La flotta Usa si dirige verso l'Iran e non ha intenzioni pacifiche. L'oro aumenta di valore. Gli USA dichiarano guerra economica al Canada.
La Danimarca chiede di acquistare la California dagli USA.
Febbraio 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.
Cronache mese di febbraio 2026
26 febbraio 2026

Sintesi di qualunque visione dell'oggettività, attraverso due occhi che guardano e un giudizio della ragione per la quale, quei quadri, più o meno ben dipinti, sono il tutto.
Per questo, due occhi umani percepiscono, e, la ragione, dipinge un campo di grano ignorando i vermi.
Sono occhi di un Essere Umano condizionato e legato al grano per la propria sopravvivenza, per la soddisfazione di uno specifico bisogno.
D'altro canto, il porcospino lo considera un campo di vermi perché questi soddisfano il suo bisogno relativo al cibo.
Ma se gli occhi che guardano sono quelli di chi vede solo le Coscienze di Sé degli Esseri di un campo di grano, allora quel campo e quelle coscienze escono dalla descrizione di ogni ragione presentando un'altra rappresentazione di Sé, al di là che queste appartengano al grano, ai vermi o al campo stesso.
Una descrizione è solo una descrizione e, in quanto tale, oggettivazione della soggettività dello spettatore che ritaglia soggettivamente un'infima parte dell'oggettività in cui vive chiamando, la sua percezione soggettiva, oggettività.
Lo spettatore determina la qualità della scena, che decide di percepire, dell'insieme proposta dall'attore.
Ecco perché le "vie del signore" sono limitate, finite e miserevoli.
Ciò che vuole la regola è ciò che io voglio che la regola debba volere.
Io proietto me stesso nell'oggettività dell'universo in cui vivo.
Tutti devono percepire le mie stesse paure: può essere altrimenti?
No! Se io continuo a proiettare nell'universo la mia soggettività e chiamare questa: oggettività, le altre persone non la percepiscono come oggettività, ma come un elemento estraneo di ciò che loro percepiscono.
Non esiste un mondo dove vengono tenute stipate la nostre rimozioni. Se una persona ha paura e finge di non averne (finge con sé stesso), non significa che non ha paura, ma trasforma la paura in un mostro dalle mille facce che, di volta in volta, sceglie quella più confacente per presentarsi all'individuo.
Al contrario, se un individuo riconosce la propria paura e con questa ci gioca, la trasforma in una palla e ad ogni calcio la lancia più lontana finché questa non torna più a lui.
Il correre avviene sempre.
Come gli spermatozoi corrono nel tentativo di raggiungere l'ovulo e, con quest'atto, rivendicare di fronte all'universo il diritto al proprio divenire attraverso la sequenza dei possibili mutamenti, così gli esseri viventi effettuano la loro affannosa corsa verso la loro "morte" come rivendicazione, difronte all'universo, del proprio esistere attraverso un abitare la sequenza dei propri mutamenti oltre il corpo fisico.
Eventualmente, si dovrebbe stabilire perché un Essere della Natura corre e perché un altro Essere della Natura sta fermo; perché uno scappa (cambia la direzione rispetto a chi corre) e perché la corsa può essere sostituita dal trotto.
Nelle teorie esoteriche occidentali (tipo la Cabala, tanto per intenderci) si immagina un rapporto di identità fra i movimenti del microcosmo e quelli del macrocosmo ( e viceversa).
Secondo quelle teorie per capire i movimenti del macrocosmo basta capire i movimenti del microcosmo e viceversa.
Ora, noi che cosa siamo?
Microcosmo o macrocosmo?
Tutto è soggettivo e, dal momento che non vogliamo oggettivare la nostra soggettività, diciamo che il punto d'osservazione lo scegliamo nel nostro esistere, in ciò che siamo. Come dei Giani bifronte, ci è più facile volgere lo sguardo al "tempo che fugge" che non al "tempo che ci viene incontro". Il nostro modello esistenziale ideale diviene lo spermatozoo nel suo canto d'esistenza.
Qual è dunque la condizione normale degli Esseri Umani (visto che siamo Esseri Umani)?
E' la lunga corsa per coprire lo spazio che ci separa dall'uscita dal pene per presentarsi all'ovulo femminile.
Correre è la condizione attraverso la quale il nato dalla vagina si muove verso l'utero dell'universo per rivendicare davanti a questo un nuovo percorso, una nuova esistenza.
L'Essere Umano che corre è l'Essere Umano vivo e "normale".
In qualunque momento il corpo fisico può cessare di essere e la corsa termina. Dunque, ogni momento è prezioso; ogni istante deve essere sfruttato.
Chi corre ha la percezione dello scorrere dei cambiamenti.
Chi corre è cambiamento,
Dalla velocità dello scorrere dell'energia orgonica Reich stabiliva la vitalità.
Correre implica due condizioni, anche se non manifestate dalla ragione.
Dove si va e come andarci.
Esteriormente parlando, coscienza del fine e consapevolezza dei mezzi e delle possibilità.
Chi scappa, al contrario, non possiede né l'uno né altro.
Conosce che cosa non vuole, ma non conosce il prezzo cui deve sottostare per non volerlo.
Chi fugge subisce le condizioni della fuga, nega il fine per cui esiste e disperde la sua forza in rivoli a lui ignoti.
Esistono situazioni tattiche nei quali momenti della corsa sembrano trasformarsi in fughe.
Come un fiume scendendo dalle montagne persevera nel suo percorso verso il mare, a volte forma degli stagni in cui il suo fluire sembra cessare, così un Essere Umano a volte è costretto a sottrarsi a sfide che potrebbero troncare la sua corsa e, in quel momento, sembra che la sua corsa sia finita.
Ma è solo inganno per l'occhio dello spettatore. Come un fiume segue sempre il suo corso dalle montagne al mare, l'Essere Umano preserva sé stesso per continuare a correre.
L'Essere umano nasce nudo nel mondo della ragione mentre ben corazzati ed esperti lo attendono i suoi guardiani fuori dalla vagina. Con sorrisi e con l'incanto portano lo scompiglio in una ragione troppo vuota per scegliere e difendersi.
Quanto a fondo giungono quelli strali?
Quanti Lupi Cattivi aspettano Cappuccetto Rosso nascosti dietro l'angolo?
Quante streghe si circonderanno di dolci per mangiarsi chi bussa alla loro porta?
Quanti padroni o "dèi padroni" sono pronti a toccarti per sottometterti?
Per troppe persone la corsa si trasforma in fuga.
Fantasmi dalle mille facce si impossessano dell'Essere Umano abilmente manovrato dai "maghi neri" che intendono sottometterlo. I veri "maghi neri". Questo perché è facile dominare chi non ha una direzione verso la quale correre.
Per costoro, non ci saranno più direzioni verso le quali correre; non ci saranno più mezzi o possibilità per alimentare le proprie forze.
Troppi mercenari al servizio di ogni sconfitta.
Per costoro la fuga, il tentativo di ritorno ad una qualche forma di utero, è l'unica ragione del proprio esistere.
Oggettiveranno la propria soggettività. Diventeranno oggettivi i limiti della loro soggettività.
Cercheranno la sicurezza della propria condizione negli occhi di chi li circonda.
Guai se avranno forza sufficiente per spaccare le gambe a chi corre. Guai ai vinti!
Questo è il loro desiderio.
Ridurre tutta la specie umana in una condizione di panico, di paura, di fuga continua.
Chi fugge, come movimento strategico della propria esistenza, è colui che fa precedere la morte delle sue emozioni alla morte del suo corpo fisico.
L'individuo razionale perfetto è colui che può inserire tutti i dati dell'esistente del mondo nella propria ragione, senza per questo risentirne; chi vive nella fuga viene sconvolto da ogni nuovo dato [fenomeno] che accede al mondo della propria ragione; aggiunge panico al panico che già vive.
Fin qui è facile, sono le categorie intermedie le più strane da definire: chi sta fermo e chi trotterella.
Perché stare fermo?
Come è faticoso correre.
Non solo è una fatica la difesa del diritto alla soddisfazione del proprio bisogno di correre, ma vivi in un ambiente che ti dice: "chi te lo fa fare?".
Chi fugge è sempre in agguato per aggredire chi corre.
Chi fugge, assediato dai fantasmi delle proprie fobie, trova soddisfazione, o pace momentanea, nel diventare un fantasma persecutore di chi corre.
Perché sottovalutare chi scappa?
Chi corre si sente molto potente.
Spesso ha lo sguardo fisso sui suoi obbiettivi tanto da non avvedersi del piccolo scorpione.
Esseri Umani insignificanti diventano inciampo per chi corre e, per l'inciampo, spesso chi corre cambia il passo e la velocità come reazione soggettiva e adattamento all'inciampo incontrato.
C'è un rapporto diretto fra la qualità e l'intensità dell'inciampo e la reazione soggettiva di chi corre all'inciampo.
Stare fermi!
Chi sta fermo non inciampa.
Lo stare fermi, non affrontare i problemi, è la condizione soggettiva finalizzata ad evitare l'inciampo o l'errore.
D'altro canto, una volta che si è iniziato a fuggire non c'è più possibilità di rimettersi a correre. Chi fugge è colui che ha dimenticato fine e mezzi.
Non può più ritrovare la memoria perduta del proprio divenire (o di ciò che ha perso), perché non è memoria recitata attraverso il parlato della ragione, ma è una memoria incisa nelle sue emozioni, nel suo intero corpo fisico e, quando si perde, si è persa gran parte della propria energia emotiva.
Stare fermi è arte della difesa.
L'Essere umano che corre e che, poi, si è fermato, sta sacrificando potere e mezzi della sua consapevolezza, date le condizioni oggettive, preferendo salvare la propria coscienza del fine per il quale correva.
Sacrifica la crescita del proprio divenire per salvare il divenire stesso.
Non si può aggredire chi sta fermo; chi sembra che non abbia un fine.
L'attacco è contrapposizione di azione ad azione.
Chi è fermo non mette in atto nessuna azione.
Non si può né catalogare, né definire.
Non lo si può inscrivere dentro una casella, un partito politico, una categoria, ecc.
Chi sta fermo è colui che si dichiara estraneo a tutto e a tutti
Un paria della conoscenza e della consapevolezza.
In un mondo di fantasmi in agguato, essere fermo permette di non farsi coinvolgere; essere indifferente.
Lo stesso discorso, come variazione alla reazione soggettiva di stare fermi, vale per chi decide di andare al trotto.
La qualità dell'agguato subito da costui non è stata tale da bloccare il suo divenire.
Ha solo rallentato lo sviluppo delle sue trasformazioni.
Costui avanza verso il suo fine, guardingo ma deciso; lento ma preciso.
I fantasmi non hanno la capacità di bloccarlo, egli, però, avanza prudente; ma avanza!
La coscienza del fine e la consapevolezza dei mezzi si rafforzano passo dopo passo.
Il trotto si accelera a mano a mano che la consapevolezza accresce il suo potere esistenziale ed egli impara a bloccare i fantasmi del circostante.
Questa persona è un essere che avrebbe voluto correre, ma è stato costretto a cambiare passo e farsi più prudente per evitare di fermarsi.
La strada verso il traguardo della morte del corpo fisico, non permette a nessuno di sottrarsi, non può essere evitata. Ogni individuo sceglie come percorrerla.
Sotto quella forca caudina, ogni Essere della Natura è costretto a passare.
Che il singolo Essere Umano giunga all'appuntamento dopo una grande corsa, sprizzante di potere da ogni poro; giunga fuggendo trasformandosi in fobia di sé stesso; giunga conservando il minimo di potere esistenziale messo insieme in una vita prudente; alla morte della vita fisica, al tiranno di tutti i tiranni, nulla importa.
Importa solo al piccolo uomo e al suo divenire.
Ciò che hai costruito, nel modo in cui hai proceduto dalla nascita alla morte, è ciò con cui affronti al tua morte del corpo fisico.
Fino a questo punto ho parlato delle cose per ciò che sono.
E l'Essere Umano è l'Essere sociale che più di ogni altro Essere della Natura subisce il condizionamento emotivo dalla propria società.
A quel condizionamento l'Essere Umano reagisce, adattandosi.
"Ecco a voi, Superman!"
Il modello ideale del Dio padrone impostogli dal sistema sociale stesso.
"Ecco il super maestro, terrore della bocciatura!"
La missione sociale dell'educatore consiste essenzialmente nel trasmettere sani principi morali, di sottomissione e obbedienza, alle generazioni in formazione, ecc. ecc.
Non riesco a capire perché un individuo non debba fare il maestro semplicemente per trasmettere nozioni e per lo stipendio di fine mese. No! Deve, per forza, imporre la morale comportamentale. Quasi un missione divina.
"Super poliziotto ammazza cattivi!"
"Super manager rampante!"
"super leccaculo del proprio manager rampante!"
"Ed ecco a voi Rossi Camillo, il portinaio al residence "Albicocca" impegnato nello svolgimento delle proprie mansioni: "Dovrà passare sul mio cadavere il fattorino che pretende di prendere l'ascensore per consegnare il pacco al settimo piano. A cosa servono le scale?"
"Ed ecco a voi Rospa, la super vigilessa nascosta dietro al lampione per multare l'automobilista in difficoltà!"
E via all'infinito, mettendo dentro anche i meccanici di macchine per ufficio che, anche se meno socialmente evidenti, sono furbi come ogni altra categoria sociale in cui le persone si sentono superiori alle altre persone.
Anche alla "merda" non piace più essere semplicemente "merda", ma preferisce essere considerata "super merda".
Vuoi mettere quanta differenza di profumo?
In questo perfetto minestrone pseudo sociologico, se un individuo vuole correre deve per forza dare la sensazione di fuggire. Deve far credere di scappare.
Morì facendo una brillante carriera.
Assunto come uomo delle pulizie, dopo dieci anni fu promosso al lavaggio delle verdure; dopo altri dieci anni fu promosso ad aiutante dell'aiuto cuoco e, poco prima della pensione, divenne cameriere ai tavoli.
Oppure.
Assunto come vigile urbano fu dapprima incaricato a dirigere il traffico davanti alle scuole (si divertiva nel tenere gli automobilisti in coda) e finì la sua vita timbrando le multe dei suoi colleghi.
Due esempi di feroci arrampicatori sociali.
La logica della quotidianità sociale, impone l'arrampicata sociale.
Per poter correre è necessario sottrarsi alle imposizioni e alle logiche sociali.
Imparare a sottrarsi.
D'altro canto, chi scappa appare come un individuo che corre.
Come si fa a nascondere le proprie fobie, le proprie paure, le proprie incapacità e le proprie debolezze se non ci si nasconde dietro una maschera con cui presentarsi?
Mascherare le proprie paure con un attivismo di facciata: lui muove le gambe come quello che corre!
Cosa nasconde l'atteggiamento arrogante del vigile, del poliziotto, del magistrato (nota: è arrogante solo nei confronti di chi ritiene più debole e incapace a reagire; nei confronti di chi ha il potere di reagire, diventa ossequioso e viscido).
Cosa nasconde il culturista ad oltranza o le spacconate dello sballato nel bar di periferia?
Cosa nasconde il "dover fare" e il "dover essere" ad ogni costo?
Cosa nasconde questa fuga continua dalle responsabilità sociali?
Nasconde l'Essere Umano che è scappato dalla corsa della vita.
Maschera i fantasmi che ha nascosto dentro di sé.
Questo Essere Umano muove le gambe per nascondere che sta scappando.
E chi sta fermo?
Chi sta fermo è là sul ciglio di un marciapiede senza aver il coraggio di attraversare una strada che gli incute paura.
Egli è ciò che appare.
Un Essere Umano bloccato, con l'energia emotiva che cortocircuita in sé stessa anziché veicolarsi nel mondo. Un Essere Umano che non si espande nel mondo in cui vive senza permettere all'energia emotiva del mondo circostante di entrare in relazione con lui.
Paura di toccare; paura di farsi toccare.
Rimane chi trotterella!
Trotta come Essere Umano e trotta nel gioco dell'apparenza nella società.
Si tratta della "massa gelatinosa" su cui l'umanità, sia per ciò che è che per ciò che vuole apparire, poggia le sue speranze.
E' il contadino asiatico delle risaie o del malato di colera. E' il curdo o l'afgano o, ancora, l'individuo di qualunque popolo che rimane sulla propria terra, pur subendo violenze, mentre una parte della popolazione cerca fortuna altrove.
E' il "Fantozzi" d'ogni situazione; né troppo povero, per essere un miserabile; né abbastanza ricco per rivendicare il dominio su altri uomini.
E' la moglie di "Fantozzi".
E' la figlia di "Fantozzi".
E' l'eterno desiderio d'esistenza senza pietismi o arroganza.
Non potremmo mai dire: "uomini e donne che correte o che trottate: unitevi!"
La corsa è sempre un'avventura individuale: una scelta soggettiva nella relazione fra sé e il mondo in cui si è nati e si vive. E' un personale adattamento alle situazioni incontrate.
In compenso, quando calerà il sipario della vita, solo chi è vissuto correndo sopravviverà.
E allora vale la pena di dire: "Uomini e donne di tutto il mondo, prendetevi nelle vostre mani la responsabilità della vostra vita, correte, sognate, desiderate!".
Che quei sogni, quei desideri diventino decisivi per lo sviluppo del vostro divenire nella realtà quotidiana.
Volendo, e solo in via ipotetica, sarebbe possibile creare o ipotizzare una prospettiva ideale per il diritto a desiderare, a sognare.
Si tratta, oggi come oggi, di un diritto negato perché la società, ad ogni nuovo nato, impone cosa deve o può desiderare e come realizzare i suoi desideri che lei stessa impone.
Alcune persone, oggi come oggi, hanno bisogno di un nuovo tipo di "ideali". Ideali intimi, interiorizzati, nascosti al mondo, con i quali identificare sé stessi e riversare su loro le loro emozioni.
In questo scritto ho tentato di definire, a grandi linee, i differenti comportamenti sociali degli Esseri Umani.
Spesso, però, si chiede qualche cosa di pratico. Esempi, direttive, manuali capaci di costruire modelli entro i quali le persone possono essere rassicurate.
Ogni individuo è solo sulla terra e le sue scelte appartengono solo a lui perché queste sono la ricchezza o la miseria che ha costruito nella sua vita.
Esempi e direttive sul "che fare" non appartengono all'analisi teorica oggettivabile. Vanno bene per me, ma non per tutti gli uomini.
Solo il singolo individuo può elencare tutti i fattori oggettivi che condizionano la sua esistenza. Io posso parlare dei miei, ma non dei tuoi.
Ovviamente non sto parlando dell'elenco delle salmerie come indicato da Clausewitz in "Della guerra", ma poco ci manca.
Il "che fare" reale non appartiene nemmeno a Lenin, ma al popolo Russo che risponde ai propri desideri nella situazione in cui stava vivendo. Il "che fare" dell'apparire appartiene a chi dice alle persone che cosa devono fare, ma non abita nei desideri delle persone.
Cosa nasconde chi sta fermo?
Ho detto che cortocircuita la sua energia emotiva al suo interno.
Quale velocità di movimento e di trasformazione assume?
Gli autistici e alcune persone separate dalla società appaiono al mondo come individui bloccati; paralizzati; il massimo dell'immobilità apparente.
Spesso la loro energia è un vortice di conoscenza e di consapevolezza spostata in altre direzioni, altri livelli di percezione, altri mondi.
Cosa nasconde l'immobilità nell'esistenza del quotidiano di un individuo desiderante?
Dove vivono e cosa facciano le sue emozioni nel mondo quotidiano della ragione, non lo saprà mai.
Saprà solo di persone grigie e ossessionate il cui reale stato d'animo e le loro intenzioni appaiono irraggiungibili.
Cosa nasconde chi trotta?
Avanza prudente lungo i declivi del sociale.
Non rinnega la possibilità di correre, ma è incapace sia di recitare l'immobilità assoluta che partecipare alla fuga. E' nemico di chi fugge e non comprende chi occulta il correre mascherandolo col fuggire. Inoltre, disprezza chi fugge mascherandolo col correre
Ricordo una volta, una coscienza, non so se di squalo o di delfino, che disse: "Idiota! buttati a mare che ti sistemo io!".
Chi vive percependo le emozioni del mondo disse: "Prova ad emozionarti, vivi di desideri, che poi ci penso io!"
Illusioni?
Illusioni di un uomo che ha corso per tutta la sua vita e che si rifugia lontano dal mondo della ragione?
Sto ascoltando un nastro inciso da un compagno che forse non lo è più ( o forse non lo sono più io) e ricordo un tempo di persone che correvano, volevano correre. Non volevano mascherarsi con la fuga o l'immobilismo. Non volevano nemmeno trottare; volevano correre e correre ancora. Non conoscevano il mondo emotivo in cui erano immersi o, forse, tutta la loro azione era solo emozione. Di loro è rimasta polvere anche se qualcuno sta ancora correndo in spazi ignoti.
In ogni individuo esiste un profondo e un antico dal quale la sua coscienza è separata. E' un'area sconosciuta nella quale nessuno, che non sia il soggetto stesso, può accedervi. Ogni individuo è portatore di un segreto, di possibilità che cela a sé stesso. Strumenti che potrebbe usare per favorire la sua esistenza, ma che sono celati alla sua coscienza.
Ogni individuo può entrare in relazione con gli altri individui attraverso le emozioni; e le emozioni degli individui sensibili si fondano in un'unica tensione emotiva che alimenta azioni per un fine, spesso senza un movente razionale.
L'universo è composto da milioni di sfaccettature e tali sfaccettature si rivelano nei comportamenti degli individui: di chi corre, di chi è bloccato, di chi fugge o di chi trotta.
Non sono i comportamenti nella società a cui ci si deve riferire, ma al comportamento della vita reale: la relazione fra le emozioni che sorgono in un individuo e la loro veicolazione nella sua attività quotidiana.
C'è un solo comportamento che caratterizza la specie umana (come per quasi tutti gli i viventi della natura): il loro andare. Come uno spermatozoo esce dal pene e si dirige verso l'ovulo; così l'uomo esce dalla vagina e si dirige verso la morte del corpo fisico.
Solo chi affronta e tenta di risolvere le contraddizioni che incontra sul suo cammino sta correndo verso l'appuntamento che garantisce il futuro della specie umana.
Non si possono organizzare gli uomini per affrontare le contraddizioni dell'esistenza perché ogni singolo individuo vive le proprie contraddizioni anche se, a volte, alcune contraddizioni coinvolgono masse di individui.
Solo la possibilità di correre senza essere costretto a mettere una maschera permette alla donna e all'uomo di raggiungere l'eternità dei mutamenti.
Correre senza dover nascondere il correre con la fuga, con l'immobilità o col trotto.
Organizzare gli uomini in funzione di obbiettivi comuni è possibile, ma spesso gli obbiettivi comuni implicano l'imposizione di morali che regolano i comportamenti affinché quegli obbiettivi comuni vengano raggiunti. Queste imposizioni morali finiscono sempre per sottomettere gli uomini e stimolare la loro avversione perché si trasformano in contraddizioni che gli uomini che corrono devono risolvere e superare.
In fondo, il minimo comune denominatore fra gli uomini che corrono è stato già costruito ed è quello che a noi si presentò col nome di Eros, l'intento, che germino prima che il tempo si mettesse in moto e prima che la materia riconoscesse lo spazio.
Ogni uomo è invitato a continuare quel correre.
In fondo, non c'è nulla di nuovo sotto questo antico sole.
Molti Esseri Umani vivono le stesse tensioni; il genere umano vive queste contraddizioni da milioni di anni.
Ogni seme è il benvenuto.
Grazie ad ogni terra feconda, il futuro è meno nero.
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