Dopo un anno orribile come il 2025, siamo perplessi per quanto ci attende. Intanto, è iniziata l'invasione del Venezuela.
Gennaio 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.
23 gennaio 2026

Si dice che siano del 1.300 anni a.c. La copia ritrovata in Egitto è della XXII dinastia (900 a.c.). Sono i proverbi di Amen-em-Ope.
Qualcuno avrebbe voluto che fossero la base dalla quale vennero elaborati i proverbi della bibbia, in realtà non è così! Formano una base etica comune all'antico Egitto, ma la differenza sta nel fatto che in essi non troviamo la ferocia del Dio padrone ebreo e cristiano colsuo desiderio di genocidio di chi non si sottomette al suo volere.
Sono tredici proverbi e questa premessa li precederà tutti. Il testo è tratto da "La saggezza dell'Antico Egitto" ed. Newton a cura di Joseph Kaster.
Proverbio n. 1 di Amen-em-Ope
Guardati dal derubare gli afflitti, dall'opprimere i deboli.
Non sollevare la mano contro un vecchio che si avvicina,
così come non oseresti rivolgere la parola ai grandi.
Non gridare contro colui che hai danneggiato, e non dargli risposta a tua giustificazione.
Le sponde gettano nel fiume colui che compie il male, e le sue stesse acque alluvionali lo trascinano via.
Il vento del nord cala e ne conclude il tempo;
esso si unisce alla tempesta.
La nuvola della tempesta tuona, e cattivi sono i coccodrilli!
O uomo caldo, come stai adesso?
Egli grida, e la sua voce si leva fino al cielo sopra;
O Dio Luna, leva il suo crimine contro di lui!
Joseph Kaster, "La saggezza dell'Antico Egitto", ed. Newton, 1998, pag. 147-148
C'è una nota a piè pagina che dice:
"Un uomo focoso, un uomo impetuoso alla mercé delle proprie emozioni. Nel testo, l'espressione "uomo caldo" è seguita dal determinativo di un prigioniero inginocchiato con le mani legate dietro la schiena, come ad indicare che chi si è abbandonato alla mercé dei propri umori è prigioniero delle proprie stesse passioni."
Ciò che è indicato in questo proverbio egiziano, in Stregoneria è chiamata "autodisciplina in funzione dell'Intento".
In questo proverbio si descrive il concetto di "crimine" come pensato in filosofia e nelle varie espressioni religiose dell'antico Egitto.
Che cos'è un crimine?
Oggi siamo abituati a pensare che il crimine sia un'azione che violi le leggi. La nostra legge distingue vari gradi in cui identificare le azioni criminali, il crimine in sé stesso, il comportamento amorale o il comportamento "maleducato".
La legge determina che cos'è il crimine e definisce la pena relativa a quel crimine.
Esiste un modo di essere criminali, dal punto di vista della religiosità di riferimento delle persone, che appartiene alla sfera religiosa o alla sfera sociale e, non necessariamente, viene sanzionato dalla legge.
Il cristianesimo ha usato ciò che appartiene alla sfera religiosa e alla sfera sociale per trasformarlo in crimini e perseguitare le persone. In questo modo ha riaffermato sé stesso e il proprio potere di dominio sull'uomo. Ciò che il suo Dio chiama peccato, il cristianesimo lo ha chiamato crimine da perseguire con lo stesso schema ideologico con cui il suo Dio ha macellato gli abitanti di Sodoma e Gomorra.
Ogni religione manifesta le proprie regole; regole che sono proprie per quella religione. Per chi aderisce a quella religione!
Che una religione sia più o meno legata alla vita civile e sociale degli Esseri Umani è una cosa; che una religione imponga le proprie regole ad altri chiamando la violazione delle proprie regole religiose crimini, è un'altra cosa. Una religione si impone sulle persone che la fanno propria perché le persone hanno interesse a seguire quella religione e quei principi. Se io non sono in grado di pensare un mondo dove gli oggetti esprimono volontà, perché dovrei seguire una religione che fa procedere i propri principi partendo dal presupposto che gli oggetti del mondo esprimono volontà? Quando però stabilisco che esistono dei principi e delle idee che guidano il mio comportamento, allora diventa un crimine la violazione di quei principi a meno che la violazione di quei principi non segua altri principi! paralleli, complementari ecc. all'insieme che ho messo a fondamento del mio pensiero.
Deve esserci una separazione fra quanto e come la società chiama crimine e quanto una religione definisce crimine (o peccato che è lo stesso).
Cosa NON devo fare dal punto di vista di questi proverbi?
Questo proverbio stabilisce il mio comportamento non tanto rispetto alla gerarchia sociale (che ha mezzi e strumenti per difendersi da me), ma nei confronti del Sistema Sociale in cui vivo.
La ricchezza di un Sistema Sociale si misura sulla relazione che hanno le persone socialmente forti al suo interno nei confronti delle persone che sono socialmente deboli di quel Sistema Sociale. La ricchezza di un insieme non si misura da quante persone sono ricche in quell'insieme, ma da come le persone ricche di quell'insieme riescono a far circolare la ricchezza al fine di non opprimere le persone più deboli. Dove, per ricchezza, non si intende soltanto la ricchezza materiale, ma specialmente la ricchezza culturale e la ricchezza affettiva dell'insieme sociale.
Il crimine, indicato da questo proverbio è un crimine d'INFAMIA commesso da chi danneggia chi non si può difendere. Questo diventa orrore davanti agli Dèi.
Il proverbio non condanna il "crimine" come indicato dalle leggi, ma condanna l'uso del "crimine".
Non dice che una persona non deve rubare, ma dice di non derubare gli afflitti. In pratica, dice di non danneggiare quelle persone che sono psichicamente più deboli.
Non dice di non picchiare una persona, ma dice di non picchiare chi non si può difendere, in questo caso un vecchio inteso come una persona fisicamente debole.
Dice inoltre di non farlo con lo stesso spirito con cui non oseresti, non solo picchiare, ma solo rivolgere la parola ad una persona socialmente più potente di te. Lo spirito che ti deve attraversare DEVE essere uguale, nei confronti di chi non si può difendere come nei confronti di chi è socialmente più forte di te.
Se hai danneggiato qualcuno, non deriderlo perché ti senti più forte di lui. Se lo hai danneggiato, non umiliarlo e sii consapevole che il tuo profitto è risultato dal danno che hai procurato. Evita, se puoi, di giustificare con ragioni quanto hai sottratto, come se sottrarre fosse un tuo diritto. Farlo è una cosa squallida e sporca.
Vi ricordate quando venivano massacrati gli Indiani delle Americhe per sottrarre loro le terre e i massacratori giustificavano le loro azioni perché quelli erano dei selvaggi?
Vi ricordate il Gesù di Nazareth a cui piace qualificare apoditticamente delle persone come malvagie (zizzania) per gettarle nei forni crematori?
Costringere il più debole a prostrarsi è abominio di fronte agli Dèi.
Il proverbio si conclude con l'ira degli Dèi nei confronti dell'azione infame. Un'infamia che abbiamo sempre visto perpetrata nella storia dal cristianesimo.
Chi pratica la religione Pagana Politeista sa che queste azioni sono infami.
Chi pratica il Paganesimo Politeista sa che questo provoca l'ira degli Dèi. Un'ira che non si esprime con un fulmine, ma con uno smarrimento che porta la persona infame a scelte autodistruttive.
Gli antichi Egiziani tentano di risolvere un problema: perché una persona dovrebbe opprimere i deboli, sollevare la mano contro un vecchio o gridare e umiliare colui che quella persona ha danneggiato? Perché, dicono, è una "testa calda".
Perché affermano questo? Perché l'estensore del proverbio non trova delle ragioni sociali per giustificare quel tipo di comportamento. Solo una testa calda, un pazzo o qualche cosa del genere può comportarsi in quel modo.
Cosa direbbero gli Antichi Egiziani se sapessero che quel modo, che essi definivano comportamento di una "testa calda", è stato elevato a comportamento finalizzato al dominio e al controllo sociale?
Oggi come oggi, quel comportamento non è più il comportamento di una "testa calda", ma si è trasformato in metodo attraverso il quale acquisire potere sociale. I cristiani hanno fatto dell'umiliazione dei più deboli un'arma di dominio all'interno del tessuto sociale attuale.
Non si tratta soltanto della mancanza di ONORE nelle azioni del cristiano, ma in una volontà di distruzione e di saccheggio che diventa il motivo fondamentale da trasmettere ad ogni nuova generazione attraverso la coercizione educazionale. Davanti a questo comportamento l'ira degli Dèi è grande, ma se un Sistema Sociale, in cui questi comportamenti si esprimono, non riesce ad esprimere, esso stesso, indignazione, gli Dèi non potranno fare nulla.
Perché gli Dèi possono solo alimentare le azioni degli Esseri Umani (e trarre alimento dalle loro azioni), non sono i padroni e i giustizieri degli Esseri Umani offesi.
Tutti i testi del mese di gennaio 2026 in un'unica pagina
Indice pagine mensili di cronache Pagane
Torna agli argomenti del sito Religione Pagana
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Membro fondatore
della Federazione Pagana
Piaz.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
Tel. 3277862784
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
Iside con bambino - Museo di Napoli prestata a Torino!
Questo sito non usa cookie. Questo sito non traccia i visitatori. Questo sito non chiede dati personali. Questo sito non tratta denaro.