro futuro la chiesa cattolica ha fatto come ha ordinato Gesù: li ha torturati affinché vivessero fra pianto e stridor di denti.
02 gennaio 2026

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01 gennaio 2026

I personaggi di questo vangelo di Matteo sono: Gesù, che si identifica col padrone; una gerarchia di servi che in questo racconto vengono chiamati operai.
Scrive Matteo:
Il regno dei cieli, infatti, è simile ad un padrone di casa, che di buon mattino uscì a contattare dei lavoratori per la sua vigna. Dopo aver fissato con i lavoratori un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscì verso l'ora terza e ne vide altri che se ne stavano in piazza sfaccendati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna e vi darò quel che sarà giusto . Essi andarono. Uscì di nuovo verso l'ora sesta e l'ora nona e fece lo stesso. Uscito poi verso l'undicesima ora, trovò altri che se ne stavano sfaccendati e domandò loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far nulla? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata . Egli disse loro: Andate anche voi nella vigna . Venuta sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama i lavoratori e paga loro la mercede, cominciando dagli ultimi fino ai primi. Si presentarono quelli dell'undicesima ora ed ebbero un denaro per uno. Vennero in seguito anche i primi, pensando di ricevere di più, ma ebbero anch'essi un denaro per uno. E nel riceverlo mormorarono contro il padrone di casa dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora sola e li ha trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo! . Ma egli, rispondendo ad uno di loro, disse:Amico, io non ti faccio torto: non hai fissato con me un denaro? Prendi il tuo e vattene. Io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso forse fare del mio quello che voglio? O sei tu invidioso perché io sono generoso? . Così gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi. Matteo 20, 1-16
In questa storia Gesù si identifica col padrone della vigna. E' Gesù il padrone e, per estensione, dio suo padre. Se preferite, il padrone è il dio creatore e Gesù suo figlio di cui Matteo parla.
Il racconto è circoscritto in un presupposto indiscutibile: Gesù è il padrone della vigna e in quale modo sia diventato il padrone della vigna non è dato saperlo. Egli è in padrone e, in quanto tale, è separato dagli operai. Una separazione determinata dal possesso. Gesù è il padrone in quanto possiede la vigna. Gli operai sono tali perché non possiedono la vigna. E' importante che si comprenda che ciò che fa di Gesù il padrone è il possesso. L'insegnamento esoterico di questo vangelo di Matteo è semplice: possedere oggetti è essere . Si è padroni perché si possiede oggetti e in quanto padroni si può disporre delle persone che non sono padrone. Sono, in questo caso, operai.
Che cosa possiedono gli operai che il padrone vuole? Il loro tempo. In altre parole, la loro vita.
In questa parabola del Vangelo di Matteo Gesù possiede la vigna; gli operai possiedono la vita.
In questa parabola del vangelo di Matteo a Gesù manca la vita, mentre gli operai hanno la vita e sono talmente generosi da offrirla a chi è privo di vita.
L'insegnamento esoterico di Gesù, in questa parabola, consiste appunto nell'usare il possesso di oggetti e beni per appropriarsi della vita delle persone che, altrimenti, secondo la sua interpretazione, sarebbero sfaccendate in piazza. Gesù può dare un denaro in cambio della loro vita: per tutta la loro vita.
E' la vita che vale un denaro, non il tempo che della loro vita hanno sacrificato.
Sorge una domanda: perché il tempo diverso di lavoro è pagato allo stesso modo? Apparentemente chi ha lavorato di più dovrebbe avere maggior salario rispetto a chi ha lavorato di meno. Assumendo come punto di riferimento il valore di un denaro per una giornata lavorativa, chi ha lavorato mezza giornata avrebbe potuto essere pagato mezzo denaro. Solo che Gesù non paga il lavoro, ma paga la vita di cui si è appropriato. Le vite degli operai che riesce a far proprie a fine giornata sono quelle che gli sono costate più lavoro. E' Gesù che ha lavorato affinché ogni ginocchio si pieghi riconoscendolo come il padrone, non gli operai. Chi si è inginocchiato subito ha pattuito un prezzo per la sua sottomissione. Gli altri hanno resistito ore prima di sottomettersi e accettare di riconoscerlo come padrone andando a lavorare nella vigna.
Con questo racconto Matteo trasmette alcuni insegnamenti esoterici del cristianesimo:
1) Il cristiano deve essere il padrone e lo deve essere nella società mediante il possesso delle ricchezze materiali;
2) Con l'uso delle ricchezze materiali il cristiano deve appropriarsi della vita delle persone;
3) Il cristiano deve svalutare la vita delle persone per impedire alle persone di rivendicare diritti nei suoi confronti;
4) La vita delle persone non deve avere alcun valore se non si sottomettono e quando si sottomettono la loro vita ha il valore che Gesù vuole in funzione del suo volere;
Gesù come padrone assoluto afferma di essere generoso perché a chi ha lavorato poco ha dato molto. Questo punto di vista omette l'altro: Gesù invita a truffare dando poco a chi ha lavorato molto. Gesù dice a chi ha lavorato molto: Se io non ti facevo lavorare, tu non sapevi che fare. Gli altri, invece, avevano altre cose da fare e ho dovuto faticare per averli al mio servizio. Sono stato costretto ad uscire di casa all'ora undicesima pur di averli come dipendenti. Quelli che non hanno accettato subito sono bravi lavoratori .
Questo diventa l'insegnamento che sarà seguito dai cristiani e dalla chiesa cattolica in particolare. L'assolutismo del dio padrone incarnato nella monarchia assoluta. L'assoluta discrezionalità del padrone nei confronti dei cittadini. Il disprezzo per le persone e il loro tempo di vita. La negazione di interessi diversi da quelli del padrone tanto da considerare i bisogni diversi dei cittadini come degli atti di sovversione al punto tale da costruire l'ideologia del peccato. Che cos'è il peccato? E' tutto ciò che piace alle persone. Tutto ciò che è diverso dall'andare a lavorare nella vigna. Far l'amore, giocare, divertirsi, amare, coltivare la cultura, frequentare gli amici, essere attenti alla società civile; tutto questo è peccato.
I cristiani imporranno il dio assoluto e gli uomini lotteranno per la democrazia. Con la democrazia il tempo degli operai acquista il suo valore: le persone si appropriano della proprietà del loro corpo e del loro tempo. Con la democrazia, contro l'assolutismo di Gesù e la sua pretesa di possedere il tempo e il corpo delle persone, i cittadini rivendicano i loro diritti contro l'arbitrio di chi possiede gli oggetti.
Gesù è il nemico della vita. E' nemico di tutto ciò che è sacro. Gesù manifesta odio per quella società civili che ritengono importanti sia le persone che la loro vita.
Finito il tempo dell'assolutismo monarchico rappresentato dalla vigna; inizia il tempo della democrazia. Finito il dominio sugli uomini mediante il possesso della vigna, inizia il tempo in cui la vita degli uomini è preziosa per loro stessi e non per il padrone Gesù.
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Claudio Simeoni
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